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Full text of "Scritti editi ed inediti"

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http://www.archive.org/details/scrittieditiedin78mazz 


SCRITTI 

EDITI    ED    INEDITI 

DI 

GIUSEPPE  MAZZINI. 

VOLUME  LXXVIII. 

(EPISTOLARIO  -  VOL.  XLVII). 


IMOLA, 

COOPERATIVA   TIPOGRAFICO-EDITRICE 
PAOLO  GALEATI. 

1938. 


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EDIZIONE  NAZIONALE 

DEGLI  SCRITTI 


DI 


GIUSEPPE   MAZZINI. 


SCRITTI 

EDITI    KD     INKDITI 

DI 

GIUSEPPE  MAZZINI. 

VOLUME  LXXVIII. 

(BPISTOLAKIO  -  VOL.  XLVIl). 


IMOLA, 

COOPERATIVA  TIPOGRAFICO-EDITRICE 
PAOLO  GALE  ATI. 

1938. 


EPISTOLARIO 


GIUSEPPE  MAZZINI, 


VOLUME  XLVII. 


IMOLA, 

COOPERATIVA   TIPOGRAFICO-EDITRICE 
PAOLO  GALEATI. 

1938. 


PROPRIETÀ    LETTERARIA. 


VITTORIO  EMANUELE   III 

PEB    GRAZIA    DI    DIO    E    PER     VOLONTÀ    DELLA     NAZIONE 
RE    D'  ITALIA. 


Ricorrendo  il  22  giugno  1905  il  1"  centenario  della 
nascita  di  Giuseppe  Mazzini  ; 

Considerando  che  con  memorabile  esempio  di  concor- 
dia. Governo  ed  ordini  rappresentativi  han  decretato  a 
(Jiuseppe  Mazzini  nu  monumento  in  Roma,  come  solenne 
attestazione  di  riverenza  e  gTatitudiue  dell"  Italia  risorta, 
verso   r  apostolo    dell'  unità  ; 

Considerando  clie  non  meno  durevole  né  meno  dove- 
roso omaggi-o  alla  memoria  di  lui  sia  il  raccoglierne  in 
un"  edizione    nazionale   tutti   gli   scritti  : 

Sulla  proposta  del  nostro  Ministro.  Segretario  di  Stalo 
lier    l'Istruzione  Pubblica; 

Abbiamo   decretato  e  decretiamo  ; 

Art.   1. 
Sarà   fatta    a    cura    e    spese   dello    Stato    una    edizione 
completa  delle  opere  di  Giuseppe  Mazzini. 

Art.  2. 
A  cominciare  dall'  anno  finanziario  IKO-t-OO."»  e  pel  com- 
pimento della  edizione  predetta  sarà  vincolata  per  le  speso 
occorrenti  la  somma  di  lire  settemila  cinquecento,  sul  ca- 
pitolo del  bilancio  del  Ministero  della  Pubblica  Istruzione 
per  incoraggiamento  a  pubblicazione  di  opere  scientifiche 
e  letterarie,  da  erogarsi  con  le  forme  prescritte  dal  vi- 
gente  regolamento   di   contabilità   generale  dello   Stato. 


RE(iIO  DECKETTO 


Art.    3. 


Una  Commissione  nominata  per  decreto  Reale  a .  rà  l;i 
direzione  dell'edizione  predetta. 

Ordiniamo  che  il  presente  decreto,  munito  del  sigillo 
dello  Stato,  sia  inserto  nella  Raccolta  utliciale  delle  leg:;i 
e  dei  decreti  del  Regno  d'Italia,  mandando  a  cbiunqi.e 
spetti  di  osservarlo  e  di  farlo  osservare. 

Datu  a  Koiua.  ad<iì  Vò  marzo  1904. 


VITTORIO  EMANUELE. 


Vi((to  :    il   Gnarda'^\:rilli  :    Ronchetti. 


Orlando 


EPISTOLARIO. 


MazbinI,  SeriUi,  ecc.,  voi.  LXX71II  (Epistolario,  voi.  XLYII).     1 


vM^rrrLXxxviT. 

A    Filippo    P.kttixi,    a    (Jenova. 

[Londra].    11     felìhraio    l,S(i4. 

Amico, 

Ho  ricevuto  le  lire  sterline  22. 

Ti   ringrazio. 

Pianimi  il  piacere  di  paj^are  al  Dovere  un  abbo- 
namento annuo  per  Linda   Mazini,  Londra. 

Sto  cosi  cosi.  Sono  estremamente  debole.  È  tiìtto 
quello  che  posso  dirti  di  me.  L'animo  mio  è  tutto 
concentrato  nel   Veneto,  per  noi   e  per  la  Polonia. 

Se  gli  Italiani  non  l'anno  il  loro  dovere  —  se 
non  sentono  la  vergogna  d'essere  22  milioni  e  te- 
ucre lo  straniero  in  casa  —  in  verità  m'importa 
j)oco  di  vivere. 

Addio:  aspetto  che  sia  data  la  sentenza  (\)  per 
l'ingraziare  Carcassi. 

Ama  sempre  il 

tuo  amico 

GlT'SRI'I'K. 

VMMCCLXXXVII.  —  Inedita.  L'autografo  si  consorva 
nell'Istituto  Mazziniano   di   (Jenova. 

(')  La  sentenza  per  il  ricorso  intentato  contro  il  Mazzini 
dall'usciere  An.saldi.   Ved.  la  nota   alla  lett.   vMMCXLV. 


4  EPISTOLARIO.  11S041 

VMMCCLXXXVIII. 

A  Giuseppe  Guerzoxi,  a  ('aprtra. 

[Lumlra],    11    lebbraù»    [18G4.1. 

Fratello, 

Ho  le  vostre  2  e  4  —  caiissime.  Mi  manca  il 
tempo  e  sono  d'una  debolezza  favolosa.  Temo  sem- 
ine di  non  poter  rnj^si'ii^fiPi'C  l'api'ile. 

Quando  mi  posi  d'accordo  col  Comitato  Centrale, 
dichiarai  lealmente  che  quanto  a  Cassa,  io  istruivo 
tutti  i  nuclei  che  lavorano  con  me  perché  versassei-o 
nella  sua  Cassa  quando  raccoglievano  su  Bollettari. 
Veneti  o  in  ogni  altra  Sottoscrizione  qualunque  j-^  ma 
ch'io  mi  serbava  il  prodotto  della  sottoscrizione  colla 
quale  trovar  500  individui  che  versino  100  franchi. 
La  ragione  è  ch'io  so  per  prova  che,  spronati  a 
spendere  in  preparativi  quello  che  via  via  si  rac- 
coglie, ci  troveremmo  al  momento  decisivo  senza  un 
soldo.  Cerco  adunque  raccogliere  da  500  individui 
una  riserva.  Lo  dissi  :  dissi  che  darei  conto  di  quella 
riserva  al  Comitato  Centrale  e  che  naturalmente  si 
spenderebbe  di  concerto.  Se  avessero  tutto,  dovreb- 
bero ragionevolmente  prelevare  un  tanto  per  cento 
e  serbarlo.  Lo  serbo  io.  Ecco  tutto. 

Del  resto,  sapete  che  co.sa  ha  reso  finora  la 
sottoscrizione  dei  500?  2000  franchi;  e  mercè  una 
quarantina  di  lettere  mie,  metà  delle  quali  infruttuose. 

Nicot[era]  aveva  2000  franchi  raccolti  su  Bollel- 

VMMCCLXXXVIII.  —  Inedita.  L"  autografo  si  conserva 
nel  Museo  del  Risorgimento  di  Roma.  A  tergo  di  esso,  di  pugno 
del    Mazzini,    sta    ^'indirizzo  :    «  Guerzoni.  » 


flS64j  RPISTOI.AKIO.  H 

tai'i;  e  .stava  per  versarli  ad  ordine  mio.  Io  diedi 
subito  un  biglietto  per  lui  al  Comitato  Centrale, 
dicendogli  di  versarli  nella  sua  Cassa.  Lo  stesso  feci 
con  altri  per  più  piccole  somme.  E  notate  che  il  mio 
lavoro  estero  costa  spese:  notate  ch'io  mandai  l'anno 
scorso  un  viaggiatore  in  Serbia  e  dovrò  mandarne 
un  altro  tra  un  mese.  Sapete  se  viaggi  siffatti  co- 
stino. Or  voi  non  mi  vorrete  inattivo,  perché  esi- 
ste il  Comitato  Centrale. 

Ho  parlato  di  (piesto,  perché  mi  pesa  l'accusn. 
Io  diedi  recentemente,  per  conto  altrui,  500  franchi 
a  Bez[zi].  Non  so  se  il  Comitato  Centrale  ne  abbia 
dati  100.  Ma  se  l'ha  fatto,  è  naturale;  non  è  a 
me  che  diedero,  ma  al  Trent[ino]  e  al  Friuli.  11 
Comitato  è  costituito  appunto  per  questo. 

Non  v'allarmate  per  lavoro  militare.  Da  un  indi- 
rizzo che  ignoro,  s])arso  tra  alcuni  militari  da  un 
nucleo  F'iorentino  infuori,  non  v'è  lavoro  tentato  se 
non  quello  di  diffondere  tra  essi  l'idea  di  ^"enezia. 
Son  d'opinione  che  quel  lavoro  avrel)be  dovuto  farsi 
assai  prima. 

Venendo  a  noi,  la  (questione  principale  sta  in 
armi,  in  danaro,  quindi.  Ignoro  che  cosa  faccia  il 
Comitato  Centrale  per  raccoglierne.  So  che  io  ne 
manco  assolutamente.  Non  vi  dimenticate  che  io 
solo  ho  speso  in  tutto  ciò  che  si  fece  l'anno  scorso. 
Spesi  da  un  70,000  franchi  eh'  io  aveva  raccolti. 
I*armi  che  bisognerebbe  che  il  Comitato  si  recasse 
collettivamente  da  uomini  come  Antona,  Arnaboldi, 
e  altri  ricchi,  dei  quali  dovrebbe  farsi  una  lista  con 
una  linea  di  Gar[ibaldi]  chiedente.  La  lettera  d'un 
individuo,  Cair[oli]  o  altri,  non  può  dare  lo  stesso 
effetto  d'una  deputazione  alla  (piale  bisogna  rispon- 
dere verbalmente. 


<i  EPISTOLARIO.  I1SC4] 

Tina  somma  per  armi  —  un'altia  per  riserva,  e 
a  questo  io  cooiìero  —  ecco  lutto:  il  resto  è  un 
affare  di  proi)agau(la  <-oi  \eneti  e  Trentini  perché 
iniziiuo;  e  tutti  vi   ci  adopriamo. 

►Secondo  me  —  e  ve  lo  scrissi  <;ià  —  (i [aribaldi] 
dovrebbe  lecarsi,  come  privato,  da  un  amico,  Teter 
Stuart  in  Liverpool,  o  Cowen  a  Newcastle,  o  Tennent 
a  (Jlasyow.  ('i  J]  giorno  dopo  avrebbe  requisizioni, 
come  (|ui  le  chiamano,' formate  dai  mij>liori  cittadini 
e  dopo  una  città  avrebbe  l'altra;  e  dopo  un  giio 
(Tun  (piindioi  giorni  in  provincia,  verrebbe  a  Londra 
dove  gli  offrirebbero  la  cittadinanza.  Queste  cose 
le  accerto.  Non  vorrei  per  tutto  V  oro  del  mondo 
avventurarlo. 

In  Londra,  William  Ashurst,  Sollecitatore  di 
Sua  ^Liestà  alle  Poste,  lo  prega,  per  mezzo  mio,  di 
venire  ad  abitare  in  sua  casa.  È  ottimo  e  amis- 
simo.  (r [aribaldi]   lo  conosce. 

Bisognerebbe  ch'ei  venisse  non  ])iu  tardi  dei  pri- 
mi di  marzo.  Tornando  sul  Continente,  ci  vedremmo 
e  ci  intenderemmo. 

Vi  confesso  che  senza  piantarsi  a  rappresentante 
o  Direttore  —  ciò  che  sarebbe  forse  prematuro,  co- 
m'ei  dice  —  del  moto,  un  Indirizzo  di  G [aribaldi] 
nel  quale  ei  dicesse  in  sostanza  :  «  È  venuto  il  tem])o 
per  la  Bandiera  delle  Nazionalità  di  levarsi.  È  delitto 


(')  Come  .si  vedrà  in  seguito,  quando  Garilìaldi  intrapre.se 
il  suo  viaggio  in  Inghilterra,  non  visitò  nessuna  delle  città 
inglesi  ((ui  indicate.  Si  sa  tvit'avia  che  ancor  prima  di  lasciar 
Caprera,  Garibaldi  aveva  scritto  (14  marzo  1S()4)  a  .Joseph 
Cowen  :  «  Se  vado  in  Inghilterra,  e  se  ho  tempo,  sarà  un 
piacere  per  me  andare  a  Newcastle  e  accettare  il  vostro  ama- 
bile invito.  »   Unità  Italiana  di  Milano,  del  29  marzo  1864. 


[1864]  EPISTOLABIO.  7 

il  lasciar  soccombere  i  pojmli  ad  uno  ad  uno.  È  delitto 
il  lasciar  soccombere  la  Tolouia.  Faccia  ciascuno  il 
debito  suo.  E  duci  di  questa  crociata  siano  la  Po- 
lonia, rUnwheri'a,  l'Italia,  »  mi  parrebbe  somma- 
mente utile. 

Comunicategli,  vi  prego,  le  mie  idee. 

A'oi  intendete  che  il  mio  segreto  non  può  ser- 
barsi se  non  quanto  alle  opera.:ioiiì.  Quanto  al  nostro 
cercare  l'insurrezione  delle  Nazionalità,  ci  conviene 
giocare  a  carte  scoperte.  Bisogna  creare  1"  o])inione 
che  sarà  il  più  potente  nostro  aiuto.  Se  oggi  tinanche 
il  Governo  si  preocu])a  di  ^'enezia,  è  dovuto  appunto 
al  nostro  aver  creato  una  opinione  in  Italia. 

Altra  cosa.  Se  G [aribaldi]  viene  e  se  mai  vien 
per  terra,  passi  ignoto  :  dove  no,  dovrà  trattenersi 
sulla  via  per  inviti  e  ovazioni.  (M  Credo  che  sia 
meglio  averlo  al  ritorno,  quando  appunto  s'avvici- 
nerebbe l'ora. 

Ditegli  che,  venendo,  egli  è  certo  di  sciogliere  — 
e  senza  tormentarsene  —  la  grande  (juestione.  Avrà 
danaro. 

Addio  :  vogliatemi  bene. 

\'ostro  fratello  e  amico 
Gir  SEPPE. 


(')  Il  21  marzo  18(54,  con  soi'pre.su  di  tutta  la  .stampa  perio- 
dica italiana  e  dello  stee<iso  Governo,  Garibaldi  si  era  iml)arca*^o 
sul  piroscafo  inglese  La  Vuììettu  che  si  era  accostato  a  Caprera. 
Lo  seguivano  i  due  figli  Menotti  e  Ricciotti.  G.  Guerzoni.  il 
dott.  Basile,  il  maggiore  inglese  Chambtrs  e  pochi  altri.  Ved. 
Yl'nità  Italiana  di  Milano,  del  23  marzo  1804.  Giunto  a  Malta 
il  23,  riparti  subito  per  Southampton  sul  vapore  inglese 
Ripon. 


8  EPISTOLARIO.  [18G4] 

VMMCCLXXXIX. 

A    Filippo    IJkttini,    a    (innova. 

[Londra],    13    febbraio    [1SG4]. 

Caro  Bettiui, 

Spero  che  potrai  aggiustare  la  faccenda  della 
cambiale.  Perché  invece  d' un  banchiere,  prendere 
un  privato? 

A   ogni   modo,   quanto  ti    verrà   l'altro   trimeste 

versa,  ti  prego,  il  prezzo  di  un  anno  per  Londra  al 

Dovere  per  Carolina  Stansfeld. 

E  ama  sempre  il 

tuo 

Giuseppe. 

VMMCCXC. 

A  Marie  D'Agoult,   à   Paris. 

[Loudre.s],    13    février    [18G4]. 

Madame, 

Je  viens  de  lire  votre  beau  travail  sur  Dante  et 
(loethe.  (/)  Et  veuillez  le  croire,  ce  n'est  que  mon 
admiration  })our  les  bonnes  et  nobles  choses  que 
vous  y  dites  qui  me  donne  le  courage  de  vous  adresser 
un  court  écrit  sur  Dante  que  j'ni  public  il  y  a  (piel- 

VMMCCLXXXIX.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel- 
l'Istituto  mazziniano   di   Genova. 

VMMCCXC.  Pul.lil.  in  G.  Mazzixi,  Leffren  à  Duniel 
Stern  (1864-1S70)  ;  Paris,  Germer  Baillière.  1872,  pp.  1-2. 
L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del  Risorgimento  di  Roma 
(fondo    E.    Nathan).   Non   ha   indirizzo. 

(^)  L'art,  intitolato:  Le  cap  Plouka,  Dialogues  sur  Dante 
et  Goethe,  che  ]Mad.  D'Agoult  aveva  pubbl.  nella  Reviie  G^rma- 
niqtie  del   1°   febbraio  1864. 


[18G4J  EPISTOLARIO.  y 

ques  années  et  qui  résumé  le  peu  que  je  saìs  sur  lui.  (M 
\'()ti-e  tra  va  il  est  trop  serieux,  trop  eonscienceux 
pour  que  vous  u'accordiez  pas  une  demi  heure  aux 
vues  d'un  italien  qui  a  étudié  Dante  avec  amour 
et  vénération  et  qui  a  voué  sa  vie  à  cette  Natio- 
nal ite  qu'il  révait,  il  y  a  cinq  siècles,  lui  le  premier. 

Je  vous  envoie  l'écrit  détaché,  parce  que  le  volume 
d'éerits  auquel  il  appartient  porte  mon  noni,  ce  qui 
suftìrait  pour  lui  interdire  la  France. 

Croyez,  biadarne,  à  la  profonde  estime  de 

votre  dévoué 
Joseph  Mazzini. 
2.  Onslow   Terrace. 

Fulliam   Koad.    S.   ^^'.   London. 

vAnircxci. 

To    William    Malleson,    London. 

[London],   February   15th,    lb(J4. 
Dear  JMr.  ^Malleson, 

I  bel  leve  tliat,  in  these  times  of  ours,  there  are 
Hiree  things  against  wliich  a  man  ouglit  to  protest 

Caro   Signor   Malleson, 

Credo  che,  nei  nostri  tempi,  vi  siano  tre  cose  con- 
tro   le    quali    un    uomo    dovrebbe    protestare    prima    di    mo- 

(')  L'art,  intitolato.  Opere  minori  di  Dante,  primamente 
pubbl.  nella  Foreign  Quarterly  Review  dell'aprile  1844,  poi  ac- 
colto nel  voi.   IV,  pp.  172-219.  dell'ediz.  daelliana. 

VMMOCXCI.  — •  Inedita.  L'  autografo  .si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma.  È  in  una  busta  che.  di 
pugno  del  Mazzini,  ha  l'indirizzo  :  «  W.  Malleson,  Esq.  »  Il 
Malleson  aveva  fatto  parte  dei  Garibaldi  Italian  Uniti/  Covimittee. 


1«  EPISTOLARIO.  ri8G4] 

helore  dying,  if  he  waiits  to  die  in  peuce  with  his 
owii  conscience:  slaveiy — caiìital  pniiislnneiit — aiid 
the  actiial  eitlier  nairow  or  liyjxxiitioal  coiiditioii  of 
Ihe  ieli«;i()iis  (juestioii.  Y'our  *  Emancipation  '  Society 
otl'ers  me  an  ()i)poituiiily  of  iultilliii'i  tlie  tirsi  duty, 
and  1  seize  il   with  pleasure. 

Will  you  record  iiiy  nanie  anioiigst  your  members 
and  accept  one  pound  as  my  modest  contribiition 
towards  your  activily  in  tlie  good  canse?  1  Avouhl 
give  more  if  1  had  not  to  help  my  Venetian  coiin- 
tiymen  to  piit  down  white-slavery  at  home. 

I  give  my  name  to  your  Society  without  the  least 
reserve,  because  you  bave,  very  wisely,  al)stained 
from  identifying — wicli  would  be  an  error,  according 
to  me — the  cause  of  tlie  Tnion  with  the  canse  of 
Emancipation.  The  American  Continent  is  wide 
enough  for  tAvo  or  three  eventual  sisterly  confe(U^ 


rire,  se  desidera  di  morire  in  pace  con  la  sua  coscienza  : 
scliiavitil  —  pena  capitale  —  e  lo  stato  attuale  piccino 
o  ipocrita  del  problema  religioso.  La  vostra  Società  «  Eman- 
cipatrice »  mi  dà  modo  di  adempire  al  primo  dovere,  ed 
io  colgo  l'occasione  con  piacere. 

Volete  annoverare  il  mio  nome  fra  i  vostri  aderenti 
ed  accettare  una  sterlina  come  modesto  contributo  alla 
vostra  attività  per  la  buona  causa  V  Darei  di  pili  se  non 
dovessi  aiutare  i  miei  compatrioti  veneti  ad  abbattere  la 
schiavitù  bianca  in  casa  loro. 

Do  il  mio  nome  alla  vostra  società  senza  nessuna  ri- 
serva, poiché  voi,  molto  saggiamente,  vi  siete  astenuto 
di  identificare  la  causa  dell'Unità  con  quella  dell'Eman- 
cipazione, il  che  sarebbe  stato  un  errore,  secondo  me.  Il 
Continente  americano  è  abbastanza  vasto  per  contenere 
eventualmente    due   o   tre  confederazioni   alleate:    un    suolo 


[1864]  Ea>ISTOLAKIO.  11 

rations:    a   soi]   on   wliicli   a   repubblica ii    fla_n   wavcs 
cannot   bave  oiie    single    iiich   siiUied    by  tliat   iiotia- 
tioii  ol'  (rod'.s  and  maiikiiKrs  uiiity  wliich  is  calb^l 
Slaveiy. 
Ever 

faitbfiilly  youi-s 
Jos.  Maìzzixi. 


sul  (luale  sventola  la  baiidii'ra   reinibblic-aiia  non  può  essere 
luaechiato   da  quella  uesazioue   dell'unità    divina    ed   umana 
che   si   chiama    schiavitù. 
Sempre 

devotamente   vostro 
Gius.  Mazzini. 


VMMCCXCII. 

A    Ergisto    Bezzi,    a    Milano. 

[Lonih-a],    1(>    [tVhhraio    1S(;4|. 

Fratello, 

Ho  la  vostra  del  12. 

(zìi  amici  deiriiitenu)  faianno  quel  cbe  ])<)tiaiiii(). 
piircbé  facciano.  La  sorpfa^a  d'un  Forte  del  resto 
non  esige  più  coraggio  die  una  banda.  E  (piando  io 
parlava  del  prendere  armi  al  nemico,  i)arlava  non  di 
grandi  insurrezioni  ma  di  studiar  modo,  onde  ogni 
banda  esca  dalla  sorpresa  d'un  ])iccolo  distaccamento, 
d'un  posto  di  doganieri  e  via  cosi  ;  e  alludeva  spe- 

VMMCCXCII.  —  Puhbl  in  G.  Locateli.i-Milpst,  op.  cit.. 
pp.  221-222. 


12  EPISTOLABIO.  11ÌS04J 

cialmeute  al  Ven[et()].  1><'I  resto,  lipclo,  coiisii^ruirc 
non  è  esijjere  e  faranno  (jucl   die  j)otranno. 

11  viaggio  di  (T[aril)al(li]  in  ln<;lii|  Iterra]  tronche- 
rebbe la  questione  del  danaio;  peiclié  rjiccogliendoN  i, 
come  è  certo,  danaro  i)er  la  mobilizzazione,  vi  lasce- 
rebbe si^endere  nei  i)rei)arativi  tino  all'ultimo  soldo. 
Bisogna  insistervi.  La  second;i  metà  di  marzo  sareitbe 
o])))ortuna.  Ei  tornei-ebbe  in  giiì  por  1"  azione  con 
una  aureola  europea. 

K  probabile  j)ossa  aversi  la  Carta  russa  clTè  nel- 
le mani  d'amici  miei,  com'è  amico  mio  il  l'olacco  che 
andò  con  mio  biglietto  a  Caiuera  :  (M  ma  scontarla  è 
diffìcile.  Abbiamo  tentato  (pii  inutilmente.  Sarebl)e 
])iù  facile  ravvi\andosi  l'insnriezione  ;  ma  per  (juesto 
è  necessaria  la  nostra. 

^'edremo. 

Nicot[era]  diede  al  Comitato  Centrale  i  duemila 
franchi  che  avea,  che  stava  per  versare  in  Milano, 
e  ch'io  gli  dissi  con  un  biglietto  di  versare  al  Comi- 
tato Centrale?  Chiedetene. 

Xon  divido  l'opinione  vostra  e  di  C[airoli]  sulle 
manifestazioni.  Fatte,  nel  modo  da  me  suggerito,  in 
tutte  le  città  ad  un  tempo,  (-)  poco  prima  delle  mosse, 
avrebbero   il   doi)|»io   vantaggio  d'incoraggiare  i   Ve- 


C)  Si  trattava  d'una  somma  di  (luattru  milioni  di  rubli 
in  cartelle  del  credito  fondiario  polacco,  dei  'l'iali  gl'insorti 
polacchi  erano  riusciti  a  impradronirsi.  trafugandoli  da  Varsa- 
via L.  Bulewski,  che  recava  a  Torino  il  ricco  deposito,  sperava 
di  potir'o  realizzare,  sia  pure  in  parte,  destinandolo  a  bene- 
fìcio dell'insurrezione  polacca  in  Gallizia.  ma  che  poi  ìu  costretto 
di  consegnare  alla  legazione  russa  in  Torino.  Ved.  PoIH'k-u  se- 
creta  italiana,   cit.,  p.  98  e  segg.,  e  p.  133. 

(')  Il  modo  lo  aveva  suggerito  ad  A.  Giannclli.  A'ed.  la 
lett.  VMMCCLXXXII. 


[1864]  EI'ISTOLAKIO.  13 

lieti   e   (li   far   coiiosceie   al   (ìoveriio   la   volontà  del 
paese.  Ma  ne  parleremo. 
Addio  i)er  ora. 

A'ostro  tutto 

GUSBITE. 

Scriveiò  a  C[aii-oli]. 

Cadol[ini]   è  il   dubbio  in  persona. 


VMMCCXCIII. 

A  Demetrh)    Diamilla   Muller.   a   Turino. 

[Londra],    10   febbraio    [1SG41. 
Caro  ^lullei-, 

Ho  la  vostra  del  Ì-. 

Xo  ;  non  autorizzo  la  ])ubblicazi()ne.  ('i  Non  già 
ch'io  rifugga  da  che  si  sappia  che  cosa  io  scrivo,  ma 
perché  non  ha  scojio.  11  mio  scopo  non  ò  di  far  vedere 
ciò  che  io  voglio  o  ciò  di  t-he  mi  credo  in  dovere 
p»er  l'unità   del   paese.   Il   mio  scopo  è   Venezia.   A 

VMMCCXCIII.  —  Pubbl.  in  Politica  segreta  italiana,  ecc., 
cit,  pp.  47-48. 

(^)  Ei'a  venuta  a  D.  Diamilla  Mul,ler  l'idea  di  dare  alla 
luce  le  tre  precedenti  lett.  che  il  Mazzini  gli  aveva  indirizzate, 
corredandole  «  da  alcune  considerazioni,  colle  quali  si  cercava  di 
mettere  in  sodo  la  buona  fede  con  cui  il  Partito  d'Azione  e  il 
suo  capo  erano  proceduti  nei  tentativi  d'accordo  colla  ilonarchia 
e  nell'offerta  di  concorrere  con  tutti  i  loro  mezzi  possibili  all'im- 
presa nazionale.  »  E  vi  era  spronato  dal  fatto  che  >(  mentre  un 
confidente  del  re  »  diceva  a  lui  «  indugiasse  un  poco  a  fare 
decisiva  risposta,  il  re  stesso  averlo  pregato  di  tenere  a  bada 
il  Mazzini  per  una  quindicina  di  giorni,  assicurandolo  che.  spi- 
rato quel  termine,  avrebbe  ricevuto  una  risposta  categorica  e 
probabilmente  consentanea  alle  sue  brame  ;  un  altro   [l'avv.  Fa- 


14  RPIKTOI.AKIO.  [1864] 

(jiicsto  sc()|K)  li)  ])nl)l>]ic;i/.i()n('  non  jii<t\;i.  ('Ih*  cosn 
volete  cli'io  s])('ii  (I;i  un  re  clii'  li;i  liiso^no  jx'i-  .in- 
(hire  a  \'enozia  di  jneiiaiati.'  1"  opinione  sul  ••onto 
mio.  come  se  io  volessi  esser  minisi ro.  o  eome  se 
andare  a  W'uezia  t'osse  una  (inasi  (•oli»a? 

Dietro  suiL;^erinienti  vostri  e  senza  a\er  io  cercato 
contatto  col  re  o  con  altri,  ho  detto  i)er  mezzo  vostro 
la  verità  :  che  bisognava  emancipare  Venezia  e  in 
])rimavera  —  che  bisognava  provocare  un  moto  nel 
Veneto  —  che  ce  ne  occupavamo  —  che  volevamo 
vincer  l'Austria,  e  che  quindi  erano  necessarie  tutte 
le  forze  della  N'azione  —  ehe  noi  non  avevamo  in 
animo  quindi  di  suscitare  (luestioni  politiche  nel 
A^neto,  ma  che  accetteremo  la  volontà  del  Veneto 
—  che  questa  volontà  sarebbe  senza  alcun  dubbio  il 
vecchio  programma  —  che  non  avendo  quindi  nulla 
da  temere,  il  re  dovrebbe  i)reparare  sé  e  IVsercito 
all'impresa  —  che  non  v'era  per  questo  bisogno  di 
patti,  i  quali  d'altra  parte  mi  repugnavano,  perché 
io  voleva  mantenermi  indipendente  per  l'avvenire  — 
che  il  re  non  doveva  se  non  far  dire  ai  A^eneti  che  se- 
guissero l'impulso  dato  da  noi,  aiutarli  d'armi  e  pre- 
])ararsi  a  seguire  —  che  ben  inteso  la  guerra  doveva 
essere  italiana,  senza  Francesi,  senza  alleanza,  senza 
Italiani  al  Reno  —  che  se,  invece  <li  far  questo,  ci  s'im- 
l)ediva,noi  ci  rivolgeremmo  alla  (piestione  governativa. 

sture,  sul  quale  ved.  la  nota  alla  lett.  VMDCCCCLXXI I]  affer- 
mava che  il  re  titìihata  di  mettersi  d'accordo  col  Mazzini,  poiché 
avendolo  egli  veduto  a  Napoli,  e  avendone  iu  quel  collofiuio 
ricevuto  alcune  promesse,  queste  non  erano  poi  state  mantenute 
dal  Mazzini.  »  Politica  segreta  itaUana,  p.  43.  È  ovvio  avvertii-e 
che  l'avv.  Pastore  affermava  cosa  non  vera,  essendo  noto  che 
quando  A^'ittorio  Emanuele  II  giunse  a  Napoli,  il  Mazzini  ne 
era  già  partito. 


[38041  KPISTOLARIO.  15 

Fu  questa  la  sostanza  delle  mie  lettere.  Non 
voiiei,  caro  M[uller],  che  per  trofypo  zelo  oltrepassa- 
ste quei  limiti.  L'accordo,  per  esempio,  sull'indugio 
da  fissarsi  da  altri  non  è  ammessibile.  Quando  po- 
tremo, faremo. 

Il  re  non  mi  vide  mai  in  Napoli  né  altrove.  Né 
gli  promisi  mai  quindi  cosa  alcuna.  Non  intendo  la 
ragione  di  una  tale  asserzione. 

La  lettera  concernente  Greco  depositata  in  sue 
mani  non  significa  per  me.  Supposto  che  io  avessi 
bisogno  di  citarla,  volete  ch'io  dica  «  andate  a  chie- 
derla al  re'?  » 

Addio,  caro  ^luller. 

Vostro 

GiTTSEiPPE. 


VMMCTXriV. 

A    Filippo    Bettini,    a    Genovn. 

[L.mdral,    W,    febbraio    flStMl. 

Caro    Retti  ni. 

Col  trimeste  che  ti  viene  in  febbraio  o  marzo, 
versa,  ti  prego,  al  Dovere  un  abbonamento  annuo 
per  Wolff',  Londra.  Hanno  già  il  nome  e  l'indirizzo. 

Hai    potuto    rimediare   allo   sconcerto? 

Ama  il 

tuo 

Gl.USEPPR. 


VMMCOXOIV.    —    Inedita.    L'autografo    si    conserva    nel- 
ristituto  Mazziniano  di  Genova. 


16  Ba>I8TOLARIO.  [1864] 

VMMCCXCV. 

A   Demetrio    Diamili.a   Miller,   a   Torino. 

[Londra].    17   febbraio    [1804]. 

Amico, 

Vi  verrà  da  Milano  la  mia  risposta  alla  vostra 
del  12:  negativa.  Ricevo  ora  la  copia;  e  ve  la  con- 
IVrmo.  Qnelle  lettere  potranno  nn  giorno  pubblicarsi  : 
serbatele,  ma  non  le  pubblicate  ora.  Mi  spiacerebbe 
l)or  più  cagioni.  E  mi  è  anche  sijiaciuto,  non  ve  lo 
nego,  che  abbiate  comunicato  a  Crispi  questo  con- 
tatto. Era  un  segreto  fra  noi,  ed  era  meglio  ser- 
barlo.  (^)  Nondimeno  non  v'è  gran  male. 

Quanto  al  re  non  ho  più  speranza.  Il  consiglio 
slesso,  indizio  di  buon  fondo  individuale,  è  prova 
(run'incertezza,  d'una  debolezza  fatale.  Preparare 
l'opinione?  A  che?  Per  agire  sul  solo  Ministero? 
J^isogna  mutarlo.  Per  creare  l'opinione  in  Italia  a 
favore  della  guerra?  È  creata.  Se  il  re  potesse  uscire 
dal  cerchio  ufficiale  in  cui  vive  e  scendere  a  interro- 
gare il  vero  paese,  lo  vedrebbe.  Se  il  re  sciogliesse  do- 
mani la  Camera  e  procedesse  a  elezioni  generali  con 
Hit  decreto  che  nel  preamìtolo  accennasse  a  nuovi  ur- 
genti doveri  nazionali  da  compiersi,e  quindi  alla  neces- 
sitàdifortificare  il  Governo  interrogando  il  votodel pae- 
se, il  paese  manderebbe  tutta  una  Camera  bellicosa. 

vMMCCXCV.  —  Piibbl.  in  Politica  sef/reta  italiana,  ecc., 
pit.,  pp.  48-50. 

(')  Fu  (luesto  quasi  lo  spunto  della  polemica  che  il  Maz- 
zini ebbe  alla  fine  di  quell'anno  con  Fr.  Crispi,  il  quale  nella 
sua  risposta  alla  nota  lett.  del  Mazzini,  scrisse  che  la  monarchia 
li  univa  e  che  la  repubblica  li  avrebbe  divisi. 


[1864]  EPISTOLARIO.  17 

Ho  sottosegnate  queste  linee  perché  contengono 
m  ultimo  mio  consiglio  ;  e  dovreste  comunicarlo  ; 
ma  non  ho  ombra  di  speranza.  Temo  che  il  re  noji 
senta  il  dovere  d'uomo  nato  italiano;  ma  di  certo  ci 
non  sente  la  forza  d'Italia.  Impresa  in  accordo  con  noi, 
coU'elemento  popolare  dei  paesi  soggetti  all'Austria, 
la  campagna  contro  l'Austria  finisce  in  due  mesi. 

Mutamento  di  Ministero  :  Kicasoli,  Crisi)i  o  altri, 
])oco  importa,  purché  scelto  chi  voglia  la  guerra. 

Scioglimento  della  Camera,  ed  elezione  generale 
col  preambolo  di  decreto  accennato; 

^'oce  data  al  ^^eneto  che  segua  V  impulso  del 
Partito  d'Azione;  qualche  aiuto  in  armi  o  danaro; 

Voce  data  ai  Polacchi  perché  movano  in  Gallizia, 
agli  Ungaresi  perché  movano  in  Ungheria,  ai  Serbi 
perché  operino  il  loro  moto  nazionale  simultanea- 
mente ; 

Voce  data  all'Inghilterra  per  accertarla  che  qua- 
lunque cosa  faccia  l'Italia,  sarà  puramente  italiana 
e  straniera  ai  disegni  di  Luigi  Napoleone  ; 

Chiave  della  guerra  il  Tirolo  :  insurrezione  nel 
Friuli  e  nel  Cadore,  aiutata  per  la  via  dell'Adriatico, 
marcia  su  Venezia,  senza  curare  il  Quadrilatero, 
guardato  unicamente  da  un  corpo  d'osservazione; 

E  la  guerra,  lo  ripeto,  è  finita  collo  sfasciamento 
dell'Austria  in  due  mesi. 

Questo  disegno  non  sarà  eseguito  :  l'uomo  non  è 
da  tanto.  È  meglio  dunque  por  fine  a  questo  ten- 
tativo di  bene  da  me  fatto,  mentre  la  stampa  go 
vernativa  mi  colma  ogni  giorno  d' iiisulti.  Faccia 
ognuno  quello  che  può.  E  Dio  provveda.  Addio:  non 
dimenticate  la  vostra  promessa. 

Vostro  sempre 

GrIUSEPPE. 
Mazzini,  ,S«rt((i,  ecc.,  rol.  LXXyiII  (Epiatolario,  rol.  XLVIl).     2 


18  Kn>isTOr,AHio.  [1804] 

A   Demetrio    Diamim.a    Mti.r.Ei:.   n    Torino. 

[Londra],     IX    fcWlìraio     tlS(',4]. 

Caio  Muller, 

\'i  scrissi  ieri,  nefando  1"  autoiizza/.ioiie  e  inai 
soddisfatto.  Mi  giunse  poco  dojx)  la  doppia  lettera, 
e  rispondo  due  linee. 

Se  si  vuol  fare  davvero,  sia  lodato  il  Signore,  e 
quindici  giorni  poco  importano;  ciò  che  im])orta  è: 
1",  aiutare  Venezia  ;  2",  ricordarvi  della  mia  posi- 
zione come  la  segnai  nella  prima  mia.  Non  posso 
slaccarmenie. 

Appunto  perché  io  sono  leale,  non  voglio  espormi 
a  giuste  accuse.  E  per  questo  insisto,  non  per  in- 
tenzioni determinate  eh'  io  mi  abbia.  Non  prendo 
impegni  con  alcuno  per  V  avvenire.  Kipeto  le  mie 
dichiarazioni  per  V  impresa  Veneta  e  le  manterrò. 
Ma,  disfatta  l'Austria,  tenderemo  a  Roma.  In  quel 
secondo  stadio  possono  nascere  collisioni,  nelle  quali 
avrei  bisogno  di  sentirmi  indipendente. 

Se  quindi,  scorsi  i  quindici  giorni,  egli  persisto 
e  dice:  «  Son  pronto  a  dare,»  io  non  riceverò  cosa 
alcuna.  Non  chiedo  per  quel  tanto  che  esigono  i 
primi  nuclei  di  Volontari  accorrenti  in  aiuto,  data 
una  volta  l'iniziativa  dall'interno:  chiedo  pel  Veneto 
stesso;  manderò  quindi  un  ^'eneto  dall'interno  a  ri- 
cevere l'ordine  pei  fucili  e  il  resto. 

VMMCCXCVI.  —  Pulihl.  in  PoìUica  segreta  itaìinna,  eoo. 
cit.,  pp.  50-51. 


\  [1864]  EIPISTOLAKIO.  19 

^       Del  resto,  eoi  Ministero  attuale  non  si  fa  i^ueria. 
Kicordo  (lunciue  le  cose  eh'  io  vi  dissi  ieri. 

Ilo  poeo  stima  io  pure  de'  (Jalliziaui.  Nondimeno, 
persisto  in  cre<lere  ehe.  (pnibnuine  sia  l' elemento 
attivo  da  impiejiarsi,  avremo  moto  in  (lallizia.  Ed  è 
essenziale  per  la  linea  dei  Cari)ati  e  per  sommovere 
r  Tnjiheria. 

L' introduzione  in  (piest'  ultima  è  diftìeile.  Non- 
dimeno, se  vedrò  via.  indicherò. 

Riassumete  tutte  le  mie  lettere.  Non  ho  più  cosa 
nuova  da  indicare. 

Tra  voi  e  me,  non  credo  che  le  promesse  si  realiz- 
zeranno. Vedrete.  Addio. 

Vostro 

GlUSEPl'K. 

VMMCCXCVII. 

A  Giovanni  Grilenzoni,  a   Lugano. 

[Londra].    22    febbraio    [18G4]. 
Caro   amico. 

Ebbi.  tem])()  addietro,  la  tua.  Non  risposi  perché 
non  v'era  cosa  che  urgesse.  Ora  ti  scrivo  j^oche  linee 
]»erché  tu  mi  saj-pia  vivo,  benché  in  imbrogli. 

Sta  bene  sulle  Cambiali.  Le  sconterai  quando  sarà 
tempo.  ^li  dicono  tutti,  e  Mosto  prima,  che  Corte 
onorerebbe  com'essi  la  sua.  Ma  farai  ciò  che  crederai. 

11  luogo  che  tu  m'additi  non  favorirebbe  il  contatio 
scritto,  di  lettere,  indispensabile.  E  ha  altri  inconve- 

VMMCCXCVII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nella 
«  Casa  di  Mazzini,  »  a  Pisa.  —  Lindicazioue  dell'a.  è  d'altra 
mano. 


20  Ki'isioi.Aitio.  |l8fi4] 

nienti.  Inolile,  i^noio  se  \u  intenda  un  Inoj^o  deter- 
minato do\('  avrei  nn  amico  o  vagamente  un  luogo 
(luahuKiue  in  quella  ciicoscrizione.  \'ediò.  Ma  sono 
convinto  die  la  sicurezza  per  tutti  dipende  dal  se- 
greto con  tutti  e  (piesto  potrebbe  essere  gelosamente 
serbato. 

('ome  stai?  Come  stanno  i  tuoi? 

Non  dimenticar  le  occasioni  che  ti  s'affacciano 
]»er  raccoiiliere.  Ormai  sta   tutto   in  (|nesto. 

\'ed()  delle  spese  fatte  e  del  tenue  avanzo.  Per  ven- 
tura, non  a\  ral,  credo,  altre  spese  simili  da  incontrare. 

Ama   sempre  il 

tuo 

(tII'SEPPK. 

Tu  hai  la  Collezione  ìMV  Jt<(li((  del  Popolo,  oltre 
ciò  che  m'hai  dato  —  o  Maurizio  V  ha  —  parlo  dei 
fascicoli  di  Losanna.  Avrei  bisogno  che  fosse  rico- 
piato chiaro  e  serbato  pronto  tinch'io  ne  disponga, 
il  primo  articolo:  /  Sistemi  e  ìa  Democrazia.  (/) 
A'olete  farlo  jver  me? 

Salutami  con  affetto  3Iaur[izi()].  Non  gli  scrivo 
perché  nulla  d'  urgente  ho  da  dirgli  e  sono  oppresso 
di  lavoro. 


(')  Pul)l)l.  (liipprima  in  inglese  nel  l'ioplcs  Juurn(iì,(\n\2^  ìv- 
gosto  184G  al  17  aprile  1847,  col  titolo:  ThfAinjhts  upon  Drmcvrarìj 
in  Europe,  (piegli  articojli  erano  poi  stati  tradotti  e  in  parte 
rimaneggiati  dal  Mazzini  per  Yliaìia  del  Popolo  di  Losanna.  Al 
Mazzini  occorrevano  per  la  preparazione  del  voi.  VII  dell'e- 
diz.  daelliana.  Ved,  Tediz.  nazionale,  voi.  XXXIV,  pp.  xvj-xix 
e  91-24G. 


[18T>4J  EPKSTOLAKIO.  21 

VMMCCXCVIII. 

Ai)   Enrico    Portoli,    a    Parma. 

[Londra,    ....    febbraio    l!S(>4]. 
Signore  e  fi-itello. 

È  impossibile  che  una  lista  di  Italiani  scelti  si 
tenti  senza  che  io  dia  il  nome  agli  amici.  Mi  par- 
rebbe far  torto  a  voi  e  al  vostro  passato,  A^oi  ?jy- 
/(/('.  E  nn  tempo  lo  avreste  voluto.  Ricordo  ciò  che 
faceste  nel  tempo  delle  spedizioni  per  la  Sicilia  e  per 
Napoli.  E  il  Mezzogiorno,  per  opera  dei  buoni  come 
voi,  fn  conquistato  all'  Italia  e  il  Governo  segui. 
Farete  meno  pel  Veneto?  Deve  l'Unità  d'Italia  ri- 
manere a  mezzo?  Dev'essa  trascinarsi  continuamente 
nel  provvisorio? 

Voi  sapete  a  quest'ora  come  regni  completo  ac- 
cordo tra  Garibaldi  e  me,  e  come  tutto  il  Partito 
d'Azione  sia  unificato  nel  pensiero  deìFimpresa  A'e- 
neta.  Il  Governo  non  inizierà  mai,  segiilrà  l'impulso 
e  vi  si  prepara.  Contateci. 

La  sottoscrizione  sui  Bollettari  Veneti  e  sui  li- 
bretti pel  milione  di  fucili  hanno  tntto  l'assenso  mio: 
e  il  risultato  di  quelle  sottoscrizioni  deve  andare  al 
Comitato  Centrale  istituito  da  Garib.ildi.  ^fa  quelle 
sottoscrizioni  che  raccolgono  le  minute  offerte  dei 
1)111,  danno  risultati  lenti  e  sminuzzati.  Abbiamo  bi- 
sogno di  una  somma  raccolta  fia  poclii  eletti  o  cor- 


VMMCCXCVIII.  —  Pubbl.  da   V.  Besexghi.   Mazzini  e  il 
movimento  insurrezionale  nel  Veneto  (in  Rass.,  cit.,  p.  15S). 


22  EPISTOLARIO.  [1864] 

N('(r;il;i  spcciiiliiiciil»'  n  (hii-  ;iiini  a  clii  .>"()iri('  ai  piiini 
IXMÌcoli.   È   Toj^^elto   (Iella    lisla   i\i'\   TtiU)   ideata.   Ivi- 
fiiseresle  di   farne  i)arl('?  Non   im)ss()  cicdeilo. 
Accettate  una  .'^tietta  di  niaii)  l"i-a(ei-)ìa  dal 

voslr») 
Oius.  Mazzini. 


VMMCCXCIX. 

A  Giovanni  (Jriijonzoni,  a   Iaij?uiiu. 

[Londra,    ....    fel)braio   1864]. 
Caro  amico, 

Abbi  i)azienza  pev  nn'aitia  ni)ÌM. 

J'isognei-ebbe  far  rico])iare  dixWItalùi  'lei  Pci)'>lo  — 
dayli  articoli  intitolati:  /  si.steini  e  la  Democrazia, 
dal  |»aragi-af()  W  ( inclusivo i,  (  ioè  comii'ciando  dopo 
le  linee:  «  IJentliani  |)otente  ingegno  nei  cui  lavo;-i 
si  compendia  tutta  quanta  la  mente  della  dottrina, 
])resenti  l'obbiezione  e  tentò  distruggerla.  Il  suo 
tentativo  merita  esame...  »  tino  a  dove  comiiiciano 
le  linee:  «In  questa  cosa  consiste,  s'io  non  m'in- 
ganno, etc.  » 

L'amica  i)orta  con  sé  tutto  il  manoscritto  del 
\'II  volume  de"  miei  Scritti,  ma  mancano  queste 
pagine.  Bisognerà  dunque,  ricopiate  che  siano,  nume- 
ra, rie  in  correlazione  colla  mia  numerazione  del  ma- 
ni.scritto    che   vedrai. 

[(rlUSEPPE], 

VMMCCXCIX.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nella 
((  Casa  di  Mazzini,  »  a  Pisa. 


[1864]  EPISTOLARIO.  23 

VMMCCC. 

An    Adriano    Lemmi,    a    Torino. 

[Londra,   ....  febbraio   1804],   martedì. 

Caro  amico, 

Ho  la  vostra  dall'  amica. 

Lasciando  ogni  cosa  individuale  da  banda,  non 
intendo  voi  e  gli  amici  come  Partito. 

Oggi,  l'Alto  Veneto  chiede  aiuti  che  importam) 
danaro.  Voi  dite:  «Senza  ricevute  di  Garib[aldi]  è 
impossibile  ract*ogliere.  »  Sarà  ve.'o.  Rimanga  allora 
deciso  che  il  Partito  non  esiste,  ma  si  riduce  a  due 
uomini:  a  me  per  un  punto;  a  (}iirib[aldi]  per  l'altro. 

La  somma  indispeiisahiìe  da  raccogliersi  sommi! 
a  un  30,000  franchi. 

Voi,  Mosto,  Libertini,  Nicotera,  Bertani,  Cairoli, 
Corte,  Missori,  Cucchi,  e  altri  cinque  o  sei,  dovreste 
raccogliervi  a  unione  solenne,  e  dire  ci  voi  stessi: 
«  Non  s'esce  da  qui  senz'aver  trovato.  »  Se  foste 
tutti  minacciati  di  prigione  per  debiti,  trovereste. 
Trovate  modo  di  fare  un  imj^restito  :  con  interesse 
mercantile;  a  un  anno  data.  Ciascun  di  voi  s'obl)lighi 
jier  mille,  duemila,  tremila  franchi.  Prendete  poi  cia- 
scuno quanti  bollettari  veneti  —  e  potete  averli  da 
me  —  volendo:  assumetevi  di  raccogliere;  e  quanto 
raccogliete  vada  a  discarico  della  quota  d'ognuno. 
Con  quello  o  con  altri  metodi,  temete,  con  un  anno 
davanti  a  voi,  non  jìoter  raccogliere  2000  franchi? 

Questo  o  altro  metodo  ;  ma  non  j^osso  ammettere 

vMMCCC.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo 
del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  A.  Lemmi).  A  tergo  di  esso,  di 
pugno  del   Mazzini,   sta   Tindirizzo  :    «  Adriano   Lemmi,   Torino.  » 


24  EPISTOLARIO.  [1864] 

che  in   dodici   o  quindici   del  Partito,  non   possiate, 
voìciìfìo,  trovine   (lucllii    somma. 

N'ostro  sempre 

(}IUSKI'PK. 


V.ADICCCI. 

To  Matilda  Biggs,  Tiibridge  Welles. 

[London,  Febniary  27th,  1S04].  Saturday. 
Dearest  Matilda, 

The  moment  in  which  your  note  reached  me,  I 
was  abont  Avriting  on  a  bit  of  paper  "  why,  oh  wliy?,. 
and  send  it  to  yon.  Unt  even  now,  wliy  don't  you 
teli  me  what  was  the  mis-direction  which  preveuted 
jour  lettei-  reaching  me?  and  why  did  you  not  send 
the  note  again?  It  //"a.s*  mine.  Ilowever,  I  am  very 
glad  you  wrote:  first,  becanse  it  shows  that  you  are 
c(*m]»aratively   l)etter;   secondly   t'or  another  leason, 

Sabato. 
Carissima   Matilde. 

Nel  momento  in  cui  mi  giniise  la  vostra  letterina, 
stavo  scrivendo  su  un  foglietto  di  carta  «  perché,  oh 
perché?  »  e  volevo  mandarvelo.  Ma  ancora  adesso,  perché 
non  mi  dite  quale  fu  Tindirizzo  sbagliato  che  impedì 
alia  vostra  lettera  di  giungermi?  E  perché  non  avete  rispe- 
dito la  lettera?  Era  mia.  Comunque,  son  ben  contento 
che  abbiate  scritto  :  prima,  perché  ciò  prova  che  state 
relativamente     meglio  ;    poi    per    un'altra     ragione    che    non 

VMMCCCI.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo 
del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Xathan).  Non  ha  indirizzo. 
Dopo  la  firma,  M.  Biggs  annotò  :  «  Addressed  to  Ephraim 
Villa,   Tun [bridge]    Wells;   envelope  March  l.st,   1864.» 


[1864]  BSTSTOLARIO.  25 

which  I  do  not  want  to  meutioii.  Mrs.  Sliaeii  is  at 
ITastings;;  address  uiiknoAvn  to  ali;  do  you  Avaut  it? 
I  shall  ask  Shaen  bìniself.  I  am,  since  a  few  days, 
iiot  well  at  ali,  imsettled  m  mj  head  and  feeliiis^ 
sometimes  as  if  I  was  goiug  to  lose  the  use  of  uiy 
legs  instantly.  Xever  mind.  The  only  terrov  which 
1  feel  is  that  of  not  reaching  Aprii  with  biv  powers 
such  as  they  are.  You  speak  of  Donmavk  and  monrn 
ahout  Alexandra.  (^)  I  mourn  about  the  trium])li  of 
brutal  force  from  Germany  talking  as  she  is  abont 
Nationality  in  Sleswig  and  wanting  to  keep  Venice, 
the  Italian  Tyrol  and  Trieste.  I  mourn  abont  the 
shameful  conduct  of  your  England  encouraging  and 
deserting  every  people;  abont  peoplos  allowing  each 
of  them  to  rise  and  fall  unhelped  and  alone  ;  abont 
my  own   Italy   betraying  her  duty;  about   ali  raen 


voglio  ricordare.  La  .signora  Shaen  è  a  Hastings  :  indi- 
rizzo sconosciuto  a  tutti;  lo  volete  sapere?  Lo  chiederò 
a  Shaen  stesso.  Io,  da  qualche  giorno,  non  sto  affatto 
bene,  ho  la  testa  in  disordine  e  alle  volte  mi  sembra  di 
dover  perdere  da  un  momento  all'altro  l'uso  delle  gambe. 
Ma  non  importa.  L'unico  mio  terrore  è  quello  di  non 
poter  giungere  all'aprile  in  queste  condizioni  di  debo 
lezza.  A'oi  parlate  della  Danimarca  e  vi  affliggete  per 
Alessandria.  Io  invece  mi  affliggo  per  il  trionfo  della 
forza  bruta  della  Germania  che  va  parlando  di  Naziona- 
lità dello  Schleswig  e  poi  vuol  tenersi  Venezia,  il  Tirolo 
italiano  e  Trieste.  Mi  affliggo  per  la  vergognosa  condotta 
della  vostra  Inghilterra,  che  incoraggia  i  popoli  e  poi  li 
abbandona  ;  per  i  popoli,  che  lasciano  che  ciascuno  di 
loro  s'innanzi  e  poi   cada   solo   e  senza   aiuto  ;    per   la   mia 

(')    Forse    per    errore,    iuvece    di    Fredericia,    uelli)    Jutland, 
che    iu    quei    giorni    era    stata    investita    dall'esercito    prussiano. 


2G  BPISTOLAKIO.  [1864] 

aiid  women  going  about  in  theii-  usuai  -  jiciKMally 
silly  or  idle — avocatioiis,  whilst  Iiiini(.i;ility  a)i'l 
Murder  are  i»arading  triuiiipliaiitly  lue  woi-ld  ol"  (jrxl. 
As  a  last  hope  for  Poland  and  as  a  last  defianee  too, 
1  am  bent — wilh  frantìc  persisionce-  -on  aitacking 
Austria  in  the  e-dily  .sprin<jc.  Besides  Ibe  secict 
preparations,  I  have  succeeded  so  fai-  as  to  create  a 
jjublie  opinion  in  Italy  towards  Venice,  and  as  to 
bave  compelled  the  Government  to  talk  about  it  and 
prepare  itself.  Only,  the  cowardly  Government  pre- 
pares  to  act  with  L[ouis]  N[apoleon]  if  he  hapj)ens 
to  want  the  Khine  and  i)ersecutes,  seizes,  discounten- 
ances  our  action,  to  the  i)oint  of  attemptinf»'  to  seize 
money  collected  in  a  ball,  for  \'enice.  ]  have  (Ja- 
rib[aldi]  with  me  ;  but  he  does  nothing  towards  jj;etting 
money.  In  work,  I  am  ieft  alone.  Nevertheless,  I 
stili  hope. 

Italia  che  tradisce  la  sua  fede  ;  per  tutti  gli  uomini  e 
tutte  le  donne  dediti  alle  loro  solite  —  generalmente 
sciocche  o  futili  —  occupazioni,  mentre  l'immoralità  e 
l'assassinio  marciano  trionfalmente  attraverso  il  mondo 
di  Dio.  Come  ultima  speranza  per  la  Polonia  e  anche 
come  ultinm  sfida,  sono  deciso  —  e  fermamente  deciso  — 
ad  assalir  l'Austria  all'inizio  della  primavera.  Oltre  a 
preparativi  segreti,  sono  riuscito  nell'intento  di  creare 
lui'opinione  pubblica  in  Italia  riguardo  a  Venezia,  e  son 
riuscito  a  costringere  il  Governo  a  discuterne  e  a  prepa- 
rarsi. Solo  che  il  Governo,  codardo,  si  prepara  ad  agire 
con  Luigi  Napoleone,  se  per  caso  costui  volesse  il  Iteno, 
e  perseguita,  intralcia,  osteggia  la  nostra  azione  a  tal 
punto  da  tentare  il  seiiuestro  del  danaro  raccolto  a  fa- 
vore di  Venezia.  Garibaldi  è  con  me,  ma  non  si  occupa 
affatto  di  riuscire  ad  aver  del  danaro.  (,)uando  c'è  da  lavo- 
rare,   mi    si    lascia    solo.    Nondimeno,    ho    ancora    speranza. 


[1864]  EPISTOLAfilO.  2t 

E  [mille]  and  V[eiituri]  are  going  through  a  snc- 
cession  of  dinneis  out  ;  on  thursday  evening  at  Cji- 
roline's;  yesterday  at  Bessie's  ;  to-day  at  AVilliam's 
partners,  Morris,  eto.  James  and  Joseph  bave  l)een 
poorly,  bnt  are  getting  better.  P[eter]  Taylor  has 
had  erysipela,  Clementia  a  severe  coki. 

I  shall  try  to  see  "Roba  di  Roma.,,  T  think  I 
remember  a  young  American  artist  of  that  name 
coming  enthusiastically  two  or  three  times  at  the 
Trinmvirate  towards  the  end  of  the  siege.  (M 

AA'hat  is  a  "  emmet?  „  I  treasure  np  ali  the  \ery 
pretty  things  nttered  l)y  iMande  and  want  an  expla- 
natioii   of  that  Avord, 


Emilia  e  Venturi  stanno  passando  da  un  pranzo  all'altro 
fuori  di  casa  ;  giovedì  sera  da  Carolina  :  ieri  sera  da 
Kessie  :  oggi  dai  compagni  di  William,  Morris,  eco.  James  e 
Joseph  sono  stati  male,  ma  ora  vanno  meglio.  Peter  Taylor 
ha   avuto  la  risipola,  Clementia   un  forte  raffreddore. 

Cercherò  di  vedere  «  Roba  di  Roma.  »  Credo  di  ricor- 
dare un  giovane  artista  americano  di  (piel  nome  che  è 
venuto  pieno  di  entusiasmo  due  o  tre  volte  al  Triumvi- 
rato verso  la  fine  dell'assedio. 

Che  cos"è  un  «emmetV».  Faccio  tesoro  di  tutte  le  grn- 
ziosissime  cose  dette  da  Maude  e  desidero  una  spiegazione 
di    questa    parola. 

(')  William  Wetmore  Story,  scultore  e  pittore  americano 
(1820-1895),  morto  a  Vallombrosa,  e  vis.suto  quasi  sempre  in 
Italia.  Il  suo  voi.  intitolato  Roba  di  Roma,  del  quale  M.  Biggs 
indicava  al  Mazzini  la  seconda  ediz .  venuta  a  luce  nel  ISCi-S, 
è  una  vivace  descrizione  degjli  usi  e  dei  costumi  della  Roma 
papale.  Nel  1849  lo  Stor.v  conobbe  il  Mazzini,  al  quale  fu  prt^- 
sf-ntatu  da  Margaret  Fuller.  Yed  H.  J.wfES.  U'.  ^V.  Stori/  and 
hia  friends;    Boston,   1903,   voi.    I,   p.   98   e   segg. 


2R  Ei>TSTOi,AKro,  118041 

Bless    yon,    deiii-est    Mjitil<l;i  :    plciisc,    love   yoiir 
l()^iIlJ,^ 

Joseph. 


Dio    vi    benedica,    carissima    Matilde:    voitillate    lieiie,    vi 
prego,   al    vostro   amico   che   vi    vuol   lieiie. 

Gir  SEPPE. 


VMMCCCII. 

A    Filippo    Bettini,    a    Genova. 

[Londra],    1°    marzo     [1S(V1]. 

Caro  Bottini, 

Ti  prego  rti  passare  25  lire  italiane  al  Dovere  da 
parte  di  L.  A.  Wolff,  al  quale  devono  ricominciare 
l'invio  del  Dovere  in  Londra. 

Io  le  ricevo  qui. 

Sto  come  sempre,  tra  il  bene  e  il  male.  Purcli'io 
possa  lavorare  a  modo  mio  sino  all'ultimo,  sono  pago. 

Spero  che  tu  stia  bene.  Credi  sempre  all'affetto  del 

tuo 

Giuseppe. 

^Manda  pure,  ti  prego,  50  lire  italiane  a  Brusco 
Onnis,   Direttore  deirr,>'//à  /tulidiia,  a   Milano. 

VMMCCCII.  —  Inedita.  L"  antografu  si  conserva  n^^ir  I- 
stituto    Mazziniano   di    Genova. 


[1864]  EPISTOLARIO.  Ù.9 

VMMCCCIII. 

A  Benediìtto  Cairoli. 

[Londra],    4    marzo    [1804]. 

Fratello, 

Mi  mancano  agio  e  temi,o.  Ma  vi  scrivo  due  linee 
perché  non  mi  crediate  trascurato  e  scortese.  M'af- 
fermano qui  che  (J [aribaldi]  viene,  e,  se  è  vero,  Dio 
sia   lodato. 

Soltanto,  solleciti,  perché  il  tempo  vola.  Dai 
romori  della  Gallizia  voi  vedete  che  il  disegno 
matura,  e  potremmo  essere  chiamati  ad  affrettare 
anziché  a  indugiare.  Ora  è  necessario  ch'ei  si  trovi 
a  tempo  in  Italia.  Suggeritegli  ch'ei  qui  non  tra- 
scuri P.  A.  Taylor,  amicissimo  suo,  membro  del  Par- 
lamento, che  lo  vide  alla  Spezia  e  che  lo  invitta  a 
casa  sua  qui.  (^)  Seeley  che  lo  invita  pure  è  buono,  ma 
mal  circondato.  Ei  badi  dunque  a  non  lasciarsi  tra- 
scinare inavvedutamente  a  jiarole  men  che  franche. 
Egli,  (Tar[ibaldi],  è  (pii  rappresentante  della  Demo- 
crazia militante  Europea  :  si  mantenga  a  quell'altezza. 
Ei  dovrebl)e,  secondo  me,  recarsi  prima  in  ]irovincia, 
dov'è  la  vera  vita:  a  Liverpool  da  Peter  Stuart,  a 
Newcastle  da  Cowen,  a  Glasgow  da  Tennent,  ami- 
cissimi suoi  tutti.  Avrebbe  inviti  e  ovazioni  di  città 

VMMCCCIII.  —  Pubbl.  (la  M.  Rosi,  L'iUilia  odierna. 
cit.,  pp.  1304-1305.  L'autografo  si  conserva  presso  gli  eredi 
Cairoli.  A  tergo  di  esso,  di  pugno  del  Mazzini,  sta  l'indi- 
rizzo:  «Per  Ben.  ('[airoli].  » 

(')  P.  A.  Ta:^]or  aveva  accompagnato  il  dr.  Partridge  al 
Varignano  (ved.  la  nota  alla  lett.  VMDCXC)  ;  e  nel  dicembre 
del  1862  aveva  scritto  a  Garibaldi,  offrendogli  la  sua  ospitalità 
a  Londra  (ved.  la  lett.   vMDCCLXVII). 


'io  Epistolario.  [ISCA] 

in  città.  Poche  parole  dette  a  modo  suo,  mescolando 
i  nomi  di  Polonia  e  dTn^hei-ia  colTItalia,  ed  es])i-i- 
nicndo  la  s])ei'anza  che  yli  jipidansi  d' un  popolo 
inatico  come  1"  Inglese  si  traducano  in  atti  «giovevoli; 
e  lascei'ebbe  il  resto  agli  Inglesi.  Sotto  il  nome  di 
l'fsiiiiioHÌdl  e  d'altro,  avrà  danaro.  Dopo  una  rapida 
corsa  d'un  quindici  giorni  in  provincia,  tornerebbe 
a  Londra,  dove  un  ciiuiue  giorni  gli  basterebbero. 
\'i  suggerisco  (pieste  idee,  perché  sono  fondate,  ma 
mi  dorrebbe  ch'ei  credesse,  s'io  stesso  glie  le  espi-i- 
messi,  ch'io  m'assumo  dirigerlo.  (^) 

Ilo  messo,  come  a  quest'ora  saprete,  a  dis]ìosi- 
zione  del  Comitato  Centrale  i  r)000  franchi  miei  che 
rimangono  a  l>on[net].  Aveste  i  2000  da  Nicotera? 

Lavoro  indefessamente  a  preparare  un'eco  potente 
al   moto  in  Europa. 

So  che  v'  affiataste  cogli  uomini  alto  locati  in 
Torino  e  che  si  <lissero  allarmati  dell'  unione  tra 
Gar[ibaldi]  e  me  e  del  grido  neutro.  Se  hanno  letto 
coi-risponderize  mie,  devono  aver  veduto  eh'  io  ho 
sempre  dichiarato  il  grido  neutro  essere  affare  per 
noi  di  dignità  e  di  coscienza;  e  in  verità  il  mante- 
nere  r  antico  grido,  (piando   chi   lo  ])roferiva,   sulla 

(')  Garibaldi  giunse  il  -^  aprile  1864  a  Southampton,  dove 
fu  ricevuto  dal  duca  di  Sutlurland,  da  Mr.  Seeley,  membro  del 
Parlamento,  dal  generale  P^ber,  da  .Joseph  Cowen,  da  Mr.  .John  Ri- 
chardson,  segretario  dei  festeggiamenti  che  erano  stati  prepa- 
rati a  Londra  in  onore  del  duce  dei  Mille,  e  da  una  rappresentanza 
d'Italiani.  Partito  il  giorno  dopo  per  l'isola  di  ATIgiit,  vi  fu 
ospite  di  Mr.  Seele.v  fino  all'll  aprile,  quando  fece  il  suo  trion- 
fale ingresso  in  Londra.  C(  là  fu  ospite  del  duca  di  Sutherland 
fino  al  20.  quando  s'imbarcò  per  Caprera,  senza  aver  visitato 
altre  citt.à  inglesi.  La  sua  partenza,  che  parve  subitanea,  alla 
quale  non  furono  estranee  pressioni  diplomatiche  e  politiche, 
fu  poi  argomento  di  vive  polemiche. 


[1864]  EPISTOLABIO.  31 

via  di  Roma  ha  incontrato  scariche  regie,  sarebbe 
bontà  da  toccare  il  comico;  ma  ch'io  a  un  tempo 
diceva  essere  il  ^rido  monarchico  infallibile  sul  Ve- 
neto che  vuole  V  esercito  e  ha  ragione  ;  e  die  noi 
faremmo  tanto  di  cappello  a  quel  grido.  Pubblica- 
Dieute  e  privatamente  ho  detto  che  fiatar  di  lepub- 
blica  0  di  questione  politica  sul  A>neto  sarebbe 
delitto  e  follìa.  Che  vogliono  dunque? 

Una  parola  individuale.  Non  so  se  vediate  Crispi. 
Io  non  chiedo  a  lui  né  ad  altri  cosa  per  me.  A'orrei 
soltanto  gli  fosse  ricordato  che  una  intera  congiura 
è  rivolta  a  farmi  pericolare  dove  sono  e  che  davvero, 
quant'ei  può  dire  pubblicamente  per  provare  che 
(Jreco  era  un  tristo  e  agente  della  Questura,  do- 
vrebbe dirlo  senza  indugio  e  mandar  copia  ad  Au- 
relio.  (1) 

Raccogliete?  Lavorate? 

Addio  per  ora;  vostro 

Gius.  Mazzini. 

(')  Nei  circoli  politici  ctìiiservatori  inglesi  .si  aiulava  prepa- 
rando un  fiero  attacco  contro  James  Stansfeld,  che  faceva  parte 
del  gabinetto  Palinerston  ed  era  rimproverato  di  avere  cordiale 
amicizia  col  Mazzini  ;  contro  di  lui  s'appuntava  (luindi  la  (  alun- 
nia  di  essere  stato  complice  dei  preparativi  riguardanti  il  suppo- 
s*o  attentato  contro  la  vita  di  Napoleone  III.  La  stampa  moderata 
inglese  reclamava  che  il  Mazzini  fosse  espulso  dall'Inghilterra, 
né  era  valsa  una  eloquente  difesa  che  J.  Stansfeld  aveva  fatta 
del  suo  amico  uelja  seduta  del  27  febbraio  1864  alla  Camera 
dei  Comuni.  Il  17  marzo  fu  rinnovata  l'accusa,  e  contro  di 
essa  presero  la  parola  in  difesa  del  Mazzini  P.  A.  Taylor  e 
W.  Gladstone,  il  quale  ultimo,  sia  pure  dichiarando  di  non 
dividere  le  opinioni  di  lui  intorno  all'Italia,  poteva  affermare 
che  considerava  «  Mazzini  come  uomo  di  grande  ingegno,  di  per- 
fetta e  sincera  probità.»  Xed.  l'Unità  Italiana  dei  2Q  marzo  1H(j4. 
Non  sembra  che  il  Crispi,  dopo  la  sua  interpellanza  del  24  gen- 
naio,   sia    ulteriormente    intervenuto    riguardo    all'affare    Greco. 


32  EPISTOLARIO.  [1864] 

VMMCCCIV. 

A    DEMETBK)     DlAMILLA    MlLLKK,    il     T(»rill(». 

[Londra).    4    iiiarzu    11S(54]. 

Caro   Mullei-, 

\ì  Sdivo  questo  per  (ìir\  i  di  non  indirizzare  più 
lettere  ad  A[shurst]   per  buone  ragioni..  (') 

Suppongo  non   abbiate  altro  a   dirmi. 

Non  mi  avete  dato  mai  la  data  della  lettera  nel- 
la quale  io  mi  lagnava  degli  amici  che  m' infligge- 
vano G[reco]. 

Il  re  deve  avvedersi  ch'io  non  errava  parlando 
della  Gallizia. 

Dopo  le  mie  assicurazioni  sulla  questione  politica 
perché  s'esita?  Si  vuole  il  Veneto  o  no?  Uniti  con 
noi  e  coi  popoli,  non  v'è  bisogno  di  P^rancia  o  d'altri. 
In  nome  di  Dio,  siamo  Italiani. 

A'ostro 

GlUSEITR. 


VMMCCCIV.  —  l'ubbl.  in  Politica  segreta  italiana,  ecc., 
cit.,    p.    51. 

(')  Anuota  qui  D.  Diamilla  Muller  che  «più  d'una  lettera 
diretta  a  Londra  all'indirizzo  indicato  era  stata  trattenuta  ed 
aperta  dalla  polizia  francese.  » 


[1864]  EPISTOLARIO.  33 

V.M.MCCCV. 

AU    AciosTi.No    1>i;ktam,    m    ToriiKi. 

[Loiulni.    ....    marzo    1S(J4].    venerili. 

Caio  Beitaui, 

Ho  la  tua. 

Ringrazia  un  assalto  di  lonibau<iino  che  non  mi 
lascia   riposo,  per  la   brevità  della   mia. 

Sei  l'amico  più  irritabile  di  questo  mondo.  Non 
intendo  sindacare  ciò  che  fai;  né  richiamare  ogni 
lavoro  a  me:  ho  piacere  del  tuo  lavoro  e  lo  ritengo 
importantissimo.  Non  ti  diceva  altro  se  non  questo: 
«  Tutti  e  due  lavoriamo  sul  Friuli.  Ho  un  centro  in 
Udine  appunto.  Sai'ebbe  bene  che  sapessimo  V  uno 
dell'altro,  per  potere  unificare  gli  elementi.  »  Che  ma- 
le c'è  in  questo,  oh  il  ])in  riroItizioiKirio  degli  uomini? 

Non  si  tratta  di  Z[ngni],  bench'ei  lavori  per  me; 
si  tratta  del  Dr.  Andreuzzi  (M  e  di  Kizzani,  coi  quali 
un  di  o  l'altro  bisognerà  che  i  tuoi  elementi  s'inten- 
dano: in  Ialine  l'uno.  1  altro  a  S.  Daniele,  a  poca 
distanza. 

Addio:  voglimi  bene  e  irritati  meno  col  tuo  amico 
—  fuori  della  Camera  — 

GiusErPE. 

Se,  avendo  mezzi,  invece  di  versarli  al  nucleo 
degli  amici  che  jjossouo  spenderli  in  progetti  orien- 

VMMCCCV.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo 
del  Ri.sorgimento  di  Roma   (fondo  E.  Nathan).  Non  ha  indirizzo. 

(')  Sul  Dr.  Antonio  Andreuzzi  ved.  la  nota  alla  lett. 
VMDCCLXXVI. 

Mazzini.  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.  XLVII).      3 


34  EPISTOLARIO.  [1864] 

tiili,  tu  ill'ilvessi  (letto:  «  TTo  tanto,»  t'nvrci  dotto: 
«Serba  in  tue  mani;  è  necessario  cei-cai-e  di  raj^^ra- 
nellare  armi  sn  Ino^^lii  vicini  al  1*0,  per  evitare  la 
necessità  de'  viajij;i  che  le  fanno  scoi)rire.  »  E  ci  sa- 
remmo dati  tutti  e  due  d'attorno  pei-  dissotterrarne. 
Questo  è  ciò  ch'io  chiamo,  non  soj^jjezione.  ma  la- 
voro d"  accordo. 


T()     PIATII, DA     BlGOS,     LoiUloM. 

[London,  Mardi  7th,  1S04J.   Moiiday. 

Here  is  the  autograph,  dear.  The  Iteuinninij 
could  not  '  he  sent.  The  little  Frencli  thing  will 
reach  you  later  in  the  day.     liless  you.    Ever 

your  loviug 

Joseph. 


LinK'dl. 

Ecco  rtiutojirafo.  cara.  Non  lio  iiotuto  niamlar»'  il 
lirincipio.  I.a  piccola  cosa  francese  vi  iiiungerà  in  gior- 
nata,   ma    un   pò"    inù    tardi.    l>io    vi   benedica.    Sempre. 

vostro   affezionato 
Giuseppe. 

VMMCCCVI.  —  Inedita.  L"  au^)grafo  si  conserva  nei 
Mu.seo  del  Ri.sorgimento  di  Ruma  (fondo  E.  Xatluin).  Non  lia 
indirizzo.    La   data   vi   fu   apposta   da   M.   Biggs. 


[1S04]  Ea»ISTOLARlO.  35 

VMMCCr\'II. 

A   Maoamk   M.    n'Ar,oi-LT.   ;"i    Pnris. 

[Londrosl,    S    mars    [INIUI. 

Madame, 

J'ai  envoyé  l'écrit  sur  Dante  à  la  Heine  (ìrrmdiil- 
qiir  poni-  vous  le  nième  your  de  ma  lettre.  J'avais 
en  soiii  de  taire  dispaiaìtie  tonte  tiaee  de  rauteuv; 
mais  il  se  peut  qii'nn  malenoontreux  «  Opere  di  ]Ma/- 
[ziiii]  »  se  soit  trouvé  aii  fond  de  (jnelipie  page  et 
(pie  cela  ait  sutti  pour  1"  osti-acisme.  \'euillez  toute- 
fois.  Madame,  taire  des  reclierclie.s  au  Bureau.  C'était 
un  Cahier  imprimé  portant  au  haut  des  page.s  :  «  ()- 
]»ere  Minori  di  Dante.  ». 

Si  tonte  chance  est  perdue,  je  tàcherai  de  vous 
taire  parvenir  ce  petit  écrit  par  une  antre  voie. 

riiose  étrange,  votre  bonne  et  chère  lettre  m'est 
tidèlement  parvenue.  Je  la  garde  comme  sonvenii-. 
Ayez  soin.  Madame,  de  votre  sauté  et  complétez 
votre  beau  tra  va  il. 

A  vons  avec  estime 

Jos.    ^l\7.7Ay.\. 


vMMCCM:;VII.  —  Pubbl.  in  G.  M.\ZZTNT.  Lettre<i  ù  Daniel 
^tern.  cit ,  pp.  3-4.  L'autografo  si  conserva  nel  iluseo  del  Ri- 
sorgimento di  Roma  (fondo  E.  Xatlian).  A  tergo  di  esso,  di 
imgno  del  ^lazzini,  sta  l'indirizzo  :  «  Madame  Marie  d'Agoult,  » 
la   quale   v'appose  e  completò  la  data. 


3(ì  KPIBTOI.AKIO.  [1804] 

V.M.M('(M'\  III. 

TO    Matilda    Bkigs,    London. 

rLoiulun,  March  Sth,  lSf!41.  Tuesdii.v. 

Denicst  .Matilda, 

Yoiiv  note  invìi iiij;  me  icaclios  hcic  al  hall'  pftst 
Iwelve;  and  I  ani  noi  live  iiow  noi-  sliall  hv  l'or  Uva 
lioui's.  (ìeneially  speakiiif;,  1  olitili  lo  kiiow  ahvaj'^s 
one  day  befoie  so  as  to  take  aiiaii<;einents.  1  iniolit 
to  iiiori-ow.  bui  woiild  it  suit  you  ?  If  so,  you  on^ht 
to  di'O])  one  word  williout  delay.     lOvei' 

youi-  loving 
.Joseph. 

MartofU. 

Il  vostro  biglietto  d'invito  mi  sinnst'  Qui  abf  dodici 
e  mezzo:  e  io  non  sono  libero  adesso,  né  lo  sai'ò  prima 
di  due  ore.  In  generale,  dovrei  sempre  saperlo  un  giorno 
prima,  in  modo  da  potermi  liberare  dai  miei  impegni. 
Domani  potrei,  ma  è  comodo  per  voi?  Se  lo  fosse,  dovreste 
scrivermi    una    parola    senza    indugio.    Sempre. 

vostro  affezionato 
Giuseppe. 


VMMCCCVIII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  noi  Mu- 
seo del  Risorsimento  di  Roma  (fondo  E.  Nallian).  Non  ha 
indirizzo.   La   data   vi  fu   apposta   da   M.   Biggs. 


[1SG41  KPisTOL.vruo.  Ut 

vMMrrnx. 

A  Demetrio   Diamilla   Mtjller.   a   Torino. 

[Londra],    12    marzo    [ISWI. 

Ho  le  vosti-e  dell'S. 

Avreste  potuto  mandar  la  copia  come  lettera 
registrata  airiiidirizzo  che  avevate. 

Nondimeno,  lasciatelo  e  i^iovatcvi  invece  a  scri- 
vermi  nel    segnente...    Non    induciate.   (^) 

VMIMCCCIX.  —  Piil>hl.  in  Polilicd  Hrijyeta  ìlnìinnn,  ecc., 
cit.,   pp.   54-55. 

(')  A  commento  di  questa  h  tt..  D.  Diamilla  Moller  annota  : 
«Le  tre  lettere  in  data  lt>,  17  e  IS  fehl)raio  ....  furono  man- 
date pel  solito  intermediario  al  re,  accomiìasnate  da  una  scrit- 
tura deiramico  medisimo,  nella  (juale  si  pregava  caldamente 
S.  M.  di  prendere  in  considerazione  i  .sentimenti  di  Mazzini, 
e  di  UdU  prestar  fede  alle  calunnie  de'  suoi  nemici  personali 
d'Italia    e    di    Francia. 

«Il  primo  di  marzo  il  MuUer  ricevette  in  Genova  dall'ulli- 
ciale  d'ordinanza  che  era  stato  con  lui  in  relazione,  il  conte 
di  Savoiroux.  un  invito  pressante  di  recarsi  a  Torino,  al  quale 
avendo  egli  subito  ottemperato,  alla  mattina  del  3  marzo  venne 
dallo  s'esso  ufficiale  condotto  a,lla  presenza  di  S.  M.  Vittorio  Ema- 
nuele, dicendogli  che  d'allora  in  poi  avrebbero  dovuto  trattare 
direttamente,  senza  intermediari,  che  da  quel  momento  tutti 
i  documenti  originali  dovevano  essere  depositati  in  sue  mani 
e  gelosamente  custoditi,  gli  rimise  una  nota  autografa,  auto- 
rizzando a  darne  comunicazione  in  modo  sicuro  e  segreto  al 
Mazzini. 

«  Questa  nota  era  senza  data,  ma  era  stata  scritta  la  sera 
innanzi  del  giorno  in  cui  il  Muller  era  stato  chiamato  a  Torino, 
vale  a   dire   ai   28   di  febbraio. 

((  Ecco  la   nota  : 

'Fu  totalmente  erro-nea  la  trasmissione  delle  mie  parole 
fatte   da   Pastore. 


38  EPISTOLARIO.  [18641 

l'erc'hé  copia  soltanto?  A  che  giova  l'aiitogiafo, 
se  non  deve  essere  in  mano  mia?  In  mano  di  chi 
rimane?  Chi  è  la   persona   antoievole?    In  cosa  cosi 

•  Non  dissi  aver  mai  iiarlatu.  né  fatto  patti  con  (HH'lla 
persona,  né  (luella  stessa   persona  averne  fatti  eoa  me. 

'  Dissi  solo  essergli  stato  benevolo  in  varie  occasioni  che 
forse  egli  stesso  non  lo  sa,  non  averlo  tormentato  in  Napoli, 
ni.i  esii  invece  essermi  stato  ingrato  nei  suoi  .scritti  sia  puii- 
lilici    che    privati. 

'  Dissi  non  poter  ammettere  che  il  Partito  prenda  l'ini- 
ziativa nei  fatti  che  devono  succedere,  e  se  tal  fatto  accadesse, 
sarebbe   represso   colla    forza. 

"  Dico  ora,  che  ciò  ammesso  in  modo  formale,  sono  dispo- 
sto a  concertare  come  si  chiede,  ma  assumendo  io  e  il  mio  Go- 
vernt),  quando  vi  sarà  oml)ra  di  possibilità,  con  tutte  le  forze 
vitali  della  Nazione  il  glorioso  mandato  dell'opra  finale  della 
patria  nostra. 

'  Avere  comuni  lo  slancio  ed  il  desiderio  di  fare  con  la 
persona  di  cui  parlai.  Giudicare  le  cose  da  me  e  con  la  mas- 
sima  energia   e   non   con   timide   impressioni  altrui. 

'  Ma  sappia  la  persona  che  gravi  sono  i  momenti,  che 
bisogna  ponderarli  con  mente  calda  e  cuore  ardente,  e  che  io 
e  nt)i  tutti  vogliamo  e  debbiamo  compiere  nel  più  breve  spazio 
di  tempo  la  grand'opera.  ma  guai  a  noi  tutti  se  non  sappiamo 
ben  farlo,  o  se  abI)andouandoci  ad  impetuose,  intempestive 
frenesie,  venissimo  a  tale  sciagura  da  ripioml)are  la  patria  no- 
stra   nelle    antiche    sventurt:\ 

•Il  momento  ni  n  è  ancora  maturo;  fra  breve  spero  Dio 
aiuterà   la    patria    ut.stra.   —   V[ittorio]    E[manue3,e]. 

«  Avuto  questa  nota,  l'incaricato  scrisse  al  suo  mandante, 
dicendogli  avere  un  documento  che  veniva  da  persona  auto- 
revolissima da  comunicargli,  non  poterlo  fare  che  per  copia, 
trattandosi  di  cosa  tanto  di  rilievo  e  delicata,  che  i  mezzi  di 
cui  si  era  servito  fino  allora  per  fargli  pervenire  le  sue  comu- 
nicazioni non  gli  parevano  abbastanza  sicuri,  e  volergliene 
indicare  qualche  altro  sicuro  e  di  cui  vi  fosse  più  a  fidarsi  : 
tal  documento  essere  esclusivamente  per  lui,  Mazzini,  da  non 
lasciarsi  cono.scere  ad  anima  viva.  »  Politica  segreta  italiana. 
cit.,   pp.   52-53. 


[18G4]  EPISTOLARIO.  39 

delicata  dovreste  diimi  tutto;  del  resto,  questo  sono 
mere  osservazioni. 

Quanto  a]  non  pubblicare,  è  strano  che  il  dub- 
bio sorga.  Sarebbe  in  me  una  tale  violazione  d' o- 
gni  riguardo,  e  d'  ogni  buona  fede,  che  non  dovrel)be 
neanche  supporsi. 

Quanto  all'  iniziativa,  veduta  la  lettera  ne  ])ar- 
lerò.  Ma  vi  confesso  che  da  parte  nostra  l'inizia- 
tiva intcnia  è  per  venti  ragioni  una  condizione  siitc 
(jiia  non,  e  non  intendo  come,  disposta  ogni  cosa, 
non  se  ne  veda  l' immenso  vantaggio. 

Date  pure  la  mia  parola  sul  silenzio. 

Come  vedete,   son   qui. 

\'ostro  sempre 
GiLsri'PE. 


VMMCCCX. 

A  "Madame  M.   d'Agollt,  à   Paris. 

[LoudiTs].    15    iu:u-s    [l.S(;4]. 
Madame, 

Le  titre  de  mon  travail  est  «  Oi)ere  Minori  di 
Dante.  »  Il  a  été  public  en  Angleterre  en  iSSrJ  dans 
le  Foi(i(/n  (JiKii-tcrlij  Jiccicic  avant  d'eritrer  dans  la 
collection  qu"on  fait  à  Milan  de  mes  Ecrits  chez 
Daelli    sous   le   titre   de   «  Scritti   editi   e  inediti   di 

VMMCCCX.  —  Publ)l.  in  G.  Mazzi.xi,  Letties  ù  Uuniel 
t-'tern,  cit  ,  pp-  5-8.  L'autografo  si  conserva  upI  Musco  del  Ri- 
sorgimento di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  È  in  uiui  luista  the. 
di  mano  ignota,  ha  l'indirizzo  :  «  Madame  Marie  d'AgouIt.  11. 
Rue  Circulaire  de  l'Etoile,  Paris.  »  La  data  si  completa  col 
timbro  postale. 


40  Ei'isroi.Anio.  [1SC41 

Gius.  ;M;izzìiiì,  eie  »  T/articlc  se  Irouve  daiis  le  qii;i- 
trième  volume. 

Le  uom  véi'it;il)le  de  Daute  est  eu  effel  Allighieri. 
TI  y  a  lieu  à  eroiie  (jue  Dante  éciivait  Allagheri. 
Un  (le  premieis  Codes  poi-te  le  titie  qu'il  avait  lui 
nième  donne  j\  son  ])oèn)e  «  Incipit  r')m()edia  I^antis 
Alla,n]iei'ii  Fiorentini  naiione  non  nioi-ihus.  »  TV  titre 
n'a  jamais  été  leproduit,  si  ce  n'est  dau.s  Tédition 
que  j'ai  moi  mérae  publiée  en  1S42  à  Londres  (chez; 
Kolandi)  sur  les  travaux  manuseiits  de  Foscolo.  De 
tonte  manière  les  deux  //  sont  autlienti(iues.  Le 
clianjicment  n'a  été  diì  (pi'aux  modifications  (jui 
s'opèient  de  siècle  en   siècle  dans  la    prononciation. 

L'aneedote  du  Couvent  est  c'onsi<;née  dans  la 
lettre  d'un  moine  à  L^guccione  retrouvée  i)av  Carlo 
Trova:  elle  est  insérée  dans  son  livre  intitulé:  «11 
\'eltro  Allegorico.  » 

Foscolo  avait  travaillé  pour  le  lihraire  anijlais 
Pickeriug  à  une  édition  du  Poème.  La  mort  l'emiiè- 
cha  de  compléter  sou  travail,  que  ne  va  pas  au  delà 
de  YEiifcr.  -Te  parvins  à  déterrer  le  manuscrit  égaré, 
et  je  puhliai,  me  réglant  sur  la  i)artie  achevée,  Tédi- 
tion  Rolandi  de  1S42  en  quatre  volumes.  File  porte 
une  préface  de  moi  signée:  «  l"n  Italiano.»  Le  i)re- 
mier  volume  est  rem])li  par  une  Introducrion  criti- 
que  de  Foscolo,  très  importante.  Le  titre  de  TEdition 
est  :  «  La  Commedia  di  Dante  Allighieri  illustrata  da 
T'go  Foscolo.  »  Je  serais  heureux  de  vous  Tenvoyer  ; 
mais  on  m'a  enlevé  le  seul  exemplaire  que  je  pos- 
sédais.  Le  vie  que  j'ai  dù  mener,  n'est  pas  favorable 
à  la  formation  d'une  bibliothèque. 

Le  point  de  vue  que  vous  avez  clioisi.  exclul  un 
travail  étendu  sur  le  eulte  voué  par  Dante  à  l'idée 
Xationale.  Ce  qui  me  paraìt  pouvoìr  jusquVi  un  cer- 


[1864]  ETIStOLARIO.  41 

tain  point  entrer  daiis  le  cadre  de  votre  travail  est 
plutòt  sa  pensée  pliilosophique,  soii  intuitiou  sur  ce 
que  iious  appelons  anjoui-d'lini  la  Loi  du  Piogiès  et 
la  vie  colleetive  de  rHuiiianité.  J'ai  cherché  à  esqiiis- 
ser  ses  idées  en  m'appuyaiit  de  citations  textuelles, 
qui  pourrout  peut-étie  vous  venii*  en  aide. 

>'ous  avez  pu.  Madame,  devinei-  par  un  passage 
de  mon  écrit  (page  189)  la  manière  dout  j'envisage 
les  rapports  entre  Dante  et  Goethe.  Ce  som  pour 
moi  des  rapports  de  conti-aste  plutòt  que  de  ressem- 
blance.  Seulement,  1'  un  complète  l'autre  pour  ainsi 
dire.  Dante  représeute  surtout  le  moi,  Goethe  surtout 
le  non -moi.  Toiis  les  deux  forment  la  plus  complète 
définition  de  l'Art  qu'il  me  soit  donne  de  concevoir 
et  que  Tavenir  peut-étre  réalisera.  Quelle»  que  soient 
nos  vues  à  ce  sujet,  je  les  attendrai  avec  désiv.  Ce 
que  vous  avez  déjà  écrit  m'est  garant  de  Timportance 
de  ce  que  vous  écrirez.  (^)  Vous  ferez  penser  et  .sch  Air  ; 
et  c'est  là  le  but  principal  à  atteindre.  Il  pourra 
exister  encore  des  divergences  sur  telle  ou  telle 
autre  question  secondaire  ;  mais  vous  nous  préparerez 
à  communier  de  plus  en  plus  avec  l'àme  de  Dante  : 
et  c'est  là,  je  le  repète,  le  but  à  atteindre. 

Adieu,  Madame.  Rappelez  vous  de  moi,  si  jamais 
je  peux  vous  étre  utile  en  quelque  chose.  Gomme 
vous  le  dites,  nous  sommes  unis  sur  un  terrain  sacre 
et  plus  haat-placé  que  tonte  conuai«sance  person- 
nelle. 

Jos.  Mazzini. 


(1)  Nel  1866  Mail.  d'Agoult  diede  a  luce  il   voi.  :  Dante  et 
Goethe,   dialogues. 


42  EPISTOLARIO.  [1S04] 

To   TiTF   Editor   of    tiik    «  Times.  » 


[I^Midon.   Mnvch    l.'ih,   1X04]. 
Tiiosd.'iy    cvoniiiK. 

Sii-, 

My  atteiition  lias  heen  caìlcil  to  aii  ai-ticlo  in  yoiir 
paper  of  tliis  day  in  whicli,  ì'jI'imiÌiìc,  to  the  statement 
of  the  Procnreur-Irapéiial  oii  tlie  (Jieeo  trial,  y«)U 
im])ly  that  somethinu  further  is  iieeded  in  oi-dei-  to 
clear  the  chai-acter  of  Mi-.  Stansfehl  fi-om  the  ini])n- 
tations  made  upon  hini  by  tliat  fnnctionaiy  of  tlie 
Imperiai   Government.    (\) 


^lartodi    .som. 
Signore, 

Ho  notato  che  in  un  articolo  Inserito  ossi  nel  vostro 
S'iornale.  toccandosi  nllc  cose  dette  dal  Procuratore  imperiale 
nel  processo  di  Greco,  voi  vi  argomentate  che  si  richieg- 
gono maggiori  prove  per  pui'gare  il  signor  Stansfekl  dalle 
accuse  mosse  contro  lui  da  quel  magistrato  del  (Joverno 
imperiale. 


vMMCCrXI.  —  rullili,  noi  Times  dol  lC>  marzo  lSfi4,  o  tra- 
dotta 9  pnblil    noW'T'nitii  ftnlìnna  di  ^lilano.  del  19  marzo  1S04. 

(')  Il  giorno  successivo  a  quello  in  cui  il  Mazzini  inviava 
questa  lett.  al  Times,  si  svolgeva  alla  Camei-a  dei  Comuni  la 
discu.ssione  sulla  mozione  di  Sir  Stracey.  riguardante  i  rapporti 
ohe  il  Mazzini  aveva  avuto  con  J.  Stansfehl,  intorno  ai  quali 
il  procuratore  generale  C'ordoen,  nella  rociuisitori.a  da  lui  pro- 
nunziata il   2Ct  febbraio  lSfì4  al   Tribunale  della    Senna   durante 


[1864]  K1>IRT0LARI0.  43 

Tliose  imi)uta1i()iis  wei-e  contained  in  a  speecli 
totally  insui^ported  by' legai  evitleiice:  and  1  should 
lune    Ihonuiit    tliat    Mr.    Stausfeld's    cliaracter    and 


Tali  accuse  furono  fatte  in  una  arringii,  senza  essere 
sostenute  con  prove  lejiali  :  ed  io  avrei  creduto  che  l'in- 
dole   del    signor     Stansfeld    e    Tattitudine     sdegnosa     della 

il  processo  contro  P.  Greco  e  C.  aveva  insinuato  il  sospetto 
che  lo  St.insfeld  non  fosse  ignaro  a  tutto  ciò  che  A.  SaflS,  in 
una  sua  lett.  al  llnies  (ved.  il  lUritto,  del  20  marzo  1S64)  giu- 
stamente definiva  «  turpe  e  poliziesca  procedura  sidrafifare 
Greco.  »  Accolto  da  molti  applausi,  lo  Stansfeld  si  era  cosi 
difeso  :  «  Xou  è  mio  intendimento  di  dire  alcuna  parote  sulle 
critiche  fatte  al  carattere  di  Mazzini.  Io  feci  <]uello  che  cre- 
devo mio  dovere  rendendo  testimonianza  al  carattere  di  un 
uomo  che  conosco  da  più  anni  ;  e  per  quanto  la  disc\issione  si 
possa  protrarre,  questa  è  per  me  una  discussione  finita.  Mi  volgo 
ora  alla  parte  della  mozi(»ne  dell'on.  Baronetto,  che  concerne  me 
stesso.  L'on.  Baronetto  dice  che  le  parole  del  procuratore  gene- 
rale sono  degne  di  seria  considerazione.  Ora,  a  diritto  o  a  torto, 
io  applico  al  discorso  del  procuratore  genei-ale  la  stessa  inter- 
pretazione che  fu  rivolta  contro  di  me.  A  me  parve,  e  pare 
ancora,  che  ad  una  imputazione  si  odiosa,  e,  come  mostrerò,  si 
destituita  di  prove  nel  processo,  non  si  poteva  se  non  opporre 
una  dinegazione  che,  per  quanto  generale,  era.  a  mio  avviso, 
completa,  e  che,  selihene  accompagnata  da  alcune  espressioni  dì 
indignazione  e  di  disprezzo,  non  credo  che  la  Camera  l'abbia 
a  reputare  non  naturale  o  fuor  di  luogo.  Ora,  qual  è  la  prova 
su  questo  punto?  L'on.  Baronetto  ha  supposto  che  Greco  ve- 
nisse indirizzato  ad  una  per.sona  al  mio  recapito  per  aver  da- 
naro per  l'intento  del  complotto.  Ma  ammesso  anche  che  la 
lettera  trovata  indosso  a  Greco  fosse  stata  di  Mazzini,  quella 
lettera  non  lo  indirizza  al  mio  recapito  per  danaro.  Fu  detto  che 
si  trovò  su  di  lui  un  pezzo  di  carta  con  questo  parole  :  Sig.  Fior 
irei:  35.  Thiirìoe  i^qiiare.  Ecco  tutta  la  prova  da  cui  il  procu- 
ratore generale  dedusse  le  sue  illazioni.  Egli  si  riferì  pure  al 
complotto  di  Tibaldi  nel   1857,  e  disse  che   io  era   in  relazione 


44  Kl'ltSIOI.AKIO.  I  INI')!  I 

^vii(M;i|  (Iciiiiil  ili  llic  House  oT  ( 'oniiiioiis  would  li;i\f 
.^atisfted  aiiy  faii*-ju<l}j;iii^  ixmsou  (ni  llic  uiitnith  oT 
sudi   cliiirucs.      Uni    if  iiiv   Icstiiiioiiv  iiiiulil    bc  dcci- 


( 'amera  dei  Coiniini  sarebbero  bastate  a  persiiailere  qna- 
liiiKiue  persona  siiista  della  loro  falsità.  Ma.  qualuin;iK' 
forza   possa    avere   la    mia    testimonianza    in   (jnesta    maleria. 

fon  .Mazzini,  conu'  tosoriorc  di  (lUcl  cuiiiiilotto  I.a  luitu  venne 
liiavata  dalle  note  di  Mazzini,  cln»  iudiriz/.iiva  dne  pf  rsone  al 
mio  recapito  per  danaro  in  caso  di  bisogno.  Ecco  tuta  la  i)rova 
ueir  affare  Tibaldi,  ed  io  ho  il  pieno  diritto  di  riconoscere 
che  il  suo  carattere  sinstificherebbe  il  procuratore  generale  a 
chiedere  maggiori  spiegazioni  ;  ma  non  credo  che  una  persona 
abituata  ad  esaminare  la  prova  potesse  giungere  ad  una  tale 
conclusione.  Io  non  credetti  dover  opporre  se  non  una  dine- 
gazione generale  ad  un'accusa  di  tal  fatta,  ma  le  circostanze 
sono  ora  interamente  mutate,  IVintera  cpiestione  fu  recata 
innanzi  alla  Camera  dalla  mozione  dell'on.  Baronetto,  né  io 
sono  libero  di  scegliere;  ma  non  credo  che  ci  sia  nulla  d'inde- 
coroso nell'essere  chiamato  a  dare  spiegazioni,  o  ch'io  abbia 
ad  essere  umiliato  neli  ris])ondere  a  qulasiasi  questione.  Ve- 
diamo a  nostra  volta  le  accuse.  Il  procuratore  generale  dice 
che  io  continuava  a  corrispondere  con  Greco.  La  mia  risposta 
si  è,  che  né  direttamene  né  indirettamente,  per  lettera  o  in 
persona,  non  ebl)i  inai  relazione  con  (jnella  persona.  Né  mai 
lo  conobbi,  né  udii  che  esistesse,  prima  che  vedessi  la  notizia 
sui  giornali  sulla  parte  da  lui  avuta  in  quella  cospirazione. 
Io  retrocedo  ora  al  caso  Tibaldi.  Il  signor  Mazzini  dichiarò 
già  esplicitamente  nei  giornali  che  non  era  esistito  un  fondo 
per  Tibaldi,  io  non  venni  mai,  certo,  invitato  ad  agire  in  qua- 
lità di  cassiere.  Non  è  appena  d'uopo  che  io  aggiunga,  non 
aver  mai  tenuto  tali  fondi,  né  dispensato  danaro  per  qualsiasi 
proposito  alle  persone  nominate  in  quella  cospirazione.  Al- 
tra cosa  era  essere  intimo  d'una  persona,  e  altra  essere  impli- 
cato nelle  sue  imprese,  siano  queste  tali  da  richiedere  xdteriore 
investigazione  o  quali  vennero  a  lui  recentemente  attribuite. 
L'on.    Baronetto   disse    che   il    mio    nome    era    implicato    nel   prò- 


[1S(>4]  KP18T0LAH10.  45 

jjiive  of  the  question  1  cauiiot  withhold  it  fioiu  oiie 
wiiose  fi-ieiulshii)  I  Iii_ulily  vaine,  and  who  lias  spoken 
so  geiierously  of  me  in  an  assembly  ('  )  where  his  doing 
«0  miglit  expose  him  to  some  ineonvenieuee  ami 
misiiitei-preta  t  ion . 


io  non  la  posso  negare  a  colui,  la  cui  amicizia  olireuiodo 
io  apprezzo,  e  che  si  magnanimamente  parlò  di  me  in 
un'assemblea,  dove  il  farlo  poteva  metterlo  in  gravi 
molestie. 


cesso  Orsini.  È  la  prima  volta  che  udii  questo  del  mio  iu)iue. 
Quando  si  adducano  prove,  sarò  pronto  a  rispondere.  L'on.  Ba- 
ronetto ci-tò  pure  certe  cedole  di  un  prestito,  e  le  apparenze, 
lo  ammetto,  hanno  (pialche  somiglianza  coi  fatti.  Nel  1850, 
immediatamente  dopo  la  proclamazione  della  repubblica,  mi  si 
chiese  di  permettere  che  il  mio  nome  fosse  posto  a  tergo  di 
quelle  note  per  indurre  il  popolo  a  prenderle,  trattandosi  di 
promovere  l'unità  italiana.  Ammetto  di  avere  ciò  permesso,  ma 
poche  settimane  dopo  fui  indotto  ad  esaminare  la  convenienza 
di  tale  atto.  Per  consiglio  dell'avv.  Manniug,  io  chiesi  che  il 
mio  nome  fosse  ritirato,  e  fu  ritirato  in  effetto.  Questi  sono  i 
fatti,  e  i  soli  che  possono  importare  alla  Camera  :  ma  se  qual- 
che membro  desidera  fare  domanda,  sono  pronto  a  rispon- 
dere.' Il  .signor  Stansfeld  aggiunse  che  egli  e  altri  amici  per- 
misero al  Mazzini  di  recapitare  le  .sue  lettere  alle  loro  case. 
Queste  lettere  vennero  a  lui  recapitate  sotto  il  nome  di  si- 
(fiior  Fiore,  che  è  l'equivalente  italiano  di  Flairer.  ma  non  cre- 
deva che  alcuna  lettera  gli  fosse  stata  recapitata  sotto  il  nome  di 
Flotver.  «  Io  riconosco  interamente  ad  un  tempo  non  essere  né 
da  consigliarsi  né  opportuno,  qualunque  fosse  il  contenuto  della 
corrispondenza  di  Mazzini,  che  le  sue  lettere  siano  recapitate 
alla  mia  casa  nella  mia  posizione.  »  —  concluse  —  «  Ma  Maz- 
zini ha  dato  da  sé  le  disposizioni  da  prevenire  ciò  da  qui 
innanzi  »   Ved.   i^    Diritto   del   21   marzo   1S64. 

(0  Già  nella  seduta   del  29  febbraio  1804   alla  (^aniera   dei 
Comuni    J.    Stansfeld   aveva    dovuto    rispondere    a    una    interro- 


4Pi  RPiRToi.Arno.  [IsriJi 

I  li;i\('  tlicicloic  (n  r('([ii('st  of  voii  llic  iiiscit  ioii 
ol'  tliis  IcHci-. 

The  1\\()  jisscrtioiis  oJ'  llic  rrocuicur  I  iiipriinl,  ;i> 
(lUotcd    /'//    c.rlriisft   by  yoil,   ;il(': 

«  TliJit  (li-eco  \\;is  to  w  lite  to  llic  jiddicss, 
,I/r.  Floìrcf,  4~),  Tliurlor-Stiiairc,  nroin/iloii.  ir  lic  \\;is 
in  w  ;ni1  ol"  money  ; 

«TliJil  -Mr.  Slaiisfi'ld  li;id  Ix'cii  in  ISÒT  .-ippoiiit- 
ed  lo  he  llie  biinkei-  ol"  ;\  Tibjildi  (  "i)iis])ii;icy  l'^iiiid.  » 

It  is  tnie  lliat  ;il  v;ii-ions  liiiies.  owiini  t<>  leltcìs 
;i(bli-essed  lo  iny  ii;niir  bciiiii  st()|)]»('d  oi-  1;iini»er('d 
witli  by  Continental  jxìliey,  T  bave  asked  my  lOm^lish 
friends,  and  anione  tlieni  Mr.  Stansl'eld,  lo  leceive 
tlieni  l'oi-  me,  llie  conlents  of  tlie  letters  bciiijj'  iiatnr- 


Vi  preso  adiiiKjm'  di  pubblictiro  (infilo  clic  sto  per 
(lire. 

Il  Procuratore  imperiale  fece  (lueste  due  dichiarazioni 
da  voi  riferite  in,  extcììso  : 

«Che  Greco  doveva  scrivere  al  signor  Floircr.  8r>.  l'ini r- 
lov  t<<iuare,  Brompton.  (piando  egli  aveva  bisogno  di  danaro; 

«Che  il  signor  Stansfeld  fu,  nel  1857,  deputato  cas- 
siere  del    fondo   per    la   congiura   di    Tibaldi.  » 

È  vero  che  io,  vedendo  che  le  lettere  indirizzate  al 
mio  nome  erano  spesso  o  fermate  o  aperte  dalle  polizie 
del    continente,    pregai    pili    volte    i    miei    amici    inglesi    di 


gazione  di  Mr.  Cox  riguardante  la  sua  pretesa  complicità  nel- 
l'affare Gl'eco;  e  dopo  aver  mostrata  tutta  la  sua  indignazione 
per  l'iusinuazione  del  Procuratore  generale  Cordoen,  aveva 
dichiarato  :  «  Il  nome  di  Mazzini  fu  associato  a  questo  atten- 
tato, ma  la  conoscenza  personale  che  ho  di  lui  assicura  la  mia 
convinzione,  ch'egli  è  assolutamente  incapace  di  aver  avuto 
che  fare  in  ciò.  »   Ved.   il  Diritto   del  4  marzo  1S61. 


\[1864]  EPISTOLARIO.  47 

i\lly  link  no  wu  to  tliem.  But  it  is  not  true  that 
I\ever  gave  to  Gieco  the  address  of  «  Flower.  35. 
Tllurloe-Squaie  »  (or,  indeed,  uny  otlier  namej,  loi-  the 
l)iii*lvose  of  applyiny  l'or  monej'  or  auything  concei'ii- 
ing  an  anti-Imperial  plot. 

And  it  is  not  triie  that  I  ever  asked  ^Ir.  Stans- 
l'chl  to  be  the  treasnrer  of  a  Tibahli  fund.  Siieh 
a  II  ahsiiiil  fnnd  has  nevei'  to  my  knowUnlge  exitsted. 

As  to  Avhat  in  yonr  aiticle  conceins  me,  1  have 
[H'omised  to  mysself  not  to  write  one  single  word 
more  abont  the  Greco  affair.  I  am  perfectly  eon- 
teuted  to  leave  to  fair,  dispassionate  English  opi- 
nion the  judgmeiit  betweeu  Greco  and  me.  I  say 
between  Greco  alone  and  myself,  because  everybody 
must  have  noticed  that  ali  the  afflrmations  aiming, 
in  the  French  indictment,  at  establishing  muny  soiir- 
ces  of   acciisation    against   me, — tlie   siimmouing  of 


riceverle  per  me,  rimauendoiie  il  tenore  del  tutto  scono- 
sciuto a  loro.  Ma  non  è  puuto  vero  che  io  abbia  dato  a 
di-eco  il  recapito  di  Floircr.  35.  Tfiurloc  Hquare  (o  rpia- 
lunque  altro  nome),  aftinché  egli  chiedesse  danari  per  con- 
giure  ()   altri    tini  contro   Luigi   Napoleone. 

Non  è  vero  neppure  che  io  deputassi  mai  il  signor 
.Stansfeld  ad  essere  cassiere  di  un  fondo  Tibaldi.  Non 
vi  fu  mai  »iuesto  assurdo  fondo,  per  quanto  io  sappia. 

Quanto  alla  parte  del  vostro  articolo  che  tocca  di 
me,  io  promisi  di  non  scrivere  un'altra  sola  parola  rispetto 
alla  congiura  di  Greco,  rimettendomi  in  tutto  alla  sa- 
viezza e  giustizia  del  popolo  inglese  per  giudicare  tra 
Greco  e  me.  E  dico  tra  Greco  solo  e  me  stesso,  perché 
ognuno  deve  aver  veduto  che  tutte  le  cose  dette  nel  pro- 
cesso francese,  per  creare  molte  cagioni  d'accuse  contro 
di    me,    come    l'aver    chiamato    io    quattro    uomini    in    Lu- 


4S  KIMSTOIARIO.  [18041 

Ilio  foni-  nicii  lo  Luj^Miio;  tlie  disti-ihiitioii  ol'  (hij^^- 
cis,  i-evolvers,  iiiid  hombs;  the  iu-(0]»1iii.n  Imperatori 
US  Olio  of  the  l)jin(l, — liavo.  Iliroiijili  tho  liial,  dwiiKll- 
0(1  iiìto  iioiiontity. 

.Viid  as  to  tlio  «  Tliooi-.v  ol  tho  I)a^<joi-,  »  (^)  tlio 
lii'st  timo  I  hajtpon  to  writo  oii  it  is  will  ho  nioditiod 
iiito  tho  «  Thooi-y  of  tho  Mordi  Dajiijioi-.  »  Thoso 
Avho  wil!  ooiidosooiKl  to  road  tho  irli  ole  of  the  i)am- 
l)hIots  ([iiotod  hy  a  moinhoi-  of  tho  House  will  see 
that  luy  ohjoot  was  procisoly  that  of  excliidinu;  the 
possibility  of  a   Thcorij  of  ih  e  Daggcr. 

I  am,  Sir, 

yours  faithfully. 
Jos.  Mazzini. 


,i?an(),  l'aver  distribuito  stocchi,  pistole  giranti  e  bombe, 
l'aver  accolto  Imperatori  nella  banda,  ecc.  ;  tutte  (lueste 
accuse   svanivano    con    lo    svoljiimento    del   processo    stesso. 

Quanto  alla  teoria  del  piif/nnle.  la  prima  volta  che  io 
mi  imbatterò  a  scriverne,  la  chiamerò  l(t  teoria  del  pii- 
(inaìe  morale.  Chi  avrà  la  noia  di  leg!.;ere  tutto  il  libro, 
citato  da  un  onorevole  membro  della  Camera  dei  Comuni, 
vedrà  che  il  fine  suo  fu  appunto  di  combattere  tale  teoria. 

Sono,   signore, 

vostro  devoto 
GiXTs.  Mazzini. 


(')  Il  Times  aveva  accennato  alla  polemica  che  in  proposito 
il  Mazzini  aveva  avuto  con  D.  Manin.  Ved.  l'ediz.  nazionale, 
voi     LV,    pp.    xxxv-xlij    e    147-175. 


[1864]  EPISTOLARIO.  49 

VM3[CCCX1I. 

A     Al.ICSSAXDRO     CaUISSIMI.     !l     MÌli1Il(> 

[LoiulniJ,    17    iiuuv.d     [ISCU]. 

Fratello, 

So  che  avete  offerto  più  volte  la  vita  al  paese. 
31a  so  anche  che  siete  fra  (pielli  i  quali  credono 
doversi  giovare  al  paese  in  tutti  i  modi  possibili. 
V'ho  conosciuto  personalmente. 

È  impossibile  ch'io  tenti  formare  una  lista  di  500 
offerenti  all'intento  definito  dalla  piccola  circolare 
che  v'  è  nota,  e  non  ponga  voi  trai  500.  È  lista 
d'onore  e  deve  avervi. 

Né  aggiungo  parola  perché  superflua. 

Abbiatevi  una  stretta  di  mano  dal 

fratello 
Gius.  Mazzini. 

VMMCCCXIII. 

re  Henry   Samuel  King. 

[London,   March]    ISth.    [1S(U].    Friday. 
My  dear  Mr.  King, 
Your  donation  to  our  Venetian   fund — for  it   is 

venerdì    18. 
Mio   caro  sij;nor   King. 

I«a   vostra    offerta    per   il   fondo    per    \'enezia    —   poiché 

vMMC'CCXII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  Mu- 
seo del  Risorgimento  di  Miniano.  A  tergo  di  essa,  di  pugno  del 
Mazzini,    sta   l'indirizzo  :    «  Signore   A.   Carissimi,   Milano.  » 

VMMCCCXIII.  —  Pubbl.  in  Letters  and  RecoUeciious  of  Maz- 
sini,   cit.,   p.   40. 

Mazzini,  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXYIII  (Epistolario,  voi.  XLVII).       4 


50  RPISTOLARIO.  [lSn41 

N'enice  whicli  now  coiistitutes  our  immedjitc  aim — is 
(ìoiibly  welcome,  botli  ns  a  valued  piooL'  of  your 
symi)atliy  witli  onr  iiational  cause,  and  as  coiniiii^ 
i\t  a  nionient  wlieii  tlie  stoini  is  ragiiig  around  me 
and  mine.  (')  He  so  kind  as  to  convey  my  llianks  1( 
Mis.  Kinji.  1  deeply  regret  liei-  liaving  lieen  ili. 
As  to  yoni*  veiy  kind  invitatioii,  alasi  Tliose  who 
clioosc  to  see  in  me  the  wild  conspirator,  instead 
of  the  man  deeply  and  leligionsly  convince^  thal 
lite  is  a  task  and  a  battle,  do  little  snspect  how 
Avorn-ont,  exhausted  and  «  a"weary,  »  1  feel,  and 
h(»\v  I  dream  oE  a  quiet,  solitary  retreat  in  which 
to  be  able  to  write  a  hook  aboiU  matters  ot  vital 
importance  to  me,  and  whicli  I  bave  been  compelled 
to    leave   nntouciied    tliiouiih    want    of   time,   before 


è  Venezia  che  forma  ora  la  nostra  mota  pin  prossima  — 
»>  doppiamente  henveniUa.  e  come  nn  se.uno  die  ri  fa  apprez- 
zare la  V(»stra  simpatia  per  la  nostra  causa  nazionale,  e 
perchè  viene  in  un  momento  in  cui  la  tempesta  infuria 
intorno  a  me  e  ai  miei.  Siate  cosi  gentile  da  far  perve- 
nire i  miei  rini;raziiunenti  anche  alla  vostra  si,s;nora.  Sono 
profondamente  addolorato  che  sia  stata  ammalata.  C^uanto 
al  vostro  invito  tanto  gentile,  ahimè!  Coloro  che  prefe- 
riscono vedere  in  me  il  selvassio  cospiratore,  invece  del- 
l'uomo profondamente  e  religiosamente  convinto  che  la 
vita  è  un  dovere  e  una  hattaglia,  sono  hen  lontani  dal 
sospettare  quanto  io  mi  senta  sfinito,  esaurito  e  stufo,  e 
quanto  io  sogni  un.  romitaggio  quieto  e  solitario,  nel  quale 


(')  H.  S.  King  aveva  inviato  al  Mazzini  quattro  lire  ster- 
line per  l'acquisto  di  due  cartelle  di  lire  cento  ciascuna  della 
sottoscrizione  per  Venezia  ;  e  l'aveva  accompagnate  da  una 
lettera   che  è   inserita   in   Lei  ter»  anrl  Recollectìons,  ecc.,   p.  39, 


[1864]  EPISTOLARIO.  51 

vanishiiifi;.  Bui  llie  dream  caiiiiot  he  lealised.  aiul 
1  (laivsa.v  T  sliall  have  soou  to  onibai-ik  as  wt'll  as 
I  cali  iiilo  ([Tiite  a  diffei-ciit  soi-t  of  lite.  I  feel,  Iidan- 
evei-,  very  gi-atefnl  to  yoii  and  to  her  for  the  tlioiiiilil  : 
I  shall  l'emenibei-  it  if  ever  thiiifi's  should  take  a  moie 
i|uiet  tura  than  Ihey  are  likely  to  assume  in  the 
si)iini;.     Evei" 

i'aithluUy  youis, 
Jos.  Mazzini. 


mi  sia  dato  di  scriveri',  prima  di  scomparire,  aii  liliro  in- 
torno ad  aryonieuti  che  per  me  sono  di  importanza  vitale, 
e  che  sono  stato  costretto,  per  mancanza  dì  tempo,  a 
lasciare  da  parte.  Ma  il  sogno  non  è  realizzabile,  e  direi 
invece  che  dovrò  presto  gettarmi,  per  tiiianto  mi  sarà  possi- 
bile, in  una  vita  ahiuanto  diversa.  Sono,  però,  molto  grato 
a  voi  ed  a  lei  per  il  pensiero:  me  ne  ricorderò  se  un 
giorno  le  cose  prenderanno  una  piega  piti  tranquilla  di 
tjuelhi  che  probabilmente  prenderanno  in  primavera. 
Sempre 

devotamente  vostro 
Gius.  Mazzini. 

VMMCCCXIV. 

A    Ekgisto    Bkzzi.    a    Milano. 

[Londra],   18  marzo    [1864]. 
Caro  Bezzi, 

Ebbi  le  due  vostre.  Dio  faccia  che  riusciate  nelle 
o])ei"azioni,  perché  in  verità,  se  non  facessimo,  dopo 

VMMCCCXIV.  —  Pubbl.  da  G.  Locatelli-Milesi,  op.  cit.. 
pp.   223-224. 


52  BPISTOLAKIO.  IlSfU] 

aver  destato  eolla  nostra  ])i'omessa  d'azione  tulio  un 
lavoro  euroi)eo,  saiemnio  spenti  ])ei-  Inuj^o  tempo. 
Aspetto  impaziente  notizia  positiva  di  <!ai-[il)aldi], 
])ei('lié  davvero,  s'ei  venisse,  ci  risparmieiehhe  ini 
mensa  fatica.  Il  danaro  i)el  momento  delTazione  sa- 
rebbe (jui  raccolto  senz'alcun  dul)l)io  :  noi  ),oti-emnio, 
certi  di  questo,  conservar  tino  alF  ultimo  soldo  che 
si  raccojìlie  ai  preparativi;  e  le  cose  si  aj^evolereb- 
bero  di  molto.  Quanto  alle  dimostrazioni,  sia.  Non- 
dimeno, possono  diventar  necessarie  sui  primi  «•iorni 
d'azione  e  decidere  il  Governo,  e  quindi  non  è  male 
cacciarne  lentamente  V  idea.  Decideremo  piiì  tardi  e 
in  accordo.  Z[eneroni]  non  mi  scrive  mai  di  (luelle 
spese;  né  io  ne  ordinai  di  gravi:  se  non  che  gli 
dissi  che  si  giovasse  per  andare  innanzi  nei  lavori 
del  l'organizzazione  di  ciò  che  raccoglierebbe  sui  Bol- 
lettari ^>neti.  Ap])nrate  le  sjiese,  se  d'armi  o  d'altro 
che  meriti,  potreste,  parmi,  dirgli  lo  stesso  sui  libretti 
del  milione  che  di  certo  avrà.  Se  giudico  dalle  mosse 
governative,  darebbero,  lasciati  a  sé.  battaglia  sul 
^lincio  e  sul  Po  e  sarebbero  battuti.  Ragione  di  più 
],erché  il  moto  ^'eneto  e  nostro  insegni  loro  l'unico 
disegno  che  posa  su  due  i)unti,  Tir[olo]  e  A'enez[ia]. 
Addio  per  ora. 

Vostro  sempre 

Gì  ['SEPPE. 

Non  mi  fraintendete  se  sapete  cli'io  vado  cer- 
cando di  raccogliere.  Quanto  raccolgo  è  destinato  al 
vostro  punto.  Yivo  in  terrore,  per  lunga  esperienza, 
del  trovarci,  giunto  il  momento,  senza  un  soldo. 

A'errà  a  momenti  fra  voi  quel  Polacco  dalla  carta 
e  con  essa,  se  pure  può  cangiarsi  o  se  può  trovarsi 
anticipazione  su  essa. 


[18(>4]  EPISTOLAIUO.  53 

VMMCCCXW 
A  Demetrio   Diamilla   Mcller,   a   Turino. 

[Londra],    19   marzo   1S(J4. 
Caro  ^I  11  Ilei-. 

Eccovi  una  Nota  da  traismetteie  ;  accompajiiiatela 
d'una  copia  chiara.  La  mia  .scrittura  è  poco  intelli- 
gibile. 

Coirandar  dietro  ai  romori  che  corrono,  voi  am- 
brate destinato  a  far  sapere  a  tutti  ciò  per  cui  mi 
cliiedeste  il  segreto.  In  Lugano  la  vecchia  amicizia 
fa  si  che  s'aprono  lettere  a  me  dirette  per  vedere 
se  utili  a  mandarsi,  etc. 

È  tempo  che  le  pratiche  vengano  a  qualche  cosa 
di  concreto.  Se  dunque  darà  l'idea  che  nemmeno 
r  iniziativa  interna  deve  concedersi  —  se  si  predica 
ai  Veneti  di  non  fare  —  se  non  esce  un  risultato 
positivo  da  ciò  ch'io  dico  —  è  meglio  lasciar  ca<lere 
ogni  contatto,  e  ognuno  faccia  quel  che  può  ù  la  grùcc 
(ir  Dirli. 

Notate  che  nel  caso  si  concretasse,  non  ho  chiesto 
danaro  per  aiuti.  Danaro  esige  conti:  diventerebbe 
cosa  mia  personale,  perché  dovrei  spenderlo  io  e  a 
modo  mio  per  F  impresa.  Ho  bisogno  in  questo  con- 
tatto di  mantenermi  il  meno  vincolato  possil)iìe  per 


VMMCCCXY.  — ■  Pubhl.  in  Politica  segreta  italiana,  ice., 
cit.,  pp.  55-5<j.  in  (Ili  è  riportata  hi  Nota  (Meiìioranduiii)  se- 
guente,   alla   quale    il   Mazzini    fa   cenno. 


54  EPISTOLARIO.  [1864] 

l";iv\('iiii-('.  E  mi  limilo  (iniiidi  ;i  cliieih'i-o  iiiiiii  pel 
\'eii('1().  -Mamleiei,  coiiiu  dissi,  uno  (Ifiriiileruo  a  ri- 
tiiaik". 

\'ostr()  seinpie 

(ilUSKl'l'K. 

l'.t    iiijirzo. 

«La  nota  (lasmcssa  (')  è  .stata  da  me  letta  con 
attenzione,  come  meritava. 

«  Ma  nn  errore  la  domina,  ed  è  vitale  nella  ([ne- 
stione. 

«Quando  io  i>arlo  d'iniziiitiva  del  Partito,  non 
inten.do  iniziativa  dal  Kegno,  irruzioni  dal  di  ipni 
del  Mincio  o  del  Po.  Per  quanto  io  la  cred(^  diritto 
del  paese  contro  lo  straniero,  ne  vedo  tutti  i  i)ericoli 
e  le  difficoltà.  Ma  intendo  iììlziafira  infermi  nd  IV'- 
iicto:  insurrezione  sul  territorio  occupato  dalTAu- 
stria  :  iniziativa  che  avendo  luogo  creerebbe  in  noi 
non  solamente  il  diritto,  ma  l'assoluto  dovere  «li 
aiutarla  in  tutti  i  modi  possibili,  e  sfidando  tutte  le 
conseguenze. 

«  La  posizione  della  (questione  è  dunque  total- 
mente diversa  da  quella  che  produsse  il  tentativo 
su  Kuma.  Allora  si  marciava  dall'interno  dello  ^>tato  : 
il  tempo  imi)iegato  nelle  operazioni  era  tale  che  il 
Governo  doveva  prendere  un  partito.  Secondo  me, 
non  prese  il  buono.  Ma  ammetto  che  era  im]>ossibile 
non  prenderne  uno. 

«  Nel  caso  di  cui  si  tratta,  invece,  il  (Joverno  è 
passivo:    non   può  essere  accusato  di   connivenza;  è 


(')    La    nota,    inviata    a    lui    in   copia,    die    aveva    steso    Vit- 
torio   Emanuele    II.    Ved.    la    nota    alla    lett.   VMMCCCIX. 


[1S64]  EPISTOLARIO.  50 

chiamato  a  scej2;liere  liberamente  la  propria  via  dopo 
avvenimenti  che  aviehheio  luogo  al  di  là  dei  proprii 
attuali  dominii. 

«  Nel  mio  disegno,  ripeto,  si  tratta  d'insurrezione 
A'eneta.  Avendo  luogo,  il  Partito,  non  v"ha  du'obio, 
farebbe  il  proprio  dovere  per  soccorrerla  ;  ma  dopi) 
che  sarebbe  iniziata  ;  appunto  come  Cracovia  ha  fatto 
il  proprio  dovere,  aiutando  con  bande  di  volontari 
l'insurrezione  Polacca.  In  (piel  caso  temo  che  il  (ìo- 
verno  nuocerebbe  pili  assai  a  se  stesso  che  a  noi  im- 
pedendo colla  forza  gli  aiuti.  Non  si  protegge  im- 
punemente l'Austria  come  si  protegge  la  Francia, 
che  ci  fu  alleata  e  che  esercita  ancora  un  presti- 
gio sui  pili.  Un  dispiego  di  forze  contro  lo  slancio 
che  trascinerebbe  i  giovani  a  traversar  la  frontiera 
in  aiuto  dei  Veneti,  produrrebbe  collisioni  funeste. 

«  Scopo  della  nota  trasmessa  è  appunto  quello 
d'evitare  quel  pericolo:  è  il  desiderio  che  fui  te  le 
forze  vitali  della  Kazione  adempiano  inveee  al  fjlorio- 
so  maudiaio  dell'opera  finale  della  Patria  noatra. 

««  Data  questa   spiegazione,  due  osservazioni   ri 
mangono. 

«  La  prima  è  cpiesta  :  che  né  io  né  altri  possiamo 
posporre  indefinitamente  l'iniziativa  A'eneta  a  bene- 
placito d'un  potere  che  non  determina  tempo  alcuno. 
Il  lavoro  Veneto  è  avviato  e  forte  più  che  forse  non 
si  crede.  Noi  non  possiamo  né  vogliamo  dominare 
quel  lavoro.  Lo  abbiamo  fatto.  Ora  spetta  ad  esso 
decidere.  E  la  decisione  può  dipendere  dalla  proba- 
bilità d'una  scoperta,  da  un  movimento  che  abbia 
luogo  altrove,  da  una  scintilla  impreveduta  da  tutti. 
L'insurrezione  Polacca  doveva  differirsi  fino  ad  una 
condizione  diversa  di  cose  in  Europa,  e  nondimeno 
il  deci-eto  di  Wielopolski  la  fece  scoppiare.  Noi  rac- 


56  BPISTOLAKIO.  [I864J 

comaiuleiemo  ai  ^'encti  di  non  sorgere  se  non  con 
tutte  le  probabilità  di  non  essere  schiacciati.  Non 
altro.  K  ci  prepareremo  a  secondarli  se  insorgono. 

«  D'altra  parte  —  ed  è  la  seconda  osservazione 
—  io  credo  essenziale  l'iniziativa  A'eneta  :  la  credo 
essenziale  per  la  Nazione,  pel  Governo,  per  l'Europa. 
Né  posso,  per  (pianto  io  vi  pensi,  intendere  come  il 
(loverno  possa  seriamente  parlare  d'iniziativa  pro- 
pria, quando  l'iniziativa  Veneta  gli  toglierebbe  tutte 
le  diflicoltà  diplomatiche,  lo  porrebbe,  come  nel  1848, 
in  una  posizione  giustificata  di  necessità,  e  gli  da- 
rebbe militarmente  la  più  importante  delle  opera- 
zioni compita.  Quest'ultima  considerazione  è  per  noi 
grave.  Non  si  vince  l'Austria  stendendo  una  lunga 
linea  sul  Mincio  e  Po.  Si  vince  in  Tirolo  e  a  Venezia. 
E  l'insurrezione,  occupando  le  linee  di  comunica- 
zione al  nemico,  agevolerebbe  quel  piano. 

«  L'iniziativa  deve  essere  del  ^'eneto.  11  tempo 
deve  essere  scelto  da  esso.  Noi  e  il  Governo  dol)- 
biamo  prepararci  a   seguirla,  intesi. 

«  Data  la  forza  nei  Veneti  per  iniziare  in  modo 
da  poter  durare,  v'è  opportunità  per  la  guerra? 

«  Qui  pure,  per  quanto  io  ci  pensi,  non  posso  in- 
tendere il  dubbio.  L'opportunità  non  può  essere  più 
visibile.  L'insurrezione  Polacca,  la  guerra  Dano-ger- 
manica,  le  disposizioni  dei  popoli  in  .Ungheria  e  in 
Oriente,  i  timori  della  Germania  che  incatenano  le 
sue  forze  alla  possibile  difesa  del  Beno,  le  tendenze 
universali  a  guerra  Europea,  ogni  cosa  accenna  il 
momento. 

«  In  ogni  modo  dovrebbe  iutender-si  che  quando 
un  Partito  potente  è  disposto  all'azione,  chi  crede 
utile  e  patriotico  intendersi  con  esso,  non  può  limi- 
tarsi a  dire  :  «  Il  tempo  non  è  maturo,  »  ma  dovrebbe 


ri.Sfi41  pj>rsTOi,.\Hio.  57 

(lire  (jìKiìi  sono  le  condizioni  che  si  richiedono  })(»vché  lo 
sia.  La  jiueiia  in  Europa  ?  Esiste,  e  s'allargherà  neces- 
sariamente col  nostro  assalto  all'Austria:  ne  spaii- 
ranno  anche  le  ragioni  se  noi  lasciamo  che  la  Polonia 
e  la  Danimarca  soccombano  per  esaurimento.  TI  Genio 
sta  nell'afferrare  un  momento  che  può  fuggire,  e  nel- 
rintendere  che  l'Italia  non  può  entrare  or//// in  guerra 
senza   sollevare  quello  ajìpunto  che  si  desidera. 

«  Se  è  possibile  intendersi  sull'azione,  quali  cose 
pratiche  dovrebbe  fare  chi  regge? 

«  Le  indicai  già,  le  indicherò  nuovamente. 

«  Lasciar  correre  una  voce  ai  ^'eneti  che  dica 
loro:  Purché  forti,  iiiizififr  jjiire:  f<arefc  ai  urtiti. 

«Accelerare  i  preparativi  non  solamente  di  terra, 
ma  marittimi. 

«  Confermare  segretamente  ciò  che  noi  diciamo 
sulla  necessità  d'insorgere  ai  Veneti,  ai  Serl)i,  agli 
I^ngaresi,  ai  Galliziani. 

«  Aiutare  i  Polacchi  nei  disegni  loro  i)er  la  \  ia 
dell'Oriente. 

«  Porre  a  disposizione  del  Partito  d'Azione  A'e- 
neto  qualche  migliaio   di   fucili. 

«  E  convincersi  che  con  un  Ministero  screditato 
non  si  vince  una  guerra  nazionale,  non  si  crea  la 
concordia  necessaria  degli  elementi.  Sciogliere  un 
^Ministero  e  chiamarne  un  altro  che  accetti  il  pro- 
gramma: Guerra  alì'Aìif<tria  con  tutte' le  forze  del 
paese,  è  prerogativa  regia,  com'è  quella  di  sciogliere 
la  Camera  e  procedere  alle  elezioni  generali.  Non  l'o 
bisogno  di  avvertire  che  Rattazzi  sarebbe  considerato 
come  ])essimo  tra  i  ministri  per  crear  la  concordia. 

«  Accettate  queste  basi,  il  resto  —  il  concetto 
della  guerra  —  la  parte  dell'elemento  volontario  e  di 
Garibaldi  —  e  via  cosi,  s'aggiusterebbero  facilmente. 


58  EPISTOLARIO.  [1864] 

«  Caldi iK'  Plinio,  mi  si  oonccda  i!|,('i»'rl(».  d'oirni 
azione  concoide,  è  Ja  ccitczza  data  clic  la  ii'i^'i'i'J» 
sai-à  italiana  e  conihaltut}'.  esclusiva  meni  e  con  armi 
ilaliaiie. 

lì  US.    M.VZZIM  />. 


\\MM(\'('XVI. 

A    KiuasTO    Bezzi,    a    Milano. 

[Loiidml.   21    marzo    [1804]. 

Caro  Bezzi, 

Le  linee  acchiuse  son  nulla,  ma  possono  servire 
a  v<d  e  a  M[auci]  nella  coii-ispondenza. 

Mentre  da  un  lato  fate  (pianto  })otete  per  18. 
[rivoltelle],  non  dimenticate  di  jn-edicare  agii  amici 
di  o9.  [Comitati  Centrali]  che  dovrebbero  far  più 
conto  che  generalmente  non  si  fa  di  16.   [l>ombe].  È 

VMMCCCXVI.  —  Piibhl.  (la  G.  Locatelll-Milesi,  oil, 
cit  .  p.  244.  in  cui  sono  date  a  luce  (pp.  224-220)  anche  le 
(I  linee  »    seguenti,   alle   quali    il   ^Mazzini   accenna   nella    sua   lett. 

«  Nuta   pei    buoni   del    Veneto   e   del   Trentino  : 

«  La    schietta    posizione    delle    cose    è    questa. 

«  Le  forze  dell'Austria  sono  paralizzate  in  gran  ]iarte  dalla 
guerra  Dano-germanica,  dall'attitudine  della  Gallizia.  dove  lo 
stato  d'  assedio  parla  chiaro  abbastanza,  da  quella  dellTn- 
glieria  che  s'agita  e  dove  iin  lavoro  energico  del  Partito  d'A- 
zione in  contatto  con  noi  innoltra  rapidamente,  da  quella  della 
Serbia,  dei  Principati,  etc  che  si  fa  minacciosa  pili  sempre. 
11  timore  d'un  assalto  francese  al  Reno  neutralizza  le  forze 
germaniche. 

«  11  m-  do  con  cui  verrà  accolto  (iaribaldi  in  Inghiltf^rra 
])roverà  quali  siano  le  tendenze  di  questi  paesi. 

«  L'insurrezione  Polacca  si  prepara,  sulla  fede  d«'irazione 
Italiana,    a   ripigliar   nuova    vita    e   irrompere  nella    Gallizia. 

«  Il   Governo   Italiano,   per  ragioni   inutili   a  dirsi,   respinge 


[1864]  EPISTOLARIO.  59 

ripeto,  modo  d'aver  18,  [i-ivoltelle]  Dovrebbero  essi 
mandai'  alcuno  di  quei  che  impalarono  a  iniziare  il 
lavoro  in  altri  punti,  e  specialmente  in  Pad[()va]. 

Duolmi  assai  che  C[airoli]  riaccetti  d'andare  alla 
Camera.   (^)  La  sua  nuova  posizione  esige  ch'ei  sia 
indipendente  da  altri  vincoli. 
Addio  per  ora. 

vostro  sempre 
Giuseppe. 

ogni  iniziativa  nostra;  accetta  e  desidera  l'iniziativa  interna. 
Si  prepara  visibilmente  a  seguire.  1'^  1  preparativi  stessi,  dei 
(piali  è  nota  a  tutti  la  cagione,  fondano  nell'esercito  l'opi- 
nione che  lo  trascinerebbe,  data  l'azione.  Ho  inoltre  ragioni 
particolari  per  accertare  all'interno  la  decisione  di  cooperazione. 

«  Quanto  agli  aiuti  immediati  da  parte  nostra,  non  credo 
che  l'unione  di  Garib[aldi],  di  me  e  di  tutto  il  Partito  d'Azione 
in    un   solo   concetto   pos.sa   lasciar    luogo   a    dubbio. 

«  La  questione  sta  dunque  tutta  in  mano  al  paese  occu- 
pato dall'Austria.  Se  imitando  la  Polonia,  agirà,  sarà  salvo. 
I..a    questione    diventerà    non    solamente    italiana,    ma    europea. 

((  Se,  non  avendone  il  coraggio  o  indugiando  soverchia- 
mente, lascierà  sfuggir  l'ocasione  —  se  lascerà  che  la  questione 
Dano-germanica  si  componga  e  che  la  Polonia  cada  esaurita 
per  isolamento,  le  sorti  del  Veneto  e  del  Trentino  saranno 
servitù  per  lunghi  anni.  Essi,  passata  la  crisi,  non  potranno 
sperare  in  iniziativa  d'alcun  per  essi.  E  l'aspettazione  del- 
l'Europa è  tale  che  essi,  se  lascias.sero  sfuggire  l'opportunità, 
scadrebbero  tremendamente  nell'opinione,  siccome  incapaci  di 
libertà.  » 

(')  Tutti  i  deputati  d'estrema  sinistra  che  si  erano  di- 
messi dopo  il  voto  del  10  dicemi)re  1S(>3  (ved.  la  nota  alla 
lett.  VMMCLXXI),  ad  eccezione  di  A.  Bertani  e  di  A.  Saffi,  si 
ripresentarouo  agli  elettori  e  gran  parte  di  essi  furono  ricon- 
fermati nel  loro  mandato.  Anche  B.  Cairoli  riuscì  eletto  nel 
I  collegio  di  Napoli,  sia  pure  rimanendo  soccombente  in  quello 
di  Brivio,  in  cui  era  riuscito  eletto  nelle  precedenti  elezioni 
(ved.  la   lett.   VMMCCIV). 


60  EPISTOLAKTO.  [1804) 

A    Fklu'e    Daiìmno,    11    (Icnnva. 


[Londnil.    22    ni:irzo     [ISO-i]. 

faro  Dagnino, 

^'oi  avete  visibilmente  i»inrato  di  non  scrivei-c 
mai  e  rimando  incerto  sul  ^iunycivi  delle  mie.  Xé 
avete  mai  potuto  darmi  un  altro  luiono  indirizzo  jjev 
alternare.  Ignoro  ormai  ogni  cosa  di  Genova,  ogni 
intenzione,  ogni  lavoro  e  chi  lo  dirige,  se  pur  qual- 
cuno dirige. 

Xi  prego  di  far  avere  gli   uniti  biglietli. 

Avete  relazioni  in  Turiisi?  Può  alcuno  indicare 
(pmlche  nome  di  liuono  e  onesto  repubblicano  die 
sia   colà? 

Addio: 

A'ostro  sempre 
Gii'SEPrE. 

Aggiungete  ai  vostri  l'indirizzo  seguente: 
C.  E.  ^raurice.  Esq. 
18.  Hart  Street. 

Bloomsbury. 

London. 


vMMCCCXYII.  —  Inedita.  L":iut<>grafo  si  conserva  nel- 
l'Istituto Mazziniano  di  Genova.  A  tergo  di  esso,  di  pugno 
del    Mazzini,    sta    l'indirizzo:    «  F [elicei     I)[asnino].  » 


[1N04J  EPISTOLARIO.  Hi 

VMMCCCXVIII. 

To   THE   Editor  of   tue  «  Times.  » 

[London!,    March   25tli,    [1864]. 
Sii', 

In  answer  to  the  Parisian  correspondence  coii- 
taiiied,  to  my  utter  astouisliment,  in  your  number 
of  tliis  day,  I  have  to  state  tlie  followig  f<tct.s: 

I  was  pnblishinj>  in  18^52  in  ^larseilles,  a  series 
of  politicai  writing  under  the  title  of  (lioriuc  Italia, 
the  iianie  of  ouv  National  xVssociation.  The  French 
Oovei-nnient  had,  to  i)lease  onr  own  despotic  (iovern- 
ments,  oideied  me  away.  I  had  motives  l'or  remain- 
iiig.  and  did  i-eniain,  at  Mai-seilles  concealed. 


25   marzo. 
Signore, 

In  ri.«^posta  alla  corrispondenza  parigina,  che,  con  mia 
grande  sorpresa,  trovo  nel  vostro  numero  d'oggi,  è  mio 
dovere  dì  far  conoscere  1  fatti  segnenti  : 

Xeir  anno  1832,  io  mi  occupava  a  Marsilia  della 
pubblicazione  di  una  serie  di  scritti  politici  col  titolo  di 
Giovine  lidlifi,  che  era  il  nome  della  nostra  Associazione 
Nazionale.  A  quel  tempo  l'autorità  francese,  per  far  la 
corte  ai  nostri  Governi  dispotici,  mi  intimò  l'ordine  di 
al)bandonare  Marsiglia.  Aveva  i  miei  motivi  per  fermarmi 
colà,  e  vi  rimasi  nascosto. 

VMMCCCXVIII.  —  Pubhl.  nel  Times  del  20  marzo  1804, 
quindi  tradotta  e  data  a  luce  ncWl'nità  lidliana  di  Milano, 
del  31  marzo  1804.  In  quest'ultimo  periodico  si  affermava  che 
il  Times  aveva  ricavato  la  notizia  del  presunto  delitto  dal 
Constitutiofinel,    che    l'aveva    pubbl.    pochi    giorni    prima. 


G2  EPISTOLARIO.  [18G4] 

The  Freuch  Government,  irritateci  at  being  unublc 
to  (liscover  me,  im-agined  that  by  accu.sing  me  ol' 
il  crime,  they  migiit  (l('i)rive  me  of  the  esteem  uiid 
iitTi'clioii  lo  wiiich  I  oAved  shelter.  Tliey  obtiiiiu'd 
l'ioni  a  poi  ice  agent  a  preteiided  historical  documeiit, 
to  which  tlie  forger  had  aflixed  my  mime,  and  in 
serted  it,  thoiigh  Avell  aware  oi"  the  falsehood,  in 
the  Moiìitcìir  in  the  month  of  -hine,  183o. 

1  immediately  protested  in  the  Xational,  and 
these  were  my  concluding  words:   (^) 

«  I  solemny  deny  the  statement,  the  sentence — 
the  whole  matter.  1  give  the  He  to  the  semi-offici  al 
Moiiitriir  and  to  the  (iovernment;  and  I  defy  the 
(Jovernment,  its  agents,  or  the  foreign  police  who 
labricated  the  cahimny  to  prove  a  single  one  of 
their  assertions  against  me,  to  produce  theli  originai 


Il  Governo  francese,  irritato  peché  non  poteva  sco- 
prire dove  io  mi  fossi,  suppose  che  accusandomi  di  un 
delitto  poteva  togliermi  l'affetto  e  la  stima  di  coloro  che 
mi  davano  asilo.  A  questo  fine,  il  Governo  d'allora  ottenne 
da  un  agente  di  polizia  un  preteso  documento  storico,  al 
([uale  un  falsario  aveva  apposto  il  mio  nome,  e  lo  fece 
pubblicare  nel  Moìiitcìir.  pur  sapendolo  ffilxo.  nel  giugno 
dell'anno   1838. 

■  Protestai  subito  nel  Xatioìxtl,  ed  ecco  quanto  diceva, 
chiudendo    quella    protesta  : 

«  Nego  solennemente  i  fatti  citati,  la  sentenza  e  tutto 
l'affare.  Do  una  formale  smentita  al  semi-ufficiale  Monitcnr 
ed  al  Governo  ;  e  sfido  il  Governo,  i  suoi  agenti  e  la  po- 
lizia straniera  —  che  hanno  fabbricato  qesta  calunnia  — 
a    provare   una    sola   delle   loro   asserzioni,   a   produrre  l'ori- 

(')  Ved.  le  lett.  LXXXI,  CI  e  CV  e  S.E.I.,  voi.  Ili,  pp.  35-41. 


[1864]  EPISTOLARIO.  63 

of  the  sentence  ami  my  signature,  or  to  diseover  a 
sinyle  line  of  mine  tliat  coiild  induce  a  belief  in  tlic 
possil)ility  of  sudi  an  act  on  my  pait.  » 

Tlie  Moniteiir  was  silent.  The  originai  was  nevei- 
produced.  The  judieial  authoiities  solved  the  pro- 
blem. 

The  judijment  of  the  Supreme  Court  of  rAveyion 
decided  fhat  the  crime  of  Gn violi  iras  the  resiilt  of  a 
qufirrrl,  and  pcrpetratrd  ivithoiit  prrmrditafioìì.  The 
sentence  was  ])as8e(l  on  the  30th  of  Xovembev,  I800. 
La  Cecilia,  whose  name  appeared  with  mine  at  the 
end  of  the  forjied  document,  continued  to  live  openly 
ili  France,  and  Avas  never  even  inteirofiated  on  the 
subject. 

Some  years  later  Guisquet,  who  had  been  Prefect 
of  Police  in  1888.  when  writing  his  memories,  and 
thinkinii'  only  of  the  money  vaine  of  the  melodva- 
matic   incidents  inti-oduced,  i-ei)eated  the  foul  accu- 


«ùuile  della  sentenzii  0  l;i  mia  tinua,  ed  anche  a  scoi)rire 
una  sola  linea,  scrittn  di  mio  pugno,  die  possa  far  cre- 
dere   alla    possibilità,    per    parte    mia.    di    un    simile    atto.  » 

Il  Monitcur  si  tacque.Il  documento  originale  non  fu 
mai  prodotto.  L'autorità  giudiziaria  risolvette  il  problema. 
Con  giudizio  della  corte  suprema  dell' Aveyron,  fu  deciso 
L-hv  la  uccisione  di  Gavioli  era  conseguenza  di  una  rissa, 
ed  era  stata  commessa  senza  premeditazione.  Tale  deci- 
sione è  del  30  novembre  1833.  Il  signor  La  Cecilia,  il 
cui  nome  trovavasi  accanto  al  mio  sotto  il  falso  docu- 
mento, continuò  a  vivere  tranquillamente  in  Francia,  e 
neppure  fu  interrogato  su  questo  affare. 

Alcuni  anni  dopo,  il  signor  Gisquet.  che  era  prefetto 
di  polizia  nel  1833,  scrisse  le  sue  Memorie,  e  a  null'altro 
pensando  che  a   dare  un  valore  venale  agli  incidenti  melo- 


04  15PISTOLARIO.  ri.S04] 

saliou.  I  cilcd  liiin  Itcloic  llic  liil)iiii;ils.  M.  (Jnis 
(liu'(  <k'('l;n(Ml  heloie  tlu'  Court  liis  couvictioii  tliat 
I  Wiis  aii  lioiicst  mail,  and  iiica])al)ìt*  of  ciiine.  TIm* 
'Iribiiiial  (Aprii,  1S41)  proiiouiiced  sciitence  accord- 
iii^Iy,  declariiijL'  aj;aiii  my  iiinoceiice.  (') 

La  ter  stili,  in  1S45,  at  the  time  of  the  letter- 
oiieninji  affair,  Sir  James  (iraham  ventured  in  the 
House  of  Common s  to  revive  the  calumny.  Ile  Avas 
conijx'lled.  hy  the  information  he  received  from  tlie 
ma^istrates  of  l'Aveyroii,  to  puliliely  apologize  to 
me.  Tlis  words.  pronounced  on  the  Sth  of  ^lay,  1845, 
in  answer  to  a  question  ))ut  I)y  the  lioii.  meml>er 
for  Kilmjirnodk  (Mr.  Bouveriel,  Avere  the  followiii}^. 
wliicli  1  extraet  from  your  own  columns  of  the 
•Jth  of  May,  1845: 

«  I   am   bound  to  state  to  the  lion.   member  for 


(Iraumiatici  cìw  offriva  al  pubblico,  ripetè  Tiiifaiue  arcusa. 
Citai  il  signor  Giscpiet  davanti  ai  tribunali  ed  alla  giu- 
stizia, ed  egli  conipiirve  e  dichiarò  essere  sua  convin- 
zione che  io  era  un  uomo  onesto,  incapace  di  commettere 
un  delitto.  Il  tribunale,  nell'aprile  del  1841,  emise  di 
conformità  il  suo  giudizio  e  dichiarò  che  io  era   innocente. 

Nel  1845,  all'epoca  dell'affare  dell'apertura  delle  lettere, 
il  signor  James  Graham  tentò,  innanzi  alla  Camera  de' 
l'omuni,  di  far  rivivere  la  calunnia  :  fu  costretto,  in 
forza  delle  informazioni  che  ricevette  dai  magistrati  del- 
l'Aveyron,  di  fare  pubblicamente  ammenda  onorevole.  Le 
parole  che  il  signor  James  Graham  pronunciò  alla  Camera 
de"  Comuni  l'S  maggio  1845,  le  trovo  nelle  colonne  del 
vostro  giornale  d'allora,  e  sono  le  seguenti  : 

«  Sono     costretto     a     dichiarare     all'  onorevole     membro 


(')    Ved.    le    lett.    MCCCXXXI    e    segg. 


[1864]  EPISTOLARIO.  65 

KilmariKK'k  ;ni(l  io  the  House  tlint  tlie  nccouiit  1 
i-eceived  yesterday,  resting  upoii  the  statement^  of 
tlie  judge  who  tried  (Javioli,  and  the  public  prose 
cutor,  in  answer  to  the  inquiries  made  at  my  reqiiest, 
are  eappUcit,  full,  and  direct,  that  in  tliat  trial  no 
cvidence  wJiatcver  iras  prodìiccd  irliìch  iììculpatex 
M.  Massi  ìli  in  fhe  cafic.  I  ani  bonnd,  therefore,  to 
state  that  if  T  liad  knoAvn  at  the  time  I  made  the 
originai  statement  the  facts  of  the  trial — mnch  more, 
if  I  had  knoAvn  Avhat  was  the  impression  of  the  jndge 
and  the  public  ])rosecutor,  wlio,  I  conceive,  are  the 
best  anthorities  in  this  matter,  -s-o  far  from  mal-inq 
tildi  sfatrnienf,  T  shoiild  hare  rclif/ionsly  ahsiaiìicd 
froìii  doiìui  .so.  By  the  statement  I  then  made  a 
public  injurv  was  inflicted  on  M.  Mazzini,  and,  there- 
fore, noAv  knowing  the  facts  T  bave  just  detailed  to 
the  House,  and  which  Avere  unknown  to  me  then,  I 
tliink  it  due  to  ^Mazzini  to  make  niy  only  and  best 
rei)arati()n  in  my  power,  whicli  is  that  the  statement 


(li  Kilmaruock  ed  tilla  Camera,  che  le  inforiuazioiii  d;i 
me  ricevute  ieri  dal  giudice  e  dal  Procuratore  del  re,  che 
hanuo  giudicato  Gavioli,  sono  esplicite,  iiìtere  e  dirette; 
che  in  quel  processo,  ncs^uìui  prova  fu  prodotta  a  ciirieo 
del  si(/iior  Mazzini.  Devo  (luindi  dichiarare  che,  se  avessi 
conosciuto  prima  i  fatti  di  quel  processo,  e  pivi  ancora 
le  impressioni  del  giudice  e  del  Procuratore  del  re,  che 
sono  a  mio  avviso  le  autoritìi  migliori  in  tale  affare, 
lìiiKji  daU'aver  fatto  la  narrazione  in  discorso,  me  ne  sarei 
relif/iosamentc  astenuto.  Colle  parole  da  me  allora  pro- 
nunciate, ho  fatto  una  pubblica  ingiuria  al  signor  Maz- 
zini ;  ma  conoscendo  adesso  i  fatti  da  me  or  ora  esposti 
alla  Camera,  credo  dovere  al  signor  Mazzini  la  sola,  ma 
al    tempo     stesso    la    migliore     dichiarazione     che    io    possa 

Mazzini,  Scruti,  ecc.,  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.  XLVII).      5 


66  EPI8TOLAEIO.  [18041 

1  liave  iiow  in.-ide  sluill  Ix^  as  i)ul)]ic  as  iny  former 
statement.  I  caii  oiily  add  tliat  I  liope  tliis  ex])laii- 
atioii  will  be  satisfactoi-y.  » 

T  liave,  Sii-,  dia^^^eiì  iiiyself  lehictaiitly  tlnouffli 
(his  niii-e,  in  the  hope  of  teaching  your  lionest  readers 
wliat  vaine  tliey  ean  set  on  siniilar  past,  jn-esent, 
and  foithconiin^'  accnsations.  It  is  heart-sickeniniL; 
to  bave  to  do  so.  It  is  sad  to  bave  to  do  it  in 
Enj^bmd;  sad  to  see  men  wbom  I  was  in  the  babit 
()]■  considering  as  naturally  addicted  to  loyalty  and 
fair  play  i'ei)rodneinjj;,  ligtbtly  and  witbont  a  single 
tbougbt  of  tbe  consecpiences,  aecusations  i)i-oved  long 
ago  to  I)e  false — sad  to  see  tbat  men  Avbo  cali  tbeni- 
selves  gentlemen  and  Cbiistians  do  not  sjnink  fvom 
bandling  tbe  mordi  (Jdf/f/cr  of  calnnmy  against  tbe 
bonour  of  a  man   wbose  lite  and   writing   tbev   do 


fargli,  col  reiulere  cioè  le  icirole  oììììì  da  luc  iiroiiunciate 
altrettanto  pubbliche  (luanto  lo  furono  (luelle  con  cui  lo 
accusava.  INIi  lusini^'o  che  (juesta  spiegazione  sarà  suffi- 
ciente. » 

A  malincuore,  o  .Signore,  io  mi  sono  trascinato  in  questo 
fango  :  ma  spero  di  avere  con  le  mie  parole  tlimostrato 
ai  lettori  onesti  del  vostro  giornale,  (piai  fede  essi  deb- 
bano accordare  a  simili  accuse,  sia  che  riguardino  il 
presente  o  il  passato,  o  si  riproducono  neiravveiiire. 
Ripugna  di  dover  discendere  a  tali  dichiarazioni;  ed  è 
cosa  dolorosa  il  doverlo  fare  in  Inghilterra,  e  pivi  dolo- 
rosa ancora  vedere  uomini,  che  io  aveva  l'abitudine  di 
credere  piuttosto  inclinati  ai  sentimenti  di  imparzialità 
e  di  lealtà,  riprodurre  con  tanta  leggerezza,  e  senza 
riflettere  alle  conseguenze,  accuse  di  tai  natura.  È  tristo 
il  vedere  uomini  che  si  chiamano  r/entlenìcn  e  si  dicono 
cristiani,    non    esitare    a    servirsi    del   pugnale    morale   della 


I 


[1S64]  B3PI8TOLARIO.  67 

iiot  take  any  troiible  to  ascertain  for  a  mere  partj' 
]»ui-[)()se.      Silence    and    eontempt     will    be    heiice- 
loi\vai-(l  iiiy  only  answei-  to  tlieii-  accnsatioiis. 
I  am,  Sii'. 

yoiirs 
■Tos.  Mazzini. 


calunnia,  in  uno  sjcopo  di  partito,  contro  l'onoro  d'un  nonio. 
(li  cui  non  si  danno  neppure  la  briga  di  esaminare  la  vita 
e  '^\ì  scritti.  Il  silenzio  e  il  disprezzo  saranno  d'ora  innanzi 
le  sole   mie   risposte  alle  loro   accuse. 
Sono.  Signore, 

Girs.  Mazzini. 


VMMCCCXIX. 

A   Demetrio    Diamilla   Mt'ller,   a   Torino. 

[Londra],   2S  marzo    [ISIM]. 
Caro  Muller, 

Ebbi  la  vostra  del  25  e  l'anteriore.  (^) 
Mi  duole  rindetinito  della  risposta.  (-)  Non  dubito 
delle  intenzioni  ;  ma  è  chiaro  per  me,  che  un  utile 


vMMCCCXIX.  —  Pulihl.  in  Politica  segreta  italiana,  ecc., 
cit.,  pp.  (■>((-(»].  ad  eccezione  dell'  ultimo  paragrafo,  che  fu 
invece  dato  a   luce  nella  seconda  ediz.    (1801).   p.   58. 

(')  La  lett.  del  25  marzo  è  pul»hl.  in  Poìitica  segreta  ita- 
liana    (seconda    ediz.).    pp.    50-57. 

(-)  Scrive  D.  Diamilla  Muller  clie  la  precedente  lett.  del 
It)  marzo  1S('>4  era  giunta  a  Torino  il  23  e  che  (  ra  stata  comu- 
nicata  al    re    il    giorno   dopo,    accompagnata    da    una    lett.    dello 


OS  EPISTOLARIO.  [1864] 

e  vero  coiieei-to  fra  un  re  e  un  semplice  individuo 
devolo  al  paese  è  impossibile.  L'aiuto  in  armi  ch'io 
eli  ledeva  pel  paese,  dovrebbe  darsi  prima  assai  del- 
l'inizialiva.  Inoltre,  egli  parte  evidentemente  da  non 
so  (inali  combinazioni  con  Governi;  io  non  calcolo 
che  sulla  cooperazione  dei  popoli.  Ora,  uno  tra  cpie- 
sti  popoli,  il  l'olacco,  muore  se  non  è  aiutato  rapida- 
mente. 

Ilo  detto  ciò  che  doveva.  E  non  ho  da  aggiun- 
gere se  non  (piesto.  Quanto  pili  il  lavoro  si  stenderà 
su  vie  ilivei-se,  tanto  più  si  costituirà  inevitabilmente 
in  antagonismo.  Ci  pensi  chi  deve  pensarci. 

S'egli  non  sente  che  possiamo  fare  da  noi  —  che 
per  combattere  l'Austria  non  abbiamo  bisogno  d'in- 
tenderci che  con  noi  stessi,  coU'Ungheria,  colla  Po- 
lonia, colla  Serbia  —  che  l'Italia  è  potenza  di  pri- 
m'ordine  sol  che  lo  voglia  —  s'egli  non  vede  che 
bisogna  cogliere  il  momento  in  cui  la  Danimarca 
combatte,  in  cui  la  IVdonia  resiste,  non  ci  intende- 
remo mai. 

La  rasa  di  Savoia   non  ha  mai  potuto  abl)ando- 


stesso  Diamilla  Mnllor,  in  cui  si  «  diceva  a  Vittorio  Emanuele 
.-nere  scritto  al  Mazzini  nie<lesiino  con  insistenza  e  calore,  affine 
di  persnadi'rlu  ad  a.tend(r(>.  finché  l'occasiono  fosse  giudicata 
propizia  per  un"insurrczione  del  A'encto.  e  non  tentasse  con 
C(;testo  accelerare  di  compromettere  la  responsabilità  del  Go- 
verno di  fronte  ai  rappresentanti  internazionali.  »  La  lett.  al 
^[azzini,  accennata  nella  nota  precedente,  fu  approvata  dal 
re,  che  il  .''>1  marzo  scriveva  a  D.  Diamilla  ^luller  :  «  N(ni 
ho  nulla  da  aggiungere  pel  momento  all'ultima  mia  risposta. 
Ella  ha  benissimo  interpretato  il  mio  jiensiero  nell'ultima  let- 
tera scritta  alla  persona.  Pai'lerò  col  Ministro,  perché  si  rechi 
a  Londra  iiresso  la  persona  onde  persuadi  ria  alla  calma,  ado- 
perando (piei  due  argomenti  verbali  di  cui  nella  suddetta  sua 
lettera.  »   In.,   p.  60. 


tlSG4]  EPISTOLARIO.  60 

Ilare  rintrijio  diplomatico,  che  non  è  se  non  una 
coscienza  di  debolezza.  Trasformata  in  Casa  d'Italia, 
ho  si)erato  muterebbe  tattica.  Dove  noi  possa,  è  im- 
j»ossibile  operare  concordi. 

Non  dirò  pili  sillaba. 

A'errà  forse  da  voi  un  Polacco  il  cui  nome  co- 
mincia in  F.  (^)  Egli  pure  ha  certa  i)r()])0sta  :  app(»tr- 
miatela  se  potete. 

Quanto  al  vederci,  dove  non  sia  per  cosa  noìicrrta^ 
è  inutile. 


Credetemi 


vostro 

GlUSE^PPE. 


VMMCCCXX. 

A    Giuseppe   Ot'erzoxi. 

[Lniulra],    .SI    m.-irzo    [lS;fi4]. 
Caro  Guerzoui, 

Altra  lettera. 

In    Glasgow    preparano    Meeting    e    dimostrazio- 

(')  «  Il  Polacco  di  cui  parla  questa  lettera  »  —  avverte 
D.  Diamilla  Muler  —  «  era  certo  Frankoski,  incaricato  di  cam- 
biare in  danaro  circa  4  milioni  di  rubli,  in  cartelle  del  Credi- 
to Fondiario  Polacco,  che  con  un  decreto  del  Governo  segreto 
insurrezionale  erano  state  tolte  dalla  cassa  della  banca  di  Var- 
savia. Il  governatore  di  questa  banca,  allorché  gli  vemn^  pre- 
si ntato  il  decreto,  non  potendo  o  non  volendo  disul)hidire,  con- 
segnò le  cartelle,  e  jk)!  si  uccise.  »  Poìiiictt  s^eqreld  lìtiììnnn. 
cit..    p.   58. 

vMMCCCXX.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  Mu- 
seo del  Risorgimento  di  Roma  Non  ha  indirizzo.  Quando  il 
Mazzini  scriveva  (jnesta  lett.,  il  Guerzoui.  che  insieme  con 
Garibaldi    e    gli    altri    del    séguito,    si    era    imbarcato    sul    Ripon 


70  EPISTOLARIO.  [18041 

ne.  O  Ma  il  partito  senii-ai'istoerntico,  cosi  detto  del. 
r  Westeiid,  vorrebbe  moiioi)()lixzai*e  la  cosa.  Ora  in 
Gla.sj^ow  un  amico  intimo  di  (ìarib[aldi],  Me  Adam,  fu 
sempre  l'afiente  de<,di  «  Amici  d'Italia,  »  sempre  inde- 
fesso per  (Jarib[aldi]  e  per  raccogliere,  a  segno  di 
rovinarvi  la  salute.  (ìli  amici  mi  scrivono  che  non 
mettersi  in  mani  sue  e  non  daigli  un  i)eguo  di  gra- 
tituiline,  sarebbe  per  lui  un  co1]k)  mortale  e  si)iace- 
rcbbe  a  tutta  la  classe  oi)eraia  eh' è  in  sostanza  la 
forza  (li  (rlaso()\v.  A'orreb])ero  (Innipie  che  ( Jar[ibal(li] 
scrivesse  a  Me  Adam  una  lettera  del  tenore  di  (piella 
che  acchiudo  e  che  stendono  per  risparmiargli  tempo. 
A'ogliate  parlargliene.  È  chiaro  che  quei  che  hanno 
sempre  fatto  per  la  Causa  Italiana,  dovrebbero  es.ser 
quelli  ai  (piali  egli  accorda  prova  del  suo  affetto. 

^'ostro  tutto 
GiusEPrE. 


a  fluita,  «la  dove  era  partito  il  24  marzo,  trovavasi  ancora  in 
viaggio  (li  navigazione,  poiché  ginnse  a  Southampton  il  3  apri- 
le ;  e  colà  probabilmente  gli  fu  recapitata  la  missiva  mazziniana. 
Della   precedente  alla  quale  si  fa   qui  cenno,   non  è  traccia. 

(')  Traducendo  dal  Daily  Telec/raph  del  2  aprile,  VUnità 
Italiana  di  Milano,  di  tre  giorni  dopo,  dava  la  seguente  notizia  : 
«  Giovedì  notte  [cioè  il  81  marzo]  fu  tenuto  un  grande  ed  entu- 
siastico meeting  a  Glasgow,  sotto  la  presidenza  del  signor  Wright, 
affine  di  fai-e  i  necessari  preparativi,  pel  caso  che  il  gene- 
rale Garibaldi  si  recasse  a  visitare  quella  città,  ilolti  presero 
la  p.arola,  regnò  la  massima  cordialità,  essendo  unanime  senti- 
mento di  quanti  erano  presenti,  di  far  una  dimostrazione 
solenne,  in  guisa  da  far  vedere  al  patriota  italiano,  in  (luale 
concetto  di  stima  egli  sia  tenuto  fra  gli  <  perai  di  Glasgow.  »  M.-i 
sia  pure  risp(niden(l()  agli  inviti  dei  rapi)resentanti  di  (ilasgow 
e  di  altri  città  inglesi  che  avrebbe  a  suo  tempo  fissato  il  giorno 
per   recarvisi,    Garibaldi    non    potè    mantenere   le    sue    promesse. 


[1S64]  EP1STOL.U5IO.  71 

VMMCCCXXI. 

TU   Peter  A.  Taylor,    London. 

[Loudou.   Manli   ....    1,S(J4].    .Muiiday. 
My  deal-  Friend. 

Corning  back  t'i-om  Ha.stings,  1  tind  yonr  note. 
Ye.s,  Cowen  will  be  there  ou  the  iM  ;  /  asked  hiui 
lo  go.    I  sliall  see  liim  before.  (M 

Seeley  and  Co.  will  be  oni-  iiiin.  (-)  Wliat  oiir 
t'iien<ls  ouglit  to  do  is  this : 

Ti-y  to  prevent  Gar[ibaldi]  stoi)ping  more  thau 
two  days  at  the  Isle  of  W[iglit]. 

Try  to  persinade  liim  to  go  straight  on  to  the 
Province:  there  to  visit  Newcastle.  Liverpool.  (Has 


Luuedi. 
Mio  caro  amico, 

Di  ritorno  da  Hastings,  trovo  la  vostra  lettera.  8i. 
Cowen  sarà  colà  il  giorno  due;  io  gli  bo  chiesto  di  andare. 

Lo  vedrò   prima. 

iSeeley  e  ('.  saranno  la  nostra  rovina.  Quello  che  i 
nostri  amici  dovrebbero  fare  è  (luesto  : 

Cercare  di  impedire  che  Garibaldi  si  trattenga  pili  di 
due  giorni   all'isola    di    Wight. 

Cercare  di  persuaderlo  ad  andare  direttamente  in  pro- 
vincia :    colà   visitare   Newcastle,    Liverpool,    Glasgow,    Shef- 

VilMCCCXXI.  —  Inedita.  Da  una  copia  che  si  conserva 
nel    Museo    del    Risorgimento    di    Roma. 

(')  J.  Cowen  fu  presente  all'arrivo  di  Gaibaldi  a  South- 
ampton.  Ved.   la  nota  alla  lett.   VMMCCCIII. 

(-)    Il   Seeley   ospitò   Garibaldi   nell'isola   di   Wight. 


<^  KIM.STOLAUIO.  [18^-11 

i,M)\v,  Slieiìicld.  Maiiclicster,  Birmiii,uli;iiii,  ISijidiord, 
r;iisley — the  II  lo  come  to  London.  If  lie  comes 
to  London  before,  lie  will  si)end  tlie  whole  tinie 
bere,  and  oitlier  bave  to  vononnce  to  tbe  Province 
or  to  betray  Italy.  He  on<;bt  to  be  reminded  l)y 
gentle  liints  that.  at  tbe  end  of  Aprii  be  ougbt  to 
^'o  l)a{-k  to  Italy.  Poland  is  dyinu,  and  time  does 
not  belono-  to  ns. 

Try  to  make  bini  understand  tbe  trne  position 
of  tbe  tbinjjs  bere:  so  tbat  be  is  not  led  astray  by 
])('0))le  Avlio  will  teli  bim  tbat  T  am  ntterly  rnined  (') 
and  so  on.  At  ali  events.  aboiit  myself  T  do  not 
care.  His  making  money  is  tbe  only  tbiiìg  I  care 
abont.  But  towards  James,  be  certainly  ougbt  as 
an  Ttalian  to  do  some  tbing.  In  London,  be  ougbt 
to   cali   on   bim  and   tbank   bim  for  bis  defence  of 


lìekl,  Manchester,  Birmingham,  Bradford,  Paisle.v  —  poi 
venire  a  Londra.  8e  viene  a  Londra  prima,  passerà  qui  tutto 
il  tempo,  e  dovrà  rinunciare  aila  Provincia  o  tradire  l'Italia. 
(Hi  si  dovrebbe  ricordare  con  gentili  alhisiimi  die  alla  fine 
d'aprile  dovrebbe  essere  di  ritorno  in  Italia.  La  Polonia 
sta    morendo,    e    il    tempo    non    ci    appartiene. 

Cercare  di  fargli  comprendere  la  vera  posizione  delle 
cose  qui  :  in  modo  che  non  venga  sviato  da  gente  che  gli 
dica  che  io  sono  completamente  rovinato  e  cosi  via.  Ad 
ogni  modo,  non  m'importa  di  me.  ]M'importa  soltanto  che 
faccia  danaro.  Ma  nei  riguardi  di  James,  dovrebbe  certa- 
mente, come  italiano,  fare  qualcosa.  A  Londra,  dovrebbe 
andare   da   lui   e   ringraziarlo   per  la   sua    difesa   di   un   ita- 

(')  Per  le  accuse  che  gli  venivano  fattp  dallo  stampa  in- 
glese e  (la  membri  della  Camera  «lei  Comuni  di  aver  jìarteci- 
pato   al   complotto   Greco. 


[1S64]  EPISTOLARIO.  73 

au  Italiau;  or,  if  he  does  uot  come  soou,  he  oiight 
to  write  or  speak  one  word  about  hiin.  (^) 

Try  to  persuade  hiin  that  his  laiiguage  ought  to 
always  mix  the  iiames  of  Italy,  Poland,  Ilungaiy, 
and  he  both  anti-Austrian  and  anti-bonapaitist. 

Voiìà  toiit.  Aud  remiud  him  of  your  invitatión 
thi'ough  me.  I  wish  vei-y  mncli  he  conld  he,  foi- 
Ihiee  days  at  least,  in  3H)ur  house.  (-) 

Love  to  Clemeutia.  Ever 

affectionately  yours 
Joseph. 

A  Frenehman,  Collet,  will  Avrite  to  you.  I  know 
him  aud  believe  him  to  be  well-inteutioued.  Sift 
what  he  proposes  aud  Avrite  to  him  please. 

liane  ;  o,  se  non  viene  presto,  dovrebbe  scrivere  o  diro 
nna  parola  intorno  a  lui. 

Cercare  di  persuaderlo  che  nel  suo  parlare  dovrebbe 
sempre  mischiare  i  nomi  Italia,  Polonia,  Tingheria.  e  es- 
sere insieme   anti-austriaco   e  anti-bonapartista. 

Voilà  toni.  E  ricordargli  l'invito  vostro  avuto  per  mezzo 
mio.  Desidererei  molto  che  potesse  stare,  almenr»  per  tre 
Siorni,   in   casa   vostra. 

Tose  affettuose  a   Clemenzia.   Sempre 

affezionatamente   vostro 

GiTTSEPPE. 

l'n  francese,  Collet,  vi  scriverà.  Lo  conosco  e  credo 
che  sia  bene  intenzionato.  Vagliate  le  sue  proposte  e  scri- 
vetegli   per   favore. 

(•)    Yed.   la   nota   alla   lett.   VMMCCCXI. 

(-)  Invece,  Garibaldi  si  limitò  a  una  semplice  visita  (14  apri- 
le) che  fece  a  P.  A.  Ta.vlor,  a  Xotting  Hill.  Yed.  VUnitù  Italia  un 
di    Milano,   del    18   aprile    18&4. 


74  ■  KPiSTor AUTO.  riSfi41 

VM.MCCCXXll. 

To    ^Matilda    Bir.fis.    I^oiulon. 

ILniuldii.    Mnrch     .  ...    1,S(;4 1. 

Dearest  .Matilda, 

Are  yon  in  town?     N'isihle?     Tolerably? 

T  was  compelled  t Inondili  certain  reasons  to  teli 
my  landlady  that  I  nii^ht  liave  to  come  to  you  some 
time  or  otlier  for  a  few  days  in  the  connti-y.  Shonld 
tliei-efore  any  of  yoni-s  come  liere  to  see  Emilie,  si- 
lence  onght  to  be  kept  ■\vitli  the  aforesaid  landlady 
about  yonr  being  now  permanently  in  town. 

Ever 

ioving  and  yonis 
Joseph. 

r'arisshiia    Matilde, 

Siete   in  città V  Vi   si  può   vedere?    State  discretamente? 

Sono  stato  costretto,  per  certe  ragioni,  a  dire  alla 
mia  padrona  di  cas;a  che  potrebbe  darsi  che  nna  volta  o 
laltra  dovessi  venire  da  voi  in  campasn<'i  per  alcuni 
giorni.  Se  (jnindi  (inalcnno  di  voi  venisse  qni  per  vederT^ 
Emilia,  non  dovrebbe  dir  nulla  alla  detta  padrona  di 
casa  della   vostra  attuale  permanenza    in  eitlà. 

Sempre 

affezionato   e  vostro 
GiirsEPPE. 

vMMCrrXXIT.  —  Inedita.  I/autografo  si  conserva  nel 
ilnseo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Non  ha 
indirizzo.    La    data    vi    fu    apjiosta    da    M     BigRs. 


*]1864[  EPISTOLAKIO.  75 

VM.MCCCXXIII. 

To    ('i,i:memia    Tavlou.    J.ciulnu. 

ILoiulon,  March  ... ,  1SC>41.  Wediiesday. 

Dearest  Clementia, 

Will  you  aud  Mis.s  K[emoii(l] — kindly  as  usuai 
— Kiidcrtakc  one  of  tliese  little  books?  Au.I  will  you 
offtn-  oue  troni  me  to  Miss  Mallesou  aiul  tiie  other 
to  .Mrs.  H.  Taylor?  1  am  not  bold  enougli  to  wi-ite 
to  tliem  myself;  but  I  liope  tliat,  Ihrouiili  you,  I 
shall  persuade  tliem  to  exert  tliemselves.  Eacli  lias 
ber  own  cirele.  And — I  decidedly  Avaut  as  mudi 
money  as  I  can,  in  vai-ious  ways,  gatlier  fov  Avbat 
must  be  attempted  in  Aprii  or  before. 

Ever  very  aft'ectionately  yours 

Joseph. 


Mercoledì. 
Carissima    Cleuieiizia. 

N'olete    i)rcniìcrc   -sotto    la    rostni    iifotc:io,ir.    \tn    e    Miss 

Kemond    —    sientili    come    sempre    —    mi'.)    di    questi    iihric- 

ciuiV  E  volete  offrirne  uno  da   parte  mia  a  Miss   Malleson 

e   un   altro   a    Mrs.    H.   Ta.vlor?    Non   ho   cora^j;io   sttfUciente 

per   scrivere   io    direttamente:    ma    speri),    per   me/.^.o   V(;Slro, 

di   rieseire  a  persuaderle  di  occuparsene.   Ognuno  lia   il   stto 

circolo.   E  —   io  ho   decisamente   bisogno   di   tutto   il   danaro 

che,   con   vari   mezzi,   posso   raccogliere   per  (pìello   che   deve 

essere   tentato    in    aprile    o   prin'a. 

Sempre 

molto  affezionatamente  vostro 

(Ilt'SErPK. 

VMMCCrXXIII.  —  Inedita.   Da  una   copia  cniiservata   nel 
Museo   del    Risorgimento    di    Konia. 


7(>  KI'ISIdl.AIMO.  11^04  1 

It  will  1)('  more  ijlorioiis  lo  yoii  sioop  ;ni<l  loolc 
hciii^iuiiil  l\  Oli  llic  i('<|U('st  oi  ;i  |)ooi'  iiiorl.-il  troni 
llic  iiiidsl  ol'  tlic  jj,Ioi-y  wliicli  iinisl  siirroiiiHl  you  ,il 
lliis  moiiuMit  in  wliicli  niy  ])arc('l  icjichcs. 

Peter  sonietinies  I)o;ists  j)liiloso|>liy.  l'erliii[>s,  he 
will  second  me,  shonid  yon  l>e  too  mudi  led  ;n\;iy 
from  me  by  the  «  j^lory.  » 

I  jun  ratlier  better.  I  shall  be  ix'i-leelly — jier- 
liaps  stont — when  the  three  books  come  back  to  me 
with  ali   niimbei-s  taken. 

Von  looked  very  majestically  yesteiday  w  Ih'h  you 
passed  disdainfully  by  niy  house. 


Sarà  pili  jjlorioso  per  voi  inchinarvi  a  miardarc  Itcni- 
.mianu'nte  la  domanda  di  mi  povero  mortale  dalla  nuvola 
di  gloria  che  deve  circondarvi  al  momento  in  cui  arriverà 
il  mio  pacclietto. 

l'eter  (pialche  volta  si  vanta  di  esser  filosofo.  Forse, 
mi  contenterà  lui.  se  voi  foste  trascinata  via  dalla  «  irlo- 
ria.  » 

Sto  piuttosto  mejilio.  Starò  a  meravi,s;lia  —  forse  inj^ras- 
sato  —  <iuando  i  tre  libri  mi  arriveranno  di  ritorno  con 
tutte  le  copie   acMiuistate. 

Avevate  un'apparenza  maestosa  ieri  (piando  passaste 
sdegnosamente    vicino   a   casa  mia. 


J 


fisci  I  KI'ISTOLAKIO.  Il 

V.MMCCCXXI\'. 

To    Matilua    lìiutis,    Loiiduu. 

[London.   Aprii   Ut.    1SG4J. 
Deai't'st  :Matil(la, 

Once  ayaiii  1  caniiot  come.  I  am  iiiformt'd  iiow 
Miai  Coweii  (M^who  ,o()es  for  ino  tu  Southampton— 
will  1)0  at  AMlliam's  lo-morrow  ovon.  Fri<lay.  loav- 
in.u'  next  morning  at  oii^lit.  I  iiiK.sf  soe  bini  and 
llioi'ofoi-o  I  (line  at  AVilliam's.  Xoav,  I  liave  so  mncli 
to  (lo,  tliat  I  roally  cannot  come  to  vou.  tlion  come 
back.  Ilion  jio  apiin  tliore,  etc.     Thei-efore,  lia\o  ]k\ 


Carissima    Matilde. 

Di  nuovi»,  non  possi)  venire.  Vengo  a  sapere  adesso 
che  Cowen  —  il  (piale  va  per  me  a  Southampton  —  sarà 
da  William  domani  sera,  venerdì,  e  partirà  la  mattina 
se,i;nente  alle  otto.  Dchho  vederlo  e  perciò  pranzerò  dn 
AVilliam.  Ora,  ho  tanto  da  fare,  che  in  verità  non  posso 
venir  da  voi,  poi  ritornare,   poi   andare  di   nuovo  colà,  ecc. 

VMMCCCXXIV.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathau).  Non  ha 
indirizzo.  Subito  dopo  la  firma  M.  Biggs  annotò  :  «  Addresstd 
tu    Orni    Scjuare  ;    envelope    Aprii    Ist,    18f!4  » 

(')  Joseph  Cowen  era  giunto  a  Londra  da  Newcas^^le  per  invi- 
tare Gariltaldi  a  visitare  (piella  città  (ved.  la  lett.  VMMC'CCXI). 
p]  fu  presente  (3  aprile)  allo  sbarco  a  Southampton  del  Generale, 
dal  (piale,  salito  sul  Ripon  con  altri  invitati,  ebbe  cordiali  acco- 
glieuze.  Ved.  l'Unità  Italiana  di  ^Milano,  del  7  aprile  1864,  Per 
la  promessa  fatta  a  J.  Cowen  da  Garibaldi,  ved.  la  nota  alla 
lett.   VMMCCLXXXIX. 


78  KlMSTOl. Alilo.  [l'alvi 

tii'iuc  ;is   I    li;i\('.     Ami  lii;iy   (liis  noie  rcncli   in   tiiiic. 
i:vc'i- 

loviiijfly  yoiii- 

JOSKI'H. 


Abbiate  piizionza,  (iniiidi.  iiuantn    m-  h<i  i(i.   E  speriamo  die 

questo    bifilietto    vi    Kiuii.iia    in    tciiiito.    Sempre 

vostro  affezionalo 
(Jiuseppe. 


THO    TUE    EdITOK    OF    the    «  TlMES.  » 

[Loudou],   Aprii  2nd.    [18(J41. 

Sir, 

Xot  for  my  sake,  but  for  Mr.  Staiisfehrs  sakc 
and  in  indignation  at  liis  nanio  being  dragged  in 
again  by  the  Frencli  Avocati  renerai  in  bis  spcHM-h 
of  March  31,  quoted  in  yonr  colnnms,  1  feci  bound 


2  aprile. 
Signore, 

Non  per  me,  ma  nell'interesse  del  signor  Stansfeld,  e 
sdegnato  che  il  suo  nome  sia  nuovamente  argomento  di 
deplorazione  dall'avvocato  generale  francese  nel  suo  dì- 
scorso    del    31    marzo,    riportato    nelle    vostre    colonne,    sono 

VMMCCCXXV.  —  Piil.hl.  nel  Times  del  4  aprile  l.S(;4,  e  di 
là  tradotta  e  puhl)l.  iieirf';r)^«  Itaìiana  di  Milano,  del  7  dello 
stesso  mese. 


I 


[1SG4]  EPISTOLARIO.  79 

to  trespass  with  a  few  lines  in  jonv  space,  aiid  to 
once  more  dedare  thaf  iiccer  tcas  uny  money  haìided 
over  or  fient  hy  me  to  Mr.  ^taufifeld  for  the  piirpose  of 
lielpuiff  Greco,  Tibaldi,  Donati^  or  aiiy  other  in  an 
attempt  against  the  Emperor's  life;  that  never  had  he 
the  sìiffhtest  contact  uith  Greco,  Tiìiaìdi,  Donati,  or 
any  òther  known  to  me,  implicatine  him  possihly,  di- 
iectly,or  i)idircctly,to  my  knowledge,  in  any  politicai 
.scJienie  of  theirs.  (^) 


costretto  a  chiedervi  alenile  poche  linee  del  vostro  spazio  e 
dichiarare  ancora  una  volta  che  da  tue  non  fu  mai  consegnata 
0  mandata  alcuna  somma  di  danaro  al  signor  Stansfeld  per 
aiutare  Greco,  Tibaldi,  Donati  o  qualunque  altro  in  un 
attentato  contro  la  vita  dell'imperatore;  e  che  egli  non  ebbe 
mai  il  minimo  contatto  con  Greco,  Tibaldi,  Donati  o  qua- 
lunque altro  a  me  noto,  per  il  quale,  a  quaìito  io  so,  potesse 
direttamente  o  indirettatnente  essere  implicato  in  qualsiasi 
disegno  politico   che  essi  avessero. 

(')  Come  completamente  al  processo  che  nel  febbraio  prece- 
dente si  era  conchiuso  con  la  condanna  del  Greco  e  C.,il  30  marzo 
si  era  svolto  quello  contro  il  Mazzini  accusato  di  complicità 
nella  pretesa  congiura.  L'avvocato  generale  aveva  dichiarato  : 
«  Quando  nel  1S57  Tibaldi  ed  altri  italiani  parecchi  compari- 
vano dinanzi  a  questa  corte  d'assise,  accusati  di  cospirazione 
contro  la  vita  dell'imperatore,  avevano  Mazzini  per  complice  ; 
un'istruttoria  approfondita  aveva  chiaramente  dimostrato  che  il 
Tibaldi,  organizzatore  a  Parigi  della  cospirazione  formata  all'e- 
stero, e  detentore  delle  armi  preparate  per  l'esecuzione  dell'at- 
tentato, egli  stesso  non  era  che  lo  strumento  del  Mazzini.  Alle 
particolarità  date  a  questo  proposito  dagli  accusati  Grilli  e 
Bartolotti,  si  aggingeva  la  prova  pili  decisiva  ricavata  dalla 
corrispondenza  sequestrata.  Parecchi  scritti  del  Mazzini,  che 
furono  già  letti  in  questo  recinto  e  che  oggi  di  nuovo  vi  pre- 
sentiamo, contenevano,  sotto  la  data  del  10  giugno,  le  istruzioni 


/ 

so  EPisTor.AKTo.  [1804]  I 

Xo  iicw  iMct  is  jillcj^Cil  ìli  tlic  s|)('('cli  ((mcciM  iiii 
(he  (  Ji-('C()  anjiii-. 

( '(iiiccriiiiiu  Doiijili,  I  l'cnicillhci-  tlint  :iu  I1;ili;iii 
(>r    llial    iiiiiiu'    \\;is    urresled   oii   siispicioii    in    IViris 


Nel  (liscdi-su  iit;;ir(l;iii(('  riiflnrc  (Ircco  iioii  (•  :ill''fi;iln 
.•ilciiii    iiiKivip    l";itl(p. 

Circa  il  Donati,  lacordo  clic  un  itaiiaiKi  di  (|iu'St(t 
iKHiic    l'u    arrestato    coiiic    sospetto    a     l'aià.iii     verso    la    line 

rcd.-ittc  con  ])ro(Msi(iii('  e  ])iu(l('iiz;i  iiisicnic,  date  al  .Mass<'i'('iit  i 
e  al  CaniiiMiicIla  dal  caiìo  reale  (leda  eospii-.-izioue.  Il  Miizziiii  iii- 
diia\a  ai  congiurati  i  due  principali  centri  d'azione,  a  l'arigi 
il  (lonu<'ilio  dt'l  Tihaldi.  a  Londra  la  casa  di  (iiaeonio  Stansfeld 
e  di  sua  uioslie.  che  egli  designava  cosi:  '  (iiaoonio,  raniico 
d(dla  fabbrica  di  birra  e  Carolina.'  In  (piesti  documenti  risulta 
espressamente  che  i  due  uomini  più  recentemente  attillati  avreb- 
bero trovato  il  danaro  necessario  presso  lo  Stansfeld,  una  dire- 
zione ed  anni  presso  il  Tibahli.  Nello  stesso  tempo  due  lettere. 
.-lUche  (jueste  seepiestrate  nell'istruttori:!,  dirette  .-il  Mazzini, 
tìiuiate  ('(iroliiKi  (prenome,  com'è  noto,  della  signora  Stansfeld), 
e  portanti  sulla  soprac()perta  il  timl)ro  (Wulhaiii  (Irceìt)  del  (]U:ir- 
tiere  dov'è  sita  la  fabbrica  di  l)ii-ra  Stansfeld,  conteneva,  con 
(|u.ilche  iiarticolarità  di  famiglia  che  non  lascia  alcun  duI»i)io 
sull;i  origine  deìle  lettere,  brani  seguenti.  La  prima  del  10  giu- 
gno, diceva  :  "  Ho  ricevuto  il  vostro  caro  ed  inepiieto  biglietto 
dal  signor  Nathan  come  l'ha  recato  in  persona.  '  La  seconda,  del 
29  giugno,  esordiva  con  rpieste  parole.  'Ho  ricevuto  il  danaro, 
e  Giacomo  eseguirà,  come  s'intende,  le  vo.stre  istruzioni.  '  La  si- 
gnora Stansfeld  rispondeva  cosi  a  una  lettera  del  Mazzini,  in 
data  dell'll.  contenente  valori  ;  l'invio  dei  quali  era  annun- 
ziato da  una  lettera  del  medesimo,  in  data  del  10,  la  quale  fu 
se(iue.strata  ed  è  al'»  gata  agli  atti  della  causa.  Finalmente,  fu 
trovato  indosso  al  Tibaldi  un  taccuino,  nel  quale  stava  notato 
l'indirizzo  del  fabbriante  di  birra  Giacomo  Stansfeld,  e  il  Tibaldi 
s  esso  confessava  di  avere  avuto  a  Londra  relazioni  con  questo 
intimo  amico  del  Jlazzini.  »  Ved.  l'Opinione  del  3  aprile  18(U. 
Paolo  Tibaldi  aveva  eertamente  conosciuto  il  Mazzini  a  Roma, 


L1SC4]  EPISTOLAKTO.  81 

towards  the  end  oi"  1858;  tliat  he  was  harassed  as 
ijsual  by  questions  about  me;  that  he  persistently 
(lenied  ni}'  having  any  share  in  any  schenie  of 
his  own  ;  that  he  Avas,  dni-ing  the  iiniuiry,  iound 
d^ad  in  prison,  whicli  mysterions  fact  tlie  Avo- 
cat-(ìénéi'nl  astonndingly  declares  a  md  giKtranter 
for  tìic  sinceriti/  of  liis  rcvclation.  No  trial  toolc 
place,  no  revelations  were  ever  produced,  not  a 
shadow  of  evidence  against  him  or  otliers  ever  ap 
peaied.  Tlie  thing  Avas  merely  known  thvongh  vngue 
repoi'ts  scattered  in  correspondences.  (^j 


del  isns;  che  egli  persistenteineiitt'  negò  olio  io  avessi 
;ilciin:i  parte  in  alcnn  suo  progetto;  clie  durante  l'inqui- 
sizione egli  fu  trovato  morto  nel  suo  carcere;  il  rpial  fatto 
misterioso  viene  dall'avvocato  generale  sorprendentemente 
dichiarato  inni  i^olida  (/iiarciitif/id  delia  i^iììccrUù  delie  sue  ri- 
rcliizìoiii.  Non  s'ebhe  alcuna  prova,  non  si  pubblicò  mai  ne^- 
suna  rireJiizioiie,  non  fu  manifesto  mai  neppure  un'ombra 
di  evidenza  contro  di  lui  o  d'altri.  I.a  cosa  fu  conosciuta 
soltanto   per    vaghe   relazioni    sparse    in    corrispondenz<'. 


dove  aveva  preso  parte  alla  difesa.  Andato  a  Parigi,  aveva 
combattuto  sulle  barricate  del  2  dicembre,  poi,  trasferitosi  a 
Tiondra.  aveva  colà  indubbiamente  riveduto  il  Mazzini,  poicl'.é. 
tornato  di  nuovo  a  l'arigi,  ebbe  da  lui  nel  1850  lettera  con  la 
(Uiale  gli  presentava  F.  Crispi,  raccomandandogli  di  trattario 
«  Come  era  uso  fare  cogli  amici,  come  fosse  lui  ste^sso.  »  Yed. 
P.  TiBALni,  ])a  Roìna  a  Cajenna,  lotte,  esigli,  deportazione  ; 
Roma,  Tip.  Pirelli,  1S88,  p.  1G7.  In  queste  curiose  memorie 
autobiografiche  il  Tibakli  nega  di  aver  partecipato  a  quella 
pretesa   cospirazione   contro   la   vita   di   Napoleone   III. 

(')  Nei  riguardi  del  Donati,  l'avvocato  generale  si  era  cosi 
espresso,  «  Nel  dicembre  1858  un  certo  Donati  veniva  arrestato 
:i    Parigi,    sotto    1'  imputazione    di    cospirazione    contro    la    vita 

Mazzini,  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXVJU  (Epistolario,  voi,  XLVII).     fi 


82  EPISTOLARIO.  [18(541 

Concerning  Tibaldi,  the  existence  of  a  Tibaldi 
Fuiid  J  liave  alieady  in  ;i  lormer  letter  distinctly 
denied.  The  alle-^ed  (hxuinents  are  unknown  to  me. 
The  quotations  in  the  speech,  at  ali  eveiits,  mean 
nothiiig;  they  would  iiot,  if  genuine,  in  the  slighte.st 
way  implicate  Mv.  Stansfeld  in  a  supposed  knowledge 
of  that  hypothetical  plot  or  fund.  The  first  simply 
shows  that  I  bave  t'rieuds  whom  caliimuy  does  not 
estrange.  If  the  secoud — «  I  ìkivc  received  the  monen, 
and  James  icilì,  of  coursc,  curry  out  your  instruc- 
tions  » — could  ever  be  eoustrued  luto  a  proof  of  an 


Riguardo  al  Tibaldi,  ho  giù  recisamente  negato  in  una 
precedente  lettera  l'esistenza  di  un  fondo  Tibaldi.  I  do- 
cumenti allegati  mi  sono  sconosciuti.  Ad  ogni  modo,  i 
pa.ssi  citati  nel  di.scorso  non  vogliono  dir  nulla  ;  se  anche 
fossero  genuini,  essi  non  implicherebbero  affario  la  suppo- 
sizione che  il  signor  Stansfeld  conoscesse  questo  ipotetico 
complotto  o  fondo.  11  primo  mostra  solamente  che  io 
possiedo  degli  amici,  cui  la  calunnia  non  lascia  tranquilli. 
Se  il  secondo:  «Ho  ricevuto  il  (Uinaro,  e  Giacomo  adeinpirà 
ccrtniììcììtc  le  vostre  (S//(r:/o»/,»  potesse  mai  formare  la  prova 


(leirimporatore.  Colpito  iill'ovidcnzji.  egli  confessò  il  suo  ci  1- 
pevole  disegno,  e  dopo  aver  cercato  di  .sostenere  che  non  aveva 
ricevuto  istruzioni  da  alcuno,  era  costretto  a  riconoscere  l'ispi- 
razione, ;ill;i  (|ual('  aveva  ol)lie(lito.  Nel  corso  del  ni'vse  di  maggio 
egli  aveva  ricevuto  dal  Mazzini,  a  Londra,  un  appuntamento 
nella  fabbrica  di  birra  Stansfeld.  Colà  erasi  impegnata  una 
conversazione  sull'attentato  progettato,  e  il  luogo  e  il  tempo 
in  cui  il  delitto  poteva  più  comodamente  venir  consumato. 
Qualche  giorno  dopo,  nello  stesso  luogo,  la  cospirazione  veniva 
definitivamente  organizzata.  Donati  si  ò  ucciso  nella  sua  pri- 
gione in  gennaio  1850,  dando  cosi  una  triste  guarentigia  della 
sincerità    delle    sue    rivelazioni.  « 


i 


[1S64]  ES»ISTOLAR10.  SH 

assjissiiiatioii  scliome,  or  of  a  kiiowled^e  of  it,I  shoiild 
iK)t  kiiow  wiiat  to  pity  niost,  Iminaii  wickediioss  oi- 
huinaii  ciediility. 

Mr.  ytansl'eld  lias  been  to  me  a  friend  of  eijL>;li- 
teeii  years'  standing'.  Ile  has  been  deeply  and  earn- 
estly  sympatliising  with  ali  my.  Utopiaii  once,  now 
alniost  fultilled,  aspirations  towards  Italian  iinity  and 
indejtendence.  Ile  lia.s  been,  in  lionesty  and  moral- 
ily,  lielpinj;,  before  bis  officiai  capacity  traced  out 
for  bini  a  new  line  of  duties,  tlie  fiiltìlment.  of  tbose 
aspii-ations.  He  bas  often  at  my  retpiest,  contribiited 
bis  own  sbare  of  money  to  subscriptions  for  pooi* 
Italian  exiles.  He  bas  sometimes  i)aid,  at  my  re- 
(juest.  money  of  mine  for  similar  pnrposes,  wben  1 
bave  been  away  from  Enf>land.  He  bas  tried  to 
lind  employment  for  men  in  need  wbom  I  was  recom- 
mending  to  bini  as  to  otber  Englisb  friends.  Ali 
tbat   is   known,  avowed,  bonourable.      I   bave  been 


di  uu  progetto  cVassassinio,  io  nou  saprei  che  cosa  maa:gior- 
lueiite  deplorare,  se  la  scelleratezza  o  la  credulità  umana. 
Il  signor  Stansfeld  mi  è  amico  costante  da  diciotlo 
anni.  Egli  simpatizzò  vivamente  e  assiduamente  per  tutte 
le  mie,  un  tempo  iitoi)istic]ìc.  ed  ora  quasi  compite,  aspi- 
razioni per  l'unità  e  l'indipendenza  d'Italia.  Prima  che 
la  sua  posizione  officiale  gli  tracciasse  una  nuova  linea 
di  doveri,  egli  prestò  aiuto  onesto  e  morale  al  compi- 
mento di  queste  a.spirazioni.  Spesso,  su  mia  domanda, 
egli  contribuì  la  sua  parte  di  danaro  per  sottoscrizioni 
a  favore  di  poveri  italiani  esuli.  Su  mia  domanda,  egli 
pagò  talvolta  per  mio  conto  danaro  a  simili  fini,  quando 
io  era  assente  dall'Inghilterra.  Egli  si  studiò  di  cer- 
care impiego  a  quelle  persone  bisognose,  che  io  racco- 
mandava  a   lui,   come    ad   altri   amici    inglesi.   Tutto   ciò   è 


f>t  f;i'I,st()i,ai!I<).  |1S(;|| 

iisiii^-,  jicc-ordiiijily,  in  Uw  |);is(  liis  luinu'  aiid  addirss. 
Ilali;iiis  kiicw  lliciii.  niid  wliere  coniiii'i-  to  liiiii,  in 
HIV  alisciicc,  l'or  relicr  advice.  \\'liat  of  ali  lliis? 
W'Iicre  is  the  sliiijilitt'st  link  betvveeii  tlic  aflii-nialioiis 
<>f  the  Avocat-CJénéial  and  tlie  aim  denoniiced? 
^^'hel*e  llie  sliiijLihtesI  indicai ioii  beaiinif  on  Mr.  Staiis- 
Ichrs  connexion  with  or  know  ledile  of  any  unlawlnl 
de.sij;iis?  (^) 


noto,  confessato,  onorevole.  È  vero  che  per  il  passato  feci 
uso  del  suo  nome  e  del  suo  indirizzo.  Gli  Italiani  lo  cono- 
scono, e  in  mia  assenza,  andavano  da  lui  per  soccorso  o 
consistilo.  Che  da  tutto  ciò?  Dov'è  il  piii  piccolo  nesso 
tra  le  affermazioni  dell'avvocato  generale  e  lo  scopo  de- 
nunciato? Dove  la  pili  piccola  indicazione  che  ammetta 
a  carico  del  signor  Stansfeld  una  connessione  o  una  cono- 
scenza  di   qualsiasi    illegale    disegno? 

(')  Aununziaudo  le  sue  dimi.s.sioni  d.i  Lord  dell'Ammir;!- 
j;li:ito  come  irrevocnbili.  e  furono  infatti  accet':ite  da  Lord  I*al- 
nicrston,  al  quale,  per  l'entrata  nel  Gal)inett()  di  Lord  t'ian-n- 
don,  ginugevano  in  buon  punto,  e  anzi  erano  giudicate  necessarie. 
Jaine.<  Stansfeld,  nella  seduta  del  4  aprile,  aveva  sdegnosamente 
rintuzzato  l'accusa  che  gli  aveva  lanciata  l'avvocato  generale 
francese  nella  requisitoria  del  30  marzo.  Ecco  quanto  egli  ebbe 
a  dichiarare:  «Io  fui  a  lungo  personale  e  intimo  socio  di  lui 
[Mazzini].  Io  ebbi  a  lungo  una  profonda  e  generale  simpatia 
per  lo  scopo  della  sua  vita,  l'unità  e  l'indipendenza  d'Italia. 
Se  mi  si  chiedesse  la  mia  opinione  sul  suo  metodo  per  raggiun- 
gere questo  scopo,  quantunque  la  questione  sarebbe  prematura, 
direi  che  talvolta  approvai,  tal'altra  giudicai  le  sue  vedute  più 
fantastiche  che  pratiche.  I  di.scorsi  de'  due  procuratori  denun- 
ciano spiattellatamente  la  mia  implicazione  nelle  congiure  contro 
l'imperatore,  o  almeno  la  mia  conoscenza  di  esse.  »  Dichiarate 
false  le  accuse,  egli  aggiungeva  :  «  Io  non  conobbi  mai  il  Greco, 
né  ne  udii  il  nome,  prima  di  vedere  sui  giornali  la  notizia  del 


|lSf»4J  EPISTOLAKIO.  S5 

Tliat  /  ani  cai-elessly  and  nnconscientionsly  niade 
a  target  for  the  practisinu'  ol'  tlie  inorai  <hi(/(/cr  hkmi 
is  no  Avondei-  to  me.  I  belono-,  and  am  ratlier  ])i()nd 
of  it,  to  a  class  of  men  wlio  nivfìt  be  peisecuted  hy 
any  desi)otic.  conservative,  or  Frencli  Impeiialisl 
l)ai-ty.  in  England  or  elsewliere.  nntil  success  crowns 
tlieir   efforts   and    Avins    ap])lanse.       But   if   men   of 


Che  io  sia  stato  fatto  indifferentemente,  e  senza  co- 
scienza, bersaglio  agli  nomini  del  lìugnalc  morale,  non  mi 
stupisce.  Io  appartenzo,  e  sono  piuttosto  orgoglioso  di  ciò, 
ad  una  classe  d'uomini  che  devono  essere  perseguitati  da 
ogni  partito  dispotico,  conservatore,  o  francese-imperia- 
lista, tanto  in  Inghilterra  quanto  altrove,  fin  che  la  vittoria 
non    coroni    i   loro   sforzi   e  guadagni   il   plauso.    Ma    se   uo- 

siio  arresto.  Che  di  pili  esplicito?  Or  bene,  io  vo  indietro  .sino 
al  1857,  al  caso  di  Tibakli,  Io  non  ho  coscienza  di  averlo  ve- 
duto. Vidi  di  quando  in  quando  tanti  rifugiati  italiani,  che 
non  posso  ricordarne  i  nomi  :  ma  dico  che  io  non  vidi  nel  1S57. 
né  in  altri  tempi  Tibaldi,  né  altri  che  osasse  venire  da  me  per 
farmi  consapevole  di  congiura  come  questa.  Ci  sono  due  altri 
nomi  mentovati  in  correlazione  coU'affare  del  1857.  L'uno 
è  il  nome  di  Massarenti.  Lo  conosco  per  bene.  Era  un  Italiano, 
che  attendeva  al  commercio,  nella  via  Greonville.  ad  Hatton 
Garden.  Egli  ebbe  da  me  danaro,  ma  il  solo  danaro  che  si  ebbe 
da  me  fu  tutto  sotto  la  forma  di  un  medesimo  pagamento  ])("r 
merci  come  quelle  a  cui  attendeva.  L'altra  persona  mentovata 
è  Campanella,  condannato,  cred'io,  nel  processo  del  1857.  Io 
lo  C(  nosco  benissimo.  Egli  era  un  signore,  e  letterato.  Studiava 
e  stava  quasi  sempre  in  casa  ;  un  uomo  assolutamente  incapace 
di  macchiare  le  sue  dita  in  questo  sudiciume.  Io  so  un  fatto 
che  concerne  questo  signore;  egli  espresse  mai  sempre  il  più 
alto  disprezzo  per  attentati  di  tal  sorta.  Due  estratti  di  lettere 
furono  pubblicati  delle  quali  la  Camera  comprende  che,  ove 
fossero    vere,    io    sarei    pronto    ad    assumere    la    responsabilità 


86  EPISTOI.AKIO.  [1S04] 

Mi-.  Sliiiislclcrs  cjist,  ;i vocili ioiis,  ;ni(l  IcikUmicìcs  iirc. 
Oli  llic  l'jiilli  ol'  .uill'hicd  foi'ci^n  policc  icikuIs  iiiiil 
('l;i])l  ijij»  inclodi-iUiiiitic  sjx'cclii's  ol'  «Icspotic  Avo- 
i"its-(Jéii('M-;nix,  to  meot  witli  the  sanie  treatiiieiil  in  tlie 
eoniiti-y  which  tliey  usefiilly  serve,  llieii  tliere  is  au 
end  of  IJiitish   lucid  sense  and   lair-play  lial)its.     A 


mìni  (Icllii  (lUiilitil  t'  (Ielle  opinioni  del  sii;nor  Stansfeld 
ven.uoiio,  sulla  fede  di  studiati  l'aporti  di  Polizie  estere 
e  pel  chiasso  di  drammatici  discorsi  di  dispotici  avvocati 
generali,  assofi^ettati,  nel  paese  che  servono  vantafisi*»- 
samente,  allo  stesso  trattamento,  allora  il  senno  hritan- 
nico  e  le  buone  abitudini  stanno  per  finire.  Un  uomo  di 
Stato    francese    disse    una    volta  :     «  Datemi     dieci     parole 


intera.  Io  non  veggo  che  io.  né  altri  nvente  relazione  con  me, 
possa  dire  che  siano  vere  o  no  ;  ma  dico  che  non  c'è  in  esse 
nulla  ch'io  abbia  la  menoma  voglia  di  negare.  Per  quanto  posso 
giudicarne,  sono  veri  estratti  di  lettere  cadute  nelle  mani  della 
jjolizia  francese.  Che  prova  il  primo  estratto?  Nient'altro,  eccetto 
la  relazione  di  personale  amicizia,  che  io  riconobbi  esserci  stata, 
e  che  fu  gran  tempo  fra  me  e  il  vsignor  ]\Iazzini.  Che  dice  il  secondo 
estratto?  Dice  che  una  rimessa  di  danaro  veiuie  ricercata  e  fu 
erogata  giusta  le  istruzidui.  La  Camera  comprenderà  che  ciò 
si  dice  qui.  non  come  in  una  corte  di  giustizia,  ma  come  in 
una  corte  d'  ()n(n-e.  Noi  parliamo  qui  del  nostro  onore  e  la  Ca- 
mera mi  crederà,  pertanto,  quando  io  dico  che  sono  assoluta- 
mente incapace,  e  che  quelli  ch^  mi  sono  congiunti  da  vincoli 
di  famiglia  .sono  del  pari  incapaci  di  figurarsi  o  di  ricordarsi 
a  che  possa  alludere  un  tal  pas.so.  Ma  io  posso  dire,  che  esso 
non  si  riferisce,  finché  non  può  riferirsi  a  nulla  che  lum  possa 
resistere  alla  prova  del  pili  rigoroso  esame  ;  e,  da  quanto  ne 
posso  giudicare,  sul  mio  onore  e  coscienza,  credo  dovesse  rife- 
rirsi a  ((ualche  affare  privato  o  a  (pialche  distribuzione  di 
poco  danaro  per  i.scopo  di  beneficenza.  »  Ved.  1"  Opinione  del- 
l' S  aprile  1864. 


[1864]  KPisTOLARro.  87 

Freiich  yStafcstnaiì  once  said, — «  Give  me  aiiy  teu 
woi'ds  in  any  man's  liandwritinji-;  1  shall  manage  to 
Ila  ve  him  luing.  »  Yoii  had  bettei'  write  those  wovds 
on  the  threshold  of  youi-  house,  only  stating  that 
they  inelude  the  man's  friends  as  well. 
I  ani.  Sii-, 

yours  faithfully 
Jos.  ^Mazzini. 


scritte   da   un   uomo;   e   io  otterrò  di   farlo   appiccare.»    Voi 
fareste   meglio   a    scrivere   queste   parole    sulla    soglia    della 
vostra    casa,   soltanto    per    ricordare   che   esse    comprendono 
anche  gli   amici  di   lui. 
Sono,   Signore, 

vostro    devoto 
Gius.  Mazzini. 


VMMCCCXXVI. 

A  GiT'SErPE  Gt^erzoni.  a   Southampton. 

[Londra.  3  aprile  1S(;4]. 
Caro  (ìuei'zoni. 

Ben  venuto. 

Ho  una  moltitudine  di  cose  da  dirvi.  Badate, 
^letà  è  probabilmente  ineseguibile.  Ma  credo  dovervi 
dire  ogni  cosa  che  sarebbe  buona.  Gar[ibaldi]  farà 
j)0i  ciò  che  vorrà  o  potrà. 

Siete  venuti  tar<li. 


vArMCCCXXVI.    —    Inedita.    L"  autografo    si    conserva    nel 
Museo  del   Risorgimento  di   Roma.  Non   ha    indirizzo. 


88  EPISTOLARIO.  [1804] 

Sui  pi-imi  (li  magj;io  lìisognorcltlK*  agire.  Biso- 
UiK'ichlu',  non  per  noi,  nui  per  la  ])overa  J'olonia, 
(Ile  more,  e  perelié  dui-i  tuttavia  la  gneira  Dano- 
gernianiea.  Ora,  se  (iarib[al(li]  ù  fuori,  i  N'eneti  ere 
(leranno  elie  non  sia  tempo  d'agire,  e  inoltre  senza 
Ini  nessuno  di  noi  vorrebbe  dar  moto.  (Quindi  tutta 
una   serie  di  necessità. 

iiisognerebbe  che  il  mese  bastasse  a  (iarjibaldij 
])('!•  r  intento,  e  che  sul  finire  ei  s'avviasse. 

S' ei  rimane  lungo  tempo  nell'isola  di  Wight  (') 
—  o  s'ei  viene  a  Londra  —  ci('»  riuscirà  impossibile. 
Londra  è  vasta.  A'enti  meetìmjs  locali  lo  inviteranno. 
Ei  non  potrà  liberarsi. 

Ora,  l'importante  è  il  giro  in  provincia.  L'entu- 
siasmo pel  nome  sarà  grande  qui  pure,  ma  in  pro- 
vincia amano  piii.  Inoltre,  qui  spenderanno  piti  danaio 
clie  non  in  provincia  per  feste,  banchetti,  etc.  :  in 
l)roviiicia,  daranno  più  a  lui,  e  pili  rapidamente. 

L'ideale  sarebbe  ch'egli  andasse  prima  a  T^ew- 
castle,  (irlasgow,  Edinburgo,  Paisley,  Liverpool,  Man- 
chester, liirmingham,  Slieffield,  Bristol,  Bradford, 
Unii  —  una  città  per  giorno  a  un  dipresso  —  poi, 
dopo  tutte  (quelle  ovazioni,  venisse  a  Londra,  da 
dove  sarebbe  libero  di  partire  il  di  che  vorrebbe. 

Dove  ciò  non  possa  farsi,  bisognerebbe  almeno 
cli'ei  si  fermasse  pochissimo  nelF  isola  di  Wight  e 
un  l)reve  tempo  determinato  in  Londra.  Il  giro  in 
provincia  è  essenziale. 

Seelev  è   un  buon   uomo  e  nuli'  altro  :   debole  e 


(')  Dopo  essorsi  trattonuto  un  giorno  a  Southampton,  Ga- 
rilialdi  s'imbarcò  per  l'isola  di  Wight,  ospite  di  Mr.  Seeley, 
meml)ro  del  Parlamento.  Colà  si  trattenne  fino  all'  11  aprile, 
quando  parti  per  Ixtndra. 


[1864]  EPiSTOLAnio.  89 

malo  ciiroiidiito.  Fu  fiiornalisfa,  Thorntoii  ITiiiit,  in 
contatto  con  Lfuii^i]  N  [ap(>liM»iie  j,  sarà  pi-oniin^ite 
intorno  a  lui.  (M  K  Dio  sa  (juali  sni^iriMinìenti  uli  da- 
là.  Bisoona  ])orre  Gar[ibal(li]   in  sjnardia. 

I  miiiliori  che  possono  informai-lo  sulle  cose  e 
i-^.ulla  vera  condizione  dej2:li  spiriti  in  Inghilterra,  sono 
Cowen  che  vi  reca  questa  —  P.  Taylor,  membro  del 
Parlamento,  che  deve  pranzare  con  lui  domenica  — 
Holyoake  che  probabilmente  verrà  da  parte  mia  a 
vedei'vi,  che  conosce  tutta  quanta  la  Provincia,  ma 
che  ha  la  sventura  di  non  parla i-e  altra  lingua  che 
ringlese. 

Qui,  la  questione  Stansfeld  e  me  s'è  fatta  que- 
stione politica  tra  il  Partito  governativo  e  il  Partito 
Francese  inteso  con  L[uigi]  N[apoleone]  per  rove- 
sciarlo e  ricostituire  l' alleanza  intima.  Qualunque 
cosa  Gar[ibaldi]  dirà  o  scriverà  nelle  risposte  agli 
Indirizzi  contro  1'  occupazione  di  Roma  e  l' invasore, 
sarà  bene  accolta,  checché  altri  possa  suggerirgli.  (-) 


(')  Thoniton  Hunt  (1810-1873),  figlio  del  celebre  Leigli  Ilunt 
fdiidù  in  sioventù  due  periodici,  il  Refornier  e  VArgiis  e  dal  1S40 
111  a  Ijondra  collaboratore  dei  pili  grandi  giornali  iiiglesi.  Da 
un  suo  viaggio  in  Italia  trasse  l'ispirazione  del  romanzo  The  Fos- 
terhrother  (1845).  Era  uno  dei  segretari  di  Lord  Palmerston. 
Riguardo  ai  suoi  intrighi  prima  e  durante  il  soggiorno  di 
Garibaldi  in  Inghilterra,  ved.  G.  Gitbrzoni,  Gririhnldi.  cit., 
voi.   II,   pp    344-846. 

(-)  Il  12  aprile  Garibaldi,  che  era  ospite  del  duca  di  Sutber- 
land,  ricevette  una  deputazione  della  parrocchia  di  S.  Pancra- 
zio; e  cosi  rispose  all'indirizzo  che  gli  fu  rivolto:  «  S.  Pancrazio! 
Ah  !  serbo  un  felice  incordo  di  San  Pancrazio.  Conosco  San  Pan- 
crazio ;  ho  combattuto  a  San  Pancrazio  sotto  le  mura  di  Koma.  » 
Ved.  VUnifà  Ifaliana  di  Milano,  del  10  aprile  1864  E  non 
sembra  che  negli  altri  suoi  discorsi  di  circostanza  Garibaldi 
facesse  accenni  nel   senso  desiderato  dal   Mazzini. 


^'  EPISTOr.AKIO  ri'S()41 

QnaluiKiuc  jillnsionc  ;i|  coi-ji.-oio  dì  Sljiiisl'chl  ;i  ]n«»' 
(riin  ItiiliaiH)  e  a  licoiioscciiza  jx'i-  lui  sarà  l)eiK' 
accetta  al  Governo,  popolari/zaiidolo.  ('i  T/Austria  e 
I.|iii^i]  .\|  a|.()l('(»ii(' j  non  (l()\i('l»lt('i()  essere  ni'v'i'.oina- 
niente  risj)arniiati. 

Sarebbe  cosa  ottima  se  in  Londra  ei  j)otesse 
accettare,  non  fosse  che  ])er  tre  giorni,  l'invito  di 
I*.  A.  Taylor.  Taylor  fu  sempre  insieme  ad  Aslinrst 
alla  testa  dei  Comitati  (Jaiibaldini.  raccolse  danaro, 
andò  a  vederlo  alla  Spezia,  trattò  perennemente  la 
('ansa  d'  Italia.  In  lui  sarebl)e  rinj^raziata  tutta  la 
Società  dejili   «Amici  d'Italia.»   (-| 

Taluni  Intrlesi  snti^eriscouo  che  come  rinuiaz-ia- 
mento  alla  Stampa  periodica  unanime  tutta  sul  di 
lui  conto,  (Jarib[aldi]  (o  il  tìglio  o  voi  i)er  Ini)  la 
sciasse  il  nome  so])ra  una  carta  di  visita  all'  ulticio 
dei  princi])ali  (  Jiornalisti.  Son  (piasi  tutti  nella  stessa 
strada.  1]  \i  sarebbero  indicati  da  me  o  da  altri 
(piando  sarete  (jui. 

(Jar[ibaldi]   non  ha  bisogno  di  ])arlar  di  danaro. 


(')  l'are  il  12  ain'iU'  (iarilialdi  fece  \isit:i  a  .J.  Staiisfeld 
nella  casa  ili  lui  in  Thm-loe  ìSfiuare.  Ved.  Vl'iiità  ItaUfiiKi  di 
Milani),  del  Ki  aprile  l.S(i4.  In  una  corrispondenza  da  I.,ondra 
del  IX  aprile,  inserita  nello  s'esso  periodo  (n  del  2'\  apri'e) 
si  leggeva  :  »  L'indonnini  del  suo  arrivo  in  Londra  il  Generale 
si  recò  a  far  visita  a  quel  nobile  cuore,  che  è  il  signor  Stans- 
fi'lil  :  era  una  visita  di  farnijilia.  non  eranvi  pr  senti  che  al- 
luni membri  della  medesima.  Durante  la  conversazione,  il  Ge- 
nerale pronunciò  le  seguenti  parole,  con  quell'accento  marcato 
che  gli  conos<-ete  :  '  Io  colgo  quest'occasione,  signor  Stansfeld. 
per  ringraziarvi,  di  tutto  cuore  delle  nobili  parole  ci  Ile  quali 
difendeste  al  Parlamento  il  nostro  amico.  Giuseppe  Mazzini; 
ve  ne  ringrazio  di  tufo  il  cuore  :  Tltalia  tutta  vi  deve  per 
ciò    nn    tributo    di    alta    gratitudine.  '» 

(-)  Ved.  la   nota   alla   lett.    VMMCCCIII. 


[1804]  KPISTOLABIO,  ni 

ma  (.V  accettare  soltanto.  E  dovrebbe  dire  qualche 
cosa  sullo  spirito  pratico  degli  Iiiiilesi,  e  che  spera 
aiutino  la  causa  d'Italia,  d   Ungheria  e  di  Polonia. 

In  Liverpool  v'è  una  Istituzione  di  giovani  non 
l)olitica  che  offre  200  lire  sterline  se  Garib[aldi]  va 
una  sera  e  dice  due  parole  (rincoraggiameuto  ai 
giovani.  Yi  mando  probabilmente  la  loro  lettera.  Una 
volta  in  Liverpool,  Peter  Stuart  e  i  suoi  amici  po- 
tranno informarvi. 

Ciò  di  cui  vi  prego  istantemente  è  —  se  vi  fer- 
mate più  giorni  all'isola  di  Wight  —  di  scrivermi 
una  buona  lettera  intorno  alle  intenzioni  e  sopra- 
tutto all'epoca  e  al  come  del  ritorno.  È  la  cosa  che 
più  mi  preoccupa.  Noi  spenderemmo  ora  ogni  soldo 
che  raccogliamo,  nei  prei)arativi.  E  il  danaro  rac- 
colto da  lui  servirebbe  per  la  mobilizzazione. 

Qtianto  a  me,  non  intendo  né  comprometterlo  né 
pormi  innanzi.  Gli  ho  dunque  scritto  che  aspetterò 
i  suoi  desideri i. 

Scrivetemi  all'  indirizzo: 

^[rs.  France. 
2.  Onslow  Terrace.  Fulham  Road.  S.  W. 

London. 

Sapete  del  sequestro  in  casa  Lemmi,  delle  j.er- 
(piisizioni   fatte  a  Zugni,  Pasini  e  altri  I   (\i 

Tutto  vostro 
GirsEPPE. 


(')  Quandd.  per  iniziativa  di  (ìariltaldi  e  di  Bertaui.  fu  isti- 
tuito il  Comitato  Centrale  l'nitario,  si  avverti  ohe  le  funzioni 
di  tesoriere  di  esso  sarebbero  s'ate  assunte  da  Adriano  Lemmi, 
al   quale   dovevano   rimettersi   le   somme  raccolte   ai   fini   del   Co- 


J>2  EPISTOr.AKIO.  |1S(')4] 

VMMCCCXXN'II. 

A    Fii.ii'i'o  r.F.TTT.M,  n   CcnnvM. 

Il.oiidnil,     4     niìi-ilo     ].Sf>4,. 
.Villico, 

E))l)i    I   ultiiiiii    rimessa.    Se   mai    f  (neorresse   di 
farne  allra,  non  sia  pili  ad  Ashnrst,  ma  all'ordine 

milntu.  Il  2(1  ni;n-Z()  l.S(!4  rnppresontanti  della  magistratura  o 
della  polizia  si  recavano  per  una  perquisizione  in  casa  del 
patriota  livornese,  il  quale  mandava  subito  dopo  al  JHritio, 
che  l'inserì  nel  n.  del  giorno  successivo,  la  protesta  che  segue  : 
«  Ti  prego  di  pubblicare  che  (luest'oggi  a  mezzogiorno,  con 
tutta  la  gentilezza  possibile,  per  opera  del  Procuratore  del  Ite, 
del  giudice  istruttore  e  di  multissimi  impiegati  del  Cìoverno, 
mi  fu  sequestrata  la  somma  di  L.  2G25,G5,  composta  di  un'ob- 
bligazione di  L.  100  a  favore  del  generale  Garibaldi  di  A'it- 
tore  Hugo,  e  di  L.  2525,  G5  in  danaro,  saldo  del  conto  corrente 
fra  il  generale  Garibaldi  e  me.  Mi  fu  anche  sequestrato  il  libro 
dei  conti  correnti  (permettendomi  di  staccare  tutti  i  fogli  che 
non  avevano  riguardo  al  conto  del  Generale),  cinque  copie  di 
una  circolare  del  14  gennaio  1864  e  una  lettera  dell'on.  Cado- 
lini,  nella  quale  mi  notava  dispiacere  del  non  vedere  in  quelle 
circolari  il  nome  della  tipografìa.  »  In  quanto  alle  altre  due 
penjuisizioni,  in  una  corrispondenza  da  Reggio  Emilia  all't'Hi- 
tù  liuliuna  di  Milano,  del  20  marzo  18G4,  si  leggeva  :  «  In  uno 
degli  .scorsi  giorni  la  pubblica  siciirezza  eseguiva  —  sen>;a  man- 
dato di  giudici  —  una  lunga  e  minuziosa  perquisizione  al  do- 
micilio del  signor  Giovanni  Zugni,  emigrato  veneto  e  distinto 
patriota  :  il  pretesto  della  inqualificabile  vessazione,  erano  i 
soliti  bollettari  per  il  milione  di  fucili,  che  lo  Zugni  non  aveva. 
Naturalmente,  nessuna  carta  che  avesse  rapporto  alle  cose  poli- 
tiche fu  .sequestrata  al  detto  patriota.  Anche  il  signor  Ora- 
zio Pasini  patì  la  medesima  noia  poliziesca  :  ed  a  (piesti  fu 
confiscata  una  cedola  della  citata  sottoscrizione  di  Garibaldi.  » 
V^MMCCC'XXVII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel- 
r  Istituto  Mazziniano  di  Genova. 


[1SG4]  EPISTOLARIO.  On 

di  ^Villiam  Shaen.  8.  Bedford  Roav.  Holborn.  London. 
Ciò  lino  a  nuove  istruzioni. 

E  del  resto,  nulla.  A'edrò  ben  inteso  0 [aribaldi], 
die  non  sarà  in  Londra  prima  di  sabhato.  Questo 
jx'r  le  cose  del  paese.  Quanto  a  me,  sono  cosi  cosi 
di  salute,  noiato  a  morte  come  immagini,  stanco 
(F  ogni  cosa,  e  nondimeno  lo-nu)  in  tentai'e  ogni  cosa 
per  '   emancijia/ione  del   W-rcto. 

Ama  il 

tuo 

Gil'SLl'PK. 


VMMCCCXXVIIT. 

A  Ltucìi  Piaxciaxi,  !1  Naimli. 

[ Londra  1,    5    aprilo     [ISO-l]. 
Caro  Pianciani, 

Ho  la  vostra.  Non  bo  l)isogno  di  far  parole  con 
voi  per  persuadervi  cb"io  deploro  la  perdita  da  voi 
fatta,  e  che  ne  sento  tutta  la  gravità.  Siamo  desti- 
nati a  morir  nel  deserto.  Ragione  di  più  per  com- 
battere la  battaglia  delle  idee  sole,  che  siam  certi 
di  ])ortare  alla  sepoltura  con  noi.  Mandate,  vi  prego, 
a  Gril[enzoni]  o  a  Bi'usco  [Onnis]  la  vostra  offerta 
])er  r  im|,resa  Veneta.  \"è  bisogno  di  raccogliere  oia. 

Quanto  alle  difficoltà  nel  Mezzogiorno,  le  intendo. 
Né  vi  chiedo  se  non  di  togliere  ogni  occasione  per 
parlare.  È  vero  che  le  cento  diverse  sottoscrizioni 
hanno   tormentato  i   buoni.   Ma   è  cosa   generale  |>er 

VMMCCCXXVIII.  ^  Ineflita.  Da  una  copia  presso  la 
R.      Commissione. 


W  EPISTOLARIO.  [ISCA} 

tutta  ]'  Italia,  E  nondimeno  ho  avuto  <^ià  da  nove 
()  ilieci  sottoscrittori  di  100  franchi:  nella  piccola 
città  <li  raima  pili  assai  da  Milano.  11  Sud  non  fa 
il  proprio  dovere.  L'impresa  Veneta  liascina  con  sé 
non  solamente  l'insurrezione  d'altri  pop(di,  ma  la 
fornnizione  d'un  secondo  esercito  di  volontari;  e 
sarebbe  fatto  capitale  i)er  o<;ni  cosa.  JI  i^tid  è  mal- 
contento. Pci-ché  si  limita  a  sole  ))arole?  l'erché 
abdica  ogni  iniziativa?  Perché  scade  dalla  tradizj/)ne 
del  suo  passato?  Perché  non  aiuta  Tunica  vi;f  che 
possa  condurre  a  rovinare  la  caniorra  di  Torino?  Si 
daranno,  dite  voi,  al  Borbonismo,  al  Bonapartismo? 
Perché  no  alla  Repubblica?  Bisogna  insistere:  1",  per- 
ché aiutino  l'impresa  Nazionale  sul  \>neto  —  2".  i)er- 
ché  confutino  i  pregiudizi  tutt'ora  esistenti  ed  avvici- 
nino il  popolo  ad  accettare,  in  un  giorno  di  collisione, 
la  l);indiera  repubblicana.  ln>iistete,  rion  chiedo  altro. 
Se  non  riuscite  cogli  amici,  tanto  peggio  per  essi. 

Sta  bene  quanto  fate  per  Ixoma.  Ma  desidero  che 
il  Papa  non  muoia  ora.  Pio  le  stesse  vostre  mire.  Ma 
abl)iamo  bisogno  di  avere   un   esercito  di   volontari. 

Risponderò  fra  due  o  tre  gioi-iù  a  Morelli  e  al- 
l' Associazione.  Quell'  Associazione  dovrebbe  esser 
eentro  visibile  d'  un  lavoro  ignoto,  d'  una  organizza- 
zione invisibile  repubblicana.  ('')  O^gimai  se  i  gio- 
vani non  vedono  che  il  guasto  sta  non  nei  ministri 
ma  nell'istituzione,  il    -lenu')  itidiano  non  esiste  ]>iù. 

Garibaldi  è  in  InghilteiM-i.  Lo  vedr«^  e  c'inten- 
deremo, spero,  anche  meglio. 

(')  Salvatore  Morelli,  sul  quale  ved.  la  nota  alla  lett. 
VMMCXCVI,  nella  sua  qualità  di  vice  presidente  della  Società 
Democratica  di  Napoli  aveva  inviato  il  28  marzo  al  Mazzini 
un  tardo  indirizzo  in  occasione  del  suo  onomastico.  Ved.  l'Unirà 
Italiana  di   Milano,   del   3  aprile  1804. 


[1864]  EI'IBTOLARIO.  93 

Cerco  per  ogni  dove  mia  lettera  mia  c-lie  fu  stajii- 
pata  nella  Paìiadc  dopo  hi  fujj;a  di  Pio  IX  nel  *4S.  (^j 
lo  consigliava  in  essa  la  i-epubolica  e  mi  juemerebbe 
01'  d'averla.  W  è  mitdo?  Tensate  un  \h)\ 

Addio  pei-  ora.  Ahltiatemi  sejn])ve 

fratello  vostro 

GlUSEI'I'E. 


VMMCC'CXXIX. 

A  Gaetaxo  Semenza,  u  Luiidia. 

ILoiuIni ai»rile    18G4].    sabbato. 

Caro  Semenza, 

Il  Duca  ha  scritto  a  (Jar[il)aldi]  che  non  ])uù 
ospitare  se  non  tre  e  che  collecherà  il  resto  all'Ho- 
tel. (-)  Xon  so  ciò  che  (}ar[iì)aldi]  abbia  deciso,  m;i 
se  i)er  caso  ricusasse  l'ospitalità   dell'Hotel,  gli  ab- 

(')  La  h'tt.  del  5  dicembre  1S4S  a  Michele  Acciirsi.  \'ed. 
al  11.  MMDXXXIX.  Non  fu  pc  lù  iitiitbl.  nella  l'alUnlc.  ma  nel 
Corriere  Lironiesc  del  15  e  nel  I'eitsi(ro  Ituliuiio  del  li*  dicem- 
bre 1N4S.  Il  Mazzini  ne  chiedeva  e  pia  per  ristamparla  nel 
vi)l.    II    (pp.    181-1S4)    dtirediz.    daelliaiia. 

VMMCCCXXXIX.  —  Inedita.  L"  autografo  si  conserva 
presso  rIì  eredi  Semenza.  È  in  una  busta  che,  di  pugno  del 
Mazzini,  ha   l'indirizzo.   «  Signor  Semenza.   Brompton  Cresceiit.  » 

(-)  Gaetano  Semenza  aveva  fatto  parte  di  (luella  deput:i- 
zioiie  di  Italiani  residenti  in  Londra  che  si  era  recata  a  Southamp- 
ton a  dare  il  benvenuto  a  Garibaldi.  Ved.  Vi'nità  ItuUniKt  di 
Milano,  del  7  aprile  1804.  Sembra  che  il  Duca  dì  Sutherland 
desiderasse  non  avere  in  casa  troppi  amici  di  Garibaldi,  giunti 
Crii  lui  a  Londra,  seguendo  in  ciò  le  mire  politiche  del  Gabinetto 
inglese. 


9G  KPISTOI.AKIO.  [18041 

Iti.inio  jMoiiii'sso  clic  i  suoi  t  loxcrchlicro  case  (rjimici 
in   i.oinir;). 

S'cj^li  1cm'ssi>  ^^cco  (liuM/.oiii  c(tiiu'  Scjiictaiio.  un 
pf/ìio  sarebbe  preso  in  casa  da  I'.  A.  Taylor:  coinuu- 
(|ue,  son  tre,  IJasso,  llasiie,  (Juei-zoni,  o  I>asso,  l'a- 
sile  e  un   liulio  che  bisooncrebbe  os])itai-e. 

b'oise  non  vi  sarà  l)iso<i;no,  ma  sarebl)e  bene,  a 
oi^ni  modo,  pensarvi,  nel  caso  clic  lunedi  l'osselo 
seviza  allojijuio. 

\'e  ne  parlo,  pei-clié  ne  parliate. 

X'ostro  semi)re 
Gius.  Mazzini. 


VMMCCCXXX. 

A  Pietro  Zeneroni,   a  Desenzano. 

[Londra],   7   aprile   [18G4]. 
Caro  Zeiieroni, 

\'oi;Iiale  secondare  il  pi)rtatore  di  ([ueste  linee  in 
tutto  ch'ei  \  i  chiederà  [vel  dlsim[)egno  delhì  sua  inis. 
sione.  Dale^yli  contatto  con  IS.  e  cojili  altri  punti 
eh"  ei  v"  indicherà,  se  potete.  Serbate  gelosamente,  vi 
{)re,u(),  il  sei^reto  con  lui  e  sulle  cose  sue. 

ljisoi;iia  assolutamente  far  penetiare  lili  scritti 
nostri  nei  punti  importanti  di  1.  e  lido  per  ([uesto 
su  voi.  \'i  spieiilierà  ei»li  la  cifra. 

Addio:    lavorate  e   credetemi   semi)re 

vostro 

(}lUSKrPE. 

VMMCCCXXX.  Inedita.  Da  una  copia  con.servata  pre.s.so 
la  li.  Commissione. 


[1864]  EPISTOLARIO.  97 

VMMCCCXXXI. 

Al)  Annibale  d'Ambrosio,   a    Lwxo. 

[L<jii(lra].    12   :ii)i-ih"  ISCA. 

Fratello, 

Furono  licevnti  i  120  fi-;uichi  raccolti  per  opera 
vostra  per  la  .sottoscrizione  dei  500.  Abbiatene  gra- 
zie. E  lasciate  ch'io  afferri  rojìportnnità  per  alcune 
linee  concernenti  le  cose  nostre. 

Le  Provincie  meridionali,  malgrado  i  numerosi 
buoni  elementi  che  accolgono,  mancano  tinora  alla 
loro  missione;  coljìa  unicamente  della  mancanza  d'ur- 
dijiamento  ;  la  loro  attività  non  risponde  alla  loro 
importanza  in  Italia. 

Quest*  ordinamento  è  indispensabile. 

Io  sono  in  contatto  regolare  col  Comitato  Cen- 
trale istituito  da  (Jaribaldi.  Ho  })romesso  di  fortifi- 
care i  loro  lavori  e  non  moltiplicarne  di  divergenti. 
E  desidero  rimanere  feilele  alla  mia  j)arola.  Ha  il 
Comitato  Centrale  delegato  qualcuno  in  Lecce?  Se 
si.  dovreste  cercare  di  porvi  in  accordo  e  lavorar  di 
concerto.  Se  no,  dovreste  assumervi  l'incarico  e  diri- 
gervi, a  nome  mio,  al  Comitato  Centrale,  offrendo 
r  opera  vostra. 

Ordinare  i  buoni  della  provincia  di  Bari  —  diri- 
gere Vaposfoldto  alla  tendenza  repubblicana,  il  lavoro 
pratico  dell'oggi  alla  realizzazione  dell'impresa  ^'e- 
neta  —  esprimere  in  tutti  i  modi  possibili  il  bisogno 

VMMOCCXXXI.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  presso 
la  famiglia  d'Ambrosio,  a  Lecce.  A  tergo  di  esso  di  pugno  del 
Mazzini,  sta  l'indirizzo  :   «  Signor  Annibale  d'Ambrosio,  Lecce.  » 

Mazzini,  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.  XLVII).      7 


98  EPI STOL ARIO.  [ 1 804 1 

(li  quell'impresa  —  raccogliere  danaro  per  essa,  av- 
vertendo di  versare  all'indirizzo  ch'io  diedi  (pianto 
riguarda  la  sottoscrizione  dei  500,  e  alla  Cassa  del 
Comitato  Centrale  quanto  riguarda  le  offerte  alla 
Sottoscrizione  pel  ]Milione  di  fucili  ed  ogni  altra.  — 
Questo  è  urgente:  di  questo  dovreste  occuparvi. 

Vorrei  che  ogni  località  importante  della  provin- 
cia potesse,  raccogliendo  anche  colletivamente  una 
(piota,  essere  rappresentata  nella  sottoscrizione  spe- 
ciale dei  500.  Il  resto  andrebbe,  come  dissi,  alla 
Cassa  del  Comitato  Centrale.  A  voi  toccherebbe  di 
darmi  nomi  se  giovassi^  mai  ch'io  scrivessi  (pialche 
linea  incitatrice  direttamente. 

Avete  nell'amico  mio  Libertini  una  scoila  tidata. 

Addio,  fratello.  Lavor;ite,  e  credetemi,  con  vera 
stima, 

vostro 
Gius.  Ma/zim. 


VMMCCCXXXll. 

A  Giuseppe  Guekzom,  h   Londra. 

ILoiidi'a,    ....    aprile    1804]. 
Caro  (ruerzoni. 

Importa  al  comune  scoi)o    —  se  possilnle  —  che 
i   portatori  vedano  Garibaldi. 

\'ostro 

GlUSKJ'l'E. 


VMMMCCCXXXI.  —  Inedita.   L'autografo  si  conserva   nel 
Museo  del  Kisorgimeuto  di   Roma.   .Non  ha   indirizzo. 


flSG4]  EPISTOLARIO.  90 

A  lui  ho  (letto  (he  la  dichiavazioiie  di  Lord  Pal- 
niLMston  (^)  —  poco  importa  sia  falsa  —  lo  mette 
in  libertà  di  dire:  «  N'edo  che  è  slato  tutto  uu  eri-ore. 
e  che  sono  libero  di  ctMlere  ai  voti  del  popolo:  cedo 
quindi.  » 

Domani    vedrete  pìacnnìs   nella   strada,  etc. 


VMMCCCXXXIII. 

A  OifsEPPE  Gx'ERZoxi.  a   Londra. 

[Londra,    ....   aprile    ISCA]. 
Caro  Guerzoni. 

Cercate  -—  se  jtossibile  —  di   far   che  (laribaldi 
veda    i»er   due   minuti    chi   vi   jtresenta   (luesle   linee. 


Vostro  sempre 
Giuseppe. 


(')  Forse  la  dichiarazione  in  data  2  aprile  1SG4.  con  la  quale 
Evel.vn  Ashle.v,  capo  di  gabinetto  di  Lord  Palmerston.  a  una 
richiesta  del  Comitato  «  del  fondo  per  il  ricevimento  e  la  testi- 
monianza a  Garibaldi.  »  dichiai-ava  che  il  Governo  inglese  non 
poteva  aderire  alla  richiesta  del  Comitato  stesso  riguardante 
una  rivista  «  da  passarsi  dal  generale  Garibaldi  ai  volontari,  » 
essendo  ((  essenziale  che  i  volontari  non  assumano  nessun  carat- 
tere p.  litici),  né  divengano  struniFnto  di  politiche  dimostra- 
zioni. »    Ved.  l'Unità   linlìuna  di   Milano,   del  9   aprile  1864. 

VMMCCCXXXIII.  —  Inedita.  L'autografo  si  cou.serva  nel 
Museo   del    Risorgimento    di    Roma.    Xon   ha    indirizzo. 


100  EPISTOLARIO.  rif<'^'>41 

V.\I.M('<('XXXI\'. 

A  r,Trsi:ri'F,  fJrEuzoxi,  ii   T.oiidrn. 

[Ijoiidra,    ....    aprile   1SG4]. 

Caro  Gueizoiii, 

Alcune  note  che  comunicherete  n  < Jarilìaldi  nel 
momento  problematico  in  cui  sarà  solo. 

Peter  Stuart  è,  come  Cowen,  amico  [jcr-soiialc  di 
Garibaldi.  È  uomo  che  lo  ama.  Diede,  richiesto,  un 
anno  addietro,25,000  trancili  per  lui.(^j  È  ricchissimo 
proprietario  di  navi.  È  influentissimo  in  Liverpool. 
Ora  egli  scrisse  una  lettera  a  Garibaldi  dicendogli 
che  naturalmente  pensava  d'averlo  in  sua  casa  du- 
rante la  visita  a  Liverpool.  In  risposta  ei  riceve  una 
lettera  molto  secca  di  Chambers,  (-)  dicendogli  che 
Garil)[aldi]  ricusa  perché  in  Liverpool  alloggia  da 
Chambers  stesso.  Peter  Stuart  non  si  dà  pace,  come 
vecchio  amico,  di  non  ricevere  il  ritìnto  non  foss'altro 
da  Garibaldi  :  mi  scrive  più  che  dolente,  mandandomi 


VMMCCCXXXIV.  —  luedita.  L'uutogi-afo,  mutilo  in  fondo, 
si    conserva    nel    Mu.seo   del   Risorgimento   di    Roma. 

(')    Yed.   la    nota    alla    lett.   VMDCLXVIII. 

(-')  Il  colonn.  J.  H.  Chambers.  che  aveva  fissato  la  sua  resi- 
denza alla  Maddalena,  era  stato  uno  di  coloro  che  avevano 
accompagnato  Garibaldi  nel  suo  viaggio  in  Inghilterra.  Sembra 
fosse  autorizzato  dal  Generale  di  rispondere  in  suo  nome  agli 
inviti  che  gli  venivano  dalle  delegazioni  delle  varie  città  in- 
glesi. ^'ed.  una  sua  lett.  per  Manchester  nelV Unità  liaìiana 
di  stilano,  dell'll  aprile  1864.  G.  Guerzoni  non  vedeva  di 
buon  occhio  questa  soverchia  intramettenza  del  colonn.  in- 
glese.  Yed.  la   nota  alla   lett.  VMMCCLX. 


[18041  FrPISTOLARtC».  101 

la  lettera  di  Chambers.  Io  sono  convinto  (he  Chani- 
bers  ha,  al  solito,  aperto  la  lettera  di  Stuart  e  risposto 
senza  comunicarla  a  Garib[aldi].  Badate:  io  non  in- 
tendo dire  che  Garib[aldi]  debba  andare  in  una  o 
in  altra  casa.  Soltanto,  egli  avrebbe  potuto  dire: 
«  Sono  sventuratamente  impegnato,  etc.  »  Io  parlai 
di  Stuart  a  Garib[aldi]  quando  lo  vidi  (^)  e  mi  rin- 
graziò d'  averglielo  ricordato.  Vedete  duncpie  di  ve- 
ritìcare  s'egli  ebbe  o  no  la  sua  lettera.  Sarebbe  male 
ch'ei  perdesse  un  vero  amico  per  coli)a  altrui.  Cham- 
bers è  un  Tory,  nullo  in  Liverpool. 

Martedì,  verso  le  undici  verrà  da  voi  una  De- 
putazione del  Centro  Rivoluzionario  Polacco  per  pre- 
sentare un  Indirizzo.  Sarà  condotta  da  Bulewski,  (-) 
Sono  i  nostri  amici.  Fate  d'introdurli.  E  se  per  caso 
non  alloggiate  con  Garib[aldi],  fate  d'essere  vicino 
a  lui  a  (pieir  ora. 

Se  mai  non  alloggiaste  dal  Duca,  venite,  invece 
d'andare  all'Hotel,  da   me  :    siete  democratico  e  v'è 


(')  Sembra  ohe  il  Mazzini  si  recasse  il  G  aprile  all'isola 
(li  Wight  per  incontrarsi  con  Garibaldi  «  col  quale  s'abbrac- 
ciava affettuosamene  e  restava  in  lungo  segreto  colloquio,  o 
Veti.  G.  GuERZOAi,  Garibadi,  cit.,  voL  II.  p.  352.  L,' Unità  lUi- 
ìknia  di  Milano,  dell'll  di  quello  stesso  mese,  riportava  la 
seguente  notizia,  ricavandola  ùnW  Express  di  quattro  giorni 
innanzi:  «Il  gfnerale  Garibaldi  ebbe  ieri  un  lungo  colloquio 
col  signor  ilazzini,  che  fu  invitato  dallo  stesso  Generale.  I  due 
amici  si  abboccarono  a  Brook-House.  Menotti  Garibaldi  andò 
ad  incontrare  l'amico  di  suo  padre  :  anche  Guerzoni  e  Basso 
l'accompagnarono  a  Brook-House.  »  La  notizia  di  questa  visita 
era  pure  data  nel  Dirilto  del  12  aprile  1S04  dal  Casto,  suo  cor- 
rispondente da  Londra,  che  era  amico  del  Mazzini.  Ved.  la 
lett.  VMMrCXLVII. 

(-)  La  deputazione  polacca  fu  presentata  a  Garibaldi  il 
12   aprile.   Ved.   l'Unità   Italiana   di   Milano,  del   ir»  aprile   1S64. 


102  EPISTOLARIO.  tl8Cì4] 

nii;i    (Tiiiiciii.    Non    siete   Inntaiio   (];i    lui:    un   ciih   vi 
(•(Hidiice  in  (|iiiii<lici  Jiiiinili  ;ii!;i  cjisn  ov'.... 

[(JiusKi'i'i;]. 

V.ALM('('(\\XX\'. 

A  (Jii'SEiM'K  (Ji'EKzoxi,  a   Koiulra. 

[Londra,    ....    aprilo    1804]. 
('■AVO  <!nei'Z()iii, 

Il  latore  è  l'ietio  Taylor,  imo  dei  nii^lioii  amici 
nostri,  come  sapete. 

Ila  bisogno  di  \'('der  ( Jaiil);ìldi  i)el  i^iro  in  i)i"o- 
vincia. 

\'ostro 

GlUSI'Jl'l'E. 

VMMCCCXXX\'l. 

A  Giuseppe  Guerzoni,  a  Londra. 

[Londra],  15    [aprile  1864]. 
Caro  Gnerzoni, 

Xon  voglio  illudervi;  e  A'eiitnri  s'è  illuso.  Xon 
])ossiamo  assicurare  che  Ledru  sia  da  Herzen  dome- 
nica. C)  Ledru  è  spesso  fuori  di  città  e  potrebb'esserci 

VMMCCXXXV.  —  Inedita.  L'autografo  .si  conserva  nel  Mu- 
st'u   del    Risorgimento   di    Koina.    Xon    ha    indirizzo. 

VMMCCXXXVI.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo    del    Risorgimento   di    Roma.    Non    ha    indirizzo. 

(')  Il  17  aprile  1S^)4,  che  fu  di  domenica,  ebbe  luogo  in  casa 
di  Al.  Herzen,  a  Teddingtou,  lo  storico  convegno  al  (jua!e  inter- 


[1804]  EPISTOLARIO.  103 

oggi.  Non  è  intimissimo  con  Herzon,  e  potrebbe  non 
accettare.  Xe  ho  scritto  n    Ilerzen,  e  probabilmente 

vennero  Mazzini  e  Garilt.-ildi.  Nel  Dirifto  del  25  dello  stesso 
mese  era  così  narrato:  «Doni,  nica  (Jarihaldi  andò  a  Tedding- 
ton  a  far  colazione  con  ]"esnle  russo  signor  Herzen,  ove  era 
riunita  una  scelta  compagnia  di  amici  inglesi  e  stranieri,  fra 
i  quali  il  principe  Dolgorouky,  i  signori  Saffi,  Mordini,  Maz- 
zini, ecc.  Finita  la  colazione,  Mazzini  si  levò  ;  e  propose  un 
brindisi    in    onore    del    generale    Garibaldi. 

«  '  Il  mio  brindisi  racchiuderà  tutto  quanto  ci  è  can., 
tutte  le  cose  per  cui  abbiamo  sofferto  e  combattuto.  Bevo  alla 
libertà  dei  popoli,  all'associazione  dei  popoli  ;  all'uomo  che  è 
l'incarnazione  vivente  di  queste  grandi  idee  :  a  Giuseppe  Gari- 
baldi ;  alla  povera,  sacra  ed  (roica  Polonia,  i  cui  figli  silenziosa- 
mente combattono  e  muoiano  per  la  libertà,  da  più  di  un  anno  ;  a 
quella  giovane  Russia,  la  cui  divisa  è  ferro  e  libtìftà.  una  nuova 
lius.sia  che  fra  non  molto  tempo  offrirà  la  mano  alla  Polonia  so- 
rella, riconoscendo  la  sua  eguaglianza  ed  indipendenza  e  cancel- 
lando i  ricordi  della  Russia  dello  czar  ;  a  quei  Russi  che  col 
nostro  amico  Herzen  alla  testa,  hanno  molto  fatto  per  creare 
(|uesta  nuova  Russia  ;  a  (juella  reWgione  di  dovere  che  ci  darà 
forza  di  lavorare  e  di  sagrificarci  fino  alla  morte  per  la  rea- 
lizzazione  di    queste    idee.  ' 

«  Garibaldi    rispose  : 

«•'  Sono  in  procinto  di  fare  una  dichiara^icuie  ciie  i;\rei 
dovut')  fare  gran  tempo  fa.  Havvi  fra  noi  un  uomo  che  ha 
reso  i  più  grandi  servigi  al  nostro  paese  e<!  alla  causa  della 
libertà.  Allorché  era  giovinetto,  non  avendo  clie  aspirazioni 
verso  il  bene,  cercai  uno  capace  di  servire  d'  !;uida  e  di  coìi- 
sigliere  ai  mici  giovani  anni,  lo  cercai  come  colui  che.  essendo 
assetato,  cerca  la  sorgente.  Lo  trovai.  Egli  S(  lo  veglia\a  mentre 
tutti  gli  altri  attorno  a  lui  dormivano.  Egli  solo  alimentò  la 
sacra  fiamma.  È  rimasto  sempre  il  mio  amico,  sempre  pieno 
d'amore  pel  suo  paese  e  di  devozione  alla  causa  della  libertà. 
Quest'uomo  è  Giuseppe  Mazzini.  Al  mio  amico  e  maestro.  '  » 
Non  si  sa  se  al  convegno  assisteva  pure  Ivcdru-Rollin,  al  quale 
Garilialdi  andò  a  poi  a  far  visita  il  giorno  successivo.  Ved.  il 
Diritto  del  22  aprile  lSfi4.  Erano  pure  presenti  il  russo  Ogareif, 
il  tedesco  K.  Bliud,  gli  inglesi  W.  Ashurst  e  P.  A.  Taylor. 


104  EPISTOLARIO.  [1804] 

saprete  il  l'isnltato  da  Ini.  lo  doveva  iiinollrai-e  la 
|,i-()])()sta  d'IIeizen,  eceo  (iiifo.  Solainente  non  vor- 
rei illudervi  e  (piindi  vi  scrivo. 

Clìe  non  sia  jiossihile  ili  vtdere;  (|\ialclie  volta 
eon  v-)i  e  con  ^Fenotii  I 

Avevo  ^ià  messo  a  disposizione  di  Bezzi  i  HOOO 
l'ianchi   che  chiede  nella   sua  ìettei-a. 

(Hi  Ashurst,  se  non  pranzo,  v  m  rcbbero  almeno 
III  lidi  ciré  pili  facile,  perché  nel  j^iorno.  A'edete  di 
compiacerli.  Ashurst  é  impiejiaio  j»overnativo.  Fu 
sempre  cassiere  del  Comitato  (iaril)a]di.  Aiutò.  Andò 
a  vederlo  alla  S])ezia.  Lo  an:a. 

Addio; 

vostro 
GirsEi'i'E. 

VM3IC(H\\XX\II. 

To    Matilda    Biggs,    London. 

[London,   Aprii   15tli.    1N<'>4J.   Friday   ninrning. 

Dearest  Mr.tilda, 

To-day  I  inii.sf  hetray  you.  I  liave  lost  to  work 
ali  the  dav  of  yesterdav:  and  ì  iiave  Poles  and  others 


Venerdì   mattina. 
Carissima   Matilde, 

Olili!  debbo  tradirvi.  Ho  perduto  tutta  la  jiiornata  di 
ieri    a    lavorare  :    e    debbo   vedere   l'olacclii    e   altri.    Va    be- 

VMMCCCXXXVII.  —  Inedita.  L'autografo  si  consorva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Natiuin).  Non  ha 
indirizzo.   La  data   vi   fu   apposta   da   INL   Biggs. 


[1R04]  EPISTOLARIO.  10r> 

to  see.  It  is  ali  right  lo  be  applauded  and  it  is  good 
for  Italy  aiul  foi-  ali.  Stili,  tliat  does  not  give  us 
A'eniee  noi'  save  poor  exliausled  dying  Poland.  So- 
mebody  mnst  do  tlip  retai l-work  and  tbat  is  my  lot. 
Therefove.  I  do  not  come  to  you  to-day.  I  only  re- 
gi*et  my  not  having  Avritten  before.  Biit  I  bopeil 
stili  yesterday  night  to  be  able  to  come. 
Ever  lovingly   yours,  dearest   Matilda, 

Joseph. 

Of  course,  you  know  that  Gar[il)aldi]  called  on 
me  yesterday.  (^) 


nissimo  avere  il  plauso  degli  altri  ed  è  bene  per  l'Italia 
e  per  tutti.  Però  questo  non  ci  dà  Venezia  né  salva  la 
povera  Polonia  esausta  e  morente.  Qualcuno  deve  pur  fare 
il  lavoro  minuto  e  questo  tocca  a  me.  Perciò,  oggi  non 
posso  venire  da  voi.  Soltanto,  mi  dispiace  di  non  aver 
scritto  prima.  Ma  ieri  sera  speravo  ancora  di  poter  ve- 
nire. 

Sempre,    carissima    Matilde, 

vostro  affezionato 
Giuseppe. 

Sapete,  naturalmente,  che  Garibaldi  è  venuto  da  me 
ieri. 

(')  In  una  corri.spondenza  da  Londra  in  data  18  aprile,  pubbl. 
iieìVUnità  Italinna  di  Milano,  del  23  aprile  1864,  si  leggeva  : 
«  Giovedì,  verso  mezz(Mli  (14  aprile),  il  Generalo  fece  una  visita 
al  vostro  grande  Apostolo  del  pensiero  italiano,  Giuseppe  Maz- 
zini ;  era  accompagnato  dal  suo  figlio  Menotti  e  dal  suo  segre- 
tario, signor  Guerzoui  :  vi  rimase  per  un'ora.  Ignoro  quello 
che  si  sia  detto,  ma  so  che  i  due  sommi  Italiani  ebbero  un 
abboccamento  cordiale,  quale  era  da  aspettarsi  da  chiunque 
li  conosce   entrambi.  » 


10(]  Ki'isTor.Aino.  f1>tfHl 

V.M.M('('(\\XX\11I. 

To    Maiilda    ISkkìs.    I.diiddii. 

[London.  Ai)ril  ICIli.  ISC-ll.  Snturdny. 

Deiu-est  .Mjitildii, 

1.  I  vjignely  lieard  the  eveninii,'  befoi-e  tliat  Ga- 
i|il)al(li]  iiitended  to  come  to  me.  I  did  iiot  know 
llie  liour;  biit  it  '\\ns  prohable  it  would  be  al  eleveu 
in  the  moining  bel'ore  bis  goinji  to  the  Craufui-ds.  (^j 

L'.  The  visit  was  to  be  a  siirprise;  and  thiongli 
(Udicacy.  pride,  or  any  feeling  you  like,  my  tirst 
teiioi-  was  that  he  shoiild  sii.spect  for  a  single  mo- 
ment that  I  had  announccd  his  visit  and  snmmoned 


Sabato. 
Carissima   MatiUle, 

1.  La  sera  prima  sentii  dire  vagamento  che  Garil  aldi 
aveva  intenzione  di  venire  da  me.  Non  sapevo  ì'ora  ;  ma 
era  probabile  che  sarebbe  venuto  alle  mulici  di  "jiattiua 
prima    di    andare    dai    Craufurds. 

2.  La  visita  doveva  essere  una  sorpresa  ;  e  per  deli- 
catezza, per  orgoglio,  o  per  qualsiasi  altro  sentimento 
vogliate,  il  mio  primo  spavento  fu  che  egli  sospettasse 
un    solo    momento    che    io    aveva    (iinnoiziato    la    sua    visita 

VMMCCCXXXVIII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Musco  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  La  data 
vi   fu   apposta   da    M.    Biggs. 

(0  Garibaldi  aveva  accettato  l'invito  a  colazione  dalla 
famiglia  t'ranfurd  il  14  aprile.  Ved.  Vrnifà  Haliaiìii  di  Milano, 
del    18   aprile    1864. 


[1SG4]  EI>IST()I,Al!IO.  107 

peonie  to  -s'cc  liini  coiiiiiij;.  Tlieieloic.  1  did  iiot  even 
teli  ^Irs.  Fraiice  t'ov  fear  she  slioiild  s}»eak  to  otlieis. 

.").  lUdievini;  tliat  uobody  Avonld  kiioAV  and  tliat 
he  would  ('Olile  in  a  cai)  Avith  Menotti,  I  thouglit 
oi'  nothini;  except  of  heinu  able  to  s])eak  at  leisiire 
abont  the  only  thing'  I  have  at  lieart — saving  Poland. 
il'  possible,  through  one  ^>nitian  movement — a  thini; 
(ìf  which  ali  the  peoplé  who  ciowd  about  Gai-[ibaldi] 
do  not  dream  of — instead  of  havinu'  to  Avhisper  in 
a  cornei-  as  1  have  been  hitlieito  doonied  to  do.  In 
short,  it  was  ;ì  ])rivate  politicai  interview  whicli  1 
wanted — and  stili  want — to  have. 

4.  Throngh  want  of  feelin<i.  1  supi)Ose,  or  anv 
Avickeil  .feeling  my  best  friends  may  be  pleased  to 
attribute  to  me,  I  thonght  tliat  ali  of  yon  were  pcr- 
fectlv  contented  to  have  srcii  (ìaribaldi.  and  that  the 


e  invitata  .neiite  a  rcilc-rlo  venire.  Perciò,  non  lo  dissi 
neppure  a  Mrs.  Frante,  per  paura  die  essa  lo  dicesse  ad 
altri. 

'i^.  Credendo  ehe  nessuno  l'avrebbe  saputo  e  che  egli 
sarebbe  venuto  in  carrozza  con  Menotti,  non  mi  carni  di 
nuU'altro  se  non  di  poter  parlare  a  mio  agio  intorno 
airiaiica  cosa  cbe  mi  sta  a  cuore  —  salvare  la  Polonia, 
se  è  possibile,  mediante  un  moto  nel  ^'eneto  —  cosa  alla 
((uale  nessuno  di  tutti  (luelli  che  circondano  (Jaribaldi 
ha  mai  pensato  —  invece  di  dover  bisbigliare  in  un  an- 
golo, come  tinora  staio  stato  condannato  a  fare.  Insomma^ 
era  un'intervista  politica  privata  oihe  desideravo  avere, 
e   lo   desidero   ancora. 

4.  Per  mancanza  di  sentimento,  ininiagintt,  o  per  (jual- 
siasi  altro  cattivo  sentimento  i  miei  migliori  amici  mi 
vogliano  attribuire,  pensai  cbe  ciascuno  di  voi  sarebbe 
stato    pienamente    soddisfatto-  di    aver     visto    Garibaldi,    e 


KKS  KIMSTOI  AIMO  llSCill 

f('i<r  liad  iiot  leaclied  tlu*  poiiit  ol'  waiilinti  lo 
see  (iai.-ibaldi  many  times.  1  tli()uj;lit  it  was  Avell 
tliat  he  should  «^o  to  James,  Avhere,  as  you  saw,  1 
did  not  jio:  aiid  tliat  you  ali  of  the  family  shoiild 
welcome  him  tlieie.  O'i  somethiiiji  like  i)ei-soiial  af- 
lectioii  or  enthusiasm  I  did  not  dream. 

5.  N\'hatevei'  the  reasoiis  he — and  1  hi^hly  sns- 
pect  that  since  some  time  niy  intelleletual  keenness 
is  ])()sitively  im|,aii-ed — I  ne^■el•  dreamt  t'or  one  mo- 
ment that  anyone  of  yourselves  Avonld  be  in  the 
least  huit  at  not  being  inviteli.  1  was  strnck  a.s 
by  thunderbolt  when  in  the  eveninu  1  t'ound  Cavo- 
line  deeply  hurt  ;  and  the  bitter  comjdaints  did  me 
more  harm  tlian  she  or  others  can  believe. 

Tliis  is  ali  I  can  say,  dearest  ^latilda.  I  get 
more  and  more  the  conviction  that  T  am  not  fit  to 


che  la  fchhrv  non  fosse  ancora  arrivata  al  punto  di  vo- 
lerlo vedere  pili  volte.  Pensai  che  era  bene  clie  egli  an- 
dasse da  .James,  dove,  come  avete  veduto,  non  sono  an- 
dato io  :  e  che  voi  tutti  della  famiglia  1'  avreste  potuto 
salutare  colà.  E  non  mi  passò  neppure  per  la  mente  che  ci 
potesse    entrare    dell'affezione    personale   ,o    dell'  entusiasmo. 

5.  Qualsiansi  possano  essere  le  ragioni  —  e  io  ho  im 
grande  sospetto  che  da  (jualche  tempo  le  mie  facoltà  in- 
tellettuali si  siano  positivamente  indebolite  —  non  ho 
mai  sognato  per  un  solo  momento  che  uno  ([ualunque  di 
voi  si  sarebbe  minimamente  dispiaciuto  di  non  essere 
stato  invitato.  Rimasi  colpito  come  dal  fulmine  (luando. 
la  sera,  trovai  Carolina  fortemente  indispettita  :  e  le  sue 
amare  lagnanze  mi  fecero  pili  male  di  quanto  essa  o  altri 
possano  credere. 

Questo  è  tutto  quel  che  posso  dire,  carissim;i  Matilde. 
Ma    mi    vado   sempre   pili    convincendo   che    non    sono    fatto 


[1864]  KPISTOLAKIO.  109 

Ite  in  tliis  Ijind  ol'  li\iny  wheir  1  do  uiiiiiteiitioiially, 
and  ali  the  Avliile  loviii^',  harin  to  those  I  would,  il" 
1  could,  lieap  l)lessiiii;s  upou.  And  Ood  kiiow.s  veiy 
sinceiely  I  wish  1  was  soon  ont  of  it,  in  Syrius  oi- 
elsewhere,  watcliin^  om-i-  you  ali  and  loving,  uuseen 
and  unheedt'd.  Acceptiiim  yonr  forjiiveness,  I  ani, 
deai-est  ^latilda,  ever 

yonv  friend 
Joseph. 


per  stare  in  (jnesta  terra,  per  vivere  dove,  senza  volerlo. 
e  sempre  animato  da  affetto,  faccio  del  male  a  coloro 
che  vorrei,  se  potessi,  colmare  di  benedizioni.  E  Dio  sa 
quanto  sinceramente  io  desideri  di  trovarmi  presto  fuori 
del  mondo,  in  Sirio  o  in  (inalche  altro  luogo  e  rivolgere 
di  lassù  su  voi  tutti  il  mio  sguardo  pieno  d'amore,  senza 
che  nessuno  mi  veda  e  si  curi  di  me.  Accettando  il  vo- 
stro perdono,  sono,  carissima  Matilde,  il  sempre 

vostro  amico 
Giuseppe. 


VMMCCCXXXIX. 

A  Dehetrio  Di.\mill.\  Mullek.  a   Londra 

Londra.   17  aprile   1864. 

Se  chi  scrive  crede  di  avere  qualche  cosa  in  so 
è  ristinto  della  sitii<i.::ioii('.  Qnando  feci  in  modo  die 
s'  iniziasse   un    moto   in    Sicilia,   ebbi   qnell'  istinto. 

VMMCCCXXXIX.  —  Pubbl.  in  Politica  segreta  italiana. 
ecc.,   cit.,   pp.   65-09. 


110  KPISTOI.AKIO.  [1S641 

S('ii/.;i    (|U('I    piccolo   moto,    l'oi-sc   ii    (jncsl'orn    il    Mc/,- 
zoiiionio    iKMi    s;ii-('1iIk'    parie    della    .Moiiai-cliia     Ita 
liana.  ('  ) 

(')  ACfeniiii  I).  Dijinii)l;i  Mullcr  die  Vittorio  Kiiuimiclr  II, 
IciiuikIo  elio,  (luranto  il  sogj^iorno  di  (ì;irii);il(ii  in  Iiifjliiltcrrii, 
(I  l'i'U  il  riscliiuso  coiidott  i('r()  e  l'ii  mhicc  ciisiiiratnrc  si  iputcs- 
scro  int*Mi(l(M-('  e  stabilire  moti  iusuri-czionali.  a  cui,  forse  per 
occulti  suoi  fini,  presterebbero  segreto  favore  Tlnghilterra.  ma 
i  (inali  frattanto  potrebbero  troppo  facilmente  nuocere  al  (io- 
verno  italiano,  »  inviò  a  Londra  il  negoziatore  tra  lui  e  il 
Mazzini  con  l'incarico  di  persuadere  quest'ultimo  <(  a  non 
tentare  imprese  arrischiate  fino  al  momento  opportuno.  »  Del 
colloquio  avuto  col  Mazzini  a  Londra,  nel  darendon  Hotel.  New 
Bond  St.  W.,  il  Diamilla  Muller  pubblicò  il  seguente  riassunto  : 

«  Il  mio  compito  [del  Diamilla  Muller]  in  questa  prima 
occasione,  era  quello  di  ben  stabilire  la  vera  posizone  del 
momento  rispetto  alle   intenzioni   del   re   e  del   Governo  italiano. 

«  Mi  sforzai  quindi  di  esporre  colla  maggiore  chiarezza 
possibile  : 

«  Che  il  nostro  Governo,  nell'interesse  stesso  dell'Italia, 
credeva  dovere  opporsi  ad  un  moto  inconsiderato  del  Veneto, 
che,  trascinandolo  ad  un  passo  Imprudente,  gli  potrebbe  far 
perdere  piti   di  quanto   avrebbe  potuto  acquistare. 

«  Non  bisognava  illudersi,  gli  dicevo,  sulla  possibilità  del 
successo. 

«  Il  successo  d'un  moto  insurrezionale  nel  Veneto  non  era 
probabile,    se   non   date   due   condizioni  : 

«  La   prima,   forti   distrazioni   delle   forze   nemiche. 

«  La   seconda,   il   soccorso   delle   alleanze. 

«  Non  si  poteva  invocare  l'opportunità  della  guerra  da- 
no-germanica,  perché  questa,  lungi  dal  distrarre  le  forze  au- 
striache,' procurava  loro  un  alleato  —  la  Prussia.  A  questo 
aggiungi  che  il  moto  nel  Veneto  concentrerebbe  le  forze  ne- 
miche sullo  stesso  terreno  che  dovrebbe  divenire  in  appresso 
campo  di  battaglia. 

«  Le  forze  austriache  non  si  distrarrebbero  vantaggiosa- 
mente, se  non  in  Gallizia,   in  Ungheria   o   in   Serbia. 

«  Ma  l'Italia  e  l'Italiani  non  dovevano  fidarsi  dei  due  primi 
paesi.    Essa   non   poteva    né    doveva    assumere   la   responsabilità 


[1864]  EIPISTOLARIO.  Ili 

Quell'istinto  mi  disse  otto  o  più  mesi  addietro 
—  e  mi  dice  oggi  più  che  mai  —  ch'è  tempo  d'agire 
al  Nord.  Da  iiu  lato  F  Italia  è  stanca  più  che  uoii 

(rim  soccorso  ad  un  moto  che  poteva  uou  essere  seguito  da 
(]uei   due    paesi,    nonostante   le  loro   formali    promesse. 

«  Xou  poteva  fidarsi  dei  Polacchi,  perché  avevano  avuto 
l'Austria  amica,  e  perché  erano  sostenuti  dal  partito  clericale 
di    tutta   l'Europa. 

«  Non  poteva  fidarsi  degli  Ungheresi,  perché  nel  1S59  non 
profittarono  dell'occasione  e  cagionarono  indirettamente  la 
pace   di   Villafranca. 

«  Oggi  l'Italia  deve  pretendere  che  essi  inizino.  Tale  gua- 
rentigia   è    indispensabile.    L'Italia    seguirà. 

«  Oltre  la  distrazione  delle  forze  nemiche,  altro  mezzo  per 
assicurare  il  successo,   io  diceva,   era  il  soccorso  delle   alleanze. 

«  Il  Partito  non  vede  di  buon  occhio  l'alleanza  e  l'intor- 
vento  francese,  sia  per  la  questione  romana,  sia  per  Tinterru- 
zione  della  guerra  del  '59.  Sia  pure.  Si  ponga  da  banda  l'al- 
leanza francese.  Ma  in  questo  caso  l'Inghilterra,  che  mostra 
tanta  simpatia  per  l'Italia,  che  accoglie  con  tanto  entusiasmo 
Garibaldi,  spedisca  una  Divisione  della  flotta  nell'Adriatico. 
Anche  come  semplice  spettatrice,  tenendo  però,  col  suo  con- 
tegno, in  una  specie  di  soggezione  il  nemico  dei  Veneti,  ed 
aumentando  la  forza  morale  dell'esercito  italiano  che  deve  com- 
batterlo. 

«  Ovvero,  se  non  vuole  spedire  una  flotta,  e  prendere 
parte  cosi  indirettamente  ad  una  azione,  per  la  quale  vorrebbe 
forse  rimanere  neutrale,  dia  un  altro  esempio  di  simpatia  all'Ita- 
lia, che  influirà  non  poco  allo  scioglimento  della  questione 
romana,  ed  alla  possibilità  del  successo  della  questione  Veneta. 
Dia  Malta  all'Italia.  Malta  che  è  un  baluardo  naturale  dell'Ita- 
lia, non  altrimenti  che  ha  ceduto  le  isole  Jonie  alla  Grecia. 
Ovvero;  se  non  vuole  abbandonare  Malta  all'Italia,  mentre 
nel  cuore  di  questa  vi  è  tuttora  la  Francia,  prometta  almeno 
di  cederla  contemporaneamente  alla  soluzione  delle  due  que- 
stioni Romana  e  Veneta.  »  A  queste  dichiarazioni  verbali  il 
Mazzini  rispondeva  iu  isci-itto  con  la  lett.  qui  sopra,  alla  quale 
dava  il  titolo  di  Memorandum;  e  vi  aggiungeva  le  seguenti 
dichiarazioni   verbali  : 


112  EPisTor.AUio.  [ÌRCA] 

si    crede    del    piovvisoiio  :    dilli"  ;ill  i-o,    T  iiisiirivzidne 
r<)l;i((;i    ;ieceini;i   :ill<i    vi;i    per  ];i    >\;izi<)iialit;'i. 

Olii,   hi   i'o'Ioui.i  more  se  non  è  aiuta1;i  da!  molo 

«  Supposto  che  l'attitudine  del  (ioverno  Italiano  rimanga 
la  stessa  c-ome  i>el  passato,  il  Partito  è  deciso  di  fare  ciò  che 
stima   suo  d(,vere   movendo   il    Veni'to. 

«  Il  piano  stabilito  che  comprende  l'alto  N'eneto  (le  Alpi) 
e  non  il  basso  ^'l  iietn  in  piauuia,  dà  forti  speranze  di  suc- 
cesso. 

((  (  )  il  (Jtiverno  Italiano  si  oiipon-à  —  o  starà  imnioi)ile  — 
o    seguirà. 

«  Se  si  oppone,  tanto  peggio.  Cesserà  almeno  alla  colli- 
sione   lo   stati)   provvisorio   che   snerva. 

«  Se  rimarrà  immobi^le  o  neutro,  ne  godrà  i  vantaggi  de! 
risul'ato,    ma    non    dell'azione. 

«  Se  segue  invece,  appena  entr;it<)  ixitrà  capitanare  e  diri- 
gere   l'operazione. 

«  Quanto  precede,  in  caso  di  respinta  d'accordo  o  conci- 
liazione. 

«  Se  l'attitudine  del  (Joverno  invece  cangia,  cioè  se  vuoisi 
mostrar  conciliante  : 

((  Si  farà  tutto  il  p(  ssibJe  pt  rché  il  moto  del  "^'eneto  non 
])receda,  ma  segua  (luello  delia  (Jalli-zia,  e  sia  poscia  imme 
di;;tamente    seguito   dallTnghf  ria    e    dalla    Serbia. 

«  Per  conseguenza   la   sitvuizione  è  chiara. 

«  Il  Governo  Italiano  deve  respingere  ogni  idea  di  conci- 
liazione col   Partito;   o  deve  mo.strarsi  proclive  ad  esso. 

«  Nel  primo  caso  non  v'ha  motto  da  aggiungrre.  Nel 
secondo  invece  si  può  ancora  evitare  sciagure  :  essendo  tale 
per  lo  meno   una   c<dlisione. 

((  Ciò  posto,  e  avvenendo  il  secondo  caso,  si  possono  avere 
tutte  le  guarentigie  dei  due  capi  del  Partito  che  sono  in  tutto 
d'accordo,  e  i  di  cui  sforzi  non  tendono  ad  altro  che  ad  accu- 
mulare   mezzi    p(  r   l'azione, 

«  \(ui    si    creda    però    a    passi    inconsiderati. 

«  Garibaldi  par'endo  dall'  Inghilterra  non  farà  una  spedi- 
zione. Sarebbe  un  colpo  da  fanciullo,  stando  tu*ti  ad  osservarlo. 
Chi  dirige  il  piano  ha  la  mente  più  elevata  di  quello  di  un 
bambino.  »  Politica  segreta  italiana,  cit.,  pp.  03-65  e  09-70. 


[1864]  EPISTOLARIO.  113 

Ungarese:  moie  forse  tra  due  mesi.  E  la  situazione 
sarebbe  moralmente  e  materialmente  mutata  colla 
sua  morte.  Il  tempo  dunque  è  prezioso  per  noi.  Lo 
stesso  dico  i)er  la  questione  Dano-germanica;  e  mi 
duole  assai  che  altri  non  veda,  come  io  la  vedo, 
r  opportunità. 

La  posizione  è  questa. 

La  Polonia  insorta  è  un  api)ello  vivente  a  tutti 
gli  Slavi.  Quest'appello  non  ebbe  risposta,  perché 
materialmente  non  basta  a  distrarre  le  forze  Au- 
striache, ma  ha  bastato  a  dar  moto  al  lavoro  in 
tutti  i  paesi  Slavi,  direttamente  o  indirettamente 
soggetti  all'Austria.  E  si  tradurrebbe  in  fatti  ap- 
lieua  un  assalto  nostro  all'Austria  ne  distraesse  le 
forze. 

La  guerra  Dano-germanica  non  accresce  le  forze 
dell'Austria,  perché,  durando  il  conflitto,  dura  in 
Prussia,  nella  Germania  e  in  Austria  il  timore  che 
Luigi  Napoleone  ne  profitti  a  un  tratto  per  occupare 
le  Provincie  Renane. 

Questo  timore  basta  a  legare  le  forze  Prusso-ger- 
maniche,  e  impedirà  loro  d'agire  altrove. 

L'Inghilterra  odia  e  teme  —  qualunque  sia  l'ap- 
parenza —  Luigi  Napoleone.  Il  timore  ch'egli  ponga 
una  seconda  volta  la  mano  nelle  cose  nostre  —  du- 
rando sopratutto  un  Ministero  nostro  che  sanno  es- 
sere napoleonico  —  fa  si  che  essa,  l' Inghilterra 
officiale,  predichi  pace  e  indugio.  Ma  se  1'  Italia 
operasse  e  senza  cooperazione  francese,  l'Inghilterra 
sarà  con  noi.  Aiuterà  a  modo  suo,  ma  aiuterà. 

L'assalto  all'Austria  da  parte  dell'Italia  decide- 
rebbe la  Svezia  e  la  Norvegia  ad  aiutare  la  Dani- 
marca. A  questo  fine  dovrebbero  essere  fatte  alla 
Svezia  proposte  nette  e  positive. 

Mazzini,  aeritti,  eco.,  rol.  LXXVIII  (Epistolario,  yol.  XLVII).     8 


114  KTisTOr.Auio.  [18041 

I  Polacolii  nithorioiic)  l'Austria,  come  niiii  delle 
tre  P()teii7.e  dello  snieiidiianieiito.  Ma  sul  comincia- 
nieiito  deiriiisui'i-ezioiie,  rAusiiia  assuuieva,  ì)er  tat- 
tica, rai)pare!iza  <li  rav(>iej;i;iarla  ;  uoniini  ed  aiiiii 
passavano  liberanieiile  la  fi-oiitiera,  per  rinforzare 
Langiewiez  e  gli  altri.  E  Langiewicz  e  gli  altri, 
disarmati  coni"  erano,  mi  dicevano  :  «  Lasciate  che, 
mentre  nessuno  ci  aiuta,  ci  gioviamo  di  questa  ris- 
sorsa  !  »  D'  altra  parte  i  Czartorisicl  e  Faristocrazia 
l'olacca  in  Parigi,  fidando  nelle  promesse  di  Luigi 
Napoleone,  ne  obbedivano  ciecamente  le  istruzioni, 
che  erano,  non  so  perché,  di  non  assalire  l'Austria; 
ma,  lo  rii)eto,  i  Polacchi  devono  odiare  e  odiano 
l'Austria;  quindi  i  lavori  che  oggi,  non  sperando 
più  in  aiuti  governativi,  fanno  d'accordo  con  me  in 
(ìallizia. 

Gli  Ungaresi  non  mossero  nel  "olJ  perché  diffi- 
davano di  Luigi  Napoleone  e  perché  aspettavano 
che  si  svolgessero  i  suoi  misteriosi  disegni.  Ma  ri- 
cordi chi  legge  che  appena  il  moto  tutto  Italiano 
del  Sud  cominciò,  cominciò  pure  1'  agitazione  Unga- 
rese  e  quella  dei  paesi  vSlavi.  Fidando  nelF  Italia.  A 
torto  o  a  ragione,  l'Italia  esercita  im  immenso  pre- 
stigio sui  popoli.  A  torto  o  a  ragione,  credono  tutti 
che  ad  essa  appartenga  l'iniziativa  della  guerra  delle 
Nazionalità. 

Conscio  di  questo  prestigio  e  in  contatto  cogli 
elementi  insurrezionali  di  tutti  i  paesi,  intavolai 
molti  mesi  addietro  il  lavoro  Veueto,  dicendo  a  tutti  : 
«Questa  iniziativa  verrà  da  noi;  a  condizione  che 
ci  (lian  guarentigia  di  seguire  senza  indugio.  »  Su 
(piesta  base  posa  tutto  il  lavoro,  fonie  si  cangia 
la  base  all'ultima  ora  senza  ispirare  diffidenza,  senza 
dar  1  idea  che  tutto  posava  sopra  una  mistificazione? 


[1864]  KPISTOLAKIO.  115 

CrtMlo  iioiidiiiiciK»  ili  polcrc  l'ni'  si  clu'  uiui  iiisnv- 
ve/.ioiic  ;il>l)iii  liio^o  (iiifcrioniicnic  iiella  (JjiUìzìm  snlln 
liiieji  (lei  K;uT)atIii.  Bisoonercbbo  alloi-;»  sejiuiie.  dojx) 
noi,  r  rnjilioriji  e  la  Scn-bia. 

(ìli  uomini  (Iella  Soeiotà  Nazionale  non  sono 
(jnelli  (lai  quali  si  possano  avere  le  informazioni  più 
esatte  sulle  intenzioni  dei  "S^neti.  La  forma  che  si 
darebbe  all'insurrezione  non  ammette  possibilità  di 
sci) ia ('ciarla   rapidamente. 

Non  v'  è  da  temere  che  il  (ìoverno  Inji;lese  usi 
di  (Jaribaldi  come  di  istrumento. 

Tenter(^  le  cose  proposte,  ma  sono  (piasi  impos 
sibili. 

L' Inghilterra  non  darà  Malta  tinche  abbiamo  la 
Francia  in  Koma  ;  e  ne  parlerà  quindi  difficilmente: 
manderebbe  probabilmente  una  Divisione  della  flotta, 
ma  dopo  iniziato  il  moto.  Quanto  aQ:li  aiuti  morali 
da  darsi  ad  un  fatto  iniziato,  naturalmente  facciamo 
quanto  ])Ossiamo  ])er  ottenerli. 

Eiassuniendo  : 

Avremo  probabilmente  il  moto  (Jalliziano  ante- 
riore. Questo  potrebb'  essere  accertato  da  qualche 
aiuto  in  danaro  che  sarebbe  dato  non  a  me,  ma  a 
un  aprente  Polacco. 

Pel  Veneto  non  chiederei  che  un  aiuto  in.  armi 
e  una  ])arola  sparsa  ai  Veneti  che  «  un  moto  forte 
sarebbe  seji'uito.  » 

Se  il  mf)to  ^'eneto  avesse  Inolio,  1"  opposizione 
air  infiltrarsi  di  i)iccoli  nuclei  di  volontari  poaferior- 
iiiciitc  al  moto,  sarebbe  deplorabile  e  condurrebbe  a 
collisioni  pericolose.  A  nessun  patto,  poi  potremmo 
abbandonare  un  moto  di  fratelli  nostri  promosso  da 
noi,  e  piccoli  nuclei  penetrerebbero  del  resto  miste- 
riosamente, senza  organizzazione  pubblica  dello  Stato, 


un  KiMsroi.Arjio.  |lS(il| 

L;i  coni  iiiiiità  del  tci-rciio  s()]»|>i-iiii('  ()'^i\\  ncccssifiì 
(li  hir.ulic  spedizioni  clic  il  injirc  rcndcxa  indispcn- 
sjibili  pel   Sud. 

Le  Viii'ic  tendenze  «leireseicito  mi  sono  note,  ni;i 
lidcn  di  i:nen;i   pel   N'enclo  \ 'è  predoniiiuinte. 

Dei  nmtainenti  iiiinisterinli  non  è  mia  ])ai-1ita 
occu]>ainii.  Dico  solo  che  nn  ministero  Kattazzi  non 
sai-eldte  popolare,  e  non  sarebbe  interpretato  datili 
elettori  come  indizio  che  si  desidera  una  Camera 
enerjiica.   Tn  ministero  Kicasoli   io  sarebbe. 

Istinto  ilella  situazione  e  nn  momento  di  enerij;ia 
Italiana:    cpiesto    è   (piello    ciie    lo    scrivente    invoca 

Gius.  Mazzini. 


VMMCCCXL. 

TU  Ueoiuìe  Jacob   Holvoake,  Loiidun. 

[Limdou.  Aprii  18th,  1804].  Momlay. 
Dear  Friend, 
The  sudden  determinalion  oi'  (Jaribaldi  (^j  is  owing 


Lunedi. 
Caro  amico, 

L'improvvisa    decisione    di    Garibaldi    è    dovuta    a    pres- 

VMMCCCXL.  —  Inedita.  Lautografo  -si  conserva  i\v\  Mn- 
seo  del  Risorgimento  di  Milano. 

(')  Il  Governo  inglese,  diretto  allora  da  Lord  Palmerston, 
dapprima  avverso  per  fini  politici  al  viaggio  di  Garibaldi  in 
Inghilterra,  dipoi  costretto,  sia  pure  riluttante,  a  dare  il  suo 
consenso,  aveva  tuttavia  prese  tutte  le  precauzioni  perche 
«  l'avveiiimento,    ormai    inevitabile,    gli    tornasse   più    innocuo    o 


[l.S<)4I  Kl'ISTOLAKIO.  117 

to  a  (jovei-nnieiit  i)iessuie  oii  liim  —  the  pi-essure  is 
sìoiie   governativa    su    di   Ini   —   pressione   che    è    la    conse- 

nu'uo  pericoloso,  »  considerato  che  durante  la  guerra  dauo  ger- 
manica al  Governo  stesso  premeva  di  coltivare  l'amicizia  di 
Napoleone  UT,  che  era  stato  cosi  duramente  apostrofalo  da 
Gai'ibaldi  in  uno  di  quei  discorsi  siciliani,  i  quali  furono  il 
prologo  del  dramma  conchiusosi  ad  Aspromonte.  Infatti,  appena 
sbarcato  a  Southampton,  Garibaldi,  dopo  le  innumerevoli  pre- 
sentazioni, fu  quasi  trafugato  dal  Seeley,  che,  per  «  viottoli 
segreti  »,  lo  trasportò  nella  bella  dimora  di  Brook-House,  nel- 
l'isola di  Wight,  dove  il  Generale  rimase  per  pili  giorni,  e 
dove,  scrive  il  Guerzoni  che  gli  fu  sempre  ai  fianchi,  «  il  leone, 
prima  di  comparire  in  pubblico,  nvreiie  dovuto  addestrarsi,  a^l 
addolcire  la  voce  ed  ammorbidire  le  unghie.  »  Non  ostante  tutte 
queste  precauzioni,  l'ingresso  in  Londra,  avvenuto  l'il  aprile, 
fu  un  trionfo,  un'apoteosi,  non  meno  imponenti  fnrono  le  dimo- 
strazioni di  caldo  entusiasmo  che  Garibaldi  ricevette  nei  giorni 
successivi,  assistendo  a  cerimonie  celebrate  in  suo  onore  (ved., 
oltre  i  giornali  del  tempo,  italiani  e  inglesi,  la  narrazione  che  né 
dà  il  Guerzoni.  Garibaldi,  cit.,  voi.  II,  pp.  353-365).  E  per  quanto 
il  contegno  del  Generale  fosse  stato  sempre  irrepre^isilulmente 
prudente,  negandosi  fìnanco  a  intraprendere  un  viaggio  per 
visitare  le  città  inglesi,  dove  con  insistenti  inviti  fatti  da  spe- 
ciali rappresentanze  di  esse  era  reclamata  la  sua  presenza,  il 
Governo  inglese,  vedendo  che  l'entusiasmo  invece  di  illangui- 
dirsi sembrava  ingigantire,  preoccupato  forse  che  «  il  brindisi 
a  Mazzini,  la  visita  a  Ledru-Rollin  e  a  Luigi  Blanc,  le  parole 
ai  Polacchi  »  potevano  essere  «  segni  abbastanza  eloquenti  che 
v'erano  idee,  amicizie,  relazioni  alle  quali,  egli,  sotto  pena 
di  snaturarsi,  non  poteva  rinunciare  »  (In.,  ovl.  II,  p.  369), 
riguardando  infine  con  sospetto  che  Garibaldi  aveva  incessanti 
rapporti  col  Mazzini  e  col  Saffi,  che  riceveva  visite  di  suoi  uffi- 
ciali (il  Chiassi,  il  Missori,  il  Bruzzesi.  ad  es.),  giunti  improv- 
visamente a  Londra  e  presto  ripartiti  (Id.,  voi.  II,  p.  370).  il 
Governo  inglese,  è  da  ripetere,  premuto  da  esigenze  politiche, 
deliberò  di  «  indurre  Garibaldi  ad  abbreviare  il  suo  viaggio  e 
ad  affrettare  il  suo  ritorno  in  Italia.  »  (Id.,  voi.  II..  p.  373). 
D'accordo   col    Governo    inglese,    la    sera    del    16    aprile    il    duca 


US  KP I STOL  A  U I O .  r  1  ■'^n4  1 

Ilic   crdisiMiiKlH-c   (»r   I.oi-<l   ('l;il('li(lnii's    jcnillicy  illld   of 
;i   cow  ;ii-<lly  coiiccssioii   lo   L|()iiis|    X  |  jipolcoii  |.   ('| 


Kuenza  del  viaggio  di  Lord  riarcndon  e  di  iiiia  vile  <(iii- 
cessioue  a  Luigi  Napoleone. 

di  Suthorland,  clie  aveva  fispitato  il  Generale  nel  suo  i^iihizzo 
ili  Stafford-House.  il  Seeley,  il  dr.  p-ergusson,  medico  della  re- 
gina, il  generale  Eber.  il  colonnello  Peard  e  il  Gladstone  deci- 
sero in  una  riunione  che  tenero  a  Stafford-House  di  i)ersua- 
dere  Garibaldi  che  per  ragioni  di  salute  sospendesse  il  suo 
soggiorno  isi  Inghilterra,  e  di  ciò.  come  il  personaggio  più 
indicato,  ebbe  inciirico  il  dr.  Fergusson,  il  quale,  in  una  lettera 
al  duca  di  Sutherland,  dichiarò  che  le  condizioni  di  salute  non 
permettevano  al  Generale  dì  sot  oporsi  ad  ulteriori  fatiche  di 
ricevimenti  e  di  dimostrazioni;  e  poiché  Garibaldi  parve  rilut- 
tante, anzi  non  dovette  essere  contrario  che  il  dr.  Basile  dichia- 
rasse pubblicamente  che  le  condizioni  di  salute  di  lui  erano 
eccellenti,  la  sera  del  IS  aprile,  presenti  gli  stessi  personaggi 
adunatisi  due  giorni  prima,  oltre  aj  Guer5^oni.  che  volle  esser 
presente  e  che  fu  poi  diligente  ed  esatto  narratore  di  quella 
scena,  il  Gladstone  al)ilmente  fece  comprendere  a  Garibaldi  che 
il  Governo  inglese  avreblie  veduto  con  soddisfazione  che  ^li 
non  dilazionasse  oltre  la  sua  partenza.  Il  Generale  ebbe  allora 
uno  scatto  di  sdegno,  e  levatosi  improvvisamente  da  sedere, 
disse  con  ■  voce  secca  e  imperiosa:  «Partirò  domani»  (Id, 
voi.  IT.  pp.  376-379).  Ma  poi  si  rabbonì,  e  persuaso  special- 
mente dalla  duche.s.sa  di  Sutherland,  decise  di  restare  ancora 
(juattro  giorni  a  Londra.  Naturalmente,  di  tutto  questo  intrigo 
il  ^Mazzini  eblie  modo  di  essere  informato  subito,  mentre  la 
notizia  della  partenza  di  Garilialdi  fu  ]n-opf^lata  dalla  stampa 
inglese    due    giorni    dopo. 

(0  Nella  seduta  del  18  aprile  alla  Camera  dei  Lords, 
Lord  Clarendon.  che  in  precedenza  aveva  avuto  un  colloquio  n 
Parigi  con  Napoleone  III.  si  «  dichiarò  persino  inconsapevole 
della  progettata  partenza,  e  quanto  a  Napoleone  III  non  solo 
lo  purgò  da  qualsiasi  taccia  d'avversione  a  Garibaldi,  ma  assi- 
curò che  caduto  il  discorso  su  quel  tema.  l'Imperatore  gli 
disse  di  comprendere  benissimo  come  un  uomo  si  straordinario, 


[18ri4]  EI-ISTOLARIO.  UH 

Cali  aiiytliiiig  he  doiie  lo  pi-oduce  a  cliaiige? 

The  time  fiom  heie  to  Fiiday  is  short.  I  have 
wiitteii  for  immediate  Depiitations  to  Zs'ewca.^.tle, 
frlasgow  and  Liveipool.  Can  other  places  be  tele- 
graphed  to?     Can  aiirthing  he  done? 

Ever  yours  in  hastc 

Jos.  Mazzini. 

Si  può  fare  qualcosa  per  produrre  un  mutamento? 

Da  ora  a  veuerdi  c'è  poco  tempo.  Ho  scritto  a  >\ev^- 
casle,  a  Glasgow  e  a  Liverpool  perché  mandino  imme- 
diatamente delle  deputazioni.  C'è  qualche  altro  posto  dove 
si  possa  telegrafare".'  Si  può  fare  qualcosa?  Sempre 

vostro  di  fretta 
Gius.  Mazzim. 


VMMCCCXLL 
.\    Harriet    HA}^riLT0x    King,    London. 

[London.  Aprii].   ISth,    [lSr.41.  Monday. 

Deal'  ^Iis.  King, 

W"\]\  you.  to-niorrow,  Tne.sday,  go  to  my  fi-iend 
William    Ashuist,    2S.    Xoi-folk    Crescent,    Edgwave 

Lunedi,  IS. 
Cara   signora    King, 

Volete   trovarvi,   domattina,   martedì  alle   dieci  del  mat- 
tino, dal  mio  amico  William  A.shurst,  28.  Norfolk  Crescent, 

quale  era  Garibaldi',  dove.sse  toccare  l'animo  degli  Inglesi 
e  trasportarlo  fino  all'entusiasmo  »  (G.  ■  GtTBRZoxi,  op.  cit., 
voi.   II,  p.  383). 

v:\IMCCCXLI.    —    Puhhl.    (■/)    Lelires    ntid    ReroUeclinu    nf 
Mazzini,  ecc.,   cit.,   p.    42. 


120  EH'TSTOI.AUIO.  [18641 

Koad,  at  leu  o'clocU  in  tlie  inoniiii^.    (Jaiibaldi  will 

breakfast  tliere,  iiinl    I    shall   be  ihere  tuo;  yoii  will 

only  to  jjjive  yoiir  luinie,  and  you  shall  be  welcome 

to   ali.      The    Invitalioii   Ls  iiot  only  from   me,  but 

l'ioni  Mv.  and  Mrs.  Ashurst,  to  whom  I  spoke  yester- 

day  night. 

With   kindest   regard.s   to   Mi.  King,   I  ani,  denr 

friend,   ever 

faithfuUy  youi-s 

Joseph  Mazzini. 

Edgware  Road?  (iaribaldi  farà  colazione  colà,  e  vi  sarò 
anch'io  ;  dovrete  soltanto  dare  il  vostro  nome,  e  sarete  la 
benvenuta  per  tutti.  L'invito  non  viene  solo  da  me,  ma 
da   Mr.  e  Mrs.   Asluirst,   ai  quali  lio  parlato  ieri   sera. 

Salutando     cordialmente     il     signor    King,     sono,     cara 
amica,   sempre 

devotamente   vostro 
Gius.  Mazzini. 

VMMCCCXLll. 

TO    Peter  A.   Taylor,   London. 

[London.  Aprii  19th,  1S(U].  Tiusfln.v. 

^Ty   deal"    Peter, 

T  give  np  (lariiìaldi's  action. 

I    sent   to   him    a    few    lines   containing   botli  an 

Martedì. 
Mio  caro   Peter, 

Tralascio    V  azione   per   Garibaldi. 

Gli    ho   mandato   poche   righe   contenenti    insieme   nn'au- 

VMMCCCXLII.  —  Inedita.  Da   una  copia   presso  il  Museo 
del    Risorgimento   di    Roma. 


k 


[1864]  EPISTOIARIO.  121 

authorisatioii  to  toh  and  a  broad  hint  toAvards  the 
Penny  Subscription.  He  seiids  me  a  few  lines  Avith 
«  Caro  Mazzini,  »  at  the  head,  telling  me  to  teli  yoii 
an<l  fiiends  to  send  to  Cairoli  any  sum  yon  bave 
or  will  bave,  giving  to  me  any  pait  of  tbo  sums 
I  might  want.     That  is  ali. 

Teli  me  the  lesiilt  of  the  last  interview  witli  Ki- 
cliardson,  ete.  (^)  It  is  clear  that  tbrougb  the  autbo- 
risation  yon  already  bave  yon  can  claim  ali  the 
money  collected. 

Yon  may  say  tbat  yon  bave  new  instrnctions  to 
forward  to  Cairoli,  etc.  Betwcen  yon  and  me.  on 
the  strengtb  of  tbe  declaration  I  bave,  yon  will 
band  over  to  me  wbat  part  I  may  bai)pen  to  elaim. 

I  saw  Mr,  Beales.  (-)    Tbe  pamphlet  i.s  ali  rigbt 

torizzazione  per  voi  e  un  ampio  accenno  alla  sottoscrizione 
del  penny.  Egli  mi  risponde  poche  righe  con  in  cima 
«  Caro  Mazzini,  »  dove  mi  dice  di  dire  a  voi  e  agli  amici 
di  mandare  a  Cairoli  tntte  le  somme  che  avete  o  avrete, 
dandomi  quella  parte  della  somma  di  cui  potessi  avere 
bisogno.  Questo  è  tutto. 

Ditemi  i  risultati  dell'ultimo  colloquio  con  Richardsoii, 
ecc.  È  chiaro  che,  per  mezzo  dell'autorizzazione  che  avete 
già,  potete  richiedere   tutta   la   somma  raccolta. 

Potete  dire  che  avete  nuove  istruzioni  di  far  pervenire 
a  Cairoli,  ecc.  Fra  voi  e  me.  in  forza  della  dichiarazione 
che  ho,  mi  passerete  quella  parte  che  potrei  chiedervi. 

Ho    visto    Mr.    Beales.    L'opuscolo    va    benissimo!    spe- 

C)  John  Riohardsou,  notabile  nel  ceto  dei  commerciauti. 
era  presidente  del  Comitato  per  le  dimostrazioni  a  Garibaldi 
in  Londra.  Nello  stesso  Comitato  P.  A.  Taylor  aveva  l'ufficio 
di    segretario. 

(-)  Il  Beales  aveva  presieduto  il  meeiimi  promo.'^so  dal  Co- 
mitato  degli   operai    «  per    protestare   contro   i    modi    usati    onde 


122  EPISTOLARIO.  [1864] 

esi)eoia]l.v  in  tlie  second  pari.  The  first,  foiinded 
Oli  the  Cliamber.s  revelatioiis,  is  ratlier  adventiuons. 
I  forgot  to  iiisert  a  remark.  If  tliere  ìs  time  stili, 
transmit  it\,  please.  It  is  ooiucrning  the  Sutherìainl 
seheme  of  takiiig  Garib[aldi]  to  Athens,  etc.  He  says 
ol'  the  scheiiie  havinj»  beeii  hai'flcd  through  onr  telegra- 
Ithing  to  ( Jibraltai-.  1  ihiiik  tliose  1  \vo  or  tliree  Iìik's 
onylit  to  he  oniitted.  We  did  iiistruct  (Inerzoni  lo 
lelegraph  to  I)r.  Basile.  Ile  toìd  me  that  he  wonld 
immediately.  Stili,  he  iniiiliT  l)ave  iiot  done  it. 
Theii,  (iaril)[aldi]  does  iiot  like  lo  ai)i)ear  to  he  sarcd 
hy  irieiids,  and  he  might  wish  to  have  the  crevlit 
of  having  refnsed  spontaiieously  the  pro]K)sal  of  the 
Duke.   (M     With  what  London   will  do  to  try  to  get 


fialniente  nella  seconda  parte.  La  prima,  basata  sulle 
rivelazioni  delle  Camere,  è  piuttosto  arrischiata.  Ho  dimen- 
t  icato  di  inserire  un'  osservazione.  Se  sono  ancora  in 
tempo,  vi  prejio  di  trasmetterla.  Itiguarda  il  dise.niio  di 
Sutlierlaiid  di  portare  (iarihaldi  a  Atene,  ecc.  Kjiii  dice 
elle  esso  è  stato  stornato  da  un  nostro  teletiramma  a 
Ciliilterra.  Tredo  che  (luelle  due  o  tre  linee  dovreb- 
Ikto  essere  omesse.  Noi  avevamo  date  istruzioni  a  (J\ier- 
zoni  perché  telegrafasse  al  dt»tt.  lUisile.  Mi  ha  detto  di 
averlo  fatto  immediatamente.  Ma  potrehìie  non  averlo 
fatto.  Poi,  Garibaldi  non  ha  piacere  di  oemìM-are  ^it'r'ito 
da  amici,  e  potrebbe  aver  piacere  a  far  criniere  di  aver 
rifiutato   spontaneamente    le    proposte    del    Duca.    Con    tutto 

costringere  Garibaldi  a  lasciare  ringhilterni.  »  Ma  l'adiPL-inz.! 
che  ebbe  largo  a  Primrose  fu  a  un  certo  nioiiiento  .-ciolt;! 
dalla  polizia.  Yed.  VVnità  Ita-liana  di  MUano,  del  2.S  aprile  ISVA. 
Per  la  protesta  del  Comitato  delle  dimostrazioni  a  Garibaldi 
contro  lo  scioglimento  di  quel  meeiìnu.  formulata  il  siorno  dopo, 
ved.  pure  VUnità  Italiana   di  quello  stesso  giorno. 

(•)  D.  Diamilla  Mullor  {Politica  segreta  italiana,  cit.,  p.  171 


[ISGil  ES'ISTOT.ARIO.  12/5 

from  liim  ;i  new  jiislifìcation,  we  mijilii  to  av(»i<I 
Miiythhiii  likely  to  pnt  him  in  a  bad  temi-cr.  The 
liU't  oujiht  to  he  meiitioiieil  ;  hut  to  \\\v  tt*le<;iani 
aftaii',  there  ouii,ht  to  l)e  suhstitutod  tliat  (Jaiihaldi 
lefused  flatly  llic  projiosal  ol"  tli(>  Dukf. 
Evei- 

yoiu'S  affectioiiateìy 
Joseph. 

Love  to  ^Méiitia  of  coni-se. 
Ave  tliei-e  £  200  in  haiid? 


quello  che  Londra  farà  per  strappargli  una  nuova  giasti- 
ficazione,  dovremmo  cercare  di  evitare  tutto  ciò  che  po- 
trebbe farlo  diventare  di  cattivo  umore.  Il  fatto  dovreblK' 
essere  accennato;  ma  all'affare  del  teleiivamma,  si  do- 
vrebbe sostituire  che  Garibaldi  ritìnto  decisamente  In  pro- 
posta  del  Duca. 

Sempre  affezionatamente    vostro 

Giuseppe. 

Cose    affettuose    a    Menzia.    sottinteso. 
Avete  in  mano  le  200  sterline? 


e  segg  )  afferma  che  la  Legazione  italiana  in  Londra  aveva 
proposto  al  duca  di  Sutherland  di  persuadere  Garibaldi  a  com- 
pire con  lui  nel  suo  yacht  un  viaggio  di  due  mesi  iu  Oriente, 
al  fine  di  impedire  ulteriori  intese  tra  Garibaldi  e  Mazzini.  E 
riporta  a  questo  proposito  un  telegramma  del  conte  Maffei,  il 
quale  reggeva  la  legazione  italiana,  al  conte  Verasis  di  Gasli- 
glione.  Tuttavia  il  Guerzoni.  in  una  nota  al  suo  Garihaldi  (voi.  li. 
p  390)  obietta  :  «  Nella  PoUtica  segreta  italiana  si  narra  che 
il  duca  di  Sutherland  aveva  proposto  al  Re,  per  mezzo  del 
conte  Maffei,  a^llora  consigliere  di  legazione  a  Londra,  di  fa;- 
viaggiare  Garibaldi  due  mesi  nei  mari  d'Oriente,  impedendogli 
cosi   di   sbarcare  a   Caprera,    d'onde  si   temeva   che  il   Generale 


12-1  KPISTOI.MMO.  fisci! 

VMMCCCXLIll. 

To    Peteu    Sti'.vut,    Livcrpool. 

[London.  Aprii....,  ISOll.  INFoinL-iy. 

M.v  deal-  friend. 

Lord  Clareiidon's  journey  to  Taris  lias  proved 
fatai.  Through  a  cowardly  coiuf^.'.sion  to  Louis  Xapo- 
leoii,  (lladstoiie  and  the  Cabinet  bave  obtained  froni 
(Jaiibabli  Ihat   he  is  "ivin^'  ii]»  ìiis  tonr  in  tlie  l'ro- 


Luuedi. 
Mio  cai'o   amico, 

Il  viaggio  di  Lord  Clarendon  a  Parigi  è  stato  fatale. 
Per  una  vile  conces.^iione  a  Luigi  Napoleone,  Gladstone 
e    il    Gabinetto    hanno    ottenuto    da    (iaribaldi    die    rinunci 

potesse  slanciarsi  iu  nuove  avventure.  Il  libro  jierò  aggiunge 
che  il  Mazzini,  scoperto  il  complotto,  lo  sventò,  avvertendone 
per  telegrafo  il  Generale,  il  quale,  ricevuto  i]  dispaccio  a  Gibil- 
terra, chiese  ed  ottenue  che  la  rotta  dell'Ondme  [su  cui  si  era 
imbarcato  Garibaldi]  sarebbe  stata  in  retta  linea  per  Caprera. 
A  noi  mancano  documenti  per  confermare  o  smentire  questo 
racconto.  Diciamo  solo  che  non  ne  abbiamo  sentito  mai  par- 
lare. Che  il  progetto  sia  statO'  nel  cervello  del  duca  di  Suther- 
land  par  certo,  poiché  esiste  il  dispaccio  del  conte  ]\Iaffei  che 
lo  prova  :  ma  non  crediamo  che  il  Re  l'abbia  approvato,  né 
che  ilazzini  abbia  avuto  bisogno  di  sventarlo.  »  È  strano  che 
il  Guerzcni  dichiari  d'ignorare  che  l'incarico  di  inviare  il  tele- 
gramma  a   Garibaldi  era   stato   dato   dal   Mazzini   proprio   a    lui. 

VMMOCCXLIII.  --  Pubbl.  il  The  life  of  Peter  t^tuart,  the 
«  Ditton   D&ctor,  »    cit.,    p.    107. 


[1SG4]  EinSTOLARIO,  125 

viiices  and  leaving  oii  Friday  foi-  Caprera.  Can  von 
do  aiiyliiiiig?  Can  a  deputa tion  start  immediately 
t'or  London?  Can  otlier  places  he  telegraidied  to  do 
the  same?  Can  anytliing  he  done  to  i)roduce  a 
chance? 

Ever  yours  in  a  hiirry. 
Jos.  Mazzimi. 


al  suo  giro  nelle  Province  e  parta  venerdì  per  Caprera. 
Potete  far  qualche  cosa?  Può  una  deputazione  partire 
iinmediatamente  per  Londra?  Si  può  telegrafare  in  altri 
luoghi  di  far  lo  stesso?  Può  farsi  qualcosa  per  produrre 
un  cambiamento?   Sempre 

vostro  in  fretta 
Gius.  Mazzixi. 


vM:\rcccxLT\'. 

.\^   Vincenzo    Brusco   Onnis,    a    Milano. 

[Londra aprile  18G4]. 

Caro  Brusco, 

Ho  la  vostra  del  2. 

Quand'io  combatteva  1"  istituyJone  del  Comitato 
Centrale  sapeva  V  impossibilità  di  migliorale  con 
esso  le  condizioni  del  l'artito.  Xon  solamente  Y  as- 
surdo iV  un  Partito  che  non  è  al  lavoro  unito,  ma 
r  istituzione  d'  un  solo  Delegato  per  città  e  molte 
altre  cose  sono  male.  Cosi  in  PMr[enze]  i  nostri  jìou 
vogliono  accettare  il  Delegato  perché  è  Doltì.  (M  II 

VMMCCCXLIV.    —    Inedita.    L'autdgrafo    si    cou-serva    nel 
Mu.seo   del  Risorgimento  di   iiyauo.   Non   ha    indirizzo. 

(•)    Ved.    infatti    la    lett.   VMMCCLXXXIL 


12G  EPISTOLAlilO.  [1S04] 

lavoro  andava  ed  era  stato  ravvivalo  da  me.  IJiso- 
,Uiia\a  lasciai-  contimiare  e  s<>ltaiito  riunirsi  in  coni- 
missioni  })('!•  iavoii  si)ec'iali,  com' io  aveva  siigfierito. 
.Ma  r  scritto  che  ogni  mio  consiglio  deve  essei-e  tro 
\ato  l»nono  soltanto  dopo  un  anno  o  due  di  prove 
in  senso  diverso. 

Comuncpie,  non  v"è  da  reagiie  né  da  sconfortarsi. 
I']  non  l'ammetto  so])ratutto  in  ."iO.  [Bezzi],  i^')  Egli 
sa  che  per  tutto  ciò  cli'è  possibile,  ei  può  sempre 
dirigersi  a  me.  Bisogna,  senza  irritarsi,  senza  pro- 
testare, continuare  il  Veneto  e  Trentino  come  pri- 
ma. 50.  [Bezzi],  M[anci]  e  voi  tutti  lo  potete.  G[a; 
ribaldi]  cpii  si  lascia  trascinare  da  influenze  dannose, 
ma  farà,  anche  non  volendo,  danaro.  E  (piesto  è  ciò 
che  importa.  Aspetto  di  vederlo.  Poi  c'intenderemo. 
Continuate  a  laccogliere  nomi  per  biglietti. 

:      .      .        ('• 

Addio:  son  lieto  del  miglioramento  di  Lina. 

Vostro  sempre 
Giuseppe. 

Delachi  è  un  imbroglione,  m<i  tocca  a  voi.... 

La  difficoltà  sta  del  resto,  non  nel!'  ....  con- 
tinui,  ma   neir  introdurle. 

Ho  scritto  a   Tivoli;  ve  ne  dirò. 

jMandate,  vi  prego,  F  unita  a  (ìenova.  Di  là  la 
faranno  avere.   Saranno  cento  franchi  di  piti. 


(')  E.  Bezzi,  in  un  iirimo  momento,  non  segui  il  consiglio 
del  Mazzini,  e  con  lett.  del  3  giugno  1864  a  Cairoli  si  dimise 
da  memlu'u  del  (Jomitato  Centrale  Unitario  :  ma  più  tardi  re- 
cedette da  quel  suo  proposito.  Ved.  G.  Locatfj.ij-Milesi,  op. 
cit.,  p.  20G. 

(-)  La   carta   è  .stata   tagliata   per   una   diecina   di  linee. 


[1864]  EPISTOLARIO.  127 

v:\rMcccxLV. 

To    William    Malleson,    Loiulon. 

[London.  Aprii  18r>4].  Momla.v. 

Deal-  ^Iv.  Malleson, 

Sliould  yoii  receive  to  yuur  iiame,  IIoll)()i'n,  soiin' 
mysterious  lettei-  i'iom  abi-oad.  Avith  or  witliout  my 
nume  under  cover,  Avill  yoii  kindly  post  it  to  Ei* 
iiesti,  2  Oiislow  Tenace,  Fiilliam  Road,  S.  W.?  And 
toi-fijìve  the  liberty  1  bave  taken,  under  the  jìled^e 
tliat  no  "  Flower  „  concern  will  over  botlier  von?  (M 


Lunedi. 


Caro   Mr.   Malk'soii. 


Se  riceveste  al  vostro  indirizzo,  a  Holliorn.  inialche  mi- 
steriosa lettera  dall'  esterno,  con  o  senza  il  mio  nome 
sotto  coi)erta.  volete  e.ssere  cosi  jientile  da  impostarla  per 
Hrnesti.  2.  Onslow  Terrace.  Fulham  lìoad.  S.  W  .'t  E  vo- 
lete perdonare  la  libertà  che  mi  sono  preso,  se  vi  a**si- 
ciiro   che    nessun    affare    «  Fiore  »    vi    dariì    mai    delle   noieV 


V'MMCCCXLY.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  ]Mu- 
seo   del    Itisorgimento    di    Roma.    Non   ha    indirizzo. 

(')  11  ^laz'/Ain  accennava  alla  ridicola  accusii  che  il  Pro- 
curatore Generale  francese  incaricato  di  istruire  il  proces.so 
per  Greco  e  C.  aveva  lanciato  contro  J.  Stansfeld,  equivo- 
cando comicamente  sulla  voce  Flciwer.  Yed.  la  nota  alla 
lett.    VMMCCCXII. 


128  EPISTOLARIO.  [1864] 

The  It'lli'i-  will  bc,  iiiosi    likcly.   Iioni  a   NVallachian 
(/'()n't'S[>()iHleiit. 
Evei- 

l'a.itlifnlly  youis 

JOS.    3IAZZIM. 


La     lettera     sarà,     molto     probabilmentei,     dì     un     corri- 
spondente  valacco. 
Sempre 

devotamente  vostro 
Gius.  Mazzini. 


vm:mcccxlvi. 

A   Giacinto   Bruzzesi,   a    Londra. 

[Londra,  ....  ai)rile  18(34 J,  martedì. 
Caro  Bruzzesi. 

Eccovi  lettere  e  grazie  aiiticiitate.  \'olete.  ai)])eiia 
veduto  < Jaril)[al(li],  scrivermi  (lualche  cosa  sulle  sue 
(lisposizioui,  air  iudirizzo  segueute:  W.  ^lalleson, 
ICsq.  !)4.  Ilolborn  Hill.  E.  C.  Londou?  W  sarei  .uralo 
davvero. 

A'ostro  sempre 
GrrsEJppE. 


\'MM('CCXLVI.    —    hiftlita.    L"autoj^nifo    .si    con.serva    nel 
Musoo    del    Riisorgimeutd    di    Roma. 


[1864]  BPISTOLAIUO.  129 

VMMCCCXL\"II. 

To    Matildiì    BlGClS,    Lolulou. 

^  [Loudou,   Aprii   21st,    18(54].   Thursday. 

Deaiest  Matilda, 

It  will  be  absoliitely  imi^ossible  toi-  me  to  come 
to  yoii  to  moiiow.  Ali  these  days,  I  bave  ])e<)i)Ie 
from  eigbt  o'clock  in  tbe  morninj»'  to  any  boni-  in 
tbe  nigbt.  As  soon  as  I  can,  I  sball  wi-ite  to  you 
and  come.  Ever  yours  in  l'rantic  baiaste,  but  ever 
and  equally 

lovinjf 
Joseph. 


Giovedì. 


Carissima    Matilde, 


Domani  mi  saà  assolutamente  impossibile  venire  da 
voi.  Tutti  questi  giorni,  ho  gente  dalle  otto  di  mattina 
a  qualsiasi  ora  della  notte.  Appena  potrò,  vi  scriverò  e 
verrò.  Con  terribile  fretta,  ma  con  affetto  sempre  uguale 
sono    il 

vostro 
Giuseppe. 

VMMCCCXLVII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Xathau).  Non  ha 
indirizzo.  La  data  vi  fu  apposta  da  il.  Biggs. 


Mazzini,  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.  XLVII). 


130  EPISTOLARIO.  [1864] 

V.M.M(H'(\\1A'IIT. 

A    lOiUiiHTo    r>i:z/i.    a    Milano. 

[Londra J,    24    ai»i-ilc    [ISOIJ. 
Caio  Bezzi, 

Ho  la  vostra. 
Bened[€tto  Cairoli]  rkeveià  i)ei'  mezzo  di  C[Iiiasisi], 
che  sni)])oiijj;o  lascerà  Londra    presto, 50,000  franchi.  ('  ) 
Cosi  mi  dichiarò  (J[aril)aldi].  E  (juanto  basta  per  ciò 
che  chiedete.  Dio  faccia  che  ro])erazione  riesca. 

l'er  molte  ragioni,  credo  meglio  vi  piocnriale  in 
Italia  le  cose  delle  quali  avete  bisogno. 

Per  quanto  la  partenza  distrugga  molte  sijeranze 
—  anzi  certezze  —  di  potenti  aiuti  che  si  sarebl)ero 
avuti  dalle  provincie,  vi  do  pegno  che  le  sottoscri- 
zioni continueranno.  Avremo  assai  meno,  ma  avremo. 
Tra  ({uesto  e  il  poco  che  raccolgo  e  serbo  gelosamente 
io,  non  saremo  a  secco  pel  momento  della  mobiliz- 
zazione. 

(r[ai-ibaldi]  è  naturalmente  sconfortato;  ma  ])iù 
che  mai  voglioso  di  fare.  Su  tutto  questo  scriverò 
più  distesamente  a  Ben  [edetto].  Basti  ora  che  se 
operia)no,  siamo  intesi  ])iiì  che  mai  con  (r[aril)aldi] 
e  certi  di  lui.  Baildop])iate  dunque  di  zelo  e  d'ardore. 


A'MM(HH'XLV1II.  —  Pubbl.  da  G.  Locatelli-Milesi,  op. 
c-it..   pp.   225-226. 

(')  Giovanni  Chiassi,  che  era  stato  eletto  a  far  parte  del 
Comitato  Ce^ntrale  Thiitario,  creato  per  iniziativa  di  Garibaldi, 
come  rappresentante  della  provincia  di  Mantova  (ved.  la 
lett.  VMMCLXXI).  era  andato  a  Londra  insieme  con  altri 
garihaldini     (ved.    la    nota    alla    lett.    VMMCCGXL). 


[1S(Ì4J  EPISTOLARIO.  ISl 

In  questo  momento  di  dicono  Cli[iassi]  partito  e 
senza  rivedeimi.  l'azienza.  Un  membro  ilei  Comitato 
("entrale  dovrebbe,  parmi,  mantenere  un  po'  meglio 
l'alleanza.  Noi  vidi  che  in  compagnia  di  riordini, (')  e 
(piando  io  non  poteva  parlare  che  teoricamente.  Avrei 
voluto  intendermi  più  di  proposito.  Comunque,  è  por- 
tatore di  ciò  che  volete.  In  nome  di  Dio,  fate  quanto 
potete  per  lasciare  intatto  quel  piccolo  fondo,  ^'errà 
il  momento  in  cui  sarà  un'  àncora  di  salute. 

Mordini  fu  ed  è  qui  per  proporre,  con  un  lungo 
scritto  lirmato  (Juastalla,  Lemmi,  Corte,  Civinini  e 
riordini,  un  partito  monarchico  progessivo  con  a 
capo  il  (Generale,  l'antico  grido  insomma.  Come  Lem- 
mi, cassiere  del  Comitato  Centrale,  possa  avere  fir- 
mato con  tutti  un  atto  che  lo  vincola  a  bandiera 
neutra,  insista  per  questo,  è  una  delle  tante  prove 
della  nessuna  moralità  politica  che  domina  le  anime, 
lo  mi  sono  contentato  di  dire  a  G [aribaldi]  che  un 
atto  simile  sarebbe  fatale,  produrrebbe  la  scissione 
del  Partito  in  due  campi,  etc,  etc.  Il  suo  buon  senso 
ha  respinto  l'atto.  So  per  altro  che  oggi  Mord[ini] 
torna  all'assalto;  ma,  sjiero,  infruttuosamente.  Sa- 
rebbe rovina,  perch'io  mi  ritrarrei,  e  l'unità  del  Par- 
tito  sarebbe  perduta. 

Addio  : 

vostro  sempre 
Giuseppe. 


(')  Anche  A.  Mm-dini  era  andato  a  Londra  nei  giorni  in 
fui  vi  era  Garil)aldi  ;  ed  è  noto  chfi  (jnel  misterioso  convegno 
di  seguaci  de).  Duce  dei  Mille  aveva  messo  in  sos])etto  il  Ga- 
hinetto    inglese. 


132  KPISTOI.AKIO.  \-\HC,Al 

VMMCCCXLIX. 

TO 

LLoiidoiil,  Aprii  2r)tli,    11S(;41. 
Sii-, 

I  sciid  (l;iril)alili's  sigiinlui-c.  Of  coin-se,  the  siil)- 
jec'ts  of  Olir  coi-iespoiideiicc  do  noi  .illow  me  giviiig 
a  whole  letter  to  aiiy  one. 

Yoiiis  obly 
Jos.  Mazzini. 

2c  aprile. 

Signore. 

Vi  mando  la  firma  di  Garibaldi.  Naturalmente,  gii 
argomenti  della  nostra  corrispondenza  non  mi  permettono 
di   dare  a   oliiun(jue  una   lettera   intera. 

Vostro  devotissimo 
Gix's.  Mazzini. 

VMMCCCL. 

A  Kakl  Blixd.  à    Londres. 

[Loiulrcs].  2(i  avril    [lsr.4]. 

Cher  ami, 

•Te  ne  vous  ai  pas  répondu.  Depuis  huit  lieuves 
du   matiu    jusqu'an  soii-,  j'ai   eri,   pendant  tons   les 

VMMCCCXLIX.  — ■  Inedita.  L'aut(vgr;ifo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma.  Non  ha  indirizzo.  La  data  vi 
fu    ciimiiletala    da    mano    del    tempo. 

vMMrCCL.  —  Puhhl..  tradotta  in  italiano,  da  G.  B.  Pen- 
.\E,  Lettere  di  fr.  M(iz.~iiii  a  K.  Blind.  cit ,  p.  90.  D'autografo 
si    conserva    nel    British    Museum. 


I 


[1804]  KPl  STOLA  RIO.  IS.^ 

jours,  une  sèrie  de  visites  ii  en  peidre  la  tète.  Je 
suis  épiiisé  et  faible  au  delà  de  tonte  expression. 
Il  y  a  en  en  effet  des  ponrparleis  dangeienx  entie 
Loi-d  Cl[ai-endon]  et  rAntriehe,  mais  je  snppose  qne 
la  manvaise  impiession  ])r()dnit  i)ai-  le  départ  de 
(iar[ibaldi]  ajonrnera  tonte  antre  cliose.  Moins  lia- 
lassé  maintenant,  je  vais  nroeenper  nn  pen  de  moi- 
méme. 

Que   diable   va-t-il   sortir   des   Conterences?    (') 

Votre  ami 
Joseph. 


VMMCCCLI. 

A   Carlo   Foldi.   a    Milano. 

[Londra],    27    aprilo     [lSr,41. 

Amico  Dottore, 

Come  vedete,  ho  Inngamente  indugiato;  vi  sai:>eva 
ntile  e  attivo  per  la  bnona  causa  in  più  modi.  ]S'ondi- 
meno,    in    una    sottoscrizione    avviata    come    quella 

(')  Il  9  maggio  lS(i4,  per  iniziativa  dell'Inghilterra,  preoc- 
cupata di  salvare  il  re  di  Danimarca,  minacciato  fino  allo 
Jutland,  si  aprirono  a  Londra  alcune  conferenze  sotto  la  pre- 
sidenza di  Lord  .T.  Russell,  al  fine  di  definire  il  conflitto  dano- 
germanico. 

VMMCX'CLI.  —  Inedita.  I^'autografo  sì  conserva  presso 
la  famiglia  Foldi.  A  tergo  di  esso,  di  pugno  del  ^Mazzini,  sta 
Tindirizzo  :  «  Dottore  Carlo  Foldi.  Milano.  »  Il  P'oldi.  come 
la  moglie  di  lui,  Angelina  (ved.  la  lett.^  VMMCCXLYIII)  era 
nn  ardente  mazziniano  e  C(>llal)orat^)re  deUTnità  Italiana  di 
Milano. 


1M  EPISTOLARIO.  ttS(U| 

(lei  500,  pai'iiii  nvi-ei  colpa  ko  non  m'indirizzassi  a 
\()i  i)nie,  onde  sia  individualmente  sia,  non  jxìlendo. 
per  un  ])iccolo  nucleo  (ramici  voslii.  voi,  ])a1iiola 
caldo  ed  amico,  vi  siate  ia])])i'esentato.  \o\  inlendete 
1i-oi)p(>  l)ene  la  vera  condizione  delle  cose  per  credere 
che  il  subito  ritorno  di  ( }aril)|  aldi]  in  Capi-ei-a  o  altro 
muli  le  intenzioni,  ^ìì  accordi  e  le  necessità,  f^  in- 
dis])ensal)ile  com])ire  il  disegno  ed  è  indispensabile, 
di  fronte  alle  ])ersecuzioni  <>overnative,  persistere  jdù 
che  mai  in  raccoj>liere  i  mezzi  necessari  a  com])irlo. 
Abbiatemi,  con  vera  affettuosa  stima, 

fratello 
Gii's.  ^Fazzim. 

VMMCrOLIT. 

.\  Vincenzo   Brtsco    Onnis.    a    Mihinn. 

[Londra  1.   29   apriloi   [1S04]. 
Caro  Brusco, 

Se  gli  Italiani  sono  fanciulli  —  se  sono  facili  ai 
tinuìri  panici  —  se  il  muoversi  in  un  senso  o  in  un 
altro  d'un  individuo  (piahnnpie  ei  siasi,  sembra  ad 
essi  un  avvenimento  decisivo  per  la  salute  del  paese 
e  pei  loro  doveri  —  tal  sia  di  loro.  Un  raggiro  di 
(rladstone  e  di  qualche  altro  membro  del  Ministero, 
raggiro  al  quale  Garibaldi  cede  troppo  rapidamente, 
impegnando  la  sua  parola,  ha  interrotto  un  disegno 
che  dovea  fruttar  mezzi  materiali:  e  accenno  uni- 
camente ai  mezzi  materiali,  perché  l'effetto  moralr 

vMMrGCLlT.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  ]\Li- 
seo  del  Kisorginu'nto  di  Konia  (fondo  E.  Xathan).  Non  ha 
indirizzo. 


[1864]  EPISTOLARIO.  135 

del  suo  viajìgio  è  prodotto.  Ma  dov'è  la  rovina?  S'ei 
deve  agire,  da  dove  lo  può  se  non  dal  paese?  In  che 
mutano  le  cose  nostre?  Qualche  mezzo  materiale  è 
stato  raccolto:  qualche  altro  si  raccoglierà  via  via. 
Se  non  fosse  pei  sequestri,  etc.,(^)  la  nostra  posizione 
sarebbe  d'assai  migliore  che  non  era  quella  ],rima 
della  gita  di  Garibaldi  in  Inghilterra.  D'onde  dun- 
que questi  terrori,  questi  scontorti,  come  fosse  ve- 
nuta la  line  del  mondo? 

h'Uxità  ha  avuto  torto  a  parlare  di  tradimento 
alle  speranze  dei  Magiari,  etc.  È  trista  tattica  quella 
di  gridare  uno  scacco  sui  tetti.  (-)  E  d'altra  parte,  il 
lavoro  con  Magiari  ed  altri  non  fu  mai  così  attivo 


(')  Xellii  fjoitihiirdin  de!  19  aprile  1804  si  leggeva  :  «  La 
Itegia  Questura  avrebbe  in  questi  giorni  scoperta  una  elandc- 
stina  spedizione  di  armi.  Alla  stazione  della  ferrovia  di  Bre- 
scia vennero  seipiestrati  quindici  ballotti,  ch'erano  dichiarati 
contenere  stracci,  dii'etti  a  certo  Simouelli,  e  da  spedirsi  a  Saln. 
Itacchiudevaiio  trecento  fucili  avvolti  e  nascosti  appunto  negli 
stracci  e  provenivano  dai  magazzini  di  certo  Marocco  di  Mi- 
lano, in  via  dei  Tre  Re.  Ieri  alle  4  pom.,  gli  agenti  di  que- 
stura si  recavano  a  perquisire  i  magazzeni  di  Marocco  :  ma 
questi,  coadiuvato  da  certo  Barbaglia,  aveva  già  fatto  traspor- 
tare altrove  dieci  ballotti  contenenti  200  fucii.  pure  avvolti 
negli  stracci,  i  quali  indi  si  rinvennero  e  si  se(iuestrarono  in 
un  cortile,  nella  via  di  San  Carpoforo.  Stamane  si  continua- 
rono le  ricerche,  e  nei  magazini  della  <litta  Antongini  e  ^Muller. 
via  dei  Bigli,  si  sequestrarono  800  giberne,  800  centuroni.  8<^(0 
foderi  di  baionetta  e  500  paia  di  scarpe.  In  con.segueuza  di 
tali  scoperte,  vennero  arrestati  e  posti  a  disposizione  del  Pro- 
cui-ator»  del  Re  i  signori  Antongini,  Barbaglia.  Marocco  e 
MuUer.  »  Sembra  che  il  sequestro  fosse  avvenuto  per  le  infor- 
mazioni date  da  una  spia.  Ve<l.  Cenni  hiografiri  e  xiorici  n 
proemio  lÌQÌi  testo   lA-if/li  »S'.   E.    i..   voi.   XIV.   p.   elxxxvj   e  segg. 

(-)  Nell'art,  intitolato:  «L'iniziativa,»  pubbl.  nvìVUnifà 
Ifuìianu    di    Milano,    dell'S   aprile    1864. 


i:{(;  EPISTOLARIO.  [1804  1 

come  ()r;i.  Il  trailimento  è,  ripeto,  degli  Italiani  coii- 
1i-()  se  stessi.  Tutte  (pieste  gi'ida,  tutti  (jiiesti  lagni 
inconsulti,  reagiranno  sfavorevolmente  sui  Veneti,  ai 
quali  bisognava  invece  dire  ohe  Garibaldi  si  riac- 
costava perché  voleva  aspettare  da  luogo  vicino  la 
loro  azione.  Panni  che  perdiamo  a  ogni  tratto  di 
vista  lo  scopo  per  le  nostre  sensazioni  individuali, 
che  possono  essere  più  che  giuste,  ma  che  dovi'emmo 
tenere  per  noi. 

La  situazione  diventa  grave,  ma  non  pel  ritorno 
a  Caprera.  I  sequestri  la  fanno  tale. 

Procurerò  —  se  mi  riesce  —  di  rime<liare.  ^la  è 
tempo  di  tenere  linguaggio  diverso  ai  Veneti,  e  di 
mutar  modo  per  noi.  Se  quand'io  consigliava  mesi 
addietro  di  procedere  per  piccole  partite,  e  non  mi  si 
fosse  risposto  che  non  vi  sarebbe  tempo  —  e  il 
tempo  ci  fu  —  se  il  lavoro  seguiva  tra  me  e  pochi 
individui,  non  con  Ct>mitati,  etc.  —  ])rol)abilniente 
molte  sventure  non  avevano  luogo.  5r».  [Bezzi]  scon- 
giuri Benedetto  di  serbare  la  somma  ricevuta  fino  a 
intelligenza  con  me.  56.  [Bezzi]  sparisca;  eviti  la 
burrasca  per  qualche  giorno.  Importa  che  non  sia 
mandato  via.  (^)  E  del  resto,  abbiate  pazienza  per  al- 
cuni giorni.  ]\rintenderò  su  tutto.  Soltanto,  56  [Bez- 
zi] e  voi  guardatevi  intorno  per  avere,  appena  occor- 
rerà, (jualcuno  per  116.  [viaggio]  IX.  4.  I.  23.  2.  4. 
III.  3.,  etc.  e  per  I.  7.  3.  14.  5.  3.  11. 

Non  ho  avuto  finora  tempo  di  respirare. 

Addio  : 

vostro  sempre 

Giuseppe. 


(')   «  Dopo  l'arresto  deirAntongiui  »  —  narra   E.   Bezzi   nei 
suoi    ricordi    autobiografici   — ■   «  fui    avvertito   che    la    questura 


[1864]  EPISTOLARIO,  137 

VMMCCCLIII. 

To  Matilda  Biggs,  London. 

[London,   Aprii   IStU].   Thursday. 

Dearest  Matilda, 

On  99  chances  against  one  I  shall  come  to  toh 
to-mori'ow.  One  chance  against  is  however  enoiigh 
for  me  to  teli  yoii  so  that  Caroline  does  not  come 
to  meet  me  across  the  Park.  My  coki  is  improving 
— that  is  increasing  rather!  No  news.  Caroline 
has  written.  Mrs.  Shaen  is  really  improving.  Ilast- 
ings  is  crammed.    "\Y[illiam]  and  B[essie]  will  have 


Giovedì. 
.     Carissima    Matilde, 

Vi  sono  99  probabilità  su  cento  che  domani  possa 
venire  da  voi.  Comunque,  una  probabilità  contraria  basta 
perché  vi  dica  che  Carolina  non  deve  venirmi  incontro 
nel  Parco.  Il  mio  raffreddore  migliora  —  cioè  va  alquanto 
crescendo  !  Nessuna  notizia.  Carolina  ha  scritto.  La  signora 
Shaen  va  realmente  migliorando.  Hastings  è  piena   zeppa. 


avrebbe  potuto  mandarmi  a  fargli  compagnia.  Abbandonato 
perciò  il  mio  alloggio  di  via  S.  Antonio,  portando  meco  le 
carte  compromettenti,  andai  a  rifugiarmi  in  corso  Magenta, 
presso  un  buon  amico  milanese.  »  G.  LogatB3li:,i-Mii,e,si,  op. 
cit.,    p.    111. 

VMMCCCLIII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  Mu- 
seo del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Xon  ha 
indirizzo. 


l.'^S  icpisTor.ARio.  [18041 

great   difficulties    to   fiiid   rooms.      A  demain^  move 
llinu  ])i'oI)abIy.    Ever 

affectiouately 
Joseph. 


Sarà  molto  difficile  che  W[illiani]  e  B[essie]  trovino  stanze. 
A   domani,   pili   che   probabilmente.    Sempre 

affezionato 
Giuseppe. 


VMMCCCLIV. 

A  Demetrio  Diamilla  Mi'ller,   a    Londra. 

[Londra],  2  maggio   [1804]. 
Caro   amico. 

Non  è  possibile  tirare  innanzi.  Posso  perdei'e  una 
partita,  ma  non  da  idiota.  Ora,  la  mia  comincia  ad 
essere  partita  d'idiota.  (^) 

VMMMCCCLIV.  —  Pubbl.  in  Politica  scf/refa  italiana,  eco.., 
cit.,   pp.   74-75. 

(')  In  quello  stesso  giorno  era  pervenuto  nelle  mani  del 
Muller  il  seguente  scritto  di  Vittoi'io  Emanuele  II  che  l'inter- 
mediario si  era  affrettato  di  recapitare  al  Mazzini  :  «  Non  è  da 
ammettersi  la  frase  che  si  sia  tenuto  a  bada  il  Partito  d'Azione, 
mentre  gli  si  fece  sempre  intendere  in  modo  netto  e  preciso 
che  qualunque  m(;to  sia  interno,  sia  avente  per  iscopo  ima 
iniziativa  verso  il  Veneto  sarebbe  stato  impedito  con  ogni 
mezzo  energico  di  cui  si  può  disporre.  Essere  pertanto  una 
prova  insensata  che  si  tenterebl)e  senza  risultato  di  soi-ta,  che 
cagionerebbe  guai  a  de|)lorarsi  per  parte  dei  motori.  La  Po- 
lonia   mancò    ognora    nelle    varie    sue    fasi    insuiTezionali    della 


[1804]  KPISTOLAKIO.  139 

Mentre,  accettato  il  principio,  non  si  discutono 
che  i  particolari  —  mentre,  salva  la  questione  di 
tempo,  è  accettato  che  il  moto  debba  aver  luogo  — 
mentre  s'io  lavorando  in  buona  fede  a  soddisfare  i 
desiderii  altrui,  riuscissi  a  ottenere  l'iniziativa  in  Gal- 
lizia,  dovrei  pure  impegnare  la  mia  parola  che  Tini- 
ziativa  sarebbe  seguita  nel  Veneto  —  mi  si  tolgono 
tutti  i  mezzi  per  mantenere  quella  parola.  I  se(iuestri 
in  Milano,  in  Brescia  e  altrove  dell'armi  destinate 
al  ^'eneto  mirano  ad   imjKMÌirc  ogni  azione  possibile 


forza  vitale  di  espansione,  e  questa  è  la  prineiinìle  cagione 
(Iella  sua  rovina  ;  forse  potrebbe  rinascere  come  la  fenice  dalle 
sue  ceneri,  estendendo  le  sue  ramificazioni  in  Gallizia,  Prin- 
cipati e  lungheria  ;  dove  il  terreno  sarel>l)e  facile  à  exploiter. 
se  vi  fossero  uomini  energici  ed  audaci  che  servissero  di  irait 
d'ìinion.  Se  i  moti  di  Gallizia  estesi  alle  citate  contrade  pren- 
dessero le  proporzioni  di  una  .ipontanea  popolare  insurrezione 
da  tenere  fortemente  occujiata  l'Austria,  allora  sarel)l)e  neces- 
sario anzi  tutto  d'aiutarla  con  un  nucleo  d'itajiani  determi- 
nati e  così  riuniti  vari  fecondi  elementi,  iìiffi  ostili  al  princi- 
pale ufiiuìco.  si  potrebbe  condurre  a  compimento  il  comune 
desiderio.  »  Rimettendo  questo  scritto  al  ^Mazzini,  il  Muller 
aggiungeva  da  parte  s\ia.  «  Dispiace  molto  di  vedere  che  voi 
crediate  a  doppiezza  nel  re,  mentre  primo  elemento  d'accordo 
è  la  reciproca  stima.  Questa  idea  è  nata  dalle  frasi  irnere  a 
bada,  temporeggiare,  eoe  .  che  troverete  nella  mia  che  vi  comu- 
nicai per  copia.  Rispetto  alla  Gallizia  essere  profiio  all'aiuto, 
purché  voi  approviate  gli  estremi  dell'ultimo  paragrafo  del 
foglio  a  voi  diretto.  L'opposizione  ai  progetti  del  Veneto  cesse- 
rebbe tosto  in  conseguenza  di  (luesta  intelligenza,  appena  si 
vedesse  che  i  preparativi  sono  diretti  ad  un  séguito  non  ad 
una  iniziativa.  Su  ciò  fidarsi  di  voi  e  .sulla  parchi  vostra,  ma 
non  nel  contegno  di  taluni  fra  i  vostri  amici.  Spettare  a  voi 
il  rimedio  di  tale  contegno.  Quando  vi  venisse  fatto  di  combi- 
nare il  moto  di  Gallizia,  dovreste  contare,  e  siete  libero  di 
assicurarvene,  in  un  corpo  di  volontari  a  sue  spese.  »  Politi' a 
segreta  italiana,  cit.,  pp.  72-74. 


1  lo  i;pi STO].. VISIO  lisnj  I 

jiiK'lic  (1()]K)  l'alliui  inizi;itiv;i  ;  convincono  i  Veneti  che 
il  (Joverno  è  risolnliunente  nvvei-so,  e  fanno  si  ch'io 
scniliii  mancai-e  a  tntte  le  mie  ])roniesse.  Andando 
innanzi  cosi  io  darei  la  (Jallizia  alle  strafai  Austriache 
senza  che  l'Italia  potesse  giovarsene.  È  un  rischio 
che  non  voglio  correre.  Né  posso  credere  che  il  re 
intenda  farmelo  correre. 

Noi  siamo  in  debito  di  non  far  cosa  che  compro- 
metta il  Governo  ;  e  l'invio  segreto,  prudente,  di 
(jualche  arma  non  lo  compromette  menomamente. 

()  noi.  (hunpie,  abbiamo  restituzione  tacita,  senza 
rumori,  dell'armi,  o  la  dimessione  di  Spaventa,  (^) 
o  un  ordine  dato  a  lui  di  non  tormentarci  come  lo 
farebbe  un  Austriaco  —  o  tutte  le  trattative  diven- 
tano inutili. 

Ciascun  di  noi  farà  ciò  che  può  su  terreno  di 
guerra.  Se  potremo  riuscire  col  moto  lo  faremo.  Se 
noi  potremo  —  se  saremo  ostinatamente  impediti  — 
rovesceremo  tutta  l' energia  del  Partito  dalla  que- 
stione nazionale  alla  questione  politica.  E  la  unione 
assoluta  che  oggi  esiste  tra  noi  ])uò  rendere  questo 
mutamento  abbastanza  grave. 

Parlo,  scrivo,  o])ero  leale.  Ho  diritto  quindi  di 
calcolare  sull'  altrui  lealtà.  Oggi,  deve  esser  chiaro 
anche  al  re  ch'io,  per  amore  d'accordo,  non  ho  fatto 
finora  che  incepparmi,  peggiorare  le  mie  condizioni, 
modificare  il  disegno,  e  senza  ombra  di  compenso. 
Non  posso  andare  innanzi  cosi.  \'ogliate  dirlo  riso- 
lutamente. E  credetemi 

vostro 

Giuseppe. 


C)   Silvio   Spaventa   era   sottosegretario  di    Stato   agl'iiiterui 
nel   Gabinetto  Minghetti. 


[1SG4]  EPISTOLARIO.  141 

VMMCCCLV. 

A   Demetuio  Dia.milla  Mullkr.   a   I.oudia. 

[Londra  J.  3  maggio   [18U4J. 

La  nota  uinnta  qui  il  2  non  fa  procedere  p;ran 
fatto  la  (luestione.  I  seqnestri  nell'intervallo  la  ren- 
dono qnasi  insolubile. 

Kica[)itolando  le  condizioni  vitali. 

Accettando  i  su<i«ierimenti,ho  dichiarato  e  dichiaro 
eh" io  lavoro  con  ar<lore  a  far  si  che  il  moto  (lalliziano 
l)receda  ogni  azione  Veneta;  che  posso  riuscirvi;  che 
le  })robabilità  della  riuscita  si  anmenterebbeio  per 
ogni  aiuto  d'armi  o  di  danaro  dato  ora  ;  che  il  danaro 
ecpiivarrebbe  ad  armi,  dacché  i  Principati  e  la  Serbia 
ne  abbondano  e  sarebbe  meglio  comprarne  sui  luoghi, 
da  dove  gioverebbero  all'impresa  Galliziana  :  che 
appena  si  dicesse:  «È  pronto  un  aiuto,»  manderei 
un  Polacco  a  riceverlo. 

Dall'altro  lato  e  per  puro  desiderio  di  lealtà  — 
(lacchè  ho  tutte  le  speranze  ragionevoli  di  riuscire 
nel  disegno  dell'  iniziativa  Galliziana  —  dichiaro 
che  dov'anche  per  circostanze  singolari  non  vi  riu- 
scissi, persisterei  in  esaurire  ogni  tentativo  perché 
un'  insurrezione  Veneta  avesse  luogo,  certo  come 
sarei  che  sarebbe  immediatamente  seguita  altrove. 
E  dichiaro  che,  dato  il  moto  Veneto,  farei  per  do- 
vere quanto  è  in  me  onde  l'Italia  lo  aiutasse.  De- 
plorerei profondamente  ogni  opposizione  governativa  ; 

VMMCCCLV.  —  Pubbl.,  sotto  forma  di  Memorandum,  in 
Politica  segreta  italiana,   ecc.,    cit.,    pp.    76-78. 


142  KPisTOLARio.  ri864] 

iii;i  11(111  iirarrcstcrci  (l;iv;iiiti  ;i  ([nclhi.  il  erodo  clic 
niiji  (ti)|)(>sizi()ii('  ]H-()1i'ltric(*  iiidiicttium'iitc  dell'Au- 
si ri;i  riuscirebbe  fjitiile  al  (iO\'eriio. 

Ottenendo  il  moto  (lalliziano  anteriore,  il  moto 
N'eneto  dovrebbe  seguire  immediato.  Oltre  a  promesse 
solenni,  il  principale  scopo  da  rajiijinnjiersi  essendo 
r  insurrezione  l'ngarese,  è  chiaro  che  un  do])pio 
assalto  air  Austria  la  renderebbe  piti  facile.  È  quello 
il  vero  aiuto  da  darsi  alla  Gallizia.  Quanto  a  un 
elemento  nostro  là,  il  solo  necessario  sarebbe  un 
l)iccolo  nucleo  che  con  un  nome  e  con  un  proclama 
determinasse  la  diserzione  degli  Italiani  a  servizio 
"dell'Austria.  E  a  questo  si  provvederà. 

Intendendo  che  il  moto  Veneto  segna  rapidamente, 
è  necessario  aumentare  l'armamento  fin  d'ora.  Quin- 
di la  richiesta  di  restituzione  delle  armi  e  del  rinvio 
d'un  uomo  persecutore,  C)  che  d'altra  parte  è  scredi- 
tato per  ogni  dove  e  disonora  il  Governo. 

Sarebbe  colpa  gravissima  lasciar  i)assare  l'anno. 
L'Austria  ha  ora  una  parte  considerevole  di  forze 
occupate  in  Danimarca.  La  Prussia  è  occupata.  Prus- 
sia e  Germania  devono  provvedere  ai  pericoli  del  Ee- 
no.  I  cominciamenti  della  Conferenza  son  gravi  di 
possibilità  bellicose,  l'insurrezione  Polacca  vive,  può 
rinforzarsi  e  tiene  occupata  in  Gallizia  altra  parte 
delle  forze  nemiche.  l'Ungheria  è  agitata.  I  Princi- 
pati sono  gremiti  di  Polacchi  e  d'Ungaresi  che,  dato 
una  volta  il  segnale,  possono  operare  sulla  Transil- 
vania.  Può  suscitarsi  la  questione  d'Oriente. 

Passato  l'anno,  avremmo  la  Polonia  morta  ;  l'Un- 
gheria sconfortata,  e  nelle  mani  del  Partito  moderato 
del  ravvicinamento  all'Austria  ;  la  vertenza  Danese 


(')    Silvio    Spaventa. 


[18G4]  EPISTOLARIO.  14S 

tìnita:   gli  emigrati  dispersi;   la  delusione  sconfor- 
tante gli  animi. 

Ora,  quand'io  penso  che  abbiamo,  accrescendo 
l'effettivo  dei  reggimenti,  oltre  a  300,000  nomini  — 
che  possiamo  mobilizzare  per  la  difesa  interna  137,000 
nomini  di  Guardia  Nazionale  —  che  possiamo  avere 
da  30,000  volontari  —  che  avremmo  tutti  i  vantaggi 
deir  insurrezione  —  che  due  o  tre  ardite  operazioni 
sul  Tirolo  e  su  Venezia  deciderebbero  del  successo 
della  guerra  —  confesso  che  le  esitazioni,  le  discus- 
sioni suir  iniziativa,  la  minaccia  d'  un'  opposizione 
rovinosa  per  tutti,  mi  colpiscono  dolorosamente,  e  mi 
convincono  che  non  siamo  all'altezza  della  situazione. 

Gius.  Mazzini. 

P.  S.  —  Volendo  nondimeno,  per  fede  nel  re, 
interpretare  nel  senso  più  favorevole  all'  impresa  e 
agli  accordi  possibili,  manderò  un  uomo  di  provata 
onestà  e  lealtà  che  possa,  come  intermediario  mio, 
trattare  praticamente  la  questione. 

VMMCCCLVI. 

A  Rosari  Bagnasco,  a  Palermo. 

[Londra],  3  maggio   [18041. 

Fratello, 

Gar[ibaldi]  parti  subitamente  per  concessione  al 
Governo,  al  quale  Francia  e  Governo  Italiano  chie- 
sero r  allontanamento,  la  prima  per  le  Conferenze 

vMMCCCLVI.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  mu- 
seo del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Non  ha  in- 
dirizzo. 


114  EiMsror.AKio.  [18C4Ì 

e  come  (•<)n(lizi!)iie  di  Ituoiui  ;irni()ni;i:  il  secondo  |»<r 
l'usata  scM'vilità  alla  Francia  e  pel  terrore  ch'ei  ra(C()- 
«jliesse  in  ])rovincia,  com'era  certo,  potenti  mezzi  d'a- 
zione. Il  (ìahinetto  aveva  del  resto  anch'esso  le  sue 
l)aurc.  In  molte  })ar1i  di  Provincia  prevale  la  Demo, 
crazia  :  i  discorsi  sarebbero  stati  su  \>nezia,  su  Koma, 
contro  l'Impero:  (Jaril>aldi  sarebbe  stato  trascinato  a 
rispondere.  E  il  (ìoverno  si  sarebbe  trovato  assalito 
di  lagnanze  dai  membri  della  Conferenza.  Ben  inteso, 
bastava  che  Garib[aldij  dicesse  una  i^arola,  perché 
la  Nazione  intera  si  ribellasse  alla  concessione.  Ma 
Garib[aldi]  non  volle  dirla:  gli  parve  meglio  che 
l'Europa  ignorasse  il  fatto:  diede  in  un  momento  di 
debolezza  la  sua  jjarola  e  volle  attenerla.  Ecco  tutto. 

L'impressione  morale  del  maggio  è  fatta  :  la  sim- 
patia di  tutta  l'Inghilterra  è  conquistata  alla  Causa 
Italiana.  E  se  faremo,  si  mostrerà. 

La  perdita  grave  è  la  materiale.  In  provincia  egli 
avrebbe  raccolto  un  mezzo  milione  almeno  di  lire  ita- 
liane, e  più  altro.  Ora,  le  sottoscrizioni  continue- 
ranno per  opera  mia,  ma  senza  paragone  con  ciò 
che  la  presenza  avrebbe  ottenuto. 

Quanto  alle  cose  nostre,  nulla  è  mutato.  S'ei  deve 
aiutare  personalmente,  è  meglio  sia  in  Italia  che 
non  altrove. 

Gar[ibaldi]  è  perfettamente  inteso  con  me.  Anela 
azione.  Rimprovera  acerbamente  gli  Italiani,  perché 
non  osano  iniziare  in  bande  la  guerra  all'  Alpi.  Se 
avrà  luogo,  si  caccerà  immediatamente  nel  moto. 

Ora,  tutto  sta  nelle  mani  dei  Veneti  che  dovreb 
bero  cominciare.  Essi  sono  ben  disposti.  Ma  chiedono 
armi  ;  e  il  Governo  nostro  ce  le  sequestra,  facendo 
le  parti  dell'Austria.  Notate  che  il  Governo  ha  da 
noi  tutte  le  guarentigie  possibili  che  sul  Veneto  la 


n8t)4]  EPISTOLARIO.  145 

qtuestione  politica  uou  verrà  iu  campo,  e  che  quindi 
la  Monarchia  conquisterà,  come  al  Sud,  i  frutti  del- 
l'opeva  popolare.  Farò  quanto  uomo  può  i^erché  nel 
mese  venturo  s'agisca.  Questo  è  tutto  quello  che 
posso ,  ora  dirvi.  Se  vi  riesco,  siam  certi  d'essere 
seguiti  in  punti  importanti  fuori  d'Italia.  Se  non  vi 
riesco,  non  rimarrà  che  a  versare  tutta  la  nostra 
attività  sulla  questione  politica. 

Fino  a  uuove  comunicazioni,  voi  dovete  dunque 
rassicurare  i  vostri  amici  sulla  partenza  di  <iar[i- 
baldi]  —  dir  che  nulla  è  mutato  —  che  il  Veneto 
dev'esser  sempre  la  mira  di  tutti  i  preparativi  —  che 
api^ena  tornato  (j [aribaldi]  in  It[alia]  avranno 
istruzioni  —  che  intanto,  quanto  ad  apostolato,  e 
pel  caso  possibile  di  collisione  tra  Cìoveruo  e  l'aese, 
devono  andare  innanzi  preparando  il  popolo  a  un 
mutamento  radicale  nelle  istituzioni. 

Ecco  tutto  per  ora.  Addio,  amico  e  fratello. 

Vostro 

GlUSEPPK. 

VMMCCOLVn. 

A  Demetrio  Diamilla   Muller,  a    Londra. 

[Londra],  3  maggio    [1864]. 

Caro  Muller, 

Ricevo. 

Non  ho  veduto  Mis[sori],  {^)  e  quindi  non  posso 
decidere.  In  ogni  modo  se  deciderò  jier  lui,  vi  dirò  a 

VMMCCCLVII.  —  Puhhl.  in  Polìtica  segrefn  ilaliana.  ecc., 
cit.,   pp.   78-79. 

(')  Anche  G.  Missori  era  andato  a  Londra  durante  la 
visita   di    Garibaldi    in   Inghilterra. 

Mazzini,  Scritti,  eco.,  voi.  LXXYIII  (Epistolario,  toI.  XLTII).   10 


140  EPISTOLAKTO.  \ÌRCt^] 

Torino  :  «  ft  deciso  por  chi  sapete.  r>  Se  per  altri, 
farò  in  jnodo  di  farvi  intendere.  Quanto  al  presen- 
tarsi, se  è  .M[issori]  vi  è  fx\n  niodo.  j^e  altri,  ii^dii-iz- 
zerei   al   Cast[i,uli()ne].    C) 

^  ostro  sempre 
Gn"si:ri'i:. 


VMMCCCIA'l  1 1. 

A    Benedetto    Caiuoli. 


[Londra],  H  maggio    [18(i4]. 


Fratello, 


Questa  lettera  è  per  voi  individualmente,  non 
pel   Comitato. 

Garibaldi  desidera,  invoca  l'azione:  l'ordinerebbe 
se  potesse.  Neil'  ultimo  colloquio  ei  si  lagnava 
acerbamente  e  sconfortato  con  me  perché  le  cose 
andassero  tanto  per  le  lunghe,  perché  architettassero 
disegni  vasti  e  di  più  che  difficile  esecuzione.  Ei 
desidera  azione  pel  mese  venturo  sul  Veneto:  sarà 
con  noi.  Dove  no,  prevedo  che  lo  perderemo,  tra- 
scinato dalla  prima  proposta  che  gli  verrà,  Dio 
sa  dove.  ; 

Del  come  io  senta  non  ho  bisogno  di  dirvi. 

Ma  più   di   Garibaldi,  più   di  me,  più   degli  uo- 

(')  Il  conte  Francesco  Verasis  di  Castiglione,  capo  del  galji- 
netto  di  Vittorio  Emanuele  II,  intermediario,  come  s'è  già 
visto,   per   una   intesa   tra    il   re   e   il   Mazzini. 

VMMCCCLVIII.  —  Pubbl.  da  M.ROST,  UIi(tUa  odierna,  eoe, 
cit.,  voi.  II,  pp.  13O7-130S.  L'autografo  si  conserva  presso  gli 
eredi    Cairoli.   Non   ha    indirizzo. 


[1.^4]  ITPISTOLARIO.  147 

niiiù  (lei  Partilo,  la  sitnazioiio  ])i-cMlica  il  fan*.  Se 
anclie  (luest'aniio  è  lasciato  trascorrere,  avremo  la 
roloiiiu  morta,  la  (Jallizia  neirim})ossibilità  di  tare, 
rriiglieria,  scoiilortata  in  braccio  ai  moderati  con- 
ciliatori, la  (inestione  Danese  in  un  modo  o  nel- 
l'altro conchiusa,  l'Austria  interamente  libera  delle 
sue  forze,  il  dissolvimento  dei  nostri. 

È  dunque  dovere,  <lovere  assoluto,  esaurire  ogni 
\  ia  rafi;ionevole  di  fare. 

Forte  del  mandato  di  Garibaldi,  del  mio  pro- 
fondo convincimento,  del  consenso  dei  migliori  nostri 
e  degli  obblighi  contratti  coi  lavori  dell'altre  i^arti 
dell'Impero,  sono  dunque  deliberato  di  tentare  il 
possibile. 

Ora,  noi  non  abbiamo  che  un  mese  e  mezzo  a 
un  dipresso  davanti  a  noi. 

E  sul  dovere  di  fare,  se  si  può,  non  dobbiamo 
accettare  più  discussione. 

Verrò  dunque  in  Italia  coirintendimento  di  pre- 
parare il  terreno  all'azione,  tanto  che  Garib[aldi], 
toccando  il  suolo  italiano,  non  trovi  perduto  il  tempo. 
È  imi)ossibile  discutere  sui  particolari  del  disegno 
(Fazione,  sulle  cose  pratiche  da  farsi  :  impossibile 
con  sette  individui  (')  che  non  possono  star  sempre 
raccolti  :  impossibile  senza  ])erdere  un  tempo  im- 
menso sopra  ogni  ()])erazione,  e  tanto  piti  che  fanno 
l)arte  del  Comitato  individui  eccellenti  senz'altro, 
ma  facili  al  dubbio  sopra  ogni  cosa  :  impossibile  pel 
segreto  da  mantenersi  :  impossibile  per  le  difficoltà 
che  circonderanno  la  mia  posizione. 

È  dunque  necessario  che,  lasciando  tutti  i  poteri 


(')   Coloro   che   formavano   la   direzione   del    Comitato    Cen- 
trale Unitario. 


14S  KIMSTOI.AKH».  [18^4] 

;i|  ('()iiiit;it()  JH'I-  l'oi-;:;;iiiizz;izi()lK'  ^i'iR'l;il(',  pei  modi 
(li  i-acc()j;lieie,  \h'V  rnjiostolato,  etc,  s'()})eri  iii»  con- 
ceiitranuMito  jxn-  ciò  che  rijiiiaida  1"  azione. 

Il  Comitato  dovrebbe  delegar  voi  a  intendersi 
con  me,  nel  segreto,  senza  obbligo  di  comunicare 
ad  essi  il  risultato  delle  nostre  intelligenze,  ma  col 
solo  obbligo  di  render  conto  a  (iarib[aldi]. 

Tra  voi  e  me  istituiremmo  nna  Commissione  Mi 
litare  di  tre:  vi  propongo  fin  d'ora  Bezzi,  Missori, 
Mosto  —  o  Bezzi,  Missori,  Nicotera. 

Cosi  andremo  innanzi.  In  altro  modo  è  impossi- 
bile: e  mi  troverei  costretto  d'agire  da  per  me.  ciò 
che  produrrebbe  scissioni  da  evitarsi  (pianto  ])iiì 
possiamo. 

Se  il  lavoro  s'ordina  come  vi  propongo,  vi  esporrò 
le  mie  idee  sulle  tre  o  (Quattro  operazioni  da  farsi. 
Gli  uomini  dei  <]uali  ci  varremmo,  essendo  amici 
miei  e  vostri,  come  i  sunnominati,  Guerzoni,  Bon- 
net  e  simili,  il  Comitato  avrebbe  doppia  guarentigia 
di  buon  andamento  nel  lavoro. 

Se  entrate  nel  pensiero,  prejìarate  un  quadro 
sommario  delle  relazioni,  dei  mezzi,  degli  elementi. 

E  salve  le  cose  inevitabili,  serbate  (pianto  pivi  po- 
tete il  danaro  ricevuto  per  mezzo  di  C[]iiassil.  (M 
etc.  Bisognerà  consacrarlo  alle  due  o  tre  operazioni 
indicate  dalla  situazione. 

Addio,  fratello  mio.  Pensiamo  al  fine  che  dob- 
biamo raggiungere:  e  non  altro. 

'\''ostro  tutto 

Giuseppe. 

(')  Vedi  la  lett.    vMMCCCXLVIII. 


[18(14]  EPISTOLARIO.  1  K) 

vMMrrcLix. 

A  George  Jacob  Holvoake,   London. 

[London],  May  5th.    [18(54]. 
My  tlear  Friend, 

1  bave  seiit  to  Mrs.  N[atliaii]. 

Yoii  can  of  conrse  make  any  use  of  anythiujj; 
wi-itten  by  me,  addressed  to  you  or  iiot.  The  En- 
jj^lisli  Leader  may  prove  very  iiseful  to  the  country 
and  if  ever  I  tind  time — which  i.s  very  doubtful — 
I  eertainly  shall  give  some  writing  of  mine  to  it. 
ileanwhile  should  you  receive  the  £  2  of  the  Isle 
of  Wight  from  the  Committee,  will  you  apply  tliem 
to   your   "  Publicity  Friend,,? 

Ever  faithfully  yours 

Jos.    M.VZZIXT. 


o   maggio. 
Mio  caro   amico. 

Ho    mandato   alla    signora    Xathau. 

Naturalmente,  potete  far  l'uso  che  volete  di  (lualsiasi 
cosa  da  me  scritta,  sia  o  no  indirizzata  a  voi.  Il  lyCiutcr 
inglese  può  riuscire  assai  utile  al  paese,  e  se  mai  tro- 
verò tempo  —  del  che  dubito  assai  —  gli  darò  certo 
Qualche  mio  scritto.  Intanto,  se  doveste  ricevere  dal  Co- 
mitato le  due  sterline  dell"  Isola  di  Wight.  volete  ser- 
virvene  per   il   vostro    «  Publicity   Friend  *  ': 

Sempre   vostro   devoto 
Gius.  Mazzini. 

VMMCCCLIX.    —    Inedita.     L'autografo    si    conserva    nel 
Museo   del   Risorgimento  di   Milano. 


loO  BPIKTOI.AKIO.  [18G4] 

V.MMCCCLX. 

A    ]H;mi;ii;iii    1>iamii.:.\   .Mri.i.i;ic.   a    I.diuI";! 

ILondi-ii],   o  niiiggio    [IsC+J- 
Caio    .Mllllt'i'. 

Avi'va  già.  (inando  mi  giunsero  le  vostro  consi- 
(Iciazioni.  scelto  ai)i»uiito  la  i>ei-s()iia  amica  vostra 
che  avevamo  «la  principio  esclnsa.  cioè  Antonio  Mo 
sto.  iM  L'altra  {-)  farà  proposizioni  identiche  all'al- 
tra parte;  e  cosi  rarmonia  tra  i  due  sarà  chiara. 

Ebbi  cifra  e  ogni  cosa. 

Tutto  sta  ora  nella  re.stituzione  —  o  concessione 
d'altre  armi  — -  nell'aiuto  pecuuario  i)er  l'estero. 
Se  ciò  non  ha  luogo,  è  chiaro  che  tutto  è  ciarla  e 
non   altro.  Addio: 

vostro  sempre 
GrrsEPPE. 


\'MMCCCLX.  —  Pul)l)l.  in  Politica  se;ireta  iitiVuinn.  ecc.. 
cit.,  p.  79. 

(')  Ad  as.'^umei'e  il  carico  (riutermediai-io  con  il  re.  il  'Shv/.- 
ziiii  aveva  dapprima  indicato  il  Missori.  «  Ma  tiuesf  ultimo  » 
—  avverte  D.  MuHer  —  «  avendo  avuto  da  Garibaldi  per  conto 
suo  un  ufficio  quasi  identico  verso  il  re.  »  il  Mazzini  «  inca- 
ricò di  tal  missione  A.  Mosto.  »  Ved.  PolUicu  ser/reta  lUfiiaii'i, 
ecc.,   cit..  p.  74. 

(=)  Cioè  G.  Mis.sori. 


[1SG4]  EPISTOLARIO.  151 

VMMCCCLXI. 

To    Matilde    Bi(u;s,    London. 

[London  May  G  th,  1804].  Friday  mornins. 

Dearest  Matilda, 

I  do  uot  come  to  you.  I  am,  siuce  tliree  days, 
unwell  frolli  my  spiiie,  and  caiiiiot  walk  so  far:  1 
miglit  come  to  you  in  a  cab  and  come  back  in  a  cab. 
But,  I  bave  silice  oiie  week  oii  my  head  the  sword 
of  Damocles  of  aii  invitation  to  dine  with  .  .  .  .  (^) 
It  niay.  come  every  moment,  and  the  hypothesis  of 
going  in  a  cab  to  jou,  then  come  back  in  a  cab 
and  one  hour  after  take  a  cab  again  to  him,  is 
ruiuous.      I  bave   a  great  deal  to   Avrite  and  it  is 


Venerdì  mattina. 
Carissima  Matilde, 

Non  vengo.  Da  tre  giorni  non  sto  bene  con  la  spina 
dorsale,  e  non  posso  andare  a  piedi  cosi  lontano.  Potrei 
venire  in  carrozza  e  tornare  in  carrozza.  Ma  da  una  set- 
timana, pende  sul  mio  capo  la  spada  di  Damocle  di  un 
invito  a  pranzo  da  ...  .  Esso  può  giungermi  da  un  mo- 
mento all'altro  e  sarebbe  un  affare  disastroso  venire  in 
carrozza  da  voi,  poi  tornare  in  cairo/.zi  e  un'ora  dopo 
prender    di    nuovo    una    carrozza    per    recarmi    da    lui.    Ho 

vMMCCCLXI.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  Mu- 
seo del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Non  ba  indi- 
rizzo.  La   data   vi   fu   apposta   da   M.   Biggs. 

(')  Il  nome  fn  accuratamente  cancellato  con  tratti  di  penna, 
forse  da   M.   Biggs. 


152  EPISTOLARIO.  [1864] 

l)e11('r  that  1  stop  :it  home.  1  mean,  however,  if 
you  ha  ve  no  ohjection,  to  come  to  you  to-moirow 
eveiiinjjj,  Saturday — at  eifjht  o'  clock — or  at  any 
hoiir  you  dioose.     \Yi'ite  oiie  word  and  love. 

your  loving 
Joseph. 

molto  da  scrivere  e  sarà  meglio  che  mi  fermi  iu  casa. 
Tuttavia,  avrei  intenzione,  se  non  avete  nulla  in  con- 
trario, (li  venire  da  voi  domani  sera,  sabato  —  alle  otto  — 
o    a    iiualunque   ora    vi    piaccia. 

Scrivete  una  parola   e  voj^liate  bene  al 

vostro  affezionato 
Giuseppe. 

ViIMCCCLXII. 

TO    Matilde    Biggs,    London. 

[London,  May  Gth.  18G4].  Frida.v. 
Dearest  Matilda, 

Do  not  trouble  yonrself  ahout  to-morrow  eveii- 
ing:  aud  try  to  get  better.  I  did  not  know  that 
you  ^^■e^e  unwell  when  I  wrote.  I  shall  come  on 
the  fli'i^t  day  you  will  be  well  enough. 

Venerdì. 
Carissima   Matilde, 

Non  vi  date  pensiero  per  domani  sera  ;  e  cercate  di 
stare  meglio.  Quando  scrissi,  non  sapevo  che  foste  indi- 
sposta. Verrò  il  primo  giorno  in  cui  starete  abbastanza  bene. 

VMMCCCLXII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Xathan).  Non  ha 
indirizzo.   La  data   vi   fu  apposta   da   M.   Biggs. 


[18G4]  EPISTOLARIO.  153 

Emilie  has  lieeii  liere  to-da y  :  slie  weut  back  to 

^Vall(lfs^v()l•tll. 

E  ver  , 

your  loviujjj 

Joseph. 


Emilia   è  stata  qui  oygi  :   ed  è   tornata  a  Wandswortli. 
Sempre 

vostro  affezionato 

GlUSETPB. 


VM^rCCCLXIII. 

TO   Emilia  Asiiurst  Venturi,    Waiulswurtli. 

[London.    Ma.v    (ith,    1S(J4].  Fiida.v  night. 

Deai-est  Emilie, 

Huri-ali  1  I  liave  foiiiid  the  aiitojii-aph.  Tlie  let- 
ter  coiild  not  be  giveii  in  its  iiitej;i-ity.  It  i.s  iiot 
coihstìtutioìial  aud,  of  coiirse,  would  not  bave  been 
admitted  in  Mr.  T.  Taylor's  house. 

Venerdì  sera. 
Carissima    Emilia, 

Evviva  !  Ho  trovato  l'autografo.  La  lettera  uon  po- 
teva essere  pubblicata  integralmente.  Non  è  rostitìizìonaìr 
e,  naturalmente,  non  sarebbe  sttita  ammes.sa  nella  casa 
di  T.   Taylor. 

VMMCCCLXIII.  —  Pubhl.  da  E.  F.  Richards.  op.  cit., 
voi.  Ili,  p.  81.  L'autografo  si  conserva  nel  ^luseo  del  Risor- 
gimento di  Roma.  È  in  una  busta  che.  di  pugno  del  Mazzini, 
ha  l'indirizzo  :  «  Mr.  Emilie  A.  Venturi.  La  vender  Sweep, 
Waudsworth.    S.    W.  »    La    data   si   ricava    dal    timbro    postale. 


15 1  ■     EPISTOLARIO.  [1864] 

I  h'fl  willi  Matildla  wliether  or  noi  T  should  «jo 
to  hcr  to-nionow  evoiiiiiji.  Slic  is  iiuwell.  Every 
tliiii};-  liowevei-  will  deiuMid  oii  a  note  "which  may 
colui'  or  iiot  come.  U"  llieret'ore.  iiistead  of  comiiig 
liere,  tlie  warrior  ('|  slioiild  cliose  to  <io  straiglit  on 
to  11.  5S.  1  sliall,  il'  Irce,  reacli  liim  tliere.  at  seveii. 

Did  yoii  iì;o  witli  Bessie? 

Kvvv  loviii^ly  yours 

JOSKl'II. 

••  Mad  worid  !  in;id  kiiiiis:  luad  compositioii  I '* 

.Ali  sono  lasciato  incerto  con  Matilde  se  andrò  da  lei 
domani  sera.  Non  sta  bene.  Tutto  perù  dipenderà  da  una 
lettera  che  può  arrivare  o  non  arrivare.  8e  perciò,  invece 
di  venii-e  ipii,  il  guerriero  preferisse  andare  direttamente 
al    n.   ."tS,   lo   raggiungerò   colà,   se   libero,    alle    sette. 

Siete   andata   con   BessieV 

Sempre  affezionato  vostro 

Giuseppe. 

«Matto    mondo!    matti    rei    malia    composizione  I  » 


V.M.M(M'(VLX1V. 

[A  vxA  Deputazione  di  Repubblicani  Fk.vncesi,  a  Londra]. 

[Loudres].    7    mai    1S(;4. 

Mes  Amis, 

\'ous  étes  trop  bons  pour  moi.  Je  ne  .siiis  (lu'iiiie 
aspii-atioii  et  une  voix  qtii  crie:    Eli  avanti  de  n'ai 

(')    Carlo    Venturi. 

VMMCCCLXIV.  —  Pul>l)l.  in  mi  volumetto,  del  (luale  la 
K.  Commissione  possiede  le  due  pagine  che  contengono  la  lett. 
e  non  la  possibilità  di  t)ffrire  qui  di  esso  le  desiderabili  iudi- 
cazicui    bibliografiche. 


[1804]  EPISTOr.ARtO.  ir.f) 

eli   qu'un  peu  de  constane^  et  un   peu  de  foi  dans 
le  peuple. 

Mais  voti-e  adresse  est  une  pai-ole  liaiiralse;  je 
l'aceepte  comme  un  enconi-agemeut  poni-  moi,  poni- 
iious  toiis.  Elle  est  une  ])ai-ole  d'action  ;  je  la  salue 
nvee  reeonnaisance  oomme  nne  promesse,  comme  un 
jalon  sur  la  route  de  Tavenii-. 

•Jamais,  vous  l'avez  dit,  je  u"ai  désespéié  de  la 
Fiance.  On  ne  déses])ère  pas  dn  salnt  dn  monde. 
Or,  ce  salnt  ne  pent  se  taire  sans  elle.  La  Trance 
a  trop  agi  poiir  le  monde  poiir  jamais  pouvoir  s'en 
détonrner.  Vn  instant,  elle  s'est  sentie  si  grande 
(pi'elle  a  crii  })Oiivoir  faire  route  à  part  et  résoudre 
en  son  sein  et  par  ses  seules  l'orces  des  problèmes 
(lue  la  solidarité  et  l'action  de  tous  peuvent  seules 
résoudre.  Dieu  qui  veut  qu'elle  marche  avec  le  mon 
de,  a  retiré  d'elle  son  soufflé  qui  est  liberté.  De  là 
cette  nuit  de  treize  ans  qui  a  pose  comme  un  cau- 
cliemar  sur  le  coeiir  de  l'Europe,  mais  nous  savions, 
nous  tous  qui  prions,  souffrous,  combattons,  que  Dieu 
et  la  France  ne  pouvaient  ètre  longtemps  sepaies. 
Xons  attendions,  nous  iiivoquious  de  nos  va'iix  les 
l>lns  cliers,  le  réveil.  Et  ce  réveil  va  se  faire.  Les 
éclairs  sillounent  déjà  riiorizon. 

Hàtezde,  mes  amis.  Hatez-le,  pour  1  honneur  de 
la  France  et  pour  le  l)ien  de  tous,  par  la  parole, 
JMir  l'action,  par  l'association  publique  ou  secrète  de 
tous  ceux  qui  ont  honte  du  présent,  de  tous  ceiix  qui 
ont  foi  daiis  l'avenir. 

Ralliez-vous  tous,  sans  abdiquer  un  seni  droit 
de  votre  intelligence  par  rapport  aux  problèmes  so- 
ciaux  qui  s'agitent  aii  sein  de  l'Europe,  sur  un  ter- 
rain  commun.  Que  la  France  libre  soit  votre  mot 
d'ordre,  votre  signe  de  ralliement.  Ne  craignez  rien; 


inCi  RPISTOLARTO.  riS<''tl 

elle  saura,  cette  noble  Fi-ance  dont  voiis  étes  tous 
les  enfants,  atteindie  (ruii  Im»ii.  aussitót  <nie  ses 
cliaiiies  serout  hiisées.  Ics  solutioiis  lé^itiiiies  de 
tous  ces  i)i()l)lèines  ([ui,  aujoiird'hui,  vons  divisent. 

Te  (pii  impoite  avant  toiit,  o'est  ([ue  ces  chahies 
toniheiil.  La  Fi-aiice  esclave  est  un  l>lasì)liéme.  Ef- 
facez  le.  Que  ce  soit  là,  la  pensée  de  vos  jours,  le 
lève  de  vos  nuits.  Méiitez-le  par  le  sacrifice,  par 
l'abnega tion,  par  la  persévérance.  Accomplissez  le 
devolr:  le  droit  suivra.  L'affrancliissement  de  la 
mère,   c'est  Taff ranch issement  des  enfants. 

Le  mal  règne  anjourcrimi  sonverain  sur  le  monde. 
Des  ciimes  sans  noni  se  commettent  à  clnuine  jonr 
perdu  par  nons  en  discussions  impuissantes.  Depuis 
quatorze  ans,  les  soldats  de  la  France  imperiale  son- 
tiennent  à  Rome,  sans  y  croire,  le  mensogne  de  la 
rapante  et  suppriment  la  liberté  de  conscience. 

Depuis  quatorze  mois,  la  J'olojine  lutte  devant 
nous,  vouée  au  martyre,  si  elle  reste  seule  sur 
l'arène.  En  ce  moment  mème,  l'Autriclie  et  la  Trnsse 
—  un  despotisme  qui  s,e  meurt  et  un  despotisme 
naissant  —  égorfient  au  noni  d'une  nationalité  qn'ils 
renient  chez  eux  un  petite  peuple  de  braves,  dont  la 
tradition  est  une  tradition  d'alliance  avec  votre  pa- 
trie. Il  faut,  de  par  riiumanité,  que  ces  choses 
cessent. 

Point  de  droits  au  bonheur,  poiiit  de  transforma- 
tion  sociale  possible  pour  ceux  qui  ne  travaillent  pas 
à  les  taire  cesser.  L'esclavage  toléré  d'autrui  pei-- 
l)étue  le  iiótre. 

Ouvriers  de  France,  mes  frères,  à  vous  surtout 
l'initiative  dans  cette  salute  lutte  du  <levoir  contre 
l'ègoisme  des  ])ouvoirs  (pii  nient  Dieu  et  la  liberté. 
A   vous   surtout,   parce  que  c'est  de  vous^  de  l'ave- 


[1S64]  ICPISTOLARTO.  157 

nemeiit  de  réléraent  dn  travail,  qne  doit  relever  le 
profii-ès  daus  l'epoque  prochaine.  ^'(^s  devoirs  sont 
en  niisoii  de  votre  aveuir.  Gioupez-vous,  piécliez  à 
vos  fi'ères.  Diteslenr  (pie  la  Fi-ance  ne  doit  pas,  \i.' 
pent  étre  en  vetai-d  en  Kiii-ope,  et  qu'elle  Test  nn- 
joni-d'luii.  Le  peiiple  en  Fiance  a  mi  éclio  dans  son 
fteni-  polli-  font  ce  (pii  est  grand.  11  noiis  (-omjìicndia. 

Votie  fvèi-e 
Jos.  Mazzini. 


VMMCCLX^'. 

To  Peter  Stfart,  Liverpnol. 

[London].   May  !ìth.    [1S(;4]. 

My  deal'  Friend, 

T  was  ont  and  did  not  receive  yoiir  lettei-  hefore 
S<itiii-day  night  at  a  late  liour,  and  yesterday  was 
Sniiday.  The  lettei-  is  vei-y  good.  I  caniiot  gire 
yoii  Avhat  you  ask  for.  Plenty  of  aibitiavy  aii-ests 
and  ecpially  arbitrai-y  i-eleases  after  three  or  fonr 
inonths  of  imprisonment  are  takino-  place  in  Venice 


n   maggio. 
Mio    caro   amico. 

Poiché  ero  fuori,  non  ricevetti  la  vostra  lettera  prima 
di  sabato  sera  assai  tardi,  e  ieri  era  domenica.  È  una 
lettera  assai  buona.  N(in  posso  darvi  quel  che  chiedete. 
A    Roma    e   a    Venezia    avvengono    una    quantità    di    arresti 


VMMCCCLXV.  —  Pubbl.  in  The  Life  of  Peter  Stuart,  thi 
a  Ditton   Doctor,  »  eit..    pp.   20-21. 


15S  KPIKTOI.ABIO.  flSri4] 

;ni(l  in  Rome,  but  no  stiiking  cases  of  ci-nelty  as 
ol  old.  They  feel  so  mncli  the  dangei-  of  rousing 
the  ]»('<)])1(',  so  they  are  Ix'liaving  soniewlial  hettei', 
Itnt  as  far  as  A'enice  and  Home  aie  concerned,  l 
tliink  lliat  the  tnie  gi-onnd  is  now  the  gionnd  ol" 
Xalionality.  That  oni-  Italy  is  called  on  to  exisl  is 
a  i-ecogniscd  lact,  and  that  a  loieign  i)o\ver  shonld 
give  ])i-iests  in  holding"  part  of  the  Italian  ten-itoiy 
is  an  absolutely  inimoral  and  miuory  faet.  The  oc- 
cupation  of  \'enioe  throws  on  onr  (Jovernment  ,  a 
])olicy  entiiely  subservient  to  Frante  and  forbids 
Olii-  solving  the  Koman  question  so  that  there  is  a 
\  ii-lnal  alliance  between  the  Emperor  of  Franee  and 
Ansliia.  These  two  ocenpations  meanwhile  keeping 
only  a  ])eiennial  treasuiy  check  ali  j)ossibh'  snc- 
cessful  ])ioiiression,  rnin  onr  tinance,  keep  onr  poi)n- 


fivliitrari  e  di  liberuzioiù  altrettanto  arbitrarie  (l()]>o  tri» 
o  (|uattro  mesi  di  prigionia,  ma  non  si  verificano  casi 
straordinari  di  crudeltà  come  per  il  i>assato.  Hentono 
troppo  il  pericolo  di  eccitare  il  popolo,  e  (piindi  agiscono 
nn  po'  meglio;  ma,  per  (pianto  riguarda  Venezia  e  Koma. 
credo  che  la  vera  base  sia  (inella  della  Nazionalitii.  Che 
la  nostra  Italia  abbia  il  diritto  di  esistere  è  un  fatto 
riconosciuto,  e  che  una  potenza  straniera  debba  dare  in 
dominio  di  preti  una  parte  del  territorio  italiano  è  un 
fatto  assolutamente  immorale  e  basso.  I/occupazione  df 
Venezia  impone  al  nostro  Governo  una  politica  intera- 
mente servile  alla  Francia  e  c'impedisce  di  risolvere  la 
uuestione  romana,  sicché  esiste  virtualmente  un'  alleanza 
fra  l'Imperatore  di  Francia  e  l'Austria.  Fi-attauto,  queste 
due  occupazioni,  togliendoci  un  tesoro  perenne,  impedi- 
scono ogni  possibile  avanzata  vittoriosa,  rovinano  le  no- 
stre   finanze,    tengono    la    nostra   popolazione    in    uno    stato 


[1864]  EPISTOLARIO.  159 

lai  ioli   in    a.  state   of  dissati>sfactiou,  endauger   the 
ieeliiig  of  imity,  maintain  the  horrid  bii^aiidage  in 
Xaples,  give  eucouiagement  to  ali  tlie  adoring  par- 
ties  and  are  fast  diiviug  iis  to  Auai'chy. 
E  ver 

youi's  attectionately 

Jos.    M.VZZINI. 

di      lualcouteuto.      clauuegy;iano      il      sentimento      tleirmiità. 
mantengono     l' orribile     brigantaggio     in     Napoli,     incorata- 
giano   i  partiti   proni   al   Governo,   e  per   poco  non   -A   spin- 
gono all'anarchia. 
Sempre 

vostro  affezionato 
Gius.  M.vzzim. 


T'MMCCCLXVI. 

TO    Matilde    Bigus,    London. 

[London.    May   9th.    18G4].   Monday. 

Dearest  Matilda. 

I    feel    really   not   well   enough   to    come   to   yoii 
to-nioi-row.      I    shall    teli    vou   wlien    1   cau.      I    was 


Lunedì. 
Carissima  Matilde. 

Veramente   non  mi  sento  abbastanza  bene  per  venir   da 
voi    domani.    Vi   dirò   quando   potrò.    Ieri   stavo    benino,    ma 

VMMCCCLXVI.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  noi 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathau).  Xou  ha 
iudirizzo.   La   data    vi   fu   apposta   da    M.   Biggs. 


ino  EPIRTOLARIO.  [1804] 

i;i Ilici-  Ix'ttcr  ycstcnhiy,  but  I  luid  to  ^lì  to  some 
l-hici'  in  llolhoni  to  foiiiid  nn  Il.iliuii  woi-king-men 
Society — wliicli  I  (lid — and  a  speecli  of  three  quar- 
tcis  ol"  an  hour  has  tliiown  me  back. 

Voli  at  least  are  somewliat  better,  si)ite  of  tliis 
honid   weatlier. 

JJIess   you,   deai-est    Matibbi,   ever 

loviiigly  youi's 
Joseph. 


ho  dovuto  recarmi  a  Holborn  per  cercai'e  un' Associazione 
italiana  operaia  —  che  ho  trovata  —  e  un  discorso  di 
tre   quarti   d'ora   mi  lia   buttato  kìiÌ- 

\oi    almeno    state    un    pò"    nie>?ìio,    malgrado   (luesto    or- 
ribile   tempo.    Dio    vi    benedica,    carissima    Matilde  ;    sempre 

vostro  affezionato 
Giuseppe. 


VMMCCCLXVII. 

AUX    MEMIìKES    UV     GoUVEKNlOilKNT    NaTIOXAL    POLOiNAIS. 

[Loudres],   10   mai    18(54. 

Citoyeus, 

l'ermettez  à   un  frère,  à   un   ami   de   hi   l'oh)gne 

depuis  1881  un  dernier  coiiiseil.  Je  dis  dernier,  par- 

ce  que,  vous  le  savez  comme  moi,  la  Polonie  se  meurt. 

l*eut-étre  est-il  tard.  Mais  si   la  Pologne  peut  eii- 

core  ètre  sauvée  ce  n'est  (pie  i)ar  la  voie  que  j'iudicjue. 

VMMCCCLVII.  —  Pubbl.  da  A.  Lewak.  G.  Mazzim  e  Veini- 
griizione   polacca,    iu    //    Risoryiìnenta,    cit-,    pp.    423-124. 


[1864]  EPISTOLAKIO.  161 

C'est  celle  <iiie  j'al  indìquée  à  vos  pmlécesseiir,  à 
riiiitiative  de  votre  gloi-ieiise  lutte. 

Il  faiit  donnei'  nne  base  à  l'iusiHTection  Polo- 
naise. Cette  base,  cest  le  mouvement  des  Nationa- 
lités.  Ce  mouvement  aurait  en  lieu  si  l'attitude  de 
rinsui'i'ection  ne  l'avait  pas  em})éclié.  Il  est  encore 
possible. 

Le  salut  de  la  Polo^ne  est  là.  Il  est  siirtont 
dans  le  mouvement  de  la  Hon,a:rie. 

Or,  jamais  la  Hongrie  ne  prendra  rinitiative  ; 
mais  elle  sui  via,  n'en  doutez  pas,  l'impulsion  quel- 
conque  qui  atta(iuei'a  sérieusement  rAutrielie  sur  un 
autre  point. 

Il  faut  à  la  Hongrie,  d'un  coté  le  mouvement 
sur  la  Vénétie,  de  l'autre,  un  drapeau  d'appel  leve 
sur  les  Karpathes,  en  Galicie. 

Xous  nous  occupons  activement  du  ])remier.  Et 
si  nous  sommes  sùrs  de  votre  coopération,  nous  y 
réussirons  cette  année  en  un  temp>.  qui  n'est  pas 
cloigné. 

Aidcz  nous  pour  le  resfe. 

Vons  pnrtagez,  si  je  sui  biiMi  informe,  ces  vues. 
Mais  il  s'agit  de  la  réalisalion  prati(|ue. 

Vons  devriez  émaner  un  Manifeste,  dans  lequel, 
sans  condamner  le  passe,  vous  constateriez  rinitia- 
tive d'une  seconde  période  du  mouvement  Polonais  : 
vous  diriez  que  la  Pologne  représente,  non  pas  un 
intérét  locai,  mais  un  Principe,  le  Principe  des  Na- 
tionalités;  et  vous  appelleriez  les  Slaves  d'abord  et 
les  peuples  ,  qui  ont  à  révendiquer  une  existence  na- 
tionale,  ensuite. 

Vous  devriez  clianger  un  certa  in  nombre  des  vos 
agents  A  l'extérieur;  ordonner  à  tous,  qu'ils  suivent 
iiotre  impulsion  et  aident  à  nos  opérations.  Aujour- 

Mi.zziNi,  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.  XLVII).    11 


162  EPISTOLARIO.  [1864] 

(rimi,  cenx-lA  moine  panni  vos  aj^enls,  qui  s'accordent 
(la US  le  i)i'()jirainme,  se  i)er(lent  dans  des  questions 
ile  })ersonnes,  con t reca rrent  des  travaiix  déjà  faits  et 
s'exposent  à  pei'die  nn  tem])s  immense,  sans  sonj^er 
(pril  y  a  dans  le  temps  une  question  de  vie  et  de  moi-t. 

Des  travaux  imjxn'tants  sont  déjà  préts,  des  ele- 
menti piécienx  sont  disponibles  en  Italie  et  dans 
les  Pi'incipautés.  poni-  ag;ir  sur  la  Galicie  et  ailleurs. 
Il  ne  faut  pas  vonloir  refaire  ce  qui  est  fait.  Il  ne 
faut  pas,  cornine  le  fait  Oi'deji;a  à  Turin,  (^)  faire 
(TTnie  question  d'action  une  (luestion  de  supi-ématie 
]»ei's()nnelle  et  semer  Fincei-titude  et  l'anai-chie.  Il 
faut  mobiliser  rapidement  ces  éléments  Hongrois, 
Italiens,  Polonais  qui  sont  déjà  complétement  orga- 
nisés.  Il  faut  ordonnei-  à  vos  agents  à  Paris  et 
ailleurs  qu'ils  mettent,  sans  délai,  à  la  disposition 
de  cette  mobilisation,  par  les  hommes  qui,  sous  nos 
instructions,  ont  organisé,  les  fonds  nécessaires.  Ils 
ne  sont  pas  considérables  et  ils  ont  en  partie  sous 
la  niain. 

Laissez  la  Galicie  à  la  direction  extérieure.  Elle 
est  en  nos  mains  et  elle  est  déjà  assez  forte  pour 
(l'uon  pnisse  lui  avoir  confiance.  Seulement  dites  à 
la  (ialicie  qu'elle  suive  rinipulsion,  les  conseils  qui 
lui  viennent  du  deliors. 

Aidez-nous,  par  votre  langage,  ]iar  vos  agents, 
dans  noti-e  jn-oj^agande  avec  la  Ilongrie.  uvee  la 
Bohème,  avec  la  Croitie,  avec  la  Serbie. 


(')  Josef  Ordega  era  l'agente  politico  del  Governo  Nazionale 
l'olaoeo  a  Torino,  e  concluse  con  G.  KJapka,  che  agiva  in  nome 
del  Comitato  Nazionale  ungherese,  e  con  Garibaldi,  come  rap- 
])resentante  della  democrazia  italiana,  un  accordo  che  fu  firmato 
a  Caprera  il  6  giugno  1864.  Fu  puhbl.  dal  Lewak,  G.  Maz- 
^/«i  e  l'emigrazione  polacca,   cit.,   pp.   121-122. 


[1864]  E3>ISTOLARIO.  l&i 

C'est  là  ce  qu'il  faut  faire  et  sans  perte  (1*1111 
seni  joiir. 

Faites-le,  et  il  va  sans  dire  que  tous  les  élé- 
ineiits  qui  relèvent  de  noiis,  voiis  reeonnaitront  avec 
enthoiisiasme,  et  a^iroiit  comme  dépemlauts  de  votre 
direction  supreme. 

•Te  ne  conuais  pas  des  personues;  je  ne  connais 
que  le  protjiamme.  Je  bénis  ceux  qui  Tacceptent 
d'où  qu'ils  vienneiit.  Je  u'ai  qu'iine  seule  pensée, 
vons  sa  uvei',  iious  sauver. 

Je  suis  autorisé  à  vous  parler  aii  noni  de  Gari- 
baldi, au  nom  de  ceux  qui  travaillent  avec  moi  au 
mouvement  Européen. 

Par  tout  ce  qui  vous  est  plus  sacre,  ne  méprisez 
pas  nies  paroles.  \'ous  pouvez  compter  sur  la  dé- 
niocratie  européenne  si  vous  lui  proiivez  qu'elle  peut 
compter  sur  vous. 

Votre  frère 
Jos.  Mazzini. 

VMMCCCLXVIII. 

A  Ergisto  Bezzi,  a   Milano. 

[Londra],    10   maggio    [1864]. 
Fratello, 

Ebbi  la  vostra. 

Che  dirvi?  Non  ho  né  so  come  avere  i  10,000 
franchi  o  altro.  Se  la  somma  unp;arese  promessa  fosse 

VMMCCCLXVIII.  —  Pubbl.  da  G.  Locatelli-Milesi.  op. 
cit .  p.  227.  L'autografo  si  conserva  nel  iluseo  del  Risor- 
gimento di  Roma  (fondo  E.  Xathan).  A  tergo  di  esso,  di  pugno 
del  Mazzini,  sta  scritto  :  «  .56,  »  cioè  la  sigla  che  riguardava 
E.  Bezzi. 


WA  EPISTOLABIO.  [18G41 

venuta  o  venisse,  la  metà  sarebbe  vostra.  Io  ho  spe- 
rato una  somma,  dai  50  ai  00,000  trancili  (^)  e  se 
r  avessi  avuta,  probnbilmente  veniva  a  recarvela.  Ma 
luMiclié  i-iman.ua  aiicoia  un  raggio  di  speranza,  è  cosi 
debole  che  non  è  da  parlarne.  Se  avrò,  avrete.  Ho 
scritto  io  pure  a  (Jar[ibaldi],  il  quale  tenta  in  questo 
momento,  non  so  per  (jual  line,  raccogliere  da  ;iniici 
Inglesi.  (-) 

In  tesi  generale,  vorrei  non  si  tacesse  se  non  con 
probabilità;  e  non  le  vedo. 

Non  iibbiamo  fondi  né  armi.  Dato  che  si  cominci, 
dato  che  segua  un'agitazione  considerevole,  i  giovani 
ci  chiederanno  armi  :  non  potremo  darle  e  vi  lasce- 
remo soli. 

Malgrado  considerazioni  che  in  verità  mi  fanno 
esitare,  tenterò  ogni  via  per  vedere  se  posso  rapi- 
damente avere  ciò  che  chiedete;  e  se  mai  riescissi, 
])orrò  a  vostra  disposizione,  jìregandovi  a  rii)ensare. 
Conosco  gli  Italiani,  e  se  un  secondo  tentativo  fal- 
lisse, cadranno  nello  sconforto  e  crederanno  impos- 
sibile la  cosa. 

Del  Comitato  T'nitario  non  so  da  lungo  nemmen 
r  esistenza. 

Addio  :  vi  riscriverò  presto. 

Vostro  sempre 
Gius.  Mazzini. 


(')  La  somma  che  ora  stata  rooata   in   Italia  da  G.  Chiassi. 

(-)  In  una  lett.  firmata  G.  Kiohardson  o  P.  Taylor,  membri 
del  Tomitato  per  le  onoranze  a  fiarilialdi  in  Londra,  data  a 
luco  nel  M ornino  Pofit,  e  tradotta  neW Unità  Italiana  di  Mi- 
lano, del  10  maggio  1X04,  si  dichiarava  che,  mentre  il  Gene- 
rale rifiutava  qualsiasi  oiferta  a  vantaggio  suo  e  della  famiglia 
(si  era  ,financo  ventilato  l'acquisto  «d'una  proprietà  a  lui 
destinata  »),  aveva  dato  istruzioni,  perché  una  parte  del  danaro 


[1804]  KPISTOLARIO.  ICr» 

VMMCCCLXIX. 

A    Filippo    Kettini,    a    Genova. 

[Londra  1.    10    maggio    [18(t41. 

Caro  Filippo, 

Dovresti  ricevere  da  Torino  1500  franchi  per  me. 
Se  mai,  fa  di  mandarli  senza  indngio  al  solito  or- 
dine e  indirizzo. 

Sto  cosi,  cosi  ;  ma  vado  innanzi.  Guardo  a  Ye- 
nezia  e  Roma,  che  non  avremo  se  non  per  azione 
nostra.  Quanto  a  me,  non  mi  dorriì  di  morire  in 
esilio,  proscritto  della  monai'chia. 

Ama  sempre  il  tuo 

Giuseppe. 

VMMCCCLXX. 

TO     f'LEMEXTIA     TaVLOU.      LoIKIoII. 

[London.    May    .,„.    18G4]. 
Wednesday     evening. 

Dearest  Clementia, 
I  hoped  to  send  you  the  carica  de  visite,  but  I 

Mercoledì  sera. 
Carissima    Clemenzia, 

Speravo    di   mandarvi    le    curica    de   rinite,    ma    non    ne 

«  ricavato    dalla    sottoscrizione    hìiu,    senza    essere    menomamente 
vincolato    da    condizioni    o    <la     riserve,  »    gli    fosse    trasmessa, 

ViIMrCCLXIX.  —  Inedita.  L'antografo  si  conserva  nel- 
r  Istitnto  ^lazziniano  di  Genova. 

VMMCCCLXX.  —  Inedita.  Da  nna  copia  conservata  nel 
Alnsco    del    Risorgimento    di    Roma. 


lOC  EPISTOLARIO.  fl804] 

liave  none  and  liave  not  been  able  to  see  Lama.    (M 
Vou  niay  stili  i-eccive  tlieni  to-uiorrow. 

Why  (lo  yoii  \\;iiit,  weak  yood  ci-eatuic.  to  cut 
youi-self  iiito  niliice  nicat  botween  Duodecìmal  So- 
cietios.  Peli  and  l'cncils  (-)  and  simihir  scattered  inef- 
rt'ctnal  at1('ini)ts?  Von  onglit  to  cìiosr  };nd  coìirrn- 
fratc.  ^^'hy  Mi-s.  Lewes?  ^Vh;ll  raii  1  do  l'or  liei*? 
What  can  slie  do  t'or  me?  N\'e  sliall  talk  abont 
ber.  I  saw  Swinbuine  tlie  otbei-  niiflit.  1')  p]milie 
bas  left  foi-  Xewcastle:  ^liss  Lloyd  is  ont  oi'  (jne- 
stion. 


ho    e    iKiu    sono    riuscito    a    vedere    Lama.    l'otrete    ancora 
riceverle   domani. 

Perché  volete,  huona  e  dehole  creatura,  tagliarvi  in 
mille  pezzi  fra  Società  Dozzinali,  Pru  (ind  PenciU,  e  altri 
sparpagliati  e  inutili  tentativi?  Dovre.ste  srcf/liere  e  con- 
rcììtnirr.  Perché  Mrs.  Lewes?  C'osa  posso  fare  per  lei? 
Cosa  può  fare  lei  per  me?  Ne  parleremo.  Ho  visto 
Swinburne  l'altra  sera.  Emilia  è  partita  per  Xewcastle  : 
Miss   Llo.vd  è  fuor  di  discussione. 


(')  Domenico  Laiiui.  di  Faenza  (1S23-1S90),  esule  in  Fran- 
cia, poi  a  Londra,  aveva  partecipato  al  moto  delle  Balze. 
Esercitò  in  Infjhilterra  l'arte  del  fotcgrafo,  e  il  Mazzini  ricorse 
sempre  a  lui  per  i  nuniProsi  ritratti  che  faceva  in  gran  pai*te 
eseguire  a  fine  di  propaganda.  Nel  ÌS88  tornò  in  patria. 

(-)  T^n  eluh   che  era   stato  fondato  da   Mr.   Ta.vlor. 

('■')  Con  Ch.  A.  Swinburne  il  Mazzini,  se  non  personalmente, 
ora  in  redazione  per  mezzo  di  comuni  amici  inglesi  fino  dal 
1858,  quando  egli  si  firmò  per  cento  lire  nella  nota  di  sotto- 
scrizione per  il  fondo  nazionale  (ved.  il  facsimile  nel  voi.  LX 
dell'ediz.  nazionale).  Per  i  successivi  rapporti,  divenuti  sempre 
più  stretti,  ved.  E.  Morelli,  Mazzini  in  Inuhilterra  \  Firenze. 
Le  Mcmnier,   1938,   p.   131   e  segg. 


[18G4]  EPISTOLAKIO.  167 

Love   to   Peter:    loiif;   live   (xlarlstoue  I   (\)      I   ;nn 

goiii«(  to  oi-der  a   "  (rlailstouian  coat  .,  l'or  the  liist 

time  I  sliall  dine  witli  liim  and  yoii. 

Ever 

affectionately  voni-.s 

Jos.  Mazzi  NI. 


Cose    affettuose    a    l'eter  :    evviva    (Jlartstone  !    (ordinerò 
un     «vestito     alla     Glaclstone  »     per     la     prima     volta     che 
pranzerò   con    lui   e  con   voi. 
Sempre 

affezionatamente   vostro 
Gius.  M.\zzI^'I. 


(')  W.  Gladstone -aveva  coiitrihiiitu  alla  subitanea  partenza 
di  Garibaldi  da  Londra  (ved.  la  nota  alla  lett.  VMMCCCXL). 
Xel  Diruto  del  14  maggio  1S64  si  leggeva:  «Martedì  10  cor- 
rente il  signor  Gladstone  ricevette  una  deputazione  dei  comitati 
i\ì  Garibaldi  della  City  e  degli  operai,  la  quale  si  recava  dal 
cancelliere  dello  scacchiere  per  ottenere  spiegazioni  sulla  parte 
presa  da  lui  alla  subitanea  partenza  del  Generale. 

«  II  signor  Gladstone  si  lagnò  a  bella  giunta  che  il  signor 
Shaeu  avesse,  nel  meeting  di  Primrose  Hill,  asserito  sul  suo 
cento    cose    non    vere,    quantunque,    forse,    credute    dall'oratore. 

«  Il  signor  Shaen  rispose  che  quanto  aveva  asserito  era  sulla 
fede  del  signor  Cowen,  il  più  vecchio  e  più  intimo  amico  di  Gari- 
baldi. Il  signor  Glastone  riferì  allora  che  nel  meeting  di  Stafford 
House  degli  otto  amici  di  Garibaldi,  fra"  quali  egli  era  uno, 
si  era  conchiuso  che  sarebbe  vantaggioso  per  la  salute  di  Gari- 
baldi si  limitasse  il  suo  giro  nelle  Provincie  a  cin(]ue  o  sei 
città.  Il  generale  Eber  ed  il  colonnello  Peard  fecero  sapere  a 
Garibaldi  questa  opinione,  e  quei  signori,  tornando  dalla  ca- 
mera del  Generale,  mi  dissero  ch'egli  desiderava  parlarmi.  Mi 
recai  al  suo  appartamento  ed  ebbi  da  solo  a  solo  lui  lungo 
abboccamento    con    lui    in    italiano. 

«  In  questa  conversazione  gli  dissi  temere  forte  che  I;i  sua 
salute   avrebbe   a   soffrire   se   volesse   mandare   a   compimento   il 


1(58  EPISTOI,ARIO.  [1804] 

V3IMCCCLXXT. 

AD  Aurelio  Saffi,  a  Londra. 

[Londra,   14  maggio  18G41.   sabbato. 
Caro  Aurelio, 

Vai  domenica?  Sarebbe  bene.  Io,  se  vengo,  non 
verrò  che  alle  quattro,  a  concliindere,  i)er  non  as- 
sistere  alla   discussione  degli   articoli. 

Vorrei  che  tu  badassi  all'inserzione  dei  due  ar- 
silo programma,  e  che  in  ogni  caso  lo  consigliava  di  limitare  le 
sue  visite  a  cinque  o  sei  città.  Gli  dissi,  è  vero,  che  sarebbe 
difficile  che  si  ripetesse  un  tanto  magnifico  ricevimento,  quanto 
<luello  che  avea  ricevuto,  ma  non  dissi  parola  da  cui  si  potesse 
dedurre  che  il  Governo  desiderava  la  sua  partenza.  Non  vi  fu 
una  parola  di  politica.  Io  insistetti  per  riguardo  alla  salute 
del  Generale  ;  egli  mi  confessò  sentirsi  stanco,  e  che  non  po- 
tendo fare  una  scelta  fra  le  tante  città,  preferiva  rinunziare 
alla  sua  gita  e  lasciare  l'Inghilterra.  Questo,  disse  il  cancel- 
liere  dello   scacchiere,   era   la   pura    e   semplice   verità. 

«  Il  signor  Shaen  dichiarò  non  dubitare  della  buona  fede 
del  signor  Gladstone,  ma  insistette  a  dire  che  per  quanto  Gari- 
baldi avea  detto  a  lui  ed  ai  suoi  amici,  egli  partiva  convinto 
che    il    Governo    desiderava    vederlo   partire. 

«  Il  signor  Gladstone  disse  dolergli  che  il  Generale  par- 
tisse portando  seco  questa  impressione.  Vi  furono  altre  spie- 
gazioni (li  niiiiDi-e  inipi>rtanz;i.  dopo  le  quali  la  deputazione 
si   ritirò.  » 

VMMCOCLXX.  —  Pul)l)l.  da  G.  Mazzatitsti.  Lettere  di 
G-  Mazzini,  ecc.,  cit.,  p.  308.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  A.  Saffi).  È  in  una 
busta  che,  di  pugno  del  Mazzini,  ha  l'indirizzo  :  «  Sig.  A.  Saf- 
fi. 12.  Grafton  Street.  Boud  Street.  W.  »  La  data  si  ricava 
dal    timbro  postale. 


[1S04]  EPISTOLARIO.  inn 

ticoli:  che  una  frazione  menoma  del  Fondo  Sociale 
fosse  serbata  alla  prima  impresa,  Banco  di  Credito 
Operaio  o  altra,  volta  al  bene  di  tutta  la  classe  —  e 
un'altra  menoma  alla  prima  impresa  conducente  di- 
rettamente al  compimento  dell'Unità  Nazionale. 

Ci  tengo  perché  tanto  pel  nome  come  per  queste 
clausole  vorrei  che  la  Società  di  Londra  riescisse 
modello.  (^)  Dovresti  redigere  tu  le  due  clausole. 

Tuo  sempre 
GitrsEiPPE, 


VMMCCCLXXII. 

A  Nicostrato  Castellini,  a  Milano. 

[Loudra],    10    maggio    [1SG4]. 
Signore, 

Vi  chiedo  cento  franchi  pel  Veneto.  Vorrete  dar- 
meli? Avrete  fede  in  me,  senza  ch'io  vi  spieghi  tutte 
le  necessità  che  mi  determinano  a  cliiederli? 

Bisogna  porre  in  grado  i  Veneti  di  seguire  la 
loro  ispirazione,  se  si  sentono  forti  abbastanza,  in 
(piest'anno. 

L'anno  venturo  avremo  la  Polonia  spenta  —  il 
moto  Galliziano  quindi  fuor  di  questione  —  la  ver- 
tenza danese  finita  —  FAustria  padrona  di  sé  — 
l'Ungheria  in  braccio  ai  moderati  conciliatori  —  la 
Prussia  libera  d'appoggiare  l'Austria  contro  di  noi. 

(')  Sulla  fondazione  della  Società  operaia  italiana  di  Lon- 
dra,  ved.  le  lett.   seguenti. 

VMMCCCLXXII.  —  Pubbl.  in  G.  Castellini.  Papine  gari- 
baldine;  Torino,    Bocca,    1909,    p.    181. 


170  FH'isTor.AUTO.  ri'^fi41 

Aspetto    con    rKlnci;i    il    risultato    della    mia    do- 
iiianda  e  vi   stringo   riateriiameiite  la   inaiu». 

(Ji.TS.  Mazzini. 


v:\rM(^('f'iA'XTiT. 

A  rJiovANXi  Chii.knzont.   il    Liif^ano. 

[Lfmdrnl.    IN   niagKio   l.S(i4. 

Caro  amico. 

Manda,  ti  prego,  una  ricevutina  per  L.  955,12 
della  Sottoscrizione  Polonia  e  ftnlia  a  Campanella. 
Le  ho  avute  io  e  te  uè  darò  scarico  nella  pro.ssima 
occasione.  (^) 

VMMCCCLXXIII.  —  Inclita.  L'autografo  si  r-onserva  nella 
«  Casa   di    Mazzini,  »    a    Pisa. 

(')  Nel  DcAiere  del  4  giugno  lSfi4  si  leggeva  infatti  :  «  Il 
signor  G.  Grilenzoni  incaricato  da  G.  Mazzini  di  ricevere  l'am- 
montare dtlla  suddetta  sottoscrizione  (intitolata:  Polonia  e  Itfi- 
lifi,  sottoscrizione  d'ini  franco  promossa  da  G.  Garibaldi  e  da  (1. 
Mazzini;  ved.  Dovere,  supplemento  al  n.  11.  a.  I)  ci  invia  la 
seguente  ricevuta  di  lire  055,12,  le  quali  unite  a  L>.  1700,  ri- 
cevute dal  medesimo  il  27  agosto  1S0.3  (ved.  Dovere,  n.  20. 
a.  I),  formano  la  somma  totale  di  L.  2055,  12.  pari  all'ammon- 
tare d^lla  totalità  delle  sottoscrizioni  da  noi  ricevute  sino  al 
2  aprile  p.  p.,  come  si  rileva  dal  nostro  n.  5,  a.  II.  Preghiamo 
intanto  i  signori  detentori  delle  liste  di  .sottoscrizione  emesse 
dalla  nosti-a  Direzione  a  volerne  sollecitare  il  rinvio  al  nostro 
ufficio,    unitamente    al    ricavo    della    sottoscrizione    medesima. 

«  Lugano,  28  maggio  18S4. 

«  Dichiai-0  io  sottoscritto  di  avere  ricevuto  dalla  Direzione 
d«jl  giornale  il  Dovere  la  somma  di  lire  955,12  della  sottoscri- 
zione Pofmio  e  Italia  per  disporne  secondo  l'intesa  con  chi  spetta. 

«  Ed  in  fede 

«  G.   Geilewzoni.  » 


[1S«Ì4]  KPISTOLAIUO.  171 

Prei)ai'a  disponibile  tutto  quanto  hai  dalla  Sotto. 
scrizione  dei  500,  dalle  due  Cambiali,  etc,  tanto  che, 
occorrendo,  si  possa  avere  da  me  senza  indugio. 

Su  che  data  è  la  cambiale  di  Corte?  So  ch'ejili 
crede  in  buona  fede  doverla  pagare.  E  sarebbe  quindi 
necessario  fingere  almeno  una  girata  e  presentarla 
alla  scadenza. 

^Malgrado  ciò  eh'  io  ti  dico  piti  sopra,  sono  in- 
certo su  tutto.  Tra  pochissimi  giorni  bensì  saprò  se 
l'azione  è  possibile  o  se  dobbiamo  passare  l'anno. 
In  quest'ultimo  caso,  come  nel  primo,  prenderò  le 
mie  decisioni. 

Non  ti  dirò  nulla  dell'episodio  passato,  di  Oa- 
rib[aldi]  etc.  È  troppo  tardi  ora.  Scrivo  malvolen- 
tieri su  (luanto  è  ciarla  politica  :  ho  l'animo  tutto 
al  A^en[eto]  e  non  curo  per  ora  d'altro. 

Ricordami  con  affetto  alle  amiche  ad  ama  sempre  il 

tuo 
Giuseppe. 


vM:\rcccLXXiv. 

A  Felice  Bagnino,  a   Genova. 

[Londra].  20  maggio    [1864]. 
Caro  Dagnino, 

Fate  il   piacere  di  mandare   a   Garib[aldi]    rac- 
chiusa. Che  cosa  fa  Mosto? 


V^MMCCCLXXIV.  —  Inedita.  L'antografo  si  conserva  nel- 
l'Istituto Mazziniano  di  Genova.  A  tergo  di  esso,  di  pugno  del 
Mazzini,    sta    l'indirizzo  :    «  Felice   Dagnino.  » 


172  KIMKTOI.AUIO.  I1S<J4J 

Odo  (li  coiitiiiue  divisioni   lr;i   \o\. 
Addio  in   fretta. 

Vosti-o  s('iii])ie 
GnsKrri;. 

VMMCCCLXXX'. 

A   Dkmiìi'kk)    Diamilla   Mt'ller,   il   Torino. 

[Londra],    24    maggio    11S(J4|. 
Caro  Mnller, 

Senza  bad;u-e  a  irritazioni  possibili,  a  riji,nardi, 
fate,  vi  prejio,  quanto  ])otete  perché  Punita  vada 
sott'occhio  di  Luì.  Ci  tengo. 

Ed  è  veramente  finita. 

^^oi,    se    via    via    risapete   di    nuovi    accordi    che 

ignoro  e  nei  quali  non  credo,  o  d'altro  che  importi, 

tenetemi  al  corrente.  ,.     , 

\  ostro  sempre 

Giuseppe. 

VMMCCCLXXVI. 

A  Dkmetkk)    Diamilla   Muller,   a   Torino. 

[Londra].    24    maggio    [1S64J. 
Caro  Muller, 

Ho  le  vostre  9,  17.  21  —  nulla  da  Antonio.   (^) 
Sulla  faccenda  di  Klapka,  etc,  ho  poco  da  dirvi 

VMMCCCLXXV.  —  Pnl)l)l.  in  Politica  segreta  iUiliann,  ecc.. 
cit,    p.   86. 

VMMMCCCLXXVI.  —  Tubbl.  in  Politica  segreta  italiati'i, 
ecc.,  cit..  pp.  87-89.  Avverte  D.  Muller  che  questa  lett.  '(  doveva 
e    fu    posta    sotto    gli   occhi   del    re.  » 

(')   A.   Mosto,   che   il   Mazzini   aveva   delegato   a    rappresen- 


[  1  S()4]  E3>IST0I>ARI0.  173 

oltre  ciò  che  vi  dissi.  Klapka  venne  a  Londra  ])oi-- 
tatore  di  proposte  d'accordo  con  Garibaldi  concer- 
nenti il  Veneto,  ciò  che  era  provato  dall'offerta  del 
comando  di  un  Corpo.  Garibaldi,  senza  vincolarsi, 
delegò  due  individui  ad  abboccarsi,  udire  i  parti- 
colari e  riferire  ;  ma  come  condizione  prima  erano  le 
stesse  eh'  io  posi  ad  altri,  restituzione  o  sostituzio- 

tarlo  nelle  relazioni  sue  col  re.  era  giunto  a  Torino  e  il  17  mair- 
gio  aveva  avuto  un  primo  colloquio  col  conte  Verasis  di  Casti- 
glione, a  sua  volta  delegato  da  Vittorio  Emanuele,  durante  il 
quale  era  stato  deciso  che  due  giorni  dopo  egli  avrebbe  avuto 
il  desiderato  convegno.  Sembra  che  da  quel  colloquio  il  fido 
amico  del  Mazzini  avesse  tratte  le  più  nere  previsioni  rispetto 
a  una  conchiusione  delle  trattative,  poiché  ebbe  ad  avvedersi 
che  da  parte  regia  s'insisteva  nel  negare  qualunque  aiuto  per 
l'impresa  veneta  e  anzi  sì  doveva  porre  in  moto  ogni  mezzo 
per  «  immediatamente  »  reprimerla,  mentre  si  sarebbe  favorito 
un  moto  rivoluzionario  in  Galizia,  al  quale  pi-oposito  il  gene- 
rala Klapka.  andato  a  Londra,  certamente  col  consenso  del  re, 
avrebbe  offerto  a  Garibaldi  di  capeggiare  l'impresa.  Il  con- 
vegno tra  A.  Mosto  e  Vittorio  Emanuele  non  ebbe  luogo,  perché, 
nel  giorno  stabilito,  l'inviato  mazziniano  «  accompagnato  dal 
Mul,ler,  recandosi  dal  conte  Verasis  per  essere  introdotti  al 
cospetto  di  Vittorio  Emanuele,  seppero  che  questi,  invece  di 
riceverli  e  parlar  loro  di  viva  voce,  aveva  preferito  scrivere 
sopra  un  foglio  le  sue  idee,  e  consegnare  questo  foglio  al  Ve- 
rasis medesimo,  il  quale  doveva  leggerlo  al  signor  Mosto,  senza 
però  essere  autorizzato  a  lasciarglielo  nelle  mani,  o  a  permet- 
tergliene di  prenderne  copia.  »  Il  documento,  che  «  fu  Ietto 
due  volte  ad  alta  voce  dal  conte,  »  era  del  tenore  seguente  : 
«  Che  S.  M.  vedrebbe  volentieri  il  signor  Mosto,  se  non  che. 
avendo  avuto  altre  volte  occasione  di  parlare  con  individui 
del  Partito  d'Azione,  le  sue  parole  erano  state  travisate,  e 
perciò  preferiva   scrivere   le  sue  idee. 

«  Che  per  quanto  riguardava  la  rivoluzione  in  Gallizia,  il 
re  e  il  suo  Governo  vi  avevano  lasciata  la  direzione  al  Klapka 
e  ad  altra  persona  appartenente  al  comitato  ungherese,  affinché 
il    movimento    venisse    piuttosto    dall'Ungheria    che    dall'Italia  ; 


174  Bi'iKT()i,Aiu(>.  [18641 

ne  (')  —  e  l-iiivi<)  (li  S]»;i\('iit;i.  I  );iir;ill()r;i  in  poi  iiiil];i 
se])])i.  \'"('  accordo  completo  fra  noi  due.  Se  v'è  iii- 
j^aiino,  ciò  ch'io  non  credo,  non  è  di  certo  da  parte 
mia.  Ma  lino  alla  di  lui  partenza  era  ((nella  la  condi- 
zione delle  cose  jiositivamente.  Le  i)ro])oste  «l'accordo 
erano  da  Min^lietti.  Le  credetti  menzognere  e  an- 
nunziai che  il  subito  ritorno  le  farebbe  .sfumare. 

Non  credo  ad  accordi.  Non  credo  ;i  moto  Un- 
jjarese  anteriore.  Non  credo  a  moto  Galliziano  se 
non  ])er  mezzo  del  mio  lavoro:  gli  agenti  del  (lo 
verno  nazionale,  coi  quali  ])robabilmente  è  in  con- 
tatto, hanno  sem])re  messo  condizione  di  seguire,  non 
d'iniziare.  Non  credo  che  gli  aiuti  dati  dal  re  siano 

questa  persona  doveva  essersi  messa  d'accordo  col  generale 
Garil)aldi,  il  quale  capitanerebl)e  quel  moto.  Riuscendo  questi 
a  risultati  efficaci,  il  Governo  italiano  troverebbe  modo  di 
rompere   la   guerra. 

«  Che  s'erano  già  mandate  armi  e  danari,  e  occorrendo  si 
era  pronti  ad  altri   sacrifizi. 

«  La  inconsulta  spedizione  di  Roma  essere  stata  un  vero 
tradimento  fattosi  dal  Partito  d'Azione  dopo  solenni  promesse 
date,  e  quindi  doversi  temere  una  ripetizione  di  quanto  già 
avvenne. 

«  Che  se  questo  Partito  volesse  tentare  un  moto  malgrado 
il  consiglio  deciso  che  gli  dava  di  attendere  che  i  tempi  fos- 
sero maturi,  pei  quali  esH  era  iironto  a  giuocare  trono  e  vita, 
egli  farebbe  risolutamente  il  proprio  dovere  per  salv.are  la 
nazione  da  sventure,  e  le  conseguenze  ne  sarebbero  ricadute 
su  coloro  che  le  avessero  provocate.  »  Trasmettendogli  il  testo 
di  quel  documento  regio,  il  MuHer  aggiungeva,  probabilmente 
meravigliato  del  tono  di  esso,  le  seguenti  parole  :  «  Come  va 
dunque  questa  faccenda?  O  Garibaldi  vi  ha  mancato  di  pa- 
rola, o  hanno  ingannato  il  re.  Ho  pensato  con  Mosto  che  forse 
era  Klapka  la  persona  incaricata  di  fare  proposte  a  Londra 
a  Garibaldi;  sarebbe  bene  che  ne  fossi  informato  se  non  è  indi- 
screzione. »    Polìtica    segreta    italiana,    cit.,     pp.    85-86. 

C)   Delle   armi   sequestrate;   ved.   la  Jett.    VMMCCCLI. 


[1S()4]  KTISTOLAUIO.  175 

Stati  consentiti  allo  scopo.  Io  e  i  miei  amici  accet- 
t<\mmo,  a  spianare  le  difficoltà  fatte,  di  cercare  l'an- 
teiiorità  del  moto  Galliziano.  Se  aiutati,  credo  vi 
riesùremo.  Ma  non  rispondo  se  non  di  ainti  dati 
a  ch\  ho  mandato  di  fresco,  e  probabilmente  senza 
speranza  di  successo.  Non  ^  credo  a  partenza  di 
Garibaldi  per  quelle  parti. 

Mi  duole  che  non  sia  stato  ricevuto  il  mio  in- 
viato. Trovo  singolare  che  mi  si  citi  il  passato  ri- 
guardante altri.  Non  sono  mallevadore  che  di  me 
stesso.  Bensì  né  a  re  né  ad  altri,  ho  mai  mentito. 
Se  mi  si  crede,  bisogna  intendersi  con  me;  se  non 
mi  si  crede,  è  inutile  e  inesplicabile  ogni  contatto. 

Lasciando  or  da  banda  questi  particolari  e  pen- 
sando alla  copia  della  lettera  9  maggio  e  alle  cose 
contenute  in  quella  del  17,  è  chiaro  che  non  pos- 
siamo intenderci. 

Scorrendo  il  passato,  s'è  cominciato  per  dichia- 
rare che  non  si  poteva  tollerare  iniziativa  dal  di 
fuori  :  risposi  dichiarando  che  si  trattava  d'iniziativa 
interna.  Si  disse  allora  che  sarebbe  stato  necessai'io 
un  moto  anteriore  in  Gallizia.  Risposi  che  comunque 
increscesse  mutare  a  un  tratto  disegno  e  linguaggio, 
pur  lo  farei  e,  mercè  certi  aiuti,  crederei  poter  rie- 
scire."  Oggi  si  vuole  anche  V  lungheria.  Domani  si 
vorrà  la  Boemia  e  V  Impero  assolutamente  sfasciato 
prima  d' assalirlo.  Intanto,  l' anno  venturo  avremo 
la  Polonia  morta  —  la  Gallizia  fuori  di  questione 
—  la  questione  Danese  finita  —  l'Ungheria  in  braccio 
al  partito  conciliatore.  Per  me  questa  non  è  politica 
italiana,  ma  politica  della  paura  :  politica  indegna 
di  un  popolo  di  22  milioni  e  d' un  esercito  di 
300  mila  uomini. 

È  impossibile  trattare  di  cose  cosi  vitali  senza 


17(5  KPiSTor.Aiuo.  [18G4I 

1111  limite  (li  tempo  determinato.  Non  deve  farsi  se 
non  a  momento  apportuno,  mi  si  dice.  È  appunto 
perché  io  credo  opportuno  il  momento  che  cerco  si 
colga.  IJisogiiava  dirmi  per  (piali  ragioni  non  è  oppor- 
tuno; bisognava  dirmi:  «  tS'intende  agire  nel  tal 
tempo,  non  prima.  '  11  dirmi  oggi  che  non  si  pos- 
sano dare  armi  airinterno  per  timore  che  agiscano, 
è  un  ricacciarmi  nelT  iiidetiiiito.  Il  dirmi  che  anche 
con  una  insurrezione  interna  s' impedirebl'ero  gli 
aiuti,  è  un  dirmi:  «11  (Toverno  è  deciso  a  far  le 
parti  dell'Austria.  » 

San  avendo  dunque  speranza  alcuna  iraccordo 
sulla  base  di  un  moto  ^'eneto  nell'anno  da  aiutarsi, 
scoppiato  che  sia,  da  tutte  le  forze  italiane  —  la- 
sciato alle  sole  rissorse  mie  e  minacciato  di  lotta 
—  di  fronte  a  un  Ministero  che  re^irime  non  la  no- 
stra azione^  ma  quella  del  A'eneto  stesso  —  rico- 
nosco che  mi  sono  illuso,  e  rinunzio  a  proseguire  un 
contatto  inutile;  ciascuno  segua  come  pu(':>  ciò  che 
l'amore  del  jjaese  e  dell'onore  nazionale  gli  ispira. 

Xon  accuso  alcuno  nelle  intenzioni,  non  sospetto, 
come  altri  farebbe,  mistificazioni.  Deploro  le  abi 
tudini  diplomatiche,  incerte,  irresolute  che  dominano 
dove  dovrebbe  dominare  l'amore,  l'orgoglio  d'Italia, 
l'intuizione  del  momento. 

11  pensiero  delle  comunicazioni  anteriori  è  com- 
piutamente ritrattato  nella  comunicazione  del  9  colle 
parole  :  «  Saranno  immediatamente  repressi  ;  e  non  si 
potrebbe  cambiare  questa  risoluzione  anche  suppo- 
nendola subordinata  alla  riuscita  del  progetto  Gal- 
liziano.  » 

Mi  ritiro  dunque,  e  rimango  libero,  sciolto  da 
ogni  vincolo,  fuorché  quello  che  ho  colla  mia  co- 
scienza, terreno  sul  quale  cittadini  e  re  sono  eguali. 


^[1864]  EPISTOLAUIO.  177 

Quando  pallai  dell'  attività  possibilmente  con- 
centrata sulla  questione  politica,  non  ebbi  la  me- 
noniii  intenzione  di  irritare  e  di  minacciare.  Es])ressi 
un  fatto  inevitabile. 

Credo  urgente  e  opportuna  la  guerra  all'Austria  : 
credo  die  l'iniziativa  dovrebbe  jiartire  dal  Veneto, 
ed  essere  seguita  dai  volontari  e  dalla  Monarchia  : 
credo  co'^pa  il  lasciar  sfuggire  il  momento.  M'ailopio 
dun(iiie  e  m' adopererò  in  quel  senso.  Ma  se  gli 
ostacoli  fi-apposti  dal  Governo  e  soprattutto  l'effetto 
morale  che  quelli  ostacoli  conosciuti  produrianno 
sul  Veneto,  impediranno,  com'  è  probabile,  il  moto, 
è  chiaro  che  non  mi  rimarrà,  per  raggiungere  il  fine, 
ch'è  l'Unità  Nazionale,  se  non  tentare  un  muta- 
mento radicale  negli  ordini  che  lo  impediscono,  »  e 
diriger  quindi  coscienziosamente  la  mia  predicazione 
in  quel  senso. 

Dicendolo,  mi  pare  d'adempiere  a  un  obbligo  di 
lealtà. 

Fate  noto,  vi  prego,  queste  ultime  considerazioni. 
Xoii  vi  scriverò  oltre  in  proposito. 

Sono,  conchiudendo,  lieto  di  dirvi  che  in  tutta 
questa  vertenza,  voi  vi  siete  condotto  lealmente  e 
in  modo  da  meritarvi  stima  da  me. 

Vostro 
Gius.  Mazizini, 


Mazzini.  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.  XLVll).  12 


178  KPISTOLARIO.  [1^04] 

VMMCrCLXW  II. 

A    Vincenzo    r.iifsco    Onnis,   ìi    Milano. 

[Lundral,  20  maRRio    [1^04]. 
Caro  Brusco, 

Fate,  vi  ])i'ego,  che  56.  [BezziJ  tiaducii  la  cifra 
])er  rair[oli]  e  faccia  poi  giunger  la  lettera. 

(}uerz[oni]  è  vincolato  al  Diritto^  perch'ebbe  da- 
naro  venendo   in   Inghilt[erra].   (^) 

So  le  ciarle,  i  disegni,  le  debolezze,  l'ostilità.  ^la 
è  meglio  non  parlare  di  cosa  alcuna  e  tacer  sempre 
per  ora.  Abbiamo  l'azione  per  fine;  e  non  è  tempo 
di  aumentare  irritazioni  e  dissidii.  Se  per  vergogna 
e  danno  d'Italia  non  si  potesse  agire  quest'anno,  io 
concentrerò  ogni  attività  sulla  questione  jìolitica  e 
porterò  alta  la  bandiera  della  repubblica,  che  ho 
sempre  in  mente  e  per  la  «piale  lavoro  a  mio  modo. 
Per  (piesto  appunto  non  dovete  mai  trascurare  il 
benché  menomo  contatto  con  gente  del  Mezzogiorno 
continentale.  Sarà  quella,  checché  se  ne  dica,  la  no- 
stra base.  E  dovrebb'essere  fin  d'ora  il  punto  di 
mira    ])rincipale   della    nostra    propaganda. 


VMMCCCLXXVII.  — •  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  KisorKÌinento  di  Konia  (fondo  E.  Natlinu).  Non  ha 
indirizzo. 

(')  A  cominciare  dal  n.  del  21  maggio  1S()4,  il  Diritto  pub- 
blicò infatti  una  interessante  lett.  di  G.  Guerzoni  su  II 
Viaggio  di  Garihaldi  in  Ingh  il  ferra.  Ne  aveva  promesse  di  più 
al  periodico  torinese,  fin  da  quando  era  a  Caprera  in  (jualità 
di  segretario  del  Generale  ;   ma  sembra  si  arrestase  alla  prima. 


I 


y,S(Jl]  EPISTOLAIUO.  179 

Addio  per  ora:  ricordatemi  a  Lina.  E  vogliatemi 
beile. 

A'ostio 

GiUSEI'l'E. 

Xou  di«sottcii*ate  più  nomi? 


VMMCCCLXXVlll. 

A    \'iNCENZ0   Cattoli,    a    Faenza. 

[Londra],  2G  maggio    L11SU4J. 

Caro  Cattoli, 

Naturalmente,  voi  non  credete  cliio  abbia  dimen- 
ticato voi,  Gom'io  non  credo  voi  abbiate  dimenticato 
me.  \i  credo  non  mutato,  e  però  vi  scrivo  appena 
due  ijarole.  M'occupo  attivamente  del  Veneto.  Ma 
difettiamo  soltanto  d'armi  e  danaro.  Volete  dire  al 
portatore  che  cosa  accadde  dei  fucili  che  avevate  al 
tempo  della  nostra  si^edizione?  (^)  V'è  modo  di  ria- 
verne'/ Ne  occorrerebbero  pel  Veneto. 

Vostro  sempre 
Giuseppe. 


VMMCCCLXXVIII.  —  Pubbl.  da  A.  Giax.xelli,  Lettere 
di   G.   Mazzini,  ecc.,   cit.,    p.   511. 

(')  La  «pedizioue  che  nel  luglio  del  ISOO  aveva  preparato 
il  Mazzini  per  invadere  le  ilarohe  e  l'Umbria,  capitanata  da 
G.    Nicotera,    la    (luale    fu   scirlta    a    Castel   Pucci. 


ISO  KPI STOLA K IO.  118047 

VMMCCCLXXIX. 

A   Benedetto    Cairoli. 

[Londra!,  20  maggio   [1SG4]. 
Fratello, 

ITo  la  vostra  del  IO.  So  quanto  avete  fatto.  11 
la\()i(),  come  dite,  d'ogni  ora  e  l'immenso  spirito  di 
sacrificio  col  qnale  avete  cercato  finora  adempiere  il 
mandato.  Né  un  solo  momento  m'è  passalo  pel  cai)o 
il  pensiero  di  sospettarvi  di  poca  attività.  Né  diffido 
degli  altri  per  ciò  che  riguarda  la  coscienza  e  il  de- 
siderio del  bene.  Dico  soltanto  che  se  una  risposta 
ch'io  ])nre  attendo  dal  Ven[eto]  mi  deciderà,  io  non 
])otrò  intendermi  che  con  voi  — -  che  se  la  risposta 
fosse  favorevole  ni  nostri  desiderii,  bisognerà,  per  ciò 
che  concerne  la  nostra  coo]ìerazione  e  gli  aiuti  im- 
mediati, proporre,  intendersi  e  decidere  di  giorno 
in  giorno  —  che  ciò  non  ])otrà  farsi  sottomettendo 
ogni  cosa  a  sette  individui  —  che  bisognerà  con- 
centrare l'attività.  Per  poco  che  la  risposta  ch'io 
aspetto  sia  incoraggiante,  c'intenderemo. 

La  proposta  dei  cinque  aveva  la  firma  d"Adr[ia- 
no]  Lem  [mi].  (M  Era  proposta  poco  degna  per  Garfi- 

v^nrCCC'LXXIX.  —  PuhW..  in  gran  parte,  da  M.  Rosi, 
L'Italia  odierna,  cit.,  pp.  1308-1309.  L'autografo  si  conserva 
presso  gli  eredi  Cairoli.  A  tergo  di  esso,  di  pugno  del  Mazzini, 
sta   l'indirizzo:    «56.    [Bezzi]    per  B[enedetto]    C[airolìV.  » 

(')  Ved.  la  lett.  vMMCCCXLVIII.  Su  questi  intrighi  del 
Mordini.  il  Popolo  d'Italia  del  19  maggio  1864  riportava  la 
seguente  corrispondenza  da  Londra  :  «  Sui  vostri  giornali  osservo, 
che  in  una  frazione  liberale  vi  è  intendimento  di  promuovere 
la  separazione  di  Garibaldi  da  Giuseppe  Mazzini,   ed  io  non  so 


|l,S(i4]  EPISTOLARIO.  LSI 

baldi  —  fatale  perché  avrebbe  scisso  il  partito  in 
(lue  —  impolitica  perclié  sviava  dal  segno  cli'è  l'a- 
zione. Del  resto  è  meglio,  come  dite,  il  tacerne,  e 
ni'adopro  io  pure  perché  si  taccia. 

Sta  bene  della  nnova  compera  :  ma  la  diffìcoltii 
è  nell'introduzione.  L'iniziativa  —  per  ragioni  di 
calcolo,  non  di  principio  —  dev'essere  deirinterno, 
^la  non  è  necessario  sia  vasta,  bensì  tale  da  mandare 
una  chiamata,  da  sostenersi  per  un  dato,  non  lun- 
ghissimo, tempo.  È  d'uopo  convincere  i  Veneti  che 
nella  zona  alla  quale  si  mira  le  posizioni  son  tali  da 
potersi  mantener  facilmente.  1.1.2.9.14.13.  [Dieci] — VT. 
O.T.O.l.",.?».  [bande]  — di  TTT.11.8.13.TY.22.23.2-t.25.26.r,. 
[cinquanta]bastano  all'uopo. Ed  hanno  probabilmente 
materiale  per  questo.  TnizJata  una  impresa,  è  pili  fa- 
cile somministrare.  Ogni  nucleo  che  da  parte  nostra 
s'nfìltrerebbe,  potrebbe  recare  qualch'arme  di  piti  per 
gente  presta  ad  adoprarle  immediatamente.  Per  VITI. 
7.11.. 5.4.1 5.TT.7.1 0.23..   eie.   ()   si    potrà   con  XT.r).1.3, 


farmi  capace  della  utilità  che  potesse  derivare  al  paese  da 
questa  scissui-a,  qualora  fossero  potuti  riuscire  —  come  l'hanuo 
tentato  • —  a  conseguirla.  Garibaldi  si  completa  con  Mazzini, 
come  il  pensiero  si  completa  coll'azione.  come  il  cuore  si  com- 
pleta  col   cervello. 

«  Questo  pensiero  infelice  di  dividere  il  Partito  d'Azione, 
fu  concepito  in  Torino  dagli  uomini  del  Diritto  e  da  alcuni 
deputati  della  sinistra,  che  inviarono  qui  a  Londra,  espressa- 
mento.  persone  appartenenti  alla  nuova  chiesuola,  per  indurre 
il  Generale  a  firmare  un  programma  monarchico,  che  lo  avrebbe 
costituito  capo  della  opposiizone  parlamentare....  Garibaldi 
recisamente  si  rifiutò  ;  e  perché  nel  miglior  modo  fosse  fatta 
palese  la  volontà  sua,  fece  la  dichiarazione  solenne  col  brin- 
disi al  suo  amieo  e   maestro  Mazzini,   in  casa  .di  Herzen.  » 

(0  Mentre  delle  tre  cifre  precedenti  si  ha  la  chiave,  per 
questa   e   per  le   cifre   successive   essa   manca. 


182  KIMSIOI.AKK».  I  l^l'il  I 

\'J.l. •_'.::.  —  l\:.i.*.  —  Xl.isj.i  I.,  eie—  l.s.r,.i^:5.ii.T.:!. 

4.  —  I  I. :',.!). .").!().  —  ;i  un  XI  l.lM  .C.T.S.l  7.  —  ilovc  ((tii- 
v('i-;i  un  XII. 7.(5.1. 1LM4.17.  —  :i.lJ.i:5.H).S.17.  K  vh\ 
cosi.  Quv]  Innto  (l'nnnaincnto,  che  bastò  a  tenere 
in  i)i('(li  per  oltre  un  anno  il  moto  Polacco,  ebbe 
Inolio  dopo  l'iniziativa.  JO  intanto,  non  v'avventu- 
rate a  Mirandi  invii;  non  riesciranno.  Non  v'è  che 
una  via:  piccolissimi  invii  su  ])unti  molti;  con 
indiviiini  che  venpmo  :\  i)render  ciascuno  la  propria 
carabina  alla  frontiera.  11  X1.5.XII.:^4.:^>5.L'C..;57.  — 
L'I. 17.  i)uò  servirvi.  Vi  su]»ponf>o  in  contatto  ij;ià 
con  n.l!».7.8.16.1II.14.5.l;^.S  —  7.1.2.2:1,  etc.  — 
lM.J).2:?.26.5.6.,  etc.  a  VIll.U.ir).l().lL>.28.XIT.(i.<).17.  ft 
nostro  e  può  giovarvi. 

Approvo  in  tutto  ciò  che  dite  di  Corte,  bench'io 
lo  creda  temprato  pili  a  dise<iiii  vasti  che  non  a  mi- 
nuti. 

xVddio  per  ora.  B[ezzi]  spiegherà  la  cifra.  Amate  il 

vostro 
GirsEPPE. 


VMMCCCLXXX. 

A   Leone   Serena,   a   Londra. 

fLoiulni].    27    [maggio    1864]. 
Caro  signor  Serena, 

Nel  caso  che  non  poteste  vedermi  oggi  o  domani, 
vi  scrivo  due  linee.  So  della  conversazione  che  ave- 

VMMCCCLXXX.  —  Inedita.  La  data  fu  apposta  a  lapis 
d'altra  mano  snll'autografo.  dal  (jualc  la  K.  Commissione  estrasse 
lina  copia. 


[1SG4]  EPISTOLARIO.  1S3 

ate  cogli  operai  della  Banda.  So  della  lettera  che  vi 
tu  scritta  da  G[aribaldi].  La  lettera  non  è  clie  d'un 
individuo,  e  non  è  naturalmente  come  dovrebbe  es- 
sere. Ma  v'indica  l'irritazione  che  quella  conversa- 
zione suscitò  nejjli  animi.  Permettete  ch'io  vi  dica 
fraternamente  che  il  linguaggio  di  minaccia  ado- 
prato  fu  sommamente  imprudente.  La  Società  Ope- 
raia qui  istituita,  a  imitazione  delle  Italiane  è  un'o- 
pera buona  e  che  dovrebbe  essere  aiutata  da  tutti.  (Vi 
\'oi  eravate  già  designato  per  uno  dei  Consiglieri, 
Quella  conversazione  riferita  scompigliò  tutto,  sparse 
disfavore  su  voi,  e  pose  un  primo  germe  di  dissidio 
tra  due  elementi  che  dovrebbeio  giovarsi  l'un  l'altro 
e  che  cercherò  di  sopire. 

Gli  operai  sono  buoni  davvero,  ma  il  linguaggio 
di  dominazione  li  irrita  e  non  hanno  torto.  Pisogna 
evitarlo. 

Dopo  un  po'  di  tempo,  passata  questa  ])rima 
ebullizione,  spero  che  potremo  rifar  la  pace.  Intanto 
non  confondete  il  sentire  collettivo  col  linguaggio 
avventato  d' un  solo.  Non  parlate  sfavorevolmente 
della  Società  che  conta  già  pivi  di  200  membri.  In 
verità,  la  discordia  è  male  dappertutto;  ma  tra  Ita- 
liani, sulla  terra  straniera,  è  peggio.  E  non  può 
entrare  nell'  animo  di  i,atriota  e  d'  esule  Veneto  eh'  è 
in  voi. 

Credetemi,  caro  signor  Serena, 

devotissimo  vostro 
Gius.  Mazzini. 


V)    Intitolata    Muiiio    Progresso,    sulla    quale    ved.    la    Ictt. 
VMMCCCLXXI. 


ISi  EPISTOLARIO.  [18C4] 

VMMCCCLXXXI. 

A    Savf:iuo    Prisca,    a    Napoli. 

[Londra  J,  28  maggio    [18041. 

Fratello, 

Dii  un  secolo  non  v'iio  scritto  né  ho  avuto  cenno 
(la  voi.  L'impresa  del  Nord  assorbiva  tutto  il  mio 
tempo  e  le  mie  facoltà.  E  di  (piesta  impresa,  mercè 
i  sequestri  d'armi  e  gli  inciampi  d'ogni  sorta  frap- 
posti dal  nostro  Governo,  non  posso  dirvi  ancora 
con  certezza  la  soluzione.  Lo  potrò  fra  pochissimi 
giorni  per  risposte  decisive  che  aspetto  dal  Ven[eto]. 
E  a  ogni  modo  o  l'azione  s'inizia  nei  due  mesi  che 
succedono  o  —  per  cagioni  di  stagioni  e  d'altro, 
liasserà  l'anno,  k^e  mai,  per  vergogna  nostra,  ciò 
avesse  luogo,  l'anno  venturo  troverà  le  condizioni- 
generali  mutate:  la  Polonia  morta  —  la  questione 
Danese  conchiusa  —  1' Lungheria  sconfortata  e  iir 
braccio  ai  moderati  conciliatori.  In  quel  caso,  io  non 
vedo  se  non  una  cosa  da  farsi  :  concentrare  tutta 
l'attività  sulla  questione  interna,  e  lavorare  a  rove- 
sciare un  Governo  che  non  solamente  noir  fa,  ma 
impedisce  al  paese  di  fare. 

Se  nondimeno  venissimo  a  quel  pirnto,  non  si 
tratterebbe,  per  me  almeno,  di  rovesciare  un  Mini- 
stero, ma  di  mutare  il  principio  governativo. 

Spero  ancora  che  potremo  agire  sul  Veneto,  e 
in  quel  caso  la  questione  politica  dovrà  indugiarsi 
tìn  dopo  il  trionfo,  qirando  bisognerà  senza  interrir- 
zioire  occuparsi  di  Roma.  Ma  ho  voluto  scrivervi 
queste  cose  perché  v'  occupiate  intanto  jiiii  sempre 

VMMCCCLXXXI.  —  Inedita.  L'autografo  si  con.serva  nel 
Muspo   del   Risorgimento   di    Roma.   Non   ha    indirizzo. 


I 


[1864]  B3'ISTOLARIO.  185 

dell'apostolato  —  di  preparare  il  terreno  —  di  re- 
pnbblicanixzare  il  vostro  popolo  —  di  combattere 
i  prefjjiiidizi  che  regnano  ancora  contro  il  nostro 
principio  —  e  sopra  tutto  di  spingere,  cogli  amici, 
il  lavoro  sul  Continente  meridionale.  La  Sic[ilia] 
isolata  non  può  avventurarsi  senza  danno  dell'unità. 
Sola  base  d' un  moto  decisivo  potrà  essere  tutto 
quanto  V  antico  Eegno. 

Ditemi  qualche  cosa  sulle  attuali  tendenze  del 
vostro  paese  :  sul  grado  di  malcontento  :  sulle  dispo- 
sizioni per  ciò  che  concerne  il  principio.  E  qualche 
cosa,  per  quanto  potete,  di  Napoli.  Per  quanto  io 
m'  abbia  tentato,  manca  V  organizzazione.  E  manca 
lo  sjìirito  (li  sagrificio.  Nella  Sottoscrizione  che  ini- 
ziai dai  500  datori  di  100  franchi  ciascuno,  il  Napo- 
letano è  rimasto  al  disotto  di  ^lilano  e  di  Parma. 

Ricordatemi  con  affetto  ad  Aspr[oui]    0)  e  agli 

amici. 

^  ostro  tutto 

Giuseppe. 

Fate,  vi  prego,  avere  agli  amici  di  Pai  [ermo] 
r  unita. 

VMMCCCLXXXII. 

A   Nicola    Fabrizi. 

[Londra,  ....  maggio  1864].  Yeiierfli. 
Caro  Nicola, 

È  assolutamente  impossibile  e  sarebbe  assoluta- 
mente inutile  il  mio  indirizzarmi  a  Nicotera  per  la 

(0  Giorgio  A.sproni  era  allora  addetto  alla  direzione  del 
Popolo    d'Italia. 

VMMCCCXXXII.  —  Pul)hl.  da  T.  P.s.lamexghi-Cri.spi, 
G.    Mazzini.    Epistolario    inedito,    cit.,    pp.    311-313 


186  EPISTOLARIO.  [18(54] 

veit(Miz;i  Fiinclli.  (^)  TVr  jivcro  cj^Ii  ricevuto  <l;i  nic 
j^ioi-ni  sono  un  (•onsi<flio  di  non  mover  ^iiei-ra  ;i  nn 
certo  lavoro  (l'ordinanienlo  nel  (junle  entra  Fanelli, 
m'ha  scritto  tre  «iioiiii  addieli-o  la  pili  fnrente  sti-ana 
lettera  ch'io  m'abbia  ricevuto  da  lui,  con  dichiara 
zione  di  separai-si  da  me,  di  rinunziare  a  ogni  lavoro, 
dì  pubblicare  contro  Fan[elli],  e  via  cosi.  Figurati 
se  gli  ris])<)n(lessi  ora,  invitandolo  ad  aderire  al  ver- 
detto ! 

Non  ho  mai  letto  r()])Uscolo  del  \'enosta.  Né  sa- 
peva del  verdetto. 

Cosi  al  buio,  su])p()ngo  nondimeno,  che  anche  il 
verdetto  andrà  tropjx)  lungi  per  me.  Credo  averti 
'd'ììx  detta  roì)inione  mia  su  tutto  ([uesto  sventura- 
tissimo  affare.  Non  ho  mai  neanche  ])er  ombra  am- 
messo l'idea  di  tradimento  in  Fan[elli],  che  credo 
onesto  e  i)atri()ta  devoto.  Credo  bensì  ch'egli  ])er 
ditetto  d'  iniziativa  —  difetto  che  un  discorso  di 
mezz'  ora  con  luì  basta  a  rivelai-e  —  fallisse  inno- 
centemente al  debito  suo.  Si  lasciò  illudere  da  prof- 
ferte di  moderati  e  indugiò  quando  le  ore  erano 
])i'eziose  e  bisognava  agire  a  ogni  costo. 

Non  amo  entrare  in  ([uesta  vertenza.  Ter  deci- 
dere  con   assoluta   coscienza,  mi  bisognerebbe  veder 


{')  Tra.sportato  da  quella  focosa  passione  che  era  una  delle 
caratteristiche  del  suo  temperamento.  G.  Xicotera  non  aveva 
cessato  mai  dall'inVeire  contro  G.  Fanelli,  che  egli  giiulica/a 
il  maggiore  responsabile  del  tragico  epilogo  della  spedizione 
Pisacane.  Le  risultanze  del  verdetto,  a  cui  qui  si  accenna,  di 
quella  specie  di  giurì  d'onore  forse  invocato  dal  Fanelli  furono 
vedute  da  Felice  Veni  sta,  il  quale  nella  seconda  ediz.  della 
sua  biografia  di  C.  Pisacane  (Milano,  Barbini,  lS7(i  ;  la  prima 
era  del  ISG^S)  avvertiva  in  nota  :  «  Sin  da  qiuindo  pubblicammo 
nel   1864   (sic,  per   1SG3)   i   fatti  di   Sapri  ci   fu  presentato  uno 


[1SG4]  EPISTOLARIO.  187 

documenti,  confrontar  date,  udir  Nic[otei'a]  e  lui: 
tutte  co.se   impossibili.  Lasciatemi  alla   mia   spinite. 

Se  Fan[ell]i  lo  giudica  necessario  e  voi  siete  dello 
stesso  avviso,  pubblicate  il  verdetlo.  Bensì,  s'egli 
potesse  ascoltare  il  consiglio  mio,  non  pi-onioveiebbe 
nuove  contestazioni,  ma  si  limiterebbe  a  smentire 
ciò  che  è  falso  con  poche  linee,  e  consacrerebbe  la 
vita  a  qualche  fatto  generoso  ed  energico  a  prò'  di 
^  enezia  o  di  Koma. 

Non  ricordo  di  particolari  intorno  a  falsificazioni 
di  documenti.  So  che  appunto  nel  periodo  del  pro- 
cesso genovese  infamie  siffatte  ebbero  luogo.  Del 
resto,  ti  confesso  che  il  metodo  adottato  da  Bertani 
non  mi  va.  Accettare  la  guerra  sul  terreno  scelto 
dal  nemico  è  un  rassegnarsi  ad  avere  tutte  le  pro- 
babilità contro  sé.  I  vostri  ^Ministri,  taluni  almeno 
come  Spaventa,  son  disonesti  e  vinceranno  (luiiidi 
la  prova.  Vero  è  ch'è  quello  il   metodo  adottato  da 


scritto  firmato,  come  ci  si  affermava,  dagli  stessi  L.  Ziippetta, 
G.  Matina,  N.  Agresti,  R.  Laureili.  Nicola  Mignogna.  Filip- 
po De  Boni.  Nicola  Fabrizi.  A.  Saffi,  Antonio  ]Mnrdini  e 
F.  Crispi  :  in  cui,  citando  documenti,  si  dimostrava  che  Fanelli 
e  Dragone  in  fatto  di  promesse  portarono  il  dubbio  insino  allo 
scrupolo;  che  le  loro  vedute  e  i  loro  disegni  accennavano  a 
profonde  meditazioni  ed  a  previdenze  di  favorevoli  risultati  ; 
che  Mazzini  e  Pisacane,  astretti  dai  Joro  progetti  proordinati 
ed  allettati  dalla  speranza  che  un  diversivo  qualunque  potesse 
dare  forme  atletiche  ai  sincroni  movimenti  altrove  preparati, 
operarono  improvvisamente  ed  anticipatamente  a  ciò  cL.ì  gli 
accordi  indicavano:  che  infine  il  disastro  di  Sapri  dovevasi 
ascrivere  ad  una  di  (jnelle  fatalità,  che  ogni  popolo  è  condan- 
nato a  subire  come  inesplicabile  volere  del  cielo,  e  come  prezzo 
anticipato  della  redenzione.  Malgrado  di  un  tale  scritto,  testi- 
moni oculari  assicurano  che  il  Comitato  di  Napoli  mancò  alla 
data    parola.  » 


188  EPISTOLARIO.  flSni] 

voi.  Non  pretendete  salvare  il  paese  dal  seno  d'nu 

Pai'huneiito  privilegiato,  corrotto  egnalmente  dal- 
rigiioranza,  daircgoisino  e  dalla  paura. 

Xoii  ebbi  mai.  come  or  sai,  (piella  lettera.  È  im- 
[)ossibile  ch'io  ti  scriva,,  senza  dirti  che  ti  sono, 
come  semi)re,  amico,  che  ti  stimo  uno  delle  più  one- 
ste e  devote  anime  che  abbia  l'Italia,  ma  che  perciò 
appunto  ho  vivissimo  dolore  nel  vederti  con  altri 
amici  sopra  una  via  non  solamente  inutile,  ma  dan- 
nosa all'  Italia.  Accettai  io  pure,  stringendomi  nelle 
s])alle,  il  secondo  esperimento  impostomi  dalle  circo- 
stanze e  dal  prepotente  errore  del  paese.  Non  ho 
mai  creduto  dovesse  convertirsi  in  teoria.  L'esperi- 
mento è  compito.  La  Monarchia  disonora  in  oggi  e 
corrompe  l' Italia.  ^Mercè  la  Monarchia,  nessun  di  voi 
l)uò  leggere  la  notte  una  pagina  storica  del  IIU'2 
francese  o  la  storia  d' ogni  giorno  della  l'olonia, 
senza  arrossire  per  V  Italia.  Non  so  se  dovreste  par- 
lare apertamente,  come  me,  di  repubblica  ;  ma  so  che 
dovreste  essere  in  un  lavoro  continuo  per  condurre 
il  paese  all'  iniziativa  emancipatrice  di  \"enezia  e 
Koma,  e  per  questo  liberarvi  dalla  falsa  posizione 
in  cui  siete.  Uomini  come  voi  non  possono  in  verità 
sedere  in  mezzo  a  gente  e  all'ombra  d'uno  Statuto 
che  hanno  ceduto  Nizza,  respinto  dalla  cittadinanza 
i  ^'eneti  e  i  Eoinani,  piegato  servilmente  davanti 
all'occupazione    di    Koma    e    decretato    Aspromonte. 

Addio:  ama  come  ])Uoi  il 

tuo 
Giuseppe. 


[1S64]  EPISTOLARIO.  189 

VMMCCCLXXXIII. 

A  Demetrio   Diamii.la  Mt'll^r,   a   Torino. 

[Londra maggio  lSt>41. 

Caro  Miiller, 

Ho  la   vostra   del  12. 

Mando  uno  (^)  di  Polonia  il  ([uale  può  dare  gli 
schiarimenti  sulla  Gallizia.  (-'i  Fate  eli'ei  veda  il  re. 

11  mio  oggetto  è  di  fare  rapidamente  ciò  che 
posso  per  conchiudere  o  sciogliermi.  Sento  il  bisogno 
d'una  posizione  chiara,  per  poter  seguire  deliberata- 
mente ciò  che  la  mia  coscienza  e  le  circostanze  m'ispi- 
reranno. Cosi  non  si  fa  che  accrescere  indugi  fatali. 

L'inviato  a  Garibaldi  fu  Klapka  ;  questo  è  per 
il  re,  non  per  altri.  E  contò  sul  vostro  onore. 

Gli  arruolamenti  o  non  si  fanno,  o  si  fanno  per 
conto  altrui.  Xe  do  la  mia  parola.  Veneto  e  Gallizia  : 
là  deve  farsi  l'insurrezione;  e  in  quel  caso,  in  ve- 
rità, non  ho  bisogno  di  arruolamenti  anteriori  per 
avere  uomini. 

VMMCCCLXXXIII.  —  Pulihl.  in  Conispondetìza  inedita, 
ecc.,  cit.,  p.  58  ;  e  solamente  il  secondo  paragrafo,  in  PolUirn 
segreta    italiana,    ecc..    cit.,    p.    98. 

(')  L.  Bulewski.  Egli  tuttavia  non  pot^  abboccarsi  diret- 
tamente col  re,  che  lo  mise  in  relazione  con  l".  Peruzzi,  Mi- 
nistro degl'internL  Id.,  p.  94.  Il  Bulewski,  nella  sua  qualità 
di  «  delegato  plenipotenziario  del  centro  rivoluzionario  polacco,  » 
recava  con  sé  un  programma,  che  era  stato  preparato  a  Londra 
d'accordo  col  Mazzini,  contenente  le  norme  per  preordinare  il 
moto   rivoluzionario. 

(-)  Sui  preparativi  del  moto  rivoluzionario  in  Galizia,  pel 
(luale  Vittorio  Emanuele  provvidi»  i  fondi  necessari,  ved.  Po- 
litica segreta  italinna,  cit.,  p.  99  e  segg.  e  Cenni  Tiiografiri  e 
storici  a  proemio  del  testo  degli  S.  E.  I.,  voi.  XIV,  p.  cix  e  segg. 


10(»  KPI8T0LAKI0.  flSr.41 

Asj)etto  ansioso,  tal  qiial  ho  modificato,  lo  scritto 
(li  clic  ini  parlate.  È  chiaro  che  col  ministero  attuale 
non  si  \n\ò  andai-e  a  risultati  pratici.  Se  alti-i  non 
Irova  modo,  (le])lor<'iò  il  nessun  esito  d'un  tentativo 
fatto  per  amore  dell'  l'nità,  ma  mi  sentirò  almeno 
libero  di  battere  la  mia  strada. 

Ogni  mese  i)erduto  peggiora  la  nostra  e  migliora 
la  condizione  deirAustria.  Ciò  è  talmente  innega- 
bile che  mi  è  forza  conchiudere  che  non  si  vuol  fal•(^ 

Addio, 

vostro 
Giuseppi:. 


vm:\iccclxxxiv. 

A    Benedetto    fAiROLi. 

[Londra],    2   giugno    [1.S04]. 

Fratello, 

Tollerate  che  vi  riscriva.  La  cosa  che  trattiamo 
è  tanto  vitale,  i  danni  e  la  vergogna  per  un  popolo 
di  22  milioni  dell'aver  lo  straniero  in  casa  e  non 
adoperare  a  cacciarlo  son  tali,  che  non  possiamo, 
non  dobbiamo  avere  requie. 

Bisogna  agire  in  (piest'anno:  bisogna  agire  il 
più  presto  possibile. 

Raggiri  di  corte,  raggiri  di  ministero,  promesse, 
tentativi  d'accordo,  non  hanno  altro  line  che  far 
passare    l' anno.    Abbiate    sempre    questo    in    mente. 

VMMCCCLXXXIV.  —  Publ.l.  da  M.  Rosi,  UlIaVn  odierna, 
ecc.,  cit.,  1309-1311.  L'autografo  si  conserva  presso  gli  eredi 
Cairoti.  A  tergo  di  esso,  di  pugno  del  ^lazzini.  sta  l'indi- 
rizzo :    «  Benedetto   Cairoti.  » 


I 


[18G4]  EPISTOLARIO.  191 

Si  cei-clierà  d'ottenere  il  giupio  :  si  cei-olierà  (l'otte- 
nere il  luglio:  poi  in  agosto  si  dirà:  «Nel  mese 
venturo  cominciano  le  nevi  sull'Alpi  :  voi  non  pre- 
tendete che  s'inizi  una  Campagna  offensiva  in  una 
stagione  sfavorevole  :  rimandiamo  dunque  alla  i)ri- 
mavera  ventura.  » 

E  alla  primavera  ventura  noi  avremmo  l'olonia 
e  (ìallizia  fuori  di  (questione,  controversia  Danese 
finita,  Tnglieria  sconfortata  e  in  braccio  ai  conci- 
liatori, le  numerose  emigrazioni  Polacche  e  Unghe- 
resi, oggi  ancora  a  due  passi  dalla  frontiera,  disperse. 

Ai  raggiri  s'aggiunge  un  altro  pericolo,  quello 
de*  vasti  disegni.  E  a  questo  propendono  pur  tropi»o. 
per  amor  di  bene,  molti  dei  nostri. 

Le  insurrezioni  non  si  fanno  per  vasti  disegni 
architettati  anteriormente  e  portati  a  esecuzione.  1 
grandi  preparativi  falliscono  sempre  per  incidenti, 
e  inoltre  danno  a  quei  che  dovrebbero  agire  l'idea 
che  senza  quei  preparativi  non  si  i)uò  agire.  Vn 
dei)osito  d'armi,  s'anche  può  farsi,  corre  rischio  d'es- 
sere scoperto  ventiquattr' ore  prima.  E  scoperta  è 
pure  una  vasta  organizzazione,  e  l'arresto  di  di'^ci 
ca])i  la  manda  in  fumo  per  sei  mesi. 

D'altra  parte,  la  vasta  organizzazione  non  })uò 
mai  esserlo  tanto  da  costituire  un  vero  pegno  di 
vittoria.  Introducete  un  ottocento  carabine  di  più, 
avete  aggiunto  un  grado  omiopatico  di  forza  per 
rispetto  al  fine. 

Le  insurrezioni  si  fanno  preparando  moralmente 
il  terreno,  creando  una  opinione  generale  che  ({uniche 
com  (lece  accadere^  che  tutti  devono  tenersi  pronti 
a  secondare  quel  qualche  cosa  come  le  circostanze, 
le  ispirazioni  del  momento  daranno  :  poi  cacciando 
una  piccola  audace  minorità  sull'arena  a  dare  l'ini- 
ziativa. 


192  KPiRTOi,ARio.  rT^^>41 

Noi  non  pi'clcndiaino  clic  l"insnrrc//H)iic  \'ciicl;i 
liconcpiisli  il  ]n-oi»i'i()  terreno.  Non  può  questo  essere 
opera  che  dell'I Inlin.  Abbiamo  bisopjno  d'una  ini- 
zintiva,  bisogno  di  creare  un'eco  nel  core  dejuli 
It;ili;ini,  bisogno  d'una  ca^jione  che  ])r()duca  un  fer- 
mento cai»ace  di   trascinai'e  a  guerra  l'Italia. 

Per  questo  non  im])orta  la  cifra,  importa  la  du- 
rata. Dieci  bande  di  50  nomini  ciascuna  ohe  tenp;ano 
l'Alpi,  che  sfuggano  i  grandi  incontri,  ma  abbiano 
una  grande  mobilità  e  facciano  con  piccoli  fatti 
])arlare  di  sé,  si  convertiranno  nell'opinione  dei  pili 
tra  noi  in  cento  bande  di  800  uomini  ciascuno.  Né 
a  voi  mancano  questi  mezzi  per  ingigantire  quei 
fatti,  quelli  elementi. 

Ricordatevi  il  moto  di  Sicilia  e  delle  vere  sue 
dimensioni.  Produsse  ^Marsala  e  quanto  segui. 

A^oi  mi  diceste  dell'inviato,  e  sta  bene,  ^fa  non 
mi  diceste  il  linguaggio  che  dovea  tenere;  ed  è 
(pudla  la  cosa  importante. 

Bisogna  dire  ai  nostri  dell'Alto  Veneto  le  cose 
dette  tfn  qui  e  ch'io  dico  ad  essi.  Bisogna  chiedere 
ad  essi  la  decisione  non  dirò  della  Polonia,  ma 
—  come  dice  Gai-ibaldi  —  dei  masnadieri  del  Mezzo- 
giorno. Bisogna  dir  loro:  «  Cercheranno  di  soddisfare 
alle  vostre  domande;  ma  ponete  che  non  riesciamo, 
eccovi  la  condizione  dell'oggi  in  Italia  e  in  Europa. 
Volete  profittare  e  dare  il  segnale  nelle  proporzioni 
di  forza  che  avete  ?  » 

Quella  minorità  della  quale  parlo,  essi  l'hanno 
e  presta. 

Altri  vi  dicono:  «L'Ungheria,  la  frallizia  non 
possono  essere  pronte  che  al  finir  di  luglio.  »  E  di- 
menticano che  la  nuova  del  moto  sul  Veneto  le  ren- 
derà pronte  più  che  non  i  due  mesi  di  preparativi. 


[1S64]  EPISTOLARIO.  193 

Il  fermento  .accresciuto  accelern  i  prejiarativi.  E 
per  ciò  che  rijynarda  un  elemento  importantissimo, 
la  vasta  emigrazione  I"'^n2;lierese  per  la  carestia  in 
Serbia  e  nei  Principati  e  la  vasta  emif^razione  Po- 
lacca, il  tempo  che  passa  è  più  ch'altro  perdita. 
Presentandosi  l'opportunità,  quelli  elementi  faranno 
o.yni  sforzo  per  giovarsene.  La  fame  e  le  noie  go- 
vernative li  disperderanno  via  via. 

E  quanto  all'Europa,  è  lo  stesso:  le  ])robabilità 
di  guerra  crescerebbero  col  moto,  scemano  nell'iner- 
zia. Qui,  a  cagion  d'esempio,  ])onete  l'Austi-ia  minac- 
ciata, assalita:  ringhilterra  diventerà  dieci  volte  più 
esigente  sulla  questione  Dano-gerinanica.  Nel  silenzio 
comune,  l'Inghilerra  non  vede  ragione  d'avventu- 
rarsi. E  via  cosi. 

Bisogna  dunque  spronare  i  Veneti  a  cominciare 
nelle  proporzioni  accennate,  s'altro  non  ])ossono,  e 
al  più  presto  possibile. 

Bisogna  che  la  minorità  iniziatrice  sia  ben  prov- 
veduta, ^feglio  è  dare  una  carabina  l)Uona  dav- 
vero e  di  lunga  portata  che  non  dieci  fucili  me- 
diocri. 

l>isogna,  come  già  dissi,  mettere  in  qualche  casa 
d'amico  su  quanti  punti  della  frontiera  si  può,  tre, 
(piattro,  cinque  carabine  e  dii-e  a  quei  dell'interno  : 
Venite  a  prenderle.  Troveranno  modo. 

E  se  si  raccoglie  danaro,  offrir  loro  una  somma, 
perché  i  nuclei  abbiano  una  piccola  Cassa  di  Guerra 
e  paghino,  non  foss'altro  pei  primi  dieci  giorni,  quel 
che  prendono  nelle  località  che  percorrono. 

Poi,  preparare  i  primi  aiuti  dall'interno. 

E  consistono  in  piccoli  nuclei  di  volontai'i  pel 
Trent[ino]  —  e  in  un  nucleo  d'un  cento  individui, 
dai   quali   si  possano  cavar   capi  j)ei   nuclei  che  si 

Manzini,  SerUti,  ecc.,  voi.  L'SXVIII  (Epistolario,  voi,  XLVII).    13 


I» 


194  KPiKTor.ARTO.  [1864] 

f(>i!ii('i'('l)l)(M-(),  (l;i  m;iii(liiisi,  ])c'i-  in;ii-(',  ;i  ijijij^iunj^ere 
l'iiisuriczioiic.   I/()i>ei;)zi()ne  ò  i)()ssibilissini;i. 

Il  resto  al  rci-niciilo  piodollo  diii  falli  —  al  (la- 
i-ibaldi  —  a  noi  tulli. 

Per  intenderei  a])])iiiil()  su  ([uesli  aiuli  dal  di 
fuori  io  v'offriva  il  eoneorso  mio  individuale.  Ma  se 
i  A'eneti  sjìronali  dal  Comitato  Ontrale,  da  (Jari- 
l)[aldi]  e  da  me  con  un  linguaggio  identico  accet- 
tano, è  chiaro  che  rai)prestanieiito  degli  aiuti  non 
può  escir  che  da  un'autorità  concertata  e  rapida 
nelle  decisioni  e  nel  realizzarle.  Per  (piesto  io  vi 
diceva:  A'oi,  io  e  una  romniissione  militare  di  tre: 
voi  come  delegato  del  Comitato.  E  per  ([uesto  ve  lo 
ridico.  È  l'unico  metodo  ])ratico. 

Ma  tutto  questo  dipende  <lal  linguaggio  che  te- 
nete ai  nostri  del  A'en[eto].  Im})orta  sia  identico. 
Dove  no,  finiremo  pur  ti'o])po  ])er  dividerci,  e  per 
non  fare. 

Pensate  seriamente,  fratello  mio,  a  (juanto  dico. 
Io  sento  che  se  non  facciamo  quest'anno,  l'accordo 
del   Partito  svanisce. 

lo,  dis})erando  d'altro,  mi  caccerò  a  jìredicare 
apertamente  repubblica  e  a  organizzare  segretamente 
i  seguaci. 

Altri  si  staccheranno  irritati  da  voi  e  da  me. 
1  pili  cadranno  nello  sconforto. 

Abbiatemi 

vostro  sempre 
Gius.  M.vzzini. 

y\  confesso  che  avrei,  per  la  gita,  proposto  vo 
lentieri  (}uerz[oni]. 


tlS(i4]  KPTSTOLARtO.  1^* 

VMMCCCLXXX\'. 

To  Matit-da  lìKiGs,  Loncloii. 

[Londnn.  Jmie  2iul.  1N(>41.  Thursday. 

Dear  :Matil(la, 

Wlien  I  saw  Caroline — vonis — and  slie  told  me 
that  you  were  iinwell,  we  settled  that  I  woiild  kn(»\ 
something  abont  you,  whether  you  weie  leaving  and 
Avhen.  I  Avas  urged  by  Caroline  to  go  to  Sevenoaks, 
on  the  Saturday  with  thein.  I  refused  and  post- 
poned  to  the  Sunday.  1  left  at  ten  o'  clock,  having  no 
tidings  from  Oline  Square.  I  carne  back  on  Mondar 
morning.  —  I  heard  of  your  cali  and  of  yoiii-  being 
gone.  Had  I  heard  one  word  on  Saturday,  T  would 
bave  called  on  you  in  the  eveuing.  I  was  and  am 
very  sorry,  dear;  I  wanted  to  see  you  before  you 

Giovedì. 
Cara   Matilde, 

Quando  vidi  Carolina  —  la  vostra  —  ed  ella  mi  disse 
che  non  stavate  bene,  stabilimmo  che  io  avrei  cercato  di 
sapere  (lualche  cosa  di  voi,  se  sareste  partita  e  quando. 
Carolina  insistette  perché  andassi  il  sabato  a  Sevenoaks, 
insieme  con  loro.  Rifiutai  e  rimandai  alla  domenica.  Partii 
alle  dieci  senza  aver  notizie  da  Orme  Square.  Ritornai  il 
lunedi  mattina.  Seppi  che  eravate  passata  da  me  e  che 
eravate  partita.  He  l'avessi  saputo  sabato,  sarei  venuto 
da  voi  in  serata.  Ne  fui  e  ne  sono  molto  dispiacente,  cara  ; 

VMMCCCLXXXV.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Xathan).  X'on  ha 
indirizzo.   La   data   vi   fu  apposta   da   M.   Biggs. 


11K>  EPISTOLARIO.  [18G4] 

starteli — especially  in  the  actual  iincertaiiity  aboiit 
tliiiigs  in  general. 

Jessie  has  ariived;  bnt  she  lonnd  at  Soutlianiploii 
some  niembei-  oi'  liei'  own  lamily,  and  she  went  to 
rortsmoulh,  ('j  although  rooms  had  been  takeu  for 
her  here. 

Emilie  and  V[entuviJ  are  in  searcl)  of  rooms.  1 
lliink  tliej'  will  be  permanently  bere  to-morrow,  sick 
of  Herbert  Taylor  and  Co.  If  however  something 
should  take  place  in  Italy,  they  will  move  in  that 
direction  :  if  nothing  happens,  they  Avill  go  to  Aix, 
in  Savoy. 

I  bave  no  news.  An<l  1  bave  no  time  uow;  I 
mnst  write  letters  for  somel)ody  who  leaves  to-mor- 
roAv  morning.  Biit  this  short  note  is  only  the  re- 
sumiug  of  the  traditiou. 


desideravo  vedervi  prima  che  partiste  —  e  tanto  pia 
iicir  attuale  incertezza  delle  cose  iu  generale. 

Jessie  è  arrivata,  ma  ha  trovato  a  Southampton  qual- 
cuno della  sua  famiglia,  etl  è  andata  a  Portsmouth,  seb- 
bene siano  state  prese  per  lei  delle  stanze   qui. 

Emilia  e  A'enturi  sono  in  cerca  di  casa.  Credo  che 
passeranno  qui  tutta  la  giornata  di  domani,  annoiati  di 
Herbert  Taylor  e  compagni.  Tuttavia,  se  iu  Italia  do- 
vesse succedere  qualche  cosa,  vi  si  recheranno  :  in  caso 
contrario,    andranno    a    Aix,    in    Savoia. 

Non  ho  notizie.  E  ora  non  ho  tempo  :  debbo  scrivere 
qualche  lettera  per  gente  che  parte  domattina.  Ma  questa 
breve  letterina  ha  soltanto  il  fine  di  riprendere  la  tradi- 
zione. 


(')     Era     il     lungo     dove     risiedeva     la     famiglia    di     Jessie 
White   Mario. 


[1864]  EPISTOLARIO.  107 

A   kiss   to   Maude   anrl    Adali  :    love   to   Ashui  st 
and  Carrv  and  hest  love  to  you,  dearest  Matilda. 
P^ver 

yonr 
Joseph. 


Vn  bacio  a  Maiule  e  ad  Ada  :  affettuosi  saluti  ad 
Ashurst  e  a  Carolina  e  tante  cose  affettuose  a  voi,  caris- 
sima  Matilde. 


Sempre 


vostro 

(iIUSEPPE. 


VMMCCCLXXXVI. 

A    Eroisto    Bezzi,    a    Milano. 

[Londra],  2  gingno    flsr)4]. 

Caro  Bezzi, 

Kispondo  più  riposatamente  alla  vostra. 

20.  [Bagolino]  e  14.  [Limone]  sono  cgnahneutc 
importanti.  Bisogna  studiare  i  modi  possibili  di  vin- 
cere le  difficoltà  per  20.  [Bagolino]  :  vedere  se  posso, 
no  dividersi  in  piccoli  distaccamenti  di  20  uomini 
incirca  quei  che  dovrebbero  agire  da  quel  punto  e  se 
non  possono  varcare  il  confine  per  diversi  sentieri, 
ojierando  il  concentramento  al  di  là. 

Dove  riesca  impossibile,  concentrare  a  14.  [Li- 
mone]. Presenta  il  vantaggio  di  poter  operare  su 
7.  [Trento]  e  S.  [Riva]. 

VMMCCCLXXXVI.  —  Puhhl.  da  G.  Locatelli-Milesl 
op.    cit.,    pp.    22S-2.S0. 


19S  EPISTOLAKIO.  iiSfyiì 

In  ogni  modo,  sarebbe  necessario  —  anche  in 
qnesto  secondo  caso  —  che  un  [)iccolo  nucleo  di 
banda  potesse  stabilirsi  lu'lla  foresta  di  Camp[iglio]. 

Per  I*a(b)va  abbiamo  Caioliiia  Saba  e  marito,  un 
avvocato  l'resa  o  nome  simile,  Ziliotti,  etc.  Nondi- 
meno, siccome  a\remo  tra  pochi  giorni  qualche  cosa 
da  comunicare  o  intioduire  nel  \'en[eto],  potremo 
giovarci  anche  dell'o^jera  dell'amico  che  mi  nomi- 
nate, C)  e  manderò-  lettera  e  istruzioni. 

Pongo  a  vostra  disposizione  altri  2()()()  franchi 
che  ritirerete  da  Brusco.  Sono  quindi  4000  franclii, 
dei  quali  dovete  disporre  insieme  a  Lomb[ardi]  pel 
completamento  del  materiale  indispensabile  all'ope- 
l'azione.  A  voi  non  ho  bisogno  di  dire:  «  Economizzate 
(punito  potete.  »  Lasciato  solo,  ho  rissorse  limitatis- 
sime. Nondimeno,  (piel  che  ho  promesso,  atterrò. 

rio  che  mi  dite  di  (ìenova  è  doloroso,  (-j  1  fondi 
raccolti  da  essi  sono  il  prodotto  della  sottoscrizione 
del  Franco  promossa  da  me  e  concentrata  da  me 
stesso  e  da  (kirib[aldi]  in  essi,  cpiando  eravamo  per- 
fettamente concordi  sull'intento. 

Quale  linguaggio  vi   tenne   ^losto? 

Datemi  una  ricevuta  staccata  e  complessiva  pei 
4000,  vi  prego.  Addio  : 

vostro  sempre 

GlUSEiPPE. 


(')  Era  Cesare  Parenzo,  avverte  ij  Milesi-Locatelli,  il  qiialp 
annotò  le  lett.  del  Mazzini  sotto  la  guida  di  E.  Bezzi.  Su  di 
lui    ved.    la    nota    alla    lett.    vMDCCCJr. 

(-)  Il  giorno  succesivo  E.  Bezzi  scriveva  in  proposito  a 
B.  Cairoli,  inviandogli  le  dimissioni  da  membro  del  Comtato 
Centrale  Unitario  :  «  Mi  sono  sempre  scordato  di  dirti  che  ri- 
guardo all'affare  di  Genova,  quei  di  Brescia  non  ebbero  nessuna 
risposta.  »   Si  trattava   di   mandare   uno  o   più   uomini   a   .S.   Da- 


[1864]  EPISTOLARIO.  inn 

Ho  veduto  >iic[oteraJ.  Facciiimo  un  ultimo  tenta- 
tivo con  Oenova  a  sviarli  dalle  imprese  oltremaie. 
È  importante.  Quel  progetto  sarebbe  dannoso  male- 
rialmente  e  moralmente.  Moralmente,  l'udire  che  i 
nomi  pili  noti  fra  i  (raribaldini  sono  partiti,  prove- 
rebbe eh'  essi  disperavano  dell"  Italia  e  cac('erel)l>e 
sconforto.  Materialmente,  oltre  gli  uomini  che  sareb- 
bero utilissimi  il  di  dopo  l'iniziativa,  ci  porterebbe 
via  un  venti  e  {>iù  mila  franchi,  preziosi  pel  31>.  [Co- 
mitato Centrale],  dove  volgerei  l'attività  di  (piel 
nucleo. 

Ora  a  riescire,  la  prima  cosa  è  convincerli  che 
si  può  fare  qualche  cosa  in  Italia.  Badate.  Essi  di 
chiarano  il  contrario,  e  Nic[otera]  stesso  mi  diceva 
che  il  vostro  linguaggio  sulla  vostra  terra  lo  persua- 
deva a  ciò.  Perché?  Se  credete  in  coscienza  im])ossi- 
bile  il  successo,  sta  bene  il  dirlo  ;  ma  allora  a  che  i 
preparativi  che  andiamo  facendo?  Se  invece  credete 
possibile,  fate  che  gli  altri  pure,  spec-ialmente  uomini 
come  Nic[otera]  e  3Iiss[ori],  se  ne  persuadano.  Date 
forza  a  quello  su  cui  insisto  con  essi. 

Ho  detto  che  quanto  alle  disposizioni  di  6.  [Tren- 
tino], devono  riferirsi  a  voi  e  ai  vostri  amici. 

^fa  quanto  a  39.  [Comitato  Centrale] .  dove  li 
richiederei  di  volger  gli  aiuti,  esigono  più.  I*ro]ion- 
gono,  e  io  non  posso  ricusarlo,  d'udire  da  qualcuno 
dell'interno  quali  veramente  siano  le  disposizioni. 
Manderebbero  uno  ad  Ud[ine].  Ma  siccome  ho  limi- 
tatola scelta,  manderebbero  Nic[otera]  — e  il  rischio 
sarebbe    male,    perché   ei    può   giovar   nell'azione   — 


niele  nel  Friuli  per  la  fabbricazione  delle  bombe,  e  di  tra- 
sportare il  deposito  dei  revolvera  che  avevano  a  Genova, 
Ved.  G.  LocATKLLi-MiLEsi,  op.  cit.,   p,  266, 


2(KI  EPiSTOi.Aiuo.  ri8r.41 

<)  L(>nil)[ar(li],  e  il  privarcene  anche  per  dieci  giorni 
sarebbe  perdita  jjrave  i^er  noi.  Credete  possibile  che 
raniico  Kizz[«'ìi'(li]  <"1ip  uii  mandaste,  tornasse,  an- 
dando fino  a  Genova?  A  quest'ora  ejjli  è  in  contatto 
con  Andr[enzzi],  il  quale  dovrebbe,  come  capo,  accre- 
ditarlo. Avete  concertato  modo  di  contatto?  Sicuro? 
Se  facesse  difficoltà  la  spesa,  offrirei  io  di  pagare  il 
viaggio.  Rispondetemi  se  non  avete  modo  ;  passerò 
allora  per  la  via  del  Po.  Se  invece  avete  modo  sicuro 
fate  intendere  che  i  Garibaldini  di  Genova  vor- 
rebbero udire  le  tendenze  a  fare  da  uno  dell'interno 
—  die  gioverebbe  fosse  egli  o  altri  simile  a  lui  — 
che  dovrebbe  avere  una  linea  che  lo  accreditasse 
dall'Anilr [euzzi].  E  ditemi  se  l'avete  fatto. 

Tornando  da  Bag[olin()],  il  r[onte]  del  Caffaro  è 
guardato? 

VMMCCCLXXXVII. 

A    Pietro    Angelli,    a    Milano. 

Londra,    3   giugno    [1864]. 
Caro  Agnelli, 

Mi  ricordate?  ricordate  Scipione?  (^)  Avete  ancora 

VMMCCCLXXXVII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Milano.  A  tergo  di  esso,  di  pugno  del 
Mazzini,  sta  l'indirizzo  :  «  Sig.  Pietro  Agnelli,  Milano.  »  La 
lett.  fu  accompagnata  dal  seguente  foglietto  di  Brusco  Onnis  : 

«  Caro   Agnelli, 
«  Mazzini   mi   prega   di   farvi   avere   l'unito   biglietto  e  copia 
di   una    sua   circolare. 

«  Vi    stringo   la    mano.  A' ostro 

Brusco  Onnis  » 

(')  Scipione  Pistrucci.  P.  Agnelli  era  stato  nel  1848  a 
Milano  l'editore  dulVItalia  del  Popolo. 


[1864]  EPISTOLARIO.  201 

affetto  per  lui,  per  me?  Siete  come  eravate,  patriota? 
Io,  cercando  formare  una  Lista  di  500  —  500  su 
21*  milioni  —  capaci  di  dare  alla  causa  dell'Eman- 
cipazione Veneta  e  sulla  mia  fede,  cento  lire  italiane, 
non  posso  dimenticare  voi,  vecchio  amico  ;  e  mi  par- 
rebbe farvi  torto.  A  voi  (^)  la  risposta  com'io  la 
penso,  o  una  dichiarazione  di  mutamento  e  d'obblio 
del  passato. 

Fratello  vostro 
Gius.  Mazzini. 


VMMCCCLXXXVIII. 

TO    Peter    Stuart,    Liverpool. 

[London,    June   ....,    1SG4]. 

My  dear  friend, 

Depend  upon  me,  Garibaldi  will  not,  this  year  at 
least,  come  baclv  to  England.  AVe  are  bent  on  Ve- 
nice   and  during  June,  July  and  August   he   must 


Mio  caro  amico, 

Siate  eerto  che  Garibaldi,  per  quest'anno  almeno,  non 
tornerà  piti  in  Inghilterra.  Noi  puntiamo  su  Venezia,  e 
durante   il   giugno,   il   luglio   e   l'agosto   egli   si   deve   tener 

(')  L'Agnelli  accedette  alla  richiesta  del  Mazzini,  come  ap- 
parisce dalla  sche<la  di  sottoscrizione,  unita  con  ]a  lett.,  simile 
a  quella  di  cui  fu  dato  il  facsimile  nel  voi.  LXXIV  (p.  298) 
dell'ediz.   nazionale. 

VMMCCCLXXXVIII.  —  Pubbl.  in  The  life  0/  Peter  Stuart 
the  "  Ditton   Doctor,  "   ecc.,   cit.,   p.   22. 


202  Ba-iSTOLAEio.  [18C4] 

keop  ready  to  answer  onr  cali  if  we  .siicceed  in  liav- 
iug  a  victoiy.  Ilis  comiiig  back  iiow  would  be 
iiitei-pieted  by  oui-  nicii  as  au  iiitimation  tliat  theve 
is  no  liope.  (Jaribaldi  knows  it  and  theiefore  he 
will  not  leave  llaly  ayain.  Sliould  llie  Summer 
j)as.s  away  withont  events,  tlien  will  be  the  tinie 
foi-  yoii.  .Meanwhile  help  iis  as  mudi  as  you  oan. 
The  unrequested  subsciiption  ought  to  be  pushed  in 
eveiywheie.  Any  money  is  piecious  now.  Had 
somebody  organised  a  i)enny  siibscription  for  Gari- 
baldi and  Italy  thioughout  England  it  would  have 
been  the  most  useful  and  splendid  testimonial  possible. 
Another  thiug  wouid  be  most  useful.  Could  we 
have  at  our  disposai  in  Genoa  a  steamer — a  vej'y 
swift  one — capable  of  holding  300  meu  for  a  shovt 
journey  in  the  Adriatic?  Garibaldi  and  we  would 
be  over  delighted. 


pronto  a  rispondere  alla  nostra  chiamata  se  riusciamo  ad 
avere  nua  vittoria,  l'n  sno  viaggio  in  Inghilterra  ora  sa- 
rebbe intepretato  dai  nostri  come  un  segno  che  non  v'ha 
speranza.  Garibaldi  lo  sa,  e  perciò  non  abbandonerà  di 
nuovo  r  Italia.  Se  1"  estate  passasse  priva  di  eventi,  allora 
sarebbe  la  volta  vostra.  Intanto  aiutateci  <iuanto  più  vi 
è  possibile.  Bisognerebbe  sollecitar  dappertutto  la  sotto- 
scrizione spontanea.  Qualuniiue  somma  di  danaro  è  preziosa 
in  questo  momento.  Se  qualcuno  avesse  organizzato  in 
tutta  l'Inghilterra  una  «sottoscrizione  del  pennir»  per 
Garibaldi  e  l' Italia,  sarebbe  stata  la  testimonianza  pi'iì 
utile  e  più  splendida. 

Un'altra  cosa  sarebbe  utilissima.  Potremmo  avere  a 
notsra  disposizione  a  Genova  un  vapore  —  uno  dei  pili 
rapidi  —  capace  di  300  uomini  per  un  breve  viaggio  nel- 
l'Adriatico? Garibaldi  e  noi  ne  saremmo  felici. 


[18G4]  EPISTOLAKTO.  203 

Money.  A  steamei-  goiiig  iindei'  some  pveteiiee 
to  the  Adi'iatie  and  there  left  t'oi-  a  few  days  at 
Olir  disposai — tliose  are  the  things  for  iis  now. 

t^chenies   loi-   (laribahli's    coming    back   ought   to 
be  postpoued  until   the  wiiitei-. 
Ever 

youi-vS  aftectioiiately 
Jos.  ^Mazzini. 


Dainiro.  Un  vapore  che  sotto  qualche  pretesto  si  re- 
casse uell'Adriatico  e  vi  rimanesse  alcuni  giorni  a  nostra 
disposizione  —  questo  è  quel  che  ci  serve  ora. 

I  progetti  per  il  ritorno  di  Garibaldi  bisogna  riman- 
darli al  prossimo  inverno. 

Sempre 

vostro  affezionatissimo 

Git'S.  Mazzini. 


VMMCCCXXXIX. 

A   Ippolito   Pederzolli,   a    Napoli. 

[Londra],    4   giugno    1S64. 
Mio  caro  Pevderzolli, 

11  lavoro  per  remancipazioiie  delle  proviiicie  Ve- 
nete e  Trentine  procede  sempre  e  sollecitamente. 
Vidi  in  questi  giorni  Nicotera.  e  da  lui  saprete  al- 
tri particolari. 

Garibaldi  è  con  noi.  11  Governo  è  decisivamente 
contrario  a   qualsiasi  mossta  al  di  fuori  della  sfera 

VMMCCC'LXXXIX.  —  Inedita.  Da  una  copia  presso  la 
R.   Commissione, 


2(>4  KPISTOI.AHK».  I  1X041 

(liploiiiiit  ic;i.  Le  i»i<>viiicie  Treni  ine  devono  cssci'  no- 
stre, (•ontenii)oraneinnente  alle  ]»rovincie  \'enete.  .Met 
letevi  d'accordo  coi  comitali  segi-eti  di  T[ renio],  di 
K[overeto],diK[iva],  etc.  e  oprate  come  Dio  v'ispira. 
D'ora  in  poi  servitevi,  j.er  scrivermi,  dell'indirizzo 
del  banchiere  Laji;ran<>e  di  Lnjjano.  - —  Kicordatemi  a 
S[alvatore]  Morelli,  a  Mele,  a  IJruzzi.  a  ^ligno^na, 
a  Salomone.  (^) 

Tntto  vostro 

(j.    ]\rAZZIN!. 


V31MCCCXC. 
A   Gaspare    Stampa,    a    Milano. 

[Londra],  4  giugno   [1SG4]. 
Fratello  Stampa, 

Ebbi   la  vostra  del  25. 

Il  prooetto  Cattaneo  non  è  progetto:  è  vago,  inde- 
lìnito.  non  pi'atico.  (-)  Di  qnel  di  Gnerrazzi  so  nulla. 

(')  Federico  Salomone,  di  Chìeti  (1825-1884),  valoroso  com- 
battente nel  Veneto  (1848),  alja  difesa  di  Venezia,  in  Sicilia 
(1860),  dove  andò  con  la  spetlizione  Medici,  nella  guerra  del 
1866  fra  i  Cacciatori  delle  Alpi,  infine  a  Mentana.  Forse  il 
Mazzini  lo  aveva  conosciuto  a  Napoli.  Era  nipote  di  Nicola 
Mignogna. 

VMMCCCXC.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  presso 
gli    eredi   del    prof.    Scalabrini. 

(■-)  Per  questo  statuto  delle  società  operaie  italiane,  al 
quale  contribuì  C  Cattaneo,  modificando  in  alcuni  punti  quello 
proposto  e  st(«o  dal  ^lazzini.  diventato  poi  l'Atto  di  Fratel- 
lanza, quando  fu  discusso  e  approvato  nel  Congresso  delle 
società  operaie  italiane  tenuto  a  Napoli  nell'ottobre  del  1864, 
ved.    N.    Rosselli,    Bnk uniti    e    Mazzini,    cit.,    pp.    115-121. 


[1864]  EPISTOLARIO.  205 

Quel  clic  ;i  me  i)iii-('  il  da  farsi  è  (li  i'-.w  tìriiuiie  allo 
Società  che  vogliono  federarsi  l'atto  che  ho  abboz- 
zato. Il  resto  verrà.  Non  v'è  bisopio  di  un  liiniio 
Statuto.  Il  jiran  ininto  è  costituire  lo  stromeuto  che 
deve  assire,  ])oi  d'anno  in  anno,  dovendo  il  consip;lio 
rendere  conto  all'Assemblea,  il  lavoro  sarà  indicato 
da  essa.  L'importante  è  d'  avere  il  fatto  e  di  averlo 
con  un  preambolo  che  tradotto  nelle  altre  linjjue 
metta  gli  o|:)€rai  italiani  in  una  condizione  d' ini- 
ziatori nella  classe  operaia  Europa. 

Se  invece  di  un  anno,  si  può  mettere  la  durata 
del  Consiglio  a  due,  sia  pure.  Xon  v'  annetto  im- 
lìortanza,  perché  son  certo  che  per  poco  che  il  Con- 
siglio si  conduca  bene  in  un  anno,  sarà  riconfermato 
in  massa.  —  TI  Consiglio  potrebbe  essere  di  cinque  : 
tre  dovrebbero  risiedere  in  una  città  che,  secondo 
me,  dovrebb'essere  Genova  ;  gli  altri  due  potrebbero 
essere  uno  a  Milano,  l'altro  in  Napoli.  Il  genere  di 
lavori  che  spetta  ni  Consiglio  è  di  natura  tale  che 
ammette  d'intendervi  anche  per  corrispondenza  :  non 
è  il  lavoro  minuto  d'  ogni  giorno  delle  Società  lo- 
cali. T  membri  del  Consiglio  dovrebbero  essere  re- 
tribuiti. Costituito  il  Coìifiìglio  d'uomini  nostri  —  e 
lo  sarebbero  se  in  Genova  —  io  corrisponderei  rego- 
larmente con  esso  per  la  proposta  dei  lavori. 

Dovreste  incaricarvi  di  spronare  a  ridurre  in  fatto 
la  cosa  :  comunicare  il  progetto  alla  Consociazione  in 
Genova  che  lo  appoggerà  :  cercare  ogni  modo,  per- 
ché, salvo  modificazioni  da  introdurre,  l'insieme  del- 
l'atto sia  approvato.  Poi,  radunare  un'assemblea  di 
Delegati  o  il  Congresso:  e  farlo  firmare  da  quante 
Società  si  può.  Poco  importa  che  molte  dissentano. 
Verranno  poi  una  a  una  se  vedranno  la  federazione 
fiorire. 


2(X)  r-pisToi.AKK».  |l;S(!l| 

KicoTilo  con  \('i()  allctto  la  caia  raiiciiilla  clic  ve 
fijilia.  Peidonate  il  modo  affi-cttato  con  cui  vi  sciivo. 
11  tempo  m'è  assorbito  dal  lavoro.  Se  passa  l'anno 
senza  azione  nostra  dove  sai)ete,  è  Uanno  e  verjfoj^na 
incalcolabile.  La  Fe<lerazione  operaia  è  in  ogni  modo 
il  secondo  fatto  im])ortante  da  compiersi  in  oj^gi. 
Occupatevene  (hiiHjue.  Amatemi  e  credete  all'af- 
fetto del 

vostro 

GlUSEl'l'E. 

VMMCCCXCI. 

A  Saverio   Frircia,  a    Napoli. 

rLoiuh-al.    7    giugno    [1S64]. 
Caro  amico. 

Vogliate  dare  l'acchiusa  a  Pr[ocaccini].  (^) 
Dalle  ultime  agitazioni  in  poi  io  non  ho  avuto 
sìllaba  dalla  Sic[ilia]  uè  da  voi.  Intendo  male  o  me- 
glio non  intendo  affatto  ciò  che  volea  farsi.  Non 
parlo  come  jiarecchi  dei  miei  amici  in  Pai  [ermo] 
tementi  d'ogni  azione:  parlo  per  conto  mio  e  dell'a- 
zione, ma  con  un  significato.  Potendo,  noi  dobbiamo 
provocare  azione,  ma  guidante  all'impianto  d'un  Go- 
verno Provvisorio  Repubblicano  che  s'incarichi  <ti 
far  l'Ignita,  i>oi  d'avere  un  Patto  da  una  Assemblea 

VMMCCOXCI.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  Mu- 
seo del  Risorgimento  di  Roma.  A  tergo  di  esso,  di  pugno  del 
Mazzini,    sta    l'indirizzo:     «  Sav[erio]     FrCiseia].» 

(')  Concetto  Procaccini  (182S-1S93),  di  Pausula.  nelle  Mar- 
cile, fu  caldo  patriota.  Relegato  a  Fallano  nel  1858,  combat- 
tente in  Sicilia  due  anni  dopo,  di  nuovo  imprigionato  a  Na- 
poli dopo  Aspromonte.   E  fu   devoto   discepolo  del  Mazzini. 


[1804]  e:pistolario.  207 

Nazionale  in  Iloma.  Ma  noi  potremo,  se  non  conqui- 
stando a  questa  idea  il  Mezzogiorno  continentale, 
dandoci  una  ha^e  di  nove  o  dieci  milioni  d'uomini  : 
con  essi,  trascinei-emmo  il  resto.  Ma  una  insurrezione 
in  Palermo,  dato  riescisse  per  48  ore,  a  che  som- 
merebbe? che  cosa  farebbe?  che  cosa  vuol  Badia 
che  m'è  ignoto?  Qual  Governo  Provvisorio  costi- 
tuirebbe? Come  avrebbe  immediatamente  le  terre 
napoletane,  senza  le  quali  il  moto  cadrebbe  inevi- 
tabilmente in  autonomia  e  smembramento?  Senza 
programma,  senza  intelligenza  con  essi,  senza  cer- 
tezza d'altro  terreno,  un  moto  Palermitano  o  cadrebbe, 
come  dico,  uell'autonomismo  o  —  se  fosse  potente 
—  otterrebbe  qualche  concessione  e  saremmo  da  capo. 
Ditemi  qualche  cosa  sul  carattere  di  questi  ten- 
tativi. Intanto,  nostri,  come  TraS'S[elli],  (^)  etc.  diven- 
tano a  poco  a  poco  senza  avvedersene  difensori  del 
Governo:  cosi  gli  studenti. 

Vostro 
Giuseppe. 

VMMCCCXCII. 

A   Filippo    Bettini,    a    Genova. 

[Londra],    7    giugno     [1804]. 
Caro  Bettini, 

Vorrei  che  tu  pagassi  per  me  un  abbonamento 
annuo  al  Giornale  delle  Società  Operaie.   (-)  È  per 

(')  Carlo  Trasselli,  di  Palermo.  Ved.  sul  contegno  politico 
di  lui  in  quei  giorni,  E.  Pantano  Memorie.  Bologna,  Zani- 
chelli, 1933,  p.   131  e  segg. 

VMMCCCXCII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel- 
l'Istituto  Mazziniano    di    Genova. 

(2)  Su  questo  periodico,  ved.  la  nota  alla  lett.  vMMCCLXV. 


208  EPISTOLARIO.  /  [1804] 

Nazionale  in  Roma.  Ma  noi  potremo,  ^e  non  conqui- 
(linKjue  (la  calcolare  il  prezzo  della  jiosta.  Diiai 
([nello  che  ti  cliiedeianno. 

ICIibl  la  Cambiale  del  mese  iiassato;  manda  sem- 
j.re  a  Sliaeii.  Sto  cosi  cosi.  Amami  e  credimi 

/       tno  sempre 
/  GiSKi'i'i:. 

/ 

VMMCCCXCIII. 

A  GiTTSEPPK  Gt'ERZoxi,  a  Caprera. 

[Londra],   0   giugno    [1SG4]. 
Caro  Gnerzoni, 

Bnl[ewski]  viene  a  vedervi,  (^j  In  nltima  analisi, 
non  v"è  stato  modo  finora  di  cavare  un  passo  reale  e 
pratico  verso  lo  scopo  da  Kupreelit  o  altri  apparte- 
nenti al  Governo  Nazionale.  Gli  unici  a  fare,  organiz- 
zare, si)edir  uomini,  trovare  un  po'  di  danaro  siam 
noi.  E  perciò  appunto  Sapieha  e  gli  altri  delegati  at- 
tuali del  Governo  son  venuti  a  noi.  Fate  dunque  d'aiu. 
tare  Bu^ewski]  nei  suoi  fini  e  aiuterete  la  Causa.  (-) 

VMMCCCXCIII.  —  Inedita,  ^autografo  si  conserva  nel 
Mnseo  del  Risorgimento  di  Roma.  A  tergo  di  esso,  di  pugno 
del   Mazzini,    sta    l'indirizzo  :    «  Guerzoni.  » 

(')  Anche  D.  INIuyer  scriveva  nello  stesso  giorno  al  Maz- 
zini :  «  Bulewski  parte  per  Caprera.  »  Ved.  Politica  segreta  ita- 
ìiiinn,   cit.,   p.  99. 

(-)  JSi  trattava  dei  titoli  sequestrati  alla  banca  nazionale 
di  Varsavia,  che  il  Bulewski  recava  con  sé.  NeU'f/nifà  Italiana 
di  Milano,  del  1°  giugno  1SC4  si  leggeva  :  «  In  un  avviso,  fir- 
mato dai  signori  Principe  Sapieha,  commissario  del  Governo 
polacco  a  Parigi,  a  Londra,  e  Ruprecht,  commissario  presso 
la  Commissione  del  debito  nazionale,  si  avverte  il  pubblico, 
che   una   parte   delle   lettere  di   credito,   tolte   un  anno   fa  dalla 


[1864]  EPISTOLARIO.  209 

Quanto  a  noi,  non  vi  celo  che  sono  scontento. 
Invece  d' appoggiai-e  con  un  linguaggio  ai-tUto  il 
mio  ultiìiiatu.n  ai  N'eneti,  si  spedisce  clii  è  piuttosto 
atto  a  raffreddare  che  ad  altro,  (^j  —  1  \'eneti  chie- 
dono ciò  che  sapete.  L'nico  modo  sarebbe  il  proposto 
da  me:  inviare  a  dieci  punti  della  frontiera  in  pic- 
cole partite,  dicendo  ad  essi  :  «  Venite  a  prendere.  ' 
Invece  si  tenta  linvio  complessivo;  e  vedrete  che 
di  qua  o  di  là  andrà  a  vuoto.  —  Mordini,  non  so 
perché,  entra  in  ogni  cosa  del  Comitato  Centrale  e 
potete  indovinare  quale  azione  soporifera  eserciti.  — 
Io  offro  concorso  personale  à  risque  et  perii  :  invece 
d'accettarlo  lietamente,  mi  si  fa  vedere  che  dispia- 
cerebbe. —  Si  ciarla  d'aspettare  il  tal  tempo  o  il 
tal  altro  perché  l'Ungheria  sia  pronta,  come  se  l'in- 
sorgere non  accelerasse  appunto  l'essere  pronti  al- 
tri paesi,  —  Proposi  a  Cair[oli]  l'uuica  via:  pieni 
poteri  a  lui  per  l'azione:  intelligenza  continua  con 
me  :  commissione  militare  di  tre  sotto  di  noi  :  non 
mi  risponde  sulla  prima  condizione.  Xe  scrissi  a  Ga- 
rib[aldi],  perché  il  concentramento  escisse  da  lui: 


banca  di  Varsavia,  d'ordine  del  Governo  polacco,  caddero  in 
mani  estranee  ;  ohe  il  numero  di  esse  fu  falsificato,  e  che  ne 
fu  venduta  una  certa  quantità  ;  che  il  Governo  polacco  respinge 
qualunque  responsabilità  per  la  vendita  fatta  o  da  farsi  delle 
lettere  di  credito  che  si  trovano  in  mani  estranee.  IJ  Governo 
polacco  si  rende  responsabile  solo  per  la  vendita  delle  lettere 
di  credito,  che  fossero  effettuate  dalla  Commissione  del  debito 
nazionale,    residente   a   Parigi.  » 

(')  Per  definire  un  accordo  tra  i  Comitati  del  Trentino  e 
del  Veneto  si  era  indetta  a  Padova  il  30  maggio  1864  un'adu- 
nanza dei  rappresentanti  di  essi,  presieduta  da  Giovanni  Chiassi 
per  incarico  del  Comitato  Centrale  Unitario.  Anche  E.  Bezzi  rite- 
neva il  Chiassi  «  per  troppo  freddo.  »  Ved.  |a  lett.  di  lui  al  Guer- 
zoni,   del  23  maggio,   in   G.   Lgoatelli-Mh-ESI,   op.   cit.,  p.   264. 

Mazzini,  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXYIII  (Epistolario,  voi.  XLYII).    14 


210  EPrsTOi.AKfo.  fisci] 

non  mi  risponde.  Siamo  verso  il  mezzo  di  pingue». 
Presento  che  passerà  l'anno. 

Se  mai  questa  vergogna  avrà  luogo,  io  dispererò 
dintenderci  davvero;  e  dispeiando  di  poter  giovare 
all'azione,  porterò  tutta  l'attività  de' miei  amici  sulla 
questione  politica  e  rifarò  apertamente  il  Partito 
repubblicano. 

(jfaribaldi  padrone  dell'azione  -  io  dirigente  il 
lavoro  ])reparatorio  :  non  vedo  in  coscienza  altra  pos- 
sibilità d'unità  vera  nel  Partito,  per  ciò  che  riguarda 
l'Azione.  Fuori  dell'Azione,  naturalmente  non  capi: 
capo  un  i)rogramma.  Parlando  cosi,  Dio  sa  se  parlo 
per  amor  di  supremazia  o  d'individualità.  —  Ognuno 
sa  —  ed  ebbe  prove  —  ch'io  son  pronto  a  lavorare 
e  a  firmar  poi,  se  giovasse,  una  dichiarazione  'he  il 
lavoro  è  stato  fatto  da  altri. 

Xi  confesso  che  ho  la  febbi-e  quando  penso  che 
finiremo  per  non  fare.  L'anno  \enturo  tutti  i  van- 
taggi della  situazione  saranno  spaliti. 

Fino  a  tutto  luglio,  possiamo  sperare.  Lavoriamo 
dunque,  insistiamo  come  se  tutto  andasse  a  dovere. 
Ciò  che  v'ho  detto  non  è  che  sfogo  individuale  tra 
voi  e  me. 

Aiutate,  spronate;  e  sopratutto  pensate  e  ricor- 
date ad  altri  che  il  lavoro  in  Gallizia  e  altrove  va 
innanzi  e  sulla  fede  che  noi  faremo.  Non  possiamo 
tradire  gli  amici. 

Scrivetemi  come  trovaste  Gar[ibaldi]  C)  e  in  gè- 
nerale  ciò  che  pensate. 

Vostro  sempre 
GrusEPPE. 

(')  Prima  di  tornare  a  Caprera  presso  Garibaldi,  il  Gner- 
zoni,   reduce   dal   viaggio   in   Inghilterra,   era   andato  nella   natia 


[1804]  EPISTOLAlilO.  211 

VM^ICCCXCIV. 

A  Demetrio  Uiamilla  Muller,   a   Londra. 

Londra,  9  giugno  ISO-i. 

Caro  Muller, 

• 
Ho  la  vostra  del  6. 

Date,  vi  prego,  racchiusa  a  Bulewslki. 

Soii  lieto  (li  quanto  s'ottiene.  (\) 

Da  parte  nostra,  fate  sentire  ad  ogni  occasione, 
come  per  ispirazione  vostra,  che  bisogna  preparare 
il  ^^eneto  a  seguire  —  che  quindi  bisogna  armare 
—  che  dovrebbesi  chiuder  gli  occhi  su  questo  e  non 
perseguitare  —  che  asi)etteremo  l'iniziativa,  ma  vo- 
gliamo esser  certi  di  non  tradire  e  di  poter  seguire. 

\ì  scriverò  ;  per  ora  in  fretta  sono 

vostro 
Giuseppe. 


Castelgoffredo,  a  trascorervi  alicuni  giorni  fra  i  suoi.  Yed.  la 
lott.  a  G.  Civinini  del  Ki  maggio,  come  protesta  per  la  vigi- 
lanza esercitata  su  di  lui  dalla  polizia,  nel  Diritto  del  20  mag- 
gio   1864. 

VMMCCCXCIV.  —  Pubhl.  in  Politica  sef/reta  itnliana.  ecc.. 
cit..    pp.    99-100. 

(')  Il  (i  gingno  D.  Muller  aveva  scritto  al  Mazzini  il  liigliel- 
tino  seguente,  che  riguardava  gli  aiuti  dati  per  aiutai'e  l'in- 
surrezione in  Galizia  :  «  In  seguito  a  varie  conferenze  d'ordine 
del  re  tra  il  conte  Castiglione,  Bulewski  ed  io,  si  è  tutto  com- 
binato. Oggi  sono  stati  pagati  gli  arretrati  a  tutti  gli  uomini, 
e  sì  è  preso  convegno  per  dimani  alle  4  pom.  onde  presentare 
il  comandante  Borzysiawski  e  l'agente  del  re,  incaricato  della 
partenza   degli  uomini.  »  Politica  segreta   italiana,  cit.,   p.  99. 


212  KPIPTOLAKIO.  [18641 

v.M.Mcrcwrv. 

A    Ergisto   Bezzi,   a   Milano. 

fLondral,    10   i;iii>,Mio    [1864]. 
(^aio  Bezzi, 

VAìhì  la  vostra  del  2.^\"ì  confesso  clie  non  credo 
buona  tuttavia  la  dimissione.  C)  È  un  lasciare  il 
campo  libero  all'elemento  temporeggiatore.  Se  il  pas- 
so è  irrevocabile,  continuate  a  lavorare  in  mio  nome: 
seguite  a  cogliere  ogni  occasione  di  corrispondere 
coirinterno. 

E  continuate,  cofne  amico  e  patriota,  a  consi- 
gliare Bened[etto].  Intendo  benissimo  che  si  possa 
riuscire  per  32.  [carri]  di  29.  [contrabbando]  ;  vi  con- 
fesso che  dispero  quasi  dell'introduzione  del  resto, 
se  si  tenta  complessivamente.  Non  vedo  altra  pos- 
sibilità che  quella  indicata,  per  molteplici  piccole 
partite  collocate  su  60.  [luoghi  di  confine],  lasciando 
all'interno  di  ritirare  a  poco  a  poco.  Ricordate  a 
Ben  [edetto]  per  questo  oggetto  (chiave  Br[usco]), 
VI.6.17.9.15.3.28  —  e  III.  14.  6.  25.1  e  II.15.5.25.IIT. 
14.5.18.8.  Se  udrò  da  voi  che  parte  almeno  18.  è  1.2.3. 
11.7.14.22.2.,  etc,  —  II.  14.15.4.9.27.  subito.  Finché 
non  è.  a  che  prò'? 

Le  cose  VI.8.7.III.3.8.14..  etc.  progrediscono  as- 
mì  bene.  Ed  è  probabile  che  in  VII.14.V.6.5.14.3.16. 
possa  aver  luogo  30. 

VMMCCCXCV.  —  Puhbl.  in  gran  parte,  da  G.  Locatelli- 
MiLESi.  op.  cit.,  p.  2.30.  Se  ne  ha  la  copia  completa  presso 
la    R.    Commissione. 

(')    Ved.    la    nota   alla   lett.    vMMCCCXLIV. 


[1864]  EPISTOLARIO.  21?? 

Addio  per  ora.  Spero  d'avere  mia  ocfasione  per 
voi  fra  quattro  iiiorni.  Scriverò  allora  pili  libera- 
mente. 

Salutatemi  Manci.  Abbiatemi 

vostro  sempre  e  tutto 

G-IUSEPPE. 

Quel  poco  che  lio  raccolto,  lo  serbo  a  6.  [iuteruo] 
se  r)9  [Comitato  Centrale]  fa. 

Insistete  con  Ben  [edetto]  pei  piccoli  molteplici 
invii  :  credetemi,  è  l'unico  modo. 

VMMCCCXCVI. 

A  Vincenzo  Brusco  Onnis,   a  Milano. 

[Londra],    10    giugno    [1864]. 
Caro  Brusco, 

Eccovi  per  56.  [Bezzi].  Le  difficoltà  della  con- 
dizione posta  da  quei  dell'interno  possono  annien- 
tare ogni  cosa,  e  mi  lasciano  incerto.  Non  posso 
dirvi  se  non  una  cosa,  ed  è  che  se  passa  l'anno 
senza  azione,  sono  esaurito  e  mi  limiterò  a  predicare 
repubblica  in  ogni  sillaba  che  scriverò.  Non  posso 
lavorare  all'azione  se  non  solo  e  indipendente. 

Non  dimenticate  profittare  d'ogni  opportunità  per 
accrescere  il  piccolo  peculio  nelle  mani  di  Gr[ilen- 
zoni].  Per  una  cosa  o  per  l'altra  sarà  prezioso. 

Vostro  sempre 
Giuseppe. 

vMMCCCXCVr.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Non  ha 
indirizzo. 


214  Kl'lWTOLAKlO.  1 18G-4 1 

V.MMCXM'XCn'TT. 

Al)  Aurelio  Saffi,  a    Londra. 

[Loiidrn,    10   finitilo   lS(i4].    vciionlf. 

Caro  Aurelio, 

Che  cos'è  accaduto  che  uon  ti  si  ve«le  più  né 
(jui  né  da  Carolina.  Avrei  temuto  sconcerto  da  casa 
o  di  salute  se  non  sapessi  che  circoli.  t"occu])i  di 
l'ondi  pnl)l)lici  e  d'altro.  Duncpie? 

Ricordami   a   Giorgina   e  credimi 

tuo 

GlUSEPPF. 

VMMCCCXCYIII. 

A  Federico  Campanella,  a  Genova 

[Londra],    11    giugno    [1SG4]. 
Caro  Federico, 

Dovreste  avere  ricevuto  due  numeri  del  Kolokol 
in   francese.   Herzen   desidera    vivamente   che  tradu- 

VMMCCCXCVn.  —  Pnbld.  da  G.  Mazzatintl  Lettere  di 
G.  Mazzini,  ecc.,  eit ,  pp.  3()J)-310.  L'autogi-afo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  A.  Saffi).  È  in  una  bu- 
sta che,  di  pugno  del  Mazzini,  ha  l'indirizzo  :  «  Sig.  A.  Saf- 
fi. 12.  Grafton  Street.  Bond  Street.  W.  »  La  dsita  si  ricava  dal 
timbro    postale. 

VMMCCCXCYIII.  —  l'ubi)],  (hi  G.  Mazzatinti,  Lettere  di 
G.  Mazzim  a  F.  CampaneUu  (nella  Riristit  d'Italia  del  giu- 
gno 1905).  L'autogi'afo  sì  conserva  neiri.stituto  Mazziniano 
di    Genova. 


[1804]  EJPISTOLAHIO.  215 

ciate  pel  Dovere  [  suoi  due  articoli  sulla  ultima  fase 
(Iella  letteraluva  russa.. (^)  Se  puoi  compiacerlo,  farai 
ì)iacere  anche  a  me.  Non  v'è  bisogno  che  inseriate 
il  nome  del  (Jiornale:  basta  il  suo.  E  cosi,  i  più, 
che  non  vedono  il  Kolokol,  potranno  credere  ch'ei 
collabora  di  prima  mano. 

Ho  troppo  da  fare  pel  Veneto  per  aiutarvi  ora  : 
mia  se  tirate  innanzi  per  questi  due  mesi,  e  se  per 
K^omma  sventura  non  possiamo  agire  —  v'aiuterò  di 
scritti  e  d'altro. 

Addio;  ama  il 

tuo 
Giuseppe. 


VMMCCCXCIX. 
A   Filippo    Bettini,    a    Genova. 

[Londra],  13  giugno   [1804]. 
Caro  Bettini, 

Ho  la  tua.  Ebbi,  come  un  mio  biglietto  deve 
averti  detto,  la  somma  anteriore.  Non  ho  ancora  que- 
sta che  tu  m'avvisi,  ma  l'avrò  di  certo. 

Versa  per  me,  ti  prego,  quando  puoi,  una  azione 
di  venti  franchi  all'Associazione  degli  Orefici,  Gioiel- 
lieri, etc.  genovesi  ad  Antonio  Ricci,,  presidente. 
Verrà  a  chiedertela  e  ritirerai  l'azione. 


(')  L'art,  di  AI.  Hei"zen.  intitolato:  Nuova  fase  della  ìetle- 
ratiira  russa,  fu  pubbl.  nel  Dovere  del  9  luglio  1804.  Non  fu 
fatto  cenno   che   era   .stato   tolto   dal  Kolokol. 

VMMCCCXCIX.  — ■  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel- 
l'Istituto Mazziniano  di  Genova.  Non  ha  indirizzo.  A  tergo  di 
esso,   d'altra   mano,    l'indicazione    dell'anno. 


216  EPISTOLARIO,  ri8fi4] 

Sto  tollerabilmente  per  ora.  Ignoro  ancora  di  me. 
Garibaldi  non  tu  inutile  qui  moralmente;  material- 
mente, il  suo  rinunciare   alla  gita  in  provincia  ha 
tolto  un  40,000  sterline  alla  Causa. 
Addio:  ama  sempre  il 

tuo 
Giuseppe. 

VMMCCCC. 

TO  Matilda  Biggs,   Barden. 

[London,    Juue    14th,    1SG4]. 

Dearest  Matilda, 

With  ali  possible  good  intentions  and  wishes,  it 
lias  been  impossible  to  me  to  write  ali  this  time. 
Time  passes,  and  I  must  at  least  try  ali  1  can  for 
the  possible  realization  of  iny  scheme.  I  bave  been 
ali  these  last  fonr  weeks  busy  about  organizing  a 
movement  in  the  Karpathan  mountains!  And  I 
may  succeed,   some  time   next  month.     What  bave 


Carissima    Matilde, 

Con  tutta  la  buona  intenzione  e  con  tutto  il  desiderio 
che  ho,  mi  è  stato  finora  impossibile  di  scrivervi.  Il  tempo 
passa,  e  debbo  per  lo  meno  fare  ogni  tentativo  per  la 
possibile  realizzazione  del  mio  piano.  Queste  ultime  quat- 
tro settimane  le  ho  passate  tutte  intere  ad  organizzare 
un  moto  nelle  montagne  dei  Carpazi  !  E  può  darsi  che 
vi    riesca,    un    qualche   giorno   del   mese    venturo.    Che   cosa 

VMM(X'(_'C.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel  Mu- 
seo del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Non  ha  in- 
dirizzo.  La   data    vi  fu   apposta   da    M.   Biggs. 


[18G4]  EPISTOLARIO.  217 

the  Karpatian  monntains  to  do  Avitli  the  Venetia  ? 
Never  mind:  it  is  too  lònjj  now  to  explaiii.  But  if 
ever  yoii  hear  of  it,  yon  Avill  reraember  that  it  is 
my  doing.  As  for  onr  own  oround.  the  -vN'hole  pro- 
blem  is  whether  or  not  we  can  smuggle  somewhere 
1000  muskets,  which  I  doiibt.  Here,  the  Italiaii 
Working  Men  Society  of  "Mn4uo  Progresso,,  which 
I  bave  foiinded,  is  beginning  to  prosper:  they  are 
already  250.  I  am  now  establishing  for  them  a 
Circiilating  Library.  T  went  Snnday  last  at  their 
■Meeting.  But  in  a  ^feeting  where  I  was  not,  they 
voted  the  exclusion  of  Avomen  !  They  decbire  that 
an  attempt  in  the  sanie  direction  failed  some  years 
ago  owing  to  women's  interference.  I  shall  however 
try  to  miister  iip  these  women  in  a  brandi  society 
of  their  own  :  and  then,  they  would  end  by  coalesc- 
ini:.     Jessie  is  bere-,  as  yonknow:  living  25.  South 


lianno  che  fare  i  monti  Carpazi  con  Venezia?  non  importa  : 
ora  è  troppo  lunjjo  a  spieg'arsi.  Ma  caso  mai  sentiste  par- 
lare di  questa  faccenda,  ricordatevi  che  è  opera  mia. 
(guanto  al  nostro  paese,  tutto  il  problema  sta  nella  pos- 
sibilità di  far  passare  di  contrabbando  un  migliaio  di 
fucili,  cosa  dì  cui  dubito.  Qui,  l'Associazione  operaia  ita- 
liana del  Mutuo  Progresso,  che  io  ho  fondato,  comincia 
a  prosperare  :  sono  sia  2."0.  Adesso  sto  organizzando  per 
essi  una  biblioteca  circolante.  Domenica  andai  alla  loro 
riunione.  Ma  in  una  riunione  a  cui  non  avevo  preso  parte, 
votarono  l'esclusione  delle  donne  !  Essi  dichiarano  che 
anni  fa  un  tentativo  dello  stesso  genere  falli  per  l'in- 
tervento delle  donne.  Nondimeno,  vorrei  cercare  di  rac- 
cogliere queste  donne  in  una  propria  Associazione  secon- 
daria ;  e  poi  finirebbero  per  fondersi.  Jessie  è  qui,  come 
sapete  ;   abita  a   South    Street,   Turloe   Square,   25  :   ma   au- 


218  EPISTOLARIO.  [18641 

Street.  Tliurloe  S(|u;iri':  but  j^oing  sooii  to  Soiitli- 
sea,  there  to  icmaiii  a  few  iiioiiths:  slie  is  jioud, 
rash,  li-aiik,  activc.  absoliite  in  liei-  ju<lji;menls  as 
nsnal.  I  saw  liei-  witli  triie  pleasui-e,  owiiijj;  espe- 
eially  to  liei-  beiug  alone.  (' )  Emilie  is  noAV  livinij; 
li).  Bi'ompton  CreKcent.  IJut  ali  Ibis  of  conise  is  al- 
leaily  known  to  yon.  It  is  knowii  to  you  tliat  this 
very  day:  at  two  o'  clock,  Caroline  goes  to  bow  to 
tlie  l'rince  and  l'rincess  of  Wales  as  rej^resentini^ 
file  Queen?  We  m.et  at  Tluirloe  Sqnare  on  Friday,  on 
the  Candelabre-party.  Tliere  Avas  AVilliam,  very 
deaf— Mr.  Trollope,  deaf— Mr.  AVells,  deat— and 
otliers  in  the  same  condition.  I  talked  a  j^reat 
deal  vith  one  ^Ir.  Patteson.  a  ratber  well  int'oinied 
interestinji  youn^  man.  Mrs.  Nathan  was  there.  She 
leaves.  I  tliiid^,  next  week.     Herzen  is  awaitinij  bis 


(Irà  presto  a  Sontlisea,  per  rimajiervi  (lualche  mese:  è 
buona,  impetuosa,  franca,  attiva,  assoluta  nei  suoi  giu- 
dizi come  il  solito.  L'ho  vista  con  vero  piacere,  tanto 
piti  che  è  sola.  Emilia  abita  ora  a  Brumpton  Crescent,  19. 
]Ma,  naturalmente,  tutto  ciò  vi  è  già  noto.  Sapete  che 
proprio  oggi  alle  due  Carolina  va  a  salutare  il  Principe 
e  la  Principessa  di  Galles,  quali  rappresentanti  della  Re- 
gina V  Ci  incontrammo  a  Thurloe  Square  venerdì,  alla 
serata  del  Candelabro.  V'erano  William,  sordissimo  —  il 
signor  Trolloi>e,  sordo  —  il  signor  Wells  sordo  —  e  al- 
tri nelle  stesse  condizioni.  Parlai  molto  con  un  signor 
Patteson,  un  interessante  giovane  abbastanza  cólto.  C'era 
anche  la  signora  Nathan.  Credo  che  parta  la  settimana 
prossima.    Herzen    sta    aspettando    le    sue    figliuole    che    ar- 

(')  Cioè  senza   il   marito.   Alberto   Mario,   dal  quale   il   Maz- 
zini  si   era    staccato    per   le   note   divergenze    politiche. 


tlSGrt]  EPISTOLARIO.  210 

daiigliters  who  come  to-morrow  or  the  day  after: 
tliey  go  to  Bouriiemoutli  iiniuediately,  tlieiv  to  stop 
two  or  tliiee  montlis,  wheii  tliey  will  Ina  ve,  niost 
piobably,  foi-  Italy,  Tuscany,  I  suppose,  t  saw.  on 
Satniday,  ^Irs.  Coiiway:  I  like  lier. 

What  did  you  mean  in  your  note?  Do  yon  inean 
tliat  you  were  actually  at  Seveuoaks?  on  the  day 
we  were  there?  It  is  impossible.  You  wouhl  ha  ve 
come  to  Mrs.  Hooper. 

How  is  your  cough?  one  or  two  nights  excepled, 
the  weather  has  been  soft  and  summeiish.  I  Iiave 
been  thinking  whether  I  couhi  suggest  anytliing  to 
you  :  I  cannot.  T  do  not  know  the  cause  of  youv 
cough;  and  I  fear  that  tlie  only  metliod  I  inigJit 
suggest  wouhl  do  nothing  but  weaken  you.  l  ho[)e 
you  aie  better  now. 

There  is,  dear,  a  whole  misunderstanding  betueen 
you   ali   and    Emilie.      Vou   think    she  has  been   ne- 


riveramid  domani  o  doiìodoiuani  :  andranno  immedia- 
tamente a  P.oiunemoutli,  per  fermarsi  colà  due  o  tre  mesi, 
dopo  i  quali  partiranno  molto  probalìilmente  per-  Tltalia. 
credo  per  la  Toscana.  Sabato  ho  visto  la  signora  Conway  : 
mi  piace. 

Che  cosa  intendete  dire  nella  vostra  lettera?  Inten- 
dete dire  che  eravate  veramente  a  Sevenoaks?  il  giorno 
in  cui  c'eravamo  anche  noi?  È  impossibile.  Sareste  ve- 
nuta dalla  signora  Hooper. 

Come  va  il  vostro  raffreddore?  eccetto  una  o  due 
notti,  la  temperatura  è  stata  dolce  ed  estiva.  Ho  pensato 
se  potevo  suggerirvi  un  (pialche  rimedio  :  ma  non  lo  posso. 
Non  conosco  la  causa  del  vostro  raffreddore  ;  e  temo  che 
l'unica  cura  che  potrei  suggerirvi  non  abbia  altro  risul- 
tato che   d'indebolirvi.    Spero   che   ora    stiate   meglio. 

V'è,   cara,    tutto    un    malinteso   fra   voi    ed    Emilia.    Voi 


220  EPISTOLARIO.  [1804] 

iilocliul  and  colei  :  slie  think.s  that  slie  is,  Ihis  timo, 
iiinvclcoine  to  ali  the  laiiiily  and  is  t liorefoiv  very 
olten  in  low  s])ii-i1s.  Ali  liiis  rests  on  a  series  ol" 
little  impi-essions,  of  triflinj;  occnnences,  which  ono 
caiinot  fi<ili1  against  pieciscly  bccanso  tiiey  are  ali 
pliaiitoms.  Do  yon  wiite  to  liei?  Does  slio  to  yon? 
JUess  you,  dear  Matilda  :  wiite  to  >a y  il'  3011  aro 
better.  (ìive  my  love  to  Aslnirst  and  Caioline,  and 
the   nsual  kiss  to  ^Maude  and  Adah.   Ever . 

lovini^' 
Joseph. 

credete  che  ella  sia  stata  t  r;iscurata  e  fredda  :  ella  crede 
(li  non  essere  gradita,  (luesta  volta,  a  tutta  la  famiglia  e 
peiciò  è  spesso  avvilita.  Tutto  «luesto  dipende  da  una  serie 
ili  vaghe  impressioni,  di  piccoli  incidenti,  contro  i  quali 
è  difficile  lottare,  appunto  perché  non  sono  che  fantasmi. 
Le  scrivete  voi?  ed  ella  vi  scrive? 

Dio  vi  benedica,  cara  Matilde:  scrivete  per  dirmi  se 
slate  meglio.  I  miei  saluti  affettuosi  ad  Ashurst  e  a  Carolina, 
e   il  solito  bacio  a   Maude  e  ad   Ada.   Sempre 

affezionato 
Giuseppe. 

VMMCCCCI. 

A  Demetrio  Diamilla  AIuller,   a   Londra. 

Londra,    18    giugno    18G4. 

Caro  Mnller, 

Ho  la  vostra  del  14. 

Bulewski  ha  dovuto  indugiare  la  partenza,  e 
non  vi  verrà  che  tra  due  o  tre  giorni. 

VMMCCCCI.  —  Pubhl.  in  Corrispondenza  iìieditn,  ecc.,  oit., 
pp.  (JO-61,  quindi  in  Politica  segreta  italiana^  ecc.,  cit.,pp.  100-101. 


tlSGi]  EPISTOLARIO,  221 

Nou  vi  parlo  ora  di  quanto  s'è  fatto  :  ne  sono 
lieto;  e,  come  voi,  spero  che  iniziata  la  cosa,  il  re 
non  vorrà  lasciarla  a  mezzo. 

Ditegli  (per  conto  vostro,  dacché  io,  vedendo  che 
quanto  alla  questione  principale  non  possiamo  inten- 
derci, amo  starmene  indipendente  e  in  disparte)  che 
qui  le  cose  volgono  a  guerra  —  che  è  probabile  una 
dimostrazione  di  genere  ostile  sul  tinir  del  mese  — 
che,  se  ha  luogo,  sarebbe  delitto  il  ripetere  il  vec- 
chio errore  d'aspettare  uno  svilupi^o  alle  cose  —  che 
aspettando,  «  una  pace  di  ^"illafranca  »  può  sempre 
aver  luogo  tra  contendenti  —  che,,  afferrando  il  mo- 
mento, s' accanirebbe  e  s' allargherebbe  invece  la 
guerra  —  che  le  ostilità  accelererebbero  i  preparativi 
in  lungheria,  più  che  non  tutti  i  lavori  ijossibili  — 
che  il  moto  interno  dovrebbe  quindi  tener  dietro  rapi- 
damente alle  ostilità  —  e  che  quindi  è  sempre  più 
urgente  render  possibile  quel  moto  ai  Veneti,  cioè 
far  si  che  non  si  frappongano  ostacoli  al  nostro  prov- 
vederli del  necessario. 

L' attuale  Ministero  dovrebbe  mutarsi,  ma  un 
Ministero  Peruzzi  non  ispirerebbe  fiducia  ad  anima 
viva.  L'unico  capace  di  far  credere  ad  un  vero  mu- 
tamento sarebbe  Ricasoli,  e  mi  duole  che  vertenze 
personali  gli  stiano  contro.  Parlo  pel  bene  e  contro 
le  mie  tendenze  individuali.  Il  modo  con  cui  Rica- 
soli  agi  con  me  e  co'  miei  amici  in  Toscana  m'ha 
separato  per  sempre  da  lui.  (^)  Ma  ciò  poco  importa. 
Oggi,  sarebbe  il  meglio. 


(')  Quando  il  Mazzini  organizzò  la  spedizione  in  Sicilia 
che  doveva  capitanare  G.  Nicotera,  e  che  fu  invece  disciolta 
per  ordini  venuti  da  Torino,  ai  quali  B.  Ricasoli  si  sottomise. 
Ved.   la   nota   alla   lett.    VCMLX. 


222  fel'TSTOI.ARlO.  flS041 

Addio.  Fate  che  l'acchiusa  vada  al  suo  indirizzo: 
non   v'è    bisogno   che   vi   pi-esentiate   voi   stesso.   Sci- 
Ioni    è   ni(Mnl)i-o   del   Comitato   lioniano.   (/)   Fate  che 
j^ii  }iinn<i,a   senza  che  ei  sa])|)ia   hi  via. 
Addio  per  ora. 

Vostro 
Giuseppe. 

vMMcrrrii. 

A    Ercisto    Hkzzt.    a    Milano. 

[Londra),  20  siugno    [1SG4]. 

Caro  Bezzi, 

Ho  la  vostra  del  10. 

La  subita  partenza  di  G [aribaldi]  per  Ischia  è 
singolare  per  me.  Sapete  le  vere  cajjioni?  {-)  Temo  che 

(')  Felice  Sfifoni,  romano  (1S0.S-1SS"3).  esulo  del  "81.  vi- 
veva allora  in  Torino,  insegnando  in  istitnti  privati.  Il  5  mag- 
gio 1S(>4  era  stato  fatto  niemhro  d'nna  commissione,  insieme 
col  duca  Sforza  Cesarini  e  con  M.  Montecchi,  «  incaricata  di 
adoperare  tutti  i  mezzi  opportuni,  atllne  di  fondere,  e  far 
quindi  convergere  ad  una  concorde  ed  unica  azione  le  varie 
frazioni  nelle  (juali  è  diviso  il  •  partito  liberale  romano,  onde 
affrettare  la  cessazione  in  Roma  del  pontificio  governo.  »  Ved. 
Wnità  Italiana  di  Milano,  del  19  giugno  lSfi4.  Contro  quella 
deliberazione  protestarono  gli  esuli  romani  di  Torino,  di  Ge- 
nova, di  Terni,  di  Bologna,  appartenenti  ;i,]  Partito  d'Azione. 
È  da  avvertire  che  il  Mazzini  aveva  conosciuto  personalmente 
lo  Scifoni  a  Roma  nel  1S4!).  Yed.  \'J'>tit(i  Italiana  di  Milano. 
del    giorno   successivo. 

VMMCCCCII.  —  Pubhl.  (la  G.  Locatelli-IMilbsi,  op. 
cit.    pp.    281-2:^2. 

(-')  lyimprovvisa  e  misteriosa  partenza  di  Garibaldi  per 
l'isola   d'Ischia,   avvenuta    il    19   giugno   fiu\Vijacht   di    quel   duca 


[1864]  EPISTOLARIO.  223 

la  vicinanza  lo  trascini  a  Pai  [ermo]  —  che  le  solile 
urida  «  Koma  o  morte!»  lo  infervorino  nnovamente 
e  l'agitazione  si  svii.  Questa  sua  abitudine,  poco 
consentanea  agii  accordi,  di  decidere  senza  mai  co- 
municare cosa  alcuna,  mi  tiene  in  una  continua  in- 
certezza. Ditemi,  se  lo  sapete,  chi  ha  vicino.  E  del 
resto  continniamo  V  opera  nostra.  Vi  ritengo  cou 
me,  qualunque  decisione  ei  prendesse:  noi  non  pos- 
siamo abbandonare  ormai  pili  l'impresa  alla  quale 
ci  siamo  votati.  E  non  foss'  altro,  il  lavoro  serio  e 
crescente  che  si  fa  in  GaU[izia]  e  in  Ungh[eria]  ci 
assegna  il  dovere  di  persistere.  Se  un  moto  avesse 
luogo  in  Gal[lizia]  e  da  noi  non  si  ris]3ondesse,  gl'Ita- 
liani ])asserebbero  ])er  traditori.  La  cosa  vitale  è 
ora  che  parte  almeno  delle  cose  richieste  giunga. 
Appena  ciò  sia  fatto,  prenderò  la  mia  determinazione. 
Quanto  alla  parte  vostra,  quel  che  ho  sarà,  come 
dissi,  sacro  ad  essa  ;  e  mi  duole  che  ogni  raccogliere 
da  parte  nostra  si  sia  fermato.  Anche  qui,  s'è  fer- 
mato: volevano  due  linee  che  incoraggissero  da  (Ja- 
r[ibaldi]    e  le  ho  chieste,  ma   inutilmente.   Su  (juel 


di  Siitherlaud,  del  quale  il  Generale  era  stato  ospite  in  In- 
gliilterra.  e  che  nei  giorni  precedenti  aveva  avuti  coIIimjuì  a 
Torino  con  Vittorio  Emanuele,  era  stata  concertata  tra  il 
re  e  il  Duce  dei  ilille  :  il  (jua.le.  non  appena  sbarcato  a  Ischia, 
aveva  chiamato  a  raccolta  i  principali  suoi  luogotenenti  per 
informarli  dell'impresa  in  Oriente  che  avreijhe  dovuto  effet- 
tuarsi senza  il  concorso  del  Mazzini.  Il  Guerzoni,  che  aveva 
seguito  Garibaldi  in  qualità  di  segretario  e  contro  sua  voglia 
era  stato  da  lui  incaricato  di  recarsi  a  Genova  e  a  Torino  per 
informarli  dell'impresa  in  Oriente  che  avrebbe  dovuto  effet- 
positi,  ha  dato  dell'episodio  politico  importanti  ed  esatte  no- 
tizie (op.  cit ,  voi.  II,  pp.  39.'ì-407).  Com'è  noto,  egli  fu 
l'innocente  capro  espiatorio  del  fallimento  di  quell'audace 
disegno. 


234  EPISTOLABIO.  [18641 

])()('()  che  v'è,  io  aveva  antoiizzazione  scritta  «la  lui 
(li  litirare  una  frazione  per  me;  ma  ora  mi  dicono 
ch'egli  abbia  scritto  al  Comitato  Tnp;lese  una  lettera 
posteriore  che  dispone  altrimenti  dei  fondi.  Eviden- 
temente, i  nostri  sono  sviati  ;  ma  è  necessario  star 
bene  con  essi  e  con  Ben  [edetto]  segnatamente  ch'è 
bnono.  per  insistere  sempre  sn  che  tentino  d'intro- 
durre. T'na  volta  ottenuto  questo,  spingeremo  da  noi. 
Se  Ant[onio]  non  ha  data  la  sua  dimissione,  egli  e 
Xic[()tera]  dovrebbero  secondarvi.  Nella  settimana 
ventura,  spero  avere  occasione  sicura  e  vi  scriverò 
allora  apertamente  su  certe  cose  da  farsi. 
Addio. 

Vostro  sempre 

Giuseppe. 


^'aletevi  dell'unita    in   qualche  modo.    (M 


(')  La  seguente  «  Nota  i>er  gli  amici  Veneti  »  che  il  Lo- 
catelIi-Milesi  pubblica  suliito  (lopu  la  lett.  (pp.  2.S2-288)  :  «  Le 
("oiiferenze  piegano  a  guerra.  La  linea  di  divisione  proposta 
(lal,ringhilterra  avrà  rifiuto  dalle  Potenze  Germaniche;  e  il 
Governo  Inglese,  benché  riluttante,  si  sente  trascinato  dal- 
l'opinioiìe  e  dal  senso  della  prcpria  dignità  a  mantenerla  an- 
che coll'armi.  Una  proposta  di  guerra  immediata  è  già  stata 
fatta  dal  Governo  alla  Francia,  ma  ebbe  rifiuto.  Napolpone  ha 
.-u-cordi  col  partito  Torii  e  spera  rove'^ciato  sul  finire  del  mese 
l'attuale  Gabinetto,  ch'egli  non  ama  e  che  non  l'ama.  Que- 
st'isolamento tiene  il  Governo  inglese  titubante  ad  avventurarsi. 
Se  esso  vedesse  assalita  l'Austria  da  noi  o  ad  altri,  si  gitte- 
rebbe  alla  guerra  solo.  Se  quindi  fosse  possibile,  il  mese  ven- 
turo dovrebb'essere  mese  di  azione.  Ma  dove  non  si  possa  o 
non  si  voglia,  è  indispensabile  almeno  tenersi  pronti  e  deter- 
minati a  fare,  appena  una  dimos*^razione  di  guerra  fosse  fatta 
dall'Inghilterra.    La    dimostrazione,   il   moto   che   si   susciterebbe 


[1864]  EPISTOLABIO.  225 

VMMCCCCIII. 

A  Demktkio  Diamilla  Muller,   a   Londra. 

[Londra].    20    giugno    [1804]. 
Caro  MuJler, 

Ebbi  le  vostre.  Diedi  la  sua  a  Uiilewslvi  che  è 
l)artito  ogi^i.  S[)ei'o  aiìcova  che  gli  amici  siano  giunti 
fra  il  momento  del  telegramma  e  la  partenza  del  va- 
pore. \''indirizzai,  mentre  ne  i)artivate,  una  a  Torino, 
per  norma  vostra.  Suppongo  l'avrete. 

Come  io  diceva  in  (jnella,  le  Conferenze  volgono 
a  guerra.  Il  (Jabinetto  inglese  la  crede  inevitabile. 
Ha  già  fatto  proposta  d'o.stilità  im,mediate  a  Lui- 
gi >»'a])oleone,  il  (piale  ha  dato  rifiuto.  TI  segreto  è 
questo:  Luigi  Na])oleone  ha  un  accordo  col  j^artito 
Tori/:  tentano  rovesciare  il  IMinistero  prima  del  fi- 
nire della  sessione:  riuscendovi,  il  nuovo  IMiiiistro 
si  ])resenterebbe  con  nuova  formale  alleanza  colla 
Francia.  Luigi  Nai)oleone  preferisce  il  Gabinetto 
Tori/  a  (piesto  ;  ei  non  l'ama  dojìo  il  rifiuto  del  Con- 
gresso. E  sa  inoltre  che  il  Gabinetto  diffida  di  liAi 
e  lo  invigilerebbe. 

in  Gallizia  e  il  uo.stro  hasterelìbero  a  determinare  l'T'njrlieria, 
cioè    il    dissolvimento    dell'Austria. 

«  Il    lavoro    Europeo   prende   su    tutti    i   punti,   e   seconderà. 

«  TI  lavoro  Galliz[iano']  è  aiutato  anclie  dal  re  e  quindi  non 
v'è  dubbio  ch'ei  presenta  inevitabile  le  necessità  d'aiutare 
il  moto  Veneto  quando  accada.  Sperare  di  iniì  è  follia.  Il  Mi- 
nistero è   codardo    e    non    si    compromettei-à    mai   prima. 

GiTTs.   Mazzini,  w 

VMMCCCCIII.  —  Pubbl.  in  Corrispondenza  inedila,  ecc., 
cit.,  pp.  62-03,  quindi  in  Politica  segreta  italiana,  ecc.,  cit.. 
pp.    101-102. 

M4ZZiin.  Scritti,  ecc..  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.  XLVII).    15 


226  Ki'isToi.Auio.  [1864] 

Se  vi  fosse  ombra  di  •genio  in  clii  ic^j^c  si  affer- 
i-eiebbe  il  momento.  L' Invilii  terra,  che  sohi  esita  a 
enti-are  in  j^ueri-a,  v'entrerebl)e  tosto,  se  l'Austria 
t'osse  assalita  da  noi.  Una  ])romessa  di  <[nesto  data 
alla  Svezia,  un'intelligenza  colla  I)anin\arca,  s^ìin- 
gere  con  alacrità  l'affare  (Jalliziano,  e  lasciarci  ar- 
mare rinterno  —  sarebbe  il  da  farsi. 

La  partenza  di  (iiaribaldi  per  Ischia  mi  viene 
inaspettata.  Non  seppi  nulla  della  <lecisione.  Non 
vorrei  che  la  prossimità  della  Sicilia  sviasse  l'agi- 
tazione verso  altrove. 

Tenetemi  a   giorno. 

Non  celate  a  chi  s])etta  che  l'opjìosizione  ])e- 
renne  al  nostro  |)reparare  un'iniziativa  \'eneta  mi 
costringe,  malgrado  tutto,  a  cominciare  a  tenere  lin- 
guaggio diverso  da  <piello  che  io  usava  due  mesi 
addietro  coi  nostri.  Fisso  nell'impresa,  e  ])revedendo 
op])osizioni  violente,  m'è  forza  il  dire  ai  miei  amici: 
«  l*rei)aratevi,   occorrendo,   alla   resistenza.  » 

Addio  ; 

vostro  sempre 

GlUSEI'PE. 

V31MCCCCIV. 

A   Giuseppe  Garibaldi,   a   Ischia. 

[Londra J,  21  giugno   [1S(Ì4]. 
("aro   (laribaldi. 

Sono  convìnto  che,  venendo,  raccoglierete.  Ma,  se 

VMMCCCCIV.  —  ruhbl.  (la  F.  Doxavbr,  l'omini  e  ìihrij 
Genova,  tip.  Sordomuti,  1888,  pp.  133-134.  L'autografo  si  con- 
serva nell'Istituto  Mazziniano  di  Genova.  A  tergo  di  esso,  di 
poguo    del   Mazzini,   sta    l'indirizzo  :    «  Gius.    Garibaldi.  » 


[1804]  KPI8T0LABI0.  227 

decidete,  accogliete  il  mio  consiglio  d'amico.  Questa 
vostra  seconda  visita  (V)  dev'essere  i)er  le  provincie 
e  pel  iK)i>oU).  Non  accettate  invito  alcuno  in  Londra. 
Andate  a  dirittura  in  provincia,  a  Xewcastle,  a  Glas- 
gow, a  Liverpool,  dove  volete:  meglio  di  tutti  i 
punti  Newcastle.  Giunto,  avrete  inviti  dalle  città, 
e  accetterete  quelli  che  vi  parrà  d'accettare.  Io 
prei)arerò  perché  iniziino  subito  all'  arrivo  sotto- 
scrizioni. Dopo  la  provincia,  verrete  a  Londra.  E, 
secondo  me,  dovreste  alloggiare  quei  pochi  giorni 
indipendente,  in  camere  vostre;  ma  s'anche  vorrete 
accettare  invito  in  casa  altrui,  avrete  già  visitato  la 
Provincia  e  quindi  non  correrete  i  rischi  della  prima 
volta,  (guanto  al  partito  degli  anti-Komanisti,  Wesp 
meath  e  gli  altri,  non  avrete  bisogno  d'altro  che  di 
dire  (jualche  cosa  contro  il  Papismo  e  come  la 
guerra  al  Gesuitismo  debba  farsi' non  alla  circon- 
ferenza, ma  al  centro,  in  lioma  stessa  ;  e  faranno. 

Vi  ripeto,  credo  certo  il  successo  se  fa+e  il  giro 
a  quel  modo, 

È  chiaro  per  me  che  passeremo,  per  mancanza 
di  fondi,  l'anno:  nuova  vergogna  pel  paese.  Ma  con 
nove  o  dieci  mesi  davanti  a  noi,  bisogna  assolu- 
tamente che  facciamo  danaro  per  essere  j»adroni 
d"  agire.  L' Italia  ha  tutte  le  colpe  possibili  :  ma  è 
dovere  nostro  salvarla  a  ogni  modo.  E  un  nuovo 
piincipio  d'Educazione  la  migliorerà.  Xon  so  che 
cosa  dicano  a  voi;  ma  siamo  sul  pendio  del  retroce- 
dere e   si   macchinano   limitazioni   anche  alla    poca 


(')  Di  qiiosta  «  seconda  visita  »  di  Garibaldi  in  [ngliiUcrra, 
non  è  traccia  altrove.  E  non  si  ha  natnralmentc  notizia  della 
Iftt.  che  a  qnesto  proposito  il  Generale  avrebbe  scritto  al 
Mazzini. 


228  KPI8T0LARTO.  [18041 

libertà  che  abbijiiuo.  IC  il  re  Jicceiina  a  cadere  nel 
bigottismo.  Uniamoci,  caro  (Jaribaldi,  e  preparia- 
moci a  liniila.  È  mia  vera  morie  il  vedere  1*  Italia 
(b^crepita  neirinl'aiizia,  a]»])esta1a  di  coriuzione  siste- 
nìalica,  senza  coscienza  di  missione  in  IOnro])a,  senza 
onore  e  oblx'dientc  alle  isjtii-azioni  d'nn  (i('s|»ota  stra- 
niero. Invecchiamo;  [, abbiamo,  prima  di  morii-e, 
Tnltimo  debito  alla  Patria,  sia  o  no  in^^rata;  e  cer- 
chiamo nniti  di  risnscitarb-i  a  ([nell'entusiasmo  che 
Irasrorma  e  santi lica. 
Addio: 

vostro  tutto 
Giuseppe. 

V^niccccv. 

A  Beneiiktto  Caikot-i. 

fr.ondral.  24  siiisno    [ISCH. 
Fratello, 

Due  parole  appena. 

Qui,  com'io  già  v'annunciava,  le  cose  volgono 
a  guerra.  La  regina  è  avversa.  Ma  se  il  Gabinetto 
decide,  è  padrone  della  situazione.  Offrendo  la  di- 
missione, la  Regina  non  potrebbe  accettarla  e  chia- 
mare un  (}al)inetto  Tori/  senza  perdere  tutta  la  sua 
popolai-ità.  Tenteranno  fra  pochi  giorni  rovesciarlo: 
ma  i  toricfi  non  avendone  possibilità  se  non  accu- 
sandolo di  difetto  d'energia  nella  vertenza  Danese, 


VMMCCCGV.  —  Pubbl.  in  :\I.  Rosi,  Ultaìia  odierna, 
oit.,  pp.  1311-1312.  I/aiitografo  si  oonserva  pressa  gli  erodi 
Cairoli.  A  tergo  di  esso,  di  pugno  del  Mazzini,  sta  l'indi- 
rizzo :    «  Ben.    Cair[oli].  » 


[1804]  EPISTOLAKIO.  22fl 

si  troverebbero,  quanto  a  quella  questione,  nella 
stessa  posizione,  (^j 

Le  probabilità  sono,  lo  ripeto,  di  «^nerra.  E  se 
si  verificano,  l'azione  sarà  immediata  :  (piestione  di 
giorni.  L'Inghilterra,  entrando  sull'arena  scompa- 
gnata dalla  Francia,  coglierà  con  favore  ogni  alleato. 

Non  bisognerebbe  dunque  perdere  un  minuto  di 
tempo  per  ai)prestarci.  Fate  ogni  sforzo  per  intro- 
durre parte  almeno  di  ciò  che  chiedono:  e  tentate 
il  metodo  delle  piccole  partite.  Non  date  un  jieu- 
siero  ad  altro.  Non  abbiamo  che  un  mese  davanti  a 
noi.  E  in  verità,  se  dopo  aver  provocato  tutto  un 
lavoro  europeo  fondato  sul  nostro,  lasciamo  tra- 
scorrere r  anno,  smettiamo  di  chiamarci  Partito  d'A- 
zione: non  esistiamo  pili  come  tale. 

Per  tutto  ciò  che  abbiamo  <li  più  sacro,  inten- 
diamoci; unità  di  linguaggio,  unità  di  lavoro,  e 
sollecitudine. 

(')  In  seguito  agli  sterili  risultati  delle  Conferenze  di 
Londra  per  la  questione  danese,  le  quali  si  chiusero  il  25  giu- 
gno, la  situazione  politica  europea  si  era  singolarmente  aggra- 
vata, al  punto  che  già  si  accennava  ad  armamenti  e  ad  altri 
pifeii^arativi  guerrejschi  nei  riguardi  deU'Ing'hilterra.  D'altra 
parte,  nella  penultima  seduta  delle  Conferenze  (24  giugno)  il  ple- 
nipotenziario danese  aveva  letto,  a  nome  del  proprio  Governo, 
una  dichiarazione  che  terminava  con  una  severa  critica  della 
politica  inglese  nei  rispetti  della  Danimarca.  E  fu  per  (juesto 
strano  e  inaspettato  atteggiamento  che  Jmvù  Palmerston,  nella 
seduta  del  2S  giugno  alla  Camera  dei  ('umuni,  fece  una  di- 
chiarazione secondo  la  (juale  l'Inghilterra  non  si  sarebbe  impe- 
gnata a  scendere  in  guerra,  riserbandosi  di  vedere  se  era  pos- 
sibile di  deviare  da  questa  linea  di  condotta  solo  nel  caso  che 
la  guerra  fosse  portata  a,lle  isole,  Copenhagen  assalita  e  re 
Cristiano  IX  fatto  prigioniero.  In  tal  modo,  le  questione  dei 
Ducati  si  avviava  a  una  rapida  conclusione,  col  trionfo  della 
politica   di    Kismarck. 


230  EPISTOLABIO.  [1804] 

Foste  a  C<i])i'[tM'a]  .  Che  cosa  disse  Ofai-ihaldi]  ? 
Che  cosa  sijiiiilica  la  ji'ila? 

Addio:     aiiialciiii    e    ci-edclciiii 

vostro 

GlT'SKI'I'E. 

VMMCCCCVI. 

A   De.metuk»  DiAMii.i.A   Mi'LLKR,   a    !.oii(lra. 

[Lonrlresl.    2")    jiiin    [1804]. 

Cher  ami, 

•Te  voiis  eiivoie  quelques  mots  de  Garibaldi  (ini 
me  peiviennent  eii  i-etard.  ^'oyez  s'ils  peuveiit  vous 
èti-e  iitiles.  Kn  méme  temps  j'apprends  quii  a  sijjiié 
mi  second  i»afte  avee  Ordega  ;  (^)  Qu'à  cela  ne  tienne, 

vMMCCCCVI.  —  Piihl)l  .  in  parte,  in  PoìHira  segreta  ifa- 
liann,  ecc ,  cit.,  p.  102.  e  intogralmentp.  in  Corrìspoutlerìzn 
inefìitfi,   ecc..    cit.,   p.    (>4. 

O  Per  il  primo  accordo  ved.  la  nota  alla  lett. 
VMMCCCLXVIII.  I  «  qnelqnes  mot.s  »  di  Gariha^ldi  erano  indi- 
rizzati «  aux  membre.s  dn  Centre  Révolntionnaire  Polonais'  »  ed 
erano  i  .seguenti  :  «  T>a  convention  que  ,i"ai  .signé  avee  les  agents 
de  votre  Gouvernement  National  consacre  le  méme  but.  la  nième 
voie  à  suivre  pour  le  .salut  de  la  Pologne  ([iie  vous  avez  pro- 
damé  le.s  premiere.  V'e  que  vous  reconnaissiez  comme  le  drapeau 
du  principe  des  Nationalités,  substitué  à  tout  drapeau  purement 
locai,  la  sojidarité  des  Ptniples,  la  lutte  simultanee  contre  tout 
ennemi  eommun.  est  maintenant  recounu  par  votre  Gouverne- 
ment. Travaillez  donc  unis  et  en  accord  comici  et.  et  (pie  tonte 
division    dispara iss!'    devant    l'oeuvre    incessante    de    tous.    Adieu. 

Votre   ami 

G.    GARIBALni    » 

Politica  segreta  italiana,   cit,    pp.    102-103. 


[1864]  EPISTOtARIO.  231 

t't    ne   vous   initez  pas   trop.   il   ne  connaìt   pnn   les 
véi-itables  tendences  des  individus. 
Adieu. 

A'otie  ami 

JOSEl'II. 

VMMCCCCN'II. 

A    Eugenia    T>ibertini.    a    Lecce. 

LLniidraJ.  27  giugno    [1804]. 

Amica, 

iSe  v'è  cosia  che  mi  d()lji,a  davvero  è  il  dovei-  vi- 
spondei-e  alla  vostra  cara  cortese  proposta  con  un 
riliuto.  Se  la  mia  benedizione  al  bambino  che  avrete 
po'tesse  avere  il  menomo  effetto,  ei  l'avrebbe  e  dal 
profondo  del  cuore.  i*ossa  ei  crescere  gentile  come 
la  madre,  patriota  come  il  })adre,  costante  come  chi 
lo  benedice  :  ma  quanto  alla  parte  che  m'assegnate 
nel  battesimo  legale  d'ogaj,  io  non  posso  accettarla. 
So  che  si  chiede  al  padrino  d'im])egnarsi  a  far  ere 
scere  il  bambino  nella  fede  cattolica  ;  come  potrei 
farlo?  Credo  il  cattolicismo  —  e  l)en  altro  —  spento. 
Credo  in  una  grande  trasformazione  religiosa,  nella 
quale  il  battesimo  rimarrà,  ma  trasformato  anch'esso 
e  sostanzialmente  diverso  dal  battesimo  d'oggi.  K 
credo  —  sopratutto  per  me  che  m'avvicino  al  se- 
polcro —  nella  necessità,  nel  dovere  assoluto  di  non 
render  omaggio  alla  fede  del   passato,  e  di  testimo- 

VMMCCCCVII.  —  Pubbl.  in  Corrisponilenzu  inedita-,  ecc., 
cit.,  pp.  ()(i-(»7.  e  da  G.  Mazzatixti.  Lettere  di  (J.  Maz~ini,  ecc., 
cit.,    1).    300. 


232  F,PFHTOI,AI{IO.  [1864] 

iiinre  in   o<iiii   occnsionc   a    fjivorc  (l('ll;i    lede  (Icll'iiv- 
veiiire. 

\'()i  vcdcto  (liiiKiuo,  gentile  aniicji,  cli'io  non  posso 
iicceltare  la  vosti-a  i)i-()posta.  Yoì  non  vorreste,  i'i])en- 
sandoei,  che  il  figliuolo  potesse  un  giorno  accusare 
il  i)adrino  d'essersi  contaminato  d'una  menzogna. 

È  tempo  che  ciascun  di  noi  sia  pubblicamente  fe- 
dele alle  convinzioni  dell'anima  sua.  Io  ho  un  senso 
di  riverenza  per  ogni  fede  collettiva  sentita.  Posso 
assistere  con  rispetto  e  simpatia  ad  ogni  cerimonia 
(V  un  culto  che  non  è  il  mio,  (piand'  io  la  sappia 
coniiiita  da  gente  che  creda  in  essa.  Ma  non  ])osso 
L'jurare  ad  essa,  come  non  potrei,  io  repubblicano, 
giurare  alla  INIonarchia. 

Confido  nel  vostro  cuore  e  nei  buoni  istinti  della 
vostra  mente,  perché  non  interpretiate  sfavorevol- 
mente questo  mio  rifiuto.  Mi  costa  assai. 

Se  mi  scriverete  un  giorno  che  non  siete  irritata, 
mi  farete  i)iacere. 

Addio,  e  credetemi  vostro  amico 

GiuH.  Mazzini. 


VMMCCCCVTII. 
A   Giuseppe   Libertini,   a   Lecce. 

[Londra!,  27  giugno   [1S64]. 
Caro  Libertini, 

La  vostra  del  1"  mi  giunse  avanti  ieri  25;  per 
vostra  norma  e  discarico  mio.  Leggete  l'unita  alla 
moglie  vostra,  e  approvatemi. 

VMMCCCOVIII.  —  Inedita.  Da  una  copia  conservata 
presso   la    R.    Commissione. 


[1864]  EPISTOLARIO.  233 

Confesso  che  non  approvo  il  silenzio  di 

()  d'altri.  Bisognava  dire  :  «  \'oi  avete  fatto  bene  a 
ileleggei'ci,  perché  con  qnesto  avete  approvato  la 
nostra  contlotta  ;  a  noi  tocca  qnindi  di  persistervi.' 
Il  silenzio  e  l'astenersi  non  compiono  doveri  né 
verso  r  avvenire  né  verso  il  presente. 

Sono  perfettamente  d'accordo  con  voi  :  non  credo 
a  transazioni  possibili;  (^)  e  credo  che  dobbiamo  la- 
vorare ad  avviare  le  menti  ad  un  mutamento  radi- 
cale e  repubblicano.  Dieci  ministeri  diversi  non  can- 
geranno la  situazione.  Il  vizio  è  nell'Istituzione.  Io 
lavoro,  come  sapete,  all'impresa  Veneta;  e  in  quella 
poco  importa  che  debba  entrare  inevitabilmente  la 
Monarchia.  Ma  la  questione  Romana  che  sorgerebbe 
immediatamente  dopo,  dovrà  condurci  alla  soluzione. 
In  verità,  non  possiamo  dare  la  consecrazione  di 
Roma  alla  Monarchia. 

Mentre  dunque  da  un  lato  bisognerebbe  aiutarmi 
nell'impresa  Veneta,  bisognerebbe  dall'altro  lato 
spingere  innanzi  attivamente  l'apostolato  repubbli- 
cano, e  preparare  il  terreno  a  una  crisi  che  presto  o 
tardi  sorgerà.  Son  convinto  come  sempre  che  un'or- 
ganizzazione segreta  dovrebbe  formare  un  corpo  com- 
patto capace  d'impadronii'si  d'una  crisi  e  volgerla  al 
trionfo  del  principio.  Se  il  Mezzogiorno  innalzasse 
un  di  o  l'altro  la  bandiera,  sarebbe  seguito  nel 
Centro  e  nel  Nord.  Avremo  sempre  pronta  la  Si- 
c[ilia],    occorrendo;    ma    bisognerebbe    essere    certi 


C)  La  Camera  dei  Dt^ìutati.  nella  seduta  del  14  luglio  1864, 
annullò  la  elezione  di  G.  Libertini  nel  collegio  di  Aoerenza  ; 
in  una  lett.  al  Dovere  del  23  dello  stesso  mese  il  Libertini 
dichiarò  che  se  «  non  avesse  la  Camera  annullato  la  mia  ele- 
zione  a    deputato,   Varrehhe   annullata   egli   stesso.  » 


'2'A-l  KPIHTOf.AlUO.  flSfi4J 

(Ielle  |)ro\iii<ie  luipoletiine ;  un  moto  Siciliano  iso- 
lato ciulrel)!»'  nel  Ux^dlìxiiio. 

Fate  (|uel  che  j)otete  in  (piesto  senso. 

(ìiien-a  all'Austria  —  l'orniazione  d'un  secondo 
esercito  di  volontari  ; 

Apostolato  reinil)l)licano  intanto  i»el  dojx),  e  s'è 
possibile,  organizzazione  segreta. 

Se  nel  venturo  mese  s'agisce,  gli  eventi  ci  da- 
ranno norma.  Se,  sventuratamente,  non  s"  agisce, 
trasformerò  il  Dovere  in  giornale  di  Keligione  e  Po- 
litica —  e  parleremo  chiaro  su  tutto. 

Addio,  caro  Libertini.  Scrivetemi  sulle  tendenze 
del   Paese  (piando  il  braccio  lo  i)ermette. 

Vostro  sempre 
Giuseppe. 

Eingraziate  l'amico  delle  sue  linee. 

v^rMCcrcix. 

A    (tIT'seppe   Petroli,   nel   carcere    di    S.    Michele    in   Roma. 

[Londra.   ..   giugno    1804]. 

Fratello, 

Il  vostro  saluto  m'è  più  che  caro,  ^'oi  siete  uno 
dei  tre  o  quattro  uomini  ch'io  stimo  davvero  in 
Italia  ;  e  mi  siete  inoltre  sacro  pei  patimenti  e  pel 
nobile  modo  serbato  in  essi.  Soltanto,  sento  profondo 
nell'anima,  come  Italiano  e  per  la  mia  parte,  il  ri- 
mborso del  non  aver  infranto  le  vostre  catene.  Sperai. 

V^IMCCCnX  —  Inedita.  I/antografn  si  conserva  pres.<!o 
la    famiglia   Frattini   di    Terni. 


[1S()4]  KPI.STOLAKIO.  2;i5 

(luandVi-avate  a  l'aliano  e  io  ordinava  segretamente 
(la  (Jenova,  presso  a  Bertani,  la  spedizione  che  poi 
falli  sujili  i-^tati  Romani.  vSi)eiai  nuovamente  da  Na- 
poli quando  (}ai[il)aldi]  sera  deciso  a  movere  su 
Koma  e  fu  trattenuto  dal  re.  Non  sperai  nella  mossa 
che  sì  concliiuse  con  Aspromonte.  Né  spero  ogf>i  se 
non  dall'impresa  A'eneta.  alla  quale  lavoro  e  che 
darebbe  adito  di  raccogliere  un  secondo  esercito  di 
volontari  e  di  avviarlo  su  Roma.  Ma  di  questo  e 
dei  miei  disegni  non  giova  parlare.  Soltanto  sappiate 
ch'io  non  v'ho  dimenticato  mai  e  che  uno  dei  piti 
forti  stimoli  alla  costanza  nell'oliere  è  la  speranza 
del  liberare  voi  e  i  buoni  che  sono  con  voi  dalla 
prigione  nella  quale  da  lungo  giacete.  Sento  io  pure 
nel  core  qualche  cosa  che  mi  dice  che  vivrete  e  com- 
])irete  la  vostra  missione.  Non  so  se  io  vi  vedrò. 
La  vita  passata  ha  minato  le  mie  forze  e  sono  af- 
flitto da  una  malattia  della  spina,  il  cui  ultimo  as- 
salto m'ha  tolto  mezza  la  vigoria  delle  gaml)e.  Co- 
nosco e  stimo  d'antico  Trattini,  al  quale,  se  avrete 
modo,  vorrete  ricordarlo.  (^)  Non  posso  dir  lo  stesso  di 
Lesti,  la  cui  condotta  si  sviò  dalle  buone  norme  (-)  se- 
gnatamente durante  l'assedio,  e  mi  diede  vero  do- 
lore. Se  non  che  ei  i)atisce  ora  e  per  opera  d'inicpii. 
e  non  direi  quel   che  ho  detto  se  non  a  voi.  "S'orrei 


(')  Il  conte  Fedei'ico  Fra  •tini,  di  Terni,  era  detennto  nel 
carcere  di  San  Michele  col  Petroni.  con  il  quale  poi  c(nitra.sse 
parentela.  Ved.  A.  ("o.mamiixi.  ('(tsi)ii(izio)ii  di  Romagna,  ecc.. 
cit..    1).    518. 

(-)  Lorenzo  Lesti,  antico  affiliato  alla  Glorine  Itdiiu  (ved. 
la  nota  alla  lett.  CCLXXXIII),  detenuto  fino  dal  1853  nel 
forte  di  Paliano,  poi  nelle  carceri  di  S.  ilicliele.  insieme  col 
Petroni,  con  cui  non  amlava  sempre  d'accordo.  Ved.  A.  Comax- 
UINI,    Cospiraziani   di  Romagna,   ecc.,    cit.,    p.   499. 


280  KlMSTOLAIilO.  I1.S64] 

]Mir  Nt'dcrc  il  l'iiiiciiillo  \<»s1r(»;  iiui  per  esser  huoiio 
e  ;ini;iie  viiiliiieiite  hi  ]);itri;i  ci  non  li;i  «lawcio  bi- 
sojfiio  (li  me:  j;li  l)jist;i  il  ]);ulii'.  Noi,  ])iiì  ])('!•  l'or/a 
(li  fati  c\w  (ruoiniiii,  (•Hiiiniiiiiaino  ]<i])i(lani('iiti'  ab 
bastanza  alla  xilloiia  del  nostro  i(l(nil('.  I/opiiiione 
traviata  va  rii'accndosi  buona.  Il  nialcontcnlo  T' ). vesso 
die  universale:  non  esistono  monai'chici,  esistono  ojt- 
port ini  isti.  Manca  ancora  al  paese  la  coscienza  della 
propria  l'orza;  e  l'unico  appoggio  alla  Monarchia  è 
la  i)aura,  paura  della  Francia  e  dell'Austria.  11 
giorno  in  cui  (piella  paura  cadrà,  cadranno  con  essa 
tutti  i  fantasmi  eh'  oggi  scimmiottano  la  vita.  Dio  vi 
serbi  a  quel  giorno,  e  al  lavoro  che  meditate.  Cono- 
sco da  molto  e  stimo  Ant[onio]  Martinati.  (^) 

Addio,  fratello  mio,  povero  martire  del  (Jinsto 
e  del  A^ro.  Pensate  a  me  coll'amore  con  cui  penso 
a  voi. 

Vostro  sempre 
Giuseppe, 

y\  mando  un  ])iego  per  aiuto  fraterno. 

(')  Antonio  Martinati,  sul  quale  veci,  la  nota  alla  lett. 
VCOCLXIII.  Consegnato  nel  1858  dal  Governo  toscano  alle 
autorità  austriache,  stava  in  quell'anno  confinato  a  Vicenza,  che 
era  la  sua  città  natale.  Ved.  A.  Ca.MAXDiM.  Cospiruzioni  di 
Romagna,   ecc.,   cit.,   pp.   223-225. 


[1864]  EPISTOLARIO.  237 

TMMCCCCX. 

A    Ekgisto    Bezzi,    a    Milano. 

[Londra,    ....   giugiio   1SG4]. 

Fratello, 

Ho  la  vostra. 

Do  al  viaggiatore,  amicissimo  mio,  pei-  IMine  e 
altri  punti.  Sarà  l)ene  nondimeno  se  anche  Ta la- 
chini  aiuta. 

Non  ho  bisogno  di  dirvi  che  serbiate  segreto 
viaggio  e  viaggiatore. 

Ho  le  migliori  notizie  del  Friuli.  Maturo  un 
colpo  che,  col  nostro,  può  riuscir  decisivo.  Ma  ho 
timore  di  vedermi  esauriti  i  mezzi.  Per  tutto  ciò 
che  v'è  di  pili  sacro,  vedete  di  persuadere  Gua- 
st[alla].  Miss  [or]  i  e  tutti  a  non  disviare  le  poche  ris- 
sorse  in  concerti  all'estero,  ^[antengano  l'accordo 
fatto  con  me,  che  era  quello  di  lasciare  a  noi  l'ope- 
razione da  questa  parte  e  di  portare  rissorse  e  oj)e- 
razioni  sul  basso  Po.  V'è  anche  là  bisogno  di  fucili  ; 
poi  d'un  fondo  di  Cassa  militare.  E  io  sarò  esau- 
rito dalla  necessità  del  moto  nella  vostra  provincia. 
È  possibile  non  vedere  che  un  assalto  all'Austria 
sul  Veneto  porge  dieci  volte  più  opportunità  all'Un- 
gheria che  non  tutte  le  spedizioni  del  mondo?  È 
possibile  voler  andare  a  cercar  l'Austriaco  sul  Da- 
nubio quando  l'abbiamo  sul  Mincio?  È  possibile  vo- 
ler lavorare  a  due  cose  quando  non  abbiam  quasi 
danaro  per  una? 

VMMCCCCX.  —  Piibbl.  da  G.  Locatellx-Milbst  op.  cit.. 
pp.  233-234. 


2JiS  i-.i'isioi.AKio,  |1S(;4] 

l*r()S('<,niiti'  a  <»Kiii  modo  il  No.stro  lavoiu  con 
.Most[o]. 

Xoii  v'ha  dubbio  che  i  revolvei-s  devono  essere 
pagati  dal  iiiuleo  di  (ìeiiova.  Io  non  li  avrei  mai 
presi  a  S()  franchi. 

M[anci]  non  dinienti<'lii  T  insinuazione  di  conve- 
i^no  a  Klapka,  se  jili  viene  occasione. 

Date  airamico  modo  d'abboccarsi,  tornando  in 
l\iva.  Ho  bisojino  cli'ej;li  faccia  certe  osser\a//K)ni 
locali. 

Sarà  inutile  che  diate  anche  per  Trento.  VA  i»uò 
portare  indietro  comunicazioni  loro.  E  inoltre,  i)otrà 
dire  a  quei  buoni  come  lavorino  nel  Friuli. 

Vostro  sempre 

Gl.USEl'l'K. 


VMMCM'CCXI. 

A  Ergisto  Bkz'/a.  a  Milano. 

[Londra,    ....   giugno   18(54]. 

Caro  Bezzi, 

Eccovi    una    lettera    per   C[airoli].    Insisto   sulle 

stesse  cose.  Lejijietela  prima:  poi  fate  ch'ei  l'abbia. 

Non   v'irritate.   Io   aveva    preveduto   che  un   ('o- 

vMMMCCCCXI.  —  Pubbl.  da  G.  Locatelli-Milesl  op. 
fit..  pp.  234-235.  A  tergo  della  lett .  il  Mazzini  annotò  :  «  Per 
50.  [Bezzi]  con  ricordi  d'affetto  a  voi  e  raccomandazione 
per   l'amico   latore. 

«  P.  S.  —  L'amico  latore  non  parte  e  mando  per  la  posta.  » 
Probabilmente,  come  in  altri  casi,  il  Mazzini  inviava  la  lett. 
a   V.   Brusco   Onni.s,   perché   la   rimettesse   ad   E.   Bezzi. 


[l.Sfi4J  EPISTOLARIO.  289 

mitato  Centrale  nuocerebbe  pili  ch'altro;  e  perciò 
lìn  dal  principio  m'opposi.  Gar[ibaldi]  avrebbe  do- 
vuto intendere  ch'egli  doveva  dirigere  l'azione,  io 
i  preparativi.  E  a  quest'ora  probabilmente  eravamo 
a  segno.  Ma  ora,  la  cosa  sta  in  mano  dell'interno. 
È  sui  nostri  là  che  bisogna  agire.  Non  monta  gran 
fatto  il  mese:   giugno  o  luglio;  monta,  il  fare. 

Se  avessi  mezzi  sufficienti,  verrei  senz'altro.  Ma 
venire  senza  e  non  poten<lo  fare  che  discussioni,  in 
verità  non  mi  va.  Se  chi  è  partito  riportasse  una 
determinazione  dei  nostri  di  fare  al  modo  eh"  io 
chiedo,  sarebbe  altra  cosa. 

Vostro  tutto 
Giuseppe. 


VMMCCCCXII. 

A  Vincenzo  Britsco  Onnis,  a   Milano. 

[Londra],   2S    [giugno  18041. 
Caro  Brusco, 

Vi  mandai  su  vostra  richiesta,  la  formola  :  II.  10. 
13.  —  19.  1.  7.  17.  20.  21.  22.  —  VI.  2.  15.  11.,  etc. 
—  V.  5.  3.  6.  12.  4.  13.  —  13.  11.  15.,  etc.  —  Poi,  il 
giovine  amico  vi  recò,  se  non  lo  obbliava,  la  conferma 
ch'io  aspettava  l'invio,  da  farsi  subito  dopo  il  I.  14. 
15.  16.  17  9.  VI.  8.  9.  17.  13.  5.  —  IX.  9.  21.  G. 
3.  29.,  etc.  Nulla.  Ora,  non  m'accusate  di  lentezza. 


VMMCCCCXII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Mii.seo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Xathan).  Non  ha 
indirizzo. 


240  EPISTOLARIO.  [1804] 

Som  vecchio,  non  bene  e  con  mille  acciacchi;  e  inoltre 
i,  1.  S.  1).  2;{.  2.  U.  1;').  111.  3.  8.  —  anche  I.  2. 
:>.  —  '21.  ().  13.  111.  14.,  etc.  aumentati.  Se  neces- 
siiiio,  non  esito;  per  nulla,  no.  Aspetto  dunque  li. 
7.  8.  lo.,  etc.  E  ne  per  caso  non  aveste  ricevuto  la 
formola,  mutate  in:  VI.  24.  7.  8.  10.  28.  29.  E  sia 
a  II.  7.  10.  14.  22.  1.3.  20.  di  cui  sapete.  Non  so 
perché,  non  sento  in  core  fede  implicita.  Se  mai, 
mi  dorrehl)o  andasse  perduto  quel  poco  danaro  rac- 
colto a  sudore. 

Vostro 
Giuseppe. 

Richardson    deve    aver    mandato    oggi    un    mille 
franchi  in  circa  a  Benedetto.  (^) 


VMMCCCCXIII. 

A   (Jaetano   Semenza,    a    Lonrlra. 

[Londra giugno  1SG4].  domenica. 

Caro  Semenza, 

A^'  acchiudo  un  pi'ogramma  di  Letture.  La  Mario 
merita  veramente  d'  essere  udita.  Vorrei  che  la  Sala 
fosse  piena.  Finanziariamente,  abbiamo  spese  gra- 
vissime: moralmente,  sarebbe  manifestazione  in  fa- 
vore d'Italia.  Se  potete  aiutare  V  intento,  fatalo. 

(')  Per  il  fondo  raccolto  in  Londra,  dopo  la  visita  di  Ga- 
riahldi.   Sul    Richardson,   vdd.  la   nota   alla   lett.    VMMCCCXLIL 

VMMCCCCXIII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  presso 
gli  eredi  Semenza.  In  una  busta,  di  pugno  di  Mazzini,  sta  l'in- 
dirizzo :    «  Signor    Semenza,    Brompton    Crescent.  » 


[18G4]  EPISTOLARIO.  241 

^'edrete  dal  programma  che  non  vi  sono  se  non 
due  prezzi:  Staìls,  mezza  corona:  tutto  il  resto,  uno 
scellino.  Se  credete  poter  collocare  biglietti  fra  Ita- 
liani, non  avete  che  a  chiedermi;  ne  ho  deposito. 
Gli  amici  Audreoli,  Bezzi,  (')  etc.  potrebbero  giovare. 

Sperava  vedervi  e  la  signora  Semenza  quando 
pranzai  in  casa  di  Mazini;  ma  eravate  a  Brighton. 
Sono  occupatissimo  questa  settimana  ;  ma  farò  di 
vedervi  nella  ventura.  Spero  del  resto  incontrjirvi 
domani  sera  in  casa  di  Ashurst.  Credetemi 

vostro  sempre 
Gius.  Mazzini. 


YMMCCCCXIV. 

TO    Matilda   Biggs,    Barden. 

[London,  Jnne  18G4].  Thursday. 

One  thing  is  really  good  and  comforting  in  your 
last  note,  dearest  Matilda;  and  it  is  its  being 
written  not  in  pencil.     You  were  somewhat  better; 

Giovedì 

Vna  cosa  è  veramente  buona  e  confortante  nella  vo- 
stra ultima  letterina,  carissima  Matilda:  che  cioè  non 
l'avete    scritta    a    matita.     Stavate   un   po'    meglio   allora  ; 


(')  Lo  scultore  Angelo  Bezzi,  più  volte  ricordato. 

VMMCCCCXIV.  —  Pubbl.,  in  parte,  da  E.  F.  Richards, 
op.  cit ,  voi.  Ili,  p.  83.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del 
Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Xathan).  Non  ha  indirizzo. 
La   data   vi  fu  apposta  da   M.   Biggs. 

Mazzini,  Scritti,  ecc..  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.  XLVIJ).    16 


242  EPISTOLARIO.  [lSi;41 

UIC  yoii  so  iiow?  Is  llic  wvy  windy  Jiiid  uiisctllctl, 
stili  warm  weatht'r  hiMielitiiig  you?  IMease  to  Icll 
me  llial  in  cvcM-yonc  ot"  yoiii-  notes;  you  do  noi 
laiow  liow  nini-li  unconirortal)l('  and  liil<;('11y  ;d»out 
you  1  ani,  spite  of  niy  lon}^  sik'uee.  And  as  to 
wliat  you  noticed  in  your  hefoie  the  last  note,  oui- 
s))eaikinji,'  very  little  about  you  bere,  do  you  know, 
deal-,  tliat  in  two  nionths  1  bave  had  perhaps  Dite 
lialf  evening  witb  Caroline  alone?  We  scaicely 
evei-  speak  togetliei-:  Ioni-  days  on  tbe  seven  sbe  is 
L!,en(  rally  ont  :  the  otiiei-  tbree  tbere  are  visitoi-s. 
•Tust  on  tbe  very  day  in  wbicb  I  bad  written  to  you. 
I  ba])pened  to  tind  ber  alone  in  tbe  first  i.art  of 
tbe  evening-,  and  sbe  spoke  about  you,  telling  me 
bow  poorly  you  were.  As  for  Emilie,  dear,  I  know 
tbat  you  are  faultless.  Sbe  never  spoke  about  you 
individually;    but   sbe   expressed    a    general   feeling 


contiiuiate  anche  adesso?  Vi  fu  l)eiie  il  tempo  tiepido, 
sebbene  ventoso  e  ineostanteV  Vi  prego  di  dirmi  tutto 
questo  oj-ni  volta  che  mi  scrivete;  non  immaginate  come 
sia  agitato  e  inipiieto  per  voi,  malgrado  il  mio  lungo  si- 
lenzio. E  (pianto  a  ciò  che  mi  avete  fatto  notare  nella 
vostra  penultima  lettera,  che  noi  qui  parliamo  molto  poco 
di  voi,  sapete,  cara,  che  in  due  mesi  sono  stato  forse  ima 
mezza  serata  con  Carolina  sola'.'  È  difticile  che  possianm 
parlare  insieme:  (luattro  giorni  su  sette  essa  è  general- 
mente fuori  di  casa  :  gli  altri  tre  lia  visite.  Proprio  il 
giorno  in  cui  avevo  scritto,  per  caso  la  trovai  sola  nella 
prima  parte  della  sera,  e  allora  mi  parlò  di  voi  e  della 
vostra  non  buona  salute,  (guanto  a  Emilia,  cara,  so  bene 
che  non  avete  nessuna  colpa.  Essa  non  ha  mai  parlato 
particolarmente  di  voi;  ma  si  è  espressa  in  generale,  di- 
cendo   di     sentirsi    non    gradita.    Tutto    ha     contribuito    a 


[1S()4]  EPISTOLAUIO.  243 

of  heiug  11  11  welcome.  Anytliiiii:  lends  to  llial  :  lier 
lie;ii-iiii>-  of  a  contact  betweeii  iis  and  Linda  ;  a  cev- 
lain  coolness  existin«i-  now  between  Jessie  and  lier: 
Toni  Tayloi's  invitation  contrasted  by  ber  and  Carlo 
witb  tlie  fact  of  tlieir  not  having  been  iuvited  by 
^^'illiam:  oiir  speaking  Englisb  dnring  the  evenings, 
wliicli  Carlo  cannot  understand  :  and  so  on.  It 
cannot  be  helped.  Jessie  is  stili  bere,  leaving 
for  Soutbsea  on  Saturday,  and  takiug  witb  ber  Har- 
riet  Xatban.  Mrs.  Natlian  will  go,  it  seems,  on  tbe 
first  days  of  Yiily,  and  leave  ber  for  some  tbree 
inontbs  witb  Jessie.  Do  you  ever  see  tbe  iiew 
weekly  paper  from  Holyoake  The  En(/1i}<h  Leader  f  (^) 
Its  price  is  two  peiice.  It  is  a  large  paper  and 
good  enougb.  Tliere  are  in  tbe  first  tbree  niimbers, 
tbe    only    appeared.    tbree    articles    on    Garibaldi's 


darle  questa  impressione;  l'aver  essa  udito  di  un  ravvi- 
cinamento fra  noi  e  Linda  ;  una  certa  freddezza  esistente 
ora  fra  Jessie  e  lei  ;  l'invito  di  Tom  Taylor,  contrapposto 
da  lei  e  Carlo  al  fatto  di  non  essere  stati  inviati  da  Wil- 
liam :  le  nostre  conversazioni  in  inglese,  quando  ci  tro- 
viamo insieme  la  sera,  lingua  che  Carlo  non  conosce  :e 
cosi  via.  Non  c'è  rimedio.  Jessie  è  ancora  qui,  partirà 
sabato  per  Southsea  e  prenderà  con  sé  Harriet  Nathan  ! 
Sembra  che  la  signora  Nathan  vada  via  ai  primi  di  lu- 
glio, e  che  la  lasci  un  tre  masi  con  Jessie.  Vedete  mai 
il  nuovo  giornale  di  Holyoake.  The  Enf/lish  LeaMer?  Costa 
due  pciìcc.  È  un  gran  giornale  e  abbastanza  buono.  Nei 
primi  tre  numeri,  gli  unici  pubblicati,  vi  sono  tre  arti- 
coli  sul   viaggio   di    Garibaldi    in    Inghilterra,   scritti   molto 


(')    A    quel    periodico    il    Mazzini    aveva    promesso    di    colla- 
borare.   Ved.   la   lett.    VMMCCCLIX. 


244  KI'IRTOLARIO.  flSM] 

joiirncy  lo  l']ii^'l;iiid.  xcry  clcvcr  jiiitl  coinicjilly 
wrilh'ii.  Tlicre  is  n  ^.mcmI  i>i-()l);il)ility  for  yonr  bciiii; 
(li-ivt'ii,  iiltlion^'li  very  i-elnct;intly,  to  w.w  Un-  Dcn- 
ni;irk.  In  tliis  cast»,  cliances  would  he  iiicveMsin<f 
Foi-  Olir  own  niovement  and  T  Avonld  vanisli.  Doai'. 
iny  woikinj;  nien  are  only  ignorant,  and  T  sliall.  in 
a  short  while,  bring  them  back  to  jjood  senso.  I 
ani  iiot  eiitirely  ajireeing  with  yoiir  view  aboiit  ex- 
clnsively  feniinine  Societies;  mixing  them  np  and 
tliinking  tliat  by  tliat  sometliing  has  been  atchieve<l 
is  merely  snbstitnting  an  ilhision  to  a  reality.  Wheii 
a  wliole  element,  a  class,  wants  emancipation,  tlie 
liist  tliing  is  Sei f -a sserti on  :  to  prove  that  yoii  are 
eqiial,  not  only  claiming  rights,  biit  proving  that 
you  are  capable  of  exercising  them.  The  element 
must  coalesce  together,  and  compel,  collectively,  the 
l)riviliged  element  to  terms.  Look  at  the  working 
classes.     Through  the  foiindation  of  fJieir  Societies, 

bene  e  con  spirito.  V'è  grande  probabilità  ebe  siate  spinti, 
pur  contro  voglia,  a  combattere  per  la  Danimarca.  In  tal 
caso,  aumenterebbero  le  probabilità  per  il  nostro  moto, 
ed  io  sparirei.  Cara,  i  miei  operai  sono  soltanto  igno- 
ranti, e  in  poco  tempo  li  ricondurrò  al  buon  senso. 
Non  sono  del  tutto  d'accordo  con  voi  riguardo  ad  Asso- 
ciazioni esclusivamente  femminili  :  il  mescolare  uomini  e 
donne  credendo  con  ciò  di  aver  ottenuto  qualche  van- 
taggio, vuol  dire  unicamente  sostituire  un'illusione  alla 
realtà.  Quando  un  intero  elemento,  una  classe,  vuole 
Temancipazione,  il  suo  primo  atto  è  quello  di  affermare 
se  stesso  :  per  provare  che  siete  uguali,  non  solo  col  re- 
clamare dei  diritti,  ma  col  dimostrare  che  siete  capaci 
di  esercitarli.  L'elemento  deve  fondersi  e,  collettivamente, 
costringere  l'elemento  privilegiato  a  venire  a  patti.  Guar- 
date  le   classi   operaie  !    Con   la  fondazione  delle   loro   As- 


[1SG4]  B3'IKTOLARIO.  245 

I  feel  sure  of  luniiig  Equality  woii  liy  tlicm  in  Ituly, 
l)()litk'all.y  Avithin  fìve  or  teii  yeai-s,  ecoiiomically 
witliin  teli  or  tweiity.  Emaiicipatioii  is  iiotliint;  bnt 
c"i])ability  a  scerta  iiiecl  ;  aud  to  have  it  ascertaiiied, 
voli  must  be  alone  and  eonspicuoiis.  If  they  would 
have  begun  by  merp'ing  in  Masters'  Societies,  tliey 
would  have  perennially  nnderjrone  their  influence, 
and  never  edncated  themselves  to  a  consciousness 
of  their  own  rijjhts  and  strength.  Of  course,  what 
influence  for  good  they  uoav  can  exercise  amongst 
nien,  they  do.  I>ut  fhaf  is  not  the  qiiestion  to  solve. 
Bless  yon,  dearest  Matilda.  T  shall  Avrite  a^ain 
soon.     Ever 

your  loving 
Joseph. 


sociazioui,  sono  sicuro  che  conquisteranno  l'eguaglianza 
in  Italia,  quella  politica  entro  cinque  o  dieci  anni,  quella 
economica  entro  dieci  o  venti.  Ij'emancipazione  non  è 
che  l'affermazione  della  capacità  ;  e  per  affermarla,  bi- 
sogna essere  soli  e  in  vista.  Se  le  Associazioni  operaie 
avessero  cominciato  a  confondersi  con  le  Associazioni  dei 
padroni,  avrebbero  dovuto  eternamente  subire  l' influenza 
di  queste,  e  non  avrebbero  mai  acquistata  la  coscienza 
dei  propri  diritti  e  della  propria  forza.  E  tutta  la  buona 
influenza  che  esse  ora  possono  esercitare  fra  gli  uomini, 
naturalmente  l'esercitano.  Ma  la  questione  da  risolvere 
non  è  questa. 

Dio    vi    benedica,    carissima    Matilde.    Pi-esto    scriverò 
di   nuovo.   Sempre 

vostro  affezionato 

GlUSEPPK. 


LMC.  KiMSTO],Ai;i(>.  flS(;41 

v.M.M('('('(:X\'. 

To     E.Mii.iK    Asm  KST    Venttui.     Loiidnii. 

[I^ondoii.    .lune    ....,    1S04].    Tiics<l;i\. 

Emilie  {\viìv. 

Idillici-  (»ii  Tlmi-sday  oi-  Satnrday,  wc  shall  j^o  lo 
llic  Africa  ine.  li'  yon  will  iiot  jio,  oii  acconiit  of 
llic  Tace,  I  shall  iciiict  il  :  althoiifili  in  a  cab  (o 
Th[ni-loe]  S<i[naiv]  and  i'ioiii  there  in  a  cai-ria^e  to 
the  Opera,  yoii  do  not  lain  aiiy  risk.  Biit  if  you 
will  l'eluse  on  account  ol  othei-  to  me  uniutelli*;ihle 
i-easons,  T  slial]  «^i-ieN'e  and  feel  dis])leased.  Shall  I 
he  doomed  to  yo  v>ìt\ì  Miss  Kemond  alone?  1  usually 
l»ut  aside  from  auy  money  1  receive  of  mine  a  t'raction 
loi-  presents  to  fi-iends  1  love.  This  time  1  had,  uii- 
usually,  some  ]>ait  of  credit  ])aid   hm-k  hy  a  Konian 

Martedì. 
Emilia    Cara, 

()  (Jiovedi  o  sabato  andremo  all'.4/r/c«i'rt.  Se  voi  non 
volete  venire,  a  causa  del  viso,  me  ne  dispiacerà  :  hen- 
i-lié  in  vettura  da  Thurloe  S(iuare  e  di  là  in  carrozza  al- 
VOpcid.  non  correte  nessun  rischio.  Ma  se  rifiuterete  per 
altre  ra.nioni  che  per  me  sono  incomprensibili,  ne  sarò 
addolorato  e  contrariato.  Sarò  destinato  ad  andare  solo 
con  Miss  liemondV  Di  solito,  io  metto  da  parte,  dal 
danaro  mio  che  ricevo,  una  somma  per  regali  agli  amici 
a  cui  voglio  bene.  Questa  volta  ebbi,  insolitamente,  la 
restituzione  di  una  parte  di  -un  credito  fatto  a  un  ope- 
raio  romano;   e   la   somma   aumentò.   Se  preferisco  di  spen- 


7MMCCCCXV.  —  Pubbl.  da  E.  F.  Kichards,  op.  oit., 
voi.  III.  pp.  S3-84.  L'autografo  si  conserva  lul  Jluseo  del  Risor- 
gimento   di    Roma.    Non    ha    indirizzo. 


[l.Sn4]  EPISTOLARrO.  247 

workman  ;  aiul  the  fraction  iiicreased.  If  I  chose 
to  spend  it  in  au  Opera  Box,  why  oii  eartli  would 
you  object?  Why  vshouhl  you  accept  two  guineas  of 
cigai's  fi-om  me  and  wonhl  lefnse  thirdy  shillings 
exi>ense  tor  hearing  together  a  work  of  art?  I  repeat 
again  :  1  «hall  have  a  box,  no  matter  how;  I  shonld 
like  very  mudi  to  commune  with  you  in  Meyerbeer; 
wliy  shonld  you  refuse  to  do  so? 

1  shall,  if  1  can,  bring  to  you  to-morrow  the 
Fortnightìy,  (^j  etc.  Stili,  if  Carlo  happens  to  walk, 
he  might  come  and  take  it  for  you. 

Wolff  has  written. 

How  are  you? 

Ever  your  loving 

JOSEPp. 


(lerla  in  im  paleo  all'Opera,  perché  mai  dovreste  fare 
(Ielle  obbiezioni?  Perché  dovreste  accettare  due  guinee 
di  sigari  da  me,  e  vorreste  rifiutare  una  spesa  di  trenta 
scellini  per  sentire  insieme  un'opera  d'arte?  Lo  ripeto 
di  nuovo  :  avrò  un  palco,  non  importa  come  ;  sarei  molto 
lieto  di  sentire  con  voi  Meyerbeer  ;  perché  dovreste  rifiu- 
tarvi? 

Se  potrò,  vi  porterò  domani  la  Fortnit/lifli/,  ecc.  Oppure, 
se  Carlo  per  caso  facesse  una  passeggiata,  potrebbe  ve- 
nire a  prendervela. 

WolfE  mi  ha  scritto. 

Come  state? 

Sempre  vostro  affezionato 

GlI'SEPPE. 

(')  In  quel  pericdicn  T.  A.  Trollope  (sul  (iiiale  ved.  In 
lett.  VMM<X'LI)  aveva  recensito  un  nrt.  di  A.  Mario  .sul 
f'ornhill  Mngnzine.  intitolato:  The  Red  Shirt  in  f'nliihrin  (La 
€oniiria  rossa   in   Calabria). 


24S  EPISTOLARIO.  [1864] 

VMMCCCCX\I. 

A    Savkuk)    Fkiscia.    il     Napoli. 

[LoiKli-iiJ,   4   luglio    [lsr,4J. 

Fratello, 

Kl)i)i  la  vostra  del  9  giugno. 

lù'covi   risposta  per  Caltaiiissetta.    (\) 

rerclié  il  Partito  mancu  di  direzione,  d'organiz- 
zazione e  di  concetto  in  Sicilia?  Di  chi  è  colpa  se 
uon  del  Partito  stesso? 

Il  concetto  che  deve  dirigere  il  Partito  è  chiaro 
e  lo  indicai  pili  volte.  Sul  terreno  pratico,  Venezia  : 
concentrarvi  tutti  gli  sforzi;  parlarne,  scriverne 
sempre:  chiedere  azione  ai  Veneti:  chiedere  guerra 
all'Austria  al  Governo  :  agitare  in  modo  che  l'agi- 
tazione stessa  diventi  un'offesa  all'Austria  e  generi 
mali  umori  tra  essa  e  il  Governo  :  raccogliere  fondi 
per  l'impresa:  non  distrarne  per  altro:  non  sotto- 
scrizioni per  altra  cosa,  comunque  santa  in  sé.  Quando 
s'ha  uno  scopo,  bisogna  conquistare  quello  prima  di 
passare  all'altro.  Parte  della  sottoscrizione  al  Comi- 
tato Centrale  o  a  Garib[aldi],  parte,  quando  i  contri- 
buenti non  s'oppongono,  a  me.  —  Sul  terreno  teorico, 
dell'avvenire:  ajjostolato  rei^ubblicano  :  guerra  ai 
])regiudizi  popolari  contro  il  principio:  provare  co- 
me i  vizi  della  situazione  dipendano  dall'Instituzione 
e  non  possano  avere  rimedio  da  un  cangiamento  di 

VMMCCCCXVI.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo    del    Risorgimento   di    Roma.    Non    ha    indirizzo. 

(')  La  lett.  Alla  Società  Operaia  di  Caltanisseifa,  in  data 
4  luglio  1864,  che  VUnità  Italiana  di  Milano  pubblicò  nel  n. 
del    14  dello   stesso    mese. 


[1864]  EPISTOLARIO.  249 

^rii'.istero:  avvezzare  all'idea  che  s'iia  da  compii-e 
r  impresa  ^'elleta  o,  se  il  Governo  s'  oppone,  s' lui  «Li 
rovesciare  il  Governo. 

L'orjjanizzazione  dovrebb'essere  pubblica-  e  se- 
.yreta  :  associazioni  legali  e  a  un  (empo,  raccogliere 
in  organizzazione  segreta,  in  un  corpo  comjìatto, 
(pianti   accettano  l' idea   repubblicana. 

Direzione:  qui  sta  il  tutto;  e  panni  veder  tro])pi 
smembramenti.  Per  me,  per  voi  tutti,  l'ideale  dovreb- 
b'essere la  formazione  d'una  Direzione  segreta  nella 
quale  entrasse  un  delegato  della  Falange  Sacra  — 
uno  della  Stella  d'Italia  (^)  —  uno  d'ella  frazione  re- 
pubblicana della  Massoneria,  e  via  cosi.  Lasciando 
tutto  ciò  cli'è  pubblico  avere  la  pro]>ria  direzione 
(]ualunque  siasi,  quel  rischio  dovrebbe  guidare  invi- 
sibile tutte  le  organizzazioni  segrete  che,  apparen- 
temente, rimarrebbero  distinte.  Pensateci. 

Spero  nell'azione  di  quest'anno;  ma  bisogna  par- 
lare della  necessità  di  fare  sul  Veneto  agli  uomini 
del  Comitato  Centrale  e  a  Garibaldi.  Bisogna  ve- 
gliare a  che  Gar[ibaldi]  non  si  lasci  sedurre  da  ani- 
ma viva  ad  allontanarsi  dall'Italia,  ciò  che  sarebbe 
delitto.  So  che  altri  tenta  trascinarlo  nei  Principati  : 
impedirlo.  Nei  Principati  non  abbiamo  bisogno  di 
lui:  si  agirà  senza.  In  Italia  invece  nessun  moto 
\m<)  aver  luogo  senza  lui. 

Xa]ìoli?  Badate  che  urge  stendere  qualcuna  delle 
vostre  organizzazioni  nelle  Provincie.  Il  giorno  in 
cui  avremo  certezza  di  trascinare  le  provincie  di 
terraferma,  una  iniziativa,  date  circostanze  pro])izie, 
potrà  escire  da   voi  :   senza  quello,  no. 


(^)   Associazioue   cou    tendenze    rei)ul)blicaue,    che    era    stata 
fonrJata  a  Palermo. 


250  Ei'iKTOi.Auio.  [1864] 

IJisoj^iiii  prolitlnrc  tlcll'ciit iisiasnio  suscitalo  da 
(}ai-[il)al(li]  ]>er  intavolare  sotiosci-izioiii.  È  la  ini- 
siliorc  testimonianza  che  i  Xa])oletani  jxissano  dai*- 
i;li.  IO  in  \ei-i1à  se  i^li  niandassei-o  il  danaro  che 
s])endono  nella  jiita,  (')  farebbero  ])in  piacere  a  lui  e 
bene  al  ])aese.  È  tempo  che  intendano  che  il  gri- 
dare entusiasmo  e  dir}z;li:  «Date  il  segnale.»  senza 
dargliene  i  mezzi,  è  indegno  del  Partito.  Noi,  s'oggi 
jtossiamo  operare,  siani  certi  d'esser  seleniti  dai- 
ITugheria.  dai  J'rincii;ati,  dalla  Serbia,  dalla  Po- 
lonia ridesta.  Se  pavssa  l'anno,  perdiamo  il  terreno. 
11  l'artito  deve  mostrarsi  serio  determinando.  I.e  di- 
mostrazioni, le  grida  sono  oggimai  al  disotto  di  noi. 

Addio:   vogliatemi  bene. 

\'ostro  sempre 

(jlUaVA'VE. 

VMMCCC(;X\'ll. 

Al)   Adriano   Lemmi.   ;i   Torino 

[Luiuh-a],  7  lugli»   [l.S(!4]. 
Caro  amico, 

A  dir  vero,  io  aveva  deliberato  di  n(m  più  scri- 
vervi   come    inutile   e   peggio   che   inutile.    \'oi,    ikui 

(')  Può  dirsi  che  dal  momento  in  cui  Garibaldi  era  giunto 
ai.  l.sfhia  si  erano  recati  colà  a  rendergli  .omaggio,  o  meglio, 
a  infastidirlo,  numerosi  patrioti  e  rappresentanti  di  nuuiicipii 
e  di  società  democratiche,  ecc.  Né  era  valso  l'avviso  dato  dai 
medici  curanti  del  Generale.  E.  Albanese  e  G.  Basile,  «  a  volersi 
astenere  di  visitarlo  per  (pialche  temix).  »  Ved.  VT'nJtà  Ita- 
lìana   di   stilano,    dal   27   giugno    18G4. 

VMMCCCCXVII.  —  Inedita  I/autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Kisorgimen^o  di  Roma  (fondo  A.  Lemmi).  A  tergo  di 
esso,    di    pugno    del    Mazzini,    sta    l'indirizzo  :    «  Adr.    Lemmi,  w 


flSfl4]  RPISTOLARTO.  251 

80  per  qnnle  cagione,  non  mi  siete  i)iti  amico  come 
nna  volta.  Ma  Filijìix)  mi  jìaila  di  voi  e  della  pai-- 
tita  d'armi  di  Londra  e  dei  14,000  trancili  di  Me- 
dici. E  vi  scrivo  una  parola  su  (piesti  ultimi. 

Adriano,  qui  non  si  tratta  di  me  né  d'allro  in- 
dividuo. Si  tratta  del  Veneto.  E  dico  che  quando 
il  Veneto  chiede  armi,  è  del)ito  assoluto  di  quei  c!ie 
s' intitolano  Partito  d'Azione  di  darle,  se  può.  l'ate 
quanto  è  in  voi  per  sollecitare  1'  incasso  di  (piel  da- 
naro: poi,  conj'egnatelo  a  M')sto  o  a  chi  volete  del 
nucleo  de'  vostri  amici  in  ()en(>\'i  —  o  seihatelo 
voi,  avvertendomi  che  lo  :i\«'tc,  tanto  ch'io  vi  dica 
come  erogarlo  —  o  com])ratene  voi  stessi,  ]»ot(Mulo, 
armi  raccogliendole,  possibilmente,  nelle  lo<';ilità  del 
Centro  più  prossinu)  al  basso  Po  —  fate  insomma  ciò 
che  vi  pare  per  sottrarre  (piella  somma  a  me  in  cui 
non  avete  fiducia,  ma  sia  ad  un  tempo  sacra  al  Ve- 
neto. È  tutto  quello  chio  chiedo. 

Addio  :  vostro 

GlUSElTK. 

VMMCrCCW'lIT. 

A    GlX^SEPPE    GaRIRALDI.    il     Isfliia. 

[Londra  1.   7    luglio    [1804]. 
Caro  Garibaldi, 

So  la   vostra   determinazione. 

Non  cerco  di  dissuadervi  perché  so  che  io  non  vi 
riescirei.  {/)  La  deploro  prol'ondamente.  Quanto  all'L 

VMMCCCCXVIII.  —  Inedita.  L"  autografo  si  conserva 
presso  gli  eredi  di  E.  Guastalla,  a   Milano. 

(')  Al  Mazzini  era  giunta  notizia  ohe  segreti  accordi  tra 
il    re   e    Garibaldi,   riferentisi    a    una    spedizione   di    volontari    in 


252  EPISTOLARIO.  [1S04] 

talia,  equivale  a  una  dichiarazione  che  voi  disperate 
d'essa  e  produn-à  tristissimi  effetti  morali,  (guanto 
al  resto,  secondo  ogni  probabilità,  in  agosto  riesei- 
remo  ad  agire  anche  senza  voi,  mentre  sul  \'en[eto] 
.siete  iinlispensabile.  La  vera  base  di  tutto  il  moto 
è  il  Veneto.  Nelle  altre  parti,  la  posizione  è  in  aria. 

In  nome  di  Dio,  ripensate.  \'oi  siete,  temo,  nelle 
mani  di  raggiratori  governativi,  il  cui  vero  sco])o 
è  di  cacciarvi  fuori  d'Italia,  a  pericoli  senza  grandi 
risultati,  forse  a  peggio. 

Se  persistete,  non  dimenticate  che  la  Serbia  è 
la  più  virile,  armata  e  nemica  dell'Austria  jìopola- 
zione  che  sia  in  Oriente  :  la  metà  della  sua  popola- 
zione è  soggetta  all'Austria. 

Non  vi  fidate  del  principe  Couza  ;  (,\)èuomo  senza 
fede  e  strumento  di  Luigi  Napoleone.  Kosetti,  Bra- 
tiano,  (jrolesco,  sono  i  miei  amici  in  Bucarest:  (-)  po- 
tete tidarvene. 

f>rientp  per  suscitarsi  un  moto  insurrezionale,  si  stavano  ma- 
fiirando  ad  Ischia  (ved.  la  nota  alla  lett.  VMMCCOCI).  E  non 
ostante  egli  fosse  amareggiato  che  tutti  quei  preparativi,  tutti 
rjuei  misteriosi  conciliaboli  si  facessero  a  sua  insaputa,  non 
ostante  le  decisioni  che  erano  state  prese  a  Londra  per  una 
comune  intesa,  il  Mazzini  tentò  quest'ultimo  disperato  ap- 
jK-llo   alla    concordia. 

(')  Principe  della  Moldavia  e  della  Valacchia,  non  ostante  le 
decisioni  prese  in  contrario  nel  Congresso  di  Parigi,  ma  ricono- 
sciuto tale  per  la  pnx-lamazione  di  .Tassy  del  17  gennaio  1850. 
dovette  sempre  lottare  contro  continue  crisi  ministeriali,  non 
sopite  né  anche  dopo  il  colpo  di  Stato  del  maggio  1864.  Tenne 
sempre  una  linea  di  condotta  ondeggiante  nella  lotta  dei  partiti 
polirici  ;  e  dopo  la  rivolta  militare  e  parlamentare  della  notte 
dal  22  al  23  febbraio  1866,  dovette  abdicare  e  andare  in  esilio. 

{-)  Con  i  due  ultimi  il  Mazzini  era  in  relazione  fin  da 
quando  aveva  fondato  il  Comitato  Democratico  Europeo.  Ved. 
la  nota  alla  lett.  MMMCLXXX,  e  Al.  Crktzianit,  Din  arhiva 
lui    D.    Rratianu;    Bucarest,    1934,    voli.    due. 


[ISC4]  EPISTOLARIO.  253 

E  se  persistete,  ecco  ciò  die  dovreste  fare  per 
r Italia.  Ve  lo  dico  per  coscienza,  l)eiiclié  creda  clic 
non  lo  farete. 

Lasciate  due  linee  vostre  die  dicano  che  quanti 
hanno  a  core  di  secondare  in  Italia  la  vostra  ini 
presa  dovrebbero  intendersi  con  me  in  vostra  as- 
senza. 

E  lasciate  due  linee  ai  \'eneti  che  dicano  a  un 
dipresso:  «Vado  a  tentare  una  impresa  pel  bene 
d'Italia  e  di  tutte  le  Nazionalità  oppresse.  È  vostro 
dovere  agire  quand'io  agisco.  Siete  in  obbligo  di 
farlo,  perchè  riesca  la  comune  impresa  e  perchè  l'I- 
talia non  meriti  la  taccia  d'essere  l'ultima  tra  le 
nazioni.  La  guerra  simultanea  di  tutti  sarà  la  vit- 
toria di  tutti.  »  Quese  linee,  mostrate  prima  soltanto 
al  Comitato  Centrale  Veneto,  non  sarebbero  pubbli- 
cate se  non  quando  sareste  in  azione. 

Io  farò  di  tutto  per  agire  sul  A'eneto,  se  riesco 
ad  avere  un  po'  di  danaro,  ciò  ch'è  pur  troppo  dilìì- 
cile. 

Le  linee  riguardanti  me  non  sarebbero  mai  mo- 
strate se  non  in  segreto. 

Dovreste  lasciarmi  ^Menotti.  Vi  rappresenterebbe 
sul  ^''eneto. 

Addio,  con  dolore.  Dio  v'aiuti  I 

Vostro  amico 
Grius,  Mazzini. 


2r>4  WiSTOI.AUKt.  flSf!41 

A   Dkmktkhi   T>[Axrn,i.A    Mri.i.r.it,   a   Tdiìiìo. 

Londra,  7    liif?lif»   l^fi4. 
Cnro   >rnll(M-. 

Non  hiso^iui  che  jilti-i  s"  esageri  lo  (lis])osizi<mi 
l)iici(iclio  iiiiiicsi.  1  Mhiistii  stessi,  coineché  Iciitiiiido 
(><4ni  cosa  |;ci-  la  pace,  (lic<)ii()  ai  loro  intimi  di  eie 
(Icic  clic  sai-anno  liascinati  a  gnci-ra.  E  sani  inevi- 
tabile se  i  l^anesi,  peii/etuando  la  resistenza  o  la 
protesta  armata,  costrin<;()no  gli  Alleati  ad  assalir 
ropenaj»lien.  Persisto  del  resto  a  dire  che  se  noi 
assalissimo,  j^l  Inolesi,  non  sentendosi  ))in  isolati, 
aj;irel)l)ero  essi  pure. 

So  (pianto  si  prepara:  ignoro  se  per  ojjera  del 
re  o  del  Ministei'o.  Lo  deploro.  Ma  è  ragione  di  i)iii 
perché  s"  agisca  nel  \'eneto.  Ogni  impresa  altrove 
sarà  in  aria  e  senza  base.  Là  è  la  vera  base.  Io  non 
ho  pili  voglia  di  scrivere  inutilmente  al  re  o  ad  al- 
tri. Ma  spetta  a  quei  che  sono  in  contatto  di  fargli 
sentire  che  nella  smiifJtfdicifà  deirazione  è  il  segreto 
della  vittoria,  e  che,  in  verità,  fare  altrimenti  è  co- 
I)rire  di  vergogna  l'Italia  e  sé. 

\'oi  fate  quanto  potete  p*er  aiutarci,  per  far  can- 
giare quella  carta,  C)  etc. 

Scrivetemi.  Vostro  sempre 

GiT'SElTE. 

VMMCCCCXIX.  —  Pulilil.  in  Corrispondenza  inedita,  oit., 
p.    OS,    quindi    in    PoIUirn    ser/ela    Uiiìuina-.   eoo.,    cit  ,    p.    lO.S. 

(')  I  quattro  miliciui  di  ruhli,  sui  (inali  ved.  la  nota  alia 
lett.  VMMCCXCII. 


[1864]  Ea>ISTOLARIO.  255 

V3IMCCCCXX. 

To    Matilda    Biggs,    Bardeu. 

[London,  July  Sth,  18(>4].  Friday. 

Deai-est  Matilda, 

IIow  are  yoii?  IIow  are  ali  tlio.se  avIio  surround 
jou?  Emilie,  a.s  you  kuow,  is  ili  in  bed  from  au 
ahseess,  Avhicli  aaìH,  I  fear,  take  two  davs  more  to 
break.  Botb  tlie  celebratiou  of  ber  birtbday  and  a 
dinner  wbicb  was  to  take  place  at  Ricbmond  gìven 
by  Mrs.  Xathau  before  leaving  bave  been  coiinter- 
mauded.  Jessie  is  at  Soutbsea,  sileut  and  absorbed 
in  a  novel.  Mrs.  Taylor  is  stili  very  weak  from 
ber  t'ever-attack.    Bessie  and  William  are  flourisbin"'. 


Venerdì. 
Carissima    Matilde, 

Come  state?  Come  stanno  tutti  (luelli  clie  vi  circon- 
dano? Emilia,  come  sapete,  è  a  letto  con  un  ascesso  che 
si  aprirà,  temo,  soltanto  fra  due  giorni.  Abbiamo  dovuto 
rinunziare  tanto  a  festeggiare  il  suo  compleanno  quanto 
a  prender  parte  al  pranzo  che  la  signora  Nathan  doveva 
dare  a  Richmond  prima  di  partire.  Jessie  è  a  Southsea. 
silenziosa  e  assorta  in  un  romanzo.  La  signora  Taylor  è 
ancora  debole  in  seguito  a  un  attacco  di  febbri.  Bessie 
e    William    stanno   benissimo.    Carolina    adesso   è   sola,    poi- 

VMMCCCCXX.  —  Pubbl.,  in  parte  da  E.  F.  Richards.  op. 
cit..  voi.  ni,  pp.  S2-88.  L'autcgrafo  si  con.serva  nel  Museo 
del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Non  ha  indirizzo. 
La   data   vi  fu   apposta    da   M.    Biggs. 


2r)fi  EPISTOLARIO.  ri8'»41 

(  inoline  is  iiow  alone. lìJivinfj;  Ikhmi  loft  1).V  Maria  Slaiis- 
l'cld  ;  (^)  an<l  yostcì-day  cveiiinjj  was  the  first,  after 
tei!  (lays  I  lliiiik,  in  wliicli  we  liad  the  pleasure  of 
sittiii^  al  cards,  she,  Venturi  and  I.  The  out-of- 
the-cirele  i)r()S})ects  are  storniy:  and  forward  as  we 
are  in  tlie  yeai-,  it  mi^ht  be  that  before  its  end  the 
l()nj;-ini]»endinf]j  stoi-m  l)ec()ines  a  reality.  Only,  it 
is  nseless  now  to  speak  abont  it  ;  I  sliall  ])erha])S 
after  llie  15th.  Do  yon  read  the  j^reat  party-<le 
bate?  T  do;  and  convince  myself  every  day  more 
tliat  everything  is  ho]ieless  in  Europe  until  a  j^ood 
a]>peal  to  force  on  our  side,  that  is  on  the  riju;ht 
side,  takes  ]dace.  Tt  is,  for  a  man  Avho  haj.pens  to 
love  F>n,i;land  '  Avith  ali  ber  faults,  '  a  lanientable 
exhibition.  The  wliole  defence  of  the  Cabinet  is 
amountinj):  to  this  conclusion  :  '  England,  the  rej)re- 


ché  Maria  Staiisfeld  l'ha  lasciata  ;  e  ieri  sera  per  la 
prima  volta,  credo  dopo  dieci  giorni,  ebbi  il  piacere  dì 
giocare  a  carte  insieme  con  lei  e  Venturi.  Le  previsioni 
al  di  fiiori  del  Circolo  sono  di  tempesta  :  e  avanzati  co- 
me siamo  nell'anno,  potrebbe  darsi  che  prima  della  sua 
fine,  questa  tempesta,  che  da  lungo  tempo  minaccia,  di- 
venti realtà.  Ma  ora  è  inutile  parlarne:  forse  ne  parlerò 
dopo  il  15.  Tenete  dietro  al  gran  dibattito  del  Partito? 
Io  si  :  e  ogni  giorno  piti  mi  vado  convincendo  che  non 
vi  è  pili  speranza  di  nulla  in  Europa  fino  a  che  non  si 
avrj\  un  richiamo  alla  forza  da  parte  nostra,  cioè  dalla 
parte  della  giustizia.  Per  un  uomo  che  ama  l'Inghilterra 
«  con  tutte  le  sue  colpe  »  è  una  ben  deplorevole  esibi- 
zione. Txitta  la  difesa  del  Gabinetto  si  riduce  a  questa 
conclusione  :    «  L'Inghilterra,     rappresentante    del     moto    li- 

C)  Sorella  di  James  Stansfeld.  Ved.la  lett.vMDCCCCLXIII. 


[1804]  EPISTOLARIO.  257 

sentati  ve  of  tlie  libera  1  inoveiiient  in  Enrope,  can  do 
nothinj;  unless  su])i)()iie<l  by  tlie  representative  of 
the  (lespotic  ])iineiple.  Imperiai  France.  '  And  not 
a  sinjile  man  in  the  House  rises  to  point  out  tliis 
immoral  eontradietion  :  no  man  brands  botli  parties, 
states  what  the  poliey  of  Enpjland  oiiglit  to  be,  and 
walks  away  votinjj;  for  neither.  To  day  T  read  La- 
yard  on  nationality,  Titterinji:  lie  most  absnrd  things 
possible  in  a  silent  house,  merely  groiinded  on  not 
knowinji  trhat  nationality  is,  not  caring  to  give  a 
definition  of  it,  not  snspecting  that  nationality  is 
the  result  of  manifested  tendencies,  traditions  and 
of  a  special  fnnction  to  fulfil  in  the  Avorld  :  there- 
fore  believing  that  Switzerland  has  no  nationality 
because  three  languages  are  sjvoken  in  it,  and  so 
on.  Tliis  evening,  the  ^Ministry,  I  suppose,  will 
bave   a   majority  of   five    or  seven   votes.      I   never 


berale  in  Europa,  non  può  far  nulla  se  non  con  l'ap- 
poggio dol  rappresentante  del  principio  dispotico,  la 
Francia  imperiale.  »  E  non  v'è  un  solo  inidviduo  alla 
Camera  che  si  levi  a  far  notare  questa  immorale  con- 
tradizione :  non  uno  che  bolli  i  due  Partiti,  stabilisca 
quale  dovrebb'essere  la  politica  dell'Inghilteri'a  :  ed  esca 
senza  aver  votato  né  per  l'uno  né  per  l'altro.  Oggi  leg- 
gevo il  discorso  di  Layard  sulla  nazionalità,  in  cui  egli 
dice,  in  mezzo  al  silenzio  della  Camera,  le  pili  assurde 
cose  possibili,  derivanti  unicamente  dal  fatto  che  egli 
non  sa  che  roi^a  è  la  nazionalità,  non  si  cura  di  darne 
una  definizione,  non  sospetta  che  essa  è  il  risultato  di 
tendenze  manifeste,  di  tradizioni  e  di  una  particolare 
funzione  da  compiere  nel  mondo  :  crede  perciò  che  la 
Svizzera  non  abbia  nazionalità,  perché  vi  si  parlano  tre 
lingue  :  e  cosi  di  séguito.  Immagino  che  questa  .=;era  il 
Ministro    avrà    una    maggioranza    di    cinque    o    sette    voti. 

Mazzini,  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.   XLVII).    17 


208  KPISTOLARIO.  ri''^^>41 

talk  about  the  actual  debate  or  polk-y,  bccause  I 
aj^ree  witli  iiobody  aiul  am  prononnced  to  be  dema- 
jtogic  aiid  ovei-irri1;ihl('.  1  was,  tlic  other  day, 
compelled  lo  diiu'  at  Mi-.  Seely's:  tliore  T  foniid 
Bright  with  many  othei-s:  and  I  treiidded  at  tlie 
idea  tliat  a  discussioii  would  aiise  oii  the  siibject  : 
but  happily,  there  vas  iiothiiig  bnt  a  contesi  bet- 
ween  Bright  and  one  ~Mv.  AN'atkins  conceining  the 
(^anadian  (piestioii,  al)oii1  which  1  know  nr)tlnng, 
Hright  looks  good,  but  dieadl'tilly  conceited  and 
seli'esteeming.  Theie  was  one  Mi-.  ^loore,  I  think, 
of  the  City,  vnlgai-  b>oking,  ignoraiit  to  a  fabnloiis 
degree  about  everything,  besides  getting  very  red 
in  liis  nose  after  dinner,  asking  me  Avhat  soit  of 
lieojtle  tlie  Ciicassians  aie  and  Avliy  they  are  emi- 
grating,  and  stili  having  an  aii-  ol'  (i^^sumiice,  a  selt- 
c'ontentment,  a   master's  beìnivionr.  which  niade  me 


Io  11(111  Ita  rio  mai  (lell'attnale  dibattito  o  dell'attuale  li- 
nea di  condotta,  perché  non  vado  d'accordo  con  nessuno 
e  passo  per  demagogo  e  ipersensibile.  L'altro  giorno 
fui  costretto  a  pranzare  dal  signor  Seely  :  c'erano  Bright 
e  molti  altri  :  e  tremavo  al  pensiero  di  una  discussione 
su  tale  argomento;  ma  per  fortuna  non  vi  fu  che  una 
disputa  tra  liright  e  un  signor  Watkins  intorno  alla  que- 
stione canadese,  della  quale  non  so  nulla.  Bright  sembra 
un  buon  uomo,  ma  ha  un  gran  concetto  e  una  grande 
stima  di  sé.  V'era  anche  un  certo  signor  Moore,  credo 
della  City,  dall'aspetto  volgare,  di  un'ignoranza  spa- 
ventosa in  ogni  cosa,  e  oltre  a  ciò  con  un  naso  molto 
rosso  dopo  aver  mangiato,  che  mi  ha  chiesto  che  razza 
di  popolo  sono  i  Circassi,  e  perché  emigrano  ;  ma  pxire. 
con  una  l;ile  aria  di  sicurezza,  con  una  tale  padronanza 
e    soddisfazione    di    se    stesso,    clic    non    lio    potuto    fare    a 


[1SG4J  EPISTOLARIO.  250 

admire  liim.  I  almost  exclusively  spoke  willi  Mrs. 
Seely,  evidently  a  yood  woniaii,  iiot  inueh  forward 
in  iutellect  or  informatioii.  Four  servante,  divssed 
in  a  way  whicli  mad(^  me  incliued  to  rise  and  how 
to  tliem,  were  lielping.  The  liouse,  Prince's  gate, 
is  heautil'ul.  1  let't  at  lialf  past  ten  witli  Mr.  (Jrant 
Dulf,  an  Irisli  member,  I  tliink,  latliei-  well  int'onned 
and  witli  advanced  gleams  on  religious  qnestions,  etc, 
We  liave  no  suniniei-,  wliicli  1  legret  mainly  l'or 
yoni-  sake.    1  am  so  so,  l)n1  ever,  dearest  ^fatilda, 

your  ever  aft'eetionate 
Joseph. 


meno  di  ammirarlo.  Ho  parlato  quasi  esclusivamente  con 
la  signora  Seely,  senza  dubbio  una  buona  donna,  non 
molto  avanti  quanto  a  intelHgenza  e  a  cultura.  Servivano 
quattro  domestici,  vestiti  in  modo  clae  mi  veniva  voglia 
di  alzarmi  e  far  loro  un  inchino.  La  casa,  a  Prince's 
(iate,  è  bella.  Me  ne  andai  alle  dieci  e  mezzo  col  si- 
gnor (Jrant  Duff,  un  deputato  irlandese  di  cultura  piut- 
tosto vasta  e  con  idee  progredite  sulle  questioni  religiose, 
ecc.  Non  abbiamo  estate,  cosa  che  deploro  principalmente 
per  voi.  Sto  cosi  cosi,  ma  sono  sempre,  carissima  Ma- 
tilde,  il 

vostro  affezionato 
Giuseppe. 


2G0  KPI8T0LAUIO.  fl«(;-l] 

V.M.MCCCCXXI. 

TO     KMII.IK    ASHI'KST    VF-XITRI.     L()1h1<iII. 

|r>on(l..ii,    .Ttily    llth.    isn-i]. 
DoineKt  siinVici-, 

The  iisujil  (lueslioii  jiiul  1  l'eiii-,  iis  ycl,  llie  usuai 
s;i(l  Miiswt'i' :  ]>;)iii.  Stili,  diop,  you  oi-  (';ii-lo,  oiie 
\\<)i(l.     The  ( Joveiiuueiil    luive  trinmi)he(l  :   18  votes. 

I  (lo  regret  il.  (')  Wh;itever  the  consequeiicies,  they 
desevve  to  go  cut.  I  .sluill  see  you  al  foni',  If  I 
liave  no   people. 

Vour  lovirig 

•  loSEl'H. 

(  'n  rissini;!    solì'prente, 

Ln  solita  (ìdiuniuln  e  temo,  ancora,  la  solita  triste  ri- 
sposta :    dolori.    Pure,    buttate    giù,    voi    o    Carlo,    una    riga. 

II  Governo  ha  trionfato:  IS  voti.  Me  ne  duole.  Qualunque 
siano  le  conseguenze,  meritano  di  andarsene.  Vi  vedrò  alle 
(luattro.   se  non  ho  gente. 

Vostro  affezionato 
Giuseppe. 

VÌMMCCOCXXI.  —  Tubili,  da  E.  F.  RidiAiìns.  np.  cit.. 
voi.  Ili,  p.  S4.  L'autografo  si  ooiisfrva  noi  Miispo  dd  Kisnr- 
ftimoiito   (li    Konin.    Xnn   ha    indirizzo. 

(')  Era  stato  respinto  alla  Camora  dei  Lords  (S  luglio  1S04) 
un  voto  di  Ci  usura  al  (ìnvoruo  ìukIcsc  jior  gli  aff.-iri  di  Da- 
nimarca. 


fls(i4|  in'[STO£-Aui().  201 

VMMCCCCXXII. 

To    Matilda    Biogs,    Bardcn. 

[London,  Jiily  !»th.  l.sr.41.  Saturtlay. 
Matilda    dear, 

I  ani  just  iiow  ralhei-  poor  and  cannot  send  you 
a  piesent.  lUit  I  send  at  least  a  word  of  love:  and 
owing-  to  a  wiop.o  Information  about  the  houi  j;iven 
to  me  Ity  ^Irs.  Fiance,  I  feai-  tliat  it  will  he  posted 
too  late.  Whenever  it  reaches,  however,  you  will 
know,  <leai',  that  youi-  hirthday  is  Nonicfhuifj  loi-  me 
too;  that  it  is,  tlii-oiigh  love,  a  deai-  and  sacred  day 
foi*  me;  that  it  is  foi-  me  strength  and  coml(n-t  to 
know  that  you  have  some  aft'ection  foi-  me;  and  that 
it   woidd  he  a   hlessino   l'or  me  to  he  ahle  to  helieve 


Sabato. 
Matilde   cara, 

In  questo  nionienlo  non  mi  sento  molto  bene  e  non 
posso  mandarvi  un  dono.  Ma  voglio  inviarvi  almeno  una 
parola  d'affetto:  temo  però  che  per  un'informazione  sba- 
gliata datami  dalla  signora  France  riguardo  all'ora,  il 
mio  biglietto  .sia  impostato  troppo  tardi.  Comunque, 
quando  vi  arriverà,  saprete,  cara,  che  il  vostro  <'om- 
pleanno  rappresenta  (/ikiìcììc  cofid  anche  per  me:  che.  sic- 
come vi  voglio  bene,  esso  è  per  me  un  caro  e  sacro 
giorno  ;  che  mi  dà  forza  e  conforto  il  sapere  che  avete 
per  me  dell'affezione:  e  che  sarebbe  per  me  una  bene- 
dizione   di     poter    creder     che    il     mio     profondo     costante 

VMMCCCCXXXII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  noi 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  K.  Xatlian).  Non  lia  in- 
dirizzo.   La    data    vi    fu    apposta    da    M.    Biggs. 


202  EPISTOLARIO.  ti 864 J 

that  niy  deep  Constant  affection  is  —  even  liomoeo- 
piiticnlly  —  comforl  mid  sli-eiijitli  to  yon. 

Love   to  ali    lliosc   wiio  snn-onnd   yon   willi    love. 
i:vc"i- 

yoiu- 

JOSKl'H. 

Mlfctld    (là    —    sia    pure    in    doso    omeopatica    —    conforto 
e  forza  anche  a  voi. 

Cose    affettuose    a     tutti    coloro    che    vi    circondano    di 
affetto.    Sempre 

vostro 
Giuseppe. 

?MMCCCCXXIII. 

.\   DE^rETRio  l")i.\MiLLA   MuLLER,  a  Torino. 

Londra,    11    luglio   1S(Ì4. 

Caro  Mnller, 

Date  vi  pi-ej>o,  l'unita  a  Bulewski. 

Non  sapete  che  cosa  imi)oi-ti  da  dirmi? 

Io  mi  mordo  le  mani  per  rimbecillita  altrui.  Non 
cogliemlo  il  tempo,  lasciano  1"  Injiliilterra  ritrarsi 
])er  mero  senso  d' isolamento  e  la  Danimarca  cac- 
ciarsi probabilmente,  per  disperazione,  nelle  mani 
della  (rermania,  che  diventerebbe  [jotenza  marittima 
e  l)en  ])iti  forte  che  non  è  ogp;i. 

Addio  ]ìer  ora. 

Vostro 

(JilT'SEI'l'E. 

k'MMCC'CCXXIII.  —  Puhiil.  in  Cnnispondenza  inedita, 
cìt.,  p.  69. 


[1864]  EPISTOLARIO.  2G3 

VMMCCCCXXI\'. 

A  YixtKNzo  Brusco  Oxnis,  a   Milauo. 

[Londra,    ....   luglio  18G4]. 
Caio  liiiisco, 

Ho  la  vostra  dell'S.  A  quest'ora  sa[)ete  ch'io 
ero  informato  di  tutto.  Naturalmente,  scrissi  ])er 
impedire  ciò  che  credo  errore  capitale;  ma  s'altri  non 
impedisce,  non  sarò  io  quei  che  impedirà  G [aribaldi  J. 
Ben  mi  duole  se  56.  [Bezzi]  e  il  compagno  (M  cedono 
anch'essi  invece  di  star  fermi  al  loro  posto.  Se  il 
disegno  si  realizza  —  se  non  è  impedito  prima  del- 
l' arrivo  —  se  egli  riesce  da  (pielle  [^arti,  è  del)ito 
più  che  mai  1'  agire  noi  pure  :  e  ])er  questo  mi  dor- 
rebbe assai  che  ÒO.  [Bezzi]  m'abbandonasse.  Se  lo  fa, 
non  ritorna  ;  ma  se  [)er  caso  egli  tornasse  e  rrpa.r- 
tisse,  mi  lasci  almeno  (pianti  <lati  \,uò  su  quei  del- 
l' interno,  sugli  individui  del  suo  paese  dei  quali 
potiei  servirmi,  su  materiale  che  esiste  e  dove  sulla 
frontiera,  etc,  etc.  \'oi,  non  aggiungete  sconforto. 
IMsogna  dire  a  tutti  che  v'  è  un  grande  disegno  — 
che  per  esser  certi  dell'azione  altrove  G  [aribaldi] 
[)arte  —  ma  che  bisogna  [)re]»ararsi  ad  agire  per 
l'onore  e  per  la  salvezza  deirimi)resa,  la  cui  base 
è  sul  ^'en[eto].  l*oi,  vedrò  che  cosa  [)osso  fare. 

Se  5(5.  [Bezzi]  e  il  c()mi)agn()  partono,  non  date  ad 
aiiiiiia   viva   danaro  nostro:    se  gli  altri  partf)n()  ed 

VMMCCCCXXIV.  —  Inedita.  L'autografo  s;  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Xathan).  Non  ha 
indirizzo. 

(')  Filippo  Manci.  Andava  a   Ischia   insieme  con  E.   Bezzi. 


264  EPISTOLARIO.  [18(15] 

«'uli    riiiKinc,  (>   vi   jicccniia   hiso^uo  wssoliilo   pcv  ])i-('- 
]i;ii;ir('  riiitenio,  (l;iti'j;li. 

yi'v  sfumata  in  (inasti  uionii,  jx'l  limio  del  .Mi- 
iiistei-()  Danese.  (M  una  l'ondata  sjteranza  di  molto 
danaro  e  d'altro.  Ho  contro  me,  pei-  danaro,  una  vera 
fatalit;\. 

Addio  ;  vostro  sempre 

Giuseppe. 

vynuTccxxy. 

A   Demetrio  Diamilla   Muller,  a   Torino. 

Loiulra,    14   luglio    1S64. 
('aro    .Mulk']-, 

Ciò  che  accade  non  è  mia  colpa,  lo  non  avrei 
di  certo  pubblicato.  ]Ma  l'allarme  del  Partito  è  con- 
seguenza legittima  inevitabile  di  due  cose  che  il 
re  dovrebbe  intendere.   (-) 

La    ]»rima    è   lo   scredito   nel   (pnile  è   caduto  con 

(')  Il  Ministero  danese  era  stato  «  rinviato  d  dal  re  Cri- 
stiano   IX,    e   se   n'era    formato    un    altro    cnu    tendenza    tedesca. 

VMMCCCCXXV.  —  Pubbl.  in  Conispondeina  hieditu,  cit.. 
11)».  70-7.'i.  quindi  in  PoliUca  segreta  ifaliaììa,  ecc.,  cit , 
pp.    lOG-108. 

(-)  Nel  Diruto  del  10  luglio  1864  era  apparsa  la  seguente 
protesta,  che  probabilmente  era  stata  compilata  da  coloro  che, 
ad  esempio  A.  Bertani.  erano  contrarii  alla  progettata  spedizione 
di  Garibaldi  in  Oriente  :  «  Avuta  certa  notizia  che  alcuni  fra'  mi- 
gliori del  Partito  d'Azione  sono  chiamati  a  prender  parte  ad 
imprese  rivoluzionarie  e  guerresche  fuori  d'Italia,  i  sottoscritti 
convinti  : 

«Che    noi    stessi    versiamo    in    gravi    condizioni    politiche: 

«  Che  nessun  popolo  e  nessun  terreno  sia  più  propizio  ad 
una    rivoluzione    per     gl'interessi     della     librrtà    che    l'Italiano. 

«  Che    le    imprese    troppo    incerte    e    remote,    (juali    sono    le 


[1864]  EPISTOLARIO.  263 

uoi  il  Ministero  immorale  e  pei-.seciitore  che  oggi 
go\erua :  udendo  della  i)artenza,  la  prima  idea  che  si 
affaccia,  a  uomini  sospettosi  d'  un  Ministero  siste- 
maticamente ostile  al  Partito,  è  che  si  tratta  d'  un 
inganno,  d'  un  tradimento  ordito  per  allontanare  Ga- 
ribaldi e  perderlo. 

La  seconda  è  la  smania  d' ordire  cospirazioni 
dentro  cospirazioni.  Mi  s'  è  lasciato  ignorare  il  pro- 
getto :  come  posso  io  allora  regolare  il  Partito?  lo 
seppi  per  caso  della  decisione,  e  ignorando  se  fosse 
un  intrigo  del  Ministero  o  un  capriccio  di  Garibaldi, 
disapprovai.  Ben  inteso,  ripeto,  non  avrei  ricorso 
mai  al  metodo  del  Diritto. 

Le  ragioni  i)er  le  quali  io  disapprovo  V  idea  del- 
l'allontanamento di  Garibaldi  sono:  aiutati,  siamo 
certi  del  moto  in  Gallizia  e  altrove.  Ma  quei  moti 


indicate,  ordite  da  prìncipi,  debbano  necessariamente  servire 
più  a"  loro   interessi  che  a  ciuello  dei  popoli  ; 

«  Cre<lono  loro  dovere  e  per  isgravio  della  loro  coscienza 
dichiarare  : 

«  t'he  l'allontanarsi!  dei  patrioti  italiani  in  questi  mo- 
menti iiuu  può  che  riuscire  funesto  agli  interessi  della  Pa- 
tria. » 

Tutta  la  protesta  era  destinata  a  contrariare  ogni  azione 
da  parte  di  Garibaldi  ;  e  il  quarto  paragrafo  di  essa  era  evi- 
dentemente diretto  a  contrastare  ogni  azione  da  parte  del  re  ;  il 
quale  inviò  subito  ad  Ischia  il  barone  Porcelli,  suo  incaricato, 
per  comunicare  a  Garibaldi  che  il  disegno  di  una  spedizione  in 
Oriente,  in  séguito  alla  pubblicazione  della  protesta,  per  la 
«piale  potevasi  vedere  compromesso  dinanzi  ai  Governi  europei 
e  al  Ministero  italiano,  doveva  ritenersi  fallito.  Subito  dopo  il 
colloquio  avuto  col  Porcelli^  il  Generale  dichiarò  a  B.  Cairoli,  a 
G.  Missori  e  agli  altri  che  si  erano  dati  convegno  ad  Ischia 
che  tutto  era  andato  a  monte  e  che  egli  sarebbe  partito  su- 
bito per  Caprera,  dove  fu  di  ritorno  il  20  luglio.  Ved.  G.  GuEat- 
ZONi,    Garibaldi,    cit.,    voi.    II,    pp.    399-408. 


206  KTISTOLARTO.  [18()4] 

hiuino  bisojiiio  di  essere  segniti  dal  Veneto.  Ora  il 
\'eiiet()  lui  bisogno  di  (iaribaldi  non  necessai-io  lag- 
gin.  Il  N'eifeto  interpreterebbe  la  sua  paitenza  come 
nn  aI)ban(Iono  e  come  una  diciiiarazione  implicita 
elle  in  Italia  non  si  ha  da  lare.  La  base  vera  di 
tutte  le  operazioni  è  in  Italia;  che  si  cerchi  di  far 
coiiiiiìcidrc  altroNc  non  piace  a  me,  ma  cedo  e  v'ho 
lavorato,  l'n  moto  in  (ìallizia  e  anche  in  l'ngheria 
è  un  moto  in  aria,  nondimeno,  se  non  è  seguito  rapi- 
damente da  noi.  10  allontanare  (iaribaldi,  lo  impe- 
disce. 

Sono  dolente  e  stanco  del  modo  con  cui  si  tenta 
una  impresa  vitale. 

Bisognava  avere  un  programma  netto  e  realiz- 
zarlo di  buona  fede  e  con   intelligenza  assoluta. 

Accettata  da  me  la  decisione  di  far  procedere  il 
moto  altrove,  bisognava  fidarsi  di  me  e  ])rocedere 
uniti  air  esecuzi(me  dei  programma. 

Aiutarci  via  via  per  la  partenza  dei  quadri.  Spro- 
nare il  moto  Galliziano  e  l'ngherese  i)er  mezzo  de- 
gli agenti  governativi.  —  Autorizzare  il  X'eneto  a 
seguire  i  nostri  consigli  dopo  cominciato  il  movi- 
mento altrove.  ^Menotti  in  (ìallizia,  perché  il  nome 
operasse  sui  Keggimenti  italiani.  (Iaribaldi  serbato 
al  Veneto.  L'azione  del  (Joverno  come  conchiusione. 
—  Invece,  il  programma  è  a  un  tratto  mutato,  e  a 
insaputa  mia  Garibaldi  è  indotto  ad  andar  via.  K 
(piindi  credenza  in  me,  nei  Veneti  e  nei  paesi  stessi 
che  si  vogliono  insorgere,  che  l'Italia  non  vuol  se- 
guire ;  e  che  appunto  per  impedire  il  suo  moto,  si 
manda  via  Garibaldi.  Scissione  quin<li  e  imprudenza 
da  ogni  parte. 

Cosi  non  si  va.  E  tutta  la  mia  azione  si  trova 
paralizzata. 


[tSr.4]  KPISTOLARIO.  267 

Intanto  1'  ()i>i,v)i-tiinità  Irasvola. 

Il  re  jmò  aver  raijione  sul  fatto  si)eciale,  ma  lia 
torto  a  non  vedere  che  in  (piesto  caso  bÌ!soj;na  in- 
tendervi senza  riserva. 

Tutto  può  l'arsi  ancora  accettando  il  disetjno 
com'io  r  esponjio.  Le  circostanze  europee  sono  an- 
cora propizie.  Le  esigenze  della  Prussia  saranno  tali 
che  la  Danimarca  romperai  —  se  può  contare  su 
noi  —  le  trattative.  L'Injihilterra  non  si  sentirà 
pili  isolata  e  muterà  di  politica. 

1^11  aiuto  decisivo  ai  nostri  preparativi  laggiù, 
irruzione  in  Gallizia  e  in  Transilvania.  Klapka  do- 
vrebbe recarvisi,  Garibaldi  lasciato  al  Veneto,  lo 
mi  i'o  mallevadore  <lel  successo.  —  Dove  no,  non  so 
che  cosa  avverrà. 

Ho  la  coscienza  di  essere  stato  in  tutto  questo 
logico,  costante  e  leale,  ma  pel  caso  che  nulla  si 
l'accia,   ho   bisogno   io   pure   di   essere  indipendente. 

Non  accetterò  mai  salvacondotti.  È  un  confes- 
sarmi  colpevole    e  legittimare   la   mia   proscrizione. 

Addio. 

Vostro 
Giuseppe. 

P.  S.  —  Garibaldi  non  mi  disse  mai  una  ])ar()la 
sul  disegno.  E  confesso  che  Jion  [)restai  quindi  al- 
cuna fede  al  primo  avviso  dato  dal  Conte  V[erasis] 
(li  Gfastiglione]  ad  Antonio  Mosto.  (^) 

Sulle  basi  accennate,  naturalmente  non  avrei  ob- 
biezioni ad  abboccamenti  né  ad  altro.  Senza  quelle, 
ogni  cosa  è  inutile. 

(')  Ne,l  colloquio  tenuto  il  19  maggio  1S64.  Veci,  la  nota 
alla  lett.   VMMCCCLXXVI. 


2G8  KPiKTOi.Aino.  11804] 

. Adoperatevi  ])(*!•  ciò  cIk'  sjijx'le.  sia  ]H'r  mezzo 
(Iella  cavia  di  rendita  Kassa.  sia  ]»er  altra  via.  Se 
non  si  la  (|nest'anno,  siamo  disonoiati  come  Italiani 
e  come  Partito.  E  nella  (Ichóclc  comune  opinano  fa- 
rà quel  che  la  coscienza   is])irerà. 


VMMCCCM'XXVl. 

A   Demetrio   Diamili.a    Mij^ler.    à   Turili. 

Londre:5,   14   juillet   lb()4. 
(Mier  ami, 

J'écris  à  ■'•**  :  il  vons  réi)étera  et  ce  (jue  je  Ini 
dis  et  ce  ([ii"  il  fandrait  dire  à  (ini  de  droit.  La  jiro- 
testation  de  nos  amis  est  imprndente,  mais  elle 
découle  de  la  manière  contradictoire  et  sournoise 
avec  laqiielle  les  att'aires  ont  été  condnites.  Avec 
un  Ministère  discrédité,  soiipijonné,  comme  le  nutre, 
il  est  natnrel  qii'on  voit  uu  piège  dans  la  détermi- 
nation  prise,  et  qui  m'a  été  soigneuseraeut  cacliée 
jiar  (laribaldi  Ini-méme. 

Je  crois,  d'ailleurs,  Téloignement  funeste.  A'ous 
le  savez  vous-méme.  Avec  un  peu  d'aide  soulenue, 
là  où  r  on  veut  (pi'on  agisse,  nons  sommes  sùrs 
d'agir,  et  nous  n'avons  pas  besoin  de  lui.  —  Sur 
la  Vénétie  il  est,  au  contraii-e,  indispensable.  Car 
son  éloignement  ne  jieut  (pietre  interprete  comme 
une  instruction  implicite  de  ne  rien  taire.  Avec  lui 
partirait   tout   son    État   Major  avec   ceux-là   mème 

VMMCCCCXXVI.  —  Pubbl.  in  Corrispondenza  politica,  ecc., 
pp.  Ki-TS,  quindi  in  Politica  segreta  itailana,  ecc.,  cit.; 
pp.    110-112. 


riS(;41  KPISTOLAIJIO.  269 

(jii'on  (U''^<il•e  avoii-  poni-  cliefs  niilitaircs  daiis  la 
W'uétie. 

Or,  saiis  lii  Véiiétie,  le  nionvoinent  ([iiel  (in'il 
soit  n'a  pas  de  base.  Si  nous  ne  pouvoiis  opéier,  lo 
uiouvement,  après  l'autre,  à  l'intérieur  de  la  ^'éné- 
tie,  le  Gouveriieraent,  qnelles  que  soieiit  ses  iiiteii- 
tions,  manqueia  de  prétexte  j^oni-  agir.  Je  le  coli- 
na i.s.  TI  n'apira  pas.  On  concentrerà  tontes  les  forces 
antricliiennes  pour  écraser  les  autres  monvements 
isolés,  et  iions  p'asserons  pour  traìtres  anx  yenx  de 
la  Gallicie  et  de  la  Hongrie. 

Je  ne  peux  ]ias  m' exposer  à  joner  ce  iòle.  Il 
me  faut  à  moi  aussi  mie  garantie.  Et  on  me  Tòte, 
eii  m'òtant  Crarihaldi. 

Voilà  ce  qu'il  l'aiit  dire  an  comte  rastiolione.  et 
à  (jui  de  droit. 

Tout  ceci  n'est  qii'ébullition  insignifiante.  Sont- 
ils  (les  liommes  politiques?  Sont-ils  Italiens  et  veii- 
lent-ils  taire  l'Italie?  Alors  un  programme  net  et 
loyalement  exécnté. 

Aide  sui  vie  pour  nos  cadres,  etc.  Mot  d' ordre 
aux  agents  gouverneraentaux  à  l'étranger  pour  qu'ils 
encouragent  le  raouvement.  —  Action  sur  Couza 
pour  qu'il  laisse  faire.  —  Menotti  en  Gallicie  pour 
son  noni  et  pour  les  régiments  italiens.  —  Klapka 
en  Transylvanie.  —  Mot  d'ordre  aux  Vénitiens  pour 
(pi'ils  snivent.  les  mouvements  une  fois  initiés  ail- 
leurs,  nos  conseils.  —  Garibaldi  laissé  à  la  Yénétie. 
Xotre  mouvement  intérieur  suivant  ceux  du  deliors.  — 
Aide  de  notre  part  —  le  Gouvernement  concluant 
par  la  guerre.  Voilà  tout. 

Le  Danemarck  briserait  avec  la  Prusse,  dont  les 
exigences  retardent  Taccommodement.  L'Angleterre, 
qui    se    croit    isolée    aujourd'hui,    suivrait  sa  pente 


2~t\  iriMSTOi.Aiiio.  lisci] 

iijitnicllc  (ini,  (|iH)i(iii('  (lisc'ut   k's  ;ip]»;iiTiia's,  e.sl   l;i 

Si  Oli  ne  lai!  ]);is  cclji  djiiis  l'jiiiiu'c.  (■"csl  hi 
(h'haclc,  rniKiicliit'.  FA  c'esl.  on  devrail  mV'ii  ci-oirc, 
la  (Illesi  ioli  ))oliti(ine  so  sub.stitiiant  chv/.  iioiis  à  la 
(|ii(>s1ìoii  nal ioiialc. 

Adicu  : 

voi  ir  ami 

JOSKI'II. 


\  \MM('('('(\\X\1I. 

A   (liAtiXTo    IJrlzzehi,    a    Luiulra. 

ILuiidral.   17  hij;liu    flSlM]. 
("aio  IJriizzc'si, 

Slaiisfeld  accetta. 

Ora,  per  inteiidei-vi  sui  pai-licolaii,  recatevi  alla 
Swaii  Brewery,  il  giorno  clie  jiiiì  v"  agizrada,  dopo  le 
due;  e  cliiedete  di  lui. 

La  Swan  Brewery  è  in  ^^'alham  (Jreen.  (ìli  oiniii- 
l)us  «  Pntney  »  die  passano  davanti  a  me,  jiassano 
pure  davanti  alla  Birreria,  eh"  è  su  Fulham  Road  a 
sinistra,  (ili  omnibus  la  conoscono. 

Con  saluti  d'affetto  alla  gentile  vostra  consorte, 
abbiatemi 

vostro 
Gius.  Mazzini. 


VMMCCCCXXVII.     —     Inedita.     L'autografo    si     conserva 
nel   Museo  del  Risorgimento   di   Roma.   Non   ha   indirizzo. 


[1804]  En?isTOLARio.  271 

VxAIMCCCCXXVIII. 

A    Maurizio    Quadrio,    :i    Liiijano. 

[Loiulntl,  l!t  lusli.)    [18('.4]. 
Caio  Maurizio, 

Affetto  come  sempre,  malgrado  il  silenzio.  Non 
ti  scrivo,  i>erclié  mi  manca  il  tempo  e  [terclié  jiie- 
feiisco   scrivere  ali  interno,  dove  ne  hanno  bisogno. 

Ignoro  ancora  —  saprò  probabilmente  domani  — 
se  abbiamo  disfatto  o  no  il  disegno.  Il  re,  essendo 
furente  per  la  denunzia,  com'egli  la  chiama,  al  ne- 
mico fatta  dal  Diritto  e  apponendo  ogni  cosa  a  me, 
è  probabile  che  non  se  ne  farà  nulla;  ed  è  probabile 
che  anche  Gar[ibaldi],  il  quale  mi  celava  ogni  cosa, 
ricevendo  la  mia  lettera  che  gii  diceva  «  so  la  vo- 
stra determinazione,  etc.  »  ('  )  sarà  furente  egli  pure. 
Vorrei  che  quest'incidente  vi  provasse  che  il  mio 
contatto  con  chiccliessia  non  conduceva  a  lasciarmi 
tradire.  Era  sempre  sull'avviso  come  chi  sa  d'a\er 
a  fare  con  un  nemico.  Sf)no  sempre  del  resto  rimasto 
perfettamente  indipendente  e  dichiarandolo.  Il  re 
desidera  veramente  moti  in  Gallizia  e  in  Ungheria; 
ha  dato  4^0,000  franchi  ai  miei  agenti  i^olacchi  per 
questo;  e  aititato  in  altri  modi:  se  non  che  moral- 
mente codardo  e  intendendo  che  se  il  moto  Galli- 
ziano  avesse  mai  luogo,  io  avrei  fatto  movere  imme- 
diatamente sul  Veneto  e  prevedendosi  trascinato  a 

VMMCCCCXXVIII.    — ■    Inedita.    L'autografo    si    conserva 

nel   Museo  del    Kisiorginiento   di    linnia    (fondo   E.    Xathanl.    Xou 
ha    indirizzo. 

(0    Ved.    la   ,Iett.     VMMCCCCXVIII, 


/ 


272  KPIKTOLAUIO.  /  [IS04J 

scjfiiir»',  jivcva  aicliitettjito  (lucsio  bel  (liscj^no,  onde 
hisci.iic  i  \('ii('ti  (k'iusi.  ini])('(liinii  d/  l'aio,  e  ri- 
miiiier  padrone  d"  aspettale  indelinitaHiente  Io  svi- 
luppo e  il  successo  del  moto  altrove,  prima  di  se- 
.iinirlo.  Xon  v'è  altro  che  questo.        / 

È  i)robabile  che  tutto  vada  in  f^mo.  Se,  contro 
la  mia  credenza,  eseguiscono,  (;ar[ib;fldi]  sarà  tradito 
da  Couza,  il  quale  ha  fatto  intanto  arrestare  l'altro 
giorno  Frigesy,  mio  agente  là.  Ma  supX)onendo  che, 
il  Partito  Nazionale,  i  l^ratiano,  Kosetti,  Golesco, 
etc.  che  sono  in  contatto  con  me  riescissero  a  rove- 
sciar Couza  e  che  Gar[ibaldi]  riuscisse  (piindi  a 
qualche  cosa,  naturalmente  bisognerebbe  far  di  tutto 
per  far  seguire  dal  A'eneto.  In  quel  caso  dunque, 
verrei  ingiù  anche  senza  mezzi  per  tentare  il  pos- 
sibile. 

Se  invece,  com'è  ])r()babile,  Gar[ibaldiJ  non  va 
—  o  i  \'eneti  movono  e  faremo  ognuno  ciò  che  po- 
tremo —  o  non  movono  —  e  la  cosa  è  probabile  — 
e  abbiamo  Y  inverno  davanti  a  noi. 

Ti  confesso  che  sono  stufo,  nauseato,  spossato,  e 
ormai  il  lavoro  è  da  più  di  me.  Con  questo  dualismo 
di  Comitato  Centrale  (la ribaldino  e  con  ine,  è  impos- 
sibile andare  innanzi;  e  solo  non  posso  fare.  Il  Par- 
tito è  inorganizzabile.  11  Partito  non  vuol  dare. 
Quando  non  è  possibile  i-iempire  una  Lista  di  500 
che  diano  100  franchi,  dov'è  il  l'artito'?  Ciarle  e 
non  altro.  Lagni  continui  contro  il  Comitato  Cen- 
trale, coniro  tutti,  ma  non  altro.  Siam  dunque 
l^ochi  e  incapaci.  Dove  si  realizzarono  tutte  le 
idee  che  diedi  un  anno  addietro  per  organizza- 
zione, sezioni  di  lavoro,  sottoscrizioni  mensili  di 
tutti  i  nostri,  etc?  Dispeio  se  non  dal  tempo  e  dalla 
forza  delle  cose.  Son  vecchio,  con  un  mare  d'  ama- 


[1864]  EyiSTOiARio.  278 

rezza  e  d"  infelicità  .sull'anima  che  minaccia  di  som- 
mergerla, ilo  tentato  in  questi  mesi  tacitamente  ogni 
cosa  per  a^ere  una  somma  rotonda  in  mano  e  inu- 
tilmente. L' ultimo  tentativo  fu  colla  Danimarca. 
11  G  si  discmevauo  in  pieno  Consiglio  le  mie  pro- 
poste di  mezzo  milione  di  franchi  e  d'  una  fregata 
a  vapore  a'  miei  ordini:  erano  appoggiate  dal  Mi- 
nistro della  Guerra.  E  il  T  mi  vedo  innanzi  il  tele- 
gramma della  (dimissione  del  Ministero. 

Comunque  —  e  per  non  avere  a  riscriverti  — 
se  1"  anno  passa  ; 

Danaro  :  vedere  di  raggranellare  qiietamente  of- 
ferte possibili;  statistiche  di  nomi  ai  quali  io  possa 
indirizzarmi  ;  insistere  per  me  —  io  non  ho  più  core 
di  farlo  —  col  Partito  perché  ciascuno  cominciando 
da  te,  da  Brusco,  ciascuno  formandosi  un  nucleo 
con  un  percettore,  dia,  dia  davvero,  una  quota  men- 
sile qualunque  ;  e  via  cosi. 

Litigare  il  meno  i)ossibile  con  individui  :  non 
giova  e  ci  accresce  i  nemici  attivi.  Predicare  i  prin- 
cipii,  e  lasciare  che  gli  uomini  ne  tirino  le  conse- 
guenze sugli  individui. 

Falange  Sacra.  —  Il  concetto  era  una  Società 
strettamente  segreta  che  stringesse  in  organizzazione 
i  repubblicani,  e  formasse  un  corpo  compatto  presto 
a  prevalersi  d'una  opportunità  che  potrebbe  nascere 
impreveduta  per  lanciare  il  grido.  Questa  opportu- 
nità potrebbe  un  giorno  venir  dal  Sud  ;  può  venire  da 
una  collisione  inaspettata,  in  caso  d'impresa,  tra  Ga- 
ribaldini e  il  Governo.  Per  me,  l'Associazione  avrebbe 
dovuto  rimanersi  ignota,  e  non  gittarsi  a  bollettini 
stampati.  Quei  di  Fir[enze]  sono  scritti  cosi  male  e 
sempre  cosi  personali  che  screditano  :  il  primo  di 
Genova  era  buono  :   il  secondo,   imprudente,   e  tra- 

Mazzini.  Scritti,  ecc.,  toI.  LXXYIII  (Epistolario,  voi.  XLVII).    18 


274  KPisTOi.Anio.  /      [ISW] 

scino  la  (licliiarazione  raiioli.  (')  La  j-oleni/ca  è  cosa 
dì  uioniali,  non  di  socicià  scjii-cte.  La  Fabn;;c  Sacra 
dovrchln'  senza  chiasso  oi-<;anizzarsi  di  località  in 
località:  dovrebbe  pensare  ad  ai-niarsi^e  —  lipeto 
—  rimanersi  strettamente  segreta. 

\'eneto  e  Trentino:  occuparsene  sempic:  atTeiiaic, 
cercare  ogni  opportunità  di  cacciar  nuove  lila  nel- 
l'intei-no  e  di  lavorare  nel)"  emigrazione  N'eneta. 

iì  lavorare  a  organizzare  so])ralutlo  l'alta  Lom- 
itai-dia. 

^Li  sopratutlo  danai'o:  con  una  somma  in  mano, 
saremo  padroni   del   terieno:   senza,  lui  lo  è   inutile. 

Insisti  un  pò"  con  Stampa  e  con  tntte  le  Società 
operaie  nostre,  perché  escano  dal  ridicolo  d'avei- 
dccictato  la  Federazione  delle  Società  nel  Congresso 
di  l'arma  senza  mai  realizzarla.  Mandai  due  mesi 
addietro  a  Stampa  le  basi  <lel]o  Statuto.  Non  so  che 
ne  tacesse.  ^la  (jnel  concentramento  è  d'una  impor- 
tanza vitale  politica  e  sociale.  E  inoltre,  potrei  cor- 
rispondere l'egolarmente  e  utilmente  con  un  Centro 
imico. 

Lhiitevi  davvero  tu,  Gril[enzoni],  Fiori,  Peder- 
zolji,  etc.  Lavorate  regolarnuMitc.  È  una  vera  male- 
dizione che  ciascuno  lavori  per  proprio  conto.  Perdio  I 
che  i  repnbblicani  non  possano  afliliarsi  regolarmente, 
a  una  (juota  mensile  —  poi  da  voi  a  Casanova  in 
IJrissago  —  a  qualche  altro  —  poi  ai  giovani  di 
Como  —  e  via  cosi  I  Che  i  nostri  di  Mil[ano]  non 
possano  far  lo  stesso  I  Che  non  foss'altro,  i  repub- 
blicani  d'Italia  non  possano  contarsi  con  un  franco 


(')  La  dichiarazione  del  2  maggio  ISG-t  pulihl.  nel  Diritto 
di  due  tre  giorni  dopo,  con  la  quale  B.  Cairoli  .smentiva  ohe 
il   Comitato   Centrale   Unitario  autorizzasse   «  armamenti.  » 


[ISC.l]  KPisTOLAian.  275 

inoiisile!   l'iiK'lu''   siete    iiicjipiici   di    i('aliz/>;ii"  nucsto, 
non   v'è  da  spei-aie. 

Addio:    ma   sempre    il  tuo 

GlUSKl'l'K. 

21. 

Chiedi  a  (  li  il[eHZ()iii]  e  i'a  eh"  egli  mi  dica  a 
norma  mia  (inanio  ha  in  mano  i»er  me,  tra  lui  stesso 
e  ei«'t  che  Brusco  versò  al  suo  banchiere. 

P.  S.  —  Odo  (Taril)[aldi]  partito:  annunziano 
per  Caprera,  ma  siccome  non  ho  nuove  da  alcuno 
de'  suoi,  mi  viene  in  cajìo  la  possibilità  eh'  ei  sia 
partito  per  altrove.  Se  mai  fosse,  vedremo.  Ma  è  più 
probabile  il  contrario. 

Comunciue,  se  non  s 'agisce  nel  ^'eneto  entro 
(piindici  giorni,  è  tìnita  ])er  l'anno.  E  in  quel  caso, 
se  veramente  non  s"  organizza  (jualche  cosa  i)er  aver 
danaro,  io  abl)andono  la  partita.  Non  ne  posso  più. 
Scriverò  più  liberamente  il  vero. 


V.MMCCCCXX1X. 

A  Vincenzo  Brusco  Oxms,  a   Milano. 

[Louflra:!,  21  higlio  [1804]. 
Caro  Brusco, 

Scrivo,  ignorando  se  G [aribaldi]  sia  partito  ve- 
ramente per  Caprera  o  per  altrove.  Comunque,  se 
mai  fosse  per  altrove,  e  se  non  è  tradito  da  Couza 

VMMCCCCXXIX.  —  Pul)hl..  iu  gniu  parte,  in  Cfiini  hio- 
[irrifici  e  storici  a  proemio  del  testo  degli  S.  E.  I.,  voi.  XIV, 
PI),  clxv-clxviij.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del  Risor- 
gimento di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Non  ha  indirizzo. 


270  Ki'iRTOi.Aiiio.  [isr,41 

t'  se  riesce  51  (lUiilclie  rosa,  è  chiaro  che  bisof^iia 
cercare  di  far  (lualclie  cosa  sul  Ven[et()].  Appena  ve- 
nissi a  risa])ore  (lualclie  cosa  di  certo,  n'accosterei. 

Ma  è  ])iu  i)rol>al)ile  il  ritorno  a  Caprfera].  E  in 
(piel  caso,  se  i  \'eneti  non  aiziscono  entro  1"»  giorni, 
non  v'  è  da  illudersi  :  non  si  fa  più  nelF  anno.  La 
stagione  innoltra.  Fare  alla  fine  d'ajjosto  perché  (|uin- 
dici  ^[iorni  dopo  le  nevi  rendano  impossibili  nna 
guerra  di  bande,  non  è  savio  né  possil)ile. 

Supposto  quindi  che  Vanno  ])assi,ecco  ciò  che  ho  da 
dire.  E  lo  dico  adesso  ])er  non  dover  pili  ri])arlarne. 

Senza  unità  di  lavoro,  nulla  faiemo.  È  impossi- 
Itile  lavorare  quand'io  tengo  ai  A'eneti  un  linguaggio 
e  il  Comitato  Centrale  ne  tiene  un  altro  —  quando 
io  m'intendo  colla  democrazia  Polacca  per  un  lavoro 
in  Gall[izia]  e  ])er  liberarci  d'uomini  avversi,  e  il 
di  dopo  Gar[ibaldi]  stringe  un  patto  con  quelli  uo- 
mini stessi  —  quand'io  scelgo  un  capo  ])ei  lavori 
(rrngh[eria]  e  poco  dopo  vedo  dire  che  Kl[apka]  è 
scelto  a  capo  —  quando  io,  sulla  fede  data,  pro- 
metto che  G [aribaldi]  andrà  sul  A>neto  e  ad  un 
tratto  odo  ch'ei  si  prepara  ad  andare  sui  Principati 
—  e  via  cosi.  Lottare  con  G [aribaldi]  non  voglio, 
perché  sarebbe  danno  al  paese.  È  inutile  quindi  ch'io 
lavori  per  l'azione  e  noi  farò:  ben  inteso,  dirò  di 
tempo  in  tempo  ciò  che  credo  dovere  di  dire  ai 
Veneti  e  ai  Trentini,  ma  non  vedo  scopo  a  logorare 
i  ]>ochi  giorni  che  m'avanzano  in  organizzazioni  o 
disegni  che  ogni  giorno  mi  sono  ridotti  a  nulla. 

S'io  non  credo  utile  lottare  con  Comitato  Cen- 
trale o  G [aribaldi],  credo  debito  mio  ancora  lavorare 
all'azione  quand'io  mi  trovi  in  mano  i  mezzi  ])er 
giungervi  da  per  me  ;  ma  allora  soltanto.  Ora,  io 
dispero  che  mezzi  siffatti  mi   vengano  dal  Partito. 


[1S(;4]  Kl'ISTOLAKIO.  277 

10  quanto  airesteio.  è  impossibile.  Non  vojilio  iiuMi- 
(licare  sigli  Inp:lesi  ])ei'  oi-fjoglio  Italiano:  facendolo, 
non  vi  riescirei.  Ho  tentato  con  altri  e  iitutilmente. 
Ter  (larvi  un  esempio,  vi  dirò  che  mandai  poco  tempo 
addietro  un  inviato  in  Danimarca,  quando  la  delu- 
sione era  per  essi  compita  —  che  fui  sul  punto 
d'aveie  500,000  trancili  e  una  fregata  a  vapore  —  e 
die  a  un  tratto  il  re  mutò  ^Nfinistero  e  tutto  andò 
in  fumo.  È  inutile:  chi  vuol  fare,  lo  deve  con  forze 
proprie:  se  non  ])uò,  si  rassegni. 

Se  dunque  in  i)rimavera  son  vivo  —  se  avessi 
allora  150,000  franchi  in  mia  mano  —  verrei  in  Italia 
e  senza  impicciarmi  di  Comitato  Centrale  o  d'altro  — 
senza  far  guerra  ad  anima  viva  — tenterei  determinare 
un'azione  da  per  me,  con  quei  che  come  Bez[zi]  e 
altri  vorranno  seguirmi.  Se  no,  no.  Non  mi  tormen- 
tate per  ciò  che  non  posso  fare.  Scriverò. 

Il  Partito  è  impotente.  Vedete  la  Lista  dei  500 
a  che  si  è  ridotta  I  ^'edete  se  ho  mai  ]>otuto  otte- 
nere che  tiifti  gli  individui  nostri  si  quotizzino  men- 
silmente e  paghino  regolarmente  !  Vedete  se  le  se- 
zioni di  lavoro  hanno  lavorato!  Forse  per  un  mese; 
poi,  sfumarono.  Finora,  ciò  ch'io  chiamo  organizza- 
zione è  impossibile. 

Il  Partito  mi  dia  una  mentita  :  s'organizzi  dap- 
pertutto sulle  norme  date  ])iù  volte  da  me:  raccolga  : 
mi  dia  quella  somma.  Allora  intenderò  che  si  può 
avanzar  l'opera  d'apostolato  repubblicano. 

Voi  sapete  le  mie  convinzioni.  Per  proclamare 
deliberatamente,  per  iniziativa,  la  repubblica,  ci  vo- 
gliono vent'  anni  d' apostolato.  La  repubblica  non 
l)uò  venir  prima,  se  non  da  una  occasione,  da  una 
collisione  tra  Governo  e  popolo  sopra  una  questione 
nella  quale  la  generalità  sia  con  noi;  o  dalla  for- 


278  KIMSTOI.AIMO.  llN'iJI 

iiKi/ionc  d"  1111  {'sci'cito  (li  voloiil.ii-i  l;iiici;i1  i,  dopo 
llir;illi;i  iiiiincsn  vii  toiiosa,  su  IvOiiui,  tl-ov;iii(lo  op- 
l»osi/,ioii('  (Ini  (iovcnio  e  resistendo.  Xcccssitù  (luiiidi 
d('iriiii]»r('s;i  \'('ii('l;i  sotto  In  hniidicrn  iiioimicliica 
clic   snri'ltht'    iiinlbci'ntn    dni    X'ciicti. 

('i('>  non  toj^lic  clu'  se  non  )>ossinni()  linsciic  per 
le  iniiioni  ncccnnntc  ]»iù  sojn-n  neiriiniH-csn  N'iMicln, 
non  si  dchbn  ]tei-sis1oie  iu'irn])ost(/lnto  i('inil>l)licnno, 
(liinliin(|iie  ne  sin  In  consc'iuenzn. 

Stniniìa  ([iiindi.  Mn  jìiedicnz-ioiic  di  jn-iiicipii,  senza 
jn-eoeciipaisi  di  <i,iieri'a  a  individui  die,  nel  lenijx». 
non   liaiino   valore  e   soltanto  ci   accrescono   nemici. 

IO  —  orjjauizzazioiie  segreta  —  Falange  Saci-a 
—  di  (piei  elle  sono  già  nostri:  organizzazione  vera, 
ligidn,  ignotn,  senzn  ])ul)l)licnzioni,  curando  l'au- 
iiiento  degli  affratellati. 

E  sojiratutto,  studiare  i  modi,  di  viaggiatori  o 
d"  altro,  per  estenderla  al  8ud.  È  nel  Sud  jiiù  che 
altrove  che  ])U<'»  un  giorno  nascere  la  collisione.  Il 
giorno  in  cui  io  fossi  certo  che  la  Sic[ilia]  sarebbe 
seguita  dal  Naj/olitano,  potrei  forse  determinare  la 
collisione    in    Sicilia. 

I'ro])aganda  incessante  tra  gli  operai:  istruzioni 
scritte   ]K)])olarniente.  da  diffondersi. 

S])ingere  le  Società  Operaie  a  quella  Federazione 
che  decretarono  in  Parma,  e  per  la  quale  mandai 
norme  a  Stampa.  La  Federazione  mi  darebbe  di  cor- 
rispondere con  un  unico  Centro,  e  di  tentar  cose 
jiratiche  invece  di  limitarmi  per  necessità  a  dar 
llioghi  comuni  di  patriottismo  a  una  o  ad  altra 
Società. 

Se  alcuni  tra  voi  si  sentono  abbastanza  forti  per 
realizzare  un  vero  lavoro  d"  organizzazione  e  d"  in- 
cassi, sarò  con  voi  sempre.  Se  no,  lasciatemi  in  pace 


[1SG4]  EPISTOLARIO.  270 

e  non  mi  fate  rotolare  il  sasso  di  Sisifo,  senza  ri- 
sultato. Non  ne  posso  ])in. 
Addio  : 

vostro  tutto 
GiusEPrE. 


VilMCCCCXXX. 

A    Ergisto    Bezzi,    a    Milano. 

[Ldiidrnl.  2:^  luglid    [IsrU]. 

Caro  Bezzi, 

Ho  il  vostro  i-afjguaglio  (^)  —  è  inutile  eh'  io  ne 
parli.  Ben  inteso,  ho  disapprovato  la  protesta  del 
Diritto.  Ma  ciò  non  diminuisce  lo  strano  procedere 
di  (ì [aribaldi].  Non  dite  ch'io  trattando  col  re  gli 
ho  dato  in  certo  modo  diritto,  etc.  Accettando  i>ro- 
poste  di  contatto  che  mi  vennero,  io  non  cedetti  un 
pollice  del  mio  terreno,  non  deviai  d'una  linea  dal 
l)ro«iramma  ;  rimasi  indipendente,  indicando  soltanto 
il  come,  se  si  voleva,  si  poteva  aiutare  il  disegno 
di  guerra  all'  Austria.  Entrato  appena  in  contatto, 
(t [aribaldi]  cede  la  cosa  più  importante,  mutando  il 
<lisegno  e  dando  piena  vittoria  ai  disegni  del  re  che 
vuol  torci  di  mano  ogni  possibilità  di  moto  Veneto. 
Lasciamo  andare.  Aggiungo  soltanto  che  o  Basso 
inventa  o  G [aribaldi]  non  ha  letto  la  mia  lettera. 
Come  potete  iwv  un  momento  credere  che  io  dica  a 
O  [aribaldi]  :  «Accentratevi  a  me?»  Quand'anche  lo 

vMMCCCCXXX.  —  Piihbl.  G.  Locatelli-Milesi,  op.  oit., 
pp.   286-237. 

(')  Di  quanto  era  avvenuto  ad  Ischia,  dove  nnche  E.  Bezzi 
era   stato  chiamato  da   Garibaldi. 


280  KPiSTOi.AKio.  [18C54J 

(•ledessi  bene,  spei-eiei  nuii  ottenerlo  nsjindo  nn  tal 
linj^niiggio  con  lidF  Non  gli  chiesi  che  (rnccentruve 
ogni  lavoro  [)er  l'iizione  in  Bened[etto]  e  dirgli  (Tin- 
IcikUm-sì  meco. 

Qnanto  al  l'are,  vi  conlesso  che  diliido  ;  nondi- 
meno, bisogna  far  di  tutto  perché  ciò  sia.  Mando 
l'ordine  a  Kr[usco  Onnis].  Xegretti  (Me  ripartito  per 
ritalia:  egli  ha  un  15,000  franchi  che  ha  dichiarato 
portare  a  Garib[al(li],  non  volendo  dare  a  Cair[oli]. 
È  a  quest'ora  tra  voi.  11  segreto  sarà  scrupolosa- 
mente serbato  da  me;  e  il  re  stesso  mi  saprà  scon- 
fortato e  irritato  per  l'impossibilità  d'ogni  azione. 
Bisognerebbe  aver  tra  i  primi  Men[otti]  pel  nome  e 
perché  sarebl)e  un  nuovo  vincolo  al  padre.  Bonnet 
è  un  dei  pochi  che  non  dovreste  negligere:  egli  lia 
il  buon  nucleo  di  Kavenria  e  d'altri  punti;  e  una 
diversione  da  (jnel  lato  sarebbe  eccellente.  Mosto, 
per  l'azione,  è  un  altro  degli  uomini  coi  quali  do- 
vreste intendervi  :  è  segretissimo. 

Quanto  a  me,  non  voglio  nuocere  involontaria- 
mente. Credo  che  se  l'azione  comincia,  la  mia  pre- 
senza potrà  esservi  utile.  Ma  aspetterò  che  mi  di- 
ciate :   Movetevi. 

Addio  in  fretta.  Vostro  tutto 

Gi.tjsk!i'1'e. 


(0  E.  Negretti  aveva  fatto  parte  di  quella  Commissione 
italiana  a  Londra,  che  aveva  avuto  sede  in  Hattou  Garden, 
incaricata  «  di  ricevere  il  Generale  in  guisa  eguale  agli  altri, 
studiando  il  modo  di  far  si  che  tutti  gl'Italiani  residenti  in  Lon- 
dra potesscVo  godere  della  presenza  del  Generale.  »  Unità  Italiana 
di  Milano,  del  4  aprile  1864.  E  fece  pure  parte  di  una  depu- 
tazione di  Italaini,  con  G.  Semenza  e  L.  Serena,  recatasi  a 
Southampton,  dove,  saliti  sul  Ripon,  avvicinarono  «  il  Gene- 
rale  nella    sua   cabina.  »    Id.,    del   7   a,prile    1864. 


[1S64]  EPISTOLARIO.  28t 

Bisognerebbe  che  Bened[ett()]  —  solo,  conic  dite  — 
nndiisse  inteso  con  voi,  e  vedesse  d'ottenere  da  (Ja- 
r[iba.ldi]    il   danaro   di    NejU'retti. 

Sjv'ero  riscriver\i  presto  per  occasione. 


vM^rccccxxxi. 

A  Demetrio  Diamilla  Muller,  a  Torino. 

[Londra].  25  luglio    [1S(Ì41. 
Caro  Mnller, 

Ho  la  vostra. 

Quanto  avete  fatto  per  Bulewski,  la  Polonia  e 
r  affare  dei  Principati,  sta  bene.  Qualunque  conti- 
nuazione di  lavoro  in  (pielle  parti  e  in  Serbia  i)nò 
tornar  utile  all'Italia;  e  bisojina  seguire.  Solamente, 
i  lavori  che  poseranno  sopra  (N)uza  falliranno  seni- 
j»re.  ronza  è  un  raii.iiiratore,  in  mano  alternativamen- 
te di  Luijii  Napoleone,  dell'Austria,  di  chicchessia. 

^la  (pnmto  all'  Italia,  ossia  al  Veneto,  bisogna 
parlarci  chiaro.  Ho  finito.  Il  mio  disegno  era,  lo 
dissi,  iniziativa  interini  A>neta,  seguita  immedia- 
tamente dalla  (lallizia  —  dai  Principati  —  dallTii- 
gheria,  etc.  Per  coin])iacere  ad  altri,  lo  modificai  in 
moto  Galliziano  prima,  e  subito  dopo  il  Veneto. 

Questo  disegno  non  fu  aiutato  come  dovevasi, 
liisognava  aiutare  a  un  tratto,  rajiidamente.  in  mo<lo 
che  il  moto  Galliziano  avesse  luogo  prima  che  le 
nevi  occupassero  Karpathi  ed  Alpi.  E  inoltre,  hi  ry 

VMM("('("< 'XXXI. —  Pillili],  in  ('orrixponilinzd  invditn.  eoe, 
cit.,  pp.  74-75.  riuindi  in  T'oìitica  s^(;retti  itnìinnn:  ecf..  cit., 
pp.   109-110. 


2R2  EPI8T0LAKIO.  riSfì41 

jiiditM  snlv.'i  1:1  s('()p(M-tii.  A  noi,  con  niez/.i  indivi- 
(In.ili,  ("'  Iccilo  ti-;iscin:nc  le  iinjncsc:  a  un  rv,  a  un 
(loverno,  ih>.  Con  nn  accordo  di  buona  tede,  con 
2()(),()()()  l'iaiiclii  spesi  a  un  1  ratto,  ciavanio  oia  sul 
^'('n('to. 

Nel  nnxlo  lento,  inccito,  meschino  con  cui  s'è 
latto,  s'è  lasciata  cadeie  la  Polonia,  jiassare  1' oj)- 
])oitunità  <lella  j^uciia  Danese,  ince])i)ata  l'azione  no- 
stra, l'oi,  (juasi  si  tenu^sse  che  anche  <lo])o  la  CJalli- 
zia  movessimo  noi.  si  tentò  lai-  andar  via  (Jarihaldi. 

Fu  questa,  in)n  vi  celo,  a'  miei  occhi  una  cos])i- 
razione  entro  la  cos])iiazione.  Si  sapeva  che  i  \'e- 
neti  soi'geufto  vole\ano  ])nre  calcolare  sulla  ]»ersona 
di  (Jaribaldi  subito  do[)!),  e  si  cercò  mandarlo  via. 
Fu  tentato  a  mia  insa].uta  :  anzi  (luando  mi  s'era 
detto  che  con  Garibaldi  non  si  poteva  aver  accordi. 

Non  è  dunque  ])ossil)ile  avere  un  accordo  leale, 
senza  riserva.  l'uò  essere  che  il  re  non  debba  averlo 
con  nn  Partito  o  con  un  cittadino,  ma  in  quel  caso, 
il    Partito  o  il  cittadiiH)  deve  esser  libero. 

l\i]»iinlio  la   mia   libeità   illimitata. 

Può  essere  che  individualmente  il  i-e  sia  mis^liore 
de'  suoi  consiglieri,  ma  s'ei  non  pm')  svincolarsene, 
torna  tutt'una.  Il  re  è  evidentemente  soggetto,  rilul 
tante  l'orse,  pur  soggetto,  alle  ispirazioni  di  Parigi, 
So  di  che  si  tratta  in  questo  momento  fra  Torino  e 
Paiigi,  e  mi  basta.  (M  TI  re  non  ha  coscienza  che 
con  :iSO,()00  soldati,  i:;(),()()()  (Jnardie  Nazionali  mo- 
bilizzate, :>0,()0()  volontari,  l'insurrezione,  gli  aiuti 
degli  altii  po])oli.  si  jtossa  battere  l'Austria:  e  imi- 
tile pretendere  d'intenderci. 


O   Forse   il   Mazzini    era    informato   dejle  lungl)e  trattative, 
le    quali    condussero    alla    Convenzione    del    15    .settembre    1S64. 


[ISCA]  EPISTOLARIO.  28i? 

Non  v'illudete  duiKiiie  :  non  ponete  il  contatto 
su  conve<ini  ini[)ossil)ili  e  inutili.  Ciascuno  taccia 
(juel  che  può  e  come  può. 

\'oi,  «e  state  con  me,  juiovate  senipie  a  modo 
vostro,  e  tenetemi  informato  di  (punito  possa  im- 
portare pel  bene  della  Patria. 

\'ostro  seni  [Tre 

GiT'SFjnPE. 


VMMCaVXXXTT. 

.\  GioRfiiNA    Saffi,   a    Londra. 

[Lomli-a,    2S    luglio    lSfi-1]. 
Cara  Xina; 

Non  posso  venire. 

Voi  non  veniste.  A'oleste  punirmi  d' una  colpa 
ijj,nota,  forse  del  peccato  orij>inale. 

Dio  vi  benedica.  W  raccomando  all' unico  />o// 
rcHKiii   d"  Home  Bay. 

(Quando   l)i(ì  vorrà   ci   vedremo. 

\'()stro  sem])re  con   affetto 

(JUSKIM'E. 

Ho  detto  a  Lib[ertini]  che  se  si  faceva  pio- 
metlere,  etc.,  io  ricusava.  Lib[ertini],  da  (pie]  i;raii- 
d'uomo  ch'egli  è,  dichiara  che  lio  perfettamente  ra- 
gione, ch'ejili  non  ci  avea  pensato  etc.  ! 

Dite  ad  Aurelio  che  il  Ddllif  Xnr.s,  il  Tinirs,  eie. 

VMMCCCXXXII.  —  Piibbl.  (la  G.  Mazzatinti,  Lettere  di 
O.  Mu-zini,  oce ,  cit.,  pp.  .3f>S.-30fl.  L'autografo  .si  conserva  ne] 
Museo  del  Risorg'imeuto  di  Roma  (fondo  A.  Saffi).  Non    ha    indlzzo. 


284  EPI8T0LAK10.  IISOI] 

(licliiiiiaiio  che  noi  volevamo  mandai'  (Jai[ibaldi]  piM- 
J'rincipati,  ma  che  il  re  e  (}ai-[il)al<li]  col  loro  Ituon 

senso  ])i-;i1ico,  liaiiiio  dislntto  il  iiostio  disegiioll 

l'assaro   vi  salnta    lauto. 

iiiuM/oni   è  l'erito  (hi    l'orcelii,   intcì  inediario  Ira 
il  re  e  (ìarihaldi.  (') 


\  AI  .\|(  *('("(  "XXX  111. 
A   C.nsKPPE   (}.\zzi\(),    a    Genova. 

ILoiiilr.i],  .31    luglio    flst;41. 
Caio  signor  (  lazzino, 

Ehhi  ])ochi  di  sono  la  vostra  traduzione  del  l'ait- 
xfo.  Ho  appena  ])otnto  le<i<iere  nna  o  due  scene  della 
seconda  parte  nelle  ([uali  avete,  i)arnii,  cozzato  con 
successo  colle  immense  difficoltà  dell' orij^inale.  An- 
drò innanzi  ai;pena  potrò.  Ma  intanto  i)rolilto  di 
nna  occasione  per  mandarvi  ([ueste  ])oche  linee,  «ira- 
tissimo del  vostro  ricordo. 

\'i  ricor<lo  io  pure,  come  ricordo  ogni  cosa  di 
(|ut'lli  anni  di  studi,  gli  unici  lieti  della  mi;ì  vita. 

(')  Dopo  ohe  era  stato  quasi  licenziato  da  Garibaldi,  in  se- 
guito alla  sfena  che  si  era  svolta  ad  I.^chia,  G.  Guerzoni  era 
corso  a  T(,riiio  per  battersi  col  barone  Porcelli.  Il  duello  ebbe 
luogo  il  20  luglio,  e  il  (iuerzoni  fu  ferito  alla  guancia  diritta. 
\'e(l.    il    Jìirifto   del    giorno    successivo. 

VMM("('("CXXXIII.  —  Pubbl.  da  F.  Doxaver.  rninini  e  lihri. 
ecc.,  cit.,  pp.  75-7(>.  Questa  lett.  che  ha,  di  mano  del  desti- 
natario, la  nota  :  «  Ricevuta  il  17  agosto  lS(Vt  dalle  mani  di 
Bartolomeo  Francesco  Savi.  »  si  conserva  nella  sede  della  So- 
cietà p]conomica  di  Chiavari,  alla  quale  il  (Jazzino  la  destino 
in   legato. 


[1804]  EPISTOLARIO.  285 

Proseguite.  Iniziate  più  sempre  i  vovstri  ai  capo- 
lavori stranieri.  Dovreste  tradurre  il  (locti  di  Ba- 
ìU'hinycn. 

Senonehé  l'amore  agli  studii  non  nascerà  davvero 
in  Italia  che  quando  avremo  Venezia  e  Roma.  I-a 
vita  del  paese  è  or  dimezzata,  e  non  può  concen- 
trarsi pacata  sulle  vie  dell'  intelletto  e  dell'Arte. 

Abbiatemi  ,,^^ . 

vostro 

Gius.  MAZZL^•I. 

VMMCCCCXXXIV. 

To    Matilda    Bigg.s,    Barrten. 

[Lioiuloii.   .Tiily   1SG4].  Thursday. 

Deare.st  Matilda, 

Emilie  weut  to  Deal,  could  not  tind  lodgings,  and 
ha.s  decided  to  go  to  Eastbourne  where  slie  is  by 
this  time  and  can  be  addressed  at  the  Post  Office. 
Her  troubles  at  Deal  will  bare  prevented  ber  writing. 

AV[illiam]  and  B[essie]  are  going  about  and  it  is 
impossible    to    name    the   ])lace    where    they   can    l»e 

Giovedì. 
Carissima    Matilde, 

Emilia  ù  andata  a  Deal,  ma  non  ha  potuto  trovaru 
alloggio,  e  ha  deciso  di  recarsi  a  Ea?tbourne,  dove  ormai 
(lev'  essere  arrivata  e  dove  le  si  può  scrivere  fermo  in 
posta.  Tutte  le  seccature  avute  a  Deal  debliouo  averle 
impedito   di   dare  sue   notizie. 

William  e  Bessie  Ptanno  per  partire  e  non  si  sa  dove 
si  può  loro  scrivere:  ma  credo  che  Findirizzo  dato  da  ("aro- 

vMMCCCCXXXIY.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathau).  Non  ha 
indirizzo. 


286  EPietOLABiO.  [1864] 

wi'itten  to:  bui  I  thiiik  Ihe  address  given  by  duo- 
lille  will  (lo:  was  it  not  Ambleside?  1  suppose  tlicy 
Iliade  aiiaii^cnieiits  there  for  tlieir  letters. 

C'ai-oliue  is,  1  lliiuk,  leaviiig  to-iiioi-iow  moiniii^' 
at  eight  o'clock  foi-  the  Wales. 

/  am  stili    under  Damoeles'  sword. 

Youi-  note  lias  made  me  really  sad.  I  caui'ot 
uiiderstaud  these  attaeks;  but  they  must  exhausi 
you.  Fever  is  geneially  only  a  result:  Avliat  is  iln' 
cause  of  it,  according  to  the  Doetoi-?  \Vho  goes 
with  you  at  T[unbi-idoe]  W[ells]? 

I  shall  write — if  not  befoie  at  the  usuai  ])la(f — 
at  T[unl)i-idge]  W[ells]  early  next  Aveek,  uniess  a 
line  eithei-  from  you  or  from  one  of  the  wings  tells 
me  to  the  contrary.    Bless  you,  dear;  ever 

your  loving 

JOSEl'II. 


lina  vada  bene:  non  era  Ainl)lesi(le?  Imma.itino  che  abbiano 
disposto    in    modo    da    ricever    colà    la    loro    corrispondenza. 

Credo  che  Carolina  partirà  domani  mattina  alle  otto 
per  il  Galles. 

Io  sono  ancora  sotto  la  spada  di  Damocle. 

La  vostra  letterina  mi  ha  veramente  rattristato.  Xon 
so  capire  questi  attacchi  :  ma  certo  debbono  estenuarvi. 
I>a  febbre,  generalmente,  è  solo  una  consesnenza  :  ipiaU 
ne  è  la  causa,  secondo  il  Dottore'/  Chi  viene  con  voi  a 
Tniibridse   Wells? 

Scriverò  a  Tnnbrids'e  Wells  —  se  non  prima  al  solito 
indirizzo  —  al  principio  della  settimana  ventura,  a  meno 
che,  sia  da  voi,  sia  da  una  delle  vostre  ali,  mi  vendano 
notizie   in    contrario.    Dio   vi   benedica,   cara  ;    sempre 

vostro  affezionato 
Giuseppe. 


[1864]  EPISTOLARIO.  287 

VMMCCCCXXXV. 

A    Eruisto    Bezzi,    a    Milano. 

[Loiuli-a,    ....   luglio   1SG4J. 
Caro  Bezzi, 

Ebbi  le  vostre. 

Avrete  a  momenti  altri  Bollettari. 

Siete  in  contatto  nel  Tr[eiitino]  con  un  ^lalfalti. 
credo,  di  Tr[ento]?  Egli  offriva  al  tempo  di  Sarnico 
a  Garib[aldi]  di  raccogliere  danaro  nel  Tr[eutinoJ.  (^) 
Giova tevene,  se  potete. 

Pnr  troppo,  siamo  soli  a  lavorare  seriamente.  W 
diede  Miss  [ori]  il  danaro  promesso  da  Corte?  Qnanto 
si  raccoglie  dai  Bollettari  potrà  andare  al  Fr[iuli]. 
Ai  bisogni  del  vostro  punto  posso  provveder  io. 

t^trana  cosa  il  non  sapersi  pili  cosa  alcuna  di 
,(piel  mio  viaggiatore! 

Fate  che  le  copie  della  jìubblicazione  n.  .'>  cir- 
colino tra  gli  emigranti  A'eneti. 

Insistete  voi  pnre  con  (Jenova,  ])erclié  mandino 
l'uomo  e  il  danaro  ]»romesso  al  Fr[inli]. 

N'ostro  sem]>re 
Ci.u  seppi;. 


YiniCCCOXXXV.    —    Puh!)l.     <la     G.     Locatelli-Mileki, 
op.   tit..  pp.   235-2:W. 

(')    Andrea    Malfatti,    .sculture. 


2SH  BPiBTor.ARio.  ri^P41 

A    Ergisto   Bezzi,   a   Milano. 

[Loiulni.    ....   luglio   1804]. 
CjU-o    F'czzi, 

Eccovi   1000  fnnichi. 

Brusco  ve  ne  darà  altri   1432  incirca. 

Cella  fi  ))nò  andare  con  ^Nlo.sto.  Sareb1>e  bene  che 
in-inia  <li  tornare  a  TMine,  mi  vedesse.  (Jli  darei 
<lnc   linee  di  (iarib[aldi]   che  ho,  e  c'intenderemmo. 

Le  lichieste  però  sono  assurde.  Avremmo  anclie 
i  LNlOO,  non  ])oti-ebbero  mandarsi.  ^la   ]yarleremo. 

\'osti'o  in   fretta 
Giù  SEPPE. 

VMMCCCCXXX^Tl. 

A   Ergisto   Be^zzi,   a    Milano. 

[Londra],    1»    ago.stc»     [18(i4]. 
C'aro  Ergisto, 

Silenzio  da  voi. 

Siamo   al    1"  aj!;osto.   È   chiaro    clic   in   settcUibre 

vMMrCCCXXXYI.  —  Puhbl.  da  G.  Locatei.li-Milesi.  op. 
cit..  p.  2.35. 

(')  Giaml)attista  Olla,  di  Udine,  già  della  schiera  dei  ^lille. 
più  tardi  al  comando  di  una  banda  che  partecipò  al  moto  del 
Friuli. 

VMMCCCCXXXVII.  —  Puhhl.  da  G.  LocATEi.Li-:Mn.ESi. 
op.  cit,  p.  2.37.  Kautografo  si  conserva  nel  Mu.seo  del  Risorgi- 
mento di  Roma  (fondo  E  Nathan).  A  tergo  di  esso,  di  pugno  del 
Mazzini,    .sta    l'indirizzo  :    «  .50,  »    cioè   la    cifra    di    E.    Bezzi. 


[1864]  EPISTOLARIO.  289 

non  potienimo  in  coscienza  provocale  nna  gueiia  «li 
bande  in  montagna,  colla  minaccia  delle  nevi  quin- 
dici di  dopo.  O  dunque  j^li  amici  Fr[iulani]  deci- 
dono in  queste  tre  settimane:  e  allora  io  porterò 
meco  quel  poco  che  ])osso  raccof>liere  per  l'azione 
dalla  vostra  parte.  (^)  ()  non  v' è  modo  e  avremo 
otto  o  più  mesi  davanti  a  noi.  In  quel  caso  biso- 
gnerà intenderci  per  continuare  tra  noi  pochi  i  indi- 
pendenti da  ognuno  il  lavoro  Veneto.  Con  Comitati 
o  altri  io  non  posso  pili  aver  che  fare.  Chiederò 
dunque  ai  pochi  che  stimo  davvero  se  consentono 
<li  lavorare  esclusivamente  con  me. 

Per  ora  —  e  finché  vive  una  probabilità  d'  azione 
—  non  pensiamo  ad  altro  e  scrivetemi. 

Vostro  sempre 
Giuseppe. 


VMJMCCCCXXXVIII. 

A   Rosario    Bagnasco,   a    Palermo. 

[Londra],   3  agosto    [18(>1J. 
Fratello, 

Eicevo  la  vostra  e  ris])ondo  subito.  Non  so  a  ciìi 
o  a  (piali  ambizioni  alludiate.  ^la  devo  diiyi  in  brevi 
parole  ciò  che  avvenne. 

Avevamo   noi,   non   altri,  ])reparato   un   forte  la- 

(')  Il  moto  insurrezionale  del  Trentino,  capitanato  da 
G.  Tolazici  e  da  A.  Andreuzzi,  si  protrasse  lino  all'  ottobre. 
Ved.  il  capitolo  intitolato  :  L«  spedizione  ì?pc;ìì,  in  G.  LocA- 
TELU-MlLESI,    op.    cit.,    pp.    121-147. 

VMMCCCCXXXA'III.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva 
nel  Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Non 
ha   indiiùzzo. 

Mazzini,  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.  XLVII).    19 


290  EPISTOLABIO.  [1S64] 

voi'o  in  (Jjillizia,  in  rnj;;licMÌii,  nei  rrinci[»aii,  jiitrcvi' ; 
ma  tutto  quel  lavoro  j)osava  sulla  base  del  Uiolo 
\'eneto  e  della  guerra  che  inevitabilmente  trasci- 
nerebbe tra  l'Austria  e  V  Italia.  E  il  laviMo  nel  \'e- 
n[eto]  i)Osava  sulla  promessa  foimale  che  (Jar[iiy,ildi] 
e  i  suoi  si  terrebbero  pronti  ad  a])pogp;iare  pochi 
giorui  dopo  riuiziativa  iuterua.  La  promessa  era  da 
lui  data  a  me  a  voce  e  in  scritto,  ai  Veneti  in 
iscritto.  Pel  lavoro  Gall[iziano],  Ungar[ese]  e  altro, 
io  era  in  contatto  provocato  da  lui,  col  re:  serban- 
domi indipendente  per  quanto  concerne  il  Ven[eto]  e 
ricusando  ogni  accordo  pel  futuro,  e  dichiarando  a 
lui  stesso  ch'io  aveva  bisogno  di  serbarmi  indipen- 
dente, dacché  dopo  Venezia,  verrebbe  Koma  e  là  ci 
divideremmo.  Pel  Veneto  io  manteneva  l'iniziativa 
popolare  e  l'intervento  indipendente  di  Garib[aldi]. 
Intanto  il  re  proponeva,  per  mezzo  d'un  Porcelli, 
a  (Tarib[aldi]  d'abbandonare  l'Italia  e  recarsi  a  capi- 
tanare il  moto  in  Gall[izia].  Garib[aldi]  accettava 
e  conveniva  i  suoi  ufficiali  ad  Ischia.  Tutto  questo 
in  assoluto  segreto  con  me.  Io  nondimeno  ero  in- 
formato. I  suoi  pure.  E  i  piti  ricusavano.  Altri 
stampava  una  protesta  sul  Diritto.  Il  re  dichiarava 
tutto  perduto  dalla  pubblicità  e  ritirava  le  sue  pro- 
messe. Gar[ibaldi]  allontanava  da  sé  Guerz[oni],  in- 
furiava  contro    i   suoi  e   ripartiva   per  Caprera. 

Questa  è  la  storia  degli  ultimi  fatti. 

E  questi  fatti  hanno  fatto  perdere  un  tempo  e  un 
accordo  prezioso.  V'è  tuttavia  nondimeno  una  pos- 
sibilità d'azione.  Ma  se  passano  quindici  giorni  senza 
una  generosa  determinazione  dei  A^eneti,  passerà 
l'anno  pur  troppo. 

Tenete  per  voi  queste  cose:  parlarne  non  giova. 

Bensì  dirò  a  voi  pure  come  ad  amico  che   cosi 


tlSt>4j  EPISTOLARIO.  2&1 

non  si  va.  È  necessario  ch'io  possa  promettere  ed 
esser  certo  di  mantener  le  promesse.  È  necessario 
che  il  lavoro  fatto  non  possa  essere  distrutto  in  un 
giorno.  E  tinche  avremo  tre  lavori,  il  mio,  quello 
del  Comitato  Centrale,  e  quello  di  (Tar[ibaldi],  si 
ripeteranno  gli  stessi  errori. 

Se  il  danaro  che  andò  in  mano  al  Comitato  Cen- 
trale o  a  Gar[ibaldi],  fosse  venuto  in  mano  mia  —  se 
gli  individui  buoni  avessero  lavorato  uno  ad  uno  con 
me  —  a  quest'ora   noi  saremmo  sul  Veneto. 

Lo  dico  con  profonda  convinzione  e  certo  di 
non  essere  male  interpretato  da  voi  :  tinche  Fazione 
una  volta  iniziata  non  si  concentrerà  in  Gar[ibaldi] 
e  il  lavoro  di  preparazione,  negli  intervalli,  non  si 
concentrerà  tutto  in  me,  le  cose  non  andranno. 

Cairoli  è  buonissimo:  lo  stimo  e  l'amo.  Lavorerei 
volentieri  con  lui,  ma  con  lui  solo.  Il  Comitato  Cen- 
trale i  cui  membri.  Lemmi,  Cadolini,  etc,  lo  trasci- 
nano, sono  sotto  l'influenza  di  riordini,  etc.  Non 
posso  aver  che  fare  collettivamente  con  essi. 

Serbate,  ripeto,  per  voi  queste  cose;  ma  era  bene 
ch'io  ve  le  dicessi. 

Lavorare  all'azione  Veneta  con  ogni  possa  e 
concentrare  in  me  i  mezzi  che  si  raccolgono,  senza 
spenderli  in  altri  oggetti  : 

Organizzare  segretamente  una  vasta  agitazione 
colla  parola  d'ordine:  yiierni  aìVAufitria  : 

Organizzare  segretamente  i  repubblicani,  tanto 
che,  corpo  compatto,  possano  un  giorno  di  collisione 
dirigere  il  moto  a  vero  fine: 

Spingere   il  lavoro  attivamente  nel  Napoletano: 

Convincere  tutti  gli  elementi  d'azione  di  tenersi 
in  contatto  con  me  : 

Questo  è  il  da  farsi.  È  impossibile  probabilmente 
riuscirvi,  ma  ho  voluto  dirvelo. 


292  EPISTOLARIO.  [1804] 

Vogliate  Mciivermi  dall'Isola  vostra,  e  diimi  co- 
me avete  trovato  {,Mi  animi  e  le  tendenze.  A  quale 
indii-izzo    vi    scriverò    in    Sic|ilia]? 

(ilLSKl'l'E. 

\'ostro  sempre 

VMxMCCCCXXXlX. 

A  (hovANNi  Grilenzoni,  il    I.ngaiio. 

[Londr:!].    5    iifjosto    1864. 

Caro  Grilenzoni, 

Ti  ])rego  (li  dare,  se  richiesto,  la  somma  di  Li- 
re l'5()()  a  lìiusco  ()  a  Bozzi  sul  danaro  che  hai  di 
nostro. 

Tuo  sempre 
Gius.  Mazzini. 

VMMCCCCXL. 

A  Vincenzo  Brusco  Onnis,  a   Milano. 

[Londra  I,    0    agosto    [ISW]. 
Caro  Brusco, 

\'i  mando  l'acclusa,  perché  scritta  fin  dal  21  e 
]ìerché  contiene  le  mie  intenzioni  in  caso  che  tutto 
sfumi.   E  in  quel  caso,  leggetela.  Oggi  è  inutile. 

Le  seguenti  linee  sono  per  56.   [Bezzi]   e  voi. 

Non  so  perché  fido  poco  :  qualche  cosa  accadrà 
a  impedire.  Nondimeno,  facciamo  quanto  si  può. 

VMMCCCCXXXIX.  —  Inedita.  L' autografo  .si  conserva 
nella   «  Casa  di  Mazzini,  »   a  l'isa. 

vMMCCCCXL.  —  Inedita.  L"  autografo  si  conserva  nel 
Museo  d^l  Kisorgimento  di  Ruma  (fondo  E.  Nathan).  Non  ha 
indirizzo. 


[1S(U]  EPISTOLAUIO.  203 

Non  dubitate  di  Garib[aldi].  Se  v'è  azione,  e  se 
può  tisicamente,  verrà. 

Intendiamoci  bene  sulla  bandiera  neutra,  della 
quale  parlate.  (^)  Noi,  gli  uomini  d'azione,  iniziatori, 
dobbiamo  per  dignità  del  l'artito  e  per  la  tradizione 
colFavvenire,  dobbiamo  inalberare  soltanto  quella.  Ma 
i  N'eneti  invocheranno,  non  v'ha  dubbio,  \'[ittorio] 
E[manuele]  e  noi  dobbiamo  far  di  cappello  e  accettare. 
Abbiamo  bisogno  della  guerra  Italiana,  dell'esercito; 
e  quindi,  etc.  Se  no,  trascineremmo  i  Ven[eti]  in  una 
impossibilità,  e  il  sangue  sparso  peserebbe  su  noi.  Quel 
che  bisognerà  fare  è  questo  :  far  giurare  segreta- 
mente a  quanti  volontari  si  formeranno  di  non  de- 
porre, da  qualunque  parte  venga  il  cenno,  le  armi, 
di  non  sciogliersi,  prima  d'aver  compito  l'impresa 
che  inchiude  Roma.  Lo  scopo  seguito  tacitamente 
deve  essere  quello  di  formare  un  esercito  di  30,000 
volontari,  nostri,  e  nell'ipotesi  di  vittoria  contro 
l'Austria,  farli  marciare  su  Roma.  Là,  incontreremo 
gli  ostacoli  governativi  e  allora....  —  Prima,  saremmo 
colpevoli.  Siamo,  spero,  intesi  su  questo  punto  vi- 
tale. Trascinare  la  Monarchia  sul  Veneto  —  vin- 
cere —  marciare  su  Roma  —  e  se  la  Monarchia' 
s'oppone,  bandiera  nostra  e  resistenza.  Qualunque 
sarà  capo,  centro  di  nucleo,  dovrebbe  essere  inteso 
su  questo  disegno  e  immedesimarlo  co'  suoi  militi. 

Se  fanno,  è  indispensabile  che  non  foss'altro 
due  o  tre  nuclei  seguano  immediatamente  dal  di 
fuori  per  dare  il  segnale  della  valanga.  Per  questo 

(')  È  noto  che  V.  Brusco  Onni.s,  durante  la  spedizione  dei 
Mille,  era  sbarcato  a  Talamone,  riscusandosi  dal  prendervi  parte, 
dopo  che  (ìarihaldi  aveva  lanciato  il  proclama  in  cui  dichia- 
rava che  la  stessa  doveva  compirsi  in  nome  dell'  Italia  e  di 
Vittorio  Emanuele. 


2W  KPiSTorARio.  [1S641 

urge  (leterminai'e  uno  o  due  punti  del  Trentino,  co- 
me la  foresta  di  Campif^lio  (credo),  dove  si  potesse 
j^iungeie  anche  in  cinque  individui,  da  concentrarsi 
con  altri  nuclei  là:  trovare  insomma  modo  —  se 
v'è  —  di  poter  passare  la  frontiera  per  concentrarci 
al  di  là,  tanto  da  evitare  la  necessità  di  far  passare 
una  banda  numerosa  che  potrebbe  essere  impedita 
dal  nostro  Governo. 

lUsogna  inoltre  informarsi  -subito  dei  corpi  no. 
stri  che  guardano  la  frontiera,  e  dei  nomi  dei  ca- 
pitani, tra  i  quali  potrei  aver  qualche  amico. 

Non   posso  aggiungere,   perché  l'amica  parte. 

Addio: 

vostro 
Giuseppe. 

VMMCCCCXLI. 

A   MArRizio  QUADRIO,   a    Lugano. 

[Londra J,  10  agosto    [1804]. 

Caro  ^laurizio, 

Si  desidera  vivamente  da"  miei  amici  della  Ro- 
mania che  la  nostra  stampa  s'occupi  della  questione 
dei  Principati;  e  del  resto,  è  utile  anche  per  noi. 
Dovresti  consecrarvi  uno  o  due  articoli,   (^i 

V^MMCCCCXLL  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
iluseo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  A  tergr, 
di    esso,    di    pugno    del    Mazzini,    sta    l'indirizzo  :    «  Maurizio,  xj 

(')  La  lett.  del  Mazzini  era  trascritta  in  un  foglietto  ne'j 
quale  un  emi.s.sario  rumeno,  forse  il  Ro.«;etti,  dava  a  lui  la 
informazione  seguente  : 

«  Des  éléctions  vont  avoir  lieu  dans  tout  le  pays  pour  les 
Conseils    Municipaux.    L'opinion    publique    .se     prononr;ait    pour 


[1864]  EPISTOLARIO.  295 

!Xaturalmente,  sai  che  allo  Statuto  rti  Couza,  ne- 
gazione d'of^ni  libertà,  Sii-  Henry  Bnlwer  non  ot- 
tenne altre  modificazioni  se  non  qnella  della  metà 
del  Senato,  ch'egli  voleva  eleggere  tntto,  eletta  dai 
consigli  municipali  dei  oo  distretti,  cioè  una  terna 
per  distretto,  sulla  quale  il  Principe  sceglie  uno.  E 
questo  bastò  perché  Buhver  e  la  diplomazia  ratilì- 
cassero  tutto. 

Der  resto,  aspetto  il  comando,  con  poca  fiducia. 
Hai  veduto  o  vedrai  l'amica. 

Tuo  sempre 

Giuseppe. 

Hai  letto  il  Patto  —  sul  Giornale  delle  Società 
Operaie  —  per  la  Federazione  delle  Società*?  1  primi 
due  terzi  son  miei  :  soltanto  Savi  o  altri  ha  can- 
cellato il  nome  di  Dio  che  v'era  una  volta  !  Hanno 
poi  sostituito  una  Direzione  di  ti  ore  alla  miti  di 
cinque  o  di  tre.  Nove  operai  da  raccogliersi  In  una 

la  liste  du  parti  liberal  à  la  téte  de  laquelle  figurent  Rosetti, 
Bratiano.  Golesco,  etc.  Le  Gouvernement  a  fait  des  persécu- 
tions  iudignes  coiitre  ceux  qui  soutieiment  les  candidtits  libé- 
raux.  Les  listes  des  électeurs  dressées  d'une  manière  arhitraire  ; 
exclusion  sans  motif  des  personnes  inscrites  dans  telle  circos- 
cription  de  la  ville  envoyées  pour  voter  dans  une  autre  section 
qui  se  trouve  à  l'autre  bout  de  la  ville  dans  une  tonte  autre 
circoscription.  Detix  voisins  séparé»  senlement  par  le  inur  d'en- 
ceinte  de  leurs  cours  sont  envoyés  voter  l'un  &  un  bout,  l'autre 
à  l'extrémité  opposée  de  la  ville.  Deux  frères  dénieurant  dans 
la  méme  maison  sont  séparés  ponr  voter  dans  des  sectio^l^^ 
différentes  qui  leur  sont  tout  à  fait  étransères.  La  liberté  dey 
réunions  électorales  interdites.  La  publication  des  listes  des 
candidats  interdite. 

«  La  police  partout  menagant,  promettant.  Plus  encore  : 
le  Président  du  Conseil  des  Ministre?  a  appelé  les  Prévots  des 


29C  EPISTOLARIO.  [18041 

città!  come  trovarli  capaci,  devoti  a  noi  e  ai  prin. 
cipii?  come  quindi  poter  io  —  ciò  ch'era  lo  scopo 
—  corrispondere  rejjolarmente  con  essi  e  ispirarli? 
come  far  che  vivano  lavorando  per  le  Società?  Tre, 
colle  Sezioni  indicate  bastavano;  ma  almeno  cinque. 
Altra  cosa:  io,  volendo  che  la  Direzione  Centiale 
si  trovasse  subito  una  forte  Cassa,  proponeva  che 
un  tanto  per  cento  si  prelevasse  da  tutte  le  Casse 
esistenti  al  momento  dell'elezione;  essi  invece  co- 
minciano  il  riscuotere  dall'avvenire. 

Ti  dico  queste  cose  perché  tu  le  dica  a  Stampa 
e  ad  altri,  onde  nella  discussione  che  avranno  non 
s'ostinino  sul  numero  nove  —  poi  alle  Società  colle 
quali  siete  in  contatto  perché  propongano  cinijne  o 
tre.  Sulle  Società  Operaie  dovresti  scrivere.  Non 
avete  mai  fatto  articoli  per  appoggiare  la  mie  idea 
fìssa  di  centralizzazione  ch'è  pure  idea  vitale,  so- 
cialmente  e  politicamente. 

(|uarantp  corporatidiis  des  commerraus  et  industriels.  il  les  a 
mena^és  de  les  perséeuter  dans  lours  persoiines  ot  leur  avoir 
si  Rosetti.  Bratiano  et  les  autres  candidats  de  l' opposition 
sont  éluR. 

«  L»a  pressimi  dii  Gouvernement  est  terrible  dans  toiit  le 
pays.  » 

Subito  dopo,  il  Mazzini  annotò  :  «  Couza,  tornando  da 
Costantinopoli,  disse  a  vin  Boyard,  Mons.  Pleasend  :  '  Ebbene, 
Signore;  sono  andato  a  Costantinopoli  a  mettere  la  mia  testa 
fra  le  mani  del  Sultano;  ed  egli  ha  messo  la  vostra  nelle  m'w 
mani.  '  »  Le  qus^li  parole  M.  Quadrio  trascrisse  nell'  art.  inti- 
tolato :  «Solidarietà  degli  oppressi,»  ohe  pubblicò  neìVUuHà 
liuì'mìia  di  Milano,  dei  14  e  15  settembre  1SG4,  sulle  condizioni 
po'jitiehe  delle  popolazioni  rumene,  seguendo  cosi  il  consi- 
glio datogli  dal  Mazzini. 


[1S04]  liPISTOLAKIO.  297 

VMMCCCCXLII. 

To    Emilie   Ashurst    Venturi,    Deal. 

[London.  August  ....,  1864].  Monrlay. 

Dearest  Emilie, 

Ouly  Olle  word  to  thank  yoii  for  your  dear  long 
selfish  note,  as  you  say:  it  is  just  wiiat  I  want. 
I  liave  no  time;  but  I  think  tliat  eveii  oiie  word 
when  from  London  will  be  welcome  to  you  in  the 
desert.  So,  Deal  is  a  horror;  be  then  one  week 
there  and  go  to  Eastbourue.  Stili,  remember  that 
the  thing  for  whicli  you  went  is  strength;  and  do 
not  grumble  too  much  at  the  one  week.  Surina 
went  on  Saturday  evening,  I  believe.  Yesterday 
night,  we,  Davies  and  I,  dined  at  Thurloe  Square. 


Lunedi. 
Carissima    Matilde, 

Solo  una  parola  per  dirvi  grazie  della  vostra  cara  Innsa 
lettera  egoista,  come  dite  voi  :  è  proprio  quello  che  desi- 
dero. Non  ho  tempo  ;  ma  credo  che  anche  una  sola  parola 
da  Londra  sarà  bene  accolta  da  voi  nel  deserto.  Dunque, 
Deal  è  un  orrore  ;  stateci  allora  una  sola  settimana  e  poi 
andate  a  Estbourne.  Però,  ricordate  che  la  cosa  per  cui 
ci  andaste  è  la  salute  ;  e  non  vi  lamentate  troppo  per 
una  sola  settimana.  Sarina  parti  sabato  .sera,  credo.  Ieri 
sera,    noi,    Davies    ed    io,    pranzammo    a    Thurloe    Square. 

VMMCCCCXLII.  —  Pubbl.  da  E.  F.  Richards,  op.  cit., 
voi.  Ili,  pp.  S5.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del  Risor- 
gimento di  Roma.  Non  ha  indirizzo. 


298  EPISTOLABXO.  [1864  J 

Xo  ("ii'ds;  hnt,  oli  woiider  I  a  loiij^  discussioii  on 
society,  relif^ion,  eto.  As  for  the  rif/ìit  to  tra,  l  shall 
exphiin  within  thiee  days,  I  suppo.se.  Today,  no 
news.  On  a  Monday,  I  hope  yoii  will  bave  round 
a  paper.    Homages  to  tlic  Waiiior,  love  to 

you  frolli 

JOSEI'H. 


Xiente  carte  ;  ma,  oh  meraviglia  !  una  lunga  discussione 
su  società,  religione,  ecc.  Quanto  agli  otto  a  dieci,  vi  spie- 
gherò entro  tre  giorni,  penso.  Oggi,  nessuna  notizia.  Lu- 
nedi, spero  avrete  trovato  un  giornale.  Oniaggio  al  Guer- 
riero,  cose  affettuose  a   voi  da 

Giuseppe. 


VMMCCCCXLIII. 

TO  Emilie  Ashvrst  Venturi,  Eastbourne. 

[Ix)n(lon.  Augu.st  lOth,  ISfvt].  Wednesday. 

Are  you  ili  again?  oi-  quanelling  with  refractory 
waiters?  or  meditating?  or  ferocions  against  me  for 

Mercoledì. 

Siete  ancora  malata?  o  state  litigando  con  camerieri 
refrattari?  o  meditando?  o  siete  furiosa  con  me  per  il  mio 

VMMCCCCXLIII.  —  Pubbl.  da  E.  F.  Rich.ìrds,  op.  cit., 
voi.  ITI,  p.  85.  L'autografo  si  conserva  nel  Mus»o  del  Risor- 
gimento di  Roma.  Non  ha  indirizzo.  La  data  vi  fu  apposta  da 
E.   Venturi. 


[1864]  EIMSTOI.AHIO.  200 

my  sileiici'?  Wronjj;  in  ali  cases.  Yon  ought  to  write 
a  line  until  well.  Wlien  well,  anything  will  ho  al- 
lowed,  not  hefore. 

And  as  t'or  me,  wliat  ani  I  to  write?  I  aui  liet- 
tiug  ali  day  in  doubt  about  my  impeding  fate.s, 
and  cannot  quietly  conespond  before  I  know;  nev- 
ertlieless,  I  ani  lovinu  you  and  fretting  for  yoii  too, 
always  fearing  a   rceluite. 

Write  one  Avord  then  and  be  good. 

Ever 

yoiir  loving 
Joseph. 


silenzio V  Avete  torto  in  tutti  i  casi.  Dovreste  scrivere 
una  riga  finclié  uon  state  bene.  Quando  starete  bene,  tutto 
vi  sarà  permesso,  ma   non  prima. 

E  (luanto  a  me,  cosa  devo  scrivere?  Sto  congetturando 
tutto  il  giorno  incerto  sul  fato  che  mi  incombe,  e  non 
posso  scrivere  tranquillamente  prima  di  sapere  ;  ciò  non- 
dimeno, vi  voglio  bene  e  congetturo  anche  su  di  voi, 
temendo  sempre  una  neh h te. 

Scrivetemi   dunque   una   parola   e  siate  buona. 

Sempre 

affezionato  vostro 
Giuseppe. 


:?(MI  F.PISTOI.AKK».  IISIÌI] 

VMMCCCCXLIV. 

To   Emii.ik   Asiu'kkt   A'kntiki,    Eiisthoiinic. 

I  liondoii,  AiiKUst  lcS()4J.  Tliiirs<l;i.v. 

I  Ikivc  youi-  limrii'd  Jiiu's.  1  liad  wriltoii  just 
Oli  tlic  sanie  day  to  Deal.  Biit  the  note  does  not 
mal  lei-  niuch.  I  sent  to  (^'aroline.  Matilda  has  been 
ili  apnn  :  yon  ou^lit  to  write  to  lier.  Caroline  leaves, 
I    thiid<,   tomoi-row   niornin^. 

Vou  say  nothing  aboiit  yoiir  healtli,  tiie  cheek, 
et  e.  The  eifjlit  to  tcii  is  stili  pendinji.  1  ani  in  a 
hurry;  bnt  loving  you  very  mueh,  althoiigh  it  does 
not  niatter  mudi.  Seiid  the  address.  Sarina  lelt. 
1  tliiiik,  Oli  Satnrday.  Bless  you. 

Your  Joviug 
Joseph. 

GioverU. 
Cara, 

Ho  le  vostre  righe  affrettate.  Avevo  s(;ritto  proprio 
lo  stesso  giorno  a  Deal.  Ma  la  lettera  non  li;i  molta  im- 
portanza. Ho  mandato  a  Carolina.  Matilde  è  stata  di 
nnovo  malata  :  dovreste  scriverle.  Carolina  partirà,  credo, 
domani  mattina. 

Non  dite  niente  della  vostra  salute,  della  guancia,  ecc. 
I^'otto  a  dieci  è  ancora  in  sospeso.  Ho  fretta  :  ma  vi  vo- 
glio molto  bene,  benché  questo  importi  poco.  Mandate 
riudirizzo.    Sarina    parti,    credo,     sabato.    Siate    benedetta. 

Vostro  affezionato 
Giuseppe. 

vMMCCCCXLrIV.  —  Pubbl.  E.  F.  Rich.^rus.  op.  cit., 
voi.  Ili,  pp.  84-85.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del  Ri- 
sorgimento  di   Roma.   Non   ha   indirizzo. 


[1864]  EPIRTOLAKIO.  301 

VMMCCCXLV. 

A   Adele   Zoagli    Mameli,    ì"    Genova. 

[Lomli-a],  10  agosto  1864. 
Amica, 

Ebbi  non  so  perché  soltanto  pochi  di  sono  la 
vostra  carissima  del  20  aprile.  Non  m'accnsate 
dnnqne  di  scortesia.  Sapete  quanto  a  me  pure  siano 
cari  i  ricordi  e  sapete  quali  impressioni  avevate 
destato  in  me  fin  da  quando  io  v'incontrai  giovanetto 
di  dodici  anni.  Poi  venne,  nuovo  e  più  sauto  vincolo 
tra  noi,  (jolfredo.  (>«ini  vostra  linea  mi  giunge  (juindi 
cara  e  come  di  sorella. 

Mi  duole  non  potervi  dare  una  risposta  fav(^ 
revole  intorno  all'atfare  del  quale  mi  parlaste  in  Na- 
poli. Ma  dalle  ricerche  fatte  e  dalle  persone  con- 
sultate  risulta  che  sarebbe  uua  delusione  sperare.  È 
inutile  dire  le  ragioui  che  danno;  ma  il  tempo  tra- 
scorso uou  è  la  pili  potente.  La  principale  sta  nella 
legge  inglese  che  non  ammette  prove  di  conuessioni 
di  quel  genere  se  non  per  documenti  legali  inne- 
gabili. Oli  indizi,  le  congetture  non  giovano.  E  il 
trovar  prove  in  Archivi  di  Ministri  o  simili  non  è 
creduto  possibile. 

Fui,  da  quando  vi  lasciai,  pericolosamente  ma- 
lato. Or  vado  innanzi  tra  il  bene  e  il  male,  sognando 
di  e  notte  di  poter  ancora  giovare  al  paese,  provo- 

VMMCCCCXLV.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel- 
r  Istituto  Mazziniano  di  Genova.  A  tergo  di  esso,  di  pugno 
del  Mazzini,  sta  l'indirizzo  :  «  Signora  Adele  Zoagli  Mameli- 
Genova.  » 


;{(>2  KIMSTOI.AKIO.  llSdJI 

ciuido  rinipresji  \'eiietii,  siMiza  la  (lualc  non  avremo 
Koma.  Se  non  elio  i  i»in  l'ia  ^li  Italiani  sono  infc- 
rioi-i  d'assai  a  ciò  ch'io  cirdeva. 

Addio,  amica.  Chissà  se  potremo  anche  mia  volta 
vederci  I  Abbiatemi  a  ogni  modo,  tinch'io  vivo,  con 
affetto  e  stima 

vostro 
Gius.  Ma/zim. 


A'MMCCCCXL\'I. 

To  Emilie  Ashurst   Venttri,   Eastbourno. 

[London,    Augiist    1804).    Friday. 

Dearest  Emilie, 

I  seiid  a  letter  from  Miiiiro,  Avhich  I  allowed 
myself  to  open  as  I  am  impatieiit  of  hearing  from 
a  Tiirin  correspondent  Avho  writes  to  his  address. 
On  Siinday,  I  am  lecturing  to  my  working  men  ; 
but  even    if   it    was    not   so,    don't    be    rasli,   dear. 


Venerdì. 
Carissima    Emilia, 

Vi  mando  una  lettera  di  Munro.  che  mi  permisi  di 
aprire  perché  sono  impaziente  di  avere  notizie  da  un  cor- 
rispondente di  Torino  che  scrive  al  suo  indirizzo.  Do- 
menica, parlerò  ai  miei  operai:  ma  anche  .se  ciò  non  fosse, 
non    siate    aspra,    cara.    Dopo   pochi    «iorni    di   assenza,    giii 

VMMCCCC^LVI.  —  Puhbl.  da  E.  F.  Uichards.  op.  cit.. 
voi.  III.  pp.  85-86.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del 
Risorgimento   di   Roma.   Non   ha   indirizzo. 


[18G41  EPISTOLARIO.  303 

After  a  few  days  of  absence,  you  already  ask  me, 
as  it'  Eat:^boul'ue  was  Aiibrey  House  or  MycUlletou 
Squaie.  To  me  it  is  a  real  journey  with  ali  its  incou- 
veuieucies,  ^rbysical,  moral  aud  economical.  At  ali 
eveuts,  I  caiiuot  noie  leave  London  for  one  hoiir, 
until  the  8  and  10  is  settled;  I  am  in  bourly  expec- 
tation  of  a  telegram.  Be,  tlierefore,  quiet,  do  not 
indulge  in  dreamy  scliemes  on  me,  and  above  ali,, 
do  not  commit  the  mistake  of  taliing  an  additional 
room.  If  once  I  came  for  a  Sunday,  I  would  go  to 
an  Hotel  to  sleep  and  spend  the  whole  time  Avith 
YOU  by  day.  1  always  do  so,  since  some  time,  with 
Caroline  too.  I  doubt  your  findiug  cheap  prices 
now.  Caroline  is  going  only  to-morrow  morning. 
Wolff  too  wrote  to  Deal.  Why  don't  you  say  one 
word  about  what  most  interests  me,  your  cheek? 
And   why  enlarge   small  troubles   luto   great   ones? 


mi  volete,  come  se  Eastbourne  fosse  Aubrey  House  o  Myd- 
(lletou  Square.  Per  me  è  un  vero  viaggio  con  tutti  i  suoi 
inconvenienti,  fisici,  morali  ed  economici.  Ad  ogni  modo, 
non  posso  lasciare  ora  Londra  neppure  per  uìiora,  finché 
l'H  e  10  non  è  sistemato  ;  sono  in  attesa  ogni  momento 
di  un  telegramma.  State  perciò  tranquilla,  non  v'abban- 
donate a  progetti  fantastici  su  di  mo,  e  soprattutto,  non 
commettete  l'errore  di  prendere  una  camera  di  più.  Se 
una  volta  venissi  per  la  domenica,  andrei  in  un  albergo 
a  dormire  e  passerei  tutto  il  giorno  con  voi.  Faccio  sem- 
pre così,  da  un  po'  di  tempo,  anche  con  Carolina.  Du- 
bito che  possiate  trovare  dei  prez'/ii  convenienti  ora.  Ca- 
rolina partirà  soltanto  domani  laattina.  Anche  Wolff 
scrisse  a  Deal.  Perché  non  dite  neppure  una  parola  di 
quello  che  m'interessa  di  più,  la  vostra  guancia?  E  per- 
ché  render  grandi   i   piccoli   fastidi'''   Voi  siete   o   eravate 


304  KPisTor.ARTo.  /       [1861] 

You  are  or  were  endowed  with  energy  and  with  the 
laculty  of  looking  at  small  tliiiigs  as  I  do  :  summou 
it  out:  when  yoii  feel  getting  in  a  bad  tèmper,  dose 
one  eye — or  tliiiik  ol'  uw.  I  give  you  the  clioic'e. 
liloRs  you.      Love   Ifoiii  / 

I      yonr 
'    Joseph. 


(lotiitii    (li    una    certa    energia    o   della    facoltà    <li    guardare 
alle  cose  piccole  ctonie  faccio  io  :  fateli  saltar  fuori  :  quando 
vi    sentite    diventare    di    cattivo    umore,    chiudete    un     oo- 
cliio   —   <)   pensate   a    me:    scegliete.    Siate   benedetta. 
Affetto   dal 

vostro 
Giuseppe. 


VMMCCCCXLVII. 

A  Vincenzo   Bri'soo  Onnis,  a   Milano. 

rLondral,    11     agosto     [I8fi41. 

Caro  TJrnseo, 

Ho  pili  tardi  dell'altra   la  vostra  del  5. 

Possa  verificarsi  ciò  che  vi  dicono! 

Non  vi  mando  ijroclama  —  o  forse  ve  lo  mando 
se  ho  nn  minuto  di  tempo.  Ma  comunque,  una  pa- 
rola ancora  sul  tenore.  Badate,  Br[usco],  che  l'ar- 
gomento è  serio;  e  noi  non  possiamo,  per  vedute 
nostre  inverificabili  or;i,  metterci  sull'anima  il  san- 

VMMCCCCXLVII.  —  Inedita.  L"  autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Non 
ha  indirizeo. 


[18041  EPISTOLARIO.  305 

gue  italiano.  Il  moto  ha  bisogno  —  bisogno  indi- 
spensahile  —  dell'esercito  e  del  Governo.  Tutto  deve 
essere  diretto  a  trascinar  quell'aiuto.  Qualunque  lin- 
guaggio potesse  dare  un  pretesto  a  non  darlo,  sa- 
rebbe un  tradimento  al  paese  contro  il  quale  io 
stesso  protesterei.  V'ho  detto  il  mio  disegno  :  basa 
tutto  sulla  formazione  d'un  secondo  esercito  di  vo- 
lontari giurati,  come  vi  dissi  in  altra  mia.  Allora 
—  disfatta  l'Austria  —  non  prima  d'allora  —  sa- 
remo liberi  di  seguire  le  nostre  ispirazioni:  oggi 
no.  Il  Veneto  non  può  liberarsi  senza  la  Monarchia. 
In  Roma  è  altra  cosa.  Là  la  Monarchia  riceverebbe 
una  consecrazione  che  sarebbe  per  me  una  vera  pro- 
fanazione. Bisognerà  far  di  tutto  per  evitarla. 

Fido  in  voi,  in  56,  [Bezzi],  perché  non  una  impru- 
denza puerile  e  senza  scopo  venga  a  nuocere  e  meri- 
tarci la  maledizione  dei  Veneti. 

Ben  inteso,  ci  vorranno  proclami  ungaresi  e 
croati;  ma  saremo  a  tempo  fra  alcuni  giorni.  L'un- 
garese  è  facile.  Vedrò  di  trovare  il  croato. 

Dite  a  56,  [Bezzi]  che  in  Avio  il  Dr.  Venturi,  del 
quale  aveva  dato  il  nome  gran  tempo  fa,  si  lagna 
di  non  essere  mai  stato  cercato.  Bisogna  giovarsi 
oggi  di  tutti. 

Non  v'è  da  temere  per  flr[arlbaldi].  Se  v'è  azione, 
l'avremo. 

Ho  scritto  ieri  a  M[osto]  perché  dica  a  Benedetto 
il  modo  d'avere  altre  cento  lire  sterline  che  giac- 
ciono qui  raccolte   per  Gar[ibaldi.]. 

Se  nulla  riesce  al  Comitato  Centrale,  ritirate  pure. 
Se  hanno,  no.  Anche  quel  poco  sarà  prezioso  per 
gli  aiuti  da  darsi. 

Vostro 
Giuseppe. 

MAZZINI,  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXVIII  (Epistolario,  voi.  XLVII).   20 


306  EPISTOLARIO.  [1804] 


\M.M('('C('XL\JIT. 

A  (IiovAwi  (iKir.i:.N/OM.  il    LiijiaBo. 

[Londra],    11    agosto    [18(54]. 
Caro   (liilciizoiii,  ' 

Dà  pure  (iiiaiito  hai  di  nostro  se  Unisco  o  DcivÀ 
te  uè  richiedono. 

Tuo 

GiT'SKIM'F-. 

i 

VMMCCCCXLIX. 

An  Andre.^   (Jianxelli.  ji    l'irenze. 

[Londra],    11   agosto    [1SG4]. 
Fratello, 

Perché  non  mi  crediate  morto  a  voi  e  al  paese, 
vi  scrivo.  Ma  poche  parole.  Non  ho  che  un  pen- 
siero e  voi  lo  sapete.  Or  questo  pensiero  potrebbe 
ancora  realizzarsi,  e  m'assorbe.  Se  passa  il  ar'se, 
avremo  molti  mesi  davanti  a  noi,  e  allora  vi  scri- 
verò sulle  cose  nostre  e  su  quanto  concerne  orga- 
nizzazione, etc. 

Non   vi   prego   —   colla   franchezza    che  deve  es 

VMMCCCCXLVIII.  —  Inedita.  Sta  in  fondo  allo  stesso 
foglio    della    lett.    precedente. 

VMMCCCCXLIX.  —  Pubbl.  da  A.  Gi.ajsxelli,  Lettere  di 
G.  Mazzini,  ecc ,  cit..  p,p.  233-234.  L'autografo  si  conserva 
nel  Museo  d^l   Risorgimento  di   Firenze. 


[lS(i4]  KI'ISTOLAHIO.  'M)~ 

sei'  tra  noi  —  che  i  vostri  bollettini,  il  secondo 
di  (ìenova  e  j>eiieralmente  la  tattica  tenuta  dai  re- 
l)ul)blicani  non  hanno  intera  la  mia  approvazione,  ('i 
11  biasimare,  l'irritare,  lo  scindere,  non  giova  :  nuoce. 
Con  uno  scopo  pratico,  Venezia,  che  noi  ])ure  abbiamo 
e  ch'esige  un  accordo  di  tutte  le  forze  del  Partito, 
bisognerebbe  evitare  ogni  ostilità.  ^Mentre  cerche- 
remmo di  spingere  tutti  su  quella  via  —  e  si  perde 
il  diritto  di  spingere  quando  si  assale  --  dovremmo, 
noi  repubblicani,  organizzarci  quetamente  tra  noi, 
tanto  da  potere,  quando  sorga  una  imi)reveduta  col- 
lisione tra  Governo  e  paese,  agire  compatti  e  impri- 
mere una  tendenza  determinata  al  moto.  Io  non  pre- 
vedo quella  collisione  se  non  per  Roma.  Per  Venezia 
che  deve  precedere  la  nostra  bandiera  è  fuor  di 
questione.  11  \'eiieto  ha  bisogno  delFesercito,  quindi 
della  Monarchia  e  l'invocherà.  Xoi  possiamo  e  dob- 
biamo tacere,  non  contrastare. 

Queste  cose  io  so  d'averle  dette  sin  da  princi- 
pio. E  furono  tiasandate. 

Litigare  con  Dolti  o  con  Cairoli  o  col  Comitato 
Centrale  significa  nulla  :  provoca  naturalmente  rea- 
zioni, dissidii,  debolezza   in  essi,  in  noi,  in  Tutti. 

Star  bene  possibilmente  con  quanti  professano 
voler  moto  i)el  Ve[neto]  —  segretamente  organizzarci 
sotto  la  nostra  bandiera  —  diffondere  l'idea  repub- 
blicana senza  occuparsi  di  chi  non  lo  fa  —  era  ed 
è  ancora   il   da   farsi. 

Del  resto,  lasciatemi  ({uesto  mese;  poi  parleremo 
di  tutto. 

Che  cosa  è  successo  d'un  Circolo  Democratico 
degli   studenti  di  Pisa  che  s*im])iantava,  credo,   sul 

(')  I  bollettini  riguardanti  la  Falange  Sacra.  Ved.  la  lett. 
VMMCCCCXXVII. 


.?nS  FH'IRTOLARIO.  [l'^^H 

finire   del    '('»-?    lOsiste    tuttavia?   Jh\    Sevci'i,    biunio, 

era   menibio   del    Comitato  con   Parenzo  e  altji.    (') 

x\(l(lio  i>('r  ora.  Kicordatenii  alla  si<,nio:a  Liidnulia. 

(Vostro  sempie 

Giuseppe. 


VMMCCCCL. 

A  Fra  Aijdenzio  E.   Spakacino,  a  ralcrino. 

[Londra!,    12    agosto     |l.sr.4]. 
Fratello, 

Ebbi  le  vostre  linee  del  gennaio;  ma  non  ebbi 
mai  i  vostri  Versi,  e  m'è  ignoto  il  perché.  Non  ri- 
sposi quindi  mai.  Ma  oggi  mi  sento  spronato  a  man- 
darvi una  stretta  di  mano  fraterna.  Non  vorrei  po- 
teste mai  credere  ch'io  abbia  non  curato  o  respinto 
la  parola  d'affetto  che  mi  viene  da  un'anima  gio- 
vine e  già  tocca  dalla  sventura. 

In  ogni  condizione  di  vita  voi  potete  compire 
una  missione.  In  qualunque  sfera  versiate,  voi  po- 
tete cacciare  il  germe  del  Vero  in  qualche  giovine, 
in  qualche  popolano  che  venga  a  contatto  con  voi. 
E  questo  germe  è  nella  formola  «  Dio  e  Popolo  » 
che   il   1849  proclamò   da    Roma   e   da   Venezia.   Re- 

(')  Su  O.  Parenzo  e  sul  Circolo  Democratico  fra  gli  stu- 
denti di  Pisa,   ved.  la  nota  alla  lett.  VMDCCCOII. 

'vMMCCCCL.  —  Inedita.  L' autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  A  tergo 
di  esso,  di  pugno  del  Mazzini,  sta  l' indirizzo  :  «  Frate  Au- 
denzio  E.   Sparacino.  » 


[1864]  EPISTOLARIO.  309 

pubblica  —  e  trasformazione  religiosa,  più  vasta  e 
degna   dell'Italia   che   non  è   il   protestantismo^ 

Addio:  non  so  se  ci  vedremo  mai,  ma  combat- 
tiamo da  forti  ed  amiamoci  nella  fede  comune. 

A'ostro  fratello 
Gius.  Mazzini. 

VMMCCCCLI. 

A  Vincenzo  Brusco  Onnis.  a   Milano. 

[Londra],    13    agosto    [1864]. 
Caro  Brusco. 

Fatemi  il  ])iacere  di  trovare  fuori  Piantanida, 
autore  di  varii  opuscoli  economici,  stam[>atì  da 
Agnelli,  e  fargli  avere  questo  biglietto  che  gli  devo 
da  un  anno  e  più. 

Vi  mando  una  corrispondenza  di  Bucarest,  ])er- 
ché  vi  diate  un  jjo'  d'importanza  con  un  «  dal  no- 
stro corris])ondente.  »  Ho  mandato  due  giorni  fa  a 
Maur[izio]  un'altra  corrispondenza  di  Bucarest,  pre- 
gandolo di  far  un  articolo  sulla  ^foldo-Yalacchia.  O 
Sarebbe  desiderabile  ch'ei  ve  l'avesse  mandato,  e 
che  questa  corrispondenza  seguisse  :  probabilmente 
ve  ne  manderò  altre;  l'ho  chieste  almeno. 

vMMCCCCLI.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  A  tergo 
di  esso,  di  pugno  del  Mazzini,  sta  l'indirizzo:  «Pasquale 
Rossi,  Milano,  »  certamente  un  luogo  di  recapito  della  corri- 
spondenza di   V.   Brusco   Onnis   col  Mazzini. 

(')  Ved.  la  lett.  VMMCCCCXLIV.  Però,  la  eorrispoudeuza 
da  Bucarest,  che  il  Mazzini  inviò  a  V.  Brusco  Onnis,  non  fu 
mai   inserita   neìV Unità   Italiana. 


.■'«in  ?;iMST<)I.AU10.  llSPilJ 

Tra  paieiilesi  e  per  iioii  perdere  il  mio  diritto 
di  l)iasimo,  Vltiità  farel)l)e  assai  mejjlio  occui)an- 
dosi  dei  diversi  paesi  dove  abbiamo  amici  e  che 
dovrebbero  essi  pure  agire  con  noi,  che  non  tacendo 
liste  di  proscrizione  e  dicendo  a  poveri  nomini  come 
Montecchi  —  che  non  sono  se  non  deboli  —  «  Siete 
nostri  inconciliabili  nemici.»  (^)  E  badate  ch'io  ho 
scritto  a  Scit'oni  l'animo  mio  su  Montecchi  —  ch'ei 
lo  ha  (letto  —  e  che  non  ci  vediamo  i)iù  quand'ei 
\  iene  in  Londra;  non  con  biasimi  privati,  e  al  primo 
cenno  del  nostro  essei-  forti  —  ciò  che  dovrebb'  es- 
sere primo  scopo  nostro  —  Mont[ecchi]  e  siffatti  pre- 
dicherebbero noi.  Possibile  che  non  vogliate  inten- 
dere il  «guerra  ai  i)erversi,  pace  ai  deboli  I  » 

Aspetto  sempre  ;  siamo  al  13  e  non  vedo  cosa 
alcuna. 

Vostro  sempre 

Gl.USEPPE, 


X'M.AICCCCLII. 

A    Gaetano    Innocenzo    Piantan'.da,    a    Milano. 

[Londra],  13  agosto  [1864]. 
Fratello, 

Mi  pesa  un  rimorso  sull'anima  ed  è  quello  di 
non  avervi  mai  scritto.  Dirvi  ora  il  perché,  il  come, 
bench'io  ne  avessi  sempre  l'intenzione,  travolto  da 

(')  Per  le  accuse  fatte  a  M.  Montec-c-hi  ved.  Wnitn  Itu- 
lìdiKi   di  Milano,  del  9  agosto  1864. 

VMMCCCCLII. —  Inedita  Da  una  copia  presso  la  K.  Com- 
missione. 


[1SG4]  Ea-isTOLARio.  su 

mille  cure,  indugiai,  sarebbe  inutile.  Il  mio  scri- 
vervi adesso,  non  provocato,  vi  jirovi  almeno  (jnel- 
r  intenzione. 

Xi  scrivo  unicamente  a  dirvi  che  vi  fui  yiato 
dell'invio  delle  vostre  t^orgcnti  vere  delia  FiiKinzd  (M 
—  che  la  direzione  generale  delle  vostre  idee  con- 
suona colle  mie  —  che  divido  con  voi  ogni  vostro 
pensiero  sull'Assicurazione. 

Ma  voi  non  potete  sperare  successo  alcuno  sotto 
l'Istituzione  vigente  :  la  vita,  l'intelletto  del  mondo 
politico  ed  economico  non  può  più  escir  dalla  Mo- 
narchia, come  l'intelletto  del  mondo  morale  non  può 
più  escire  dal  cattolicismo  o  meglio  dall'istituzione 
religiosa  che  gli  è  sorgente. 

L'Italia  non  entrerà  nella  nuova  sfera  d'idee  se 
non  quando  sarà  repubblicana. 

Sono  esclusivamente  preoccupato  da  una  })osf<i- 
hilltà  d'azione  nel  senso  Nazionale  e  non  posso  che 
mandarvi  una  stretta  di  mano  fraterna.  Ma  dove 
questa  possibilità  sfumi,  vi  riscriverò  e  c'intende- 
remo forse  sul  come  lavorare  utilmente  aira])osto- 
lato  delle  idee. 

Abbiatemi 

vovStro 

Gius.  M.vzzini. 

(')  Delle  rere  sorgenti  delia  finanza,  e  basi  deil'equUìhrio 
economico  ;   Milano,   Agnelli,   1801. 


m2  Ì3»I  STOLA  RIO.  [18041 

VMMCCCCLIII. 

A  Saverio  Friscia,  a   Napoli. 

[L(.ii(ir:iJ,  14  agosto  [1804]. 

Fratello, 

\'i  mando  due  letterine:  a  due  che  m'hanno  man- 
dato versi  e  libri,  Non  dico  loro  se  non  quello  che 
stampo.  Ed  è  bene  far  propaganda  con  tutti,  ^'orrei 
che  impostaste  da  Napoli  quella  per  Otranto  e  ten- 
taste far  dissotterrare  il  frate,  (^)  autore  di  ^'ersi 
pubblicati,  credo,  un  sei  o  sette  mesi  addietro. 

Aveste  una  mia  che  mandai  al  vostro  indirizzo? 

Vi  suppongo  correttamente  informato  di  tutte  le 
cose  d'Ischia  —  del  progetto  regio  —  dell'accetta- 
zione di  G  [aribaldi]  tenutami,  contro  ogni  accordo, 
segreta  —  della  protesta  dei  nostri  —  e  delle  con- 
seguenze. Delle  impressioni  mie  non  tocca  parlare. 
Bensì  —  o  s'agisce  in  quest'anno,  del  die  v'è  tut- 
tavia una  possibilità;  e  allora  ognuno  dovrà  fare  la 
parte  sua  per  aiutare  l'azione  e  costringere  il  Go- 
verno a  seguire  —  o  non  s'agisce;  e  pei  nove  o 
dieci  mesi  che  avremo  innanzi,  bisognerà  intendersi 
davvero.  Con  un  lavoro  diviso  tra  me,  il  Comitato 
Centrale  e  Caprera,  non  v'è  modo  di  riuscire  a  cose 
concrete;  ed  io  dovrò  nel  mese  venturo  chieder  netto 
agli  amici  miei  se  pel  lavoro  di  preparazione  vogliono 
intendersi  esclusivamente  con  me,  raccogliere  per  me, 

VMMCCCCLIII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
iluseo  del  Risorgimento  di  Roma.  A  tergo  di  esso,  di  pugn(| 
del    Mazzini,    sta    l'indirizzo  :    «  Sig.    Saverio    Friscia,    Napoli.  » 

C)  Fra  Audenzio  E.  Sparaeino. 


[1864]  EPISTOLARIO.  313 

etc.  —  ben  inteso  coll'intelligenza  che  Vazìonc  pre 
pai-Jita  una  volta  si  concentrerebbe  sempre  in  (ì[a- 
ribaldi].  Per  questo  mese  ancora,  tutto  questo  è 
]ri'ematuro. 

Buona  l'agitazione  elettorale  di  Nap[oli].  Nondi- 
meno, mi  convinco  più  sempre  che  dobbiamo  tendere 
a  mutare  —  data  V  occasione  —  V  Istituzione.  La 
l)ropaganda  segreta  dovrebbe  tendere  a  questo  con- 
tinuamente: e  un'organizzazione  segreta  dovrebbe 
rendere  comi)atti  quanti  abbracciano  il  credo  repub- 
blicano. L'azione  sul  Ven[eto]  deve  essere,  di  neces- 
sità, monarchica;  ma  verrebbe  poi  Roma,  e  se  v'an- 
diamo per  consecrare  la  ^[onarchia.  addio  alla  mis- 
sione e  alla  grandezza  d'Italia  1 

Addio  per  ora. 

Vostro  sempre 
GiusEPrE. 


VMM(H'(H'L1V. 
.\   Carlo   I.oui,    h    Torino. 

[Londra],  14  agosto  lSfi4. 
Caro  Lodi, 

El)bi  la  lunga  lettera.  Non  risposi,  assorbito  il 
tem[)o  da  mille  cose  e  per(  he  inoltre  non  v'era  cosa 
che  urgesse.  Non  voglio  nondimeno  che  possiate  in 
ter[)retare  il  silenzio  come  scortesia  che  non  è  in  me. 

Vi   scrivo   nondimeno   laconico.   Non   [)osso   scen- 
dere  ad   esame   di   tutti   gli   atti   e   dei   progetti   ai 

VMMCCCCLIV.  —  Pubbl.  in  Lefteie  di  G.  M.  a  Fr.  Zan- 
noni,  ecc.,  cit.,  pp  20-21. 


314  EPISTOLARIO.  [l«^.-4l 

(|n;ili  ;i(('i'ini;i1i'.  Non  divido,  conu'  s;i|;L't(',  la  pciemit' 
tc'iidt'iiza  a  sosjjettare,  tcnicie  e  iiileijnclaie  sfavo- 
i-evolmente,  eli' è  doiniiiatiicc  in  molti  dei  nostri. 
Ebbi  di  t(Mii])o  in  tempo  accuse  su  voi,  ildlc  (luali 
non  feci  calcolo.  Ma  vi  dirò,  per  conto  mio,  che  in 
una  cosa  non  posso  approvarvi. 

Avevate  ricevuto  istruzioni,  alle  quali  alludete, 
da  me.  Ma  era  im])licito  nel  fatto  delle  istruzioni 
che  di  quando  a  (luando  mi  rendeste  conto  del  No- 
stro lavoro.  Noi  faceste  mai.  La  statistica  militai-e, 
non  vasta  come  credo  la  faceste,  ma  de^li  uomini 
non  interamente  mutati  ed  ai  quali,  in  casi  eccezio- 
nali, avrei  potuto  indirizzare  una  parola,  mi  sarebbe 
stata  impoi'tante  :  ncm  l'ebbi  mai.  Le  intenzioni  del 
(loverno  non  mi  furono  mai  note  per  mezzo  vostro. 
1  disegni  architettati  da  voi  e  che  avevano  appa- 
renza diversa  dall'  intenzione,  avrebbero  dovuto  es- 
sermi segretamente  manifestati  tanto  eh'  io  stesso 
non  li  avversassi  ;  e  voi  non  me  ne  taceste  parola 
mai.  E  via  cosi.  Quindi  libero  il  campo  a  tutte  le 
interpretazioni  passibili.  E  fu  la  sorgente  della  rot- 
tura fra  voi  e  gli  amici. 

Prendete  a  cagion  d'esempio  l'ultimo  contatto 
concernente  il  A'eneto  con  Peruzzi.  V'indirizzaste  a 
Corte,  a  Nicotera  :  perché  non  a  me?  La  posizione  di 
(juestione  di  Peruzzi  [.vie]  era  la  mia  :  io  intendeva 
che  il  (Jroverno  non  dovea  esser  compromesso  anzi 
tempo  :  intendeva  che  il  moto  Veneto  dova  farsi 
come  spontaneo,  al  di  dentro,  non  nei  contini  del 
Regno:  intendeva  che  il  (ro\erno  avea  diritto  di 
sapere  con  q\m\  programma  s'opererebbe  e  gli  avrei 
risposto:  «Il  moto  sarà  necessariamente  monar 
chico.  »  Non  avrei  chiesto  che  incoraggiamenti  se- 
greti   e    tolleranza,    invece    di    sequestri,    per    armi 


t]8(i4']  KPIRI'OLARIO.  315 

apprestate  senza  pubblicità.  Non  si  sarebbe  con- 
chiuso  cosa  alcuna  perché  come  tutti  gli  uomini 
capaci  (1*  ingannare,  Peiuzzi  cre<le  o  affetta  creileie 
che  non  s'ha  da  aver  fede  alle  mie  parole.  Kva  ad 
ogni  modo  bene  parlarmene. 

È  questa  l'unica  osservazione  ch'io  mi  sento, 
mercè  gli  antichi  patti,  diritto  di  farvi.  Il  resto 
è  nulla. 

Giovate  al  paese  come  meglio  potete;  e  sp  ci-e- 
dete  ch'io  possa  giovare,  ricordatevi  che  vivo  ancoi-a. 

Vostro 

GlUSEI'l'E, 


xyniccccLV. 

To  Emilie  Ashx^rst  Venturi,   Eastbourne. 

[London.  Angust   15th,  lSti4].  Monday. 

Dearest  Emilie, 

I  am  gì  ad  you  wrote  to  Dr.  Christian  and  more 
glad  of  your  huììctiìi  to  me,  although  I  wish  very  much 


Lunedi. 
Carissima   Emilia. 

Sono    contento    che    abbiate    scxitto    al    dott.    Christian 
e   pili   contento   ancora    del    liolhtihio   c-hc-   mi   mandate,   ben- 


VMMCCCCLV.  —  Puhbl.  da  E.  F.  RicHARns.  op.  cit.. 
voi.  in,  p.  .S7.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del  Risor- 
gimento di  Roma.  Non  ha  indirizzo.  La  da  (a  vi  fu  apposta  da 
E.  Venturi. 


316  Éa-ISTOLABIO.  tlSGi] 

to  bear  of  the  hai-dne.ss  vanishiiig.  How  caii  1 
kiiow  of  William's  addiess,  dear?  He  is  waiidering 
aboiit  and  has,  1  thiiik,  no  address  at  ali.  J  dined 
yesterday  at  Petei-s  I  I  heard,  as  yet,  no  news  from 
any  wheie,  no  telegiani.  W'e  lune  leached  the 
l'ith  and  1  suppose  you  will  he  light  and  that  no- 
thing  will  soramon  me,  alasi  away  from  P^ngland. 
As  for  G[aribaldi]  you  are  right  ;  hut  he  has  not 
much  to  do  witli  the  question.  Should  tliey  ai-t,  he 
would  have  to  t'ollow  as  he  did  in  the  South.  Sa- 
lina has  reached  Lugano.  I  have  luined  my  pi-os- 
pects  with  Mr.  l'otter:  teli  the  ^\'an'ioi-.  After  tlie 
wai-ning  I  liad  from  the  ^'en[etian]  and  with  the 
possibility  before  me  of  having  to  go  and  help,  T  wi  ote 
to  him  asiking  for  an  offering;  but^  in  my  Italian 
pride,  I  said  that  the  only  reason  for  my  applying 
to  English  friends  was  the  question  of  time:   if  we 


che  io  desideri  ardentemente  di  sentire  che  la  durezza 
sia  sparita.  Come  posso  sapere  l'indiris.zo  di  William,  ca- 
ra? Sta  girovagando  e  non  ha,  credo,  nessun  indirizzo. 
Ieri  pranzai  da  Peter  !  Non  ho  avuto,  hnora,  notizie  da 
nessuna  parte,  nessun  telegramma.  Siamo  al  15  e  credo 
che  voi  abbiate  ragione,  e  che  nulla  mi  chiamerà,  ahimè  ! 
tuori  dell'Inghilterra.  Quanto  a  Garialdi,  avete  ragione; 
ma  non  ha  gran  che  a  fare  nella  questione.  Dovessero 
agire,  egli  dovrebbe  seguire  come  fece  nel  Sud.  Sarina  è 
arrivata  a  Lugano.  Ho  rovinato  i  miei  progetti  con  Mr. 
Potter:  ditelo  al  Guerriero.  Dopo  ravviso  che  avevo  avuto 
dal  Veneto  e  nella  probabilità  che  io  dovessi  andare  ad 
aiutare,  gli  scrissi  chiedendo  un'offerta  ;  ma,  col  mio  (or- 
goglio italiano,  gli  dissi  che  la  sola  ragione  che  mi  spin- 
geva a  rivolgermi  ad  amici  inglesi  era  la  questione  del 
tempo  :   se  il  destino  ci  avesse  riserbato  nove  o  dieci  mesi 


[1864]  EPISTOLARIO.  317 

were  dooined  to  iiine  or  ten  months  more,  we  woiild 
have  lime  to  collect  in  Italy,  and  I  would  thank 
liim  and  decline  taking.  He  writes  that,  if^  etc.  he 
offers  £.  100.  Mix  immediately  and  fifty  a  little 
after.  If  1  do  not  leave,  I  shall  therefore  thank 
him  and  theie  will  be  an  end  of  it.  1  i-eally  cannot, 
without  an  nrging  uecessity,  ask  any  one  who  is 
not  Italian,  now.  Italy  ought  to  give  ali  that  is 
lequired.  And  besides,  my  English  friends  are  evi- 
dently  feeling  it,  very  cold  sinee  some  time.  Love 

yoiir  loving 
Joseph. 


(li  pili,  avremmo  avuto  tempo  di  raoc-ogliere  in  Italia,  u 
io  l'avrei  ringraziato,  declinando  da  n'accettare.  Egli  mi 
scrive  che,  se,  ecc.  offre  100  sterline,  cinquanta  subito  e 
cinquanta  un  iio'  pili  tardi.  Se  non  pano,  dovrò  perciò 
ringraziarlo  e  sarti  tutto  finito.  Xon  posso  davvero,  sen/a 
una  necessità  urgente,  chiedere  a  uno  che  non  sia  Ita- 
liano, ora.  L'Italia  dovrebbe  dare  tutto  quello  di  cui  ha 
bisogno.  E  inoltre,  i  miei  amici  inglesi,  evidentemente 
per  questa  sensazione,  sono  molto  freddi  da  un  po'  di 
tempo  in   qua. 

Vogliate   bene   al 

vostro  affezionato 
Gn^sEPPE. 


31S  Ki'mToi.Aiuo.  fls(;4| 

vMMrrccLVi. 

A    Fii.ii'i'o    P.KTTi.\i.    a    (Jeiiova. 

ILoiidnil.   ÌTt  agosto    [l.S(;41. 
faro  P>ottini, 

I]bl)i   r  ultima   rata   di   veiitidue  lire  sterline. 

\'orrei  che  tu  versassi  il  costo  di  venti  copie 
d'un  numero  del  (ìioriidlr  delle  Società  Operaie  al- 
rufficio  o  a  Savi:  ciniiue  centesimi  per  copia,  ma 
v'  è  il  costo  di  posta. 

Addio;  non  sto  male  tisicamente:  moralmente.... 
i  mesi  passano  e  abbiamo  lo  straniero  in  casa.  La 
Polonia  è  morta.  La  Danimarca  schiacciata.  Inco- 
mincio a  vergognarmi  della  mia  patria. 

Ricor<lami  a  Nai)oleone  (^)  e  ama  il 

tuo  amico 
Giuseppe. 

VMMCCCCLVII. 

A    Saverio   Friscia,   a    Xaijolì. 

[Londra  1.  Ki  agosto    [1804]. 

Fratello, 

La  Società  «  Alessandro  Poerio  »  di  Catanzaro 
m'ha  eletto  tempo  fa  a  non  so  che  d'onorario.  De- 

vMMCCCCLVI.  —  Inedita.  L'autografo  si  ronserva  nel- 
l'Istituto Mazziniano  di  Genova.  A  tergo,  d'alira  mano,  'a 
indicazione   dell'anno. 

C)    Napoleone    Ferrari. 

VMMCCCCLVII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma.  A  tergo  di  esso,  di  pugno 
del   Mazzini,  sta   l'indirizzo  :    «  Sav.    Friscia.  » 


[1864]  EPISTOLARIO.  319 

bitore  d'una  rispo.sta,  la  mando,  ('i  N'olele  avviarla? 
È  meglio  che  parta  da  Napoli. 

Sono  .sempre  incerto  sul  presente.  Mve  ancora 
una  probabilità  d'azione  ;  ma  non  oltre  il  mese.  E  se 
passa,  avremo  nove  mesi  davanti  a  noi.  Bisognerà 
in  quel  tempo  intenderci  bene  pel  lavoro;  e  lo  farò. 

Ditemi  qualche  cosa  sulle  tendenze  di  Na])oli. 
Con  chi  siete  in  contatto? 

Avete  nuove  di  Sicilia?  Ros[ario]  Bagli [asco]  de- 
v'essere a  quest'ora  tornato  in  Palermo.  Che  cosa 
signitica  la  dimissione  di  (ìar[ibaldi]  dalla  Masso- 
neria? (-)  Come  procedono  le  associazioni  Stcll((  <V  I- 
talia  e  altre  in  Sicilia? 

Addio  :  vostro  sempre 

GlUSEl'I'E. 

VMMCCCCLVIII. 

A  Madame  M.   d'Agoclt,   à    l'aris. 

[Loudres].    1(5    aoùt     [l.SlU]. 

Madame, 

A'oulez-vous  permettre  à  un  homme  qui  s'intéresse 
à    vous    et    à    vos    travaux    de    vous    demander    des 

(')  La  1(  tt.  all'Associazione  «  Ale.ssaudro  Poerio  »  di  Ca- 
tanzaro fu  piibbl.  ueìYl'nità  Italiana  di  Mijano,  del  12  set- 
tembre  1.SG4. 

(-)  Erano  state  auminciate  «  per  motivo  di  salute.  »  nel  J/o-. 
riinento  di  Genova,  e  di  là,  nellT/n'/fl  lialinna  di  Milano,  del 
12  agosto  18G4. 

vMMGrCCLVIII.—  Pubbl.  in  G.  Mazzini,  Lettres à  D.  Stern. 
eoe,  cit..  pp.  9-10.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del  Risorgi- 
mento di  Roma  (fondo  E.  Xathan).  È  in  una  busta  che,  di  mano 
ignota,  ha  l'indirizzo  :  «  Madame  la  Contessa  d'Agoult.  1.  rue 
Tilsitt,   Schlagenbad.  »   La   data   si   completa   col   timbro  postale 


320  EPISTOLARIO.  [18641 

nouvelles  de  votre  sant^'?  Voiis  me  disiez  dans  votre 
<lei'nière  lettre  qne  vous  n'étiez  pas  bien  et  je  ne 
vois  pas  la  eontiimatioii  de  votre  travail  sur  Dante 
et  Goethe  dans  la  Revuc  (ìcrmaniqnc. 

Un  mot  à  l'adresse:  «  ^Irs.  France.  2.  Onslow 
Terrace.  Fulliam  Road.  London.  »  snffira. 

VouR  avez  sans  donte  regii  ma  dernière  lettre  en 
réponse  à  celle  dans  laqiielle  vou«  me  demandiez 
])<)nr(inoi  j'écrlvais  Alligliieri  an  lieu  de  snivre  Tor- 
Ili<)jira])liie  fiénéralement  admise. 

Adieu,  Madame.  Croyez  moi 

votre  bien   dévoué 
Jos.  Mazzini. 


VMMCCCCLIX. 

To  Emilie  Ashurst  Venturi,  Eastbourne. 

[London,  August  17th,  1864].  Wednesdiiy. 
Dearest  Emilie, 

T  bave  a  traveller  to  attend  to  and  cannot  wi-ite 
as   1    wisb.  Never  mind.      T  converse  witb  vou  and 


Mercoledì. 
Carissima   Emilia, 

Devo  badare  a  un  viaggiatore  e  nou  posso  scrivere 
come  vorrei.    Pazienza.    Parlo   con   voi    e   vi   voglio   bene   e 

VMMCCCCLIX.  —  Piibbl .  in  gran  parte,  da  E.  F,  RiCH.uu>s, 
op.  cit.,  voi.  Iir,  p.  86.  L'autografo  si  conserva  nel  Mn.soo 
del  Risorgimento  di  Roma.  Non  ha  indirizzo.  La  data  vi  fu 
apposta    da    E.    Venturi. 


[1864]  EPISTOLAIUO.  321 

love  you  and  caress  yon— witliin  due  liniits — aìl  the 
while.  If  yon  get  absolntely  bettei-  and  dismiss  ali 
Kwelling  and  hardness,  I  sliall  love  yon  even  bettev. 
Ruskin  is  Aveak  as  weakness.  No,  dear:  the  third  tiny 
room  or  cn])board  will  bave,  T  fear  or  hope,  no  oecn- 
pant.  T  tbiid<  tliat  T  sball  bave,  after  ali,  another 
excnrsion  to  make.  Bnt  of  that,  T  sball  speak  a.Ejain. 
Dr.  Cbr[istian]  witb  Dr.  Paget  bave  this  morning 
operated,  witb  eloroform  on  a  cancer  bere,  on  Capt. 
Thomas.  ^Matilda  wrote  to  me  too  yesterday  a  vei'y 
affectionate  bnt  very  sad  letter.  She  is  evidently 
t'retting  abont  some  thing  or  other;  and  the  vei-y 
suggestioii  of  tlie  Dootor  to  go  aAvay  from  home  to 
"some  kind  friend,,  is  very  singnlar.  ITow  on  earth 
ean  she  get  a  very  kind  friend  at  Tnnbridge?  Tt  is 
very  lamentable  that  yon  al]  sbonld  bave  to  l)e  apart 
from  one  another.     Dear,  T  walked  vesterdav  from 


vi  accarezzo  —  entro  i  dovuti  lìmiti  -  continuamente. 
Vi  vorrò  ancor  pivi  bene,  se  voi  migliorerete  veramente 
e  caccerete  via  ogni  durezza  ed  ogni  gonfiore.  Ruskin  è 
debole  come  la  debolezza  stessa.  No,  cara  :  la  terza  ca- 
meretta od  armadio,  non  avrà,  temo  o  spero,  nessuno  in- 
quilino. Credo  che  dovrò,  dopo  tutto,  far"^  un'altra  escur- 
sione. Ma  di  questo,  parlerò  di  nuovo.  T  dottori  Christian 
e  Paget  hanno  operato  questa  mattina  qui  di  cancro  il 
Capitano  Thomas.  Matilde  ha  scritto  anche  a  me  ieri 
una  lettera  molto  affettuosa,  ma  molta  ti'iste.  Sta  eviden- 
temente congetturando  qualche  cosa:  e  anche  il  consiglio 
del  dottore  di  andare  via  da  casa  presso  «  qualche  amico 
gentile  »  è  molto  strano.  Come  può  mai  trovare  qualche 
amico  gentile  a  Tunhridge?  È  veramente  cosa  rimprc- 
vevole    il   fatto   che  voi    dobbiate   vivere    una   lontana   dal- 

\L\Zzisi,  Scritti,  ecc.,  voi.  LXXVIII  (Enistolario.  voi.   XLVII).    21 


322  Ea>I8TOLARIO.  [18011 

Haynunket  to  Knsscll  Squiire  and  from  there  home 
Oli  fool  I  I  was  hall-dead  wlien  I  reachod.  Is  tliat 
"\valkiii<i  or  iiot  ? 

Bless  voli,  dcarest   Emilie,  and  love 

your  lovin^ 

JOSKI'H. 


l'altra.  Cura,  ieri  ho  camminato  da  Haymarket  a  Russell 
S<inare  e  da  li  fino  a  casa!  Ero  mezzo  morto  all'arrivo. 
Si   chiama   camminare    questo    o   no? 

Siate   benedetta,   carissima    Emilia,    e    vogliate   bene   al 

vostro   affezionato 
Giuseppe. 


VMMCCCCLX. 
A    Benedetto    Caikoli. 

[Londra],    18    agosto   1804. 

Fratello, 

Pongo  a  dis],)osizione  deiramico  quel  poco  che  tengo 
raccolto  in  Italia:  e  vi  dirò  or  ora  a  quanto  somma. 

Se  «i  agisce,  badate.  È  indispensabile  costituirci 
in  direzione  segreta,  di  pochi  certi  ed  energici  del 
moto.  Il  Comitato  Centrale  co"  suoi  elementi  etereo- 
genei  e  colla  diffidenza  che  ispirano  negli  uomini 
d'azione  è  fuor  di  questione.  Può  rimanere  ed  essere 
utile,  se  vuole,  all'agitazione  che  dovrà  farsi  :  ma 
quanto    concerne    il    contatto    diretto    col    moto,    gli 

VMMCCCCLX.  —  Puhl)l.  M.  Rosi.  L'Italiii  ofiierna,  ecc , 
cit.,  p.  1312.  L'autografo  si  con.serva  presso  gli  eredi  Cairoli. 
A  tergo  di  esso,  di  puguo  del  Mazzini,  sta  1'  indizzo  :  «  Sig. 
B.  Cairoli.  » 


[1S64]  ÈPiSTOtAKlO.  323 

aiuti  materiali^  i  proclami,  etc,  non  può  essere  in 
mani  loro. 

Il  nucleo  segreto  dovrebbe  comporsi  di  voi,  di 
Corte,  di  Quadrio  e  di  me,  che  vi  sarò  vicino,  celato. 

Nicotera  che  tra  me  e  l'entusiasmo  suscitato  dal- 
l'azione ci  tornerà,  potrebbe  farne  parte,  ma  sarà 
meglio  cacciarlo  nell'azione. 

Intendete  bene  che  una  volta  Gar[ll)aldi]  dentro, 
ei  sarà  il  capo  legittimo  dell'azione  e  noi  non  sa- 
remo che  gli  esecutori  al  di  qua. 

E  intendeie  inoltre  che  appena  potremo,  e  gio- 
verà, ciascuno  di  noi  sarà  libero  di  traslerirsi  sul 
terreno  dell'insurrezione. 

Ciò  posto,  dovete  voi  pure  sentire  la  necessità 
di  ciò  che  propongo.  E  suggerisco  Quadrio,  non  so- 
lamente perché  ha  davvero  le  qualità  richieste,  ma 
perché  ha  la  tìducia  dei  nostri.  D'altra  parte,  non 
dimenticate  che  il  nucleo  rimarrà  segreto. 

Non  vi  preoccupate  di  tenere  in  serbo  per  l'agi- 
tazione. Raccoglierò  in  questi  tre  giorni  e  porterò 
io  quel  che  occorre. 

Ciò  che  do  a  M[aurizio?Jè  0000  fianchi.  Gli  do 
poi  gli  ordini  per  Genova  alla  Nathau  :  sono,  tra 
quelli  e  quel  che  avanza  da  Gi'ilenzoni  -  -  al  quale 
ho  già  spedito  ordine  da  IT»  o  1(5  mila  fra'ichi  oltre 
i  6000. 

Avrete  da  Xegretti,  (')  piin-Jié  Missori  o  altri  gli 
dia  un  oidine  scritto  da  Gii  ribaldi. 

^ti  manca  il  tempo,  ma  ci  vedremo. 

A'osfro  tutto  e  sempre 
Gi!'Sì:r'i>E. 

(•)  Su   E.  Xegretti  veci,  la   nota  alla   lett.   VMMCCCCXXX. 


;i24  EPISTOLABIO,  tlSC41 

vMMccrcLxr. 

A    Df.mktkk)    Diamii.i.a    Mti.i.kk,    Tt    Turili. 

[LuiidrosJ,    is  aofit    |l.s(;4|. 

Cher  ami, 

•Fai  reyu  voue  leltrc  )(>  coiimieiirais  vi'jiraent  ;\ 
étie  iiiqiiiet.  Ne  protestez  pas,  d  aboid  j/ai-  les  raisous 
que  vous  dites;  eusuite  parce  qiie  (juant  à  T  opi- 
nion, peisoiine  ne  sait  rien  de  Kurzina,  et  de  ses  pro- 
clamalions.  Il  n'y  a  pas  de  délégué  ici,  s'il  en  viendra, 
j'avertirais  nos  amis.  Ils  retiennent  tous  aii  reste  la 
Pologne  morte.  Et  il  n'y  a  que  des  événements  qui 
puissent  la  réveillei*.  .Te  ne  vous  cache  pas  que  la 
seule  chance  qui  nous  reste  n'est  pas  là  et  que  le 
mois  prochain  il  sera  trop  tard  i)our  ajjir.  Les  Kar- 
pàthes  sont  comme  les  Alpes.  Une  chance  existe  en- 
coi-e  tontefois  :  et  il  faut  faire  des  effoits  surhu- 
mains  pour  tàcher  de  réaliser  quel([ue  chose  con- 
cernant  le  papier  de  rente  Kusse  aussitót  (^ue  pos- 
sible. 

Tàchez,  aussitót  que  vous  le  pouvez,  d'envoyer 
quelque   chose  à  Borzyshuvski. 

Selon  moi,  c'est  n'est  plus  de  compléter  un  tva- 
vail  que  Couza  menace  et  qui  doit  étie  a  moitié 
ébranlé,  par  ce  qui  est  arrivé  à  Frijjsy  ;  c'est  de 
faire  des  mouvements  en  Serbie  et  dans  le  l^rinci- 
pautés  d'où  partirait  cette  action  que  vous  et  moi 
chercherons.  lo  Oouvernement  étant  dans  les  mains 

VMMCCCCLXI.  —  Pulii)],  in  Corrispoìnlen.za  ineilitii,  eof., 
cit.,  pp.  79-80,  e.  non  del  tutto  cninpleta.  in  Poìifìcti  sef/ftn 
italiana,    eoe,    fit.,    pj).    115-llG. 


[18l>4]  EPISTOLAKIO.  325 

dhoiunìes  à  iioiis.  Si  jamais  vous  aviez  (luelque 
cent  ciiKiuanle  oii  cent  mille  francs  à  disposei-  i)oiiv 
là-bas,  je  vous  diiais:  Allez-v-vous  niènie  ;  et  avec  cet 
aigent  vous  mettrez  ù  méme  nos  amis  de  renverser 
ce  (lui  est.  ilais  tout  ceci  est  inutile  à  présent. 
Ti'ouvez  et  nous  verrons. 

Adieu  pour  le  moment:  je  suis  accablé  de  travail. 

Votre  ami 

Joseph. 


VMMCCCCLXII. 

A   Sara   Natiian,   a    Lus:iiio. 

tlx>ndra],    18   .-igosto   1S()4. 

Cara  amica, 

Ponete,  vi  prego,  a  ilisposizione  del  portatore  o 
di  Bezzi  o  di  Brusco  quanto  avete  di  nostro  presso 
il  banchiere  di  («enova,  coni])resi  i  000  franclii  dei 
Genovesi  dati  al  tìglio. 

E  ponete  pure,  se  richiesti,  i  cinquemila  franchi 
da  voi  offerti  pel  (juadro  (^  i  che,  naturalmente,  1 1- 
mane  a  vostra  disposizione  o  i)er  farne  Lotteria  de- 
ducendo i  r)00!)  dal  ricavato. 

\'ogliatemi   bene. 

Vostro  sempre 
Gius.  Mazzini. 

VlVIMCCCCLXII.   —    Ineilita.  L'autografo   si    conserva    nel 

^luseo   del   Kisorjiinu'nto   di    Koiiia  (fondo   E.   Nathan).  A  ti  rgo 

di     esso,     di     pugno     del     Mazzini,  sta     1"  indirizzo  :      «  Signora 
S    Xathan,   Lugano.  » 

(')  Non  è  eerto  che  iì  Mazzini  accenni  al  quadro  di  G.  lu- 
duno,  di  cui   nella   nota   alla   lett.    VÌ\II)( '('('('LV. 


326  EPISTOLARIO.  tlS64] 

VMMCCCLXIir. 

To  Emilik  Asiiurst  VioNTtKT,   Eastboumc 

[London.  Augiist    l!>th,  1S(Ì4].   Friday. 

Tliaiiks,  (lear,  for  the  note  and  for  tlie  dimi- 
nutive, biit  stili  scentpoweilull  ''  erba  luisa.  "  IIow 
is  it  that  Caroline  on  the  iSth  was  stili  believinjj; 
yon  with  her  own  landlady?  Ha  ve  you  no  inter- 
conrse  witli  Aberdovey? 

Dear,  what  on  earth  can  I  devise  foi-  the  AVarrior 
at  Eastbourne?  Tlieie  may  be,  really,  something 
to  do  for  him  and  ali  in  a  few  days.  Keep  quiet 
and  do  not  ask  me.  1  do  note  lil^e  to  irrite  about 
certain  matters.    I  .shall  teli  you  in  a  few  days. 

A'enerdi. 

Grazie,  cara,  per  la  lettera  e  per  la  «  erba-luisa  »  mi- 
nuscola, ma  pure  piena  di  profumo.  Come  mai  Carolina 
il  18  credeva  ancora  che  voi  fo.ste  coll,a  sua  padrona  di 
casa?  Non  avete  rapporti  con   Aberdove,v? 

Cara,  cosa  posso  mai  io  trovare  per  il  Guerriero  a 
Eastbourne?  Ci  potrebbe  essere,  realmente,  qualcosa  da 
fare  per  lui  e  tutto  entro  pochi  giorni  State  tranquilla, 
e  non  me  ne  domandate.  Non  mi  piace  'Scrivere  intorno  a 
certe   cose.   Ve  ne.  dirò  entro  pochi   giorni. 

VMMCCCCLXIII.  —  Pubbl.  da  E.  F.  Rich.\rds.  op.  cit , 
voi.  Ili,  pp.  S(!-S7.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del  Risor- 
gimento di  Roma.  È  in  una  busta  che,  di  pugno  del  Mazzini,  ha 
l'indirizzo:  «  Mrs.  Emilie  A.  Venturi.  Turret  ('H>ttage.  Sea  side 
Road.    Ea.stbourne.  »    La    data    si   ricava   dal    timbro   postale. 


[1804]  EPISTOLARIO.  327 

I  ani   to-morrow  diiiing  at   Aiibrey   House. 

Mr.  Potter,  deai-,  sent  me  liglit  groiises  Avhicli  I 
bave  disti-ibnted  riglit  and  left  and  wbich  did  co.st 
me  six  shillings.    Thank  you. 

Enrico  Natban  asked  for  your  news. 

I  suppose  and  hope  that  you  are  going  gently  on, 
althougb  you  say  nothing  about  it.  Has  the  Warrior 
discovere<l  any  unknown  land  with  my  telescope? 

Addio,  bless  you.    Ever 

your  loving 
Joseph. 

Domani  pranzerò   a   Aiibrey   House. 

Mr.  Potter,  cara,  mi  mandò  otto  francolini  che  lio  di- 
stribuito a  destra  e  a  sinistra  e  che  mi  vennero  a  co- 
stare sei  scellini.  Grazie. 

Enrico  Nathan  mi  ha  domandato  vostre  notizie. 

Suppongo  e  spero  che  voi  audiate  migliorando  gra- 
datamente, benché  non  me  ne  diciate  niente.  Il  Guerriero 
ha   scoperto   qualche   terra    sconosciuta    col    mio    telescopio? 

Addio,   siate  benedetta.    Sempre 

vostro  affezionato 
Giuse:ppe. 

VMMCC(TLX1V. 

A   Mal'rizio   Quadrio,   a    Luuauo. 

[Londra].  20   [agosto  18()4]. 
Caro   amico. 

Dovresti  —  dubitativamente  —  in  l'orma  d*  in- 
terrogazione —  chiedere   se    son    vere    le    seguenti 

VMMCCCCLXIV.  —  Inedita,  iu  parte.  L'autografo  si  con- 
serva nel  Museo  del  Risorgimento  di  Roma   (fondo  E.  Nathan). 


328  E3»I8T0LARIO.  [1SC4] 

cose  come  base  di  trattative  attuali  tia  la  Francia 
e   il   nostro  Governo. 

«  I.a  Francia,  senza  pregiudicare  eveiitnalità  che 
ra\\'enire  ])otrel)l>e  far  sorgere,  guai-ent isce  tutto 
(pianlo  ]>ossiede  oiigi  il  Kegno  d'Italia: 

Onarentisce  al   I*a])a   quanto  oggi  possiede. 

Tioniette  ritirare  le  truppe  da  Roma  entro  dìU' 
anni,  per  dar  tein])o  al  Pa]>a  d'oiganizzare  un  coi-po 
cajìaee  di   ])roteggerlo. 

Il  Re  d' Italia  promette  di  non  attentare  allo 
Stato   Pontififio. 

La   C^)rte  Italiana  si  rechei-à  a  Xa]ioli. 

Alcuni  ])rovvedimeiiti  per  piovare  al  credito  fi- 
nanziario italiano.  » 

Addio  : 

tuo 
Gii'SEi'i'p:. 

Ricordami  alTamica.  Fu  compito  e  mandato  il 
7"  \-olume?  (^)  Il  Giornale  di  Siena  è  di  tendenze  tri- 
stissime: (-)(]uei  giovani  guastano  l'Italia  con  un  ma- 
terialisni')  vecchio  retrogrado  e  dissolvente.  Se  l'in- 
verno dovesse  passare,  vedrò  di   scrivere  in  qualche 

A  terso  (li  osso,  (li  piloni)  del  ]M;izziiii.  sta  l'indirizzo  :  Sig.  Mau- 
rizio. »  —  T  paragrafi  da  La  Fi-ancia  .sino  a  finanziario  italiano. 
furono  inseriti  tra  le  notizie  «recentissime»  deirr''?n7ff  Ita- 
liana di  Milano,  del  25  agosto  1804,  jirecedute  dalle  seguenti 
l>arole  :  «Preghiamo  i  giornali  moderati,  ohe  sono  entro  ali? 
sef/refe  cose  governative,  a  rispondere  con  Tin  po'  di  sollecitu- 
dine alle   seguenti   domande.» 

(')  Dell'ediz.    daelliana. 

(-)  TI  periodico  intitolato  il  Lihero  Pcìisiero.  diretto  da  F.  Cel- 
lesi TI  Mazzini  era  stato  invitato  a  collaborarvi.  Yed.  invece 
la   le^t.  VMMCCCCLXXIX. 


[18Ci4]  EPISTOLAKIO.  329 

modo  su  quelle  tendenze  che  dovreste  discutere  invece 
di  discuteie  ("rispi  e  C.  Se  non  deve  passare,  e  spero 
siiperlo  dopo  domani,  addio  scrivere.  Son  [)reirarato. 


VMMCCCCLXN'. 

A  VixcKNzo  Bki'sco  Onnis,  a  Milano. 

[Loiulni],  22  agosto    [1S(;4]. 
Caro  Brusco, 

Dite  agli  amici  che  la  somma  di  lire  sterline 
100.0.4.  posseduta  dal  Comitato  Italiano  qui  fu  si)e- 
dita  il  18  in  un  bouo  postale  del  Banco  Inglese  a 
(}[rilenzoui].  Cerchino  averla. 

Se  mentre  il  giovine  amico  era  via  si  fosse  rac- 
colto —  se  ottenessero  la  somma  da  Negretti  — 
lascino  dove  sono  o  in  mano  vostra  se  già  versata 
una  ])iccola  parte  di  ciò  per  cui  diedi  potere  all";'!- 
Hiico.  Sono  preoccupato  assai  dalla  necessità  di  si>e- 
dire  qualche  III.  6.  7.  8.  1).  15  —  l.S.  I.  I.  II.  II.  i:;. 
1.  -2.  —  14.  '27.  13.,  etc.  subito  (piasi  quanto  della 
cosa  stessa;  come  segnale  e  parola  d'ordine  a  tutti. 

N'acchiudo  l'antica  lettera  di  quel  Lastrini,  i>ei- 
ché  vediate  e  facciate  un  ulteriore  sforzo  per  riii 
tracciarlo. 

Addio:    sto  aspettando   oggi. 

Vostro 
Giuseppe. 

VMMCCCCLXV.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  neT 
Museo  del  Risoi-gim;  nto  di  Roma  (fondo  E  Nathau).  Non  hi: 
indirizzo. 


IVM 


KPISTOLAKIO. 


[1804] 


AM.MrcnMAVI. 


To    .Maiiliia    I'kics,    r.iirdcii. 


[Linidniil,  Aiifiust  22ii(i,    llSd-lJ. 
I)(';il-('sl     M;itil«lil, 

J  (Io  noi  kiiow  wiuM-e  yon  ;ue  and  Tlioioloi-c  tlie 
"  Miserables  „  will  he  sent  this  evenin^ — to  morrò w 
jit  tlie  Intest — lo  yon  at  Barden.  Von  will  not  mak(» 
me  mistM-able  l)y  lalkinj^  ahout  the  litfh  exj/ence; 
yon  will  make  me  happy  in  Ihiìikin;;  that  I  have 
hccn  able  to  satisfy  a  little  Avish  of  yonis.  These 
ave  the  only  joys  T  have.  And  you  will  not  let 
this  interfere  witli  any  siniilar  commission  yon  will 
ji;ive  to  me  henee  t'orward.  "^'on  will  only  have  lo 
l)nt  at  the  end  of  yonr  note  "  Mind!  ,,  and  I  shall, 
in    Ihe   fntnre,   send    immediately  the   bill.      Only,   I 


22  agDsto. 


Carissiiiiiv    ^Intildo, 


Non  sapendo  dove  siete  vi  spedirò  questa  sera  —  do- 
mani al  pili  tardi  —  f  M iscirihili  a  Barden.  ^la  non  mi 
d;irete  il  dispiacere  di  parlare  della  piccola  spesa  :  mi 
renderà  felice  il  pensiero  ohe  son  riuscito  a  siMldisfare  un 
vostro  piccolo  desiderio.  (Queste  sono  le  mie  uniche  gioie. 
E  ciò  non  sarà  di  ostacolo,  .spero,  a  che  voi  mi  nftidiatc? 
d'ora  innanzi  qualsiasi  altro  incarico  del  genere.  Basta 
che  alla  fine  della  vostra  lettera  scriviate  un  «  Tenete 
a  mente!»  e,  per  Tavvenire,  manderò  immediatamenie 
il   conticino.    Solo,    tcìtin   che   per    qualche   tempo    mi    riesca 


vMMCCCCLX^'I  —  Inedita.  L'au'ografo  si  c(.iisprva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E  Xatlian).  \on  h,\ 
indirizzo.  La  data   vi   fu   completata   da   iSI.  Biggs. 


[1.S(;4]  EPISTOLAKIO.  .'{.'il 

f^ar  tliat  commissioiis  will  Ix»  for  a  wliik'  iinpossihle. 
The  explaiiatioii  of  tlie  m.vste^^•'  will  he  .uiveii, 
pei-liaps,  in  a  few  df.ys.  Emilie  i.s  flourishiii^,  she 
sayx,  at  Easthounie.  Caroline  is  not  floui-ishing  at 
AI)ei'(lovey  :  perhaps,  hy  this  time,  at  Aherystwith 
or  some  similar  place.  W[illiam]  and  B[essie]  lia<l 
jiiven  to  nnderstand  to  her  that  they  were  goiug  to 
meet  her  at  Aberdovey:  bnt  whether  they  really  went 
or  flew  off  the  tangent  in  search  of  some  new  lake,  I 
cannot  say.  Happy  mortals.  I  saAV  the  Taylors  and 
their  sliadow  on  Satnrday:  they  do  not  positively 
know  the   wlictt  of  their  goinji;. 

To-day,  Sunday,  1  am  dinino;  with  Bezzi,  whom  yon 
perha])s  rememher,  and  his  wife,  once  Miss  Hill.  ('' 

And  T  ha  ve  nothing  more  to  say,  dearest  ^fa- 
tilda,    except    that    I    am    jnst    now    nncomfortable 


impossibile  eseguire  delle  commissioni.  Vi  darò,  forse  tra 
(lualche  giorno,  la  spiegazione  del  mistero.  Emilia  dice 
di  godere  ottima  salute  a  Eastbourne.  Carolina  invece  il 
contrario  a  Aberdovey  :  forse  ora  si  trova  ad  Aberystwith 
o  in  qualche  luogo  simile.  W[illiam]  e  B[essie]  le  avevano 
fatto  intendere  che  si  sarebbero  incontrati  con  lei  ad 
Aberdovey  :  ma  non  posso  dire  se  realmente  siano  andati 
là  o  se  abbiano  cambiato  idea  per  cercare  qualche  nuovo 
lago.  Felici  mortali  !  Ho  visto  sabato  i  Taylor  e  la  loro 
ombra  :  essi  ignorano  realmente  Vepocn  della  loro  partenza. 

Oggi,  domenica,  sono  a  pranzo  con  Bezzi,  di  cui  forse 
vi    ricordate,   e  con    sua   moglie,    una   volta    signorina    Hill  ! 

Non  ho  più  nulla  da  dire,  carissima  Alatilde.  se  non 
che    in    questo    momento    sono    inquieto    riguardo    a    parec- 

(')  Lo  scultore  Angelo  Bezzi,  che  era  stato  alla  difesa  di 
Roma.  Ved.  la  lett.  MMDCCXLVII.  Il  Mazzini  avfra  conosciuto 
Miss  HilJ  fino  dal  1844.  Ved.  la  lett.  MDCCCLI. 


S32  KprsTOLAiuo.  |1S';4] 

;il)(»ul    iiijiiiy    tliiiijis    iiiid    lli.it     I    ilo    loxc    y<ui    xciy 
iniK-li.      Jìitss  you.      1v\(m- 

yoiir  (Icvolcd 

JoSKI'II. 

P.  S.  —  Tlio  iihovc  w;is  wiiltc'ii  y('stei-(l;iy.  Il 
is  oiily  to-inoi'i'ow,  I  IV;ir,  lliat  the  hooks  will  jj^o. 
lU'ssic  ;nul  Willfiniiì]  nw  ;it  AI)er(lovey  ;  llicy  Icjive 
OH   Tlmisday.  T   lliink.  Io  coiiu'  l);ick.     A<ì<l'ì<). 

rhio    cose    e    che    vi    voglio    molto    bene.    Dio    vi    beiiedieii. 
Sempre 

vostro  devoto 
Giuseppe. 

P.  8.  —  I.a  lettera  elie  precede  è  stata  scritta  ieri.  Ma 
temo  che  i  libri  iiou  partano  prima  di  domani,  liessie  e 
William  sono  ad  Aberdove.v  :  credo  che  j-iovedi  prendano 
la  via  del  ritorno.  Addio. 


VMMCCCCLX\'ir. 

X   Sak.\    X.\than,    a    Lugano. 

[Londra J,  24  accoste,    VlH\->t\. 
AinicM. 

D[avi(ì]  mi  conuinica  il  te]ej»i-aninia.  Aveva  ri- 
cevttto  r  altro  ievsei-a.  Ma  che  cosa  diavolo  devo 
rispondeve  subito?  11  telegiamma  mi  dice  d'  asp'ettar 
lettera:    as])etto.   Ho   nondimeno   scritto   ogjii. 

Sull'idea  deìVììnìììedktfo  aveva  dato  ordini  per 
voi  ai  nostri:  se  mai  rag.i-'ioi'na mento  fosse  decisivo. 

VMMCCCCLXII.  —  Inedita.  L'autografo  si  cou.serva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Xathan).  X'on  ha 
indirizzo. 


[1864]  EPiSTor.Auio.  3S3 

non  dovrebbero  vjileiseiie.  Nondimeno,  siccome  ho 
scritto  anche  su  questo,  fate  ciò  che  vi  diranno.  Sol- 
tanto, se  Guillaume  vuol  dir  Daelli  ch'io  credeva  Giu- 
sleppe],  (^)  se  in  altri  termini  avete  incassato  pel 
VII  volume,  serl)ate  almeno  (jnella  somma.  È  mia 
privata. 

Come  sfate?  Come  avete  trovato  la  famij>lia? 
Scrivetemi.  Dite  a  ^[[aurizio]  che  nini  vedo  nulla 
suHT'y/?7à   di  ciò  die  ,uli  mandai  o  gii   suggerii.   (-) 

Aspetto  le  lettere  spiegative  che  mi  giungeranno 
do})odimani.  Riscriverò   subito  dopo. 

Vostro  tutto 
Gir  sKi'i'E. 

Scrissi  a   llarrict    ed   ebbi   risposta. 

V.M.MCCrGLXVIII. 

•IO  Emilie  Asiiikst  A'enturi,   Ea.stbounie. 

[London,    August    24tli,    1S(U].  Wednesday. 

One  line  to  you,  déar,  just  to  say  that  the  ther- 
mometer  is  ù  la  iHiÌK.sr  and  a  telegram  speaks  of  an 

Mercoledì. 

Una  riga,  cara,  tanto  per  dirvi  che  il  tennoinelro  è 
à   In    baisse  e  che   un   telegramma  parla   di   aggiornamento, 

(')  Veramente,    il    Daelli    aveva    nome    Gino. 
{-)  Il    documento    riguardante    la    Rumeuia.    Ved.    lu    nota 
alla   lett.    VMMCCCCXLIV. 

VMMCCCCLXVIII.  —  Pubbl.  da  E.  F.  Rr  h.vuds.  op.  cit , 
voi.   Ili,   p.   89.   L'autografo   si   conserva   nel   Museo  del  Risor- 


334  KI'lSTOI.AItlO.  |l.S<i4| 

;i(lj()iirii('ni('iil.  wlicllicr  loiiji  oi-  ni()iiiciil;ii  y  I  sluill 
Iciirii  li-oiii  U'ttcìs  llic  day  altcì-  lo-nioiion-.  'rii;tiiK> 
l'oi-  tlu'  jiij;;aiitif  leaf,  less  seiited  liowrvci-  thaii  llie 
sniiill  ones.  ITow  are  you?  I  knon  lliat  llic  iin- 
Ifnideiìt  excuisioii  lo  Beecliy  Head  liad  woi-kcd  un- 
favoni-ably.  Teli  me  tlieii.  AN'illiaiii,  lallier  cu- 
riously,  wi-ites  that  he  is  sony  al  kiioAiiij,^  iiolliiiiji 
of  3'ou  except  that  you  aie  at  Eastbouiiie.  Ile  was 
leaviii^  Aberdovey  to-mori-ow  Un-  Doljielley.  Tliey  will 
be  hei-e  the  ol.  I  sent  youi-  address.  Of  raioliue 
I  know  iiothinji  silice  Iwo  days;  but  oii  l'^iiday 
they  will.  niost  i)iobably,  leave  Aberdovey.  Why 
Moii?  I  bave  iiot  the  least  idea,  about  him  or  any 
othei-.      I  woiider  if  the  hook  sells  at  ali.   (M     I>o 


se  lungo  o  uioiueutaneo,  saprò  da  lettere  {lopodomani. 
Grazie  per  la  foglia  gigante,  meno  profumata  però  di 
quelle  piccole.  Come  state?  So  che  la  escursione  impru- 
dente a  Beecby  Head  vi  era  stata  dannosa.  Ditemene 
dunque.  William,  cosa  un  po'  curiosa,  scrive  che  gli  spiace 
di  non  saper  di  voi,  nuli"  altro  fuorché  siete  a  Easi 
bourue.  Domani  partirà  da  Aberdovey  per  Dolgelley. 
Saranno  qui  il  81.  Mando  loro  il  vostro  indirizzo.  Non 
ho  notizie  di  Carolina  da  due  giorni  ;  ma  con  ogni  pro- 
babilità, partiranno  da  Aberdovey  venerdì.  Perché  Moir? 
Non  so  proprio  niente  né  di  lui,  né  di  nessun  altro.  Mi 
domando    se    il    libro    si    vende.    Ne    sapete    voi?    I    grandi 


gimento  di  Roma.  È  in  mia  busta  che,  di  iiugno  del  Mazzini, 
ha  r  indirizzo  :  «  Mrs.  Emilie  A.  Venturi.  Turret  Cottage.  Sea 
side  Read.  Eastbourne.  »  La  data  si  ricava  dal  timbro  postale. 

V)  Intitolato:  The  OwVs  Neste  in  the\  City,  che  E.  Venturi 
aveva  pubblicato  col  pseudonimo  di  Edward  Lowell.  Ved.  E.  F. 
RiCHABDS,    op.   cit.,    voi.    Ili,    pp.    88-89. 


[1SG4]  EPISTOLARIO.  335 

Xou  kiiow?  The  big  papers  are  sileut.  And  why 
(b  you  say  tliat  should  I  come  to  spend  oiie  day,  I 
am  noi  to  take  W[olfi]  witli  me?  As  if  I  ha<l  evei- 
(1  reumi  of  it. 

Amiithìe,  dear,  is  spelled  in  \\\\'a\;ì\\,\\oX  (lìiiììahìc 
Tliere  1 

Ever  your  loving 

Joseph. 


jliiiniali  non  ne  parlano.  E  iierché  mi  dite  che  se  venissi 
a  passare  una  giornata,  non  devo  portare  con  me  \A'(iliYV 
Come  se  avessi  mai  Kofjìiuto  una  eosa  simile. 

Aniiable,  tara,  si  scrive  cosi,  e  non  aimiuhlc.  Ecco  «ina! 

Sempre 

affezionato  vostro 

Giuseppe. 


VMMCCCCLXIX. 

TO  H.vRRiET  H.\MiLT()X  KiNG,  London. 

[London].  AiiKus^t  24th.    [18041. 

Dear  ^Irs.  King, 

I  do  not  dare  to  bless,  nor  feel  auy  right  to  do 
so  :    biit   inay   yonr   daughtev   be  like   you   in   aspiv- 

24  agosto. 
Cara  signora  King, 

Non    mi    arrischio    a    benedire,    né    mi    sento    il    diritto 
di   farlo:   ma   possa   la    vostra   L.imbma  essere  simile  a  voi 

VMMCCCCLXIX.  —  Pubbl.  in  Letters  and  RecoUections  nf 
Mazzini   by  ilrs    II.  King,   cit.,   pp.  43-44. 


3.'{()  EPISTOLAKIO.  [18G4] 

iitioiis  aiid  ili  wor.sliip  of  the  1(Um1;  ìiiuI  inay  yo'i 
l)('  loii;^  Itlcsscd  witli  liei'  lovcl  It  is  IIm*  siiicc.-t' 
wisli  oT  a  iiKiii  wiio  l'ecls  dccply  iiitcrcsttMl  in  youi* 
lifV  juhI  li;ii)]»iiH'ss,  becjiusc  lic  Iciiows  tliat  yoiir  liti' 
will  he  _ì;()0(Ì  and  iisclid,  and  Ilial  wliatcvcr  liuppi- 
lu'ss  you  niay  cujoy  N\ill  iicvci-  iiiakc  yon  Inijuct 
otliei'  jK'oplc's  loiicliiicss  ()!•  unliai)])iness. 

J*ray,  tliank  Mi-.  Kiiii;  loi-  liis  kind,  iiiiei-cstiiiji 
note,  and  teli  liiiii  lliat  I  sliall  he  glad  lo  licai*  Ironi 
time  lo  tinic  onc  w.nd  aboiit  yonrs  and  yonr  little 
angel's    liealtli. 

Kver 

laithfiilly  yonis 
Jos.   Mazzini. 


nelle  aspirazioni  e  ncU'  adorazione  dell'  Ideale  :  o  pos- 
siate per  molto  tempo  essere  benedetta  dal  suo  amore! 
K  l'iumurio  sincero  di  nn  uomo  che  prova  un  interesse 
profondu  per  la  vostra  vita  e  per  la  vostra  felicità, 
poiché  sa  che  la  vostra  vit:i  sarà  buona  e  utile,  e  che 
(lualunipie  sia  la  felicità  della  i|nale  voi  possiate  godere, 
non  vi  farà  mai  dimenticare  la  solitudine  e  1"  infelicità 
degli  altri. 

Vi  prego  di  ringraziare  vostro  marito  per  la  sua  let- 
tera gentile  ed  interessante,  e  di  dirgli  che  sarò  lieto  di 
avere  di  (piando  in  (piando  notizie  della  salute  vostra  e 
di    (piella    del    vostro    angioletto. 

Sempre 

devotamente  vostro 
Gius.  Mazzini. 


KPISTOL.UJIO.  337 

VMMCCCCLXX. 

To   Km  IMI-;   Asiiriisr    Vknturi,    Kastlxmrin'. 

I  London.  Augiis;   2r»th,  1S(;-4|.  Tlmrsday. 

Deaiest  Emilie, 

li  is  oul}  un  Fi-itliiy  iicrt  tliat  Caioliiie  leaves 
Ahei-dovey.  J>essie  and  \\'[illiam]  are  tliere  too  aiul 
Jeave  oii  Tluii-sday.  Vou  luive  liad  Wolff.  Aiul 
1  liope  you  h;i\e  not  spolceii  about  probabilitios,  eie. 
Tuo  days  Avill  decide  wliether  or  iiot  the  Warrioi- 
inay  have  aiiything  to  do.  Except  that  chance, 
everything-  is  dnll  as  it  can  be.  The  papei-s  are 
emj>ty.  And  1  have  not  a  single  incideut  in  niy 
life  worth   being   reported.      1   saw   l'etei-  and   ('le- 


Giovedi. 
Carissima   Emilia, 

È  soltanto  veufrdi  venturo  t-lie  Carolina  partirà  da 
Aherdovey.  Anche  iiessie  e  William  sono  là  e  partiranno 
i^iovedi.  Voi  avete  avnto  la  visita  di  Wolff.  E  spero  che 
non  abbiate  parlato  di  probabilità,  ecc.  Fra  due  giorni 
si  deciderà  se  il  (inerriero  potrà  avere  qualche  cosa  da 
fare  (t  no.  AlTinfuori  di  (luesta  probabilità,  tutto  è  pili 
fermo  che  mai.  I  giornali  sono  vuoti.  E  non  lio  un  solo 
fatto  della   mia   vita   che  valga  la   pena   di   essere   narrato. 


VM.MCCCCLXX.  —  Pubhl.  da  E.  F.  Richards,  op.  cit., 
voi.  Ili,  pag.  90.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del  Risor- 
gimento di  Uoni.-i.  Non  ha  indirizzo.  La  data  vi  fu  apposta  da 
E.   Vrutiu'i. 

Mazzini,  feritli,  ecc.,  voi.  LXXVUl  (ET>istolario.  voi    XLVII).    22 


338  EPISTOLARIO.  [18<"4| 

m[entiii]    on    Satnrdny:    and    iinfortunately    lost    a 

]K>UI1(1. 

Ilail  voli  ycstcrday  tliiindciiii^  and  laiii?  It  is 
(•old  today  and  wiiidy. 

Love  rioni  yoni-  limi'ied 

JOSEl'H. 

DoiiH'iiica    ho    visto    l'ctcr    v   ("Icnicntia  :    e    sfoimnataiiu'iito 
perdetti    una    sterlina. 

Ieri  avete  avuto  tuoni  e  pioj^siaV  Oj:j;i  la  freddo  e 
tira  vento. 

Tante   cose   alTettuose   dal  vostro  in  fretta 

GirsKi'i'E. 

VMMCCCCLXXI. 

To  Emilie  Ashi'kst   Vkxturi,   Eastbourne. 

[London.    Angnst]     2(;tli,     [1S(U]. 

Dearest   l'Emilie, 

I  liave  yonr  little  note.  Yoii  teli  me  to  not  be 
nneasy;  bnt  I  nevei-  tlioniilit  the  results  of  the  Ex- 
eui-sion  liad  been  so  bad,  as  they  appeal-  in  yonr 
note.     Yon  are  in   bed,  yon  bave  sent  for  the  Doc- 

( 'arissima   Emilia, 

Ho  ricevuto  la  vostra  letterina.  Mi  dite  di  non  stare 
in  pensiero  :  ma  non  avrei  mai  immaginato  che  i  risul- 
tati della  escursione  potessero  essere  cosi  brutti,  come 
appaiono    dalla    vostra    lettera.    Siete   in    letto,    avete  man- 

VMMCCCCLXXI.  —  Pubbl.  da  E.  F.  Rich.vrds,  op.  cit., 
voi.  III.  p.  90.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del  Risor- 
gimento di  Roma.  È  in  una  busta  che.  di  pugno  del  Mazzini, 
ha  l'indirizzo:  «  Mrs.  Emilie  A.  Venturi.  Turret  Cottage.  Sea 
side  Read.  Eastbourne.  »  La  data  si  ricava  dal  timbro  postale. 


[ha 


4]  KPISTOLAKIO.  XV.) 

toi-,  oyu  speak  of  great  paìii  aud  of  s\vc'lliii<j;.  Ali 
tliis  sliows  that  ynu  weio  iiot  so  loi-ward  in  yoiir 
impiovemeiit  as  I  faneied,  and  as  the  word  "fioniisli- 
inji  „  iu  one  of  yonr  notes  iniplied.  You  or  Carlo 
Avrite  one  word  about  the  state  of  thinj;s. 

There  is  an  article  in  the  Daily  \cics  eoneern- 
inj,'  the  boolv  :  favourable,  I  am  tohl.  I  bave  tried 
lo  li'et  it  witli  the  intention  of  sending  it  to  yon  ; 
but  it  has  been  iuipossible.  Has  Mr.  Kintj  your 
address?  I  dare  say  he  Avould  bave  sent  it  to  yon. 

Caroline  and  -laraes  are  leaving  Aberdovey  to- 
nioirow  to  no  to  Dolgelley.  Xortb  Wales.  Post 
Ottiee   will   do. 

For  the  rest,  I  ani  jilooniy  and  anythinii  bad. 
Arrests  are  taking  place  not  only  in  the  Trentino, 
bnt  in  Frinii.  iM    T  sliall  bave  letters  to  morrow. 


dato  a  chiamare  un  dottore,  parlate  di  forti  dolori  e  di 
jjontìore.  Tutto  «luesto  mostra  che  non  eravate  tanto  mi- 
gliorata come  io  immaginavo,  e!  come  mi  faceva  cre- 
dere la  parola  «  fiorente  »  in  una  delle  vostre  lettere.  Scri- 
vete, voi  o  Carlo,  una  linea  per  dirmi  come  stanno  le  cose. 

Sul  Daily  Xeu'S  v'è  un  articolo  sul  libro:  favox'evole, 
mi  si  dice.  Ho  cercato  di  procurarmelo  coll'intenzione  di 
mandarvelo  :  ma  mi  è  stato  impossibile.  Mr.  King  ha  il 
vostro  indirizzo?  Credo  che  ve  l'avrebbe   mandato. 

Carolina  e  James  partiranno  da  Aberdovey  domani 
per  andare  a  Dolgelley.  nel  Xorth  Wales.  Basterà  scri- 
vere :  fermo  in  posta. 

Quanto  al  resto,  io  sono  accasciato  e  ogni  cosa  va 
male.  8i  hanno  arresti  non  solo  nel  Trentino,  ma  anche 
nel  Friuli.   Domani   riceverò   lettere. 

(')  Nello  ste.sso  (10  agosto  IStH)  in  cui  aveva  liiojio  uu  con- 
veguo   a   Padova,    al   quale    erano   intervenuti    G.    Guerzuni   e    il 


niO  KPISTOLAUIO.                                                    flSMl 

Try    t(t    Ite  wcll,    llicrc's    a    (I('ai---;ni(l    sciid    oiic 
woid,   sincere. 

Evei'  yoiir  lox  iii.n' 


('create    di    star    bene,    (jiicsta    è    mia    cara    cosa    —    e 
scrivete  una   riga,   sincera. 
Sempre 

affezionato  vostro 

Gli' SEPPE. 


VMMCCCCLXXTT. 

To  Emilie  Asiittrst  Venturi,   Eastbourne. 

ILond,.!!,    Augiist    2Gth,    1S04J.  Frida .v. 
Deal-, 

One  word  lo  tliaiik  you  very  imu  li  l'or  yoiii-  liav- 
viii"  wiilteii  to  me  imniediatelv.     Tiie  word  "  swell- 


Venerdi. 
Cara, 

Una    riga    per    ringraziarti    tanto    d'avermi    scritto    iiii- 
mediatamentc.    La    parola    «  gontiore  »    mi    aveva    messo    in 

conte  F.  Martini,  per  conferire  con  i  rappresentanti  del  Veneto 
e  del  Ti-entino  e  per  rendersi  conto  esatto  della  sitnazione 
rignardante  1"  iniziativa  dd  moto  rivoluzionario  preparato 
dal  Mazzini,  la  Polizia  austriaca  procedeva  ad  arresti  di  pa- 
trioti a  Riva,  a  Tione.  a  Pergine,  a  Rovereto,  a  Cles  ;  e  ad 
altri  nei  giorni  successivi.  Riuscirono  a  salvarsi  con  la  fuga 
il  Bezzi,  il  Martini,  il  Tranquillini,  ecc.  Ved.  G.  Locatbixi 
MiXBSi,   op.   cit.,  pp    132-i;^3   e  140. 

VMMCCCCLXXII.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva   nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma.  È  in  una  busta  che,  di  pugno 


[lS(i4]  KPISTOLAUIO.  341 

iiìf;' ,,  li;i(l  ahirinod  nio  ;  stili  1  Ii<ij>c'<l  it  \v;is  iiot  aii 
abscoss.  It  is  over  mnv.  I)id  you  j,i'es.s  it?  ])()iilt- 
icetl  it  after  it  ()peiie<l?  Tlie  teinleiu-y  niii.-<t  he  ln'okeii. 
ITave  ali  possible  i)ni(lent  cares;  an<l  Avrite  just  lo 
say  how  it  goes  oii. 

Xo  news. 

I   Ila  ve  a  faiiit  li()])e  to  he  ahle  to  seiid   yoii  the 
Dilli//   Xrir.s  to-mon-ow. 

Love  to  Carlo.    Ever 

youi-  (leNoted 

•TOSKI'II. 


ansia  ;  tuttavia,  speravo  che  non  si  trattasse  di  un  ascesso. 
È  passato  ora.  L'avete  scliiaeciato?  avete  messo  degli 
impiastri  dopo  che  si  è  aperto?  ^i  ilvvc  ti'oncare  il  loro 
ripetersi.  Abbiate  tutta  la  prudenza  e  i  riguardi  possi- 
l)ili  :  e  scrivete,  tanto  per  dirmi  come  va. 

Nessuna    notizia. 

Ho  una  vaga  speranza  di  potervi  mandare  il  Daiìij 
Xcirs    domani. 

Saluti  alTettuosi  a  Carlo.  Sempre. 

vostro    devoto 
Giuseppe. 

del  Mazzini  ha  riudirizzu  :  »  Mrs.  p]milie  A  Venturi.  Turret 
Cottage.  Sea  side  Ro:ul.  P^astbourue.  ))  La  data  si  ricava  dal 
timbro  postale. 


342  KIMHTOI-AKIO.  |lMil| 

V.MM('(M'("LXX111. 

To  Emilie  Asiickst  A'kntlki,    Kaslbounie 

U.uiKloii.    Auffiist    27.    1S(H  I.  Sutunla.v. 

Oiily  (»ii  .•iccouiil  of  tlu'  Sinidny,  dcai-  sitlTcrcr. 
KcmIIv,  1  h;i\t'  iiotliiiiy,  to  s;i\'.  I  scmhI  tlic  haUji 
.\<irs.  TluM-o  is  ali  arlicle  (Kjro-doicc  in  the  Sdhinìaj/ 
J'cricìr  t(io:  biit  I  caiuiot  seiid  it.  Aboiit  the  ti-aiis- 
latioii,  tliey  complaiii  of  a  coiifiision  l)et\veoii  nly^selt■ 
and  the  t i-aiislatoi-,  which  lias  bceii  adxerted  to  l)y 
otlicr  jiapoi-s.  I  s(Mid  Ww  Lcado-  of  II()][y()ake]  too: 
Ile  has  jìioniiiieiitly  inserted  a  loiij;  fragiiieiit.  1 
shall  iiot  kiiow  how  yoii  ai-e  iiow  bet'oi-e  ^lonilay. 
Arrests  are  goiiiii  <>ii  i"  Ihe  \'eiietia.     Ah  me! 

Evei- 

yonr  loviii^ 

JoSKJ'H. 

Sabat.(». 

Solo  a  causa  della  domenica,  cara  sofferente.  In  verità, 
non  ho  niente  da  dire.  Vi  mando  il  DdUii  yeics.  Ve  un 
articolo  «agro-dolce»  anche  sulla  Satiirday  Review;  ma 
non  posso  niandarvelo.  Quanto  alla  traduzione,  si  lamen- 
tano di  una  confusione  fra  me  e  il  traduttore,  che  è  stata 
notata  anche  da  altri  giornali.  Vi  mando  anche  il  Leader 
di  Holyoake  :  ha  sostanzialmente  pubblicato  un  lungo 
frammento.  Non  potrò  ora  sapere  come  state  prima  di 
lunedi.    Gli    arresti   continuano    nel    Veneto.    Ahimè  I 

Sempre 

affezionato  vostro 

Giuseppe. 

VMMCCCCLXXIII.  —  Pulihl.  (la  E.  F.  Kiciiards.  op  cit.. 
vul.    Ili,   pp.   91-92.   L'autografo  si   conserva    nel   Museo   del  Ki- 


[1S(Ì-1]  EPISTOL.VRIO.  343 

VMMCCCCLXX1\\ 

To  Emilie  Ashurst  Ventiki,   Eastbonrne. 

[London,  Aiigust  29th,   1SG4].  Moiuliiy. 

Dearest  Emilie, 

T  liave  not  the  least  idea  about  the  wiiter  in 
tlie  Daily  Xcu-n.  Really,  deai-,  I  ani  as  1  was  in 
health  :  onlv  woriied.  1  liave  only  oiie  numbei-  ot 
the  Revnc  des  Deii.r-Mondr.<i  with  part  of  a  novel 
i'i-om  G[eoi-ge]  Sand;  hiit  as  I  have  not  the  tirst  two 
])ai'ts  and  the  nnml)er  is  foi-  the  rest  nninteresting. 


Lunwlt. 
Carissima  Emilia, 

Non  ho  la  minima  idea  di  chi  possa  essere  lo  scrittore 
del  Dailì/  Xcirx.  Veramente,  cara,  io  sto  come  prima 
(luanto  a  salute:  solo,  sono  preoccupato.  Ho  appena  un  nu- 
mero della  Rcviie  (leu  Deu-r-Mondcs  con  parte  di  una  no- 
vella di  (i.  Sand  :  ma  non  ho  le  prime  due  puntate  e  il 
numero,   (luanto   al    resto,   essendo  di   nessun    interesse,  non 

sorginientn  di  Koma.  È  in  una  l)usta  che,  di  pugno  del  Maz- 
zini, ha  l'indirizzo  :  «  Mrs.  Emilie  A.  Venturi.  Turret  Cottage. 
Sea  .side  Road.  Eastliourne.  »  La  data  si  ricava  dal  timbro 
postale. 

VMMCCCCLXXIV.  —  Puhbl.  da  E.  F.  Richards,  op.  cit., 
voi.  Ili,  p.  92.  L'autografo  si  conserva  nel  Museo  del  Risorgi- 
mento di  Roma.  È  in  una  busta  che,  di  pugno  del  Mazzini,  ha 
]'  indirizzo  :  «  Mrs.  Emilie  A.  Venturi.  Turret  Cottage  Sea 
side  Road.  Eastbourne.  »  La  data  si  ricava  dal  timbro  postale. 


344  EPisTOLAiuo.  [18G4] 

I  (lo  iiof  scikI  il.  I  sciid  the  oiily  tliiiig  1  liavc; 
you  uv.\\  k(H'])  il.  I  sliail  \vy  to  liud  soim'ihiiig  else. 
1  woiidci-  il'  the  liciidcr — Masson's — lias  noi  wiiltcìi 
OH  llu'  hook.  I  iicvcn-  soe  it.  Evory  tliing  i.s  over 
l'or  the  pi-eseiil.  As  tliey  did  iiot  act  after  the  lii>l 
an-ests,  they  will  iiot  uow.  L'5  arrests  in  the  Ti-eii- 
liiio,  alinosi  ali  oui'S.  ^Manci  had  heen  here  just  a 
iew  days  ago  to  bi-ing  me  Ihe  last  arrangemeuts. 
They  weie  to  act  on  the  L'!),  this  very  day.  The 
arrests  took  place  whilst  he  was  here.  ^'ine  months 
or  so  are  now  before  ns.  If  dnring  these  nine 
months  1  shall  muster  up — an  inipossihility — some 
l.">0,t)00  francs,  I  certainly  shall  succeeil  in  doing 
some  thing  by  niyself:  if  not,  no.  A(Uììo,  (U-ar.  I 
must  write  letters.    Love  to  Carlo. 

Vonr  lo\ing 
Josioi'ii. 


lo  iiiaiido.  Vi  iiiaiulo  hi  sola  co.sii  che  ho:  potete  teiierhi. 
("erclieiò  di  trovare  (lualcosa  d'altro.  Mi  domando  se  il 
li'cdilcr  —  quello  di  Masson  —  ha  parlato  del  lihro.  Xon 
lo  vedo  mai.  Tutto  è  tinito  per  ora.  l'oiché  non  agirono 
dopo  i  primi  arresti,  non  lo  faranno  ora.  2;")  arresti  nel 
Trentine»,  quasi  tutti  dei  nostri.  Manci  era  stato  (ini  pro- 
prio pochi  giorni  fa  a  portarmi  le  ultime  disposizioni. 
Dovevano  agire  il  29,  proprio  oggi.  Gli  arresti  furono 
operati  mentre  lui  era  (ini.  Abbiamo  davanti  a  noi  circa 
nove  mesi.  Se  durante  (luesti  nove  mesi  io  metterò  in- 
sieme —  cosa  impossibile  —  un  I.jO.OOO  franchi,  riescirò 
certamente  a  fare  qualclie  cosa  da  solo  :  se  no,  no.  Addio, 
cara.   Devo  scrivere  delle  lettere.   Saluti  affettuosi  a  Carlo. 

\'ostro  affezionato 
Giuseppe. 


[ISGl]  EI'ISTOLAIJIO.  345 

VMMCCCCLXXV. 

A   Maurizo   Quadrio,   a   Lugano. 

[Londra],  30  agosto   [1864]. 
Caro  Maurizio. 

Tu  mi  mandasti  una  lettera  del  Cellesi,  Direttore 
del  Libero  Priìfiirro.  Eccoti  nna  lettera  per  Ini.  Tienne 
copia  e  sVi  non  la  pubblica  o  1'  altera,  pubblicatela 
suHT'«77f/.  Questa  mediocrità  presuntuosa  che  rovi- 
nerebbe, se  persistesse,  la  gioventù  nostra,  Tu'irrita 
davvero.  T  poliziotti  scannano  il  corpo,  essi  l'anima. 
Persisto  in  dire  che  i  repubblicani  dovrebbero  sepa- 
rarsi apertamente  e  far  ouerra  al  materialismo  del 
quale  in  fine  il  moderatismo  non  è  se  non  conse- 
jiuenza.  A  op:ni  modo  lo  farò  io. 

Ebbi  la  tua:  telegrafai.  Ma  cosa  vuoi  ch'io  de- 
cida da  lontano?  A  Br[usco],  a  Bez[zi],  a  te  la  de- 
cisione. Ben  inteso  che  divido  la  vostra  opinione. 

Pretia  l'amica  di  dirmi  a  cose  quiete  se  e  quanto 
è  i-iìiiasto  in  Gen[ova],  Lug'[ano]  o  altrove  su  che  io 
1  tossa  contare  un  jiiorno.  Del  resto,  non  ho  vojilia 
di  ])arlare.  Al)l)iamo  nove  mesi  davanti.  Se  in  nove 
mesi,  il  Partito  mi  raccofjlie  150,000  franchi  in  pri- 
nnivera,  sp  vivo,  verrò  e  farò:  e  se  no,  no.  Sono 
stanco  di  circolari,  ai)pelli,  organizzazioni  che  non  si 
rcalizzan  )  mai.  A<ldio  per  ora. 

Tuo  sempre 
Giuseppe. 


VMMCCCCLXXV.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  dfl  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  Non  La 
indirizzo. 


340  EPISTOLARIO.  L 18341 

Kictno  ora  in  data  del  27  lettere  da  (leiiova  die 
parlano  eome  se  si  dovesse  fare.  J'armi  iin[)ossii»iU'. 
Ma  se  veramente  si  credesse  potere,  date  (piel  poco  : 
sempre  su  domanda  di   Hez[zi]   e  dei  nostri. 


A\Ar.M(M'('LXXVr. 

A  Adriano  Lemmi,  a  Torino. 

[Londra],  .30  agosto   [1S641. 

Caro  Lemmi, 

Slanci  vi  diede  in  deposito  sei  mila  franchi  di  mio. 
Vi  jtrego  di  ridarli  allo  stesso.  Egli  ha  istruzioni 
mie  per  usarne. 

Voaivo 
(xius.   Mazzini. 

v.MM(;(;ccLXXVii. 

A  Vincenzo  Brusco  Onxis,  a  Milano. 

[Londra],   30   agusto   18G4. 

Caro  Brusco, 

Ebbi  la  vostra  del  -;>.  Telegrafai  a  L[eiiiini]  ciò 
ch'io  poteva  pel  danaro;  lontano,  mal  posso  decidere. 

VMMCCCCXXVI.  —  Inedita.  L'autografo  si  conserva  nel 
Museo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  A.  Lemmi).  A  tergo  di 
esso,  di  pugno  del  Mazzini,  sta  1'  indirizzo  :  «  Sig.  Adriano 
Lemmi.  » 

vMMCt'CCLXXVII  —  Inedita.  I/autografo  si  conserva  nel 
^luseo  del  Risorgimento  di  Roma  (fondo  E.  Nathan).  A  terg?) 
di  esso,   di   pugno  del    Mazzini,    sta   l'indirizzo  :    «  Sig.    Brusco.  » 


[1SC4]  EPIf5T0LAKlCJ,  ■  lU7 

Lascio  dunque  a  56.  [Bezzi],  al  giovine  amico,  et  e. 
la  decisione  :  oggi  lo  reclameranno  in  caso  di  ne- 
cessità per  fatti  positivi  :  per  ciò  in  cui  essi  stessi 
non  credono,  no  davvero.  All'amica  ho  detto  di  con- 
formarsi alle  loro  domande.  Son  certo  eh"  essi  non 
consentiranno  a  sprecare  quel  poco  che  può  esser  base 
d'un  nuovo  fondo  i)er  l'avvenire.  Per  me,  non  credo 
a  cosa  alcuna.  Quarantotto  ore  dopo  i  primi  arresti, 
potevano  e  dovevano  in  I.  21.  23.,  etc.  almeno  cac- 
ciarsi in  VI.  fi.  7.  1>.  lo.,  etc.  Non  l'hanno  fatto  e 
non  lo  faranno  orn.  Non  so  come  da  Gen[ova]  in 
data  del  27  mi  parlino  come  se  tutto  andasse  bene 
e  s'avviasse  a  fatti. 

Del  come  —  avendo  mezzi  —  si  possa  e  si  debba, 
parlerò  a  5fi.  [Bezzi],  etc.  quando  mi  direte  tìnita  per 
ora  ogni  cosa.  Ma  anche  coi  nove  mesi  quei  mezzi 
non  si  troveranno.  Sono  scorato.  Chiederò  nondimeno, 
tìnita  ogni  cosa,  a  quei  ch'io  stimo  ad  uno  ad  uno 
se  vogliono  essere  esclusivamente  al  lavoro  con  me. 
Con  tre  mesi  di  lavoro,  anche  buoni  tutti,  non  si  va. 
E  se  dovessero  durare,  mi  ritrarrei,  perché  almeno 
fossero  due  e  mi  contenterei  di  scrivere. 

Ditemi  fin  dove  i  nostri  su  I.  6.  9.  3.,  etc.  sono 
col])iti  :  che  cosa  l'imane  per  contatto  possibile  nel 
futuro;  se  rimane  alcun  II.  5.  (ì.  7.  S.  10.  11.  13., 
etc,  insomma  ([uanto  può  dar  lume  utile  per  veder 
la   via. 

Addio  per-  ora.  Riceveste  tutte  le  mie?  (jnella 
in  cui  v' incliiudeviì  l'antica  lettera  di  Lastr[ini]? 

\'ostro 
Gii.  sKi'i'E. 


MS  KPISTOLABIO.  [18G-1] 

v.M.McrcciA.wiif. 

T(i    I0mii.1i:    Asniusi-    \i;.\ti"UI,    K.-isllMiunic. 

[London.  AiiK'iist  ;ilst.   1S(Ì4|.   W(><lii('s(l;i.v. 

I  cjumot  wiitc.  ()li\itM-i  liiis  bec'ii  licic  lov  llirec 
lioursl  and  1  liave  otlier  lett^is  t(»  v.iite;  biit  1  iniisr 
thaiik  you  foi-  your  dear  little  uole  aboiit  youisell'; 
rather  iinsatisl'actor}'  a.s  it  is  ;il);>ut  healtli.  Ir  i-aiii:s; 
and  if  the  sanie  weatliev  jk  yours,  ari'! io  alle  /xis-scij- 
(/ìiitel  No  news:  ari-ests;  'liey  afi'  alie.idy  IM).  Dear, 
i;a  (luiet.     I  eannot  just   n^-\:  di.^.ai  ul'  siiiihio  i\]\{\ 


Merc-olodi. 
Cara, 

Non  ho  tempo  di  scrivere.  Olivieri  è  stato  qui  tre 
ore  !  e  devo  scrivere  altre  lettere  ;  ma  devo  ringraziarvi 
per  la  cara  letterina  ccm  le  vostre  notizie;  henché  sia  pocf) 
soddisfacente  quanto  alla  vostra  salute.  Piove  ;  e  se  voi 
avete  lo  stesso  tempo,  iiddio  <ilìv  ixisMCfjf/iatcl  Nessuna  no- 
tizia: arresti:  suimo  siià  a  1)0.  Cara,  state  tranquilla.  Non 
posso     in     (piesto     arj^oniento     sognare    di     mnovernii     e    di 

VMMCCCCLXXVIII.  —  Pul)bl.,  in  gran  piute.  da  E.  V. 
RiCH.\Ki)S,  op.  cit.,  voi.  Ili,  1).  !)2.  L'autografo  .si  con.serva  nel 
Museo  del  Ki.sorgimento  di  Roma.  È  in  una  busta  che,  di  puslui 
del  Masjy.ini.  ha  1'  indirizzo  :  »  Mrs.  Emilie  A.  ^'(•ntul•i.  Tnrrr^ 
Cottage.  S;a  side  Road.  Easthourne.  »  La  data  si  ricava  dal 
timbro   postale. 


[1864]  Ea»iSTOLAEio.  349 

leaving  for  Eastboiirne:  net  even  from  Satiirday  to 
Monday,  which  was  my  originai  pian.  Teli  Carlo 
tliat  amongst  the  an-ested  in  the  Trentino  are  the 
three  bvotheis  Malfatti,  Tecilla,  Candelperghei-,  Ca- 
nella  a  ehemist,  Giosuè  Tavani,  Briccio,  Andrea 
Zaniboni,  Flavio  Gonfalonieri,  Andreis,  Guido  Chi- 
nielli,  Enrico  Dovarda,  Giacomo  Moggio,  Buffi,  Salmi, 
\'imanzini,  Tamanini,  Lino  Miuotti,  two  priests  etc.  (^) 
Ever 

yours  in  a   hurry  but  with  true  love 
Joseph. 

Dear,  I  send  the  Satiirday  Revicic  sent  by  ^Ir. 
K[ing]  to  you.  Yon  bave  it  already;  bnt  yon  can 
like  to  send  it  someAvhere. 


partire  per  Eastboiirne:  neppure  dal  sabato  al  lunedi,  co- 
me era  in  origine  mia  intenzione.  Dite  a  Carlo  ohe  fra 
gli  arrestati  del  Trentino  ci  sono  i  tre  fratelli  Malfatti, 
Tecilla,  Candelpergher,  Canella  un  farmacista,  Giosuè  Pa- 
vani,  Briccio,  Andrea  Zaniboni,  Flavio  Confalonieri,  An- 
dreis,  Guido  Ghimelli,  Enrico  Dovarda,  Giacomo  Moggio, 
Buffi,  Salmi,  Vimanzini,  Tamanini,  Lino  Minotti.  due 
preti,  ecc. 

Sempre   affrettatamente   ma    con    vero   affetto 

vostro 

GlUSEPPK. 

Cara,  vi  rimetto  la  fiat  unì  a  ìj  Reviciv  che  Mr.  King 
ha  mandato  per  voi.  Voi  l'avete  già  ;  ma  può  darsi  che 
desideriate  farla  avere  in  qualche  altro  posto. 

(')  Su  gran  parte  di  questi  arrestati  ved.  Tv.  MAnciiiTTr. 
//  Trentino  nel  RiHorgìmento;  Roma,  Soc.  Editr.  I).  Alighi(M'i, 
1913. 


8S0  EPISTOLARIO.  [ISfiil 

VMMCCCCLXXIX. 

A      FlJANCKSCO      ('KI.I.KKI.      il      Siellìl. 

Il.umlial.   :U    agosto    [l.S()41. 
Fi-atollo, 

\'oi  mi  chiedete  coUahoiazioiie  al  Libero  Pcn-^irio. 
Io  credo  nella  bontà  delle  vostre  intenzioni,  e  a[.- 
prezzo  il  coraggio  col  quale  esprimete  le  vostre  idee, 
coraggio  raro  oggi  negli  Italiani,  i  quali  i)erpetuauo 
con  codardo  silenzio,  e  per  calcolo  d'  utili  o  danno 
immediato,  una  condizione  di  cose,  grave  di  pericoli 
e  indegna  della  Patria  loro.  Ma  se  voi  avete  letto 
una  sola  linea  di  mio,  come  potete  chiedermi  di 
secondarvi  so[)ra  una  via  radicalmente  contraria,  se 
giudico  dai  i»rimi  due  numeri  della  vostra  ])ubhli- 
cazione,  a   (piella  ch'io  seguo? 

Io  credo  in  Dio  pei-  necessità  logica,  tradizione 
deirUmanità,  intuizione  dell'  anima  e  coscienza  di 
una  vita  individuale,  che  non  morrà.  E  scendendo 
da  (piesta  fede  alle  conseguenze,  trovo  in  essa,  quasi 
verificazione,  la  certezza  del  trionfo  delle  mie  credenze 
politiche,  la  sorgente  filosofica  della  Giustizia,  della 
Libertà  e  dell'Eguaglianza,  violate  in  oggi.  Senza 
Dio,  senza  il  pensiero  eh'  ei  pose  in  germe  nel  mondo, 
perclié  si  svolga  a  poco  a  i)oco  da  noi  tutti  a  prò'  di 
tutti,  io  non  trovo  origine  ai  fatti,  fuorché  la  Forza 
cieca  e  il  Caso:  (piindi  la  giustificazione  della  tiran- 
nide, jverché  riesca,  e  le  tristi  teoriche  (rOl)bes. 

VMMCCCCLXXIX.—  Pul)l)l.n.irr»(M  Jiiiìkinu  di  Milano, 
del  18  settembre  1804  e  con  migliore  lezione,  emendata  dalla 
prima    edizione,   nel    n.    d^l    24   dello    stesso    mese. 


[1864]  EPISTOLARIO.  351 

Credo  nella  unità  della  Vita,  che  scende  dall'u- 
nità di  Dio  e  ha  doppia  manifestazione,  neir///rf/r?V///o 
e  nel  coìlcffiro,  nell'/o  e  ueWUmanità  [  e  studio  quindi 
le  condizioni  della  vita  dell'indivìduo,  nella  vita 
dell'  romanità,  che  m'è  trasmessa  via  via  dalla  Storia. 

Credo  che  la  leuge  della  vita  è  racchiusa  tutta 
nella  ])arola  Profjrcsso,  parola  ripetuta,  balbettata 
oj»ij;i  da  tutti,  ma  il  di  cui  senso,  profondamente 
sintetico  e  religioso,  è  generalmente  frainteso  dagli 
intelletti  superficiali  e  appestati  di  materialismo,  del 
periodo  di  transizione  in  cui  fummo  posti.  E  vedo, 
in  virtù  di  (piesta  Legge,  l' umanità  avvicinarsi, 
checché  si  faccia,  d'  Epoca  in  Epoca,  all'  intelletto 
d'un  ideale  divino,  supremo  su  noi  tutti,  e  vincolo 
tra  i  mondi  che  esistono  o  esisteranno.  Senza  il 
concetto  di  questo  ideale  non  è  fine  comune,  né  so- 
lidarietà o  fratellanza  d'uomini,  né  Umanità.  Teatro 
della  nostra  Libertà  sono  il  tempo  e  lo  spazio.  È  in 
noi  d'  avvicinarci  all'ideale  più  o  meno  largamente 
e  rapidamente. 

Credo  in  una  Legge  di  Dovere,  diiTendente  da 
(juesta  Legge  della  vita,  che,  in  nome  di  tutta  la 
scienza  d'  oggi,  io  chiamo  Progresso  :  dovere  di  sco- 
prire, per  quanto  è  in  noi,  parte  della  Legge,  do- 
vere di  attemperarvi  i  nostri  atti,  dovere  di  sagrifì- 
care,  airincaruazione  dell'  ideale  sulla  terra,  ed  al 
miglioramento  di  tutti,  gli  appetiti  dell'  individuo, 
i  nostri  conforti,  e,  occorrendo,  la  vita.  E  perché  io 
credo  in  questa  Legge  di  Dovere,  credo  in  una  Società 
futui-a.  nella  quale  ciascuno  sarà  giudicato,  collocato, 
retribuito  secondo  1'  opera  sua  —  e  combattuto  per 
essa. 

Non  a|)i»arteng()  ad  alcuna  delle  religioni  esi- 
stenti:  a])]»artengo  alla  Religione  dell'avvenire,  che, 


?,rì2  EPISTOI.AIUO.  [1804] 

scrivendo  in  fronte  al  suo  tempio  Profp'c^HO,  sosti- 
tnirA  ;il  (l()<;ma  della  rivelazione  diretta,  immediata, 
arbitiaria,  il  do^iiìa  della  ]>erenne  rivelazione  di  Dio 
nell'Umani tà.  intravvednta  ])rima  e  via  via  dai  pili 
potenti  fra  noi  per  Genio  e  Virtiì,  accettala  ])oi  li- 
beramente e  con  osse(piio  ragionevole  dai  liiiì.  Credo 
che,  come  s]>ariscono  sulla  terra  irli  individui  e  dura 
la  specie,  cosi  le  relijiioni  nìuoiono  e  vive  eterna  la 
Religione.  Opni  reliiiione  ra])]iresentata  la  parte  di 
rivelazione  (Vuii'ejxx-i,  la  ])arte  d'educazione  che 
in  quell'epoca  si  com])i  a  ]ìro"  del  j^enere  umano;  cede 
il  luo^o  alla  nuova,  (piando  è  necessario  salire  un 
altro  «iiado  nel  disegno  educatole  pvovvidenziale. 
Le  relijiioni  sono  le  forme  successive  <\A\\\  l*eliixione: 
ma  in  oj^ni  ei^oca  romanità  chiede  a  se  stessa  il 
secreto  della  pro]uia  orioiue,  del  proprio  jìne  e  della 
via  migliore,  che  sjuidi  da  un  punto  all'altro.  Quando 
talora  l'Immanità  dimentica  questi  tre  problemi,  nei 
quali  vive  il  secreto  di  tutte  le  nostre  aiiitazioni 
scrutate  a  fondo,  essa  erra  com'og^i  nell'indifferenza 
e  neir  egoismo,  in  balia  della  forza,  usur])ata  ])er 
un  tempo  dai  pili  ])otenti  e  dai  ])iu  avveduti,  o  di 
moti  convulsi  anormali,  senza  sco])0  determinato,  che, 
pari  ai  moti  deirinfermo,  non  L'iovano. 

Non  im])orta  or  dirvi  ciò  in  cui  credo  oltre  questo. 
(,)iiant()  ho  detto  basta  airintento  mio.  Voi  ne.uate 
Dio.  nejiate  la  Tìeli.uione,  neuate  la  Tradizione  del- 
l'Immanità. Tome  potete  chie<lermi  di  colìahorarc  alla 
vostra  pubblicazione? 

\'()i  mi  chiamate  al  cullo  della  Kaj^ione;  «Iella 
vostra  o  della  mia?  Di  (juella  di  N'olnev  e  La  elettile, 
o  di  (piella  di  Socrat(\  <li  l'Iatone,  di  IMtaii'ora,  <li 
Leibnitz,  di  Newton,  di  K''])lero,  di  Dante,  di  Cam- 
panella, di  Lamennais?  La  /'«[/ione  non  è  il  \'ero  :  è 


[18(54]  EPISTOLARIO.  353 

uno  strumento  per  la  licei-ca  del  vero:  l'adoperiamo 
noi  tutti.  L'adoperava  ITmanità,  eredente  in  tutto 
(piello  elle  voi  negate.  Tutto  sta  nel  modo  d'appoggio 
die  noi  le  diamo,  nella  direzione  a  cui  la  volgiamo. 
Date  la  ragione  esclusivamente  all'analisi:  non  con- 
(juisterete  fuorché  la  scienza  della  morte.  Datela  alla 
sintesi,  al  doppio  criterio  della  tradizione  collettiva 
e  della  co.>cienza  individuale,  armonizzanti  in^^ieme, 
conquisterete  la  scienza  della  vita  dell"  Umanità, 
dalla  (piale  è  inseparabile  la  Religione. 

Voi  mi  parlate  di  Filosofia.  Qiies^r.  prete^:a  con- 
tradizione tra  la  Filosofìa  e  la  Fede  è  ano  dei  cento 
concetti  superrtciali.  derivati  da  poca  scienza,  e  che 
traviano,  da  oltre  a  un  secolo,  la  mente  umana.  La 
Filosofia  giunge  a  un  tempo,  per  chi  ne  ha  studiato  la 
storia,  colla  missione  d'accertare  la  morte  di  una  re- 
ligione e  di  preparare  il  terreno  ad  un'altra.  Fu  la 
sua  missione,  quando  sorse,  in  Alessandria  e  altrove, 
tra  il  Paganesimo  morente  e  il  sorger  del  Cristia- 
nesimo. Compie  oggi  un  simile  ufficio.  Afferma  il 
diritto  dell'individuo  di  passare  da  una  sintesi  con- 
sunta a,  una  sintesi  vergine  e  potente  di  vita  :  i  po- 
veri ingegni  che  ricopiano,  jier  abborrimento  al  Papato 
le  negazioni  francesi  di  cento  anni  addietro,  non 
hanno,  né  Fede,  né  Filosofia,  né  Scienza,  né  Intel- 
letto della  missione,  che  noi  tutti  stiamo  oggi,  consci 
o  inconsci,  compiendo.  Noi  non  rovesceremo  la  reli- 
gione, oggi  menzogna,  del  Papato,  se  non  dall'alto 
di  un  concetto  religioso,  superiore  a  quello,  che  i 
primi  tredici  secoli  del  Papato  rai)presentarono. 

Davanti  alla  forinola  Dio  e  il  Popolo  —  forinola 
eliminativa  a  uu  tempo  del  Papato  e  della  ]\Ionar- 
chia  —  che  noi  scrivemmo  uel  1849  sulla  l)andiera 
di  Roma,  il. Papa  si  serbava  esule  impotente  in  Ita- 

Mazzini,  Scritti,  ecc.,   voi.    LXXVIII,  (Epistolario,  voi.  XLVIll.    23 


354  EPISTOLAEIO.  [1804] 

lin  :  nessuna  forza,  dalla  toiz;i  hiaitale  in  fuori  delle 
baionette  Francesi,  riesciva  a  ricollocarlo  ov'e,uli 
V.  La  vostra  pi-edicazione  non  gioverà  chea  crescei'};;l i 
il  iinnicro  dciili  increduli  praiici  e  inerii,  non  di 
(|nelli  che  sentiranno  il  l)iso<;iio  di  cacciale  a  un 
teni])o  Francesi  e  l'apa  da  Roma,  i)er  evan<;elizzare 
dalla  Cina  Santa  alle  «^cnti  nn  \'cro  più  alto  e  pili 
vasto  di  (piello  del  \'aticano.  1  materi;'.listi,  che  ci 
stiovernano  e  innestano  oji;ni  sorta  di  corruttele  nel- 
l'Italia nascente,  non  credono  nel  I'a).a,  ma  non 
hanno  lede  snpcrioi-e  alla  sua,  non  rappresentano 
se  non  una  sterile  negazione,  e  però  sono  codardi 
e  non  osano,  a  iis(diio  dei  disagi  e  pericoli,  d'al- 
l'rontar  risolutamente   il   fantasma. 

Se  v'è  cosa,  che  mi  rattristi  lìrofondamente  (pie- 
sii  nltimi  anni  o  mesi  di  vita,  è  il  vedere  la  gio- 
ventù nostra  traviare,  i)er  oliera  di  professori  senza 
genio  e  senza  ispirazione  italiana,  di  mezzi  scien- 
ziati presontuosi,  di  buoni,  come  voi,  improvvi- 
damente irritati  dallo  sjyettacolo  d'ipocrisia  che  ab- 
biamo intorno,  dietro  a  dottrine  Hegeliane,  che  non 
guidano  se  non  all'adorazione  della  Forza,  o  fran- 
cesi dell'ultimo  secolo,  che  travolsero  la  Francia  nel 
culto  degli  interessi  e  nella  servitù  volontaria,  o  pu- 
ramente analitiche,  che  interrni)pero  per  tre  sec(di 
la  nostra  iniziativa  :  —  e  l'udir  giovani,  caldi  d'amor 
p'atiio,  come  voi  siete,  i)redicare  alla  culla  «l'un  Po- 
polo: non  r\^'  Dio,  non  r'r  i)n,ìnort(ilità ;  quindi  non 
Lvijfic,  non  Rclìf/ionc,  non  \(iìifità  di  )n(ntiì-io,  ìion  , 
certezza  <ìi  futuro:  /  tuoi  p</li,  frnonirni  .scnz'i  ruf/ionc 
(l'csscì-c  e  faenza  (irrcnirc,  fu<jrr1ir  di  (judruntu  o  cin- 
(juantti  (inni  di  vita,  cdipclirrunno  of/!/i  ciò  clic  il  caso 
potrà  domani  distrii(/(/crc.  h'opportiinìffìno^  il  machia- 
\ellismo,   l'egoismo,   che  tollera,  a    vergogna   nostra, 


[1864]  EPISTOLARIO.  355 

il  s()oj>ioriio  dello  baionette  sti-aiiiere  in  ^'enezia  e 
K'ìina,  non  sono  se  non  eonsegnenza  loiiica  di  (pielle 
dottiine. 

Addio:  e  nialj^i'ado  (jnanto  ho  crednlo  mio  debito 
dirvi,  abbiatemi 

fratello  nelle  intenzioni 
Gius.  ;^^.vzzI^■I. 


yynuTCChXSX. 

A    Felice    D.vonixo,    a    Genova. 

[Londra agosto    1S(;4]. 

Ilo  la  coscienza  d'arcr  messo,  scrivendo  in  fretta, 
snll'indirizzo  della  lettera  che  avete  a  qnest'  ora 
ricevuto,  «  alla  Società  dei  Caffettieri,  »  mentre  io 
l'ispondeva  a  una  lettera  della  Società  dei  Camerieri 
e  (^uochi,  presidente  Silvestri.  Xi  ])rej»o  di  rettificare 
lo  sbaj^iio  e  scusarmi. 

Irretiate  l'amico  Ant[onio]  di  far  si  che  io  sappia 
il  tenore  della  ris])osta  di  (xarfibaldi]  alla  lettera,  a 
(juanto  mi  dicono,  man<ìat;i  da  essi  m  Ini.  .Ali  preme 
assai. 

Aildio:   ciedetemi  sem])re 

vostro 

CrlUSRI'PE. 

^fi  si  dice  da  Xajìoli  di  l'accomandare  al  signor 
TJusticca  e  altri  amici  in  (lenova  di  essere  molto 
prudenti    in    cose    serie   con    un    Ladisbio    (lottardi: 

VMMCCCCLXXX.  —  Inpflita.  L'autografo  si  conserva  nel- 
ristituto    Mazziniano   di    Genova.    Non    ha    indirizzo. 


356  EPISTOLARIO.  [1864] 

buono,  attivo,  intrapi-eiidente,  ma  impnideiite  e  poco 
segreto.  Fatene  parola. 

liiceve.ste  la  mia.  coir  iiuliiizzo  sbagliato?  Sic- 
come \i  j/ailavo  in  essa  delle  cose  nostre,  volete 
darmene  cenno?  lOra  indirizzata  a  J>[ettini]. 

VMM(;CCCLXXXI. 

A    Ekcisto    r>i',z/.i.    ;i    Milano. 

LLoiulni,   ....   agu.st()   1S(Ì4|,   lunedi. 

Caro  Bezzi, 

J[()  la  vostra  del  22. 

Avrete  fra  tre  giorni,  (piattro  al  pili,  otto  mila 
lire  per  gli  amici  del  F[riuli].  Ben  inteso,  se  saranno 
indis])ensal)ili  le  altre  due,  le  avranno. 

Nedo  la  fatalità,  e  la  subisco.  Cominciate  a  diie 
agli  amici  ai  quali  manderete  il  danaro  che,  avend'- 
un  lungo  indugio  davanti  a  noi,  corre  loro  debito 
di  consecrarlo  a  diffondere  nella  zona  d'azione  ini- 
ziatrice r  organizzazione  e  a  raccogliere  airinterno 
danaro.  Raccoglieremo,  s'intende,  noi  pure;  ma  (juanto 
meno  dovrò  dare  ad  essi,  tanto  più  potrò  aiutare 
elticacemente  il  moto  dal  di  fuori. 

Nella  primn  settimana  di  settembre  c'intenderemo  : 
verrete  spero,  a  vedermi. 

Bisogna  pensare  or  ])in  che  mai  a  profittare  di 
viaggiatori  nel  A>n[eto]   o  ;i   mandarne.  Parleremo. 

Pazienza.  Dio  sa  se  ])otrò  vedere  1"  impresa  Yt'- 
neta  ! 

^^ostro  sempre 
Giuseppe. 

VMMCCCCLXXXI.  —  Puhhl.  da  (i.  Tx)catelli-Mit.esi, 
cp.  cit.,  p.  2,SS. 


INDICE    DEI    NOMI. 


Agoult     (Mad.)    Marie    d' 

'.    — 

28.  92,   165,  207,  215, 

31 S, 

8,  35,  39,  41.  310. 

356, 

Agnelli  Pietro.  —  200,  201. 

B( 

szzi  Angelo.  _  241,  331. 

Agresti  N.  —  187. 

Bezzi  Ergisto.    —    5,    11, 

51. 

Albanese   E.  —  250. 

58,     126,     130,     136, 

148, 

Àndreis.  —  349. 

178.    182,     197,    198, 

209, 

Andreoli.   —   241. 

212.    21.3.    222,    237, 

238. 

Andrenzzi  Antonio.  —  33, 

200. 

263,    277,    279.    287, 

288. 

289. 

292,    .305,    306,    325. 

340. 

Ansaldi    (usciere).  —  3. 

345.    346,    356. 

Antona    Traversi.  —  5. 

Bi 

iggs  Ada.  —  197,   220. 

Antongini     —   1.36. 

Bi 

iggs  Carr.v.  —  137.  195, 

197, 

Arnaboldi.    —    5. 

220. 

Ashurst    Bes.sie.    —    27. 

120. 

B 

iggs      :\Iatilda.     —    24. 

2,8, 

138,     154,    255.    285. 

.331. 

34.    .36.    74,    77,    104, 

106, 

332.    337. 

108,    129,    137.     151, 

152. 

A.shurst  William.  —  0.  27 

.  32, 

159,    163.     195.    216. 

241, 

77.   90.    92.    103,   104, 

120. 

255,    261,    285,    300. 

321. 

138,    218,    220,    241, 

255, 

330. 

285,    316,    331.    332, 

3.34, 

Bi 

iggs  Maude.  —  27,  197, 

220. 

.^37. 

Blanc  Louis.  —  ]17. 

Ashle.v    E.    —   09. 

Bi 

isniarc'k.  —  229. 

Asproni    Giorgio.    —   185. 

Blind   Karl.   —  103,    132. 

Bagnasco     Rosario.     ■ — 

143. 

Bi 

annet  Gioacchino.  —  30. 

280. 

289.  319. 

B. 

H-zyslawski.   —   211,    324. 

Barbaglia.    —    135. 

Bi 

i-atiano  D.  —  252,  272. 

296. 

Bartolotti.    —   79. 

Bi 

[•esa    (avv.).   —   198. 

Basile   G.   —  7.   96.   118, 

122. 

B) 

i-iccio.   —   349. 

250. 

Bi 

nght   John.  —  258. 

Basso    Giuseppe.    —    96, 

101. 

Bi 

rusco  Onnis  Lina.  —  1' 

79. 

279. 

B 

rusco     Onnis     Vincenzo 

.     — 

Beales.    —    121. 

28,  93.  125.   134,  178, 

198. 

Bentham.    —   22. 

212.    213,    238.    239, 

263. 

Bertani    Agostino.    —   23, 

,    33, 

275.    280.    292.    293, 

304. 

59.  91,  264. 

.306.    309,    325.    329. 

34.5, 

Bettini    Filippo.   —   3,    8, 

,    15, 

346. 

35S 


EPISTOLARIO. 


linizzosi      (Jiiicinto. 

— 

12S, 

270. 

Hnizzi.   —   204. 

HiifR.      -  840. 

IJulowski    L     _    l; 

2.    52. 

101, 

ISO,    20.S.    211. 

220. 

2()2. 

2S1. 

Biilwer   Henr.v.  — 

205. 

Kusticca.  —  255. 

Cadolini  Giovanni. 

—  13. 

291. 

Cairoli    Benedetto. 

—    5, 

,    12. 

13.    23,    20,    59. 

121. 

120, 

130.    178.     ISO. 

190. 

198. 

200,    212.    213. 

223. 

224. 

22S,    23S.    240. 

205. 

274. 

280,    281.    201, 

305. 

307. 

85, 


322. 

Canipanella     Federico.    — 

170.    214. 
Campanella   Tomma.so.  —  352. 
randelsi)ergher.  —  349. 
ranella.  —  349. 
Careassi    (avv).   —    3. 
Carissimi  Alessandro.  —  49. 
Casanova.  —  274. 
Castellini    Xieostrat...    —    100. 
Castiglione      (Verasis     di)      — 

123.  140,   173.  207.   200. 
Cattaneo    Carlo.    —    204. 
Cattoli  Vincenzo.  —  179. 
Cella  Giambattista.  —  288. 
Cellesi  Francesco.  —  328.  345. 

350. 
Chanihers    (mags  ).   —  7. 

101. 
Chiassi  Giovanni.  —  117. 

131,  148.  104.  209. 
Chimelli  Gnido.  —  349. 
Civinini      Ginsep])e.      — 

211. 
Clarendon    (I.urd).  —  84. 

124.  133. 
Collet.   —   73. 
Confalonieri   Flavio. 
Conwa.v    (Mrs.).   — 
Cordoen    —  42.   40. 
Cornhiìì    Magatine 

247. 
Corriere 
95. 


100. 
130. 

131. 
118. 


349. 
219. 

78,  SI. 
(The).    — 


Livornese      (II).     — 


Corte     Cl.nicntf.  19.     23. 

131.     171.     182,    22.3,    314. 

323. 
Couza    (Principe)    —  252,  209. 

272.    275.    2S1.    295,    324. 
Cowen    Joseph.    —   0,   29,    30, 

71.    77,    89.    100. 
Cox.    —    40. 

Cranfard     (famiglia).    —    100 
Crispi    Francesco.    —    10.    17. 

31.  81.  .329. 
Cristiano    IX.    re    di    Danim.-ir- 

ca.  —  229.  204. 
Cucchi  Francesco.  — 23 
Czartorisk.v.  —  114. 
Daelli  Gino.  —  39,  .3:^3. 
Dagnino    Felice.    —    00.     171. 

355 
/>«.■';/    Xeus     (The).    —    28"3. 

339,  341.  342.  343. 
Daììii  Teìefirnph    (The).  —  70. 
D'Ambrosio    Annibale.    —    97. 
Dan^e.  —  8.  9.  35.  .39.  40.  41. 

320,  .352. 
Davies     —    297. 
I>e  Boni    Filippo.  —  187. 
Dìruto     (II).    --    43.    4(ì,    92. 

103.      107.    178.    181.    2(^>4. 

2<>5.    271,    279.    284.    290. 
Doifi    Giuseppe.    125.    307. 
Dolgoruki     —   103. 
Donati.   79.   80.   ,sl.    82. 
Dovarda    Enrico.   —   349. 
Dorere    (II)    —   3.   8.    15,   28. 

170.    215.    233.    2.34. 
Kl.er    (gen.).   —    .30.    Ils.    107. 
/•'./•iuess   (The)    —  101. 
Faiu-izi    Xic(dM.    —    185.    1.87. 
Fanelli  Giuseppe.  —  180,  187. 
Fergnsson    (Dr  ).   —    118. 
Ferr:iri  Xapoleone.  —  .318. 
Fiori.   —  274. 
Foldi   Angelina.  —  133. 
Fuldi  Coirlo    —     133. 
Frrei</ii        QiKirfprìii       l^erìfir 

(The).   —  9.   30. 
Fortnightìij   Rrrìeiv    (The).   — 

247. 
Foscolo  Ugo.  — -  40. 


ES'ISTOLARIO.  ,359 

Fra  lice      (Mrs  ).     —     74.     107,  Greco  rastjuale    —  15,  HI,  42, 
2» il,   ;{2<).  4.3,  44,  4(5.  47.  72,  79,  80,84. 

Frankosld.  —  (il).  Grilenzoni     Giovanni.    —     19, 

Fiattini    Fodorieo.   —   285.  22.   93.   170.  213.   274.   275. 

Frigesy  Gii.stavo.  —  272.   324  292,   300.   329. 

Fri.sfia    Saverio.    —    1S4.    20(i,  (irilli.  —  79. 

24S,  312.  Guastalla    E.   —  131.   237. 

(Jarit)al(li    Giuseppe.    —    5.    (>.  Guerrazzi    Fr.    Domeniro.     — 
7.    12.    21.    23.    20,   29,   30.  204. 

52,   57.   5.S.   59,   70.   71.    78.  Guerzoni    Giu.seppe.    —    4,    7. 
77.  87.   8S.   ,S9,   90,  91,   92.  09.    87.    9<i.    100,    101,    102, 

93,  94.  95.  97,  98,  91^).  100.  105.     117.     124.    178,    194. 

101.  102.     103.     104.     105,  208.     210.     211,     223,    284. 
100.     107.     112.     110,     117.  290.  339. 

118.     120.     121.     122.     12.3,  Ilerzen    Al    —    102.    103.    104, 
124.     120.     12S.     130,     131.  181.   214.  21.5.   218. 

1.32.     133.     134.     135.     143,  Ilolyoake    William    .Jacob.    — 
144.     145.     14().     147,     14.S.  SO.   149,  243.   .342. 

102.  104.     107.     ICS.     171.  IIooi)er    (Mrs.).  —  219. 
173.     174.     17S.     ISO,     isl.  Hugo    Victor.   —  92,   3.30. 
1S3.     1S9.     192.    194,     19S.  Tlunt    Leigh.    —    89. 
201.    202.     203.     209,    210.  Huut    Thornton.    —   89. 
21<).     222.     223,     220,     227.  Imperatori.  —  48. 

.22S.     230.     235.    239,    242.  Tnduno    Gerolamo.   —  325. 

24S.     249.     2.50.     251,     203.  It'iUu    del    Pouoln    il.')   di    IVIi- 

204.     205.     2(>0.    207,     20s.  la  no.  _  200. 

209.     271.     272.     275.     270.  Keplero.    352. 

279.     280.     2S1.     2S2,     2s4.  Kino-     Harriet     Hamilton.     — 

2SS.     290.    291.     293.     .305.  119,  335. 

312.     313.     310,    319,     .323.  (iiut;     Henry     Samuel.    —    49. 

355.  .50.    120,   330.   339.   349. 

(Jarihaldi    Menotti.    —    7.    1(11.  Klai.ka    George.    —    102.    172. 

104.    105.     107,     2.53.    200.  17.3.     174.     189.     238,    2(57. 

2(59.  2S(»  2(59.  276. 

Garil)aldi    Hicciotti.  —  7.  h'olokol.  —  214,  215. 

Gavioli.  —  (53.  05.  Kurzina.    —   324. 

(Jazzino  Giu.seppe.  —  284.  T-'     Ofilia    Giovanni.    —    03. 

(iiannelli   Andrea.   —   12.   30(5.  T..ima    Domenico    —    100. 

flìoniiiìe    ni)   delìf    Sorietù    (>-  Lainennais.    —    .352. 

ììi'inìr.  — 318.  Langiewicz    M.    —   114. 

(liorinr     Italiit     (ass.).    —    01.  Lastrini.  —  329.  347. 

235.  L;i    Mettrie.   —   352. 

(iisquet.    --    03.    04  Laureili    R.   —  187. 

(xladstone  William.  —  31.  lls,  L.iyard.    —    257. 

134.  107.  1(>8.  Lfiider    (The).    —     149,     243. 
(Cetile.  ^  8.  41.  284.  285.  342. 

320.  Ledru-K.  llin.     —     102.      103. 
(ìolesco    —  2.52.   272.  117. 

Gottardi    Ladi.slao.    —   355.  Leil)nitz.    —   352. 

Graham   .James.  —  64.  Lemmi     Adriano.    —    23,    91. 
Grant    Duff.   —  259.  131,  180,  250,  251,  291.  UC>. 


.'«U) 


ra'isjoi.Auio. 


Lesti    Lorcii/.o.   —   285. 
Lpw.'s    (Mrs).  —  1G6. 
Lilicio   Pensiero    (II).   —   IV2S 

;«;"),  850. 
Ijilx'i-tiiii   Etigciiiii.  —  2'.U. 
Lilìertini   (iitiscppe.   —  28, 

2.82,  288.  284.  283. 
Txxli    r.irlo.   —   813. 
T.omhjirdi.  —  198. 
f^onihanlia    (La).    —    185. 
-MaflVi     (((Ulto).    —    12.8. 
:\ralf:itti    Andrea.    —    287 
:\[alfatti      (fratelli).     .84!». 
.Malleson    Willi.nu.    —    1), 

12.S. 
Mameli    Zoagli    Adele.    — 
Mameli    Goffredo,    —    ,801. 
Mimcì     Filippo.     —     ,58.    120 

218,  288,  344,  346. 
Manniiig  (avv.).  —  45. 
Mario  Alberto.  —  218, 
Mario    .Tessie    AVhite.    — 

217,    240,    242.   255. 
:Marocco.   —  135,   136. 
Martinati   Antonio.   —  236. 


).S, 


124. 


12 


301. 


247. 
100. 


Martini  F.  (conte). 
^Massarenti  Gaetano. 
85. 

D.   _   .844. 

G.    —    187. 

White     Linda. 


340. 

SO. 


^lasson 
Matina 
IMazini     White     Linda.     —    8. 

242. 
Mazini     (coniugi).    —    241. 
Me  Adam.  —  70. 
INIele    Diego.    —   204. 
:\re.verbeer.   —   246,    247. 
^lignogna       Nicola.       —      187. 

204. 
:\ringhetti    Marco.    —    140. 
:\rinotti    Lino.   —  849. 
Mis.Kori    Gin.seppe.   —  28.   117. 
145,     146,     148,     199,    223" 
237,    265,    2,87,    323 
Moggio   Giacomo.    —  .849. 
Moir.   —  334. 
Moniieiir    (Le).    —   62,    68. 
^lóntec-chi      Mattia.     —     222. 

310. 
Moore.    —    258. 
Mordini  Antonio.  —  108.   181. 
187,    209,    291. 


-Morelli  Salvatore.  —  94.  204. 
MoniììKj  l'osi  (The).  —  164. 
Morris.  _  27. 

Mosto  Antonio.  —  19,  28.  148, 
150,     171,     172,     178,    174, 
198,    224,     238,     251,     267, 
288,     305,     855. 
Midler.  —  1.85. 

-Muller  Demetrio  Dianiilla.  — 
13,  15.  16,  18,  22.  37, 
53,  (»7,  68,  (;9,  109,  110, 
138,  189,  141,  145,  150, 
172,  174,  189,  211.  220, 
225.  2:^0,  254,  262,  264. 
268,     281,    324. 

Munro  Al.  —  802. 

Napoleone  IH.  —  17,  2(},  31.  47 
81.  89,  90,  113,  114,  11 7Ì 
118,     124,    225,    252,    281. 

Nathan   David.   —   .8.82. 

Nathan  Enrichetta.  —  242 
888. 

Na;han   Enrico.  —  .827. 

Nathan  Sara.  —  80,  149,  218, 
242.  255,  300,  310,  323. 
825.     332.    345. 

yntioiia]    (Le).   ■ —  62. 

Negretti  E.  —  280,  281.  .823 
329. 

Nicotera  Giovanni.  —  4,  14, 
30,  148,  179,  185.  186.  187. 
199.    221,    224,    314,    32:^. 

Ohles.    —   850. 

Ogareff.   —   103. 

Olivieri.    —    ,848. 

Opinione    (L').    —    80,    86. 

Ordega    .Josef.   —   162.    230. 

Orsini   Felice.  —  45. 

P (ilìade    (La).   —  95. 

Palnierston  (Lord).  —  81.  84. 
85.   99,   116,  229. 

Parenzo    Osare.    — •   198,    808. 

l'artridge    (Dr).   —   29. 

Pasini    Orazio.   —  91.   92. 

Pa.s.saro.   —  2<?4. 

Pastore    (avv.).  —  14.  37. 

Patterson.  —  218. 
Pavani    Giosuè.    —   .849, 

Peard    (colonu.).    —   118.    167. 
Pederzolli     Ippolito.  — 208,274. 


EPISTOLARIO. 


361 


f'ciisit'in  Italiano  (II).  —  05. 
PcoplcK  Journal  (The).  —  20. 
Ponizzi  TTlmldino.  —  189.  221. 

H14. 
Petroni    Giuseppe.  —  234,   235. 
Pianciani   Luigi.  —  93. 
Piantanida    Ga<'tano    Innocen- 
zo. —  310. 
Piekering.   —  40. 
Pio   IX.  —  95,   328,   353. 
Pisacane    Tarlo.    —   186. 
Pistrucci    Scipione.    —  200. 
Pitagora.   —  352. 
Platone.  —  352. 
Pleasend.    —    290. 
Pontoli   Enrico.  —  21. 
Popolo    d'Tfalin     (II).    —    180. 
Porcelli   (barone).  —  205.  284. 

290. 
Potter    —   310.    327. 
Procaccini   Carmelo.  —  200. 
Quadrio  Maurizio.  —  20,   271. 

294.     290.    309,    323.     327. 

333.    345. 
Rattazzi    Urbano.   —   57.    116. 
Remond   (Mis.s).  —  75.  240. 
Rerue    Germaniqne     (La).    — 

8,   35,   320. 
Ricasoli   Bettino.   —   17.    110, 

221. 
Ricci  Antonio.  —  215. 
Rieliardson    John.   —   .30.   121. 

164,   240. 
Rizzani.  —  33. 
Rizzardi.   —   200. 
Rolandi    Pietro.   —   40. 
Rosetti  —252.   272.   295,    290. 
Ruprecht.  —  208. 
Ru.ssell   John.   —  133. 
Saffi    Aurelio.   —  43.    59,    103. 

117,   168.   187,   214.   283, 
Saffi  Giorgina.  —  214.  283. 
Sala   Carolina.   —  198. 
Salmi.    —   349. 
Salomone  Federico.  —  204. 
Sand  George.  —  343. 
Sapieha.   —  208. 
Saturday     Revieir      (The).    — 

342,  349. 


Savi   Francesco  Bartolomeo. — 

284. 
Scifoni   Felice.  —  222,  310. 
Semenza    Gaetano.  —  95,    240, 

280. 
Semenza    (signora).  —  241. 
Sereni!    Leone.  —  182,  183,  280. 
Severi.  —  308. 
Sforza     Cesarini      (Duca).     — 

222. 
Shaen    William.    —    93,     107, 

108,    208. 
Shaen    (Mrs.).    —   25,    137. 
Seeley.  —  29,  30.  71,  88,  118, 

2.58. 
Seele.v    (Mrs.).    —    259. 
Silve.stri.   —  355. 
Socrate.   —  352 
Sparacino   Audenzio    (fra).    — 

308.   312. 
Spaventa    Silvio.   —   140,    142. 

174. 
Stampa  Gaspare.  —  274.   278. 

290. 
Stansfeld    Caroline.    —    8.    80. 

108,    137.     214,    218.    242, 

255,    286,    300,    303.     326. 

331,    334,    339. 
Stansfeld     James.    —   27.     31, 

42,   43,   45,   46.   47.   72,   78. 

79.  80.  82.  83.  84,  90.  108, 

127.    256,   270,   339. 
Stansfeld    Joe.    —  27. 
Stansfeld  Maria,  —  256. 
S*^ory    W.    William.    —    27. 
Stracey.  —  42. 
Stuart    Peter.    —    6.     29.    91, 

100.   101,   124,    157,   201. 
Sutherland    (Duca    di).   —   89. 

95.  101,  118,  122.  123,  223. 
Swinburne    Ch.    A.    —   166. 
Taylor    Clementia.   —   27,    73. 

75.  123.  165,  255,  331.  338. 
Taylor   Herbert.  —  75,  196. 
Taylor    Peter    A.    —    27.    29. 

31.   71.   73.   76,  89,   90,  96, 

102.    103,    120,     121,     164, 

106,    167,    316,    331,     338. 
Taylor    Tom.   —   153,   242. 


'M2  KI'IKTOLAKIO. 

T.Miiiii.     -  ;{4!».  :'.2o,    :'>2iK    :',:',ì.    :',:',:',.    •.;:>,-. 

'iViincnt.   —  (i,   29.  :V.iH,    Mi),     :-542.     ."US. 

Thomas    (cnp.).    —    :i21.  Venturi    (Dr).    —    :M)->. 

Til);il(li    raiilo.    —    48.    44,  Ki.        Vinianzini.   —  :'.  l'.l. 

47.    7!>.   SO.   S2,   sn.  Vittoria,    resin.i    (i'IiiKhiltcrra. 

Times    (The).    —    42.    4:{.  4N.             __  22,S. 

(il.  7.S,  2S3.  Vittorio    Kinaiui<-U'    II.    —    VA, 

Tivoli    (Da).  —  12(1.  14    15     ^c     ^7    is,   .T2,  :{7. 

Tolazzi   G.  —  2X9.  4^.    r^   ,;i    ,17^  ,;s.  n,,^  12^. 

Tranquillini     —    :i4().  i24,     l.'i.S.     14(;.     150.     17:?. 
Trasscl'i   Carlo.  —  201. 


Troll. T.    A.    —    21S,    247. 

Tro.va    Carlo.    —    40. 

l'iiitù    Ituìintiit    (L")     —    <1.    7. 

2S.   HI.   42.    70.   7:i.    77.    Si», 

no.     02.    04,    0.^.     00.     KM). 

101.     105.     1CH^     122.     185.       '^^  ^-'^^     <^^>--)-    —J^^' 

ir,4.     20S,     222.     250.    2S0.       ^Vespmoath.    —    227. 

290.     210    828,     888.    845.       Wiclopolski.    —    55. 
Venosta   Felice.  _  ISO.  ^^'-l""    ^'     A.    -    15.    2S.    2A1, 


175,    ISO,     211. 

285.    254,    207. 

2.S2.     200.     208. 
Voine.v.   —    852 
Watkin.s.  —  258. 


221. 

228 

271. 

277 

82.S, 

848 

V.nturi     Carlo.     —     27.     102. 


808.    885.    :«7. 


154.     100.     242,     247.     250.  Wri;;lit.  —  70. 

20(X  820.  827.  841.  844,  "?40.  Zauihoni   Andrea.  —  849. 

^■enturi      Ashurst      Emilie.    —  /ener.mi   Pietro.  —  52,  90. 

27,  74,   158.   190).   218,   219.  Ziliotti.    —    lOS. 

242.     240.     255.     2(ìO.     285.  Zumili     (Giovanni.     —    .88,     01, 
207.     298.    800,    802.    815.  02. 


INDICE    DELLE    LETTERE. 


VMMCCLXXXVII.     —  A    Filijìix)   Bettini    [LoiKlni]. 

Il   f< libraio  1S(U     pan.       8 

f       VMMCCLXXXVIII.   —  A    Giuseppe    Guerzoni     [Lon- 
dra],   11    fel)braio    [1S{U]       »  4 

VMMCCLXXXIX.       —  A    Filippo    lettini    [Londra!. 

la   febbraio    [ISW]    ....      «  S 

vMMrCXC.  —  A    Mad.    d'Agoult    [Londresl. 

i:ì   février    [1S(;4]    .....       »  » 

VMM(X'XCI.  —  To    William    Malles.)n     [Lon- 

don],  February  15th,  lsr.4      »  9 

vMMCrXCTI.  —  A    Ergisto    Bezzi     [Londra], 

10   [febl)raio  1S04]     ....       »         11 

V.MMCCXCTir.  —  A  Demetrio  Diamilla  :\ruller 
[Londra].  Ki  febbraio 
[1S(;4| «         ì^ 

vMMrCXriV.  —  A    Filippo    Bettini    [Londra]. 

10   febbraio    [1S04]    ....       »         15 

V.MMCCXCV.  —  A  Demetrio  Diamilla  :\ruller 
[Londra  |.  IT  febl)raio 
[1S(;41 »         10. 

V^LMCCXCVI  —  Allo  ste.sso  [Londra].  Is  feb- 
braio   I1S0.4] »         18 

V.MMCCXCVII.  —  A   (Jiovanni   Grilenzc.ni    [Lon- 

dra].   22    febbraio    [1S04]       »         1«> 

VMMCVXCVIII.  —  Ad    Enrico    Pontoli     [Londra. 

....     febbraio    1S04]     ....       »         21 

VMMCCXriX.  — -  A    (Giovanni   Grilenzoni    [Lon- 

dra, ....   febbraio  1S04]    .   .       »        22 


304  FTIRTOLARIO. 

VMMnOr.  —  Ad   Adriano  Loinnii    f  Luii<lr:i, 

.  ..    fel)I)r!iio    ]S(U|     ....    ]i<i;i,     2:'. 

V.M:M("<'('I.  —  Tu    Matilda    Biggs     [London, 

Fchniar.v    27th,    1864]    .  .      »        24 

VMMCCCll.  —A    Filipiio    lettini    [Londra  |. 

1"  marzo   fl8()4] »        2S 

VMMCCCIII.  —  A     Benedetto     ("airoli      [Lon- 

dra], 4  marzo  [1804]   ...      »        2!) 

V.M.MCCC!  V.  —  A    Demetrio    Diamilla    Mailer 

[Londra],  4  marzo  [1864]       »        32 

VMMOCCV.  —  Ad  Agostino  Berta  ni  [Lon- 
dra    marzo   1804]    ...      «         33 

VMMCCCVT.  —  To    Matilda    Bigg.s     [London, 

March    7th,   1804]    ....      ~)        34 

VMMCCCVII.  —  A    Mad.    d'Agoult    [Londres]. 

8    mars    [1864] «        35 

vMMCCCVin.  —  To    Matilda    Bigg.s     [London. 

March  8th,  1864] »        36 

VMMOGCIX.  —  A    Demetrio    Diamilla    Muller 

[Londra].  12  marzo 
[1864]      »        37 

VMMCCCX.  —  A    Mad.    d'Agoult    [Londres], 

15  mai-s    [1864] »        39 

V'MMCCCXI.  —  To   the   Editor   of  the    Tirne.'^ 

[London,  March  15th, 
1804]     »        42 

VMMCCCXII.  —  Ad       Alessandro        Carissimi 

1 1^  o  n  d  r  ;ì  1 ,  17  marzo 
|1S(',4|      »         4!) 

VMMCCCXIII.  —  To  Ilenr.v  Samuel  King  [Lon- 

don.  March]    18th,    [1864]       )>  « 

VMMCCCXIV.  —  A  Ergisto  Bezzi   [Londra],  18 

marzo      [IStU] »        51 

VMMCCCXV.  —  A    Demetrio    Diamilla    Muller 

[Londra].    19   marzo   1864      »         53 

VMMCCCXVI.  —  A     Ergisto     Bezzi     [Londra], 

21  marzo   [1864]      »        58 

vMMCCrXVIT.  —  A    Felice   Dagnino    [Londra], 

22  marzo    [1804] »        60 

VMMCCCXVIII.  —  To   the    Editor    of   the    Times 

[London],      March      25th, 

[1864]     »        61 


vUUCCCXIK. 
vMilCCCXX. 
vMMCCCXXI. 
vMi\[CCCXXII. 

vM.Mcrcxxiii. 

VMMCCCXXIV. 
VMMCCCXXV. 

V.MMCt'CXXVI. 
V-MMCCCXXVIl. 
vMMCCCXXVIII. 
vSnHTCXXIX. 
V.MMCCCXXX. 
VMMCCCXXXI. 
V.MMCCCXXXII. 
VMMCCCXXXI  II. 
VMMCCCXXXIV. 
VMMCCCXXXV. 
VMMCCCXXXVI. 
FMMCCCXXXVII. 
VMMCCCXXXVIII. 


EPISTOLARIO.  365 

A    Demetrio   Diamilla   Muller 

LLondra],  28  marzo  [1S04]    iJiig.     07 

A  Giuseppe  Guerzoui  [Lon- 
dra], 31  marzo    [1S04]    .  .      »        09 

To  Peter  A.  Ta.vlor  [Lon- 
don,   March    1864]    .      »        71 

To    Matilda    Biggs     [London, 

March     ....,    1864]     ....      »        74 

T(i  Clementia  Taylor  [Lon- 
don, March....,  1864]     ...      »         75 

To    ilatilda    Biggs    [London, 

Aprii  Ist,  1864] «         77 

To  the  Editor  of  the  Times 
[London],  Aprii  2nd, 
[1864]      ,  ,  ,      »        78 

A  Giuseppe  Guerzoni  [Lon- 
dra,   3    aprile    1864]    ...      »        87 

A   Filippo   Bettini    [Londra], 

4  aprile   1864 »        1)2 

A   Luigi  Pianciani    [Londra], 

5  aprile    [1864] »        03 

A  Gaetano  Semenza   [Londra, 

....    aprile    1864]     .  .  .  .  ,      »        05 

A   Pietro  Zeneroni    [Londra], 

7    aprile     [1864]     »        06 

Ad  Annibale  d'Ambrosio  [Lon- 
dra], 12  aprile  18(34  ....      »        07 

A  Giu.seiipe  Guerzoni  [Lon- 
dra    aprile   1864]    ...       «        08 

Allo  stesso  [Londra,  ...  aprile 

1864]     »        09 

Allo  stesso  [Londra,  ....  api-ile 

1864]     »      100 

Allo  stesso   [Londra aprile 

18ty:]     ,  ,  ,  ,      »      102 

Allo    stesso    [Londra],    15    a- 

prile  [1864]     »        » 

To    Matilda     Biggs    [London, 

Aprii    15th,    1864]     ....       »      104 

Alla     stessa     [London,    Aprii 

16th,    1864]     »      106 


366  EPI8T0LABI0. 


VMMCCCXXXIX.        —  A    Demetrio    Dianiilla    Miillcr 

Ldiidra,     17     aprile     l.S(;4    ikui    1(»0 

V.MMCCCXL.  —  T.)    (ieorge    Jac-ol)     Holyoake 

ILondrm,  Apri)  ISth,  1N(Ì41       »       Ile, 

V.M.MCCCXM.  —  Tu  Ilarriet  Hamilton  King 
[London.  Aiirill  ISih, 
n.St;4J ,   .   .   .   ,       »       11!» 

vM.MCrcXLII.  —  Tu  IVter  A    Taylor   [London, 

Aprii    ll>th,    l,S(i4]     ....       »      12(» 

V.M.Ml'CCXLIII.  _  To  Poter  Stuart   [Loiid.,ii,  A- 

l.iil     ...,     l.S(;41     „      124 

V.M.MCCCXLIV.  —  A      Wurvìv/.u     Brusco     Onuis 

[Londra aprile  isr)4|   .       »       12;') 

V.M.MCCCXLV.  —  To    William    :\[alleson     [Lon- 

don.  Aprii   ....,   1S64]    ...      »      127 

VMMCCCXLVI.  —  A     (Jiaciiito     Bruzzesi     [L(m- 

(Ira.  .  ..  aprile  1N()41   ....       »      12S 

V.MMCCCXLVII.         —  To    -Matilda     Biggs     [London. 

Aprii    21.st,     1SC.4I     ....       .)      120 

VMMCCCXLVIII.       —  A     Ergisto     Bezzi     [Londra  [. 

24    aprile    rL'^<">4[ »      IMO 

VMMCCCXLIX.  —  To      [  London  1. 

Aprii    25th.    riS<;4]    ....       n      V.Vl 

V.MMCCCL.  —  A    Karl    Blind    [I><)ndre.sl,   2(i 

avril     [1S(U1 ).         » 

V^nrCCCLI.  —  A    farlo    Foldi    [Londra  1.    27 

aprile     [l,Sti4J         »       i:« 

V.MM( '(  "(  TJI.  —  A      Vincenzo     Brusco     Ounis 

[Londra],  29  aprile  [18641       ..      i:U 

V.M.MCCCLIII.  —  To    -Matilda     Biggs     [London. 

Aprii     1S()4[     i>      1.''.7 

VMMCfCLIV.  —  A    Demetrio    Dianiilla    -Muller 

[Londra],  2  maggio  [18«)4]       >»      IHS 

VMMCCCLV.  —  Allo  stesso    [Londra],   3  mag- 

j;io     [1S(;4] »       141 

VMMCCCLVL  —  A     Rosario     Bagnasco     [Lon- 

dra [.    :!    maggio    [1S(U[     .       ))       1V.\ 

VMMCfCLVir.  —  A    Demetrio    Dianiilla    Muller 

[Londra  I.  :',  maggio  [1S()4]       »       14.". 

V-^LM('("(•LVIII.  —  A     Benedetto     Cairoli     [Lon- 

dra], 5  maggio   [1864]    .  .      »      146 


I 


vyiyiccciAX. 

VMMCCCLX. 

vMMCrCLXl. 

VMMCCCLXII. 

VMMCCCLXIII. 

VMMCCCLXIV. 

VMMCCCLXV. 

VMMCCCLXVI. 

V.M.AKMH-LXVII. 

vMMrCCLXVIII. 

vmmccclxix. 

vm:m("Cclxx. 

v:NnirccLxxi. 

vmmcccxxii. 

vmmccclxxiii. 

vm:m<t'('i.xxiv. 

vm.mccclxxv. 

vm:m('('(lxxvi. 

vMMcrrLxxvii. 

VMMCCCLXXVIII. 


EPISTOLARIO.  867 

To    George    Jacob    Holyoake 

[London],  ^laySth.  [18(i41     pin/.  14!l 

A    Demetrio    Dianiilla    Muller 

[Londra!.  5  maggio  [l.^^Wl       »      l."() 

To    Matilda     Biggs    [London. 

Ma.v   (ith,    ISCA]       »      151 

Alla     stessa      [London.     Ma.v 

tjth.  1N(;4]      »      152 

To     Emilie    Ashnrst    Ventnri 

[London.    Ma.v   (Uh.    1SG4]       »      158 

A  nua  Deputazione  di  repub- 
blicani francesi  [Londres]. 
7  mai  1S(>4 »      154 

To    Peter    Stuart     [London]. 

Ma.v   9th,    [1804] »      157 

To    ^latilda    Biggs     [London. 

M:i.v   9th.   1S(14] .)      150 

Aux    ilembres    du    Gouv.   Na- 
tional   Polonais    [Londres], 
10   mai    1S(Ì4  . »      100 

A     Ergi.'ito    Bezzi     [Londra]. 

10    maggio     [ISW]     ....       »      103 

A    Filippo    Bettini    [Londra]. 

10  maggio    [1S()4] »      l»iO 

To  Clementia  Taylor  [Lon- 
don. May  .....  1804]   ....       »      ■  » 

Ad     Aurelio     Saffi      [L(uidra. 

14    maggio    l.^>4] »      ICS 

A  Nicostrato  Castellini  [Lon- 
dra].   18 -maggio    [18(>4]    .      »      169 

A      Giovanni      Grilenzoui      [Lon- 
dra],   18    maggio   1804    .   .       »      170 

A    Felice    Dagnino    [Londra]. 

20    maggio     [1804]     ....       »      171 

A    Demetrio    Diamilla    Muller 

[ Limdra]. 24 maggio  [18W]       «      172 

Allo  stesso  [Londra].  24  mag- 
gio [18(U]     »         » 

A     Vincenzo     Brusco     Onnis 

[Londra]. 20maggio  [1864]       »      178 

A  Vincenzo  Cattoli  [Londra], 

20    maggio    [1864]    ....      »      179 


308  EPI8T0LABI0. 

vMMt'CCLXXIX.  —  A  lienedetto  (Jairoli  [Lon- 
dra],   2G   maggio    |1S(;41    .    ixkj.   ISO 

V.M.MCCCLXXX.  —A     Leone     Serena     |L..ii(lra), 

27     [maggio    18G4J     ....      »      1S2 

V.^LMCCCLXXXI.        —  A    Saverio    Friscia    [Londra], 

2S    maggio     [18G4J     ....      »      184 

V^LMCCCLXXXII.      —  A     Nicola     Fal)rizi     [Londra, 

.....    maggio   1SG4] »      185 

VMMCCCLXXXIII.    —  A    Demetrio    Diamilla    Muller 

[Londra,  ....  maggio     1804]       »      189 

VMMCCCLXXXIV.  —  A  Benedetto  Cairoli  [Lon- 
dra], 2  giugno    [1804]    .  .      »      190 

VMMCCCLXXXV.       —  To    :\Iatilda    Biggs    [London, 

.lune  2nd,  18(J4] »      19") 

VMMCCCLXXXVI.    —  A     Ergi.sto     Bezzi     [Londra], 

2    giugno    [1SG4] »      197 

VALMCCCLXXXVII.  —  A     Pietro     Agnelli      [Londra, 

A    giugno    1804] »      2(K) 

VMMCCOLXXXVIIL—   To     l'eter     Stuart     [London, 

.lune  ....,  1864] »      201 

V-MMCCCLXXXIX.  —  A  Ippolito  Pederzolli  [Lon- 
dra], 4  giugno    [1864]    .  .      »      208 

V.MMCCCXC.  —  A  Gaspare  Stampa   [Londra], 

4  giugno   [1864] »      204 

VMMCCCXCI.  —  A    Saverio    Friscia    [Londra], 

7    giugno    [1864] »      206 

V.\LM('CCXCII.  —  A   Filippo   Bottini    [Londra], 

7    giugno     [1804]     ....        »      207 

VMM( '("("XCIII.  —  A    Giuseppe    Guerzoni     [Lon» 

dra],   9  giugno    [1804]    .  .      »      208 

vMMGCrXCIV.  —  A    Demetrio    Diamilla   Muller 

Londra,  9  giugno  1864  .  .       »      211 

VMMCCCXCV.  —  A     P:rgisto     Bezzi     [Londra], 

10  giugno    [1864] »      212 

VMMCCCXCVI.  —  A      Vincenzo     Brusco     Onuis 

[Londra],  10  giugno  [1864]       »      21-3 

V.MMCCCXCVII.         —  Ad     Aurelio     Saffi      [Londra, 

10    giugno    1804]     ....         »      214 

VMMCCCXCVIII.  —  A  Federico  Campanella  [Lon- 
dra],   11    giugno    [1804]    .       »         » 

VMMCCCXCIX.  —  A    Filippo   Bettini    [Londra], 

13  giugno    [1864] »      215 


VMMCCCC. 

VMMCCCCI. 

■vMMCCCCII. 

VMMCCCCI  II. 

vMMCCCCiy. 

VMMCCCCV. 

VMMCCCCVI. 

VMMCCCCVII. 

vMMCCCC  Vili. 

VMMCCCCIX. 

VMMCCCCX. 

VMMCCCCXI. 

VMMCCCCXII. 

VMMCCCCXI  II. 

VMMCCCCXIV. 

VMMCCCCXV. 

VMMCCCCXVI. 

VMMCCCCXVII. 

VMMCCCCXVIII. 

VMMCCCCXIX. 

W AZZINI,  Scritti,  ecc. 


EPISTOLARIO.  369 

—  To    Matilda    Biggs    [I^ondon. 

.lune   14th,   IfiCA] pag.  210 

—  A    Demetrio    Diamilla    Miiller 

Londra.  IN  giugno  1S04     .      »      220 

—  A     Ergisto     Bezzi     [Londra]. 

20    giugno     [1S(>4]     ....       »      222 

—  A    Demetrio   Diamilla    iluller 

[Londral.2()  giugno  [1S(M]       »      225 

—  A    (ìiu.'^eppe    Garilialdi    [Lon- 

dra],  21    giugno    [lSf>4]    .      »      220 

—  A     Benedetto     Cairoli     [Lon- 

dra],  24  giugno    [1804]    .      »      228 

—  A    Demetrio    Diamilla    Muller 

[Londres],  20  juiu   [18(>4]       »      2H0 

—  A     Eugenia     Libertini     [Lon- 

dra].  27   giugno    [1864]    .      »      231 

—  A    Giuseppe    Libertini     [Lon- 

dra],  27   giugno    [1864]    .      »      232 

—  A  Giu.seppe  Petroni    [Londra, 

.  ..    giugno    18tv4]     .....      »      2:^4 

—  A     Ergi.sto     Bezzi      [Londra, 

...    giugno    ISiM] »      237 

—  Allo    stesso    [Londra,    ....   giu- 

gno  1804] »      238 

—  A     Vincenzo     Brusco     Onnis 

[Londra], 2;^  [giugnoa804]       »      23!> 

—  A     Gaetano     Semenza     [Lon- 

dra, ....  giugno  1804]   ...      »      240 

—  To    Matilda    Biggs     [London, 

June    1804] »      241 

—  To     Emilie    Ashurst    Venturi 

[London,    June    1804]       »      240 

—  A    Saverio   Friscia    [Londra], 

4   luglio    [1804]       »      248 

—  A  Adriano   Lemmi    [Londra], 

7   luglio    [1804] ))      250 

—  A    Giuseppe    Garibaldi    [Lon- 

dra],   7    luglio     [1864]      .      »      251 

—  A    Demetrio   Diamilla    Muller 

Londra,    7    luglio   1804   .  .      »      253 
voi.,  LXXVIII,  (Epistolario,  voi.  XLVII).      • 


370  KPISTOI.ARIO. 

VMMCCCCXX,  _  To    Matilda    Biggs     [London, 

July    Sth,    1S041 pag.  255 

V.MMCCrCXXI.  _  To     Emilio    Ashurst    Venturi 

[Ivondon,  July   9th,   1804]       »      2<50 

VMMCCCCXX  IT.        _  To    Matilda    Biggs    [London. 

July    9th.    18041     »      201 

vMMCrCCXXllI.       _  A    Demetrio    Diamijla    MuUcr 

Londra,    11    luglio    18G4    .       «      202 

VM.M< '('('( 'XXIV.        —  A      \'incenzo     Brusco     Onnis 

ILoiidni.    ....    luglio    1804]       »      2(i:? 

VMMCCCCXXV.  —  A    Demetrio    Diamijla    Muller 

Londra,    15    luglio    1804    .      »      204 

V.MMClM^CXXVL        —  All()  ste.s.so  Londra,  14  julliet 

1804 .       »      208 

vM:M("('('CXXVII.  —  A  Giacinto  Bnizzesi  [Lon- 
dra],  17  luglio    [isr,4]    .   .       »      270 

V.MMCCCCXXVIII.  —  A  Maurizio  Quadrio  [Lon- 
dra],   m    luglio     [1.SC4I     .       ,)      271 

V.MMCl'CCXXIX.        —  A      Vin.-enzo     Brusco      Onnis 

[Londra],  21  luglio  [1S04]       »      275 

V.MMCCCCXXX.  —  A     Ergisto     Bezzi     [Londra], 

23   luglio    [1804] »      279 

VMMCCCCXXXI.        —  A    Demetrio    DiamUla    Muller 

[Londra],  25  luglio  [1864]       »      281 

VMMCCCCXXXII.      —  A     Giorgina     Saffi     [Londra. 

28   luglio   1864] »      283 

V.M.MCCCCXXXIII.  —  A  Giuseppe  Cazzino  [Lon- 
dra].  81  luglio    [1804]    .  .      »      2S4 

VM.MCCCCXXXIV.     —  To    IMatilda    Biggs     [London. 

July    ....,    1804]  .......       ))      285 

V.M.M( '(■(•( 'XXXV.       —   A      Ergisto     Bezzi      [Londra. 

....    luglio    1804]       »      2S7 

vMMi'CCCXXXVI.  —  Allo  stesso  [Londra,  ....  lu- 
glio   1804]        »      288 

VMMCCCCXXXVII.  —  Allo  stesso  [Londra,  ....  lu- 
glio 1804]     »        » 

VMMCCCCXXXVIIL—  A  Rosario  Baguasco  [Lon- 
dra], 3  agosto  [1804]  ...      »      289 

VMMCCCCXXXIX.  —  A  Giovanni  Guerzoni  [Lon- 
dra]  5  agosto  1804  ....      »      292 

VMMCCCCXL.  —  A      Vincenzo     Brusco     Onnis 

[Londra],  0  agosto  [1804]       »        » 


•VMMCCCOXLI. 
VMMCCCCXL,II. 
VMMCCCCXLIII. 
VMMCCCCXLIV. 
VMMCCCCXLV. 
VMMCCC^CXLVr. 
VMMCCCCXLVII. 
VMMCCCCXLV  III. 
VMMCCCCXLIX. 
VMMCCCCL. 

VMMCCCGLI. 
VMMCCCCLII. 

VMMCCCCLIII. 
VMMCCCCLIV, 
VMMCCGCLV. 

VMMCCCCLVI. 
VMMCCCCLVII. 
VMMCCCCLVIII. 
VMMCCCCLIX. 


EPISTOLARIO.  371 

A  Maurizio  Quadrio  [Lon- 
dra],   10   agosto    [18G4]    .  .p«r/.  294 

To    Emilie    Ashurst    Venturi 

[London,  August ....,  1S6-Ì]       »      297 

Alla   stessa    [London,   August 

lOth,  1864]      »      299 

Alla   stessa    [London,   August 

... ,   1864r »      300 

A  Adele  Zoagli  Mameli  [Lon- 
dra], 10  agosto  18G4  ...      »      301 

To    Emilie    Ashurst    Venturi 

[London,  August  ....,  1804]       »      302 

A     Vincenzo     Brusco     Onnis 

[Londra],ll  agosto  [1804]       »      304 

A  Giovanni  Grilenzoni  [Lon- 
dra], 11  agosto   [1804]   .  .      »      30G 

Ad  Andrea  Giannelli  [Lon- 
dra],   11   agosto    [1864]    .      »        » 

A  Fra  Audenzio  E.  Spara- 
ciuo  [Londra],  12  agosto 
[1864]       »      30S  " 

A     Vincenzo     Brusco     Onnis 

[Londra],  13  agosto  [1864]      »      309 

A  Gaetano  Innocenzo  Piau- 
tauida  [Londra],  13  agosto 
[1864]        »      310 

A   Saverio  Friscia    [Londra], 

14  agosto    [1864] »      312 

A    Carlo    Lodi    [Londra],    14 

agosto  1864     »      313 

l'o  Emilie  Ashurst  Venturi 
[London,  August  15th, 
1864]     »      315 

A    Filippo   Bettini    [Londra], 

15  agosto   [1864] »      318 

A   Saverio   Friscia    [Londra], 

16  agosto    [1864]       ....      »        » 
A    Mad.    M.    d'Agoult    [Lon- 

dres],    16   aoùt    [1864]    ....      319 
To    Emilie    Ashurst    Venturi 
[London,      August      17th, 
1864]     »      320 


372 

viIMMCCi^rLX.  — 

VMMCCCCLXI.  — 

vMMCCCC^LXir.         — 

YMMCCCCLXIII.      — 

VMMCC('(  LXIV.  — 
VMMCCCCLXV.         — 

VMMCCCCLXVI.  — 
VMMCCCCLXVII.  — 
VMMCCCCLXVIII.    — 

VMMCCCCLXIX.       — 

VMMCCCCLXX.         — 

VMMCCCCLXXI.  — 
vMMCCCCLXXII.  — 
VMMCCCCLXXIII,  — 
VMMCCCCLXXIV.  — 
VMMCCCCLXXV.  — 
VMMCCCCLXXVI.  — 
VMMCCCCLXXVII.  — 


EPISTOLARIO. 

A     HciKMlottn     Cairoli      fLon- 

ili;i|,     1S       ;i;;nstu     \SVA    .    .     j»/;/.   .",22 
A    Dcnu-triii    Diiimilla    .MuINt 

ILondn-sI.  1S  aciìt    |lSt;41       »      :V24 
A     Sara     Xatlian      |Lnii(lra|, 

IS    agosto    l.S(i4 »      :V2~t 

To     Emilie    Ashurst     Ventini 
•     LLouilon.      Augiist      l!)th, 

INWJ »      82(; 

A     Maurizio     Quadrio     [Lon- 
dra],  20  agosto   18G4]    .  .      »      327 
A     Vincenzo     Brusco     Onnis 

[Londra],     22     agosto 

[1864]      »      329 

To    Matilda    Biggs     [London, 

August  22nd,    [1S64]    ...      »      330 
A     Sara     Nathan      [Londra], 

24   agosto    [1804] »      332 

To    Emilie    Ashurst    Venturi 

[  L  o  n  d  o  n,  August  24th, 

1SG4]        »      333 

To    Harriet    Hamilton    King 

[London],     August     24th, 

[1864]         »      335 

To    Emilie    Ashurst    Venturi 

[London,      August      25th, 

1864]       »      337 

Alla  stessa  [London,  August] 

26th,    [1864] »      338 

Alla   stessa    [London,   August 

26th,  1864]     »      340 

Alla    stessa    [London,   August 

27th,    1864] »      342 

Alla    stessa    [London,   August 

29th,  1804] ))      343 

A    Maurizio     Quadrio     [Lon- 
dra], 30  agosto   [1804]   .  .      »      345 
A  Adriano  Lemmi   [Londra], 

30  agosto    [1804] »      340 

A      Vincenzo     Brusco     Onnis 

[Londra],     30     agosto 

[1864]      »        » 


EPISTOLARIO.  373 

VMMCCCCLXXVIII.—  To  Emilie  Ashurst  Venturi 
[ondon],  August  31st, 
1864]        pag.  348 

VMMCCCCLXXIX.  —  A  Francesco  Cellesi  [Tun- 
dra], 31  agosto   [1864]   .  .      »      350 

yMMCCCCXXX.         —  A    Felice    Daguiuo     [Londra, 

....  agosto  1864] »      355 

VMMCCCCXXXI.       —  A  Ergisto  Bezzi   [Londra,   .... 

-'-^4v        agosto    1864]     »     356 


Il  presente  volume,  finito  di  stampare  il  31  luglio  1038, 
a.  XVI,  fu  riveduto  e  approvato  dalla  R.  Commissione  per 
r  edizione   nazionale  degli   Scritti  di  Giuseppe  Mazzini. 


I 


DG 
552 

.3 

V.78 


Mi«8inl,  Giuseppe 

Scritti  editi  ed  inoditi 


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